Recensione I segreti di una notte d’estate di Lisa Kleypas

I segreti di una notte d'estate

Annabelle è alla sua “ultima stagione”, la sua famiglia non se ne potrà permettere un’altra. E’ ormai chiaro che, se non troverà un marito, sarà costretta a procacciare qualcuno che la mantenga, dovendo vendere se stessa per evitare che suo fratello abbandoni gli studi. In questa disperata ricerca, che sembra infruttuosa, si rende conto che a fare da tappezzeria come lei ci sono anche Lillian, Evie e Daisy, tre ragazze che, come lei cercano, disperatamente marito. Sarà l’amicizia che le unisce a portarle a pianificare un possibile scandalo per permettere ad Annabelle di potersi sposare.

Attenzione questo libro è stato offerto da Leggereditore.

C’è da dire che i Bridgerton hanno fatto bene al genere Historical Romance. Questo volume, uscito molti anni fa con una copertina davvero poco elegante, ora torna il libreria con una veste più consona (meno pettorali e più romanticismo) anche se hanno sbagliato epoca dell’abbigliamento, spingendo sul Regency quando invece l’ambientazione è in piena epoca vittoriana.

Partiamo con il dire che è il mio primo “Kleypas” e, in unica scala di valutazione, abbiamo Julia Quinn che rappresenta il top di dolcezza, al suo opposto Mary Balogh è il più alto grado di tragggedia (la terza “g” andrebbe quasi maiuscola). Ebbene questa autrice si colloca a metà, dove non vengono a mancare elementi particolarmente duri, ma allo stesso tempo si gode la passione dei protagonisti. Ecco forse più che una scala bisognerebbe fare un grafico che comprenda romanticismo (di cui è regina la Quinn), elementi drammatici (sua signora indiscussa la Balogh) e infine la passione dove Lisa Kleypas tira fuori tutto l’eccitazione possibile che si possa trovare in un Historical Romance.

Tra gli elementi che spiccano in questo volume c’è certamente il contrasto borghesia/nobiltà, che solitamente non è mai affrontato ampiamente nei regency: veniva ancora reputato molto volgare sposarsi con un uomo sì ricco, ma privo di un titolo, e la contrapposizione dei nobili sempre più pieni di debiti perchè non educati all’idea di investire o semplicemente non in grado di amministrare correttamente il loro patrimonio. Lillian e Daisy (oltre allo stesso Simon Hunt che é appunto un figlio di macellaio arricchitosi) sono figlie di un industriale americano e per questo trattate al pari di Annabelle. Donne sì belle, e magari anche ricche, ma ritenute troppo volgari per poter trovare marito senza avere qualcuno che le introduca veramente nel ton.

Un volume molto passionale, ma anche divertente, perchè vedere queste allegre zitelle alla ricerca di un marito si è rivelata una lettura ideale per svagarsi. Un libro che consiglio a tutte le appassionate del genere che ancora non hanno ancora scoperto questa autrice. Inutile dire che ora passo subito alla lettura del secondo volume: “Accadde in autunno”.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da DeAgostini Libri.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Words Edizioni.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Rizzoli.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Questo libro è molto particolare. Partiamo dal fatto che si tratta di una lettura molto avvincente, ma con molti buchi di trama. Allo stesso modo sembra rivolto al giovane pubblico, ma molto spesso le tematiche sono forti e a mio parere non le darei così facilmente in pasto a dei lettori sotto una certa età. Eppure è un libro che fin da subito mi ha appassionato… vediamo insieme i perché.

    Partiamo dall’ambientazione. Siamo in un mondo fantasy classico di forte ispirazione orientale, l’impero con i suoi regni ricorda moltissimo la Cina, come l’isola di Speer, Taiwan e (chissà come mai) il nemico, la Federazione di Mugen, assomiglia invece al Giappone. Eppure i nomi e la storia di questi luoghi raccontano un mondo immaginario, se non fosse che ogni tanto saltano fuori riferimenti chiari al nostro mondo (l’esempio più palese è il libro di studi L’arte della guerra di SunTzu). Questo mix tra realtà e finzione affascina (dai chi non ha mai amato la particolarità dell’estremo oriente) e imbriglia il lettore, di pagina in pagina non può far altro che volerne scoprire sempre di più.

    Il secondo elemento, a mio parere forte, è Rin. La protagonista segue il canovaccio delle storie di avventura orientali. È chiaramente l’eroe che riuscirà in tutto, ma non gli viene resa la strada facile. È orfana in una famiglia che non la vuole e che, per legge, ha dovuto prenderla con sé. Vuole studiare e puntualmente le viene imposto un matrimonio di comodo. Quando raggiunge un risultato o una vittoria questa non è mai appagante: ad esempio riesce ad andare alla scuola, bene, ma è solo una contadinotta. Dimostra di essere comunque sveglia e brava, ecco che il suo essere donna le mette in chiaro da subito che potrebbe non farcela. L’evoluzione di questo personaggio è composta da una costante ascesa, caratterizzata da nuove difficoltà a cui seguono imprevisti e, ogni vittoria, sembra avere un sapore amaro.

    Quello che invece non soddisfa appieno il mio gusto è la scelta di inserire lo sciamanesimo come un dato di fatto solo a metà volume: la formazione che Rin ha a Sinegard (l’accademia) viene da subito mostrata come un elemento semplice che si bassa su strategia, forza, ingegno ecc.. L’elemento fantastico invece è ritenuto come una semplice leggenda: uomini che combattono con il potere degli dei, impossibile! Eppure è evidente da un certo punto in poi che esista. Ecco, tutto questo mi è sembrato forzato proprio perché non fuso con l’ambientazione, anzi reputarla una cosa inesistente proprio nella stessa scuola in cui c’è un corso (anche se non frequentato) riservato a questo potere.

    Infine le droghe. Avevo intuito che fossero parte scatenante della componente fantastica, una scelta logica. Anzi forse avrei voluto vederle di più sotto questo aspetto che sotto quello di semplici stupefacenti (visto che si parte sin da subito scoprendo che Rin lavora per la sua famiglia che, appunto, gestisce un giro di spaccio).

    Tirando le somme, questo volume è avvincente ma ha molti difetti. Si legge con scorrevolezza fino a metà poi si incappa in alcune situazioni troppo lente, e si ritorna a correre oltre la metà. C’è la guerra, e non una guerra di sfondo; ci sono sangue, stupri e massacri, raccontati a piene parole. Non è un libro che consiglierei a giovani lettori, ma nemmeno a lettori forti adulti e consumati. Io credo che questo volume sia una via di mezzo, un fantasy new adult commerciale che avrebbe bisogno di essere smussato un po’, ma che vi confesso ho letto con molto piacere.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Questo finale accellerato ha però un punto molto positivo, l’azione regna sovrana e non si disperde: molti combattimenti sono ben scritti, intrattenendo e rendendo la sua lettura scorrevole.

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    Consiglierei questa trilogia? No. Vedo che in molti stanno apprezzando Nona Grey. Mi spiace l’autore è innegabilmente bravo ma, per me, con questa trilogia non ha superato la sufficienza.

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