Recensione Peccati d’inverno di Lisa Kleypas

Peccati d'inverno

Evie non ha speranze. La sua famiglia vuole che sposi suo cugino e  probabilmente, appena avrà ereditato i possedimenti del padre morente, la farà fuori. La sua unica speranza è che St. Vincent la voglia sposare. Lui cerca una moglie che abbia una buona dote, lei è disposta a cedergli la sua eredità se la lascerà vivere libera.

Attenzione questo libro è stato offerto da Leggereditore.

Lo confesso, amo le D. in D. “Donzelle in Difficoltà” (se non riconoscete la citazione, disonore su di voi e anche sulla vostra mucca, lo so è un altro film, ma questo genere di citazioni sono le basi!) quindi è chiaro che questo, senza ombra di dubbio, sarebbe stato il mio romanzo preferito. Già perché l’epilogo di “Accadde in autunno” parlava chiaro: Evie aveva bisogno di un marito per scappare dalle violenze dei suoi zii. E io non vedevo l’ora di saperne di più, per questo ho letteralmente divorato questo libro in poche ore. Il problema è che il personaggio di St. Vincent non è uscito pulito da quel libro: lo abbiamo visto rapire e minacciare di stupro Lilian. In questo volume si lava l’onta salvando Evie, però forse l’autrice aveva calcato troppo la mano su di lui nel precedente libro.

Di certo il bad boy dimostra tutto il suo cuore di panna nascosto, anche se non bisogna dimenticare quanto accaduto tra lui e Lilian (certo avrà modo di redimersi, ma insomma io non lo avrei mai perdonato anche se erano solo minacce) E’ ben costruita la sua evoluzione come personaggio, forse Evie ha un cambiamento più delicato.

Nell’insieme (anche avendo già letto il quarto libro) vi posso confermare che questo è stato il volume che più ho apprezzato della quadrilogia. Mi è piaciuta la passione che ha coinvolto i due protagonisti, mi è piaciuta la loro fuga, semmai avrei voluto vederli ancora in difficoltà con la famiglia di Evie e, magari, mi sarei goduta molti altri capitoli per vederli magari un giorno figliare.

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    Attenzione, questo libro è stato fornito da Carbonio Editore.

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    Non conoscevo così bene questa autrice e sono rimasta davvero sorpresa della sua passione per le lumache, e la fissazione del portarle con se nella borsa a feste o interviste. Questo romanzo mi lascia un ricordo di lei sfumato alla visione complessa che ne ha tirato fuori Jill Dawson, come di una donna spezzata, invasa dalla continua ossessione di immaginare morti tragiche.

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    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Andiamo con ordine. Qualcuno di voi ha mai visto “Nel fantastico mondo di Oz” (conosciuto anche con il titolo “Ritorno a Oz”)? Trattasi del secondo film dedicato alla serie che Disney produsse negli anni ’90 e che partiva dallo stesso input di questo volume: se Doroty fosse esistita, dopo il suo viaggio nel mondo di Oz, come sarebbe stata trattata? Ovviamente da pazza, messa in manicomio! Ecco che Wendy, Alice, e appunto Doroty, si ritrovano insieme in una clinica che dovrebbe curarle dalla pazzia.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    No, non mi soffermerò a dirvi quanto hanno fatto un lavoro “figherrimo” graficamente. No, non vi dirò che le traduzioni non sono proprio freschissime. Oggi mi tocca parlarvi di Wendy.

    Come potete ben intuire, quando ci siamo spartite le protagoniste, io sono arrivata tardi. Se vi state chiedendo perché di questa mia affermazione allora non mi conoscete. Wendy, o meglio Wendy Moira Angela Darling (come si presenta pomposamente nel lungometraggio Disneyano), come personaggio Disney l’ho sempre trovata molto antipatica: troppo altezzosa e desiderosa di essere il punto focale di Peter Pan.

    Nella sua versione originale invece è tutt’altra cosa. Se Peter Pan ha dato la forma all’eterno bambino, Wendy invece è la visione romantica della figura materna: almeno una volta, da bambine, abbiamo finto di cullare una bambola, di fare le brave mamme (che chissà perché consisteva sempre e solo nel tenere questi finti neonati, puliti e calmi), anche se io ero una che amava fingere l’invasione delle formiche giganti. Non voglio entrare nell’aspetto sessista del gioco che molti ci vedono, ma non posso negare che avendo vissuto i colorati anni ’90, questo fosse un gioco innocente che ci faceva sentire adulti.

    Leggere oggi la sua opera, separandola dai vari adattamenti è impossibile, come è improbabile che possiate capire una Wendy “mamma” che Barrie voleva far arrivare ai lettori. Del resto di lui ci resta di più il suo protagonista che è diventato sinonimo di spensieratezza. Eppure capire quanto per la bambina vittoriana/edwardiana potesse essere traumatico il passaggio all’età adulta è una chiave fondamentale per riuscire a cogliere una sfaccettatura importante: Wendy come Doroty e Alice hanno paura di crescere, degli obblighi che il tempo sembra dover assegnare ai bambini che devono abbandonare all’infanzia. È un tema che viene affrontato da molte eroine letterarie dell’epoca. Il passaggio all’età adulta, visto come nemico, Wendy lo affronta con una fuga dal mondo reale per giocare a vivere. Wendy è una bambina che gioca a fare la mamma. Peter è un bambino che gioca a fare alla guerra (sul serio leggete quel libro, i bambini e i pirati muoiono davvero!). Per Barrie forse era tutto il gioco di bambini mai cresciuti.

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    Il Ciclo delle Fondazioni è una delle opere più famose di Asimov, nonché uno dei pilastri del genere fantascientifico. È diviso in sette volumi, raggruppabili in tre blocchi:

    Un nucleo centrale, scritto negli anni Cinquanta, composto da tre volumi (Cronache della Galassia, Il Crollo Della Galassia Centrale, L’altra faccia della spirale), spesso indicati con il nome collettivo di “Trilogia della Fondazione”.
    Due “sequel”, L’Orlo della Fondazione (1982)e Fondazione e Terra (1986)
    Due “prequel”, Preludio Alla Fondazione (1988) e Fondazione Anno Zero (1993)

    Come per tutte le saghe in cui l’ordine di pubblicazione non coincide con quello della cronologia interna, ci possono essere diversi approcci all’ordine di lettura.

    Attenzione: questo articolo è stato scritto da Viviana.

    Personalmente, ritengo che l’ordine migliore per una prima lettura sia partire dalla trilogia centrale, poi affrontare i due prequel e infine i due sequel.
    Se si è attenti ai dettagli, Fondazione Anno Zero contiene uno spoiler di un colpo di scena della trilogia centrale. Inoltre, le vicende dei prequel assumono un altro spessore se si conosce già l’aura di leggenda che le circonderà; allo stesso tempo, conoscere il finale dei sequel, rischia di “depotenziarle” e sottrarre un po’ del loro fascino.

    Al centro di tutto il ciclo c’è l’idea della psicostoria, una scienza matematica in grado di prevedere in modo probabilistico il futuro dell’umanità. Preludio alla Fondazione e Fondazione Anno Zero sono la storia della nascita di questa scienza. Nella Trilogia di vede all’opera la sua applicazione, alternando momenti di splendore a battute d’arresto. Infine, ne L’orlo della Fondazione e Fondazione e Terra vediamo il suo superamento in favore di una nuova via per portare l’umanità verso un futuro di pace e prosperità.

    Trilogia della Fondazione

    L’Impero Galattico sta crollando.
    Ai suoi confini estremi si trova però la Fondazione, una piccola colonia di scienziati creata sul pianeta di Terminus, strutturata dal grande psicostorico Hari Seldon, in modo da poter essere il seme della rinascita di un nuovo Secondo Impero. Allo stesso tempo, in una località segreta, un gruppo di “scienziati mentali” conoscitori della psicostoria supervisiona e protegge lo sviluppo del Piano Seldon, i cui dettagli devono essere sconosciuti alla massa.

    I tre romanzi sono a loro volta suddivisi in più parti, episodi che si svolgono a distanza di decenni l’uno dall’altro e che mostrano gli episodi salienti della trasformazione della Fondazione da colonia di scienziati a importante potenza galattica. Ogni episodio ha i suoi protagonisti, personaggi variegati, ma accomunati da una spiccata intelligenza e dal desiderio di dare il loro apporto al progresso della storia galattica.

    La trama è avvincente e ricca di colpi di scena. A vincere è sempre l’intelligenza, la razionalità, la scienza, il coraggio di lasciare vecchie strade per esplorarne di nuove. Da questo punto di vista, una lettura perfetta per evadere dal nostro presente.

    Piccola chicca: se vi piace la storia della tarda antichità, noterete non solo i parallelismi tra Impero Galattico e Impero Romano, ma anche tra la figura storica del bizantino Belisario e il generale Bel Riose, uno dei nemici della Fondazione nel secondo volume.

    Appuntamento al prossimo articolo per scoprire la recensione dei prequel e i sequel di questa serie.

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