Recensione L’ultima ricamatrice di Elena Pigozzi

Eufrasia è l’ultima della sua famiglia a portare avanti l’arte del ricamo e del cucito. L’arrivo di Filomena la spinge a insegnarle il suo mestiere e raccontare il suo passato fatto di donne contro corrente, di giornate piegata sul tombolo a vedere la vita diventare ricamo.

Attenzione questo libro è stato offerto da Piemme.

Questo non è un libro lungo, non è nemmeno un libro difficile, eppure ha richiesto molti giorni di lettura. Ho centellinato le pagine e ho goduto di questa saga famigliare che è racchiusa nella delicatezza di un ordito.

Mai avrei pensato di trovare così tanta lirica in queste pagine, sono stata attratta dalla sinossi, dalla copertina, ma non mi aspettavo nulla di più di una buona lettura che accompagnasse queste ultime sere calde; invece ci ho trovato il ricordo di tempi passati, quando anche a me era stato insegnato a ricamare, tanto da ricordare la sensazione sui polpastrelli che ogni tornano a pizzicare per colpa dell’ago scappato dal suo percorso, o anche il suono della voce della suora che leggeva ad alta voce non ricordo quale libro mentre noi continuavamo a decorare le nostre pezzuole di tessuto.

Sono bastate queste poche pagine per evocare emozioni del mio passato, ma è stato bello anche ripercorrere la storia di donne diverse che mettevano la loro vita sui tessuti e nell’abile arte della pazienza che crea magie di seta e lino. Vite che ripercorrono la storia d’Italia lasciandola fuori dall’uscio, perché troppo spesso la sua presenza è sinonimo di brutte notizie.

Questo volume si è rivelato come un’autentica sorpresa, non mi aspettavo di sprofondare nelle sue pagine, soffrire con i personaggi, tanto da non avere la forza di leggere altro, perché si sa, la vita non regala solo bei momenti. Mi sono ritrovata a sottolineare pagine e pagine (come avete già letto nel blog tour), ad andare a cercare i punti di ricamo che non conoscevo. È stata una lettura che si è fusa con la mia anima, e per questo ringrazio l’autrice; forse è il momento di riprendere tra le mani il filo e un buon ago e ritagliare quel pezzo di mondo tutto per me, dove lasciare fuori tutto e tornare a vivere se stessi tra i colori dei fili e dei tessuti.

Se vi ho incuriosito, vi invito a leggere anche le recensioni dei blog che hanno aderito al Review Party:

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Se io ho voluto iniziare davvero la lettura di questa serie lo devo al personaggio di Lady Gwendoline Muir, accennato nel volume prequel. Lo sapete benissimo che amo le protagoniste in cerca di eroe, e questa aveva tutto: la caduta da cavallo che le ha procurato quella caviglia su cui fa fatica a camminare, le ha portato via il marito e il figlio che portava in grembo. Una donna spezzata che incontra un uomo anche lui segnato, in questo caso dalla guerra, a cui vorrebbe concedersi ma non è sicura che per lei possa davvero esistere un nuovo inizio.

    Andare nel profondo di entrambi i traumi che hanno segnato i due protagonisti è la chiave per appassionarsi alla storia, ma anche per cogliere la morale che ogni volume racconterà: si sopravvive a tutto, tranne la morte, quindi se si è vivi bisogna continuare a esserlo.

    Lo stile di questa autrice permette al lettore di scorrere le pagine in un soffio (se non ricordo male lo lessi in meno di un giorno) e, la scelta di portare due personaggi a un nuovo inizio, ci da una chiara impronta su come questa serie sia votata a una rinascita di personaggi che hanno perso tutto, o credono di non avere un possibile futuro.

    Importante è anche la scelta di imporre a Gwendoline il dovere di reagire, perché non si può solo aspettare che arrivi il proprio cavaliere dall’armatura splendente a salvarci.

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  • Recensione di Oltre la meraviglia di Lewis Carroll

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    Attenzione questo libro è stato offerto da L’Orma Editore.

    Questa edizione fa parte di una delle collane più uniche che L’orma Edizioni potesse creare. Il nome è quasi retorico: “I pacchetti”, infatti è composta da libri che è possibile spedire comodamente. Dotati di una sovracoperta che diventa busta, può essere affrancata e inviata tramite posta in maniera veloce e furba. Così ci troviamo tra le mani con un volume di lettere di Carroll che possiamo decidere di spedire a chi vogliamo. Oserei dire un regalo natalizio davvero molto carrolliano.

    Torniamo però al volume che raccoglie appunto alcune delle corrispondenze di questo scrittore, fotografo e matematico. Delle autentiche chicche che persino io (che ben conosco le sue produzioni), sono rimasta sbalordita nello scoprire qualcosa di nuovo e mai visto. Forse anche grazie al lavoro di traduzione di Anna Scalpelli che rende la dialettica di Carroll alla portata di tutti. Tra le più originali rivelazioni c’è il “Portafrancobolli delle Meraviglie”, una autopubblicazione di Carroll che nasconde illustrazioni inedite e tutta la semplicità di quest’uomo che cerca la serenità nel suo quotidiano, trovandola grazie ad un oggetto che, nonostante abbia solo la funziona di contenere i francobolli, gli semplifica radicalmente la vita. Tra queste pagine traspare il racconto della vita vittoriana epistolare, in forte contrasto con il nostro quotidiano dove ormai, un messaggio è istantaneo, e una lettera è vista come una cosa troppo lenta. Impensabile gestire una conversazione scritta in maniera analogica quando, con un click, le nostre missive sono in grado ormai di arrivare in ogni parte del globo istantaneamente. Eppure fa piacere vedere quando un indirizzo scritto male, oppure omesso su una missiva, potesse causare il mancato recapito. Oggi ci spaventa solo che le nostre mail potrebbero finire nello spam, o che un messaggio visualizzato non sia ricambiato da una risposta. Un tempo le lettere erano oggetti dell’avventura, che dovevano passarne tante prima di arrivare a un destinatario. Forse con la semplicità, abbiamo perso quel lato rocambolesco che un nostro messaggio poteva vivere.

    Chi non ha mai letto le lettere di Carroll, si è perso irrimediabilmente la sua ironia e tutto il gioco che metteva nei suoi scritti. I libri di Alice sono un esempio più maturo, in cui non compare così apertamente la gioia dell’immaginazione: Lewis Carroll, viveva e raccontava il mondo come lo fa un sognatore. I suoi scritti, soprattutto quelli rivolti ai piccoli amici con cui corrispondeva, danno vita a situazioni irreali, comiche.

    Il volume riporta anche un falso storico legato a Carroll. Questo non rovina la lettura, conferma però che di questo autore c’è ancora molto da studiare e, la mancanza di fonti in italiano, rende la produzione di questi volumi difficoltosa. Non è quindi mio intento puntare l’indice accusatore verso l’editore e l’opera, perchè la smentita dell’aneddoto è possibile trovarla in un libro di Carroll assolutamente impensabile. Soprattutto per il tema dello stesso, molto lontano dalla narrativa.

    In tutta l’opera traspare quanto sia magico il modo di raccontare il quotidiano di Carroll: nessun episodio che lo riguardi è minimamente reale, semmai è portato all’estremo del nonsense con la fantasia che solo i bambini (almeno un tempo, perchè temo che le nuove generazioni non abbiamo più quell’innocenza) possono capire, e che certamente avrà loro strappato un sorriso. A questo poi si aggiungono la moltitudine di sperimentazioni: lettere scritte a spirale, alcune specchiate (che si possono leggere solo con uno specchio), a cui si aggiungono anche i suoi giochi e i modi in cui sono nati.

    Ma chi è, veramente, il mittente di queste missive ironiche e surreali? Ci sono stati studi, che snocciolano le corrispondenze di Carroll, e puntano il dito su una possibile mania, quasi pedofila. Altri che lo vogliono un Peter Pan (prima ancora della sua nascita e di Barrie stesso!). Io credo invece che le sue lettere (e questa selezione lo fa vedere bene) raccontino un uomo che sogna anche da sveglio, che gioca e non ha paura di usare la fantasia per parlare ai bambini.

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    È iniziata con delle condoglianze la fitta corrispondenza tra Eloise e Sir Phillip. Ma quello che ha stravolto completamente i piani della famiglia Bridgerton è stata la fuga, in piena notte, della sorella che ormai si temeva zitella, Eloise, diretta proprio a rispondere di persona a una proposta di matrimonio ricevuta per posta.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

     Questo libro esplora una Eloise molto diversa da quella che abbiamo intravisto nei precedenti volumi, e che ormai reputavamo destinata a restare nubile per il resto dei suoi giorni. E’ infatti completamente diverso da tutti gli altri volumi della famiglia che, grazie alla splendida serie tv, sta portando il romance storico sulla bocca di molti lettori e non solo. 

    Ciò che mi ha coinvolto di più è la struttura fuori canone del romanzo. Non è il tipico innamoramento, inoltre c’è quel pizzico di scandalo che in un romance storico non fa mai male. Inusualmente partiamo conoscendo per prima cosa Sir Phillip, un uomo molto freddo a causa anche del primo matrimonio tutt’altro che felice. C’è poi la componente divertente: i figli di Phillip. Due gemelli pestiferi che faranno vedere i sorci verdi alla cara Eloise, che sarà pronta a rispondere alle loro marachelle grazie all’esperienza coltivata negli anni con i suoi fratelli.

    Infine una graziosa nota di colore: ogni capitolo è introdotto da piccole note della stessa Eloise, scritte in diversi momenti della sua vita e che danno già una direzione al lettore un po’ come facevano gli articoli di Lady Whistledown (di cui si sente molto la mancanza).

    Davvero una piacevole lettura che, vi confesso, mi fa sperare che la seria stia diventando sempre più bella di libro in libro e, per la prima volta, nessuno spoiler nel secondo epilogo. Direi che se continua così mi dovrò procurare anche i cartacei, perché è proprio una serie che merita di essere nella mia libreria e, se amate il genere, anche nella vostra.

  • Recensione Tutto in un Bacio di Julia Quinn

    Hyacinth è l’ultima sorella di casa Bridgerton a non essere ancora sposata. Forse il suo problema è il carattere molto spigoloso e schietto che allontana tutti i possibili pretendenti. Certo di proposte ne ha avute, ma nessuna a lei degna. Sarà forse lo scapestrato Gareth St. Clair a essere l’unico a tenerle testa?

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Rispetto ai precedenti volumi della serie, insieme a quello dedicato a Benedict (La proposta di un gentiluomo), questa storia è quella che mi convince meno, . C’è molta più passione rispetto ai precedenti libri, cosa che apprezzerei se in alcuni punti Julia Quinn non avesse calcato la mano su quelle, lasciando un poco da parte gli altri aspetti della trama. Un esempio (un po’ spoiler quindi non leggete questo commento e passate al prossimo paragrafo) è la richiesta della mano di Hyacinth da parte di Gareth, rivolta però direttamente a Anthony che la accetta festeggiando subito senza davvero conoscere il futuro genero. Ha già rifiutato altre proposte di matrimonio, ma questa volta non si mette minimamente in discussione se lo faccia o meno per la dote (visto che Gareth ha problemi economici). Mi è sembrato un minimo forzata, piuttosto avrei approfittato della festa dei Bridgerton per introdurlo in famiglia e vedere che venisse accettato dal capofamiglia, piuttosto che dare per scontato che la sua proposta fosse sincera.

    Sono troppo pignola? Forse, ma rispetto agli altri ho visto che il focus della storia si sposta troppo sui gioielli e lascia in panchina il resto del mondo intorno ai protagonisti. Sia chiaro bellissima la stoia alle spalle di Gareth, ma per una volta non ho visto la completezza del mondo regency alle spalle dei Bridgerton essere parte della trama.

    Siamo ormai agli sgoccioli per questa serie. Manca infatti un ultimo volume e ormai siamo vicinissimi al e vissero tutti felici, contenti e sposati. Un poco mi spiace perché mi ero affezionata a questa numerosa famiglia, infatti mi chiedo che ne sarà di me dopo, quali altri libri potranno accompagnarmi come questi?

    La speranza è che Mondadori non abbia timore di cavalcare questa onda positiva di historical romance e porti in formato libreria molti altri classici che ha già nel catalogo edicola.

  • Recensione Il Pirata – La saga dei Pirati di James L. Nelson

    1701, Virginia. Il ricco Thomas Marlowe ha intenzione di costruirsi una vita e lasciare il suo passato alle spalle. Compra una proprietà terriera da Elizabeth Tinling, vedova rimasta senza un soldo, e di cui Marlowe rimane incantato, tanto da uccidere in un duello per salvare il suo onore. Inoltre si spinge a combattere i pirati con una maestria incredibile, una dote che forse rivela quanto nel suo passato la pirateria fosse presente.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Erano anni che non andavo per mare grazie a un libro. Per la precisione fu Hornblower a portarmi per primo nei sette mari, ma lui era un guardiamarina che grazie al suo intelletto arrivò fino alla carica di ammiraglio della Royal Navy. Pensandoci bene a parte qualche piccola eccezione (romantica) non avevo mai letto libri sui pirati. Per questo ho deciso di mettermi alla prova partecipando alla lettura di questa trilogia.

    Oggi vi parlerò del primo libro “Il Pirata” di James L. Nelson, una serie che in molti hanno amato e che era passata inosservata al mio radar, per fortuna questa nuova edizione permette di godere di questa lettura. Questo autore riesce a coinvolgere il lettore come pochi altri, si sente bene quanto lui conosce il mare e lo ama: si sentono le onde, il profumo della salsedine e i venti capricciosi. A questo poi si aggiunge una ottima conoscenza storica che porta sul libro fatti molto verisimili. Anche se ammetto che la sua scelta di rendere liberi e pagati gli schiavi della piantagione mi è sembrato un po’ troppo una forzatura. Il volume poi è ricco di molti termini tecnici marinareschi e per questo Mondadori fornisce al lettore, non solo la mappa dei luoghi, ma anche la nomenclatura delle varie parti di un vascello

    Il romanzo presenta molti personaggi che l’autore sfrutta per costruire la narrazione degli eventi, spostandosi da ognuno per accompagnare il lettore nell’avventura. Come spesso avviene questo genere di passaggio interrompe un poco la scorrevolezza del testo, ma una volta presa la mano con lo stile narrativo il romanzo scorre.

    Si è rivelato un buon libro, mi è piaciuto Marlowe e il fatto che nonostante avesse la possibilità di essere un uomo libero e onesto, il mare lo chiami perché forse ha bisogno solo di onde e di un fedele equipaggio.

  • Recensione Gli inganni di Locke Lamora di Scott Lynch

    Prendete Venezia, fatto? Aggiungete una sana dose di avventura, fatto? Mescolate energicamente mentre a cascata versate alchimia, ladri di strada e gilde. Fatto? Ora lasciate riposare in attesa che Mondadori faccia la magia, tra grafica d’effetto e raffinata ricercatezza nell’impaginato, ed ecco a voi pronto per la lettura “Gli inganni di Locke Lamora”, primo volume della serie The Gentleman Bastard Sequence!

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Era il 2019. Io con i soliti fedeli amici scrittori delle due pagine al giorno, in una casa a guardare insieme le lezioni della Masterclass di Neil Gaiman. Lo so, state pensando che stia divagando, ma fidatevi che arrivo al punto. Non ricordo bene cosa ci portò a parlare de “I bastardi galantuomini”, ricordo solo che mi bastarono le parole “Venezia fantasy”, unite a “avventura”: dovevo leggere questo libro. Con piacere mi dissero che la serie, interrotta da anni dalla Nord, era già nelle mani della produttiva Mondadori che, sotto alla linea editoriale Oscar Vault, stava mettendo in programma la riedizione dei primi volumi, oltre a pubblicare il terzo volume ancora inedito di questa serie.

    Devo essere onesta, questa serie non sono riuscita a leggerla al suo debutto. È nella mia wishlist da molto tempo (seppure non lo ricordassi e ci fossero voluti i miei amici di scrittura per farmi tornare la voglia di leggerlo), ma si era perso nelle sabbie del “appena esce il terzo volume lo compro”. Come troppo spesso accade, ecco che la pubblicazione non era mai arrivata e anzi, per fortuna ho atteso per vederlo in questa veste speciale.

    L’ambientazione è Camorr, una città che ricorda molto la nostra Venezia ai tempi del Doge. Alla suggestione dei canali descritti da Lynch, si aggiunge anche la componente fantastica che si sente appena nei primi capitoli, attraverso a oggetti e bevande alchemiche, a cui poi si aggiungerà molto altro continuando la sua lettura. Come se già così non bastasse ad affascinare, arriva anche la scelta di non raccontare i piani alti di questo mondo, bensì si parte dalle sue profondità più putride: Locke è un orfano che si trova a finire in una piccola banda di ladruncoli di strada che vive in un cimitero, e che poi arriverà a vestire i panni del più bravo Garrista di Camorr, senza che la città sappia davvero della sua esistenza.

    Locke infatti entrerà a far parte di un gruppo molto ristretto di ladri di classe, i Bastardi Galantuomini, votati a truffe con un certo livello di destrezza, in cui gli obbiettivi sono nobili e ricchi mercanti, che nessuno scoprirà.

    Da questa lunga premessa potete intuire quanto mi sia piaciuto, perché questa serie sembra avere tutti i presupposti per essere una delle migliori saghe che abbia mai letto (la speranza è che non cali nei prossimi volumi). Ho amato follemente l’ironia delle situazioni e delle battute dei personaggi. Ho trovato geniali i piani per incastrare chi finiva nel mirino della banda. L’unica pecca, che però diventa meno pesante di capitolo in capitolo, è la scelta di una narrazione su due livelli temporali: in uno abbiamo il presente, nell’altro il passato di Locke in cui, oltre a scoprire come è diventato ciò che è ora, viene svelata la storia e le particolarità di Camorr. Di solito questi salti mi indispettiscono moltissimo, ma vi confesso che per la prima volta non mi hanno dato grande fastidio, anzi, per certi versi sono rimasta più volte con il fiato sospeso nel voler sapere di più, e mi sono ritrovata a divorare pagine su pagine per scoprire quello che Lynch aveva lasciato in sospeso in un altro piano temporale.

    Insomma per essere un volume uno è parecchio ricco, promette di avere molto altro in serbo nei prossimi libri. Mi trovo a consigliarlo e a dover passare subito al secondo libro di questa saga. Se siete scoraggiati dal numero di pagine, o dal fatto che sia un libro pubblicato nei primi anni ’10 del 2000, ebbene lasciate a casa ogni dubbio. Merita di essere letto!

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