Recensione di Con o senza di noi di Valentina Sagnibene

Con o senza di noi

Nuvola vive fuori dal mondo, chiusa nei suoi disegni, alla ricerca del volto di un padre di cui non conosce nemmeno il nome. Tommaso invece è il ragazzo perfetto, quello invidiato e amato da tutti, eppure l’unica persona  che non gli vuole davvero bene è se stesso. Quando si trovano sul tetto lei è seduta pericolosamente sul parapetto. Lui l’ha raggiunta con molta fatica, visto l’incidente che ha avuto alla caviglia. Dal loro incontro scaturisce qualcosa a cui, nessuno dei due, ha il coraggio di dare un nome.

Attenzione questo libro è stato fornito da DeA Planeta Libri.

Mentre leggevo questo volume pensavo “sì, carino, un buon young adult”. Una volta terminato ho fatto davvero fatica a trovare le parole: non è solo un buon young adult. Cioè poteva essere solo quello fino al finale, quando l’autrice decide di strappare il cuore dal petto di noi lettori, per gettarlo nel cestino dei rifiuti differenziati, perché comunque siamo nel mondo reale ed è giusto rispettare l’ambiente.

Scusate il sarcasmo ma, mentre sto scrivendo queste parole, ho una notte insonne alle spalle ripensando a una scena che (NO, niente spoiler) mi ha ossessionato a tal punto dal rivederla. come in un incubo, una, dieci, mille volte. Forse è questo che rende questo libro qualcosa di più di un semplice libro young adult.

Partiamo col dire che l’autrice non ha una narrazione a flusso continuo. Approfitta dei punti di vista di Tommaso e Nuvola per staccare l’uno dall’altro, lasciando a volte dei vuoti tra una scena e l’altra dove è il lettore a doverli colmare con la propria soggettività, perché alla fine una vita non ha bisogno di essere raccontata in ogni suo secondo; anche perché è grazie a quelle pause che si capisce quanto questa storia non abbia bisogno di altro. Bastano le pagine che ha scritto, basta quel finale, anche se noi vorremmo di più, anche se non siamo pronti a chiudere il libro per passare ad altro.

Ci sono decine di aspetti che rendono questo volume un vero gioiello: Milano come ambientazione, mostrata romantica ma anche fredda nei suoi divari tra famiglie abbienti e quelle che sopravvivono in un bilocale. Billie è un personaggio che sembrerebbe solo una macchietta ma, acquista una sua tridimensionalità e mi piacerebbe leggere un libro solo su di lei. A questo vanno ad aggiungersi anche quegli aspetti tipici di un romanzo ambientato a scuola: l’atmosfera adolescenziale, le amicizie così difficili da trovare eppure così semplici da godere, la solitudine per essere una persona diversa ma che alla fine è circondata da una moltitudine di individui che vivono quello stesso disagio, solo che troppo spesso ci spaventa aprirci a loro e condividere quanto a volte la vita faccia molto male.

Insomma una lettura che vi consiglio caldamente se siete alla ricerca di uno young adult di cui vi resterà nell’anima la storia per giorni e giorni. Un romanzo che ha amore, dolore, amicizia e molto altro. Consigliatissimo, ora torno a piangere e a cercare la forza di passare ad altro, ma non so se ci riuscirò subito.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da DeAgostini Libri.

    Di solito non leggo middlegrade. Non lo faccio per snobbismo, semplicemente mi risulta difficile trovare libri che non mi risultino troppo edulcorati in questa fascia di età. Non sono convinta che i giovani lettori abbiano solo bisogno di storie arrotondate come le punte delle loro forbici. Credo infatti che questa bambagia venda a loro un mondo che là fuori non esiste.
    Questa volta però ho preferito dare una possibilità a Febe Giorgi. Dietro questo nome si “nasconde” Valentina Sagnibene, che era riuscita a rapirmi con il suo “Con o senza di Noi”.
    Parto con il dire che questo libro rispecchia l’autrice e, a mio parere, va letto pian piano, degustandolo di pagina in pagina. Insomma non una lettura da fare in corsa, ma da coccolare generosamente dandogli lo spazio che merita nel nostro tempo.
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    Quindi forse non dovrei sorprendermi che anche la narrativa potesse divenire uno strumento di propaganda. Invece quando ho scoperto gli studi di Stefano, poi analizzati in questo saggio, sono letteralmente rimasta sbalordita che persino i libri o le storie potessero raccontare (e incitare) l’estrema destra americana. Certo, è frutto di un’ingenuità che vuole le storie come veicoli di morale: cresciamo con le favole della buonanotte che ci trasmettono le regole principali del quieto vivere. Come fai a pensare che le stesse possano sporcarsi, raccontando quanto sia giusto essere bianchi, sottolineando quanto il nemico sia incarnato da ebrei e uomini di razza mista o da nuance di colore, che vanno oltre l’abbronzatura arancio?

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    Attenzione, questo libro è stato offerto da Stefano Tevini.

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    Attenzione, questo volume è stato offerto da Mondadori.

    È una trilogia, quindi come secondo volume è chiaro che sarebbe stato di passaggio. Per questo a molti, che durante la lettura mi hanno chiesto cosa ne pensavo e se lo consigliavo, ho risposto come già anticipato sopra. Ho bisogno del terzo volume. Devo confessarvi che i primi capitoli mi sono sembrati frettolosi se paragonati a quelli che, nella parte centrale, dilatano il tempo senza dare dei concreti passi in avanti alla trama; come se non bastasse accelerando il tutto di nuovo nell’ultima parte. Insomma scorrevole come il primo, ma ci sono di nuovo ingenuità che attribuisco anche al fatto che questa è stata una delle prime opere dell’autrice, quindi posso capire quanto sia caduta in errori abbastanza ovvi.

    La cosa che tiene il lettore agganciato alle pagine è il tormentato triangolo Alina-Mal-Oscuro. Non proprio il classico triangolo amoroso fatto di indecisioni, ma la complessità di amore e odio tra Alina e colui che sente di amare con il cuore (Mal) e colui che vorrebbe uccidere, oltre a volerne il potere (l’Oscuri). È chiaro che è anche il punto più facile su cui cadere. I contrasti tra Mal e Alina sono ingenui, e le turbe di Alina sul suo potere troppo spesso superficiali: ripetutamente vengono accennate come comportamenti contrastanti che andrebbero però approfonditi e palesati anche più attivamente, soprattutto considerando che è una narrazione in prima persona. Alina aveva modo di darci molto di più, così è un po’ troppo abbozzato. Messo lì giusto per fare colore.

    Abbiamo modo di conoscere meglio la famiglia reale, non dico molto di più perché i nuovi personaggi vanno scoperti leggendo. Certo è che mi ha dato più gusto questa corte rispetto a quella che troviamo nel primo volume, troppo distante dalla protagonista perché potesse attirare l’attenzione del lettore. Qui invece abbiamo effettivamente più voglia di capirli finanche arrivare ad amarli.

    L’ambientazione e il mondo russo-fantasy scompare a mio parere, per mettere basi più solide agli elementi della trama, ed è un peccato perché è proprio nella prima parte che avremmo potuto vedere di più. C’è stato anche un passo avanti. Ecco che la fusione di Grisha e tecnologia danno un primo assaggio di una componente semi-steampunk, bisogna vedere se questo verrà portato avanti nel terzo e ultimo volume.

    Quindi? Quindi aspetto marzo per capire se consigliare o meno la trilogia, però… ecco letto questo volume vorrei leggere altro di questo mondo e quindi sì, ho messo subito in wishlist “Sei di Corvi” e “Il mondo corrotto”. Insomma voglio una visione più completa. Ci aggiorniamo a fine marzo per il terzo volume della trilogia.

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    Dopo aver sconfitto il Nurarihyon la vita di Aki è tornata normale. Almeno per quanto può esserla per un Bakeneko che si finge umano. Eppure questa tranquillità sarà presto sconvolta dall’arrivo di Koichi, un demone volpe.

    Attenzione questa copia è stata fornita da Stefania Siano.

    Chi in adolescenza ha respirato le atmosfere dei manga, quei fumetti così strani (e che sì, chiamavamo fumetti), certamente potrà capire quando parlo dell’emozione di fantasticare sul Giappone: quella magica sensazione che trasmettono le divise scolastiche, gli amori da shojo, i ciliegi in fiore e i grattacieli di Tokyo. Sullo sfondo ogni scena che prende vita nella nostra testa. Sono queste le epifanie che nascono dalle pagine di Stefania Siano, ora, dopo tanti anni in cui ritorna a raccontare del suo Bakeneko Aki. Si vede che l’autrice è cresciuta e, soprattutto il finale, tira fuori quel dolce amaro che fa urlare “ne voglio ancora”, perché questo nuovo volume ha la forza di un romanzo breve, nel delicato spazio di un racconto.

    Si legge in poche ore, lo si ama, e all’ultima pagina si controlla che non ci sia davvero altro (forse alla mia copia mancano delle pagine? No, mi sto solo illudendo,voglio leggere altro) perché l’autrice ormai ha un percorso chiaro in cui direzionare il lettore e, a noi poveri spettatori, tocca solo pazientare per poter leggere altro.

    Aki è maturato e ormai il rapporto con Yoko potrebbe accontentare noi lettori, ma l’arrivo di Koichi non solo sconvolge le carte in tavola, ma permette anche di vedere che c’è un mondo più complesso di quello raccontato nel primo libro: ecco che gli Yokai sono un dato di fatto, ma ben camuffato al mondo umano. Hanno società e non solo. Una scelta che apre la porta a possibili nuovi racconti, e anche Yoko, come personaggio evolve.

    Tornano le illustrazioni di Paola Siano che, con il loro ormai inconfondibile, stile non si piegano all’ambientazione nipponica, ma offrono una visione alternativa unica che ormai rende speciali le opere delle Sorelle Siano: una che costruisce con le parole, l’altra che dona forma con il sapiente lavoro di chiaro scuro.

    Un racconto breve, bello da leggere e assaporare, di cui si sente una sola mancanza: il seguito. C’è bisogno di un racconto numero tre e quattro (non disdegnerei nemmeno un cinque) che spero arrivino presto.

    Se amate le atmosfere scolastiche da anime/manga non lasciatevi sfuggire questi racconti.

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    Recensione Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie di Maria Cristina Folino

    Il mondo della critica lo reputa una blanda trasposizione per famiglie, ma il lavoro svolto da Tim Burton ha diversi elementi che lo rendono molto più complesso di quanto si riesca a cogliere da una prima visione.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Maria Cristina Folino.

    Vi confesso che non ho mai reputato il lungometraggio di Tim Burton un buon adattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie. La mia non fu l’unica impressione negativa, infatti anche la critica lo bollo come un film piuttosto leggero in cui lo spirito dark del regista soccombeva alla potenza del marchio Disney (che poi è la stessa casa di produzione che gli permise di realizzare Nightmare Before Christmas, quindi tecnicamente non era proprio la loro prima collaborazione).

    Se però ci si sofferma a leggere il saggio scritto da Maria Cristina Folino si riesce a intravedere la complessità strutturale che compone questo film. E vi confesso che ho dovuto riguardare il lungometraggio proprio perché molti dettagli erano sfuggiti alla mia memoria (che per quanto non lo amassi lo avevo visto diverse volte). Riproporre la storia di Alice è una grande prova d’autore per molti: dagli illustratori agli scrittori. Toccare la ragazza caduta nella tana del bianconiglio è sempre una sfida e il risultato non può piacere a tutti: i puristi la criticheranno per la mancanza di coerenza dall’originale, chi cerca qualcosa di nuovo la potrebbe trovare troppo classica.

    Quindi che Alice ci propone Tim Burton? Quello che fa emergere l’autrice del saggio è una Alice complessa, non semplicemente quella cresciuta del cartone animato del 1951, semmai una Alice coerente con quella Carrolliana che si adatta ai nostri complessi tempi moderni. Una Alice schiacciata dalle aspettative degli altri e che deve trovare la sua “moltezza” e crescere. 

    Ammetto che il 2023 è per me un anno fatto di saggi, ho messo in pausa la narrativa. Devo confessarvi che questo volume molto breve (io ne avrei letti altri due volumi su queste tematiche) è caldamente consigliato ai Carrolliani e Aliciofili (sì esistono anche in Italia) per approfondir e vedere con chiarezza i dettagli di un film che, forse, abbiamo preso troppo sottogamba.

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