Recensione La proposta di Mary Balogh

La proposta

Lady Gwendoline Muir è una vedova molto bella, ma il suo corpo è rimasto tanto ferito quanto è segnato il suo animo. Per questo zoppica leggermente. La menomazione però non la ferma, anzi, durante una lunga escursione finisce nella proprietà del vicino e incontrerà l’ex soldato Hugo Emes, lord Trcntham, con cui potrebbe nascere una splendida storia d’amore. Ma lei è davvero pronta ad amarlo?

Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

Se io ho voluto iniziare davvero la lettura di questa serie lo devo al personaggio di Lady Gwendoline Muir, accennato nel volume prequel. Lo sapete benissimo che amo le protagoniste in cerca di eroe, e questa aveva tutto: la caduta da cavallo che le ha procurato quella caviglia su cui fa fatica a camminare, le ha portato via il marito e il figlio che portava in grembo. Una donna spezzata che incontra un uomo anche lui segnato, in questo caso dalla guerra, a cui vorrebbe concedersi ma non è sicura che per lei possa davvero esistere un nuovo inizio.

Andare nel profondo di entrambi i traumi che hanno segnato i due protagonisti è la chiave per appassionarsi alla storia, ma anche per cogliere la morale che ogni volume racconterà: si sopravvive a tutto, tranne la morte, quindi se si è vivi bisogna continuare a esserlo.

Lo stile di questa autrice permette al lettore di scorrere le pagine in un soffio (se non ricordo male lo lessi in meno di un giorno) e, la scelta di portare due personaggi a un nuovo inizio, ci da una chiara impronta su come questa serie sia votata a una rinascita di personaggi che hanno perso tutto, o credono di non avere un possibile futuro.

Importante è anche la scelta di imporre a Gwendoline il dovere di reagire, perché non si può solo aspettare che arrivi il proprio cavaliere dall’armatura splendente a salvarci.

Una storia di passione, sofferenze, che travolge e invita il lettore a entrare nel libro di pagina in pagina. Super consigliato per chi cerca un Historical Roamance fatto sì di passione, ma anche di tanti fazzoletti con cui asciugare le nostre lacrime

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    È una buona lettura di svago, ideale per accompagnare una vacanza, ma anche un pomeriggio solitario con tè e biscotti.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da DeAgostini Libri.

    Di solito non leggo middlegrade. Non lo faccio per snobbismo, semplicemente mi risulta difficile trovare libri che non mi risultino troppo edulcorati in questa fascia di età. Non sono convinta che i giovani lettori abbiano solo bisogno di storie arrotondate come le punte delle loro forbici. Credo infatti che questa bambagia venda a loro un mondo che là fuori non esiste.
    Questa volta però ho preferito dare una possibilità a Febe Giorgi. Dietro questo nome si “nasconde” Valentina Sagnibene, che era riuscita a rapirmi con il suo “Con o senza di Noi”.
    Parto con il dire che questo libro rispecchia l’autrice e, a mio parere, va letto pian piano, degustandolo di pagina in pagina. Insomma non una lettura da fare in corsa, ma da coccolare generosamente dandogli lo spazio che merita nel nostro tempo.
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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Perché leggere questo libro? Perché si rivela una lettura interessante, perché non è il solito successo estero che viene portato in Italia perché vende, perché l’edizione Oscarvault merita, e soprattutto perché è ben scritto. Insomma se ancora non vi ho convinto, provate a sfogliare questo volume in libreria, sono certa che poi non lo lascerete lì.

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    Luca Tarenzi è noto, nel panorama fantasy italiano, per aver pubblicato romanzi urban fantasy (ricordiamo almeno Quando il Diavolo ti accarezza per Salani, Godbreaker, la trilogia di Poison Fairies per Acheron Books), ma si è cimentato con il genere del fantasy storico in Demon Hunter Severian, ancora per Acheron Books, e con Di Metallo e di Stelle per Gainsworth.

    In questo nuovo romanzo, però, Tarenzi si cimenta con un genere diverso, un fantasy dalle tinte fosche e dai toni epici: interamente ambientato nella cavità infernale, L’Abisso prende le mosse direttamente dalla Divina Commedia del sommo poeta Dante.

    Mai citato come personaggio, indicato solo tramite metafore e metonimie, Dante aleggia per tutto il romanzo come ispiratore e, in un certo senso, come modello al negativo: la giustizia divina, elemento caratterizzante della Commedia, diventerà, nel corso delle pagine, il nemico dei cinque protagonisti di un’avventura letteralmente fuori dall’ordinario.

    Attenzione: questo volume è stato offerto da Giunti. Questa recensione è stata scritta da Chiara Crosignani.

    Ma procediamo con ordine: fin dalle prime pagine, il lettore è scaraventato nell’abisso infernale in compagnia di una guida ben nota, un Virgilio che, sebbene di derivazione dantesca, ha alle spalle ormai una plurisecolare esperienza in attraversamenti di gironi e cerchi. Se la funzione di guida, almeno per il lettore nei primi capitoli, rimanda direttamente al modello originario, la psicologia del personaggio, fin dalle prime mosse, lascia quanto meno perplessi i conoscitori del Virgilio poeta: è proprio nella caratterizzazione dei personaggi che Tarenzi non solo può prendersi delle libertà, ma lo fa anche con grande stile. Lo sappiamo, nel genere che qui l’autore sta riprendendo, cioè la re-interpretazione in chiave contemporanea dei grandi classici della letteratura antica, la psicologia è uno degli strumenti di appropriazione moderna della materia precedente: lo vediamo nei due grandi testi che anticipano, se vogliamo, l’ardita operazione di Tarenzi sul testo dantesco, e cioè La Torcia di Marion Zimmer Bradley e Lavinia di Ursula Le Guin, in cui la storia rispettivamente dell’Iliade e dell’Eneide è letta attraverso l’interpretazione di due personaggi femminili secondari nei testi di riferimento, Cassandra e Lavinia. E proprio i personaggi femminili sono, potremmo dire, l’unico peccato del libro. Brillano, infatti, per la loro totale assenza. Non che l’Inferno di Dante fosse particolarmente affollato di personaggi femminili di spessore, a parte Francesca da Rimi che speriamo, da indiscrezioni, di trovare nel prossimo volume.

    Ma certo la compagnia che affronta il più improbabile e difficile tragitto del mondo, un carcere di massima sicurezza per l’eternità, non ci fa rimpiangere l’assenza di donne: da un Filippo Argenti, puro emblema della violenza, a un Pier delle Vigne in formato vegetale (come può un albero evadere da un carcere?) a un conte Ugolino che dovrà decidere se staccare i suoi canini dalla nuca del suo secolare nemico, questi personaggi bucano la pagina. Il lirismo di uno dei personaggi più misconosciuti dell’Inferno, Bertran de Born, uno spadaccino costretto a combattere con la sua stessa testa in mano, rende la fuga dei nostri eroi qualcosa di più dell’abituale passaggio dal mondo ordinario al mondo straordinario: da un lato, un’eternità priva di tempo, in un susseguirsi di tormenti sempre uguali; dall’altra, una tenue speranza di evasione, talmente lieve che nessuno osa davvero immaginare che sia possibile. Ma in un mondo privo di tempo, e perfino privo di spazio, in cui i personaggi sono costretti per secoli in un’immobilità che impedisce loro di vedere altro se non la dannazione, il solo desiderare di compiere un’azione diversa dal previsto diventa un mondo straordinario.

    Tra demoni a loro volta spezzati, consapevoli del loro stesso inferno, e un’ambientazione che diventa essa stessa un’antagonista senza pietà, la fuga dei cinque dannati e le loro continue lotte contro i nemici che cercano di bloccarli, per ristabilire la spietata giustizia divina, tiene il lettore incollato alle 400 pagine del testo.

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    Stefano si occupa di portare gli uomini che hanno raggiunto la Soglia64 alla morte. Anche suo padre ha pochi mesi di vita e sembra non avere più una ragione per vivere. Riusciranno i due a trovare un rapporto, e magari una via di fuga, in un mondo che si piega a un vivere forse troppo etico?

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Stefano Tevini.

    Si sente che questo libro non è totalmente Teviniano, eppure la sfumatura caustica e irriverente tipica di questo autore spica ancora una volta dalle pagine. Il mondo in cui i protagonisti si muovono appare grigio e asettico, in linea con la copertina. Una società in cui, finalmente, è stata trovata una concreta soluzione al sovrappopolamento del pianeta. È una tematica che non tutti forse conoscono, ma il fatto che siamo troppi su questa terra sembra aver portato, la maggior parte dei narratori a cercare la cui trama si ispiri alla fuga nello spazio, o a un massacro nucleare, come soluzione al problema. Qui no, la consapevolezza che solo una parola può salvare l’uomo riecheggia in ogni singola pagina: risparmio. Nessun prodotto non necessario, uno stop in cui l’uomo è costretto a sacrificare un’ora della sua vita. Infine una data di scadenza per tutti: sessantaquattro anni, al cui compimento la gente viene terminata.

    Ci sono passaggi che denotano quanto l’alimentazione, ma anche la scelta di risorse alternative, siano una presenza costante e quasi soffocante: ho odiato il seitan, i tortellini ripieni di creme vegetali, la carne clonata (che non ha origine animale) salvando solo la bioplastica. Questo insieme di elementi green sembrano togliere sapore e senso alla vita dei personaggi. Il tutto unito al “riposino”, l’ora di sonno a cui tutti sono costretti a sottostare. Compromessi per una vita migliore, che però ha un sapore troppo sbiadito per essere vissuta.

    Una storia che di pagina in pagina sappiamo dove vuole andare a parare, ma il finale non è per cuori delicati: con poche parole distrugge tutto. Non voglio fare spoiler, ma vi garantisco che sono rimasta a guardare la pagina dei ringraziamenti, sperando che dopo quella fine, un qualche modo, ci potesse essere un lieto fine.

    Una lettura spiazzante, che ho letto con i suoi tempi (a volte non più di un capitolo al giorno), perché questa scrittura va lasciata decantare, non si può divorare dall’oggi al domani. Un modo per riflettere su quello che potrebbe essere un domani, un romanzo a due voci che urla ai lettori una tremenda morale: è forse così che dovremo vivere? Pagare un sacrificio enorme perché il mondo sia salvo, ci ripaga veramente? Lo so che sono di parte e una brutta persona, ma io al mio McMenù non ci rinuncio per un mondo migliore.

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    Questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Questo secondo albo parte con la marcia già ingranata, si divorano le pagine come se fosse la cosa più naturale al mondo e ci sono dei momenti in cui, nonostante la corsa, ci si ferma a sospirare felici di questo amore così giovane e innocente. Una relazione che non dovrebbe avere nulla di sbagliato eppure potrebbe non essere accettata.

    Il percorso dell’autodeterminazione di genere è spesso stato banalizzato o saltato in altre opere, qui invece abbiamo il tempo di capire quanto la paura della società, del non capirsi, possa rendere difficile la vita degli adolescenti. Trovo che sia importante e molto forte mostrare soprattutto in una storia così delicata e intensa; il lettore si trova a soffrire con i personaggi.

    Questi volumi sono un viaggio alla scoperta delle identità di genere, all’accettazione: imparare che non si possono fare distinzioni tra etero e persone con un diverso inquadramento è un percorso ancora lungo nella nostra società, eppure questo libro è uno dei mattoni con cui possiamo costruire il futuro. Non è semplicemente una storia d’amore, questa serie parla ai giovani lettori ma non solo, si rivolge a tutti e io vorrei farla leggere a più persone possibili.

    Come ho già detto per il primo volume, i disegni aiutano il lettore a entrare in sintonia con la storia, a trovarsi travolto e grazie a una curata posizione delle tavole e delle vignette, si ride moltissimo. Inoltre piccola chicca a fine volume, abbiamo un primo capitolo di una storia Spin-off.

    Questa serie si sta rivelando qualcosa di più del solito libro, del fumetto usa e getta. Gradirei vederlo tra i testi alle superiori, vorrei che i professori insegnassero la storia di Charlie e Nick. C’è bisogno nel mondo di storie uniche e dirette come questa, e il mondo deve leggerle

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