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Salone del Libro di Torino, riflessioni a mente fredda

Salone del Libro di Torino

Sono in grande ritardo, ma ci tengo a dire qualcosa sull’ultimo Salone del Libro di Torino. Ha riscosso tanto successo, aprendo le porte al Romance, riconoscendone l’importanza dopo anni di snobbismo. Questo almeno è quello che social e giornalisti hanno trasmesso durante, e dopo, la fiera più importante dedicata ai libri nel nostro paese. Vi confesso che mi trovo in disaccordo con tutta questa positività; un poco mi sento a metà tra un boomer e Helen, la moglie del pastore Timothy Lovejoy dei Simpsons, trovandomi a dire “perché nessuno pensa ai libri“. Già, perché di tutto questo mondo rosa, di numeri che toccano nuovi record, ho sentito davvero che qualcosa non andava: per una volta non sono stati i libri al centro della fiera, semmai il costante bisogno ostentare, diventare virali e raccogliere libri, autografi e video per creare contenuti social.

Ci sono state anche cose positive, ma io mi fermerei a quel lato più oscuro che non è finito sui social. Cominciamo dal Romance: grande rivincita per questo genere? Non credo proprio. Avere le porte aperte del Salone non ha significato valorizzare questo genere: i panel erano più una celebrazione dell* scrittor*, che un momento per raccontare questo genere nel nostro paese, per pretendere che venga davvero rispettato. Gli stessi editori, insieme all’organizzazione, hanno tolto la maschera: davvero avrebbero accolto questo genere (chi nel proprio catalogo e chi nel proprio evento) se non muovesse persone, e quindi denaro? Lo vediamo tutti i giorni quando vengono pubblicati autori che hanno avuto grande seguito sulle piattaforme. Li si fa arrivare in libreria pieni di errori, buchi di trama e copertine discutibili.

Questo Salone ha fatto lo stesso, non ha creato un momento culturale, ha semmai cavalcato l’onda di un successo che è figlio di qualcosa che mi spaventa moltissimo: i libri vivono più sui social che nelle librerie dei lettori. Recentemente facevo questo ragionamento con un’amica scrittrice, la quale ha concluso con una massima dolorosissima: “un libro è vivo, e quindi vende, solo se si vede sui social”. I libri che non vengono fotografati, che non finiscono mostrati in un bookhaul (anche se infinito) non esistono. Vorrei tanto dire che è una visione esagerata, ma escludendo grandi nomi dell’editoria, che hanno già una fanbase, questo pensiero ha tristemente ragione: i libri sono su un palcoscenico sempre più affollato dove è molto difficile emergere. Non basta più talento e motivazione; immaginatevi poi un gruppo di impreparati addetti alle luci che lasciano in ombra il 90% di quello che viene pubblicato per parlare solo dei titoli in uscita (perché è inutile negarlo vengono premiati da maggiori views e possibili collaborazioni) di grandi Case Editrici e di determinati generi. Il resto dei libri ha solo un modo per sopravvivere: confidare che, chi lo ha pubblicato, lo voglia sponsorizzare creando una luce tutta loro per toglierlo dall’ombra. Altrimenti? Beh altrimenti l’oblio di un numero davvero enorme di copie che non vedranno mai una libreria. E figuriamoci arrivare a un lettore.

Tutto questo si contrappone a un mondo di lettori bulimici, gente che al Salone comprava decine di libri pronti a postarli sui social. Chissà se li leggeranno mai. Perché sappiamo tutti che il lettore di questo tipo ha sempre budget per un nuovo libro, ma non ha mai tempo per finire la pila del “prossimamente”; quei volumi tanto desiderati, comprati sull’onda dell’hype potrebbe poi comparire, chissà come mai su siti di rivendita o scambiato perché tutta quella voglia di leggerli è scemata. Tutti che comprano, in pochi (se non nessuno) che leggano tutto quello che comprano … E vorrei che vi immaginaste quell’autore, che si è visto comprare delle copie, che attendeva di vedere la sua opera prendere vita grazie a quei lettori, rimanere dopo settimane e mesi senza condivisioni, recensioni … per poi vedere il suo volume su Vinted o Libraccio.

Per carità, siamo tutti liberi di decidere cosa fare di ciò che abbiamo acquistato, ma il libro sta diventando sempre di più un prodotto di consumo, con una vita molto breve. Si parlava di due mesi di vita per un libro in uscita, ergo il periodo in cui era più probabile vendere ed essere letti; ad oggi alcuni non sopravvivono oltre la settimana. Passata quella, è difficile che venda molto di più. Dimentichiamo che un libro di solito viene scritto in mesi, a volte anni (ma anche queste velocità si stanno riducendo perché bisogna essere più presenti per non essere dimenticati), per poi avere una possibilità di emergere così ridotta nel tempo. Vorrei davvero che questo mondo migliorasse, ma dopo questo Salone ho sempre meno speranza. Che ne sarà di questo mondo che non riesce ad andare oltre? Un luogo che sembra abitato sempre di più da creature simili al “Senza volto” de “La Città Incantata” pronto a fagocitare tutto?

Nel mio piccolo sto cercando di vivere il mondo editoriale in maniera più sana: comprare meno, comprare soprattutto mettendo in programma la lettura di quello che compro. Non accumulare giusto perché un libro mi ispira e, soprattutto, non fami spingere a comprare dalle campagne pubblicitarie o dai video che consigliano libri: lasciare che sia il libro stesso a farsi scegliere, attraverso la sinossi, la prima pagina; non mi affido più a copertine belle e consigli web (ma ne parleremo in un altro articolo).

Qui in breve gli acquisti di questo salone, con un breve perché e quando vorrei iniziare la loro lettura:

  • Via col vento – Volume 2” – Graphic novel ispirata all’omonimo romanzo di Margaret Mitchell e illustrata da Alary Pierre edito ReNoir Comics.
    – Ho dovuto recuperarlo perché, essendoci il disegnatore, volevo averlo sketchato.
    – Devo ancora leggere il primo volume … mi sono promessa di metterlo in lettura entro l’estate.
  • Storia naturale dei Draghi” di Marie Brennan edito Armenia.
    – Questo libro è sulla bocca di tutti quelli che parlano e leggono fantasy. Sono curiosa di capire se è un caso editoriale, oppure l’ennesimo volume che ha una buona campagna pubblicitaria alle spalle e nulla più.
    – Spero di poterlo iniziare per questo inverno, non so perché ma penso sia una lettura da temperature basse.
  • Io che non ho conosciuto gli uomini” di Jacqueline Harpman edito Blacke Edizioni.
    – I miei problemi con la fantascienza sono noti a tutti. Ogni volta ci riprovo, ma questa unione sembra impossibile. Ecco, di questo titolo parlano bene in molti. Che possa finalmente sfatare questa costante contro la fantascienza?
    – Vorrei leggerlo per questa estate, vediamo se davvero riesco a iniziarlo prima di settembre.
  • Embers of the eternal flame” di Maria Luisa Occhiolini edito Peony Publishing.
    – Questa casa editrice mi incuriosisce da tempo e devo confessarvi che ho pochi romanzi M/M nella mia libreria, quindi ho deciso di investire su di loro. Vedo che sono preparati e selezionano con cura i testi.
    – Mi ero ripromessa di leggerlo in e-book (che è uscito da poco più di un mese), ma ancora non ho avuto tempo di farlo. Anche questo, come il precedente, spero riesca a diventare una delle mie letture estive.
  • Abisso” di Jioke edito Edizioni BD.
    – Conosco questo artista da quando era sconosciuto ai molti. Questa è stata la prima occasione di incontrarlo dal vivo e dirgli quanto è stato fondamentale per me il suo modo di raccontare storie sgradevoli, oltre che spaventose.
    – Qualche pagina l’ho letta mentre ero al Salone … spero di concluderlo il prima possibile.
  • I fiori che calpesti” di Eva Milani edito Hope Edizioni.
    – Dietro allo pseudonimo di Eva c’è un’autrice italiana che ho amato sin dal suo esordio. Vederla scrivere nuovi generi, e decidere di usare un nuovo pseudonimo, mi ha spinto a supportarla in questo nuovo inizio.
    – Anche qui penso leggerò il file e-book che mi regalerò il prima possibile. Ma vorrei tenere questo volume per la fine dell’anno.
  • L’innamorata” di Contessa Lara edito 8tto Edizioni
    – Questo editore lo tengo d’occhio da parecchio tempo. Finalmente ho trovato un testo che mi ha intrigato, sia per la trama, che per la storia legata alla sua autrice.
    – Si tratta di un volume breve, quindi confido di iniziarlo in autunno.
  • “La trilogia dell’incoscienza” (ergo Fluo, Destroy e Luminal) di Isabella Santacroce editi da Il Saggiatore.
    – Posso vantare una collezione quasi completa delle pubblicazioni di Isabella. Per quanto avessi le vecchie edizioni, ho deciso di possedere anche queste.
    – Come tutti i libri di Isabella non c’è un tempo. Li leggerò quando loro saranno pronti per farsi leggere da me. Di certo però, il fatto che siano disponibili gli audiolibri su Storytell, è un ottimo incentivo. Mi piacerebbe però sentirli letti da lei, come già fece per Luminal.
  • Insane” di Filippo Cinquetti edtio Isenzatregua Edizioni.
    – Questo è stato l’unico testo comprato per impulso. La copertina mi ha attirato e, vedendo che dietro c’era un giovane autore emergente, ho voluto dargli una possibilità. Anche la sinossi ha aiutato…
    – Programmo di leggerlo per questo autunno, o massimo per l’arrivo del 2026.

Fun Fact: visto che non voglio vivere in una biblioteca di libri non letti, per altrettanti volumi entrati in casa Chimera, altri 11 l’hanno lasciata finendo nel bookcrossing di paese. Spero di mantenere la promessa di completare queste letture entro la fine dell’anno. Non so se ce la farò, ma salvo piccole eccezioni non ho intenzione di comprare altro fino a dopo l’estate.

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    Come dicevo in precedenza, del 2020 mi hanno colpito cinque volumi. Ognuno con caratteristiche diverse e con storie uniche. Partiamo dal fondo della classifica.

    Al quinto posto: “Pomodori verdi fritti al caffè di Whislte Stop”, un titolo sempreverde e che per quanto lo vedessi nelle librerie di altri lettori, ignoravo la sua storia, o anche solo che ci fosse un film tratto da esso. Pensavo fosse solo un libro di massa invece si è rivelato una sorpresa. L’ho letto con piacere, con calma, ci ho messo quasi un mese e non mi sono pentita, né del tempo passato insieme, né di aver aspettato per leggerlo. È arrivato quando serviva e sono certa che il prossimo Fannie Flagg che leggerò arriverà proprio come Gandalf, quando ne avrò bisogno.

    Al quarto posto: “L’ultima ricamatrice”. Letto perché ero attirata dalla trama, sono finita nell’intreccio dell’ordito che lo compone. È un libro che non ha una storia davvero speciale, eppure racconta di un mondo che sta scomparendo, quello delle sarte, delle ricamatrici, delle donne che con ago e filo hanno tenuto insieme la storia del nostro paese e che quasi nessuno ricorda. Ha risvegliato ricordi difficili, ha rievocato l’amore che avevo per il punto croce e l’uncinetto e mi ha fatto capire che stiamo abbandonando il tempo che dedicavamo a queste attività. Oggi sono relegate al poco tempo dei nostri hobbies e non a una attività necessaria anche per liberare la mente e creare qualcosa per noi, per la nostra casa o per il semplice piacere di farlo.

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    Mi hanno sempre detto che leggere e scrivere vanno di pari passo. Ecco, al secondo posto metto un volume che chiunque voglia scrivere un romanzo dovrebbe leggere: “Fiamme nella palude”. E’ così che si scrive un romanzo. Così si crea una trama (ok, il finale è po’ un’americanata). Si sente che è un libro che difficilmente si può attaccare in qualche modo; magari non amate il fantasy, ma il modo di raccontare una storia di dare vita a dei personaggi, non era mai stato fatto così bene. Questo libro è la messa in pratica di tutte le possibili lezioni di scrittura che si possano prendere. Se volete scrivere dovete leggerlo, studiarlo e poi scrivere come se non ci fosse un domani.

    Infine, il meglio del meglio. E’ un libro che non avevo richiesto e che mi è stato donato dall’editore. “Il talento del crimine”. Non so nemmeno cosa altro dire. Come spiegare quanto sia stato un sogno, come lettura, come storia, come scoperta? È stato uno dei pochi libri in vita mia che avrei voluto sottolineare (peccato mortale, degno della pena capitale, in casa Chimera). Le tematiche trattate sono varie e  snocciolate con una profondità che resta dentro. Prima di scrivere questo articolo ho riletto uno dei passaggi più belli. Sono passati mesi eppure anche così, estrapolato dal contesto, riletto per rievocare la sua lettura, ha lo stesso sapore della prima volta. Che dire se ancora non avete letto nulla di questa autrice provate, fidatevi non ve ne pentirete.

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    Partiamo dal fatto che non sono mai stata una grande fan di Zerocalcare, anzi la prima volta che ho sentito il suo nome ne stava parlando male un mio professore (di scrittura. non di scuola, non sono così giovane); per molti anni ho schivato questo peso massimo del fumetto italiano, un po’ per rispetto a un mentore letterato, e un po’ perché alla fine le sue storie mi sembravano fuori dai miei gusti. Tutto questo fino al 2020. La pandemia ha fatto emergere i suoi video che raccontavano alla perfezione la vita della quarantena, le ansie di chi viveva in quel limbo che aveva messo in pausa i nostri “cocci”. Per me diventarono anche la soundtrack dell’intero anno (tanto che “Ipocondria” e “The Funeral” sono nella mia playlist da allora).

    Quindi con il 2021 do una possibilità a Zero e ai primi sconti Bao, mi fiondo su un titolo che mi ispira. Però quella scintilla non scocca, non c’è la stessa poesia che ho trovato nei suoi video e. alla fine, mi rendo conto che forse non c’è stato il colpo di fulmine, ma “Strappare lungo i bordi” lo voglio vedere e subito. Infatti in questi sei episodi, con durata tra i quindici e i venti minuti, ritrovo tutta la poesia che Zero riesce a dare a una narrazione di noi figli degli anni ’80 e primi ’90 che, a trent’anni, si domandano che fine faranno. Sospesi in un mondo che non sembra voler cambiare e ci lascia in un limbo di insoddisfazioni. Tutti ad attendere il nostro momento per entrare il campo e, se non si riesce ad essere l’asso della squadra, si tenta almeno di portare a casa la partita insieme a tutti gli altri. Invece come molti, forse troppi, sono qui a scrivere su un blog, a cercare ritagliarmi una figura che sia il più perfetta possibile. Ma alla fine non va. Zero inquadra bene il nostro paese, bisogna accettare che sia stato il primo ad avere un pubblico così ampio perché ci riconosciamo in questa eterna ansia di vivere, di essere la persona giusta che il mondo vuole per noi. Così la serie tv ci permette di rivederci in Zero, Secco, Sara o anche Alice, ma per quanto la leggerezza delle battute, delle estremizzazioni satiriche delle visioni del mondo che ci circonda, non è solo la morale finale che conta. No, Zerocalcare è riuscito a cristallizzare il disagio di una generazione che non è solo quella romana, un lato B di un disco che solitamente non siamo capaci di ascoltare, perché fa male, troppo per accettare che siamo tutti sulla stessa barca che non affonda, ma ci tiene in questo continuo stato di attesa, da cui fissiamo la riva quasi fosse un porto sicuro. E forse è solo un miraggio.

    Questa serie non ha nemmeno tre giorni di vita e già la sto consigliando pure ai sassi, ne sto scrivendo qui sul blog. Non voglio dire che sia il capolavoro del secolo, credo però che serva, a noi tutti, ad afferrare un cavolo di remo e a iniziare a capire che riva o non riva, restare fermi non serve a nulla. Il vittimismo ormai, per noi figli di un boom economico, ci è esploso in faccia. 

  • Recenzione Thunderhead di Neal Shusterman

    Citra è ormai divenuta la Falce ‘Madame Anastasia’, una falce che spigola dando il tempo alle sue vittime per prepararsi alla morte. Rowan, a suo modo, è divenuto “Maestro Lucifero” e elimina le falci che non hanno etica nel loro operato. Come se non bastasse il Thunderhead ha un piano perché tutto raggiunga un equilibrio…

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Le trilogie distopiche di questi tempi mi stanno deludendo tanto… In realtà ci vedo uno schema: Divergent e Hunger Games (per citarne alcuni) hanno un percorso verso la distruzione della distopia vigente; se prendiamo invece quelle in volumi singoli classiche come per esempio  Fahrenheit  451 o Il mondo Nuovo, ecco che la situazione è diversa, il lettore rimaneva inorridito e il libro lo portava a riflettere sul concetto “cosa posso fare perché un futuro come questo non si avveri?”. Invece questi volumi sono più un viaggio avventuroso, dove il singolo risponde alla chiamata per poter distruggere il mondo (sbagliato) in cui vive.

    Vi dico questo perché fino all’ultimo capitolo ero convinta che il canovaccio fosse abbastanza banale e ovvio. Invece la storia ha un portentoso plot twist che non è prevedibile, ma… sì abbiamo un “ma,” ciò che lo precede a mio parere non è sufficiente a salvarlo dalle molte critiche.

    Partiamo dal Thunderhead. Lo si conosce sempre di più, ma i suoi interventi alla fine del capitolo a volte risultano eccessivi. Farlo diventare un personaggio a tutti gli effetti lo rende a volte scomodo e di troppo (anzi quando dovrebbe esserci non c’è mai). Il secondo aspetto che devo Criticare è Rowan a inizio libro, la sua scelta di diventare una Falce ammazza Falci è sciapa, infatti ho apprezzato molto di più la sua presenza passiva nell’evolversi della trama. Non voglio aprire il capitolo romantico perché rimane coerente all’incoerenza con cui era stato trattato nel primo volume, praticamente è un qualcosa che proprio si poteva evitare o semmai scrivere meglio. E infine, non faccio spoiler, la carrambata (è un termine troppo vintage perché lo si capisca?): ecco, non ci siamo, i colpi di scena devono essere coerenti, quando sono così eccessivi come quello del “nuovo cattivo”, ho temuto che il resto della lettura sarebbe stato noioso.

    Cosa salva questo libro dalla bocciatura a pieno titolo? Da una parte l’introduzione di nuovi personaggi come Greyson che, una volta identificato come losco, ho trovato noioso e sul finale ho capito che questa volta mi ero lasciata ingannare dallo scrittore. Dall’altra, come ho già detto sopra, per lo meno il finale non sembra il preludio di una guerra che i protagonisti dovranno combattere nel terzo volume. E questo mi da molta speranza.

    Quindi direi che non sono ancora pienamente convinta ma rispetto al primo volume va molto meglio. Mi riservo di farvi sapere se davvero consigliarvi questa trilogia quando avrò letto il terzo e ultimo volume, in ogni caso tenetela d’occhio.

  • Dov’è finita la Chimera?

    Il 2022 è iniziato con tante speranze che si sono infrante contro alcuni problemi di salute che mi hanno tenuto ferma per quasi due mesi. Problemi che non sono ancora completamente risolti ma che combatto (ora) ad armi pari e, grazie alla mia promozione in ufficio, hanno rivoluzionato completamente la mia quotidianità.

    Sono diminuiti i post su questo portale come su Intagram, in parallelo ho anche iniziato ad avere un profilo secondario dove mostro la mia collezione di Alice. Molto presto diventerà un progetto molto più concreto.

    Anche le mie attività di lettura si sono ridotte: leggere a gennaio è stato quasi impossibile nonostante fossi a casa a letto. Sto pian piano ricominciando, ma è ancora presto per riprendere i vecchi ritmi. Nuovo lavoro, nuove responsabilità e sempre meno tempo libero. Sto sviluppando però anche la voglia di esplorare dei vecchi percorsi che avevo lasciato al passato: il primo è quello di fare arte attraverso la carta e le immagini. Dove andrò a finire con questa novità è presto per dirlo, però ci sono. Sempre di corsa, ma ci sono.

    Infine da vera vecchia quale sono diventata ormai, vi confermo che ho aperto un profilo Tik-Tok per il progetto Alice. Presto sarà seguito anche da altri due profili (uno per i libri e uno per… beh lo scoprirete).

  • Recensione Erich e la Città di Sale di Gaia Verzegnassi

    Se esiste la perfezione, questa è certamente lontana dal nostro giardino, quello del vicino è sempre più verde, non importa cosa ci sia alle spalle di tutta quella bellezza, in quanto tale va goduta, non si può rimanere e negare la sua esistenza. A volte serve toccare con mano per capire quanto poco ci sia di perfetto in ciò che non conosciamo.

    Attenzione questo libro è stato fornito da I.D.E.A. – Immagina Di Essere Altro.

    Ie Ajn è una città da sogno che il nonno di Erich ha sempre descritto come un luogo speciale, unico e soprattutto l’incarnazione di giustizia. Un luogo dove gli uomini sono liberi, dove i criminali pagano il loro debito con la società perdendo la vita, su cui regna una regina che cela il suo volto ma che tutti venerano come fosse una divinità.

    Il libro ha tutta la delicatezza di un esordio, a volte ingenuo a volte fresco come solo alcuni giovani autori sanno ancora sognare. Finalmente un fantasy in cui non c’è il viaggio dell’eroe classico, ma semmai un viaggio molto simile a quello che, ingenuamente, molti giovani compiono legando il desiderio di diventare davvero adulti al bisogno di trovare un nuovo luogo dove mettere radici, dove non si ha mai vissuto, reputandolo migliore a priori per sentito dire, perché diverso e quindi perfetto. Ecco questa è una avventura che racconta quanto nulla sia perfetto, che ogni cultura ha dei difetti e che l’utopia è sempre e solo irrealizzabile.

    Ho trovato degli elementi davvero interessanti come gli immortali che vivono impalati sulle mura, in una eterna condanna o anche la regina velata che, nel finale, racconta una verità davvero difficile da accettare. Piccole chicche, come anche i bestiali di cui avrei voluto leggere di più nella storia, perché forse l’unica pecca è la mancanza di padronanza dello “show don’t tell” che spero l’autrice impari a padroneggiare perché le idee ci sono tutte per creare dei fantasy davvero coinvolgenti e soprattutto fuori dagli schemi.

    Mi sento di consigliarlo a giovani lettori per viaggiare con la mente, ma anche imparare la morale di questo libro. Come sempre questo editore conferma l’amore per la gioventù letteraria del fantasy italiano e onestamente mi auguro non smettano di fare da nave scuola a questi autori che hanno grande potenziale.

  • 2020 – L’anno di letture della Chimera (prima parte)

    Tirando le somme sono arrivata a leggere ben 63 volumi. Non è un cattivo risultato, ma vi confesso che potevo fare di più. C’è da dire che ci sono stati periodi di magra, come a inizio anno, dove mi ero presa i miei tempi per leggere, ma anche la situazione che stavo vivendo non mi permetteva di godere della lettura appieno. Anche tra fine ottobre e novembre, per colpa del Covid, ho preso la distanza da molti libri perché ero nauseata dalle storie, per un attimo ho iniziato a odiare tutti i libri che avevo in casa. Questa pandemia mi aveva fatto perdere il baricentro della mia vita, arrivando in un momento che volevo dedicare a me stessa, portandomi via la libertà di scrivere, perché per un mese, a parte l’isolamento, ho vissuto senza stimoli e forze.

    Cominciamo dagli editori. Il meglio di questo 2020 secondo me arriva da due molto diversi e di cui ho letto poco, eppure quel tanto che basta a farmi capire che vanno consigliati a tutti. Il primo è Carbonio Editore con cui ho collaborato, ma di cui sto puntando altri due o tre titoli da comprare per leggerli nel 2021. Non è un catalogo frivolo il loro, i testi che ho letto mi hanno dato una chiara visione sulla profonda ricerca e cura dei loro testi, facendomi scoprire anche autrici che meriterebbero molto più spazio nelle librerie italiane, come Jill Dawson. Se cercate qualcosa di serio con cui aprire il 2021, guardate i loro libri, se comincerete con Carbonio sono sicura che l’anno partirà con la marcia giusta.

    Il secondo editore è Tunué: non ho letto libri, mi sono soffermata sulle loro graphic novel e vi confesso che probabilmente tenterò anche la parte letteraria delle loro pubblicazioni. Mi sono dedicata unicamente ai lavori di Tony Sandoval, ma non me ne vogliate, amo troppo questo artista. Lo avrete capito dalle mie recensioni sulle sue opere. Il plauso è da condividere anche con l’editore che, non solo lo ha portato in Italia, ma ha anche saputo fornirgli il formato e i materiali più adatti per esaltare le sue opere.

    Stranamente ho letto anche libri per ragazzi e giovani lettori. L’ho fatto principalmente perché era uscito “La signora Frisby e il segreto del Nimh”, che ha dato una nuova sfaccettatura a una delle storia più importanti legate alla mia infanzia e, sempre per rimanere in tema topolini, ho letto (e vi consiglio) “Factory”. La narrativa per piccoli mi è sempre apparsa come scialba e priva di spessore, eppure questi due libri mi hanno dimostrato che può essere anche profonda e concreta. Forse è il caso di dare una seconda possibilità a quel lato delle librerie che sembrano essere ben rifornite, ma che gli adulti non leggono.

    Passiamo a parlare di generi. Guardando le mie letture spicca il romance. Grazie a questo genere ho ripreso a leggere durante il covid e lo devo a “Un’estate da ricordare”, un romance storico prequel di una serie che sto leggendo senza troppo impegno, recuperando ogni tanto i volumi che la compongono. Tra le eccellenze del genere però abbiamo anche “Condannati” di Jane Harvey Berrick, che finalmente è tradotta al meglio per i lettori italiani, e che emoziona con le sue storie uniche e che parlano di rivincita e rinascita. Altro titolo da citare “Come petali di Ciliegio”, un caso editoriale che da self è arrivato alla grande editoria dimostrando, ancora una volta, che se scrivi bene prima o poi un buon editore verrà a bussare alla tua porta. Infine il meglio di questo genere, “Pâtisserie Française – Macarons in cerca d’amore” di Margherita Fray. Si è rivelata la lettura migliore in questo genere: frizzante, ironico, spensierato, è stata la lettura che ho consigliato di più, tanto da farlo leggere anche alle mie colleghe in ufficio durante gli ultimi mesi di lockdown questa primavera. Se (sul serio?) non lo avete ancora letto, vi consiglio di recuperarlo; questa autrice ha la stoffa per scrivere e mi auguro di leggere molto altro nel 2021!

    Altro genere di cui non avevo mai parlato sul blog sono le graphic novel e fumetti. Mi sembra giusto dare spazio anche al meglio di questa categoria. Il meglio è formato da un trittico molto vario eppure armonioso. Partiamo con “Heartstopper”. C’era bisogno di questa storia, servivano le sue vignette ironiche e eppure ricche di emozioni. “Watersnakes” è il secondo titolo, ci porta la delicatezza di un tratto unico con la spensieratezza di storie che sembrano rivolte a un giovane pubblico, ma con tematiche forti a volte splatter. Infine quello che per me è stato il meglio per questa categoria: “Cheshier Crossing”… ok forse sono un filino di parte perché c’è Alice, ma mi è piaciuta moltissimo e mi sento di consigliarla a chi ama i crossover, e se ve lo dice una che non ne leggerebbe, fidatevi significa che merita.

    Mi sono dilungata abbastanza direi che teniamo per la seconda parte il Fantasy, la Distopia e soprattutto il meglio del meglio.

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