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SalTo 2024, tanta gente, troppa gente!

Salone del libro di Torino

Questo Salone del libro di Torino è stato forse uno dei più affollati che abbia mai visitato.  Grande la presenza del pubblico! Questo mi rincuora, considerando che il mondo dell’editoria è sempre di più in crisi e spesso, le scelte editoriali, tendono a favorire scrittori con grande seguito alla qualità dei testi, tanto che sta diventando difficile trovarne di ben scritti nelle librerie di catena. Ma non sono qui per fare polemica: parliamo di Salone e parliamo di libri.

Questo per me è stato un salone 50/50: metà dedicato a incontri e appuntamenti per la Society (non possi dirvi nulla ma ho portato a casa tante collaborazioni interessanti) e metà vissuto come lettrice. Per questo è stato davvero difficile viverlo con così tante persone. Ho presenziato sabato 11 e girare nei padiglioni era difficile; code infinite ovunque, da quelle per il rifornimento di acqua a quelle per eventi e firma copie. Avvicinarsi a molti stand è stato impossibile. Peccato perché, visto che nelle librerie si trova poco, è questa l’unica occasione che si ha per scoprire e portare a casa libri interessanti.

E’ stata una visita divisa, che ha mescolato “lavoro” e passione. Anche per riassumervi cosa mi sono portata a casa, mi sembra giusto fare distinzione tra le letture carrolliane e quelle da lettrice.

Cominciamo da Carroll e teniamo per dopo la ciccia (anche se poca).

  • Il primissimo appuntamento è stato da “Lo Scarabeo“, dove ho prontamente recuperato anche il mazzo di Tarocchi firmato da Paolo Barbieri (e autografato in diretta) dedicato alla sua particolarissima Alice. Ci tengo molto a questo artista, perché è stato tra i primi che ho “esportato”. Infatti ho avuto il piacere di mandare molte sue copie nel mondo ad amici collezionisti e ad altre Societies.
  • Da Astrolabio edizioni ho recuperato due libri di Carroll meno noti, ma editi storicamente proprio da loro: si tratta de “Il gioco della logica” e “Una storia Ingarbugliata“. Probabilmente da qualche parte nella mia collezione (ovviamente ancora da catalogare) dovrei averne delle vecchie edizioni, ma ci tenevo a recuperare delle copie meno vintage anche perché più facili da maneggiare in caso di lettura. Alcune copie vintage sono molto fragili e preferisco sempre non leggerle. Inoltre ho avuto modo di parlare con lo staff e vorrei poter parlare di più di queste due opere e della loro storia nel nostro paese.
  • Finiamo questo elenco con una cartolina che ho ricevuto in dono da Federica Zancato, artista torinese che avevo già conosciuto a Stragulp, e che ho avuto il piacere di incontrare nuovamente. Il suo dono finisce nella mia collezione! Spero di vedere altri soggetti aliceschi realizzati con la sua splendida tecnica del collage.

Passiamo quindi alla ciccia, la parte dei libri. Qui il piatto piange un po’, Come vi dicevo camminare nei padiglioni era una vera impresa. Avvicinarsi agli stand a volte era impossibile. Quindi sono tornata con poco, ma come sempre di qualità.

  • Partiamo con un “non acquisto” ma ne approfitto per citarlo visto che in questo periodo caotico non ne ho scritto da nessuna parte. Sto parlando di “Magnificat Amour” di Isabella Santacroce, che ho recuperato tempo zero dalla sua uscita (avevo il terrore finisse sold out), che al Salone ho fatto autografare dalla mia collega Ilenia (che ringrazio ancora!) e che non vedo l’ora di leggere. Isabella non è una scrittrice per tutti. Non siate amareggiati se questo libro non vi piacerà, l’arte non deve piacere ma suscitare emozioni, positive, ma anche negative altrimenti non è tale.
  • Continuiamo con Plesio editore, dove ho recuperato “Annales Arcanorum – Monacum 1888” di Federico Galdi. Vi ricorda qualcosa questo nome? No? Sul serio, pensateci bene… è lui l’autore di “Tramonto a oriente” che a ogni fiera, da che ho letto il suo libro, stalkero (con il benestare dell’editore) per il seguito. E quest’anno sembra che ci siano buone notizie! Insomma, il mio pressing fieristico (e non) potrebbe avere finalmente fine. Nell’attesa quindi leggerò questo nuovo libro dove solo l’ambientazione, Monaco di Baviera, mi ha fatto dire “lo compro!”
  • Il secondo acquisto è stato leggermente sponsorizzato dalla mia amica che, dopo il bookpride, me ne ha parlato molto. Si tratta di “Uccidiamo lo zio” di Rohan O’Grady edito WoM Edizioni, editore che per la gentilezza, disponibilità vince su tutti in questo Salone. Io e la mia amica siamo state trattate come accade con pochissimi editori, disponibile a spiegare le trame, prontissimo a aggiungere gadget e a farti doni extra. A tutto ciò va ad aggiungersi che mi sarei portata a casa anche “Buffe Chimere“. Mi sa che al prossimo incontro ne approfitterò. Se vi state domandando cos’ha questo libro di particolare, per prima cosa guardatelo e poi, una che si chiama Chimera, pensate che potrebbe non averlo nella propria libreria personale?
  • Chiudiamo con una special guest (assente perchè è stata recuperata da un amico ieri ,visto che al mio arrivo allo stand era esaurita. Quindi l’avrò tra le mani prossimamente). Sto parlando di “Anatomia del Fantasy: leggere e scrivere fantasy in modo critico” di Gloria Bernareggi e Sephira Riva edito Lumien. Mi ha sorpreso per la qualità dei testi proposti (tutti italiani, scelta non da sottovalutare) e anche per la cura grafica che mette in ognuno. Questa volta sono andata su un testo sicuro perché, da appassionata di scrittura, adoro tenere manuali e saggi legati ai generi che scrivo per studiare. Al nostro prossimo incontro sono certa che recupererò da loro qualcosa da leggere.

Insomma, questo salone è stato intenso, affollato, calibrato su pochi acquisti (sto leggendo meno, non ha senso riempire ulteriormente una libreria a casa che già scoppia e occupa abusivamente ripiani ovunque). Ho visto pochissime persone. Mi ero ripromessa di passare a salutare molti, ma non ci sono riuscita. Eravamo tutti al Salone, solo circondati da troppa gente per poterci riconoscere o incontrare.

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    Il bellissimo video di Sara Gavioli ha avuto il coraggio di esporre una dura realtà: esistono libri che, per un motivo o per l’altro, non hanno la fortuna degli altri. Sono volumi che al termine della loro vita nel mondo editoriale, tornano in un cassetto, anneriti da un mondo che magari non li ha notati su scaffali troppo affollati, o forse i lettori non hanno mai voluto leggere la loro sinossi perché la copertina proprio non li ispirava, o perché magari non hanno avuto la promozione adatta. Insomma difficilmente un libro edito torna nelle librerie con un nuovo editore, contratto, editing e copertina, se alla fine nella sua prima vita non ha fatto grandi numeri.

    Questo era il destino riservato a “Infelici e Scontenti”. Ormai aveva fatto il suo corso. Non che l’editore non lo avesse spinto alla sua uscita, anzi, ma per diverse ragioni non ha mai fatto grandi numeri. Come se non bastasse, qualcuno mi aveva consigliato di ritirare i diritti ben prima della fine del contratto, un errore madornale visto che questo fantomatico editore che “mi voleva tutta per sé” si è rivelata un’autentica “sola”: ricordatevi sempre, se vi vuole veramente un editore deve anche garantirvi una data di uscita e soprattutto rispettarla, e magari prima di dire “ti pubblico” deve leggerlo il romanzo; se vi mettono sotto contratto qualsiasi cosa scriviate forse quel “professionista” lo è solo per auto proclamazione.

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    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    No, non mi soffermerò a dirvi quanto hanno fatto un lavoro “figherrimo” graficamente. No, non vi dirò che le traduzioni non sono proprio freschissime. Oggi mi tocca parlarvi di Wendy.

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    Vi confesso che l’estate in arrivo non sarà la solita. Il lavoro mi lascia respiro, ma è già chiaro che non durerà molto. Il mio lavoro non si ferma mai troppo, per capirci durante la pandemia ho sempre lavorato almeno tre giorni alla settimana (in ufficio, che lo smart working qui non è ben visto). E’ chiaro che presto tornerò a fare i soliti orari d’inferno della scorsa estate. Quindi per essere tranquilli chiudo la rubrica “Libri diversi per lettori strani” fino a settembre (vi farò sapere quando ripartirà appena possibile).
    Non metterò in pausa il blog, sono in arrivo parecchie recensioni grazie alle nuovissime collaborazioni e voglio continuare a parlarvi della mia scrittura. Mi sono posta l’obbiettivo di essere attiva con almeno un articolo alla settimana che sia recensione o approfondimento sulle mie stesure; ho pensato anche di scrivere qualche curiosità sul mondo letterario e raccontare un po’ delle mie visioni sul mondo della scrittura e dell’editoria.
    Non sarò presente come sempre, ma il blog si prepara per un autunno intenso e anche per una fine estate che potrebbe riservare delle sorprese (restate collegati e ne vedrete delle belle). Come sempre troverete gli articoli su Alexa, ricondivisi sulla mia pagina Facebook e Instagram. Nel dubbio vi ricordo di seguirmi sui vari canali per non lasciarvi sfuggire nulla.
    Spero che possiate godervi una buona estate, ovunque sarete, idratatevi bene, ricordatevi la crema solare ma soprattutto un buon libro.

  • Cinque (insoliti) regali di compleanno che vorrei ricevere

    Settembre è arrivato e con lui la certezza che anche quest’anno ho aggiunto una nuova candelina sulla mia torta di compleanno. No, non confesserò qui la mia età, vi toccherà fare i calcoli con la mia data di nascita che trovate nella mia biografia (non perché mi turbi invecchiare, ma semplicemente se volete sapere i miei anni, fate voi i conti).

    Come ogni anno mi sono fatta delle “scatole di libri”, quest’anno meno piene dei precedenti, ma posso dirvi che ne parlerò sul blog e sul proflio instagram. Eppure ci sono delle cose che sono proprio sicura quest’anno non riceverò (salvo che qualcuno non prenda appunti da questa mia lista). Si tratta di piccoli (ma in fondo anche enormi) sfizi, a volte sono autentici capricci, altre ancora le vorrei comprare da tempo, ma non ho mai avuto la possibilità. Insomma se pensate di farmi un regalo questo è quello che vorrei ricevere.

    Scheletro 1:1

    Sì, uno scheletro a dimensioni reali. No, non quelle carnevalate in stile Halloween, parlo proprio di quei modelli anatomici tipici dei laboratori di scienze che si vedono nelle serie tv. Perfino Amazon ne ha qualcuno a catalogo, anche se non mi fido al 100% sulla fedeltà anatomica delle varie ossa.

    Basta però con il cincischiare, vi starete chiedendo perché e a cosa mi serva uno scheletro in scala 1:1 e soprattutto il più reale possibile. Mi serve per scrivere. Lo giuro, so che state ridendo di me, ma la mia ultima storia ha un protagonista particolare e mi serve uno scheletro per controllare una serie di situazioni. A questo poi si aggiunge anche che ho un bisogno infinito di selfie con lo scheletro che non potete capire.

    E-Reader

    Ultimamente, per le collaborazioni, sto leggendo in digitale. Sarebbe quindi comodo avere un dispositivo per leggere (di solito uso la app kindle sul cellulare). E allora perché non me lo compro da sola? La risposta è che ho paura di dover dare spiegazioni a tutti i libri che ho in casa; mi immagino il loro sdegno, e soprattutto il breve trafiletto che parla di una giovane donna morta schiacciata dalle pile di libri di casa… Insomma se deve entrate in casa mia un e-reader che lo faccia facendomi passare come innocente davanti a tutti i miei libri.

    Due libri particolarmente costosi…

    Ci sono due grandi collezioni di libri in casa mia (oddio con quella della moda sarebbero tre, ma soffermiamoci su quelle che prime sono nate), la prima è quella su “Alice nel paese delle meraviglie”, la seconda è quella sugli Zar… di quest’ultima non ho mai parlato e prometto di fare ammenda, in ogni caso per ognuna di esse c’è almeno un libro impossibile, uno di quelli che costano un rene.

    Per la collezione di Alice quello impossibile è l’edizione del 150° anniversario realizzato con il contributo di Vivienne Westwood, quando è disponibile negli store on-line ha un prezzo proibitivo che si aggira intorno i 75€ fino ad arrivare al 155€. Non so nemmeno come sia all’interno, ma mi manca e quindi lo vorrei tantissimo.

    Mentre per gli Zar si tratta invece si tratta di un libro abbastanza “economico” a paragone, con i suoi 69€ (prezzo di copertina, ma è una seconda edizione quindi ci sta che abbia ancora un prezzo accettabile) “Jewels of the Romanovs” racchiude una delle raccolte più complete dei preziosi legati alla nobiltà Russa.

    Insomma sono due libricini che vorrei tanto avere…

    Intuiti, Fabula e Cicero

    Chi mi conosce sa che sono sempre alla ricerca di manuali sulla scrittura. Quando si tratta di narratologia sono molto insicura; se posso racimolare strumenti che possano aiutarmi e darmi quelle basi che sento mancare, quando si tratta di storie e strutture, sono ben lieta di investire il mio denaro. Quindi sarebbe davvero bello ricevere un regalo a tema. Quest’anno ho scoperto le carte Intuiti, Fabula e Cicero, degli strumenti molto alternativi per lavorare sui proprio testi. Mi piacerebbe davvero molto sperimentarli.

    Un posto chiamato casa

    Prima del Covid avevamo messo in cantiere la parola Casa. Non era fatta, però era una di quelle cose quasi concrete, bastavano un paio di firme e il capitolo era chiuso. A questo sarebbero certamente seguite altre due bellissime parole: matrimonio, famiglia. Invece dopo 10 anni, siamo al punto di partenza o quasi. Per ora dobbiamo rimandare ancora. Per il mio compleanno non voglio i soldi per pagarmi la villa dei miei sogni (ma se li avete e me li volete mandare non mi offendo), non voglio l’occasione giusta, ne la location perfetta. Voglio solo un segno. Non mi sono mai sentita nel posto giusto, vorrei solo che per una volta lo Stregatto parlasse chiaro dandomi la direzione da seguire per iniziare a costruire un luogo tutto nostro dove mettere le basi di un noi, dove posso avere tutti i miei libri, e una scrivania dove scrivere la notte fonda. Una stanza tutta per me.

    Spero che questa mia lista vi abbia fatto sorridere. Non so se farò una festa o riceverò dei regali, però quello che è certo è che ci tenevo a condividere con voi questa piccola lista.

    Vi aspetto per scoprire le mie scatole di libri di compleanno.

  • Grazie di tutto Sensei Toriyama

    Il mio primo manga è stato il volume 49 di Sailor Moon, l’ultimo della serie. Quindi ci riprovai, perché avere gli arretrati in quell’estate del 1999 era un’impresa impossibile.

    Ho così comprato Dragon Ball volume 14, perché quello aveva la mia edicola; erano tempi in cui iniziavi a leggere quello che trovavi sugli scaffali senza accesso ai volumi mancanti. So ancora dirvi quale fosse il punto esatto della saga: l’incontro con Dio da parte di Goku e, soprattutto, il preludio al 23º torneo Tenkaichi. Ero a un bivio: potevo conformarmi a tutte le altre ragazze e leggere Cioè, oppure investire in questi fumetti, che si leggevano “al contrario”. Dragon Ball fu da quell’estate il primo dei tanti gradini che mi avrebbero portato a leggere; i libri, sarebbero arrivati molto dopo.

    Vivevo in un paesino piccolo. C’erano solo tre edicole, e Dragon Ball arrivava solo a una di queste. Per la precisione ne arrivavano 2 copie e, avevo scoperto, eravamo in 3 a leggerlo. Internet non esisteva, quindi ogni volume che mensilmente (se non erro il giorno 15) arrivava era una gara per recuperarlo prima degli altri. Era inevitabile che a uno di noi sarebbe mancato. Questa è stata la prima storia che mi ha permesso di avere amici. Una ragazza e un ragazzo con cui avevo un rapporto di amore e odio: condividevo l’amore per le avventure di Goku & co., ma dovevo batterli sul tempo per non restare l’unica a non avere il nuovo volume. Ricordo che mi alzavo a orari improbabili per andare in piazza a recuperarlo prima che potessero andarci loro. E poi, dopo che lo avevamo letto tutti, partivano le congetture: e adesso? Tavole rotonde nei corridoi della mia scuola media in cui cercavamo di capire come sarebbe andata con Raddish e Vegeta…

    Un piccolo, piccolo mondo ignorante del fatto che questa fosse la seconda ristampa del manga, che su alcuni canali provinciali girasse già l’anime e che diversamente il resto del mondo probabilmente già lo sapesse. Se ho potuto avere quel mondo dove ci interrogavamo per quale processo fisico-biologico i capelli dei Saiyan diventavano biondi quando Goku e Vegeta diventavano un Super Saiyan (e oggi, dopo 25 anni, scopro perché semplicemente non voleva colorare le tavole!), dove la sfida era sapere prima come andasse a finire, e condividere quell’amore con alcuni coetanei lo devo ad Akira Toriyama. Non posso immaginare (e un po’ mi fa paura l’idea che se non avessi amato tanto Dragon Ball la mia vita potrebbe non essere quella che ho ora), e sono quasi certa, non sarebbe stata così felice. Perché dopo quel manga ne sono arrivati tanti altri, sono stata una cosplayer, sono passata dai fumetti a leggere libri.

    Ho saputo della sua morte la mattina dell’8 marzo. Mi stavo vestendo per andare in ufficio. Ho deciso di portare il lutto perché ho perso l’uomo che ha permesso la creazione di quei piccoli momenti. Akira, non ce l’ho fatta a dirti grazie di persona. Magari non ce l’avrei mai fatta, ma oggi ci tengo che qui ne resti traccia. Grazie Sensei. Ora il colore della mimosa lo collegherò sempre al colore dei Super Saiyan, e in qualche modo alla tua memoria, anche se leggendo di te ho scoperto che semplicemente eri un poco svogliato, e hai preferito farli biondi per non inchiostrare le tavole.

  • Come nasce una storia, i miei licantropi.

    C’è una storia che è sul mio portatile da tanti anni, forse troppi, ma non l’ho mai finito eppure ho intenzione di dedicarmici appena il libro in stesura sarà pronto per gli editing.

    Ufficiosamente lo chiamo “Progetto Licantropi” anche se il file porta il poetico nome “I volti della luna” (che non so se sia ancora adatto). Inutile dire che il fulcro della storia sono lupacchiotti troppo cresciuti, infatti oggi vorrei parlarvi di questa storia e di come è nata.

    Primavera 2014, su Sky inizia a girare un promo molto intrigante di una serie tv latino americana: Cumbia Ninja. Musica, malavita, una ragazza che deve rifarsi una vita e si sente in colpa per essere sopravvissuta alla sua famiglia. Galvanizzata aspettai la messa in onda. Divorai la serie, eppure la delusione fu davvero tantissima; troppe cose che stonavano insieme, come le leggende del drago cinese rifugiato proprio in un tempio Maya in Colombia, il fatto che ogni episodio serviva più a lanciare le canzoni che a portare avanti la trama, il colpo di grazia poi furono i piccoli buchi di trama. Non fui soddisfatta e come troppo spesso accade mi feci una fantasia tutta mia guardando all’infinito il trailer.

    Non è una cosa così nuova nel mio processo creativo: riempire i buchi di storie che non mi piacciono, riscriverle come io le avrei volute leggere o anche per completarle con la mia fantasia. Quando a nove anni non ebbi modo di avere l’album di figurine di Street Fighter, raccolsi le poche informazioni su Chun-Li, il personaggio che amavo di più, e mi creai la mia storia della guerriera tutta odango e cosciotte.

    Sono sempre stata una da Vampiri, ho letto di tutto sui succhia-sangue eppure il lupo e le dinamiche del branco mi hanno sempre affascinata e ho iniziato a definire Giulia, la protagonista. Anche la sua controparte maschile era già chiara nella mia mente. Eppure l’insicurezza ha sempre bloccato quel libro, uno che tra professori e colleghi vogliono vedere ultimato: presentai a una lezione il plot scarno e tutti mi chiesero cosa stessi aspettando per scriverlo. La mia risposta era che non avevo le giuste basi in quel momento. Luca Tarenzi mi fece una ramanzina che ancora in molti amici di quel corso rievocano (chissà che un giorno non mi tatui la lista delle 5 famiglie di licantropi addosso).

    Che cosa è cambiato in questi anni di ricerche? Poco o nulla. Certo informarmi, incastrando realtà e fantasia è stato bellissimo, ma di fatto non è che ora sia la divinità in terra di questa figura fantastica, quello che è cambiato soprattutto quest’anno è la consapevolezza di me. Ci sono certamente elementi che dovrò riscrivere, ci sono protagonisti che credevo principali e invece diventeranno secondari, ma Giulia avrà la sua storia non perché ora conosco i lupi, le gerarchie nei branchi o l’evoluzione di questa figura dalla narrativa classica a quella moderna, accadrà perché è il suo momento.

    Potevo certamente aspettare meno, ma meglio tardi che mai.

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