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Salone del Libro di Torino, riflessioni a mente fredda

Salone del Libro di Torino

Sono in grande ritardo, ma ci tengo a dire qualcosa sull’ultimo Salone del Libro di Torino. Ha riscosso tanto successo, aprendo le porte al Romance, riconoscendone l’importanza dopo anni di snobbismo. Questo almeno è quello che social e giornalisti hanno trasmesso durante, e dopo, la fiera più importante dedicata ai libri nel nostro paese. Vi confesso che mi trovo in disaccordo con tutta questa positività; un poco mi sento a metà tra un boomer e Helen, la moglie del pastore Timothy Lovejoy dei Simpsons, trovandomi a dire “perché nessuno pensa ai libri“. Già, perché di tutto questo mondo rosa, di numeri che toccano nuovi record, ho sentito davvero che qualcosa non andava: per una volta non sono stati i libri al centro della fiera, semmai il costante bisogno ostentare, diventare virali e raccogliere libri, autografi e video per creare contenuti social.

Ci sono state anche cose positive, ma io mi fermerei a quel lato più oscuro che non è finito sui social. Cominciamo dal Romance: grande rivincita per questo genere? Non credo proprio. Avere le porte aperte del Salone non ha significato valorizzare questo genere: i panel erano più una celebrazione dell* scrittor*, che un momento per raccontare questo genere nel nostro paese, per pretendere che venga davvero rispettato. Gli stessi editori, insieme all’organizzazione, hanno tolto la maschera: davvero avrebbero accolto questo genere (chi nel proprio catalogo e chi nel proprio evento) se non muovesse persone, e quindi denaro? Lo vediamo tutti i giorni quando vengono pubblicati autori che hanno avuto grande seguito sulle piattaforme. Li si fa arrivare in libreria pieni di errori, buchi di trama e copertine discutibili.

Questo Salone ha fatto lo stesso, non ha creato un momento culturale, ha semmai cavalcato l’onda di un successo che è figlio di qualcosa che mi spaventa moltissimo: i libri vivono più sui social che nelle librerie dei lettori. Recentemente facevo questo ragionamento con un’amica scrittrice, la quale ha concluso con una massima dolorosissima: “un libro è vivo, e quindi vende, solo se si vede sui social”. I libri che non vengono fotografati, che non finiscono mostrati in un bookhaul (anche se infinito) non esistono. Vorrei tanto dire che è una visione esagerata, ma escludendo grandi nomi dell’editoria, che hanno già una fanbase, questo pensiero ha tristemente ragione: i libri sono su un palcoscenico sempre più affollato dove è molto difficile emergere. Non basta più talento e motivazione; immaginatevi poi un gruppo di impreparati addetti alle luci che lasciano in ombra il 90% di quello che viene pubblicato per parlare solo dei titoli in uscita (perché è inutile negarlo vengono premiati da maggiori views e possibili collaborazioni) di grandi Case Editrici e di determinati generi. Il resto dei libri ha solo un modo per sopravvivere: confidare che, chi lo ha pubblicato, lo voglia sponsorizzare creando una luce tutta loro per toglierlo dall’ombra. Altrimenti? Beh altrimenti l’oblio di un numero davvero enorme di copie che non vedranno mai una libreria. E figuriamoci arrivare a un lettore.

Tutto questo si contrappone a un mondo di lettori bulimici, gente che al Salone comprava decine di libri pronti a postarli sui social. Chissà se li leggeranno mai. Perché sappiamo tutti che il lettore di questo tipo ha sempre budget per un nuovo libro, ma non ha mai tempo per finire la pila del “prossimamente”; quei volumi tanto desiderati, comprati sull’onda dell’hype potrebbe poi comparire, chissà come mai su siti di rivendita o scambiato perché tutta quella voglia di leggerli è scemata. Tutti che comprano, in pochi (se non nessuno) che leggano tutto quello che comprano … E vorrei che vi immaginaste quell’autore, che si è visto comprare delle copie, che attendeva di vedere la sua opera prendere vita grazie a quei lettori, rimanere dopo settimane e mesi senza condivisioni, recensioni … per poi vedere il suo volume su Vinted o Libraccio.

Per carità, siamo tutti liberi di decidere cosa fare di ciò che abbiamo acquistato, ma il libro sta diventando sempre di più un prodotto di consumo, con una vita molto breve. Si parlava di due mesi di vita per un libro in uscita, ergo il periodo in cui era più probabile vendere ed essere letti; ad oggi alcuni non sopravvivono oltre la settimana. Passata quella, è difficile che venda molto di più. Dimentichiamo che un libro di solito viene scritto in mesi, a volte anni (ma anche queste velocità si stanno riducendo perché bisogna essere più presenti per non essere dimenticati), per poi avere una possibilità di emergere così ridotta nel tempo. Vorrei davvero che questo mondo migliorasse, ma dopo questo Salone ho sempre meno speranza. Che ne sarà di questo mondo che non riesce ad andare oltre? Un luogo che sembra abitato sempre di più da creature simili al “Senza volto” de “La Città Incantata” pronto a fagocitare tutto?

Nel mio piccolo sto cercando di vivere il mondo editoriale in maniera più sana: comprare meno, comprare soprattutto mettendo in programma la lettura di quello che compro. Non accumulare giusto perché un libro mi ispira e, soprattutto, non fami spingere a comprare dalle campagne pubblicitarie o dai video che consigliano libri: lasciare che sia il libro stesso a farsi scegliere, attraverso la sinossi, la prima pagina; non mi affido più a copertine belle e consigli web (ma ne parleremo in un altro articolo).

Qui in breve gli acquisti di questo salone, con un breve perché e quando vorrei iniziare la loro lettura:

  • Via col vento – Volume 2” – Graphic novel ispirata all’omonimo romanzo di Margaret Mitchell e illustrata da Alary Pierre edito ReNoir Comics.
    – Ho dovuto recuperarlo perché, essendoci il disegnatore, volevo averlo sketchato.
    – Devo ancora leggere il primo volume … mi sono promessa di metterlo in lettura entro l’estate.
  • Storia naturale dei Draghi” di Marie Brennan edito Armenia.
    – Questo libro è sulla bocca di tutti quelli che parlano e leggono fantasy. Sono curiosa di capire se è un caso editoriale, oppure l’ennesimo volume che ha una buona campagna pubblicitaria alle spalle e nulla più.
    – Spero di poterlo iniziare per questo inverno, non so perché ma penso sia una lettura da temperature basse.
  • Io che non ho conosciuto gli uomini” di Jacqueline Harpman edito Blacke Edizioni.
    – I miei problemi con la fantascienza sono noti a tutti. Ogni volta ci riprovo, ma questa unione sembra impossibile. Ecco, di questo titolo parlano bene in molti. Che possa finalmente sfatare questa costante contro la fantascienza?
    – Vorrei leggerlo per questa estate, vediamo se davvero riesco a iniziarlo prima di settembre.
  • Embers of the eternal flame” di Maria Luisa Occhiolini edito Peony Publishing.
    – Questa casa editrice mi incuriosisce da tempo e devo confessarvi che ho pochi romanzi M/M nella mia libreria, quindi ho deciso di investire su di loro. Vedo che sono preparati e selezionano con cura i testi.
    – Mi ero ripromessa di leggerlo in e-book (che è uscito da poco più di un mese), ma ancora non ho avuto tempo di farlo. Anche questo, come il precedente, spero riesca a diventare una delle mie letture estive.
  • Abisso” di Jioke edito Edizioni BD.
    – Conosco questo artista da quando era sconosciuto ai molti. Questa è stata la prima occasione di incontrarlo dal vivo e dirgli quanto è stato fondamentale per me il suo modo di raccontare storie sgradevoli, oltre che spaventose.
    – Qualche pagina l’ho letta mentre ero al Salone … spero di concluderlo il prima possibile.
  • I fiori che calpesti” di Eva Milani edito Hope Edizioni.
    – Dietro allo pseudonimo di Eva c’è un’autrice italiana che ho amato sin dal suo esordio. Vederla scrivere nuovi generi, e decidere di usare un nuovo pseudonimo, mi ha spinto a supportarla in questo nuovo inizio.
    – Anche qui penso leggerò il file e-book che mi regalerò il prima possibile. Ma vorrei tenere questo volume per la fine dell’anno.
  • L’innamorata” di Contessa Lara edito 8tto Edizioni
    – Questo editore lo tengo d’occhio da parecchio tempo. Finalmente ho trovato un testo che mi ha intrigato, sia per la trama, che per la storia legata alla sua autrice.
    – Si tratta di un volume breve, quindi confido di iniziarlo in autunno.
  • “La trilogia dell’incoscienza” (ergo Fluo, Destroy e Luminal) di Isabella Santacroce editi da Il Saggiatore.
    – Posso vantare una collezione quasi completa delle pubblicazioni di Isabella. Per quanto avessi le vecchie edizioni, ho deciso di possedere anche queste.
    – Come tutti i libri di Isabella non c’è un tempo. Li leggerò quando loro saranno pronti per farsi leggere da me. Di certo però, il fatto che siano disponibili gli audiolibri su Storytell, è un ottimo incentivo. Mi piacerebbe però sentirli letti da lei, come già fece per Luminal.
  • Insane” di Filippo Cinquetti edtio Isenzatregua Edizioni.
    – Questo è stato l’unico testo comprato per impulso. La copertina mi ha attirato e, vedendo che dietro c’era un giovane autore emergente, ho voluto dargli una possibilità. Anche la sinossi ha aiutato…
    – Programmo di leggerlo per questo autunno, o massimo per l’arrivo del 2026.

Fun Fact: visto che non voglio vivere in una biblioteca di libri non letti, per altrettanti volumi entrati in casa Chimera, altri 11 l’hanno lasciata finendo nel bookcrossing di paese. Spero di mantenere la promessa di completare queste letture entro la fine dell’anno. Non so se ce la farò, ma salvo piccole eccezioni non ho intenzione di comprare altro fino a dopo l’estate.

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    Hailey, appena arrivata in Giappone, vede il suo nuovo inizio già distrutto dalla dura realtà: tutto quello che suo fratello le aveva raccontato erano bugie. Quello che è peggio poi, è che non solo ha mentito a lei e alla famiglia, ma si è indebitato con uno strozzino. Per questo sarà costretta a fare la hostess in un locale di sera, e di giorno lavorare come stagista. I problemi veri però iniziano quando il suo capo, Naoki Saito, la scopre.

    Vi confesso che sì, questo libro lo attendevo con molta ansia e, visto che la mia libreria locale ancora non aveva copie, ho approfittato degli sconti estivi di Newton Compton per comprare l’e-book a meno di un euro. La sua lettura è stata così scorrevole che, in meno di otto ore filate, avevo terminato la sua lettera. Che dire quindi di questo nuovo libro di Mia Another?

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    La storia romantica è scritta perfettamente, tiene incollati i lettori alle pagine. Non c’è dubbio che Mia sappia come scrivere una storia fatta di passione e contrasti. Hailey è un personaggio con un carattere ben definito che fa da perfetto contrasto a Naoki, che è imprigionato nel suo essere il giapponese modello. Insieme sono la miscela ideale per divorare ogni pagina. Se cercate passione o una storia che, quando posato il libro non vedete l’ora di riprenderla in mano, questa è adatta a voi.

    Tirando le somme non me la sento di dare l’eccellenza a questo libro, ma è innegabile che sia ben scritto e che sia godibile dall’inizio alla fine. Quindi come già detto, consigliato a chi cerca una storia romantica perfetta, ben scritta e con due personaggi che non vi abbandonano nemmeno a pagine chiuse. Il sapore orientale però io l’ho percepito meno rispetto al precedente libro.

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    Lewis Carroll Society d’Italia

    Era il 24 Novembre 2022 quando, la mia cara amica Yvonne (che non solo mi aveva dato il suo contatto ma anche caldeggiato la mia idea), leggeva la bozza della mail che avrei mandato a Mark Bursein per presentarmi e chiedergli se ci fossero i presupposti per creare in Italia una #LewisCarrollSociety. Scoprii che potevo farlo. E da allora ho lavorato perché, quello che era un sogno, divenisse realtà. Tenendolo nascosto a molti, ne ho parlato solo con pochissimi intimi perché temevo che nulla di ciò si concretizzasse.

    La mia collezione

    Cos’è una Lewis Carroll Society e perché ho aperto quella italiana (che potete seguire attraverso i social per ora su Facebook, Twitter e Instagram e il nostro fiammante sito internet)?
    Molto prima del Covid, tra le mille cose che ho iniziato quando mi sono trasferita a vivere a Milano, c’è una collezione su Alice, i cui libri hanno segnato la mia adolescenza. Sono sempre stata affascinata dalla storia che si nasconde dietro al suo autore e alle milioni di interpretazioni che il mondo ha voluto dargli. Dal 2010 circa mi sono fatta portare dai viaggi degli amici un volume della località che visitavano e, in parallelo, ho sempre investito un piccolo budget per comprare libri e gadget. Quando i pezzi accumulati sono diventati tantissimi, ho iniziato a pensare che potevano essere un buon materiale e volevo condividerli con il mondo. Per questo ho creato Chimera in wonderland, da lì all’incontrare altri collezionisti è stato un attimo. Arrivare poi a conoscere le Societies si è rivelato automatico.

    Cos’è una Lewis Carroll Society?

    Cos’è una Lewis Carroll Society e perché ho aperto quella italiana (che potete seguire attraverso i social per ora su Facebook, Twitter e Instagram e il nostro fiammante sito internet)?Conosco tanti appassionati in Italia e, il fatto che nel 2022 ci siano state ben 3 edizioni diverse illustrate nel nostro bel paese, conferma che, là fuori, siamo in tanti a investire e a voler vedere i mille volti che gli artisti nostrani (ma anche quelli esteri) le hanno o le potrebbero dare. Allo stesso modo qui in Italia la cultura viene promossa per canali insoliti. Troppo spesso mi ritrovo a scoprire mostre ed eventi troppo tardi. Ci vuole qualcuno che unisca e racconti Alice in Italia, e allo stesso modo faccia vedere che cosa sta succedendo nel mondo. Questo è quello che voglio fare creando questa associazione culturale: unire appassionati, promuovere eventi (spero di poterne anche crearne alcuni), oltre a mettere a disposizione la mia collezione (se me lo chiedete ad ora, catalogati sono 500 libri, ma la conta è solo all’inizio ) a studiosi ed appassionati. Si tratta di un progetto importante, che ha appena iniziato ad esistere, il cui anno zero parte oggi. Ben arrivata Lewis Carroll Society d’Italy.

    Compagni di viaggio …

    Grazie ancora a Viviana Tenga (la mia matematica del cuore), Marco Parini (il mio avvocato del cuore!) e anche alla Lewis Carroll do Brasil e la sua presidente Adriana Peliano per lo splendido supporto e la sinergia. Grazie ovviamente alla Lewis Carroll of North America e allo stesso Mark che ha dato il calcio d’inizio a tutto questo. Infine grazie anche a chi, in tutti questi anni mi ha supportato donandomi i libri (a Natale e ai compleanno) come mia sorella , Luca Buzzi, il mio compagno e molti altri amici di cui di certo sto dimenticando il nome. Grazie a Red Kedi che, come me, colleziona forte e duro, ed è stata la prima vera collezionista Italiana che abbia conosciuto. Grazie a tutti, anche solo per aver finito di leggere tutto questo.

    Vi invito a seguire sia i Chimera in Wonderland anche su Tik-Tok, che quelli della neonata society. Presto vi racconterò di più. Per ora tutto questo è solo un preludio di un qualcosa che pian piano avrete modo di scoprire.

  • 2020 – L’anno di letture della Chimera (terza e ultima parte)

    Come dicevo in precedenza, del 2020 mi hanno colpito cinque volumi. Ognuno con caratteristiche diverse e con storie uniche. Partiamo dal fondo della classifica.

    Al quinto posto: “Pomodori verdi fritti al caffè di Whislte Stop”, un titolo sempreverde e che per quanto lo vedessi nelle librerie di altri lettori, ignoravo la sua storia, o anche solo che ci fosse un film tratto da esso. Pensavo fosse solo un libro di massa invece si è rivelato una sorpresa. L’ho letto con piacere, con calma, ci ho messo quasi un mese e non mi sono pentita, né del tempo passato insieme, né di aver aspettato per leggerlo. È arrivato quando serviva e sono certa che il prossimo Fannie Flagg che leggerò arriverà proprio come Gandalf, quando ne avrò bisogno.

    Al quarto posto: “L’ultima ricamatrice”. Letto perché ero attirata dalla trama, sono finita nell’intreccio dell’ordito che lo compone. È un libro che non ha una storia davvero speciale, eppure racconta di un mondo che sta scomparendo, quello delle sarte, delle ricamatrici, delle donne che con ago e filo hanno tenuto insieme la storia del nostro paese e che quasi nessuno ricorda. Ha risvegliato ricordi difficili, ha rievocato l’amore che avevo per il punto croce e l’uncinetto e mi ha fatto capire che stiamo abbandonando il tempo che dedicavamo a queste attività. Oggi sono relegate al poco tempo dei nostri hobbies e non a una attività necessaria anche per liberare la mente e creare qualcosa per noi, per la nostra casa o per il semplice piacere di farlo.

    “Gli inganni di Locke Lamora”. Primo volume di una trilogia che promette molto. Devo però metterlo al terzo posto, gli altri due volumi restanti non possono meritare di meno. Non ho voluto premiarlo nei migliori Fantasy perché era davvero molto di più. L’ambientazione, i personaggi, e nonostante la mole, si divora con piacere e mi sento di consigliarlo a tutti, ma proprio a tutti, anche a coloro che di solito non apprezzano la componente fantastica. Peccato che Nord non l’avesse valorizzato abbastanza nel 2011, peccato che nessuno prima di Mondadori avesse avuto il coraggio di pubblicarlo di nuovo, perché questo libro (e credo anche i successivi) merita il suo spazio in tutte le librerie.

    Mi hanno sempre detto che leggere e scrivere vanno di pari passo. Ecco, al secondo posto metto un volume che chiunque voglia scrivere un romanzo dovrebbe leggere: “Fiamme nella palude”. E’ così che si scrive un romanzo. Così si crea una trama (ok, il finale è po’ un’americanata). Si sente che è un libro che difficilmente si può attaccare in qualche modo; magari non amate il fantasy, ma il modo di raccontare una storia di dare vita a dei personaggi, non era mai stato fatto così bene. Questo libro è la messa in pratica di tutte le possibili lezioni di scrittura che si possano prendere. Se volete scrivere dovete leggerlo, studiarlo e poi scrivere come se non ci fosse un domani.

    Infine, il meglio del meglio. E’ un libro che non avevo richiesto e che mi è stato donato dall’editore. “Il talento del crimine”. Non so nemmeno cosa altro dire. Come spiegare quanto sia stato un sogno, come lettura, come storia, come scoperta? È stato uno dei pochi libri in vita mia che avrei voluto sottolineare (peccato mortale, degno della pena capitale, in casa Chimera). Le tematiche trattate sono varie e  snocciolate con una profondità che resta dentro. Prima di scrivere questo articolo ho riletto uno dei passaggi più belli. Sono passati mesi eppure anche così, estrapolato dal contesto, riletto per rievocare la sua lettura, ha lo stesso sapore della prima volta. Che dire se ancora non avete letto nulla di questa autrice provate, fidatevi non ve ne pentirete.

    Con i libri ho finito ma resta ancora una cosa di cui parlare… del mio anno come autrice. Quindi sì c’è altro da leggere sul 2020, ma ne parliamo in un altro articolo.

  • Recesione di Utopia (Serie tv)

    Già vi sento “La Chimera che recensisce una serie tv. Sul serio? Ecco che mi diventa commerciale e si mette a fare le maratone per raccontarci tutto quello che vede”. Stiamo calmi, questa è un’eccezione che conferma la regola. Qui si parla di libri, ma soprattutto di quello che in qualche modo mi lascia un segno e questa serie tv mi ha fatto riflettere. Credo quindi sia giusto, non solo consigliarla, ma farla scoprire a quanti di voi potrebbero apprezzarla come me. Non aspettatevi una serialità per questo genere di recensioni, perché vi confesso che è raro che una seria mi faccia gridare “Genio” in stile René Ferretti.

    Partiamo con il dire che questa è una di quelle visioni da riempimento, in uno di quei momenti in cui, non sai cosa guardare, e ti parte la reminiscenza di quel collega che ti ha consigliato di vedere una serie tv di cui ricordi, ma di cui praticamente non hai mai sentito parlare dagli addetti del settore: Utopia. Un nome un programma. La trama non tradisce: in una casa abbandonata viene trovato un fumetto, Utopia appunto, seguito di un altro grande successo, Distopia. I ragazzi lo mettono all’asta a una convention del fumetto e finiscono molto male perché, oltre ai nerd, ci sono ragazzi che lo cercano perché tra le sue pagine sanno che troveranno la spiegazione di qualche nuovo virus, e magari delle cure. Ed effettivamente nel fumetto, Distopia prima e Utopia dopo, è nascosto qualcosa: piccoli indizi parlano dell’avvento delle grandi epidemie moderne. Utopia sembra essere l’inizio di qualcos’altro. Non vi svelo molto altro, ma vi basti sapere che fumetto e realtà si fonderanno, trasformando l’idea strampalata di un complotto come invece una realtà tremenda.

    È una serie tv che viene proposta con un forte disclaimer che comunica, a chi la sta vendendo, che i fatti narrati non hanno alcun collegamento con il Covid. Per certi versi fa sorridere vedere come i risvolti legati alla nuova pandemia raccontata nella seria sia diametralmente opposta. La reazione alla scoperta dei vaccini, da noi accolta troppo spesso da timori e dubbi, nella serie viene osannato e reclamato da tutti. Anche per la diffusione del virus nel mondo reale si teorizza una produzione in laboratorio. Nella serie invece viene assodato che il modo in cui si sia diffuso è sconosciuto, ma la sua provenienza è peruviana.

    Andiamo però avanti. Perché ne sto parlando? Allora per prima cosa lo faccio perché è un prodotto che trovo molto diverso da quello che sta andando solitamente in onda sulle varie piattaforme di streaming (Utopia è su Prime). Non ha una narrazione perfetta, a volte pecca di fretta, ma credo sia un prodotto interessante di cui ho sentito parlare per caso e di cui credo, se come me amate libri particolari, certamente potreste apprezzarla. Non segue il solito canovaccio e ha idee che non annoiano banalmente. C’è un pizzico di quella componente di imprevedibilità che da una speranza a questo mercato inflazionato da trame uniformate.

    Mentre mi metto a lavorare a questo articolo, scopro per puro caso che Utopia altro non è che un remake della serie inglese omonima del 2013 (insomma innovativa ma su un canovaccio già sperimentato) che sono curiosa di recuperare per confrontarla con la nuova. La versione originale era ambientata a Londra, trasformandola in una possibile serie epica perché in Inghilterra, questo genere di storia, avrebbe parecchio da raccontare.

    Insomma qualcosa di particolare, un pizzico di bianconiglio che non guasta mai, il mondo dei fumetti (che sono un media che amo tantissimo), e le tre domande che vi tormenteranno: dov’è Utopia? Dove si trova Jessica Hyde? Dov’è il bambino?

  • Libri diversi per lettori strani

    Ci sono libri che, per quanto possano sembrare come gli altri, sono diversi. A volte è la storia che ne ha dato i natali a essere originale e particolare, altre sono proprio i personaggi e le loro vicende a rendere uniche quelle pagine. Ce ne sono poi altri che hanno forme e impaginazioni fuori dal comune, grazie a un grande lavoro grafico alle spalle a dare maggiore forza alla narrazione.

    A volte si tratta di pubblicazione vecchissime, altre nuove, altri vivono grazie alla fama incontrata, altri invece rimasti in ombra, ma in ogni caso, sono libri che hanno bisogno di lettori particolari: questi libri potrebbero essere stati ignorati da voi, ma cercano lettori che nella loro libreria non hanno bisogno di riempire spazi, cercano unicità e anticonformismo; sono lettori onnivori e che non si fanno spaventare da generi. Io sono Alice Chimera e vivo sommersa dai libri e sempre alla ricerca di letture interessanti che scovo nei mercatini dell’usato o nelle postazioni di bookcrossing, bazzico la rete per vedere cosa c’è di interessante tra le ultime uscite e le impressioni dei bookblogger; ogni lunedì sarò qui per parlarvi dei libri strani, quelli che proprio non possono mancare sui vostri scaffali già troppo pieni.

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