Recensione Una promessa soltanto di Mary Balogh

Una promessa soltanto

Ralph Stockwood, futuro duca di Worthingham, ha bisogno di una moglie per generare un erede che possa portare avanti il suo nome. I demoni della guerra, a cui è sopravvissuto, lo tormentano e non crede che una donna potrà mai salvarlo: sarà solo la madre dei suoi figli. Quando però giunge a casa della nonna, incontra Chloe Muirhead, il cui sfortunato debutto l’ha condannata a essere zitella per sempre. Se non fosse che Ralph trova sia proprio la persona adatta per diventare la duchessa di Worthingham.

Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

Ok lo confesso: Ralph si è appena piazzato al primo posto dei miei Survivors preferito, mi dispiace Julian… Adoro i belli tenebrosi (a volte anche un po’ stronzi) e Ralph, con il suo silenzio e il broncio perenne. si è rivelato un protagonista perfetto; inoltre dietro a Chloe si cela una protagonista tormentata che è pronta a cogliere l’opportunità di essere una nuova persona.

Credo che questo libro sia stato poco amato dai lettori della saga e probabilmente il motivo è da ricercare nel “trauma” di Ralph e alla sua risoluzione: è infatti tormentato dall’idea di aver portato al massacro gli amici che lo hanno seguito in guerra. Se non li avesse convinti, lui è certo, sarebbero stati ancora vivi. Tutto questo però si risolve abbastanza velocemente e senza grandi colpi di scena; mi sarei aspettata almeno qualcosa di più introspettivo.

Rispetto agli altri volumi della serie, questo romanzo è molto passionale e lascia infatti la trama in  secondo piano. Devo ammettere che le scene sono piuttosto bollenti, eppure non sarebbe guastato anche qualche stratagemma per riuscire a farci appassionare di più ai protagonisti.

Siamo ormai agli sgoccioli per questa saga, ormai mancano solo due Survivors… Sono proprio curiosa di scoprire come tutti riusciranno ad avere il loro lieto fine.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Questo libro è stato offerto da Mondadori e recensito per voi da Viviana Tenga.

    Per chi conosce già l’universo di Asimov, Le Correnti dello Spazio si pone molto prima del Ciclo della Fondazione (l’Impero Galattico guidato da Trantor si sta ancora formando) ma molto dopo quello dei Robot (la Terra è pianeta ancora abitato ma semi sconosciuto alla maggior parte della popolazione galattica). È parte di quello che viene definito “Ciclo dell’Impero”, ma è totalmente autoconclusivo e slegato dagli altri due (se non per l’ambientazione comune).

    Il romanzo è datato 1952, ed è inevitabile che un po’ si senta. Quella che dovrebbe essere una tecnologia fantascientifica, ci appare per alcuni aspetti antiquata (in particolare, si senta la mancanza di internet o qualcosa gli somigli), i ruoli sociali e di genere sono a tratti un po’ “all’antica”.

    Nel complesso, però, Le Correnti dello Spazio non è affatto un romanzo superato. L’ambientazione fantascientifica è solo uno sfondo su cui si sviluppano scene d’azione e intrighi politici. I temi centrali riguardano la gestione il potere economico, lo sfruttamento delle popolazioni indigene da parte di élite straniere, il cinismo della politica internazionale (in questo caso, interplanetaria), il rapporto tra essa e la scienza.

    I personaggi, come spesso accade in Asimov, sono caratterizzati in maniera un po’ grezza, con tanto tell e poco show, ma non sono macchiette. Di ognuno di loro conosciamo motivazioni e ambizioni. Non c’è una lotta tra buoni e cattivi, solo tra visioni e interessi diversi.

    Lo stile è semplice, a tratti un po’ goffo, forse anche a causa di una traduzione che andrebbe svecchiata (quella proposta è ancora la prima che fu fatta in italiano, nel 1955). Diciamo che se cercate una prosa elegante o brillante, non è questo il libro che fa per voi.

    Se conoscete già Asimov, troverete quello che vi aspettate di trovare in un suo romanzo e quello che io personalmente, da fan, ho sempre apprezzato: trama complessa e intrigante, una visione del mondo basata sulla fiducia nella scienza e nella razionalità umana, personaggi di origini umili o addirittura emarginati che vedono riconosciuto il loro valore.

    Se non avete mai letto niente, è sicuramente un romanzo valido da cui iniziare. E ci troverete tutte le cose elencate al paragrafo sopra.

  • Recensione Social-democrazia di Stefano Tevini

    Basta un’immagine Gif sbagliata in allegato ad un post per rischiare la vita. Ecco che i likes altro non sono che i voti per determinare se sarai o meno condannato a morte. E quando quel numero conferma la tua condanna, non puoi fare altro che scappare oppure ucciderti.

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Stefano Tevini.

    Tornano le atmosfere Teviniane, torna la forte critica sociale. Insomma Social-democrazia è un racconto che ha tutto per diventare quasi un romanzo. Non mancano pagine, non ce ne sono in eccesso, eppure di un mondo così avrei letto ancora.

    Il dito puntato contro il mondo dei social media, soprattutto allo shaming on line. La stucchevole pratica che, attraverso epiteti sui propri profili on line, sfocia in autentiche gogne mediatiche, fino a scatenare (direttamente o indirettamente) i propri follower a fare azioni di hating (odio) in branco nei confronti dei malcapitati. Ho provato questa esperienza, e devo dire che trovarsi insultati e giudicati da centinaia di persone che nemmeno hanno idea di tu chi sia, è umiliante, frustrante e si arriva al punto di desiderare di sparire. Anche fisicamente. Certo qui la tematica è estremizzata, eppure non si può negare come l’impatto del bullismo digitale possa rovinare la tranquillità del quotidiano: ci si sente condannati a morte allo stesso modo del protagonista di Social-democrazia. Si vuole soltanto scappare e in qualche modo sopravvivere.

    Un racconto breve ma che come sempre parla delle tematiche outsider care allo scrittore. Come sempre il lato B del mondo è schiaffato nelle sue pagine e mostrato senza alcun tipo di censura; la violenza e l’odio non vengono centellinati, a continuo monito che là fuori esistono davvero delle persone in ombra, la cui scomparsa resta parcheggiata nel dimenticatoio del mondo.

    Una lettura sadica, potente, come solo questo autore riesce a mettere su carta (o in questo caso su e-book); una lettura da gustare tutta, con la sua amarezza, come le immagini crude di una periferia malfamata che scorre fuori dal finestrino del nostro autobus, da cui la guardiamo in totale sicurezza perché sappiamo benissimo che, se dovesse essere la nostra fermata, non saremmo in grado di sopravviverci.

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