Recensione A Sir Phillip con amore di Julia Quinn

A Sir Phillip con amore

È iniziata con delle condoglianze la fitta corrispondenza tra Eloise e Sir Phillip. Ma quello che ha stravolto completamente i piani della famiglia Bridgerton è stata la fuga, in piena notte, della sorella che ormai si temeva zitella, Eloise, diretta proprio a rispondere di persona a una proposta di matrimonio ricevuta per posta.

Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

 Questo libro esplora una Eloise molto diversa da quella che abbiamo intravisto nei precedenti volumi, e che ormai reputavamo destinata a restare nubile per il resto dei suoi giorni. E’ infatti completamente diverso da tutti gli altri volumi della famiglia che, grazie alla splendida serie tv, sta portando il romance storico sulla bocca di molti lettori e non solo.

Ciò che mi ha coinvolto di più è la struttura fuori canone del romanzo. Non è il tipico innamoramento, inoltre c’è quel pizzico di scandalo che in un romance storico non fa mai male. Inusualmente partiamo conoscendo per prima cosa Sir Phillip, un uomo molto freddo a causa anche del primo matrimonio tutt’altro che felice. C’è poi la componente divertente: i figli di Phillip. Due gemelli pestiferi che faranno vedere i sorci verdi alla cara Eloise, che sarà pronta a rispondere alle loro marachelle grazie all’esperienza coltivata negli anni con i suoi fratelli.

Infine una graziosa nota di colore: ogni capitolo è introdotto da piccole note della stessa Eloise, scritte in diversi momenti della sua vita e che danno già una direzione al lettore un po’ come facevano gli articoli di Lady Whistledown (di cui si sente molto la mancanza).

Davvero una piacevole lettura che, vi confesso, mi fa sperare che la seria stia diventando sempre più bella di libro in libro e, per la prima volta, nessuno spoiler nel secondo epilogo. Direi che se continua così mi dovrò procurare anche i cartacei, perché è proprio una serie che merita di essere nella mia libreria e, se amate il genere, anche nella vostra.

Se vi ho incuriosito, vi invito a leggere anche le altre recensioni del Review Party:

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Da citare a margine, perché hanno fatto in qualche modo la differenza di quest’anno, sono “Poirot – Tutti i racconti” che mi ha aperto gli occhi sulla figura di questo investigatore il cui accento francofono e i baffetti mi avevano sempre attirato, ma con cui pensavo non sarebbe potuto scoccare nulla e invece è stato amore. Il secondo che cito è “Cuori Arcani”, una storia davvero particolare che trasudava di profumo d’arancia e mi ha mostrato come l’amore per i luoghi può portare a creare storie poetiche. Non è un libro che ho promosso a pieni voti, anzi, ma voglio rileggerlo perché credo di averlo iniziato in un momento sbagliato. Sono sicura che quando lo rileggerò si mostrerà in tutto il suo splendore. Infine, ma non per questo da sottovalutare, “Paul Verlaine – il fiore del male”, una storia che mi ha mostrato come un editore possa tirare fuori dalla bravura dei suoi autori una collana editoriale che ha un potenziare incredibile.

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    Si tratta di un libro pubblicato a inizio ‘900 e un poco si sente. I primi capitoli sono ricchi di nomi e situazioni e se siete abituati a letture leggere potreste rischiare di perdervi. Ci sono ottime descrizioni tipiche dei romanzi ottocenteschi: il lettore comodamente seduto a casa può viaggiare e sentire il profumo della sabbia del deserto. Anche la scelta dell’intreccio che contrappone Inghilterra e Sudan/Egitto rende dinamica la storia spingendo il lettore a continuare a leggere per sapere. Ammetto però che ci ho messo un po’ a entrare in sintonia con la storia, forse perché poco abituata allo stile dell’autore, ma vi confesso che non è una lettura pesante, anzi, una volta affezionati alla storia e ai personaggi difficilmente si abbandona la sua lettura. Questo è il primo libro di Mason che leggo, ma la casa editrice mi ha omaggiato di un secondo volume “Il fiore e le spade” che spero di iniziare presto.

    A chi consiglio di leggere questo libro? Se amate i romanzi storici questo non dovete perdervelo, è un autentico gioiello che va scoperto e non può mancare nelle vostre librerie. Non so se lo consiglierei a giovani lettori, anche se far riscoprire il senso dell’onore ai giovani sarebbe cosa buona e giusta (mi sento vecchia nello scrivere queste parole). Infine lo consiglio moltissimo a chi cerca un buon libro dal sapore classico, la traduzione è ottima e sono certa che questa avventura vi spingerà a cercare gli altri libri di questo autore.

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    Mentre Rik cerca di recuperare i suoi ricordi, intorno a lui vanno formandosi trame politiche, al punto da far traballare gli equilibri interni di Sark e i rapporti con la nascente super potenza di Trantor.

    Questo libro è stato offerto da Mondadori e recensito per voi da Viviana Tenga.

    Per chi conosce già l’universo di Asimov, Le Correnti dello Spazio si pone molto prima del Ciclo della Fondazione (l’Impero Galattico guidato da Trantor si sta ancora formando) ma molto dopo quello dei Robot (la Terra è pianeta ancora abitato ma semi sconosciuto alla maggior parte della popolazione galattica). È parte di quello che viene definito “Ciclo dell’Impero”, ma è totalmente autoconclusivo e slegato dagli altri due (se non per l’ambientazione comune).

    Il romanzo è datato 1952, ed è inevitabile che un po’ si senta. Quella che dovrebbe essere una tecnologia fantascientifica, ci appare per alcuni aspetti antiquata (in particolare, si senta la mancanza di internet o qualcosa gli somigli), i ruoli sociali e di genere sono a tratti un po’ “all’antica”.

    Nel complesso, però, Le Correnti dello Spazio non è affatto un romanzo superato. L’ambientazione fantascientifica è solo uno sfondo su cui si sviluppano scene d’azione e intrighi politici. I temi centrali riguardano la gestione il potere economico, lo sfruttamento delle popolazioni indigene da parte di élite straniere, il cinismo della politica internazionale (in questo caso, interplanetaria), il rapporto tra essa e la scienza.

    I personaggi, come spesso accade in Asimov, sono caratterizzati in maniera un po’ grezza, con tanto tell e poco show, ma non sono macchiette. Di ognuno di loro conosciamo motivazioni e ambizioni. Non c’è una lotta tra buoni e cattivi, solo tra visioni e interessi diversi.

    Lo stile è semplice, a tratti un po’ goffo, forse anche a causa di una traduzione che andrebbe svecchiata (quella proposta è ancora la prima che fu fatta in italiano, nel 1955). Diciamo che se cercate una prosa elegante o brillante, non è questo il libro che fa per voi.

    Se conoscete già Asimov, troverete quello che vi aspettate di trovare in un suo romanzo e quello che io personalmente, da fan, ho sempre apprezzato: trama complessa e intrigante, una visione del mondo basata sulla fiducia nella scienza e nella razionalità umana, personaggi di origini umili o addirittura emarginati che vedono riconosciuto il loro valore.

    Se non avete mai letto niente, è sicuramente un romanzo valido da cui iniziare. E ci troverete tutte le cose elencate al paragrafo sopra.

  • Recensione Sword & Sorcery – L’epopea di Fafhrd e del Gray Mouser di Fritz Leiber

    Colui che definì lo Sword and Sorcery, fu anche l’autore di questa raccolta di racconti dedicata a due personaggi che hanno contribuito a fare la storia di questo genere. Fafhrd e il GrayMouser altro non sono che i personaggi di una serie di racconti epici, dove avventura, astuzia e belle donne sono le colonne portanti della narrazione.

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Per voi ho letto Spade tra i Ghiacci, la penultima raccolta di racconti pubblicata ed è forse una delle meno apprezzate dal pubblico. Rispetto ai primi libri dove avventura e ironia la fanno da padrone, in questo volume non si riesce ad apprezzare pienamente le storie, quasi come se il filo conduttore dell’autore si perdesse all’interno dei racconti. Ci sono intatti delle narrazioni molto carine ma davvero brevi, e altre che occupano forse troppe pagine, risultando anche meno incisive. Nei primi infatti è il capriccio divino a dare forma alle difficoltà che troveranno sulle loro strade, mentre gli ultimi due, benché ci sia la presenza di Odino e Loki, sembrano fuori tema rispetto alle altre.

    Un elemento che ha certamente fatto il suo tempo, è la sessualizzazione forse eccessiva dei personaggi femminili. Abbiamo una giovanissima fanciulla che fa arrapare i personaggi che, per quanto apprezzi l’ironia di una “esca” che li metterà nei guai, devo ammettere che leggere oggi questa scena risulta meno ironica e più scontata di quanto, forse, fosse percepita all’epoca.

    Il finale della raccolta è piuttosto risolutivo e sembra quasi mandare “in pensione” i due personaggi, che trovano felicemente anche le donne da sposare. Questo è forse uno dei passaggi che fece storcere maggiormente il naso ai lettori dell’epoca (ma anche a quelli contemporanei), come se l’avventura fosse eterna e non si potesse accettare, per i loro beniamini, la decisione che forse fosse l’ora di sistemare le proprie cose e iniziare a godersi la vita.

    Se si vuole leggere fantasy Fritz Leiber è certamente uno dei più grandi autori del novecento. Certo questi racconti possono sembrare datati o dare un sentore di già letto, ma sono stati tra i precursori di questo genere. I personaggi da lui creati hanno saputo fondere la figura dell’antieroe con l’ironia e la fantasia.

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