Recensione Una promessa soltanto di Mary Balogh

Una promessa soltanto

Ralph Stockwood, futuro duca di Worthingham, ha bisogno di una moglie per generare un erede che possa portare avanti il suo nome. I demoni della guerra, a cui è sopravvissuto, lo tormentano e non crede che una donna potrà mai salvarlo: sarà solo la madre dei suoi figli. Quando però giunge a casa della nonna, incontra Chloe Muirhead, il cui sfortunato debutto l’ha condannata a essere zitella per sempre. Se non fosse che Ralph trova sia proprio la persona adatta per diventare la duchessa di Worthingham.

Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

Ok lo confesso: Ralph si è appena piazzato al primo posto dei miei Survivors preferito, mi dispiace Julian… Adoro i belli tenebrosi (a volte anche un po’ stronzi) e Ralph, con il suo silenzio e il broncio perenne. si è rivelato un protagonista perfetto; inoltre dietro a Chloe si cela una protagonista tormentata che è pronta a cogliere l’opportunità di essere una nuova persona.

Credo che questo libro sia stato poco amato dai lettori della saga e probabilmente il motivo è da ricercare nel “trauma” di Ralph e alla sua risoluzione: è infatti tormentato dall’idea di aver portato al massacro gli amici che lo hanno seguito in guerra. Se non li avesse convinti, lui è certo, sarebbero stati ancora vivi. Tutto questo però si risolve abbastanza velocemente e senza grandi colpi di scena; mi sarei aspettata almeno qualcosa di più introspettivo.

Rispetto agli altri volumi della serie, questo romanzo è molto passionale e lascia infatti la trama in  secondo piano. Devo ammettere che le scene sono piuttosto bollenti, eppure non sarebbe guastato anche qualche stratagemma per riuscire a farci appassionare di più ai protagonisti.

Siamo ormai agli sgoccioli per questa saga, ormai mancano solo due Survivors… Sono proprio curiosa di scoprire come tutti riusciranno ad avere il loro lieto fine.

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    Attenzione questo libro è stato fornito da DeA Planeta Libri.

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    Scusate il sarcasmo ma, mentre sto scrivendo queste parole, ho una notte insonne alle spalle ripensando a una scena che (NO, niente spoiler) mi ha ossessionato a tal punto dal rivederla. come in un incubo, una, dieci, mille volte. Forse è questo che rende questo libro qualcosa di più di un semplice libro young adult.

    Partiamo col dire che l’autrice non ha una narrazione a flusso continuo. Approfitta dei punti di vista di Tommaso e Nuvola per staccare l’uno dall’altro, lasciando a volte dei vuoti tra una scena e l’altra dove è il lettore a doverli colmare con la propria soggettività, perché alla fine una vita non ha bisogno di essere raccontata in ogni suo secondo; anche perché è grazie a quelle pause che si capisce quanto questa storia non abbia bisogno di altro. Bastano le pagine che ha scritto, basta quel finale, anche se noi vorremmo di più, anche se non siamo pronti a chiudere il libro per passare ad altro.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    La visione di White del ciclo arturiano non è votata a dargli semplicemente un nuovo e simpatico modo di essere narrata, bensì trasforma i toni in tragedia. Quasi volesse accompagnare i lettori verso nuove riflessioni, si fa sempre più serio e votato alla filosofia. Non mi aspettavo un declino tragico della storia perché, sebbene conosca abbastanza il ciclo arturiano, i primi due libri non lasciavano intuire che l’autore volesse dare così tanto spazio alle diverse metafore sociali che introduce in ogni volume.

    Si sente moltissimo la sua età ma anche il contesto storico in cui è stato scritto, tra la fine degli anni ’30 e metà degli anni ’40, un periodo che per gli Inglesi, come per l’autore, fu tutt’altro che una passeggiata. In particolare l’ultimo libro (che anche nelle versioni inglesi non è sempre pubblicato con i primi quattro) riesco a sentire la forte critica contro il genere umano che in quegli anni stava distruggendo il mondo per degli ideali di superiorità.

    Arrivare alla fine di questi cinque libri non credo sia un’impresa per tutti: non è una di quelle letture da ombrellone, nemmeno una di quelle didattiche, ma credo non possa essere semplicemente letto come “versione moderna del mito di Re Artù”; la nuova dimensione data da White chiede davvero tutta l’attenzione del lettore per capire e apprezzare la complessità di una storia che cerca di educare. White, incarnando un moderno Merlino, ci ha dato un volume che vuole insegnarci qualcosa, ma questa lezione non sarà una versione canterina o divertente. Lo fa chiedendoci uno sforzo, e al giorno d’oggi non so in quanti siano disposti a fare questo passo.

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    Le atmosfere, dopo poche pagine, passano a quelle romantiche che richiamano quelle dei primi volumi di Inu-Yasha.Si torna “indietro nel tempo” e ci scontra con l’ingenuità di un bakeneko, mixata alla rigidità dell’epoca (non voglio aggiungere altro perché farei spoiler). Anche in questa nuova avventura i protagonisti, ma soprattutto Koichi il kistune, prendono una forma ben definita. E’ chiaro che presto dovremo lasciarli a un finale a cui forse non siamo pronti, visto tutto l’affetto che abbiamo sviluppato per loro.

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