Recensione Wilder girls di Rory Power

Wilder girls

Una scuola di sole ragazze su un’isola. Tutte affette da un morbo misteriose che a tratti le deforma, trasfigurandone una parte fino a renderle mostruose e sempre più vicine alla morte.

Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

Ci sono tante cose che proprio non funzionano, a mio parere, in questo libro. Troppe ingenuità strutturali, troppi momenti spesi in frasi di elucubrazioni che non servono minimamente alla trama. Una buona parte del testo non da nulla al lettore. Ed è un peccato perché ci sono molte cose che, per esempio Hetty, avrebbe potuto trasmettere al lettore sul TOX (il morbo che le affligge) che invece viene gestito come un contorno. L’esempio più ovvio è quello della scuola. Sono tutte trasfigurate dalla malattia in qualche modo, eppure lo ricorda giusto ogni tanto. Ribadisce i “difetti” delle altre protagoniste, ma non si sofferma mai a raccontarli davvero: non vediamo grandi conseguenze se non il fatto che Reese non può sparare. E poi tutte vogliono sopravvivere? Sul serio? Nessuna che da trasformata desidera di morire? Nessuna che alla fame, alla prigionia, risponda dando fuori di matto? Tutte lì, rinchiuse in una scuola, nei dormitori, con due adulti e tutte che rispettano le regole? Sul serio? Hanno le armi e a nessuna in due anni è mai venuto lo schizzo di prendere il potere e mandare a quel paese tutto? Non dico che dovesse andare così la storia, ma si menano per un tozzo di pane ammuffito, e poi vivono in pace e rispettano le regole? È impossibile che siano tutte belle tranquille ad aspettare la cura o la morte.

Anche la dinamica LGBT sembra messa lì così giusto per dare colore, e il rapporto Reese-Hetty-Byatt mi ha fatto storcere il naso. Un po’ perché sembra essere messo lì a casaccio, toccato, sfiorato in alcune scene e poi è “ammore”. Devo dire che essendo il secondo F/F che leggo, ancora non riesco proprio nemmeno a provarci ad empatizzare con i personaggi, quindi qui lo dichiaro, preferisco gli M/M.

Un libro con una cover da sogno che però non riesce proprio a dare di più al suo interno di un po’ di curiosità. Sconsigliato, bocciato, passate oltre. Ok è la mia opinione ma riassume tutta la delusione dell’averlo letto.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Margherita Fray.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Quando un libro vende, è normale che arrivino tanti prodotti a lui dedicato. Adattamenti su vari altri media, tra cui anche vari spin off come questa graphic novel. Sono sempre combattuta su questi prodotti, ho sempre il terrore di trovarci una minestra riscaldata. In questo caso la situazione non è così tragica, ma nemmeno trovo che sia la pubblicazione del secolo.

    Partiamo con il dire che i disegni sono semplici. Non brutti, ma lo stile è molto basic, i personaggi sono ben delineati, ma dal punto di vista del numero delle pagine e delle tavole, direi che c’è stato messo un impegno sufficiente. Considerando quanto ha venduto al serie, mi sarei aspettata qualcosa di più; non dimentichiamo che la parte grafica di una graphic novel fa a volte la differenza (non conto in libreria i volumi che tengo solo per i disegni), quindi è un peccato che non abbiano osato con qualcosa di più concreto ed elaborato.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    È inutile negare che questo volume è l’ennesimo compendio necessario per chi, come me, ha sempre bisogno di una nuova boccata d’aria che venga da Moria, da Bosco Atro, da Collevento, fin anche da Granburrone o Mordor. In questo periodo in cui non c’è dato modo di viaggiare, farlo attraverso le storie che amiamo credo sia, sebbene una consolazione, una buona fuga da questa pandemia che ci tiene spesso chiusi in quattro mura e ci nega ogni possibile svago turistico.

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    C’è una perplessità che mi sento di esprimere su alcune cartine all’interno di questo volume. Spero che siano errori di conversione, ma per un attimo avevo sperato che in Italia ci fossero luoghi da ricondurre in qualche modo a Tolkien. Ho invece notato che la cartina era posizionata in maniera errata rispetto ai punti indicati, che erano relativi alla svizzera. Quindi nulla, non c’è speranza di poter ripercorrere quegli itinerari a breve.

    C’è molto su Tolkien e sono certa serva alla mia libreria, ma anche alle vostre. Se ancora non lo avete fatto andate subito a recuperare questo libro, lo so che avrete poco spazio, ma lo troverete appena lo avrete tra le mani.

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    Il finale del primo libro di questa saga mi ha lasciato l’amaro in bocca. Non potevo dirlo apertamente ma, dannazione, Mr. Lynch, mi hai distrutto l’anima! Non aggiungo altro perché non amo fare spoiler a chi non ha l’ha ancora letto o magari lo sta terminando proprio ora. Dunque, abbiamo un Locke che, come noi lettori, è ferito e dovrebbe reagire a tutto quello che ha vissuto invece non ci riesce; meno male che Jean non è disposto a dare spazio a tutti i suoi piagnistei ed è pronto a tiragli qualche bel calcio nel deretano.

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Le prime pagine sono lente, o meglio, il romanzo ingrana solo al 30%. Quindi non parliamo di un cento pagine e via in discesa, ma il volumone che abbiamo tra le mani ci fa capire che le prime trecento pagine saranno belle toste da leggere.

    Poi, poi scatta di nuovo quella magia, Locke è il mio secondo fidanzato letterario (il primo sarà sempre e solo Ermanno Sensi). Come si fa a non amarlo? Jean è un compagno eccellente e l’unica cosa che manca sono altre spalle (non dico altro, torno ad asciugarmi le lacrime e a urlare nel cuscino “Mr. Lynch!”), e quando arriva il mare, e dei possibili compagni di avventure, quel maledetto e pluridannato autore, lo fa di nuovo: ci fa vivere fantastiche avventure e poi, poi ci butta nel baratro di amore e odio per una storia che ha tutto, perfino diversi colpi di scena tra finale e epilogo.

    Il mare è un’ambientazione che bisogna (concedetemi il gioco di parole) saper navigare, e avevo il terrore che si sarebbe persa quel senso di avventura e intrigo tipici dei Bastardi Galantuomini. Invece tutto si amalgama alla perfezione.

    Con il libro chiuso e con la sincera voglia di leggere molto altro, mi rendo tristemente conto che ci stiamo avvicinando all’ultimo volume e, per la prima volta, non voglio leggerlo: che ne sarà dopo di me? Come farò senza Locke, senza Jean, senza le innumerevoli truffe da loro imbastite? Perché Mr. Lynch non ce la regali una gioia e scrivi un quarto volume? Lo sanno tutti che questa serie non si ferma a tre volumi, ma ne ha altri in testa. Dicci, quale tributo vuoi e noi lettori lo realizzeremo per te. Non lasciarci qui a piangere sulle pagine e a vivere di sola speranza. Il nostro mondo non si più fermare al prossimo libro!

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Da oggi e per i prossimi mesi, io e i blog In punta di carta e Reines des Livres,vi parleremo della serie “Survivors’ Club” di Mary Balogh. Oggi partiamo direttamente dal secondo volume della serie Bedwyn. In teoria potrebbe sembrare una castroneria, ma questo libro è in realtà considerato il prequel della saga che, appunto. andremo a recensirvi di volume in volume. E’ durante l’estate in cui Kit e Lauren fingeranno di essere fidanzati che incontreremo il Club dei sopravvissuti di cui fa parte anche lo stesso Kit, in quanto reduce di guerra (ovviamente parliamo di quella napoleonica).

    Ricordo nitidamente che dopo la prima lettura di questo volume prequel, volli subito cercare le storie dei singoli componenti del club, scoprendo appunto questa serie. E’ stata infatti la prima volta che trovavo nelle storie tipicamente romantiche, con ambientazione storica, dei reduci di guerra che non fossero “fighi” ma in cui si vedesse la disabilità dei personaggi. E ciò non si ferma soltanto agli uomini, nel Club abbiamo anche una donna, vedova, e anche altri personaggi che compariranno nella serie, e avranno i loro tormenti. Per ora però, soffermiamoci su Kit e Lauren.

    Kit sembra essere l’ennesimo libertino, invece ha delle profonde cicatrici. Allo stesso tempo Lauren potrebbe apparire come una semplice donna fredda e insensibile. Certo potrebbero sembrare delle premesse piuttosto banali e ovvie, ma questo libro mostra tutto il talento della sua autrice che sfrutta, sì due figure classiche per questo genere, ma le completa con grande maestria. La presenza dei personaggi secondari non rimane mero elemento di sfondo, anzi gli stessi vanno a completare la storia dandole una tridimensionalità unica che rende il volume unico e completo.

    Una serie davvero speciale consigliatissima a tutti coloro che sono rimasti orfani dei Bridgerton, ma soprattutto a  chi di questo genere non farebbe mai meno. Ecco a voi dei libri che non sono il solito romanzo rosa storico.

    Per ora è tutto, ci vediamo a Novembre per parlare del primo vero volume di questa serie dal titolo “La Proposta”.

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