Recensione di All’Ombra del Drago di Viviana Tenga

All'Ombra del Drago

Come sarebbe il mondo se, a un certo punto, decidessimo di rinunciare alla tecnologia? Se poi, tornati in un mondo più spartano facesse la sua comparsa la magia, come si vivrebbe? Sono queste le premesse del libro d’esordio di Viviana Tenga.

Prima di parlare di trama, mi soffermerei sul worldbuilding, visto che è particolare, Mio personale gusto, non è una ambientazione che di solito trovo congeniale. Sono una purista del fantasy; trovarmi con un libro, la cui storia è ambientata in una realtà “post-moderna”, è di solito una discriminante che spesso determina la mancata lettura di un libro. Ogni tanto però bisogna mettersi alla prova. Questa volta, osare mi ha premiato. Come è riuscita questa scrittrice a conquistarmi, quando di solito in pochi riescono nell’impresa? Prima di tutto perché ha voluto che leggessi il suo romanzo: conosce i miei giusti ed era conscia del potenziale del suo libro. Il grosso del merito però va ovviamente al libro e alla scelta, non banale, di un mondo in cui l’umanità ha abbandonato ciò che è tecnologico, ma che non è “tornato indietro nel tempo”. Mi spiego: non abbiamo atteggiamenti e situazioni “medioevali” (perdonami Barbero, ma è per far capire il concetto), bensì ci troviamo in un mondo più evoluto; ad esempio si trovano coppie omosessuali accettate e facente parte del tessuto sociale, cosa che nemmeno oggi potremmo pensare di vedere. Ci troviamo quindi in una città in cui manca la modernità delle comodità quotidiane: spostarsi da una città all’altra richiede tempo e fatica, ogni oggetto è frutto della maestria di un artigiano… a ciò si affiancano piccoli elementi che ricordano il nostro contemporaneo e che fanno sorridere. Con astuzia l’autrice descrive, con gli occhi ignoranti dei suoi personaggi, piccole cose che normalmente vediamo ogni giorno, e che sono decadute.

Anche gli elementi magici di questo mondo mi hanno piacevolmente sorpreso. Risvegliati dalla negazione della modernità, non si presentano come i comuni  stereotipi di questi poteri, bensì sono manifestazione dell’io umano. Ecco che la razionalità diviene magia bianca, mentre l’istinto irrazionale diviene magia viola. La prima più vicina al concetto di clero illuminato, la seconda alla stregoneria. Inoltre la figura del drago è più un elemento che agisce sulla psicologia dei personaggi (come del resto lo fa anche la magia di questo mondo). Non è quindi solo un mostro da sconfiggere, spesso l’ho trovato una concretizzazione della depressione umana, una forma magica che da vita a quei pensieri, a quelle ansie che fanno soffrire i protagonisti. Qui infatti si collega a mio parere una chiave di lettura profonda: il lettore non sta vivendo magiche e avventurose storie, semmai si trova con una trasposizione del mal di vivere, un modo per dimostrare che certi disturbi del pensiero possono essere combattuti. Sì, con l’auto di uno psicologo, ma è sempre la volontà del singolo al cambiamento a permettere un vero percorso di crescita e accettazione; la depressione non è una malattia che si cura con una pastiglia. Troppo spesso è un male continuo che va affrontato, come si combatte un drago.

Veniamo però al punto importante: la storia. Difficile descrivere tutto, è stata una lettura che mi ha occupato parecchio tempo (per motivi personali) e che nonostante gli stacchi ha sempre trovato il modo di riprendere il ritmo da ogni punto in cui avevo interrotto: questo denota che la costruzione di personaggi e capitoli non è banale. Ogni elemento è ben studiato e accompagna il lettore di capitolo in capitolo. Per una volta, nonostante il cambio di punto di vista, non mi sono persa. Non è una cosa scontata, soprattutto quanto è un’emergente a padroneggiare così bene la tecnica.

Facendola breve, vi posso dire che ci sono DinD (citazione d’obbligo, non ho trovato la clip quindi se non hai colto guarda il film), cavalieri che le salvano e intrighi politici, ma non è una storia prestampata, un qualcosa che si sia già visto o che, al contrario, si prenda una rivincita su certi stereotipi narrativi. La trama è semmai figlia della concretezza della sua autrice, senza fronzoli, senza voler urlare unicità, ma che mette realtà e coerenza in una narrazione. Un modo di scrivere libero dalle strutture narrative di certi fuffa-writing-guru. Non mancano colpi di scena, elementi che sorprendono, ma lo fanno in un contesto molto diverso rispetto a quello che siamo abituati a trovare nei libri inflazionati del genere fantasy.

Insomma una lettura che consiglio sia ai puristi del genere, ma anche a chi vuole provare a leggere qualcosa di diverso. Un libro che porta un qualcosa di nuovo e particolare nelle vostre librerie. Che dire… mi aspetto molto altro da Viviana.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Vi confesso che i libri che parlano di libri, librai, librerie sono quelli che compro volentieri, e poi abbandono sugli scaffali senza mai trovare lo stimolo di leggerli.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Quel primo assaggio mi ha aperto un mondo.

    La più grande autrice in Italia di questo genere è certamente Francesca Angelinelli. Di romanzo in romanzo ha affinato la bravura non solo nelle storie, ma anche nella filologia di ambientazioni orientali, soprattutto con il suo Chariza.

    Anche Mondadori ha calcato questa via negli anni passati pubblicando la Trilogia di Otori che però non aveva avuto questo grande seguito come invece è avvenuto per i libri della saga che sono editi da Edizioni E/O. Se vogliamo restare in casa Mondadori vi ricordo anche “La guerra dei papaveri”, che tra le altre cose è stata pure una delle migliori letture 2020. Eppure se ben ci pensiamo c’è molto più fantasy orientale in libreria di quanto potremmo immaginare.

    Partiamo con una collana editoriale tutta dedicata a storie con ambientazione orientale e con un pizzico di atmosfere horror. Mi riferisco alla collana YOKAI di Bakemono Lab che vi consiglio di sfogliare perché. già solo per le copertine molto originali, io comprerei il mondo. Insomma a volte ignoriamo che nell’editoria indipendente potremmo trovare proprio i prodotti più adatti a noi.

    Se però avete voglia di qualcosa di più veloce, ci sono i racconti. Già perché anche nel formato più breve ecco che ci sono antologie come “Rizomi del sole nascente”, oppure la serie di Stefania Siano dedicata a Aki il Bakeneko.

    Se invece avete più una propensione per l’urban fantasy, allora vi consiglio Onislayer, letto moltissimi anni fa, ma che ancora oggi mi sento di consigliare caldamente.

    La fantasia e il sol levante non si fermano certo al passato  o al presente. Quindi ecco a voi un paio di titoli che mi hanno suggerito “Sirene” di Laura Pugno e “Il guerriero del tramonto” di Eric Van Lustbader.

    Insomma ci siamo sempre lasciati affascinare dal mondo lontano dove il sole sorge, e forse non ci siamo mai accorti di quanto i suoi raggi siano già intorno a noi. Vi invito a cercare, e perché no comprare, alcuni dei titoli che ho citato così che sia sempre alimentato e dia la possibilità, ad autori ed editori, di portare nuova luce sui nostri scaffali.

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    Per una promessa fatta, i figli gemelli della Protettrice sono stati mandati al Grande Monastero. Akeha e Mokoya sono molto diversi. In un mondo dove magia e tecnologia si fondono, riusciranno a rimanere uniti?

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondarori.

    Sono rimasta perplessa da questo libro (o meglio serie, visto che in questo volume sono contenuti ben quattro libri). La prima cosa che ha causato diversi problemi è la filologia della traduzione: l’autore sceglie un mood genderfluid che permette al libro di far incarnare ai personaggi, che nel loro mondo possono scegliere il proprio genere, un sesso neutrale. Questo però implica che ogni loro azione è gestita con il pronome “loro”; per capirci “Alice sceglie di leggere un libro” nel mondo del Tensorato, al momento della mia “neutralità” tale azione viene trasposta in “Alice scelgono di leggere un libro”. Questo aspetto non viene introdotto da una nota della traduttrice (che ha rispettato la scelta dell’autore che, invece di usare la “Ə”, preferisce usare un plurale bigender). Lo trovo davvero sperimentale e un primo passo nell’innovazione per la gestione del genderfluid nella letteratura contemporanea, ma per persone dislessiche come me la lettura diventa pesante, confusa. Insomma è un passo interessante, ma per me molto ostico.

    Terminata questa premessa torniamo al libro. La copertina urla oriente, ma tristemente nel testo gli elementi che lo denotano sono pochissimo: i nomi, la presenza di piccoli dettagli (non vi svelo quali per non farvi spoiler) lo fanno intuire, ma per il resto c’è poco che lo definisca chiaramente. A questo si aggiunge la presenza della magia che è parte fondamentale della tecnologia del mondo.

    Nel suo insieme la storia ha del potenziale ma è forse soffocata troppo da un worldbuilding che emerge piano piano dalla trama, e spesso la caratterizzazione dei personaggi non è così ben definita.

    Pensando che sono quattro libri, mi sorprende notare quanto siano brevi in singolo. Questo rende la lettura scorrevole ma lascia secondo me poco a chi legge. Non sono riuscita ad appassionarmi, ma questo potrebbe essere anche dovuto ai problemi della lettura legati al genderfluid.

    Mi trovo a sconsigliarlo, ma mi sento di mettere un piccolo avvertimento. Per me leggere questo volume è stato complesso. Non sono abituata, e la dislessia ha reso ogni frase un campo minato che dovevo attraversare. Per questo forse la lettura è partita appesantita e per un effetto a catena me lo ha fatto apprezzare meno del dovuto. Sono onesta vorrei poterlo leggere in piena libertà, lasciando i problemi della dislessia alle mie spalle, non potendolo fare non so proprio se confermarvi che è un libro insufficiente o se sono io non essere stata in grado di apprezzarlo.

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