Recensione: Il re delle cicatrici di Leigh Bardugo

Il re delle cicatrici

Si torna a Ravka, Lo si fa ben tre anni dopo la santificazione di Alina, proprio nel momento dell’ascesa a re di Nikolai. Una corona che porta con onore, nel disperato tentativo di proteggere il suo popolo, nonostante il peso della maledizione che ancora lo tormenta. Come se non bastasse, a Fjerda, la persecuzione dei Grisha si fa sempre più spietata e qualcuno sta usando Jurda Panem per schiavizzarli.

Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

Questo libro è il sesto scritto dalla autrice. E sì, va letto dopo la dilogia di “Sei di corvi” e “Il regno corrotto”. Lo ribadisco, in quanto la sottoscritta, lo ha capito troppo tardi, quando ormai lo spoiler aveva rovinato ogni possibile speranza di poter leggere i due volumi con occhi vergini. Quindi, se pensate di voler partire da questo libro, CHIUDETELO SUBITO! Si parte con la trilogia di “Tenebre e Ossa“, poi la dilogia sui corvi e, SOLO dopo, si passa a questa nuova storia.

Bene, chiarito questo punto, possiamo parlare della storia; trattandosi di un primo volume abbiamo bisogno di prendere contatto con i personaggi che avevamo già conosciuto (tranne Nina, perchè di lei ancora non so nulla, ma è solo colpa mia. Sì, la sto mettendo giù dura, ma cavolo io volevo leggerli quest’anno e sono stata davvero pirla), evolvere e portare avanti le loro missioni.

Per ora Nikolai rimane il mio personaggio preferito, non ci sono storie! Scommettevo su di lui già da quando si era scoperto che era il secondogenito del re. Nina è una ventata nuova, e ancora non so dire se sono in grado di appassionarmi a lei.

Lo stile della Bardugo è nettamente migliorato anche se, a mio parere, tende a esagerare: ha l’ambientazione, ha i personaggi, eppure torna sempre sui suoi passi, come se avesse paura di andare oltre alla storia che l’ha resa famosa; un peccato perché la dilogia dei corvi rimane, per molti, la miglior storia scritto fino ad ora. Forse proprio perché aveva saputo osare andando oltre a ciò che aveva creato.

Questi due volumi non hanno convinto molti lettori, io credo che sia ancora presto per bocciare o promuovere questa nuova storia. Aspetto il secondo volume in uscita ad aprile. Di certo io avevo bisogno di leggere nuovamente della magia dei Grisha.

Se vi ho incuriosito vi invito a leggere anche le recensioni del Review Party:

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    Attenzione questo volume è stato offerto da Mondadori.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Attenzione, questo libro è stato fornito da Carbonio Editore.

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    Questo volume è come la Macchina Analitica da loro progettata. Ha una sua magnificenza, una sua stranezza, una sua complessità ed anche un piccolo senso di incompiuto. Vi è un’alternanza continua di graphic novel, con note a margine, disegni, foto, stralci di lettere, eppure una volta terminato è come se mancasse qualcosa, pur avendo appreso inconsciamente una quantità enorme di nozioni storiche, matematiche e mondane. E’ impossibile collocarlo in qualche modo, perché è un sapiente mix di informazioni eterogenee che si intersecano una con l’altra creando un legame inscindibile.
    L’autrice ha probabilmente dovuto fare lei stessa uno sforzo titanico per riuscire a raccapezzarsi tra fiumi di nozioni universitarie e documenti introvabili, eppure riesce coerentemente a creare una serie di mini fumetti molto d’impatto e curiosi per celebrare, in un modo molto fantasioso, vari momenti chiave della vita dei nostri beniamini. E’ ammirevole anche tutta la trattazione sui principi meccanici della Macchina, teoremi che ad oggi quasi diamo per scontati, ma che hanno una lungimiranza contestualizzate nell’epoca vittoriana. E’ bene per esempio sottolineare come, anche il primo computer moderno, facesse uso del principio delle schede perforate adeguato da Charles ai sui scopi. Non possiamo non sottolineare che crearono la prima stampante, perché la loro Macchina stampava tavole logaritmiche, testate e controllate regolarmente da Ada. E che dire del Riporto Anticipato, caposaldo delle attuali porte logiche negli apparati elettronici? Sydney ci scaraventa dentro tutto questo oceano di numeri, calcoli, esperimenti, e lo fa con passione e trasporto, per portare alla ribalta due geni indiscussi del ‘800.
    E’ un’opera straordinaria, ma non è per tutti. Richiamerà sicuramente gli amanti della tecnologia, i curiosi, gli storici  e i matematici, ma il suo contenuto è troppo particolare per essere compreso ed apprezzato dalle masse. Il fumetto copre una piccola porzione, rendo la graphic novel striminzita per gli apprezza la fumettistica. La parte storica è ampia ma frastagliata, rendendo complesso ai “non addetti ai lavori” percepire la grandezza del contenuto di lettere e note. La parte matematica e meccanica è altrettanto particolareggiata ma difficile da digerire per chi ha concetti superficiali di meccanica ed informatica.
    Come nota a margine è curioso mettere in luce il fatto che, seppure non tutta la società non vedeva di buon occhio il genio che si celava dietro alle donne, da questo volume traspare invero che erano tempi migliori  per le ardite che si lanciavano nelle scienze. Stranamente pian piano vi è stata un’inversione di tendenza che ha portato gli uomini, erroneamente, a credere di essere i soli delatori meritevoli di poter studiare le scienze. Ada Lovelace era una matematica che superava di gran lunga gli uomini. E lo dicono, nero su bianco nelle loro lettere, i maestri che ci hanno lasciato in eredità le fondamenta dell’informatica moderna.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Maria Cristina Folino.

    Vi confesso che non ho mai reputato il lungometraggio di Tim Burton un buon adattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie. La mia non fu l’unica impressione negativa, infatti anche la critica lo bollo come un film piuttosto leggero in cui lo spirito dark del regista soccombeva alla potenza del marchio Disney (che poi è la stessa casa di produzione che gli permise di realizzare Nightmare Before Christmas, quindi tecnicamente non era proprio la loro prima collaborazione).

    Se però ci si sofferma a leggere il saggio scritto da Maria Cristina Folino si riesce a intravedere la complessità strutturale che compone questo film. E vi confesso che ho dovuto riguardare il lungometraggio proprio perché molti dettagli erano sfuggiti alla mia memoria (che per quanto non lo amassi lo avevo visto diverse volte). Riproporre la storia di Alice è una grande prova d’autore per molti: dagli illustratori agli scrittori. Toccare la ragazza caduta nella tana del bianconiglio è sempre una sfida e il risultato non può piacere a tutti: i puristi la criticheranno per la mancanza di coerenza dall’originale, chi cerca qualcosa di nuovo la potrebbe trovare troppo classica.

    Quindi che Alice ci propone Tim Burton? Quello che fa emergere l’autrice del saggio è una Alice complessa, non semplicemente quella cresciuta del cartone animato del 1951, semmai una Alice coerente con quella Carrolliana che si adatta ai nostri complessi tempi moderni. Una Alice schiacciata dalle aspettative degli altri e che deve trovare la sua “moltezza” e crescere. 

    Ammetto che il 2023 è per me un anno fatto di saggi, ho messo in pausa la narrativa. Devo confessarvi che questo volume molto breve (io ne avrei letti altri due volumi su queste tematiche) è caldamente consigliato ai Carrolliani e Aliciofili (sì esistono anche in Italia) per approfondir e vedere con chiarezza i dettagli di un film che, forse, abbiamo preso troppo sottogamba.

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