In stesura

In stesura

Mi sono resa conto che non ho mai esternano davvero cosa sto scrivendo. Mi fa strano perché come autrice conosco bene il mio lavoro e quando ieri ho chiesto al mio compagno “Sai cosa sto scrivendo ora?” lui è sceso completamente dalle nuvole, nemmeno immaginava a cosa stessi lavorando. Alla fine anche su Instagram ne ho parlato poco e la cosa è strana perché di solito vorrei coinvolgere l’universo nelle mie stesure.

Cos’é successo quindi? Nulla, semplicemente tra quarantena e scrittura non ho trovato il tempo per spiegare cosa stessi lavorando. Ho sempre aggiornato i miei progressi nelle stories, ma non ho mai parlato apertamente di una trama di un genere o che altro (ho accennato giusto qualche cosa, ma non troppo).

Il fatto è che questo romanzo è molto diverso dagli urban fantasy che amo scrivere, e questo causa in me una paura atroce accompagnata da mille domande come: ma non è che sto semplicemente scrivendo cagate? Già perché l’autostima la lasciamo ad altri. La prima cosa che mi suscita ogni mio lavoro è quanto questo possa essere in difetto, che non abbia nulla da raccontare per davvero, e siano solo parole che occupano inutilmente pagine e pagine. È un processo di sfiducia che attraversa ogni mia storia e di solito al 75% di ogni lavoro mi blocco proprio domandandomi: “ma serviva sul serio che raccontassi questa storia?”

Il pericolo più grande di questo genere di dubbi è che sopraggiunga una mancanza di voglia di portarlo avanti, ma per fortuna questa volta non voglio trovare una risposta all’insicurezza che regna sovrana nella mia vita, no, questa volta voglio andare dritta alla parola fine.

Quindi di che parla questo romanzo? Parla di cimiteri, parla di avventure vissute da una persona che me le ha raccontate, parla di morte, di lutto, ma anche di come la vita forse andrebbe solo vissuta. È una storia nata nel 2017, i cui primi capitoli sono stati scritti proprio nei giorni che precedettero la scomparsa di un mio caro zio. Da lì restarono nel solito cassetto digitale dove lascio le mie idee in attesa del momento migliore per svilupparle. Il suo momento è arrivato a marzo 2020, quando i cimiteri erano chiusi, quando l’unico sottofondo alle silenziose serate erano le ambulanze, quando ogni giorno alle 18 controllavo quanti fossero i decessi del giorno.

Sto scrivendo una storia che sento diversa, che mi spaventa, ma che mi sono davvero divertita a creare cercando di pensare positivo nella nostra piccola casa, quando l’Italia stava sui balconi e non sapeva se tutto sarebbe andato davvero bene.

La quarantena è finita, il mio lavoro a tempo pieno è ripreso e questa stesura è quasi alla fine. Vorrei tanto averla pronta per febbraio 2021 per farla avere agli editori, ma è troppo presto per capire se sarà o meno fattibile, in questo momento spero solo di vederla ultimata presto. Ciò che mi diverte di più è che avevo previsto fosse un lavoro da massimo 150 pagine, molto breve per i miei standard. Beh, non è ancora finito e potrebbe superarle… chi lo sa…

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    Io sono solo una scrittrice, una lettrice accanita e non so se questi miei consigli siano sconclusionati o possano davvero essere colti, o magari sono già nelle menti degli editori. Non possiamo negare una cosa: l’editoria deve cambiare e migliorarsi, la mia speranza è che questa momentanea pausa li aiuti a capire che un mercato bulimico non ha futuro.

  • Una Planchette per domarli tutti

    Uno degli elementi a me più cari di “Delicato è l’Equilibrio” è certamente la Planchette della Ouija che si trova sulla copertina. La sua storia è molto particolare, ma del resto questo libro ne ha viste di tutti i colori, quindi non sorprendetevi troppo se anche questa ha una sua storia.
    La Planchette, anche se sbagliato, aveva il nome in codice di Ouija quando la nominavo durante la lavorazione finale del libro, non è nata con la storia. È postuma all’editing finale che feci nell’estate del 2017, e fu una scelta fatta per creare le basi per la grafica del libro (che era stata discussa con il primo editore che ebbe per pochi mesi “sotto contratto” l’opera), poi stravolta per la versione definitiva del libro come lo vedete ora. La storia aveva alcune lacune e con il bravissimo Federico Tiraboschi (e su suggerimenti del mio compagno) trovai non solo il modo di inserirla, ma divenne la chiave di volta per la storia. Più che la trama, che con quel tassello aveva ampliato la sua complessità, mi preoccupava come sarebbe stato questo oggetto, e come avrei dovuto descriverlo.
    Lo confesso, sono una di quelle pazze scrittrici che per prima cosa fa una ricerca iconografica. Radunare immagini è una tecnica che mi aiuta a descrivere un oggetto, un personaggio, o un luogo. C’è chi fa wordbuilding con tutti i dettagli del mondo che crea, io invece mi infilo nelle gallery, per avere le basi per descrivere quello che voglio inserire nel mio libro.
    Una ouija… se scrivete questa parola in google immagini, oltre al film omonimo, vi appariranno dei design abbastanza neutri: non era quello che mi serviva, io volevo un oggetto che potesse essere regalato da Dimitri a Nina, se c’è una cosa che Nina non accetterebbe mai è qualcosa di ordinario.
    Dopo settimane di ricerca ho trovato i lavori di Ravncotio in particolare la Moonlight Moth Plachette. Quella era perfetta! Ok era grandina per essere un ciondolo, ma il suo design era perfetto. Inoltre la falena conosciuta con il nome il design, nella simbologia e nelle leggende, la si trova collegata agli spiriti. Della mia protagonista non ho scritto molto il suo passato nel libro, ma sapendo che aveva lei perso i genitori in giovane età ho trovato che questa falena le si adattasse molto, quasi potesse essere il suo famiglio o lo spirito guida.
    Avevo trovato non solo il design, ma anche i collegamenti alla storia, il problema erano i soldi! Ravncotio per delle planchette customizzate chiedeva una cifra troppo alta. Venne in mio soccorso Andrea Wise che mi consigliò gli splendidi lavori di Marta Beltrame. Lei ha realizzato la copia zero, la cui realizzazione mi ha emozionato moltissimo: per prima cosa Marta ha lavorato secondo i tempi e facendo diversi incontri per valutare come realizzarla, i materiali, e soprattutto il design. La forma di base da cui è stata ricavata quella del libro è opera solo sua.
    L’editore però bocciò il suo lavoro e io a meno di un mese dalla consegna degli elementi grafici mi ritrovavo con la copia zero non adatta.
    Per fortuna, per caso, o forse è stata una buona spinta dell’Equilibrio, nel viaggio di ritorno dal Salone 2019, il marito di una mia cara amica mi ha suggerito di realizzarla con una stampante 3D e lui si era offerto di modellarla.
    Da lì parte un percorso in cui ho ridisegnato il progetto di Marta per poi farlo scolpire e stampare da Martino Zinzone. Decine di versioni una più bella dell’altra, ma non abbiamo stampato finché il mastro designer ha decretato che più di così non si poteva lavorare. C’è voluto davvero tanto tempo.
    Quando la sottoposi ai nuovi editori chiedendo, tra le due versioni finali quale preferissero da autentici uomini risposero: sono identiche. Dovetti far notare quali fossero le differenze prima di scegliere il definitivo.
    Questi passaggi sopra citati sono stati la parte più divertente di questo lavoro che ha impegnato tante persone, in particolare Miss Oneto, che ha creato le matrici in da cui ha ricavare le copie che poi sarebbero finite nelle box.
    Ci sono pochi esemplari definitivi, tecnicamente sono solo 7, ma mentre venivano stampate, in casa Red Kedi, sono sbucate versioni molto alternative come quella grigia e quella nera.
    Non credo sarà mai possibile sfruttarle nella storia ulteriormente, ma ammetto che vederle ha fatto scattare qualche idea nella mia mente creativa, se ci sarà un prossimo libro ne riparleremo, non è nei miei programmi benché in molti lo chiedano.

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    L’amore per i libri durante il Coronavirus

    In questo momento in cui la nostra vita trova il tempo che è sempre mancato per dedicarlo a se stessi e alle nostre case, sopraggiungono tantissime riflessioni. In particolare, mentre cerco di usare instagram come valvola di sfogo e contatto con il mondo esterno mi chiedo: è giusto parlare di libri mentre la gente muore? I libri e l’intrattenimento letterario sono necessari? E poi ci sono le questioni catastrofiche legata al mercato dei libri che il covid-19 ha ormai scoperchiato: ci sarà ancora un mercato editoriale? La bolla economica di Messaggerie sopravvivrà dopo tutto questo?
    La realtà è che non possiamo prevedere cosa succederà e nemmeno giudicare l’etica di chi parla di libri. Non condanno quelle bookfluencer che hanno preferito dare spazio ad altro. Il terrore però di ciò che resterà dopo questa quarantena non è da sottovalutare: i libri non scompariranno mai, al massimo gli ebook avranno la meglio, ma siamo sicuri che tutti quei marchi editoriali ci saranno ancora?
    In molti in questi giorni stanno parlando di come questa crisi potrebbe far saltare il complesso sistema di “salvataggio economico” che negli anni distributori come Messaggerie libri, hanno messo in atto per far sopravvivere alcuni nomi (a volte uccidendone altri) e togliendo quel non equo ma sano senso di competizione alla pari, dove chi vende ha i soldi e chi rimane in giacenza dovrebbe evitare di stampare altro. Mi fermo perché non voglio fare retorica spiccia, anche se ora dobbiamo ammettere che il sistema di stampa continua è diventato bulimico: ci sono troppi libri e pochissimi lettori.
    Quello che ci aspetta sarà molto simile, ma comunque imparagonabile, a quanto accadde con la crisi finanziaria di inizio 2000: i beni che non saranno di prima necessità e quindi beni superflui saranno i primi a non essere acquistati dall’Italiano medio, e questo porterà alla chiusura di molte realtà, non solo editoriali.
    Per questo a mio parere è un bene parlare di libri, comprare, quando possibile, per sostenere quelle realtà che potrebbero uscire davvero a fatica da questo stallo; il tutto aggravato da fiere e librerie che potrebbero restare chiuse per ancona molto tempo.
    Non sono una persona cinica, ho persone accanto che stanno perdendo dei parenti e vi confesso che lavorando ancora in ufficio, la paura di portare il virus a casa, le ambulanze che sfrecciano giorno e notte, non rendono i miei pensieri completamente tranquilli, spensierati e puntati su pagine e pagine da leggere e scrivere. Eppure devo riconoscere quanto i libri siano stati importanti nella mia vita e farò quanto possibile per aiutarli ora nel momento del bisogno, così come sostengo altre attività locali comprando prodotti che mi vengono consegnati a casa. Parlarne e comprarli sono le scuse con cui mi distraggo in queste giornate a casa, anche se non leggo, scoprire nove storie mi fa scattare la voglia di comprare, di fingere che tutto sta andando bene; potrebbe essere semplice compensazione e buonismo, ma mi fa stare bene, mi fa credere che anche se uno di voi, guardando le mie stories su instagram o leggendo il mio blog, avrà voglia di comprare e leggere qualcosa di nuovo, penserà per qualche minuto a un libro, lasciando in pausa tutto quello che sta succedendo intorno a noi; forse avrò fatto la mia parte, forse avrò aiutato anche un editore che come me ha famiglia dei dipendenti, ha paura di cosa succederà dopo tutto questo.

  • Sarà un autunno Chimerico!

    Tenetevi stretta la felicità delle riaperture perché sarà un autunno pauroso: ho firmato con una nuova casa editrice e tra qualche mese potrete vedermi tornare in libreria con marchio Segreti in Giallo Edizioni.

    Durante la quarantena ho ripreso in mano la mia vita di autrice, l’ho fatto scrivendo, dando un occhio a tutto quello che avevo prodotto in questi anni, ma anche guardando al mio futuro. Troppo spesso ero rimasta succube dell’idea romantica del mondo editoriale dove sembrava che bastasse impegno e bravura per ottenere successo e intraprendere la vita dello scrittore a tempo pieno. L’isolamento mi ha permesso di guardare agli errori del passato, a ciò che in più di dieci anni ho lavorato o abbozzato, e ho usato il tempo per togliere da cassetti e armadi storie che quasi avevo dimenticato.

    Rileggendo i miei primi lavori mi sono resa conto di quanto sia cambiata da quando scrissi per la prima volta una mia storia; la giovane donna che stava affrontando la depressione e sperava che i libri potessero salvarla ha dovuto aprire gli occhi: non sempre gli editori sono onesti, non sempre credono nei prodotti che pubblicano, non sempre mantengono le promesse quando ti dicono che il tuo libro è perfetto per loro. Di sicuro la gavetta mi ha insegnato che voglio scrivere e voglio farlo con professionalità, rispettando i miei testi e magari prendendomi più tempo prima di decidere quale editore potrebbe pubblicarli; proprio come ho fatto questa volta, vagliando diverse case editrici e scegliendo quella i cui prodotti ben si abbinavano al mio. A volte si sogna di firmare con editori importanti o quotati, ma se la propria storia è troppo diversa dal loro catalogo si rischia di essere abbandonati dai loro lettori che cercano tutt’altro tipo di storie. Mi sono sentita dire che solo il romanzo rosa vende, mi sono vergognata perchè non scrivo seguendo la massa, ho passato due anni a provare la strada romantica, ma io non sono fatta per questo genere, lo leggo, ma non lo sento mio quando lo scrivo.

    Se ho imparato qualcosa con “Delicato è l’Equilibrio”, la cui pubblicazione è stata molto travagliata, è che nonostante non sia un romance puro, ha avuto già due ristampe: tutto questo lo devo a La Ponga Edizioni, ho capito che non mi devo vergognare se le mie storie non sono quelle che leggerebbero tutti, non devo cercare di seguire il mercato, devo scrivere quello che sento mio.

    La morale è semplice chi non sa vendere altri generi, all’infuori di quelli che già hanno un mercato forte, è perché non li sa far conoscere. Del resto non si possono fidelizzare i clienti se la linea editoriale è troppo generalista (soprattutto se l’editore è medio/piccolo). Se siete autori e avete sentito sempre questa scusa, tanto da arrivare a sentirvi in colpa per quello che scrivete, ricordate che il vostro lavoro è scrivere, il lavoro dell’editore è vendere, il problema non è la storia, soprattutto se siete stati scelti per il vostro talento e i pochi lettori che vi hanno letto ve lo hanno confermato. Il fantasy e l’horror non faranno i numeri di certi romanzi da classifica amazon, ma hanno un loro seguito e come dimostrano grandi autori nostrani di questi generi, possono avere un grande pubblico di lettori.

    Per questo ho cercato un marchio giovane, dinamico che sta lavorando su testi a me affini come l’horror, il gotico e anche il paranormal. Volevo un editore dove il mio lavoro non stonasse, in un catalogo con volumi che avrei letto o, perchè no, avrei voluto scrivere. Segreti in Giallo Edizioni ha valutato positivamente un mio lavoro e sono stata onorata di aver firmato ed essere entrata nella loro squadra, che già conta dei libri di successo tra i lettori.

    Non ho una data di pubblicazione (tenete d’occhio l’editore per l’annuncio ufficiale) posso solo dirvi che potrebbe già uscire questo autunno.

    Sono Felice, è un nuovo passo avanti. La vita di uno scrittore è fatta di molta solitudine, di compromessi tra il mondo reale e quello della tastiera, di pagine che a volte si ha la paura di scrivere. Oggi però sorrido, voglio affrontare tutto a testa alta senza dimenticare che qualcuno, là fuori, mi ha letto e vuole nuove storie chimeriche da leggere.

  • Delicato l’equilibrio sta per tornare…

    Prima che il fandom di questo libro si faccia illusioni, chiariamolo subito: no, non ho scritto il seguito; non ho intenzione di scriverlo. Semplicemente lo rimanderò in stampa…
    Sono infatti scaduti i termini con La Ponga Edizioni che mi ha supportato in questo progetto, e che ancora ringrazio perché hanno fatto arrivare questo volume ai lettori. Non ero affatto convinta di iniziare questo percorso, eppure qualche giorno fa ho partecipato a un evento dove c’erano molti miei lettori (posso dirvi che sono ancora parecchio sorpresa che tutta quella gente mi avesse letto) e che, parlando di quello che avevo scritto, continuavano a dirmi “Delicato è bellissimo!”
    Per chi conosce i retroscena, o chi ha letto i ringraziamenti, sa che questo è il libro che mi ha fatto smettere di scrivere. Per questa storia provo amore e odio. Visto però che non sto scrivendo con continuità, mi sono quasi convinta che, con in mano i suoi diritti, non potesse far altro che cadere nell’oblio. Eppure quando penso all’idea “massì, ha fatto la sua vita, sono a posto così”, ecco che sulla mia strada le persone mi dicono “ma sai che è un bel libro? L’ho divorato”.

    Non sarà facile, ma ho deciso di dargli una nuova veste. Resterà il titolo, ma provvederò a sistemarlo con l’aiuto di Gioia De Bonis che, armata di penna rossa e forbici, mi aiuterà a riportarlo in vita.
    Ho fatto pace con la scrittura? No, le ferite che ho nell’animo sono ancora aperte, non ho collezionato nessuna cicatrice figa che mi aiuti ad archiviare la paura che provo nel raccontare una storia. Questo è un nuovo inizio. Il primo passo per offrire un ramoscello d’ulivo a quella parte del mio cuore che ancora sanguina. Non ci sono date, non ci saranno novità per un po’ di tempo. Quindi? Beh continuate a seguirmi e pian piano ne saprete di più.

    P.S. L’immagine del post è della copia di Delicato l’Equilibrio che ha viaggiato nelle mani di tanti lettori grazie al bellissimo gruppo Libri Itineranti. E’ tornata da me per gentile concessione di Francesca Ostili a cui, appena possibile, arriverà la primissima copia di questa nuova edizione. Guardando queste pagine, a ogni mio dubbio, capisco che è ora che la smetta di non credere in questa bellissima storia.

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