Recensione L’Ora dei Dannati – L’Abisso di Luca Tarenzi

Ora dei Dannati

Abbiamo letto per voi il nuovo romanzo di Luca Tarenzi, L’Abisso, primo volume della trilogia L’Ora dei Dannati, pubblicato per Giunti e disponibile nelle librerie dal 28 ottobre.

Luca Tarenzi è noto, nel panorama fantasy italiano, per aver pubblicato romanzi urban fantasy (ricordiamo almeno Quando il Diavolo ti accarezza per Salani, Godbreaker, la trilogia di Poison Fairies per Acheron Books), ma si è cimentato con il genere del fantasy storico in Demon Hunter Severian, ancora per Acheron Books, e con Di Metallo e di Stelle per Gainsworth.

In questo nuovo romanzo, però, Tarenzi si cimenta con un genere diverso, un fantasy dalle tinte fosche e dai toni epici: interamente ambientato nella cavità infernale, L’Abisso prende le mosse direttamente dalla Divina Commedia del sommo poeta Dante.

Mai citato come personaggio, indicato solo tramite metafore e metonimie, Dante aleggia per tutto il romanzo come ispiratore e, in un certo senso, come modello al negativo: la giustizia divina, elemento caratterizzante della Commedia, diventerà, nel corso delle pagine, il nemico dei cinque protagonisti di un’avventura letteralmente fuori dall’ordinario.

Attenzione: questo volume è stato offerto da Giunti. Questa recensione è stata scritta da Chiara Crosignani.

Ma procediamo con ordine: fin dalle prime pagine, il lettore è scaraventato nell’abisso infernale in compagnia di una guida ben nota, un Virgilio che, sebbene di derivazione dantesca, ha alle spalle ormai una plurisecolare esperienza in attraversamenti di gironi e cerchi. Se la funzione di guida, almeno per il lettore nei primi capitoli, rimanda direttamente al modello originario, la psicologia del personaggio, fin dalle prime mosse, lascia quanto meno perplessi i conoscitori del Virgilio poeta: è proprio nella caratterizzazione dei personaggi che Tarenzi non solo può prendersi delle libertà, ma lo fa anche con grande stile. Lo sappiamo, nel genere che qui l’autore sta riprendendo, cioè la re-interpretazione in chiave contemporanea dei grandi classici della letteratura antica, la psicologia è uno degli strumenti di appropriazione moderna della materia precedente: lo vediamo nei due grandi testi che anticipano, se vogliamo, l’ardita operazione di Tarenzi sul testo dantesco, e cioè La Torcia di Marion Zimmer Bradley e Lavinia di Ursula Le Guin, in cui la storia rispettivamente dell’Iliade e dell’Eneide è letta attraverso l’interpretazione di due personaggi femminili secondari nei testi di riferimento, Cassandra e Lavinia. E proprio i personaggi femminili sono, potremmo dire, l’unico peccato del libro. Brillano, infatti, per la loro totale assenza. Non che l’Inferno di Dante fosse particolarmente affollato di personaggi femminili di spessore, a parte Francesca da Rimi che speriamo, da indiscrezioni, di trovare nel prossimo volume.

Ma certo la compagnia che affronta il più improbabile e difficile tragitto del mondo, un carcere di massima sicurezza per l’eternità, non ci fa rimpiangere l’assenza di donne: da un Filippo Argenti, puro emblema della violenza, a un Pier delle Vigne in formato vegetale (come può un albero evadere da un carcere?) a un conte Ugolino che dovrà decidere se staccare i suoi canini dalla nuca del suo secolare nemico, questi personaggi bucano la pagina. Il lirismo di uno dei personaggi più misconosciuti dell’Inferno, Bertran de Born, uno spadaccino costretto a combattere con la sua stessa testa in mano, rende la fuga dei nostri eroi qualcosa di più dell’abituale passaggio dal mondo ordinario al mondo straordinario: da un lato, un’eternità priva di tempo, in un susseguirsi di tormenti sempre uguali; dall’altra, una tenue speranza di evasione, talmente lieve che nessuno osa davvero immaginare che sia possibile. Ma in un mondo privo di tempo, e perfino privo di spazio, in cui i personaggi sono costretti per secoli in un’immobilità che impedisce loro di vedere altro se non la dannazione, il solo desiderare di compiere un’azione diversa dal previsto diventa un mondo straordinario.

Tra demoni a loro volta spezzati, consapevoli del loro stesso inferno, e un’ambientazione che diventa essa stessa un’antagonista senza pietà, la fuga dei cinque dannati e le loro continue lotte contro i nemici che cercano di bloccarli, per ristabilire la spietata giustizia divina, tiene il lettore incollato alle 400 pagine del testo.

Se vi ho incuriosito, vi invito a leggere anche le recensioni dei blog che hanno aderito al Review Party:

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  • Recensione Il Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov (seconda parte)

    Ben tornati, chiudiamo questa recensione dedicata al ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov parlando dei libri prequel e sequel del corpo principale e centrale della storia.

    Attenzione: questo articolo è stato scritto da Viviana.

    Preludio alla Fondazione e Fondazione Anno Zero

    I due prequel raccontano le vicende di Hari Seldon, l’inventore della psicostoria.
    In Preludio Seldon è un giovane matematico appena arrivato nella capitale imperiale di Trantor, non ancora convinto che la psicostoria possa diventare una scienza applicata e non solo una teoria astratta.

    Fondazione Anno Zero ha una struttura episodica simile a quella della Trilogia e accompagna Seldon nelle tappe della sua vita, fino alla vecchiaia, che coincide con la partenza della spedizione per colonizzare Terminus.

    Forse ancora più di HariSeldon, protagonista di questi romanzi è però il pianeta di Trantor, la grandiosa capitale dell’Impero, coperto da cupole e diviso in settori che sono ognuno un mondo a se stante, un’ambientazione affascinante che non può non rimanere nel cuore del lettore.

    Se nella Trilogia predominavano avventure, intrighi e gare di intelletto, i prequel danno molto spazio anche a temi sociali. Si parla tanto di disuguaglianze sociali, di burocrazia, di superstizioni e di pregiudizi, di lotte per il potere e di politica in tutte le sue forme. Si parla, in poche parole, di umanità e di un grandioso tentativo di capirla per salvarla da dinamiche di auto-distruzione.

    Chi ha letto altre opere di Asimov, in particolare il Ciclo dei Robot, troverà un po’ di riferimenti e scoprirà come quelle vicende siano entrate nel passato mitologico (ma non solo) dell’Impero Galattico.

    L’Orlo della Fondazione e Fondazione e Terra

    I due sequel sono ambientati poco più di un secolo dopo la fine delle vicende della Trilogia e formano una storia unica, che si sviluppa senza interruzioni lungo i due romanzi.

    Al centro c’è il personaggio di Golan Trevize, giovane consigliere della Fondazione dotato di un intuito fuori dal comune.

    Ne L’orlo della Fondazione, Trevize si trova a districarsi tra intrighi segreti delle due Fondazioni, nonché di una nuova, misteriosa potenza capace di influenzare le menti. Infine, toccherà a lui prendere una decisione per il futuro della Galassia, scegliendo tra il Piano Seldon e una nuova via.

    In Fondazione e Terra Trevize e i suoi due compagni di viaggio esplorano la Galassia alla ricerca della Terra, il leggendario pianeta d’origine della razza umana, che potrebbe nascondere indizi importanti per ponderare meglio la scelta compiuta al termine del romanzo precedente.

    I due romanzi sequel rischiano di lasciare l’amaro in bocca se ci si è affezionati troppo al Piano Seldon e alla psicostoria. Asimov però, nel suo portare avanti la trama della saga, mostra una mentalità decisamente da scienziato: la psicostoria ha funzionato per cinquecento anni, ma nel momento in cui vengono evidenziati dei difetti e si trova una soluzione migliore ai problemi della Galassia, è giusto cambiare strada.

    Un aspetto interessante di questi ultimi romanzi è quello tecnologico. La Trilogia è stata scritta negli anni Cinquanta, e ciò che sembrava futuristico allora lo sembra molto meno adesso. In particolare, spicca la quasi totale assenza di computer. Negli ultimi romanzi, scritti trent’anni dopo, Asimov immagina una forte evoluzione per le tecnologie della Fondazione, con il risultato che anche un lettore di oggi riesce a sentire a pieno il mood fantascientifico.

    Inoltre, questi due romanzi sono quelli che hanno più legami con gli altri grandi cicli asimoviani, quello dell’Impero e, soprattutto, quello dei Robot. Basti dire che, nel cercare la Terra, Trevize si imbatte negli antichi Mondi Spaziali di Aurora e Solaria… ed entrambi hanno avuto un’evoluzione inaspettata.

    La componente di intrighi politici (nel primo romanzo) e di avventura (soprattutto nel secondo) è preponderante, ma entrambi i romanzi hanno anche una forte vena speculativa e filosofica: Asimov va infatti oltre i ragionamenti sociali degli altri romanzi e passa a porsi una domanda ancora più di alto livello: quali sono le possibili evoluzioni future della razza umana?

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