Non compro più libri (o quasi).

Non compro più libri (o quasi).

L’ultima volta che li ho contati erano quasi 3000 libri (inclusa la collezione Chimera in Wonderland). Ho iniziato nel 2011, quello fu l’inizio della mia “bulimia letteraria”, Sono calcoli pre-covid, certamente inesatti, tanto che temo di aver sforato i 5000 volumi (escludendo i manga, che non ho mail considerato nel calcolo). Dal 2022 ho avuto uno stop nella lettura. Ho cambiato ruolo nell’azienda in cui lavoro e il tempo, e il mood per poter fuggire in un libro, sono sempre meno. Ormai sono arrivata a dover “leggere” ascoltando gli audiolibri, perché spesso, l’unico momento libero, è quello che passo nel traffico.

Sebbene continui a comprare libri (di solito correlati ad Alice) ho quasi del tutto smesso di acquistare le nuove uscite. Faccio delle piccole eccezioni. Da inizio 2024 ho recuperato giusto cinque o sei volumi in libreria e due usati (non potete capire che mercato c’è sulle nuove uscite su vinted e libraccio). Di solito sono acquisti mirati: non seguo più i consigli, le recensioni o le classifiche. Sono libri di autori che già conosco e di cui ho letto libri, che mi hanno lasciato qualcosa e che spero di leggere presto.

Le scoperte e gli acquisti di “pancia” li lascio alle fiere, dove spesso scopro davvero qualcosa di unico, Trovo che siano diventate uno dei pochissimi luoghi dove fare autentico shopping letterario. Capiamoci, le librerie (soprattutto quelle di catena) hanno sempre i soliti libri. Quindi nelle fiere mi lascio affascinare dalla scoperta di piccole e medie case editrici. Le poche librerie indipendenti che sopravvivono sono fuori dalla mia portata (spesso sono in zone di Milano che non frequento).

Detto questo sto anche molto attenta ai consigli di lettura. Per fortuna sono circondata da lettori sia onnivori che lungimiranti: quando hanno qualcosa di buono da leggere tra le mani me lo consigliano. Ho smesso di seguire bookblogger/toker/stagrammer che dimostrano entusiasmo per tutto quello che leggono, o che è appena uscito. Ho capito che, come lettrice, ho bisogno di qualcosa che non sia per forza eccezionale, che ha venduto milioni di copie a persone che non sono io. Mi serve leggere storie che mi lasciano qualcosa di bello e non per forza sono libri novità o volumi da top ten.

Se poi mi è concessa una piccola riflessione: il mondo delle nuove uscite mi ricorda quello del fast fashion: tanta offerta e la cui qualità non è sempre eccelsa. Di solito non si pensa questo della grande editoria, ma troppo spesso mi sono trovata tra le mani volumi che hanno errori. Per non parlare delle “mode”: non è una questione figlia degli ultimi anni, quando Il Signore degli Anelli fece successo nei primi duemila ecco che gli editori pubblicavano fantasy. Sulla scia di Twilight ecco che vampiri sexy e adolescenti popolavano i principali nuovi titoli. Oggi è la volta del romance: la commedia rosa vende, quindi si trova in ogni catalogo. Non ho nulla contro i generi che vi ho portato ad esempio, ma leggere sempre la stessa storia con stile, ambientazione e copertine diverse mi annoia. Quello che non capisco è perché si navighi su queste mode invece di pubblicare qualcosa che faccia la differenza, che si distingua.

Infine, vi ricordo che ho qualcosa come 5000 libri, magari prima di comprare qualcosa è meglio sfoltire l’infinita TBR composta dalle pile di volumi in tutta la casa.

Grazie di tutto Sensei Toriyama

Grazie di tutto Sensei Toriyama

Il mio primo manga è stato il volume 49 di Sailor Moon, l’ultimo della serie. Quindi ci riprovai, perché avere gli arretrati in quell’estate del 1999 era un’impresa impossibile.

Ho così comprato Dragon Ball volume 14, perché quello aveva la mia edicola; erano tempi in cui iniziavi a leggere quello che trovavi sugli scaffali senza accesso ai volumi mancanti. So ancora dirvi quale fosse il punto esatto della saga: l’incontro con Dio da parte di Goku e, soprattutto, il preludio al 23º torneo Tenkaichi. Ero a un bivio: potevo conformarmi a tutte le altre ragazze e leggere Cioè, oppure investire in questi fumetti, che si leggevano “al contrario”. Dragon Ball fu da quell’estate il primo dei tanti gradini che mi avrebbero portato a leggere; i libri, sarebbero arrivati molto dopo.

Vivevo in un paesino piccolo. C’erano solo tre edicole, e Dragon Ball arrivava solo a una di queste. Per la precisione ne arrivavano 2 copie e, avevo scoperto, eravamo in 3 a leggerlo. Internet non esisteva, quindi ogni volume che mensilmente (se non erro il giorno 15) arrivava era una gara per recuperarlo prima degli altri. Era inevitabile che a uno di noi sarebbe mancato. Questa è stata la prima storia che mi ha permesso di avere amici. Una ragazza e un ragazzo con cui avevo un rapporto di amore e odio: condividevo l’amore per le avventure di Goku & co., ma dovevo batterli sul tempo per non restare l’unica a non avere il nuovo volume. Ricordo che mi alzavo a orari improbabili per andare in piazza a recuperarlo prima che potessero andarci loro. E poi, dopo che lo avevamo letto tutti, partivano le congetture: e adesso? Tavole rotonde nei corridoi della mia scuola media in cui cercavamo di capire come sarebbe andata con Raddish e Vegeta…

Un piccolo, piccolo mondo ignorante del fatto che questa fosse la seconda ristampa del manga, che su alcuni canali provinciali girasse già l’anime e che diversamente il resto del mondo probabilmente già lo sapesse. Se ho potuto avere quel mondo dove ci interrogavamo per quale processo fisico-biologico i capelli dei Saiyan diventavano biondi quando Goku e Vegeta diventavano un Super Saiyan (e oggi, dopo 25 anni, scopro perché semplicemente non voleva colorare le tavole!), dove la sfida era sapere prima come andasse a finire, e condividere quell’amore con alcuni coetanei lo devo ad Akira Toriyama. Non posso immaginare (e un po’ mi fa paura l’idea che se non avessi amato tanto Dragon Ball la mia vita potrebbe non essere quella che ho ora), e sono quasi certa, non sarebbe stata così felice. Perché dopo quel manga ne sono arrivati tanti altri, sono stata una cosplayer, sono passata dai fumetti a leggere libri.

Ho saputo della sua morte la mattina dell’8 marzo. Mi stavo vestendo per andare in ufficio. Ho deciso di portare il lutto perché ho perso l’uomo che ha permesso la creazione di quei piccoli momenti. Akira, non ce l’ho fatta a dirti grazie di persona. Magari non ce l’avrei mai fatta, ma oggi ci tengo che qui ne resti traccia. Grazie Sensei. Ora il colore della mimosa lo collegherò sempre al colore dei Super Saiyan, e in qualche modo alla tua memoria, anche se leggendo di te ho scoperto che semplicemente eri un poco svogliato, e hai preferito farli biondi per non inchiostrare le tavole.

Delicato l’equilibrio sta per tornare…

Delicato l’equilibrio sta per tornare…

Prima che il fandom di questo libro si faccia illusioni, chiariamolo subito: no, non ho scritto il seguito; non ho intenzione di scriverlo. Semplicemente lo rimanderò in stampa…
Sono infatti scaduti i termini con La Ponga Edizioni che mi ha supportato in questo progetto, e che ancora ringrazio perché hanno fatto arrivare questo volume ai lettori. Non ero affatto convinta di iniziare questo percorso, eppure qualche giorno fa ho partecipato a un evento dove c’erano molti miei lettori (posso dirvi che sono ancora parecchio sorpresa che tutta quella gente mi avesse letto) e che, parlando di quello che avevo scritto, continuavano a dirmi “Delicato è bellissimo!”
Per chi conosce i retroscena, o chi ha letto i ringraziamenti, sa che questo è il libro che mi ha fatto smettere di scrivere. Per questa storia provo amore e odio. Visto però che non sto scrivendo con continuità, mi sono quasi convinta che, con in mano i suoi diritti, non potesse far altro che cadere nell’oblio. Eppure quando penso all’idea “massì, ha fatto la sua vita, sono a posto così”, ecco che sulla mia strada le persone mi dicono “ma sai che è un bel libro? L’ho divorato”.

Non sarà facile, ma ho deciso di dargli una nuova veste. Resterà il titolo, ma provvederò a sistemarlo con l’aiuto di Gioia De Bonis che, armata di penna rossa e forbici, mi aiuterà a riportarlo in vita.
Ho fatto pace con la scrittura? No, le ferite che ho nell’animo sono ancora aperte, non ho collezionato nessuna cicatrice figa che mi aiuti ad archiviare la paura che provo nel raccontare una storia. Questo è un nuovo inizio. Il primo passo per offrire un ramoscello d’ulivo a quella parte del mio cuore che ancora sanguina. Non ci sono date, non ci saranno novità per un po’ di tempo. Quindi? Beh continuate a seguirmi e pian piano ne saprete di più.

P.S. L’immagine del post è della copia di Delicato l’Equilibrio che ha viaggiato nelle mani di tanti lettori grazie al bellissimo gruppo Libri Itineranti. E’ tornata da me per gentile concessione di Francesca Ostili a cui, appena possibile, arriverà la primissima copia di questa nuova edizione. Guardando queste pagine, a ogni mio dubbio, capisco che è ora che la smetta di non credere in questa bellissima storia.

Recensione Chiodi di Antonio Schiena

Recensione Chiodi di Antonio Schiena

Marco Torre non è come gli altri. Non riesce a essere come gli altri. Per questo entrare nel cimitero di notte a sfidare l’Avvinto (la leggendaria figura che lo abita) è l’unico modo che ha affinché tutto cambi. Una prova che fa diventare adulti chi la supera. Il mondo però, sarà davvero pronto ad accettare il Marco adulto? Smetterà di chiamarlo pisciasotto? Smetterà di vederlo come quello sbagliato?

Ci sono poche certezze nella vita, una di queste è che se Antonio Schiena scrive un libro io devo leggerlo. So già a priori che sarà una lettura che mi lascerà qualcosa. Di libri così, in libreria, se ne vedono sempre meno, quindi è il caso di comprarli, leggerli e ovviamente recensirli.

Questa volta però, è successo qualcosa che mai avrei pensato accadesse: dopo alcuni capitoli mi sono domandata “dove vuole portarmi l’autore?”. Da lì il panico: vuoi vedere che questo è il primo volume, firmato Schiena, che non mi piacerà?

Proseguo con la lettura, lascio che la storia mi prenda e poi, a pochi capitoli dalla fine, succede: arriva la violenta doccia fredda! Mi rendo improvvisamente conto che Antonio ce l’ha fatta (di nuovo!). Ha scritto qualcosa che ti lascia con tanti dubbi e poi … poi ti stravolge, ti fa crollare addosso tutti i capitoli letti, perché non hai capito nulla! Ad ogni pagina, come un ragno spietato, ha tessuto una tela complessa di cui ha offerto solo piccoli dettagli. E quando succede, ecco che ti allontana, ti fa capire l’intero disegno.

Hai passato l’intera lettura a contemplare il complicato castello di carte che stava creando, quella complessa costruzione che ti si sgretola davanti; tutti i capitoli, come tessere di un mosaico, sparse a caso sul tavolo della tua mente, con la tremenda certezza che dovrai ricominciare la lettura. Perché non hai davvero letto, non hai davvero visto la sua storia.

Questo è un libro che va certamente letto almeno due volte, forse anche tre, prima che si possa cogliere appieno la storia. Posso dire che finalmente c’è un libro che ha il coraggio di rompere gli schemi e di non raccontare la solita storia con la solita struttura. Un testo che prende sul serio il lettore e gli pone una sfida davanti. Leggerlo e essere costretti a rileggerlo per capire la sottile genialità dei piccoli tocchi dello scrittore, arguti sotterfugi per portarci fuori strada senza nemmeno farlo per davvero. Non mi permetto di dire altro perché lo spoiler scorrerebbe prepotente, ma posso anticiparvi che un solo altro scrittore mi aveva sconvolto così e sto parlando di Chuck Palianiuk.

Potrei dirvi che all’interno di questo volume potete trovare tematiche eterne: il bullismo, il complicato rapporto genitore-figlio, la solitudine che in troppi vivono durante l’adolescenza, ma la realtà è che, da amante dei cimiteri, mi sono innamorata dell’Avvinto e della poesia di un paese come tanti. Parliamo della favola nera che “infesta” il cimitero, che magistralmente è in contrasto con il nome storpiato del camposanto “Bello”. Una storia popolare come ce ne sono tante nel folklore del nostro paese, che non ha mai voluto prendere distanze nonostante il cattolicesimo. Ebbene quest’uomo, che rimane “legato” al cimitero, maledetto dalla morte, è un storia semplice eppure così ben studiata sul personaggio del becchino. Certo aggiunge una dimensione dark alla narrazione, ma la realtà è che, anche questo come molto altro, non è un caso, non è solo una storia o una prova di coraggio.

Parlando del paese in cui si svolgono i fatti, della sua scuola, delle persone che lo abitano è semplice riconoscere uno, nessuno e centomila luoghi d’Italia. Vorrei tanto che questo genere di situazioni di emarginazione e bullismo fossero una cosa degli anni ’90, come se nel 2000 qualcuno avesse deciso di spegnere un interruttore e le cose fossero cambiate. Ebbene i Pinocchio saranno stati sostituiti da altro di meno vintage, forse il problema oggi non è una felpa, ma un cellulare; la cattiveria del branco c’era ieri e c’è anche oggi, magari meno palese nel mondo reale, ma si nasconde in chat dove si insultano e ridicolizzano i compagni di classe. Il paese creato da Antonio è il nostro paese, così poeticamente sbagliato, così fissato nel restarlo. Come se crollasse il mondo, se un giorno, si decidesse di smetterla di cambiare davvero qualcosa. Perché di chiodi piantati ce ne sono davvero troppi, ma è sempre più difficile notarli sulla superficie del nostro quotidiano.

Un libro che consiglio a mani basse. Forse non la lettura immediata che potreste volere, quindi vi consiglio di dare tempo al libro perché sia il suo momento. Siate certi che, alla parola fine, non resterete delusi e saprete solo che è giunta l’ora di rileggerlo. E lo farete con piacere.

Recensione di Oltre la meraviglia di Lewis Carroll

Recensione di Oltre la meraviglia di Lewis Carroll

Torna Carroll nelle librerie d’Italia. In questo periodo dove, ad esclusione dei suoi romanzi si trovano sempre meno lavori a lui correlati (le sue lettere, la sua biografia, finanche la sua Alice Sottoterra sono ormai fuori catalogo), accolgo con gioia questo volumetto “Oltre la meraviglia” perché, anche se piccola, una fiamma può far scaturire un incendio nei lettori che ormai considerano questo autore solo il padre di Alice, ed è invece molto di più.

Attenzione questo libro è stato offerto da L’Orma Editore.

Questa edizione fa parte di una delle collane più uniche che L’orma Edizioni potesse creare. Il nome è quasi retorico: “I pacchetti”, infatti è composta da libri che è possibile spedire comodamente. Dotati di una sovracoperta che diventa busta, può essere affrancata e inviata tramite posta in maniera veloce e furba. Così ci troviamo tra le mani con un volume di lettere di Carroll che possiamo decidere di spedire a chi vogliamo. Oserei dire un regalo natalizio davvero molto carrolliano.

Torniamo però al volume che raccoglie appunto alcune delle corrispondenze di questo scrittore, fotografo e matematico. Delle autentiche chicche che persino io (che ben conosco le sue produzioni), sono rimasta sbalordita nello scoprire qualcosa di nuovo e mai visto. Forse anche grazie al lavoro di traduzione di Anna Scalpelli che rende la dialettica di Carroll alla portata di tutti. Tra le più originali rivelazioni c’è il “Portafrancobolli delle Meraviglie”, una autopubblicazione di Carroll che nasconde illustrazioni inedite e tutta la semplicità di quest’uomo che cerca la serenità nel suo quotidiano, trovandola grazie ad un oggetto che, nonostante abbia solo la funziona di contenere i francobolli, gli semplifica radicalmente la vita. Tra queste pagine traspare il racconto della vita vittoriana epistolare, in forte contrasto con il nostro quotidiano dove ormai, un messaggio è istantaneo, e una lettera è vista come una cosa troppo lenta. Impensabile gestire una conversazione scritta in maniera analogica quando, con un click, le nostre missive sono in grado ormai di arrivare in ogni parte del globo istantaneamente. Eppure fa piacere vedere quando un indirizzo scritto male, oppure omesso su una missiva, potesse causare il mancato recapito. Oggi ci spaventa solo che le nostre mail potrebbero finire nello spam, o che un messaggio visualizzato non sia ricambiato da una risposta. Un tempo le lettere erano oggetti dell’avventura, che dovevano passarne tante prima di arrivare a un destinatario. Forse con la semplicità, abbiamo perso quel lato rocambolesco che un nostro messaggio poteva vivere.

Chi non ha mai letto le lettere di Carroll, si è perso irrimediabilmente la sua ironia e tutto il gioco che metteva nei suoi scritti. I libri di Alice sono un esempio più maturo, in cui non compare così apertamente la gioia dell’immaginazione: Lewis Carroll, viveva e raccontava il mondo come lo fa un sognatore. I suoi scritti, soprattutto quelli rivolti ai piccoli amici con cui corrispondeva, danno vita a situazioni irreali, comiche.

Il volume riporta anche un falso storico legato a Carroll. Questo non rovina la lettura, conferma però che di questo autore c’è ancora molto da studiare e, la mancanza di fonti in italiano, rende la produzione di questi volumi difficoltosa. Non è quindi mio intento puntare l’indice accusatore verso l’editore e l’opera, perchè la smentita dell’aneddoto è possibile trovarla in un libro di Carroll assolutamente impensabile. Soprattutto per il tema dello stesso, molto lontano dalla narrativa.

In tutta l’opera traspare quanto sia magico il modo di raccontare il quotidiano di Carroll: nessun episodio che lo riguardi è minimamente reale, semmai è portato all’estremo del nonsense con la fantasia che solo i bambini (almeno un tempo, perchè temo che le nuove generazioni non abbiamo più quell’innocenza) possono capire, e che certamente avrà loro strappato un sorriso. A questo poi si aggiungono la moltitudine di sperimentazioni: lettere scritte a spirale, alcune specchiate (che si possono leggere solo con uno specchio), a cui si aggiungono anche i suoi giochi e i modi in cui sono nati.

Ma chi è, veramente, il mittente di queste missive ironiche e surreali? Ci sono stati studi, che snocciolano le corrispondenze di Carroll, e puntano il dito su una possibile mania, quasi pedofila. Altri che lo vogliono un Peter Pan (prima ancora della sua nascita e di Barrie stesso!). Io credo invece che le sue lettere (e questa selezione lo fa vedere bene) raccontino un uomo che sogna anche da sveglio, che gioca e non ha paura di usare la fantasia per parlare ai bambini.

Recensione di Alice per Sempre di Dan Panosian, Fabiana Mascolo e Giorgio Spalletta

Recensione di Alice per Sempre di Dan Panosian, Fabiana Mascolo e Giorgio Spalletta

Alice ha una vita complicata. L’unico rimedio comodo per stare bene, è tornare nel paese delle meraviglie. E solo l’oppio lo permette. Siamo nell’epoca vittoriana, una donna non può permettersi certe fughe senza rischiare che tutto questo metta in pericolo la sua reputazione. Per questo Alice decide di farsi ricoverare in un manicomio. Arriva in Italia il volume “Alice nerver after”, che Saldapress propone con il titolo “Alice per sempre”, una serie che in America era edita in 5 mini volumi e, che per il nostro paese, ci viene già proposta in una raccolta unica. Cosa aspettarci però da questo volumetto?

La premessa della trama è abbastanza semplice. Nell’insieme la storia ricorda abbastanza il film “Sucker Punch”. Non che ciò sia un difetto, ma ammetto che avrei voluto una storia più fresca; il complicato e intrigante rapporto tra Alice e la psichedelia non è certo una novità, come anche includere l’ambientazione dei manicomi (si veda Alice: Madness Returns). Questo rende la trama come un mix che a volte sembra avere il retrogusto già sentito o visto altrove. Questo non significa che determinati elementi non possano essere riproposti con una nuova storia, ma qui a mio parere la narrazione sembra restare in una comfort zone. Nella trama quindi non ci sono grandi novità (sempre che abbiate visto “Sucker Punch”, giocato a “Alice in Madness” per citarne un paio). Interessanti sono però i parallelismi tra questa Alice e quella classica/storica: ecco che le sorelle che compaiono hanno i nomi delle corrispettive della vera Alice che ispirò Carroll. A ciò si aggiunge anche la scelta di portare alcuni elementi di Wonderland nel mondo reale: la direttrice Hulda richiama la spietatezza no-sense della regina di cuori, i due carcerieri Thomas e Theodore sembrano Pincopanco e Pancopinco e, controllando meglio, si trovano molti altri esempi. Una nota intrigante è anche la scelta di mettere il punto di vista nelle mani dei due gatti di Alice: Kitty e Bucaneve. Il tutto accompagnato anche dalle piccole avventure che si possono godere in parallelo sul lato superiore di alcune tavole.

Se quindi per la trama lascio una sufficienza, per i disegni magistralmente realizzati da Giorgio Spalletta e colorati da Fabiana Mascolo dietro il character design di  Dan Panosian, mi sento di dare l’eccellenza. Quasi mi spiace non sia stato proposto nel formato americano, (cinque volumi singoli), dove ci sono state proposte diverse variant cover davvero uniche e spettacolari.La domanda quindi è: vale la pena l’acquisto di questo volume, da parte degli amanti di Alice?

Come vi dicevo poco sopra, non si tratta di un volume con una storia nuova, le vibes sono abbastanza canoniche. Questo non significa che risulti essere un volume di bassa qualità: partiamo dal presupposto, che avendo letto e visto tantissimi retelling o adattamenti di Alice, sorprendermi è cosa alquanto difficile. Questo invece potrebbe succedere per altri che non masticano Wonderland ogni giorno, la trama a loro apparirebbe davvero originale. Infine la componente grafica è davvero intrigante e non richiama classicismi Disneyani, anzi è una Alice molto Americana. Certo ritroviamo i capelli biondi e l’abito azzurro, ma questa Alice non ha nulla in comune neanche con quella Burtoniana.

Un fumetto che attendevo da tempo (dovete sapere che avevo intercettato le uscite americane prima ancora di scoprire che Saldapress lo programmasse in Italia) e che un poco mi ha deluso perchè mi aspettavo altro, ma non si tratta di una proposta di serie B che sconsiglierei, anzi, grazie anche la formato medio si può godere di questa Alice. Se volete scoprirla (perché poco la conoscete) questo è un buon esempio di come si può trasformare un classico letterario in qualcosa di horror e psichedelico. Se però siete master & commander in cadute in tane del bianconiglio … ecco, non aspettatevi grandi stravolgimenti a strade che, molti, altri hanno già percorso nel paese delle meraviglie.

Lewis Carroll Society d’Italia
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Lewis Carroll Society d’Italia

Era il 24 Novembre 2022 quando, la mia cara amica Yvonne (che non solo mi aveva dato il suo contatto ma anche caldeggiato la mia idea), leggeva la bozza della mail che avrei mandato a Mark Bursein per presentarmi e chiedergli se ci fossero i presupposti per creare in Italia una #LewisCarrollSociety. Scoprii che potevo farlo. E da allora ho lavorato perché, quello che era un sogno, divenisse realtà. Tenendolo nascosto a molti, ne ho parlato solo con pochissimi intimi perché temevo che nulla di ciò si concretizzasse.

La mia collezione

Cos’è una Lewis Carroll Society e perché ho aperto quella italiana (che potete seguire attraverso i social per ora su Facebook, Twitter e Instagram e il nostro fiammante sito internet)?
Molto prima del Covid, tra le mille cose che ho iniziato quando mi sono trasferita a vivere a Milano, c’è una collezione su Alice, i cui libri hanno segnato la mia adolescenza. Sono sempre stata affascinata dalla storia che si nasconde dietro al suo autore e alle milioni di interpretazioni che il mondo ha voluto dargli. Dal 2010 circa mi sono fatta portare dai viaggi degli amici un volume della località che visitavano e, in parallelo, ho sempre investito un piccolo budget per comprare libri e gadget. Quando i pezzi accumulati sono diventati tantissimi, ho iniziato a pensare che potevano essere un buon materiale e volevo condividerli con il mondo. Per questo ho creato Chimera in wonderland, da lì all’incontrare altri collezionisti è stato un attimo. Arrivare poi a conoscere le Societies si è rivelato automatico.

Cos’è una Lewis Carroll Society?

Cos’è una Lewis Carroll Society e perché ho aperto quella italiana (che potete seguire attraverso i social per ora su Facebook, Twitter e Instagram e il nostro fiammante sito internet)?Conosco tanti appassionati in Italia e, il fatto che nel 2022 ci siano state ben 3 edizioni diverse illustrate nel nostro bel paese, conferma che, là fuori, siamo in tanti a investire e a voler vedere i mille volti che gli artisti nostrani (ma anche quelli esteri) le hanno o le potrebbero dare. Allo stesso modo qui in Italia la cultura viene promossa per canali insoliti. Troppo spesso mi ritrovo a scoprire mostre ed eventi troppo tardi. Ci vuole qualcuno che unisca e racconti Alice in Italia, e allo stesso modo faccia vedere che cosa sta succedendo nel mondo. Questo è quello che voglio fare creando questa associazione culturale: unire appassionati, promuovere eventi (spero di poterne anche crearne alcuni), oltre a mettere a disposizione la mia collezione (se me lo chiedete ad ora, catalogati sono 500 libri, ma la conta è solo all’inizio ) a studiosi ed appassionati. Si tratta di un progetto importante, che ha appena iniziato ad esistere, il cui anno zero parte oggi. Ben arrivata Lewis Carroll Society d’Italy.

Compagni di viaggio …

Grazie ancora a Viviana Tenga (la mia matematica del cuore), Marco Parini (il mio avvocato del cuore!) e anche alla Lewis Carroll do Brasil e la sua presidente Adriana Peliano per lo splendido supporto e la sinergia. Grazie ovviamente alla Lewis Carroll of North America e allo stesso Mark che ha dato il calcio d’inizio a tutto questo. Infine grazie anche a chi, in tutti questi anni mi ha supportato donandomi i libri (a Natale e ai compleanno) come mia sorella , Luca Buzzi, il mio compagno e molti altri amici di cui di certo sto dimenticando il nome. Grazie a Red Kedi che, come me, colleziona forte e duro, ed è stata la prima vera collezionista Italiana che abbia conosciuto. Grazie a tutti, anche solo per aver finito di leggere tutto questo.

Vi invito a seguire sia i Chimera in Wonderland anche su Tik-Tok, che quelli della neonata society. Presto vi racconterò di più. Per ora tutto questo è solo un preludio di un qualcosa che pian piano avrete modo di scoprire.

Il turno di notte con Lucarelli
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Il turno di notte con Lucarelli

Ho partecipato a Turno di notte, quasi costretta da Stefano Tevini. Era tanto tempo che non scrivevo nulla. Eppure l’anno scorso, quando ho deciso di fare più di 200 km per raggiungere Dozza in provincia di Imola, ho voluto interrompere un periodo nero fatto di silenzi riservati a tutti: dalla pagina scritta ai social, ho preferito evitare contatti e dialoghi. Lo so che può sembrare un capriccio, ma davvero certi traumi non vanno via. Ho un libro edito (Il giorno dopo il lieto fine) eppure, vi giuro, che non mi sono ripresa dalla botta e dalle pressioni psicologiche subite nel 2018/2019.

Quindi ho partecipato a questa sfida, mi sono recata in un luogo fuori dal mondo dove scrivere verrebbe facile pure ai sassi, e qualcosa è successo. Ero completamente fuori allenamento, poco convinta e l’unica cosa che mi spingeva a scrivere era la parola “Meraviglia”. Credo molto alle coincidenze (che non esistono, quindi qualcosa vorrà dire se certe cose succedono) e, in un periodo in cui pensavo alle Meraviglie di Lewis Carroll a tempo pieno, trovarmi un incipit da sviluppare che le raccontasse, sembrava mi parlasse.

Come molte cose però le coincidenze sono semplici collegamenti mentali. Quindi quando Stefano mi ha chiamato dicendomi “Oh Zia, sei in finale a turno di notte”, la mia risposta è stata: “Non è che hanno sbagliato Alice?”

E così, altri chilometri, altra strada per trovarsi in una sala comunale e presentare la tua persona e la tua esperienza, a qualche metro da Carlo Lucarelli: il padre del moderno poliziesco / thriller italiano. Ce ne vedevo tante di coincidenze in quella premiazione, ma nulla, sono “solo” arrivata in finale. Nessun podio. C’è stata tanta amarezza, ma poi presentata a Lucarelli, lui mi tende la mano e si complimenta “Non è da tutti arrivare in finale al primo Turno di Notte”. Non lo prendo come un premio di consolazione. No, perché realizzo quanto questo evento organizzato da Officine Wort non sia un gioco e ci fossero un sacco di veterani che partecipano dalla prima edizione: lo stesso Stefano, che era con me, non è arrivato in finale. E il suo racconto era veramente ben scritto.

Insomma sono qui con una mezza sconfitta a realizzare che posso ancora scrivere. Non è finita. C’è un viaggio in salita che sto percorrendo da fine 2021. Ho tante storie che voglio poter raccontare. La pagina bianca è ancora un problema. Certi demoni non si combattono in un solo turno di notte, ma diciamo che la battaglia è iniziata. Sono pronta alla prossima edizione. E poi, chissà che questi mostri non si dissolvano pian piano davanti ai miei occhi.

Recensione Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie di Maria Cristina Folino
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Recensione Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie di Maria Cristina Folino

Il mondo della critica lo reputa una blanda trasposizione per famiglie, ma il lavoro svolto da Tim Burton ha diversi elementi che lo rendono molto più complesso di quanto si riesca a cogliere da una prima visione.

Attenzione questo libro è stato offerto da Maria Cristina Folino.

Vi confesso che non ho mai reputato il lungometraggio di Tim Burton un buon adattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie. La mia non fu l’unica impressione negativa, infatti anche la critica lo bollo come un film piuttosto leggero in cui lo spirito dark del regista soccombeva alla potenza del marchio Disney (che poi è la stessa casa di produzione che gli permise di realizzare Nightmare Before Christmas, quindi tecnicamente non era proprio la loro prima collaborazione).

Se però ci si sofferma a leggere il saggio scritto da Maria Cristina Folino si riesce a intravedere la complessità strutturale che compone questo film. E vi confesso che ho dovuto riguardare il lungometraggio proprio perché molti dettagli erano sfuggiti alla mia memoria (che per quanto non lo amassi lo avevo visto diverse volte). Riproporre la storia di Alice è una grande prova d’autore per molti: dagli illustratori agli scrittori. Toccare la ragazza caduta nella tana del bianconiglio è sempre una sfida e il risultato non può piacere a tutti: i puristi la criticheranno per la mancanza di coerenza dall’originale, chi cerca qualcosa di nuovo la potrebbe trovare troppo classica.

Quindi che Alice ci propone Tim Burton? Quello che fa emergere l’autrice del saggio è una Alice complessa, non semplicemente quella cresciuta del cartone animato del 1951, semmai una Alice coerente con quella Carrolliana che si adatta ai nostri complessi tempi moderni. Una Alice schiacciata dalle aspettative degli altri e che deve trovare la sua “moltezza” e crescere. 

Ammetto che il 2023 è per me un anno fatto di saggi, ho messo in pausa la narrativa. Devo confessarvi che questo volume molto breve (io ne avrei letti altri due volumi su queste tematiche) è caldamente consigliato ai Carrolliani e Aliciofili (sì esistono anche in Italia) per approfondir e vedere con chiarezza i dettagli di un film che, forse, abbiamo preso troppo sottogamba.

Recensione Rosso Bianco e Sangue blu di Casey McQuiston

Recensione Rosso Bianco e Sangue blu di Casey McQuiston

Che cosa potrebbe succedere se, il figlio della prima presidente donna degli Stati Uniti, si innamorasse del principe dell’Inghilterra? Questo è il “WHAT…IF” su cui si regge la storia di questo volume, best seller internazionale, che continua a conquistare nuovi lettori italiani.

Prima di recensirlo, un paio di piccole premesse. La prima: non avevo in mente di scrivere la mia opinione sul blog, avevo bisogno di leggere qualcosa di spensierato e questo libro era perfetto. Dopo averlo terminato però, sento proprio il bisogno di dire qualcosa. Aggiungo che non è il primo libro LGBT+ che leggo, ma come vedrete, credo sia l’unico che non mi ha dato l’idea di essere finto. Non è l’ennesima storia che cavalca la moda dell’inclusività (una brutta abitudine che troppo spesso si trova in libreria). Infine per seconda ci tengo ad aggiungere che, la mia opinione, è stata molto condizionata dai ringraziamenti dove ho davvero capito la vera natura di questo romanzo.

Questo volume si rivela una lettura molto ironica e passionale, un libro che credo sarebbe bene consigliare nelle scuole, proprio come Heartstopper. Lo trovo davvero perfetto per raccontare il mondo LGBT+, questa volta in chiave più spensierata. Narrativamente non è un romanzo così perfetto: diciamo che non è una storia particolarmente innovativa (analizzando la trama nuda e cruda); eppure devo ammettere che è un libro così forte che ho capito solo alla parola fine quanto sia rivoluzionario. Di pagina in pagina continuavo a commentare quanto tutto fosse impossibile, fantascientifico. Una donna divorziata presidente della nazione in cui l’immagine di perfezione è tutto. “Dai non esiste”, o anche, “L’America non accetterà mai la bisessualità di un componente della famiglia presidenziale, insomma è il paese che ha votato Trump!”. Ecco la sua bellezza sta tutta in questa costante sorpresa, mista a miscredenza: si tratta di un mondo irreale. L’autrice stessa lo ribadisce: una realtà ironica e parallela. Confrontando le date della sua scrittura diventa sempre più chiaro che questo libro è, ed è stato, la risposta a un’America (ma anche a un mondo) che ancora non capisce. Sta diventando drammaticamente un quotidiano rendersi conto che non siamo capaci di accettare l’inclusività: là fuori ci sono persone che discutono del colore della pelle della Sirenetta, là fuori si vendono decine di giornali su pettegolezzi legati ai Royals, là fuori conta di più fare rumore in campagna elettorale che di dare sostanza al proprio programma.

LIbri come “Rosso, bianco e sangue blu” non credo dovrebbero essere recensiti per la componente romantica, quella spicy, o per il “trash”. Semmai dovremmo avere la forza di ammettere quanto ci disturba trovare irreale un mondo come questo, in cui fare coming out per un reale o per un personaggio pubblico, potrebbe significare la fine di una carriera. Un mondo dove conta (troppo) l’opinione pubblica, anche quella bigotta, ignorante, sessista e omofoba. Per fortuna ci sono libri come questo che ci ricordano che questa non dovrebbe essere la realtà giusta.