Recensione: Crescent City – La casa di terra e sangue di Sarah J. Maas

Bryce ama divertirsi con la sua amica lupa Danika. È una mezza Fae, considerata da troppi uno scarto, ma la sua vita in fondo le piace. Quando però, rientrando urbriaca e anche strafatta trova il cadavere della sua amica e del gruppo di lupi, la sua vita cambia per sempre.

Attenzione questo romanzo è stato fornito da Mondadori.

La serie “Throne of Glass” non mi aveva fatta impazzire e il cambio formato da parte della Mondadori mi aveva portato a interrompere la sua lettura, quindi ho voluto dare una seconda possibilità con questa nuova saga a Sarah J. Maas. Ora è chiaro che l’autrice abbia fatto successo, ma davvero non capisco perché nessuno, ma proprio nessuno, abbia pensato di far notare all’autrice che alcuni passaggi erano davvero eccessivi: in scene dove stiamo cercando di capire ancora come funzioni il mondo da lei creato, ecco che entra a gamba tesa a spiegare un dettaglio del mondo creato, restando su questo per molto. In più punti queste descrizioni lunghe di fatti che non sta vivendo la protagonista risultano di troppo. È chiaro che il lavoro dell’autrice punti a dare al lettore le informazioni chiare per comprendere il complesso mondo e la città di Crescent City, ma come sempre è meglio che il lettore viva certe informazioni più di sentirsele spiegare.

Il word building è davvero complesso e anche se a volte sovrasta la trama: come ho già detto ci sono tantissime descrizioni, bellissime ma a mio parere andavano smussate per lasciare spazio alla trama. La storia è davvero complessa: quando ho provato a riassumere il libro mettendomi davanti al pc mi sono resa conto che non è così semplice, ogni evento è concatenato in maniera che non stia in piedi senza poter conoscere i retroscena dell’ambientazione, il tutto infatti è fuso in maniera indissolubile, anche se come ho già detto, forse la costruzione del mondo soffoca troppo (soprattutto) i primi capitoli.

Bryce come protagonista non mi è dispiaciuta e anche Danika (per quanto non sia presente fisicamente) non sono le macchiette: spesso con il loro modo un po’ ribelle cercano di convivere con la difficile responsabilità che hanno sulle spalle, mi è piaciuto immedesimarmi in entrambe.

Le componente maschile aggiunge una nota romantica al romanzo: Hunt che cerca di risolvere il caso nei tempi stabiliti dal governatore così che possa riscattare la propria libertà (o quasi) è affiancato alla protagonista a cui si legherà moltissimo e si contrappone a Rhun, principe succube di un padre che già sta intavolando per lui un matrimonio e vuole soltando aiutare la “cugina” Bryce a continuare a vivere dopo la perdita della cara amica.

Il finale è un po’ troppo una americanata, non faccio spoiler, ma vi confesso che ci sono: il colpo di scena che grazie a una incomprensione fa sentire tradita la protagonista, il conto alla rovescia, il cattivo che spiega tutti i suoi misfatti e i piani, le esplosioni… non fatemi continuare fidatevi solo che a un certo punto mi aspettavo pure qualche resurrezione.

Quindi? Non è in libro scorrevole, ma i difetti più grandi li ho trovati più nella traduzione, mi auguro che sul cartaceo questi refusi e errori siano stati tolti. Nell’insieme è una storia godibile, forse mi aspettavo qualcosa in più, ma non mi sento di crocifiggere un libro che, per quanto non eccelso, mi ha fatto buona compagnia. Non è una lettura così brutta e credo che i giovani lettori l’apprezzeranno (anche se dai, le scene hot ce le poteva risparmiare la Maas), se amate il genere Urban Fantasy con una buona dose di Paranormal Romance allora dovete leggerlo, per i puristi del genere invece lasciate stare.

Se vi ho incuriosito, vi invito a seguire anche le altre tappe del Review Party:

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    Attenzione: questo articolo è stato scritto da Viviana.

    Preludio alla Fondazione e Fondazione Anno Zero

    I due prequel raccontano le vicende di Hari Seldon, l’inventore della psicostoria.
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    Fondazione Anno Zero ha una struttura episodica simile a quella della Trilogia e accompagna Seldon nelle tappe della sua vita, fino alla vecchiaia, che coincide con la partenza della spedizione per colonizzare Terminus.

    Forse ancora più di HariSeldon, protagonista di questi romanzi è però il pianeta di Trantor, la grandiosa capitale dell’Impero, coperto da cupole e diviso in settori che sono ognuno un mondo a se stante, un’ambientazione affascinante che non può non rimanere nel cuore del lettore.

    Se nella Trilogia predominavano avventure, intrighi e gare di intelletto, i prequel danno molto spazio anche a temi sociali. Si parla tanto di disuguaglianze sociali, di burocrazia, di superstizioni e di pregiudizi, di lotte per il potere e di politica in tutte le sue forme. Si parla, in poche parole, di umanità e di un grandioso tentativo di capirla per salvarla da dinamiche di auto-distruzione.

    Chi ha letto altre opere di Asimov, in particolare il Ciclo dei Robot, troverà un po’ di riferimenti e scoprirà come quelle vicende siano entrate nel passato mitologico (ma non solo) dell’Impero Galattico.

    L’Orlo della Fondazione e Fondazione e Terra

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    Al centro c’è il personaggio di Golan Trevize, giovane consigliere della Fondazione dotato di un intuito fuori dal comune.

    Ne L’orlo della Fondazione, Trevize si trova a districarsi tra intrighi segreti delle due Fondazioni, nonché di una nuova, misteriosa potenza capace di influenzare le menti. Infine, toccherà a lui prendere una decisione per il futuro della Galassia, scegliendo tra il Piano Seldon e una nuova via.

    In Fondazione e Terra Trevize e i suoi due compagni di viaggio esplorano la Galassia alla ricerca della Terra, il leggendario pianeta d’origine della razza umana, che potrebbe nascondere indizi importanti per ponderare meglio la scelta compiuta al termine del romanzo precedente.

    I due romanzi sequel rischiano di lasciare l’amaro in bocca se ci si è affezionati troppo al Piano Seldon e alla psicostoria. Asimov però, nel suo portare avanti la trama della saga, mostra una mentalità decisamente da scienziato: la psicostoria ha funzionato per cinquecento anni, ma nel momento in cui vengono evidenziati dei difetti e si trova una soluzione migliore ai problemi della Galassia, è giusto cambiare strada.

    Un aspetto interessante di questi ultimi romanzi è quello tecnologico. La Trilogia è stata scritta negli anni Cinquanta, e ciò che sembrava futuristico allora lo sembra molto meno adesso. In particolare, spicca la quasi totale assenza di computer. Negli ultimi romanzi, scritti trent’anni dopo, Asimov immagina una forte evoluzione per le tecnologie della Fondazione, con il risultato che anche un lettore di oggi riesce a sentire a pieno il mood fantascientifico.

    Inoltre, questi due romanzi sono quelli che hanno più legami con gli altri grandi cicli asimoviani, quello dell’Impero e, soprattutto, quello dei Robot. Basti dire che, nel cercare la Terra, Trevize si imbatte negli antichi Mondi Spaziali di Aurora e Solaria… ed entrambi hanno avuto un’evoluzione inaspettata.

    La componente di intrighi politici (nel primo romanzo) e di avventura (soprattutto nel secondo) è preponderante, ma entrambi i romanzi hanno anche una forte vena speculativa e filosofica: Asimov va infatti oltre i ragionamenti sociali degli altri romanzi e passa a porsi una domanda ancora più di alto livello: quali sono le possibili evoluzioni future della razza umana?

  • Delicato l’equilibrio sta per tornare…

    Prima che il fandom di questo libro si faccia illusioni, chiariamolo subito: no, non ho scritto il seguito; non ho intenzione di scriverlo. Semplicemente lo rimanderò in stampa…
    Sono infatti scaduti i termini con La Ponga Edizioni che mi ha supportato in questo progetto, e che ancora ringrazio perché hanno fatto arrivare questo volume ai lettori. Non ero affatto convinta di iniziare questo percorso, eppure qualche giorno fa ho partecipato a un evento dove c’erano molti miei lettori (posso dirvi che sono ancora parecchio sorpresa che tutta quella gente mi avesse letto) e che, parlando di quello che avevo scritto, continuavano a dirmi “Delicato è bellissimo!”
    Per chi conosce i retroscena, o chi ha letto i ringraziamenti, sa che questo è il libro che mi ha fatto smettere di scrivere. Per questa storia provo amore e odio. Visto però che non sto scrivendo con continuità, mi sono quasi convinta che, con in mano i suoi diritti, non potesse far altro che cadere nell’oblio. Eppure quando penso all’idea “massì, ha fatto la sua vita, sono a posto così”, ecco che sulla mia strada le persone mi dicono “ma sai che è un bel libro? L’ho divorato”.

    Non sarà facile, ma ho deciso di dargli una nuova veste. Resterà il titolo, ma provvederò a sistemarlo con l’aiuto di Gioia De Bonis che, armata di penna rossa e forbici, mi aiuterà a riportarlo in vita.
    Ho fatto pace con la scrittura? No, le ferite che ho nell’animo sono ancora aperte, non ho collezionato nessuna cicatrice figa che mi aiuti ad archiviare la paura che provo nel raccontare una storia. Questo è un nuovo inizio. Il primo passo per offrire un ramoscello d’ulivo a quella parte del mio cuore che ancora sanguina. Non ci sono date, non ci saranno novità per un po’ di tempo. Quindi? Beh continuate a seguirmi e pian piano ne saprete di più.

    P.S. L’immagine del post è della copia di Delicato l’Equilibrio che ha viaggiato nelle mani di tanti lettori grazie al bellissimo gruppo Libri Itineranti. E’ tornata da me per gentile concessione di Francesca Ostili a cui, appena possibile, arriverà la primissima copia di questa nuova edizione. Guardando queste pagine, a ogni mio dubbio, capisco che è ora che la smetta di non credere in questa bellissima storia.

  • Recensione Tenebre e ossa di Leigh Bardugo

    Alina è cresciuta all’orfanotrofio con Mal, da molti anni prova qualcosa per lui. Ma non c’è tempo però per i sentimenti, la missione a cui sono assegnati li porterà ad affrontare la traversata della Faglia d’Ombra, un luogo dove la sua vita cambierà per sempre.

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Era il 2014 quando lessi per la prima volta questo libro, pubblicato da Rizzoli con una copertina abbastanza intrigante. Oggi, sei anni dopo, Mondadori riporta questa trilogia in Italia e lo fa con classe: grafica molto lussuosa, interni curati e la promessa (che Rizzoli infranse) di pubblicare tutti e tre i volumi.

    Sinceramente dopo tutto questo tempo non ricordavo di averla letta, e nemmeno avevo ricondotto l’autrice agli altri lavori già editi da Mondadori. Non mi avevano attirato più di tanto, ma questo libro per quanto non fosse/sia perfetto ci tenevo a rileggerlo. La trama infatti segue dei canovacci abbastanza intuibili e già sfruttati da molti autori negli young adult fantasy, tanto che anche i colpi di scena risultano abbastanza prevedibili.

    I punti di forza sono da ricercarsi nello stile semplice e diretto, l’autrice sfruttando la prima persona rendendo la lettura scorrevole; Alina, la protagonista, coinvolge il lettore. Sebbene il punto di vista sia monofocale, si ha una buona visione d’insieme dei personaggi e del mondo Grisha. Alina è la tipica eroina fantasy, modesta, ma che non vuole lasciarsi andare a quello che il mondo le impone. E’ certamente il personaggio meglio costruito a discapito però di Mal e dell’Oscuro, che rimangono in ombra rispetto a lei.

    L’ambientazione crea spettacolari suggestioni, una Russia Fantastica che rimane forse un po’ troppo di sfondo, ma del resto siamo nel primo volume. Potrebbe esserci molto di più nei successivi. È interessante come abbia fuso le atmosfere russe all’elemento fantastico.

    Per quanto il tempo passi rimane una sola cosa che ora mi aspetto: il seguito. Già perché di questa autrice ho visto arrivare le serie che (ambientate nello stesso mondo) hanno avuto un discreto successo. E’ normale che anche questo primo volume cavalcano quell’onda (e ci spero, voglio gli altri due volumi e li vorrei subito, per favore!).

    Consigliato a chi cerca un fantasy senza troppe pretese; la mia speranza è che il secondo libro sia superiore al primo.

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