Recensione di White Power di Stefano Tevini

White Power

Quando ero ancora una sbarbatella e andavo alle superiori, tra le varie strategie comunicativa relative alla storia della pubblicità, arrivammo alla propaganda; rimasi molto impressionata da una tattica che, attraverso strumenti come manifesti e campagne studiate, potesse influenzare il pensiero delle masse.

La storia ci racconta che non è così difficile, lo stesso presente ci mostra come, dall’esposizione di notizie e fatti, si possa modificare la realtà in modo che sia percepita con un messaggio di fondo tale da smuovere la gente verso determinati pensieri politici. Ero un’ingenua quando pensavo che, uno strumento come la pubblicità, potesse essere semplicemente parlare al pubblico condizionandolo a comprare un prodotto. Ormai tutto, anche i social, sono diventati il veicolo di frenesie estreme: dal comprare tutte le novità che escono in libreria, fino a diffondere un determinato pensiero che spinga l’utente medio, accomodato sul proprio divano o sulla tazza del cesso, a porre “pollice verso e pollice recto”.

Quindi forse non dovrei sorprendermi che anche la narrativa potesse divenire uno strumento di propaganda. Invece quando ho scoperto gli studi di Stefano, poi analizzati in questo saggio, sono letteralmente rimasta sbalordita che persino i libri o le storie potessero raccontare (e incitare) l’estrema destra americana. Certo, è frutto di un’ingenuità che vuole le storie come veicoli di morale: cresciamo con le favole della buonanotte che ci trasmettono le regole principali del quieto vivere. Come fai a pensare che le stesse possano sporcarsi, raccontando quanto sia giusto essere bianchi, sottolineando quanto il nemico sia incarnato da ebrei e uomini di razza mista o da nuance di colore, che vanno oltre l’abbronzatura arancio?

Eppure è così, il delirante mondo in cui sono ambientati i romanzi citati da Stefano in White Power ci danno una chiara visione di questo genere, spesso rimasto fuori dal nostro paese, ma che qualcosa ha smosso oltreoceano, visti anche i risultati delle ultime elezioni, o come l’America stia diventando una fabbrica di notizie scritte su misura dei propri interessi.

Leggere resta sempre uno strumento di conoscenza, così come essere consci che ci sono libri che trasmettono morali alterate, mondi che di distopico hanno la visione del nostro mondo pacifico. Soprattutto ora, i libri come questo, ci aiutano a tenere alta la guardia verso un nemico che sa raccontare falsità così reali, da farci credere che siano vere.

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    Phédre ama la botanica tanto da avere anche delle arnie dove custodisce le api fondamentali per far prosperare la sua serra. Un amore che continuerà a coltivare anche una volta diventata Marchesa di Northampton. Ma la guerra le porterà via tutto.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Words Edizioni.

    È palese che l’autrice conosca la storia, anche se a volte forza la mano con alcuni piccoli elementi anacronistici o inconcepibili per l’epoca (come ad esempio il lutto non proprio rispettato). Se si sorvola su questi dettagli la trama è davvero eccellente, la struttura infatti è solida c’è però troppo poco show don’t tell. Questo romanzo poteva tranquillamente diventare una trilogia. C’è davvero molta carne sul fuoco e a volte mi è spiaciuto che fosse relegata al racconto della protagonista. Per esempio avrei voluto vederle subire il comportamento della suocera, o ancora i contrasti con Lady Coventry che potevano mettere molto pepe alla storia. Sono stati a mio parere lasciati troppo in un angolo. Forse sarà un’opinione personale, ma avrei voluto di più. Molto di più. Perché mi spiace non sia riuscita a entrare abbastanza nella storia.

    I personaggi sono ben costruiti ed è spiacevole che alcuni siano finiti in secondo piano dopo non molto. Per esempio la sorella di Phédre, ma come ho già ribadito avrei letto molto di più su tutti, perché sono figure ben piazzate sulla scacchiera della storia.

    Amo le protagoniste che devono affrontare le difficoltà, infatti consiglio questo libro a chi cerca un’eroina che nonostante le dure prove della vita è sempre pronta a rialzarsi; a questo aggiungete poi i continui colpi di scena e vi garantisco farete fatica ad abbandonare le sue pagine fino a quando non avrete letto la parola fine.

    Ideale per chi cerca una lettura veloce e allo stesso tempo emozionante, ideale per affrontare i giorni di primavera, come anche per chi lo leggerà davanti a un caminetto: avrete modo di sentire il profumo dei fiori e il ronzare delle api.

  • Recensione Sword & Sorcery – L’epopea di Fafhrd e del Gray Mouser di Fritz Leiber

    Colui che definì lo Sword and Sorcery, fu anche l’autore di questa raccolta di racconti dedicata a due personaggi che hanno contribuito a fare la storia di questo genere. Fafhrd e il GrayMouser altro non sono che i personaggi di una serie di racconti epici, dove avventura, astuzia e belle donne sono le colonne portanti della narrazione.

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Per voi ho letto Spade tra i Ghiacci, la penultima raccolta di racconti pubblicata ed è forse una delle meno apprezzate dal pubblico. Rispetto ai primi libri dove avventura e ironia la fanno da padrone, in questo volume non si riesce ad apprezzare pienamente le storie, quasi come se il filo conduttore dell’autore si perdesse all’interno dei racconti. Ci sono intatti delle narrazioni molto carine ma davvero brevi, e altre che occupano forse troppe pagine, risultando anche meno incisive. Nei primi infatti è il capriccio divino a dare forma alle difficoltà che troveranno sulle loro strade, mentre gli ultimi due, benché ci sia la presenza di Odino e Loki, sembrano fuori tema rispetto alle altre.

    Un elemento che ha certamente fatto il suo tempo, è la sessualizzazione forse eccessiva dei personaggi femminili. Abbiamo una giovanissima fanciulla che fa arrapare i personaggi che, per quanto apprezzi l’ironia di una “esca” che li metterà nei guai, devo ammettere che leggere oggi questa scena risulta meno ironica e più scontata di quanto, forse, fosse percepita all’epoca.

    Il finale della raccolta è piuttosto risolutivo e sembra quasi mandare “in pensione” i due personaggi, che trovano felicemente anche le donne da sposare. Questo è forse uno dei passaggi che fece storcere maggiormente il naso ai lettori dell’epoca (ma anche a quelli contemporanei), come se l’avventura fosse eterna e non si potesse accettare, per i loro beniamini, la decisione che forse fosse l’ora di sistemare le proprie cose e iniziare a godersi la vita.

    Se si vuole leggere fantasy Fritz Leiber è certamente uno dei più grandi autori del novecento. Certo questi racconti possono sembrare datati o dare un sentore di già letto, ma sono stati tra i precursori di questo genere. I personaggi da lui creati hanno saputo fondere la figura dell’antieroe con l’ironia e la fantasia.

  • Recensione: Gli strani Viaggi di Giulio Verne – Michele Strogoff

    maestro Jules (o Giulio per questa edizione anche se italianizzato proprio non mi convince) Verne.

    Attenzione questo romanzo è stato fornito da Mondadori.

    Lo confesso, questo è il mio primo Oscar Draghi. Ne ho visti altri, ma questo è davvero il primo che riesco ad avere tra le mani. Partire con Verne è una cosa molto strana; pensandoci la mia prima lettura alle elementari (che ricordo) fu “Il giro del mondo in 80 giorni” e mi fa strano non averlo trovato in questa raccolta che ha come filo di connessione proprio il viaggio. In un’epoca in cui la narrazione doveva portare ai lettori le emozioni e il fascino dei luoghi più o meno lontani, Verne fu un maestro, fondendo le nozioni sui luoghi con la sua fantasia e portando il lettore in mondi realistici di un futuro che per allora poteva essere prossimo.

    Per questo evento ho deciso di focalizzarmi però su Michele Strogoff. L’ho fatto perché la mia passione per gli Zar è infinita e non potevo esimermi dal leggere la visione di Verne sulle steppe e sulla corte russa. È stata una scelta azzardata e vi confesso che mi ha ripagato: l’autore non descrive unicamente l’avventura del viaggio del corriere dello Zar, ma si sofferma a parlare di ogni città toccata o vista dai personaggi, permettendo al lettore di esplorare luoghi lontanissimi, scoprendo non solo le sue bellezze ma anche le loro storie.

    Il viaggio, non privo di emozioni per il protagonista, porta Michele a incontrare Nadia, una giovane donna in viaggio per potersi ricongiungere al padre; si aggiungono anche due giornalisti, uno francese e uno inglese, che si rivelano due macchiette comiche che animano molti momenti. Non c’è un attimo di respiro in questa storia che racconta di come un tempo i viaggi fossero dilatati nel tempo e pieni di così tanti imprevisti da risultare autentiche sfide che potevano costare la vita. Se già il viaggio risulta difficile, si deve aggiungere anche la complessità aggiunta con la rivolta dei Tartari: potete capire che questo libro non si ferma un attimo.

    Si tratta di una storia classica e nonostante sia comunque datata come narrazione (alcuni punti descrittivi potrebbero rallentare la lettura). E’ anche stata trasposta in diversi film e serie televisive (ci sono anche due lungometraggi animati) e questo ve lo dico perché gli elementi contenuti lo rendono completo: avventura, spionaggio, amore, le bellezze della terra siberiana. Una lettura che non sempre si riconduce a questo autore, eppure non si può negare che sia degna del suo nome.

    Il libro è come sempre ben curato, rappresenta appieno i racconti e lo stile di Verne. L’unica pecca a mio parere è che le illustrazioni al suo interno siano quelle classiche che un poco stonano con la modernità dell’esterno (ma questo è un mio gusto personale).

    Per essere il mio primo Drago lo approvo a pieni voti e direi che non dovrebbe mai mancare sulla libreria di un appassionato di Verne… Semmai mi domando, ci sarà un volume due con anche altri lavori di questo grande autore? Beh la speranza è l’ultima a morire.

  • Recensione Heartstopper volume 2 di Alice Oseman

    Charlie e Nick si sono baciati, e adesso? Charles è sinceramente innamorato di Nick, ma lui è etero e dopo il bacio è scappato via… Nick però non sa bene cosa sente, ma sa che per Charlie prova qualcosa di sincero. Come reagirà il mondo?

    Questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Questo secondo albo parte con la marcia già ingranata, si divorano le pagine come se fosse la cosa più naturale al mondo e ci sono dei momenti in cui, nonostante la corsa, ci si ferma a sospirare felici di questo amore così giovane e innocente. Una relazione che non dovrebbe avere nulla di sbagliato eppure potrebbe non essere accettata.

    Il percorso dell’autodeterminazione di genere è spesso stato banalizzato o saltato in altre opere, qui invece abbiamo il tempo di capire quanto la paura della società, del non capirsi, possa rendere difficile la vita degli adolescenti. Trovo che sia importante e molto forte mostrare soprattutto in una storia così delicata e intensa; il lettore si trova a soffrire con i personaggi.

    Questi volumi sono un viaggio alla scoperta delle identità di genere, all’accettazione: imparare che non si possono fare distinzioni tra etero e persone con un diverso inquadramento è un percorso ancora lungo nella nostra società, eppure questo libro è uno dei mattoni con cui possiamo costruire il futuro. Non è semplicemente una storia d’amore, questa serie parla ai giovani lettori ma non solo, si rivolge a tutti e io vorrei farla leggere a più persone possibili.

    Come ho già detto per il primo volume, i disegni aiutano il lettore a entrare in sintonia con la storia, a trovarsi travolto e grazie a una curata posizione delle tavole e delle vignette, si ride moltissimo. Inoltre piccola chicca a fine volume, abbiamo un primo capitolo di una storia Spin-off.

    Questa serie si sta rivelando qualcosa di più del solito libro, del fumetto usa e getta. Gradirei vederlo tra i testi alle superiori, vorrei che i professori insegnassero la storia di Charlie e Nick. C’è bisogno nel mondo di storie uniche e dirette come questa, e il mondo deve leggerle

  • Recensione Il Visconte che mi amava di Julia Quinn

    Anthony ha perso l’amato padre quando aveva solo diciotto anni. Ha dovuto crescere e caricarsi sulle proprie spalle il titolo e le responsabilità, nonostante la tremenda paura di morire anche lui all’età di trentanove anni, com’era successo al padre e allo zio. Per questo ha deciso dopo tanto tempo di prendere moglie. Eppure la donna che pensa sia la più adatta ha una terribile sorella maggiore che lo disapprova. Riuscirà il libertino più famoso di Londra a trovare moglie?

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Il romance storico è sempre stato un genere che ho amato. Porta il lettore in epoche lontane, gli regala una romantica fantasia, e sì, a fine lettura ci si trova a sognare ad occhi aperti di poter indossare un abito d’epoca e vivere il ton inglese. Julia Quinn riesce a costruire una saga famigliare che accompagna il lettore, non solo in una fuga dalla realtà, ma in un travolgente mondo romantico.

    Il libro è scorrevole e ogni capitolo è preceduto da un trafiletto tratto da “Le cronache mondane di Lady Whistledown”: una rivista che racconta indiscrezioni del ton e che ogni volta bacchetta tutti, e si sposa benissimo con la frizzantezza di alcuni momenti e soprattutto incuriosisce il lettore. Ho passato i primi due capitoli (ma anche il terzo) a domandarmi chi potesse essere nascosto dietro a quello pseudonimo, perché speravo di scoprire chi fosse la spia pronta a spiattellare tutti gli scandali e a criticare l’alta società senza censure.

    Questo volume ricorda, come canovaccio, il primo, e se da un lato avrei voluto più dinamismo, vi confesso che l’ho trovato comunque godibile, forse reso meno banale dalle forti personalità dei protagonisti che tengono il lettore incollato alle pagine. Inoltre l’editore ha inserito il secondo epilogo che l’autrice aveva scritto a posteriori dell’uscita della saga, dando un ulteriore approfondimento sui personaggi molti anni dopo. Una scelta molto carina anche se vi consiglio di non leggerlo prima di aver completato la serie se odiate gli spoiler.

    È un romance con una buona componente erotica che non disturba o diviene eccessiva, quindi se cercate passione, in questo libro la troverete.

    È una buona lettura di svago, ideale per accompagnare una vacanza, ma anche un pomeriggio solitario con tè e biscotti.

  • Recensione Ciclo dell’Impero – Le correnti dello spazio di Isaac Asimov

    In un futuro lontano, in cui l’umanità ha colonizzato la galassia, il pianeta di Florina è sfruttato dai Signori di Sark per la produzione di kyrt, una fibra vegetale da cui si ottiene un tessuto pregiato. E in mezzo ai campi di kyrt è stato ritrovato Rik, un uomo adulto ma con le capacità cognitive di un neonato. Dopo essere stato adottato come scemo del villaggio, ha ri-imparato a camminare e parlare. E poi, dopo un anno, a ricordare. E i suoi ricordi sono i ricordi di uno scienziato che aveva scoperto un pericolo imminente in grado di distruggere l’intero pianeta di Florina.
    Mentre Rik cerca di recuperare i suoi ricordi, intorno a lui vanno formandosi trame politiche, al punto da far traballare gli equilibri interni di Sark e i rapporti con la nascente super potenza di Trantor.

    Questo libro è stato offerto da Mondadori e recensito per voi da Viviana Tenga.

    Per chi conosce già l’universo di Asimov, Le Correnti dello Spazio si pone molto prima del Ciclo della Fondazione (l’Impero Galattico guidato da Trantor si sta ancora formando) ma molto dopo quello dei Robot (la Terra è pianeta ancora abitato ma semi sconosciuto alla maggior parte della popolazione galattica). È parte di quello che viene definito “Ciclo dell’Impero”, ma è totalmente autoconclusivo e slegato dagli altri due (se non per l’ambientazione comune).

    Il romanzo è datato 1952, ed è inevitabile che un po’ si senta. Quella che dovrebbe essere una tecnologia fantascientifica, ci appare per alcuni aspetti antiquata (in particolare, si senta la mancanza di internet o qualcosa gli somigli), i ruoli sociali e di genere sono a tratti un po’ “all’antica”.

    Nel complesso, però, Le Correnti dello Spazio non è affatto un romanzo superato. L’ambientazione fantascientifica è solo uno sfondo su cui si sviluppano scene d’azione e intrighi politici. I temi centrali riguardano la gestione il potere economico, lo sfruttamento delle popolazioni indigene da parte di élite straniere, il cinismo della politica internazionale (in questo caso, interplanetaria), il rapporto tra essa e la scienza.

    I personaggi, come spesso accade in Asimov, sono caratterizzati in maniera un po’ grezza, con tanto tell e poco show, ma non sono macchiette. Di ognuno di loro conosciamo motivazioni e ambizioni. Non c’è una lotta tra buoni e cattivi, solo tra visioni e interessi diversi.

    Lo stile è semplice, a tratti un po’ goffo, forse anche a causa di una traduzione che andrebbe svecchiata (quella proposta è ancora la prima che fu fatta in italiano, nel 1955). Diciamo che se cercate una prosa elegante o brillante, non è questo il libro che fa per voi.

    Se conoscete già Asimov, troverete quello che vi aspettate di trovare in un suo romanzo e quello che io personalmente, da fan, ho sempre apprezzato: trama complessa e intrigante, una visione del mondo basata sulla fiducia nella scienza e nella razionalità umana, personaggi di origini umili o addirittura emarginati che vedono riconosciuto il loro valore.

    Se non avete mai letto niente, è sicuramente un romanzo valido da cui iniziare. E ci troverete tutte le cose elencate al paragrafo sopra.

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