E tornammo a veder il Salone del Libro…

Salone del Libro

Dopo una pandemia che aveva fermato tutto, fa bene al cuore vedere che è tornato tra noi il Salone del libro di Torino. Fa bene al cuore aver visto le code infinite che, nella giornata di sabato, hanno probabilmente sorpreso anche lo stesso staff del Salone che forse si aspettava meno gente. La realtà è che, anche a detta di molti editori con cui ho parlato, questa edizione sia stata un insperato successo.

La gente aveva bisogno di tornare a Torino, di vedere tutti gli editori e, come in un paese dei balocchi, godere al massimo di quello che ha trovato tra le sue mura. Per me invece non è stata una Torino troppo spensierata, sono arrivata con un paio di appuntamenti e una lista molto risicata di editori da incontrare e da cui comprare. Il tutto un po’ dovuto al fatto che avevo un budget risicato, e un po’ perché erano cambiati i miei piani e, invece di due giorni, io e la mia part in crime, abbiamo optato per una sola giornata di fiera. Pochi editori, è vero, ma c’è stato anche tempo per scoprirne di nuovi mentre passavo di stand in stand.

Words Edizioni

Visto che la mia collega non aveva il pass stampa, i tempi di attesa si solo largamente dilatati. Dovendola attendere per parecchio tempo, sono partita subito dalla Words Edizioni: è una realtà che mi sta piacendo molto. Trovo i loro Historical Romance una lettura perfetta per evadere nei bei tempi andati e godermi tutto il romanticismo del ton inglese. Dal loro catalogo ho recuperato l’unico volume di questo genere che mancava cioè “La seconda moglie” di Juls Way. Sono stati così gentili da omaggiarmi con il volume “La luce dell’alba” di Liliana D’angelo che finisce subito tra le prossime letture.

La seconda tappa è stata in casa Plesio Editore e Lambda House che conosco da anni anche se, in questo ultimo periodo, hanno fatto una importante presenza nella mia libreria con le due splendide letture “Catena Alimentare” e “Tramonto a Oriente”. Di quest’ultimo in particolare ho voluto complimentarmi di persona per il lavoro fatto con il suo libro, aggiungendo come sempre il solito incoraggiamento a scrivere molto altro, perché si vede che Federico Galdi ha la mano per delle storie davvero belle e uniche. E’ quindi il caso che ne scriva altre, noi lettori ne abbiamo bisogno. Al loro stand l’editrice mi ha presentato la loro novità Salone che è ovviamente venuta a casa con me “Excursus Vitae” di Giacomo Festi. La cover è davvero un amore, avendo la possibilità di avere lo sconto fiera ho recuperato anche “Dragophobia” di Andrea Zanotti.

Watson Edizioni

Terzo appuntamento della giornata quello con un editore con cui ho un bellissimo rapporto come lettrice, sto parlando di Watson Edizioni. Lo stand era davvero un capolavoro e invita tutti a tenerli d’occhio perché, nel settore del fantastico italiano, si stanno distinguendo con la loro passione e anche una sana dose di inventiva. Questo team andrà lontano. Sono andata per recuperare il primo volume della collana editoriale Ritratti, “Louise Brooks – Due vite parallele” di Laura Scaramozzino. Mancandomi il quarto volume della serie, per esser sicura che potesse riposare tranquillo Antonio Schiena che non tollerava tale affronto, mi è stato fatto dono anche “Annibale Barca – Il nemico” di Davide del Popolo Riolo. In questo modo ho potuto colmare il gap (e a lungo andare mi toccherà completarla tutta perché sono davvero dei gioielli). Watson edizioni mi conosce e mi ha anche lanciato una sfida, mi ha omaggiato (oltre che della loro bag che è un capolavoro!) di un loro Gamebook. Non che si tratti di una novità, negli anni 80/90 spopolavano tantissimo, io stessa convivo con un grande giocatore di questo genere di libri. Io ci avevo provato una decina di anni fa ad affrontare queste avventure, ma tra dadi e molte distrazioni non mi ci ero trovata, ora con questo loro splendido omaggio, “Jekyll e Hyde” di Marco Zamanni e Enrico Corso, do una nuova possibilità al genere. Vi terrò aggiornati su come procede.

Salone del Libro

Ultimo acquisto programmato (ma non il meno importante) è l’attesissimo terzo volume della serie ormai denominata “Vampiri VS Metallari” di Aislinn, romanzo che attendevo da quando ancora ero una semplice imbratta carte e lei era uno dei miei insegnanti; sì questa serie con “I tuoi peccati ti troveranno” si chiude e l’autrice mi ha promesso che si soffrirà tanto (e non vedo l’ora), ma in confidenza mi ha anche rivelato di non mettere il lutto al braccio, un giorno potremmo ritornare a Biveno con nuovi personaggi e nuove avventure da vivere. E io non vedo l’ora.

Infine le scoperte del Salone con il mio ultimo acquisto, ma vi parlerò anche di un paio di realtà che ho scoperto e che certamente andranno a finire nei miei prossimi acquisti. L’incontro con questo libro è stato un colpo di fulmine: sapete quando state semplicemente passeggiando quasi senza meta e buttate l’occhio un po’ qua e un po’ là? Ecco che qualcosa attira la vostra attenzione: l’immagine di una ragazzina tra rami oscuri dove sbucano alle sue spalle ombre oscure e occhi indagatori, il tutto unito ad un titolo che in poche parole promette faville: “Lucifero e la bambina”. Ora di questo libro e del suo autore Ethel Mannin non sapevo nulla, e sebbene già la sinossi con il titolo dipingeva già una storia geniale, ci ha pensato il sapiente staff di Alcatraz Edizioni a tratteggiare le informazioni per fami capire che avevo tra le mani un perfetto Weird. Quindi è venuto a casa con me.

Salone del Libro

Fine degli acquisti. Ma come vi dicevo parliamo di due editori che ho scoperto e di alcuni titoli che certamente recupererò. Rimaniamo a parlare sempre di Weird con Edizioni Hypnos. I titoli che finiscono nella mia wishlist (e quasi certamente tra i prossimi shopping on-line) sono “La mia morte” di Lisa Tuttle e “La casa delle conchiglie” di Ivo Torello. Vi confesso che ci sono anche parecchi altri titoli, ma questi due sono quelli che mi hanno affascinata di più. Il secondo editore che è stata una autentica scoperta è Exorma Edizioni: sono grafiche davvero uniche. I titoli “urlavano” cercando l’attenzione del passante, spingendomi a fermarmi per leggere alcune loro sinossi. Lo staff è stato cordiale e mi ha presentato le collane. Due volumi in particolare avrei voluto portarmi a casa (e quindi finiscono nel mio prossimo ordine) e sono “Fantasmi dello Tsunami” di Richard Llyod Parry un viaggio tra i luoghi sconvolti dal terremoto e successivo maremoto del 2011 in Giappone (novità esclusiva del Salone e che infatti ancora non si trova), e “La donna che pensava di essere triste” di  Marita Bartolazzi dove il titolo e la breve sinossi mi hanno conquistata e che non vedo l’ora di recuperare.

Insomma questa Torino come sempre ha portato nuovi libri in casa Chimera, mi ha fatto conoscere nuove realtà. Sono certa che presto mi spingerà a fare altre compere senza controllo. C’è voluto tanto, ma questo Salone serviva a noi tutti, agli editori che erano affamati di pubblico e a noi lettori che siamo affamati di storie. Dopo il buio di questa pandemia, finalmente uscimmo a riveder le stelle…

Articoli simili

  • Sono sbarcata su Alexa

    La skill di Alexa de “I libri della Chimera” viene già usata da molti e alcune colleghe sono rimaste piacevolmente colpite dalla mia scelta di portare il blog su Alexa, altre invece la trovano una scelta che fa perdere alla parola scritta la sua efficacia, castrando la magia della lettura, quasi fosse una scorciatoia semplicistica.
    Facciamo un passo indietro, a prima della mia seconda presentazione di “Delicato è l’Equilibrio” che segnò l’incontro appunto con questo amabile dischetto parlante; parliamo della prima presentazione tenutasi al Bar Cin Cin Nato il 13 dicembre. Tra la gente che era venuta c’era una ragazza con disabilità visive, ascoltava e poneva domante davvero interessanti. A fine presentazione venne a stringermi la mano e mi disse una frase tipo: “Non comprerò il cartaceo, ma se mi dici che c’è l’e-book su Amazon lo compro e lo ascolto”. E Greta, questo è il suo nome, lo fece davvero, e a ascolto terminato, mi fece notare che il mio libro aveva qualche refuso.
    Capii che le potenzialità degli strumenti di lettura automatici, per esempio Alexa, andando appunto alla mia seconda presentazione capii l’importanza di questi strumenti per integrare il blog anche a quelle persone che hanno non solo poco tempo, ma soprattutto disabilità.
    Al FRI 2019 avevo già affrontato con l’editrice della Royal Book Edizioni l’importanza di andare incontro a quei lettori che soffrendo di cecità o ipovedenti non hanno un catalogo vario di letture da poter ascoltare o leggere in braille e Alexa si rivela uno strumento molto utile per sopperire ai costi eccessivi degli audiolibri, dando una soluzione alla portata di tutti i lettori e editori (ma nello specifico ne parleremo in futuro in un articolo dedicato).
    Insomma Alexa è uno strumento che può creare un ponte anche con quelle categorie fuori dai normali standard. Non parlo solo di utenti disabili, ma anche delle tante persone che guidano per ore e ore (ora con il Covid19 sono a casa) e che approfittano di questo genere di strumenti per ascoltare libri e non solo. I podcast sono uno strumento potente e Alexa può produrre contenuti simili anche per chi non ha la strumentazione per registrarne uno proprio.
    Devo però confessare che avendo un programmatore in casa è stata una passeggiata, o quasi perché non sempre Amazon aiuta, infatti, guarda caso, la mia skill è consigliata a un pubblico adulto o a bambini sotto la sorveglianza dei genitori. La Skill è nata durante le vacanze di Natale, dopo la mia ultima presentazione a Brescia, complici quei pazzi del Comics League of Brixia che ci avevano spiegato come poteva lavorare Alexa, ho schiavizzato il mio omino che ha prodotto la skill e una seconda è in lavoro (ma ne parleremo più avanti).
    Cosa è cambiato con Alexa? Alla fine poco o nulla, ma devo ammettere che devo rispettare alcuni limiti di caratteri perché lei legga gli articoli; i lettori, nuovi e vecchi la stanno usando, e la mia speranza è che questo strumento li porti a conoscermi ma anche a conoscere meglio i libri che amo.

  • Recensione Tenebre e ossa di Leigh Bardugo

    Alina è cresciuta all’orfanotrofio con Mal, da molti anni prova qualcosa per lui. Ma non c’è tempo però per i sentimenti, la missione a cui sono assegnati li porterà ad affrontare la traversata della Faglia d’Ombra, un luogo dove la sua vita cambierà per sempre.

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Era il 2014 quando lessi per la prima volta questo libro, pubblicato da Rizzoli con una copertina abbastanza intrigante. Oggi, sei anni dopo, Mondadori riporta questa trilogia in Italia e lo fa con classe: grafica molto lussuosa, interni curati e la promessa (che Rizzoli infranse) di pubblicare tutti e tre i volumi.

    Sinceramente dopo tutto questo tempo non ricordavo di averla letta, e nemmeno avevo ricondotto l’autrice agli altri lavori già editi da Mondadori. Non mi avevano attirato più di tanto, ma questo libro per quanto non fosse/sia perfetto ci tenevo a rileggerlo. La trama infatti segue dei canovacci abbastanza intuibili e già sfruttati da molti autori negli young adult fantasy, tanto che anche i colpi di scena risultano abbastanza prevedibili.

    I punti di forza sono da ricercarsi nello stile semplice e diretto, l’autrice sfruttando la prima persona rendendo la lettura scorrevole; Alina, la protagonista, coinvolge il lettore. Sebbene il punto di vista sia monofocale, si ha una buona visione d’insieme dei personaggi e del mondo Grisha. Alina è la tipica eroina fantasy, modesta, ma che non vuole lasciarsi andare a quello che il mondo le impone. E’ certamente il personaggio meglio costruito a discapito però di Mal e dell’Oscuro, che rimangono in ombra rispetto a lei.

    L’ambientazione crea spettacolari suggestioni, una Russia Fantastica che rimane forse un po’ troppo di sfondo, ma del resto siamo nel primo volume. Potrebbe esserci molto di più nei successivi. È interessante come abbia fuso le atmosfere russe all’elemento fantastico.

    Per quanto il tempo passi rimane una sola cosa che ora mi aspetto: il seguito. Già perché di questa autrice ho visto arrivare le serie che (ambientate nello stesso mondo) hanno avuto un discreto successo. E’ normale che anche questo primo volume cavalcano quell’onda (e ci spero, voglio gli altri due volumi e li vorrei subito, per favore!).

    Consigliato a chi cerca un fantasy senza troppe pretese; la mia speranza è che il secondo libro sia superiore al primo.

  • Recensione Il gatto che voleva salvare i libri di Sosuke Natsukawa

    Rintaro ha perso il nonno e dovrebbe fare il possibile per vendere i libri della libreria che gestiva, per poi trasferirsi da una Zia che non conosce. È una buona scusa per non andare a scuola. Lui in realtà è un ikikomori (persona che non vorrebbe mai avere contatti con il mondo esterno e che di solito si rinchiude nella propria stanza senza uscirne mai), ma l’arrivo di un gatto parlante di nome Tora stravolge tutti i suoi programmi; nel mondo ci sono libri da salvare e lui è la persona giusta per questa missione.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Vi confesso che i libri che parlano di libri, librai, librerie sono quelli che compro volentieri, e poi abbandono sugli scaffali senza mai trovare lo stimolo di leggerli.

    Non è che lo faccia apposta, semplicemente è che mi ispirano tantissimo quando li vedo in negozio, ma una volta a casa non riesco proprio a iniziarli. Che cosa mi ha spinto quindi a chiedere la copia da leggere a Mondadori? È un libro scritto da un giapponese e dopo il mio grande amore per Murakami, mi domandavo se sarebbe bastato il “Made in Japan” a far scattare la scintilla, e farmi abbandonare questa brutta abitudine legata ai libri con protagonisti altri libri & co.

    Come tutte le letture che arrivano dall’estremo oriente, mi aspettavo “A” e mi sono ritrovata con “Omega”. E come sempre diventa difficile parlarne perché mi risulta una lettura insolita.

    Partiamo dal dire che questo libro non lo promuovo a pieni voti, non perché si sia rivelato tutt’altro, semmai è il senso minimale della narrazione a lasciarmi un poco perplessa. È una storia surreale, che però non mostra abbastanza dei personaggi coinvolti. Le tematiche sono importanti, forti, credo che parecchi passaggi andrebbero fatti leggere ai giovani come anche a chi adulto ha abbandonato il romanticismo per la lettura. Inoltre ho trovato il registro molto alto, quando avrei valutato un adattamento calibrato su lettori più giovani.

    Tornando al libro. Il viaggio attraverso questi misteriosi labirinti dove alcuni lettori si sono trasformati in tiranni, atti a opprimere e distruggere i libri, è uno spaccato del nostro quotidiano: l’incontro con chi deve leggere migliaia di libri, senza nemmeno apprezzarli, a chi cerca di riassumerli all’inverosimile per renderli accessibili, fino a chi considera i libri solo un business e, in quanto tale, devono essere quello che il pubblico cerca. Racconta molto bene l’editoria mondiale. La morale del libro non ve la svelo, ma è importante ricordare che: per quanti libri si stampano o si leggono, bisogna trovare la propria dimensione d’amore con il testo, con quello che rappresenta nelle nostre vite, andare oltre al semplice oggetto, dedicargli la cosa che ha più valore in assoluto: il tempo.

    Un libro particolare ideale per chi ama lo stile letterario nipponico, molto diverso dal nostro, ma anche molto pieno di significato. Non mi ha sorpreso come avrei voluto, ma potrebbe sorprendere voi.

  • Recensione Nona Grey – Red Sister di Mark Lawrence

    Nona è una bambina strana. È cresciuta in un villaggio che non l’ha mai accettata e, come se non bastasse, è già stata condannata a morte. Badessa Glass la salva dall’esecuzione portandola al convento e facendola diventare una novizia. Quello che però Nona ancora ignora è che non si tratta di un culto in cui delle donne predicano la religione, loro sono addestrate per uccidere.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Molti che hanno avuto la fortuna di averle come insegnanti vi diranno che la figura della suora è legata a quello della malvagità, ma pensare che siano delle assassine ammetto che è un ossimoro molto interessante. Partiamo dal fatto che già in “Ciao Nì” (grazie Stroncando l’orrore) si potevano trovare suore combattenti, ma vederle in un romanzo con tanto di culto annesso aveva un grande potenziale.

    L’idea di base c’è, ma prima si saltare alla conclusione prendiamo in esame il worldbuilding alle spalle dell’idea: siamo in un mondo in cui è rimasta poca terra, dove incontriamo il classico binomio povertà-schiavitù, a cui si contrappongono classi agiate quasi sempre favorite dalla razza. La società ha un chiaro ordinamento, ma da subito c’è dato poco da vedere perché tutto si sposta al convento. C’è immediatamente molta carne al fuoco e questo distrae un po’ il lettore che, a mio parere, vorrebbe leggere di più e vedere la storia procedere.

    Il grande difetto della struttura di questo primo volume è riassumibile in “deviazioni di percorso”. Troppo spesso i personaggi si soffermano a parlare del passato, a spiegare (ma lo show don’t tell?) lasciando in secondo piano quello che a mio parere incuriosisce di più come, per esempio Nona, e soprattutto … perché c’è bisogno in questo mondo di suore assassine? Certo le risposte arrivano ma sono spesso gocce nascoste dentro un mare di situazioni, riflessioni o descrizioni. Capisco che si parla di un mondo fantasy complesso, che il lettore deve capire nel suo insieme, ma se non si portano avanti i veri conflitti del romanzo, si rischia di trovarsi impantanati nelle pagine.

    Insomma un primo volume molto ricco, e che a guardarlo bene occupa la metà dell’intera trilogia, che ho davvero trovato troppo lento.

  •  | 

    L’oriente come ambientazione nei fantasy

    Venivo dal mondo manga e cosplay, anni in cui l’unica carta che metteva piede in casa mia aveva testi di solito racchiusi in ballons di dialogo. Poi ho iniziato a leggere libri, ma difficilmente investivo in un romanzo con ambientazione orientale. Mi sembravano troppo finto, se poi era scritto da Italiani allora, vade retro!

    Ovviamente ho superato il trauma quando ho letto Esbat di Lara Manni. La leggenda vuole che questo libro arrivasse da un giro di fan fiction che aveva attirato un editore famoso. Si è poi scoperto che era tutt’altro, ma non perdiamo la concentrazione. Esbat è un libro che parla di Giappone, di una mangaka follemente innamorata del personaggio che ha creato: un demone cane, tanto sexy quanto cattivo (ogni riferimento a Sesshomaru non è puramente casuale).

    Quel primo assaggio mi ha aperto un mondo.

    La più grande autrice in Italia di questo genere è certamente Francesca Angelinelli. Di romanzo in romanzo ha affinato la bravura non solo nelle storie, ma anche nella filologia di ambientazioni orientali, soprattutto con il suo Chariza.

    Anche Mondadori ha calcato questa via negli anni passati pubblicando la Trilogia di Otori che però non aveva avuto questo grande seguito come invece è avvenuto per i libri della saga che sono editi da Edizioni E/O. Se vogliamo restare in casa Mondadori vi ricordo anche “La guerra dei papaveri”, che tra le altre cose è stata pure una delle migliori letture 2020. Eppure se ben ci pensiamo c’è molto più fantasy orientale in libreria di quanto potremmo immaginare.

    Partiamo con una collana editoriale tutta dedicata a storie con ambientazione orientale e con un pizzico di atmosfere horror. Mi riferisco alla collana YOKAI di Bakemono Lab che vi consiglio di sfogliare perché. già solo per le copertine molto originali, io comprerei il mondo. Insomma a volte ignoriamo che nell’editoria indipendente potremmo trovare proprio i prodotti più adatti a noi.

    Se però avete voglia di qualcosa di più veloce, ci sono i racconti. Già perché anche nel formato più breve ecco che ci sono antologie come “Rizomi del sole nascente”, oppure la serie di Stefania Siano dedicata a Aki il Bakeneko.

    Se invece avete più una propensione per l’urban fantasy, allora vi consiglio Onislayer, letto moltissimi anni fa, ma che ancora oggi mi sento di consigliare caldamente.

    La fantasia e il sol levante non si fermano certo al passato  o al presente. Quindi ecco a voi un paio di titoli che mi hanno suggerito “Sirene” di Laura Pugno e “Il guerriero del tramonto” di Eric Van Lustbader.

    Insomma ci siamo sempre lasciati affascinare dal mondo lontano dove il sole sorge, e forse non ci siamo mai accorti di quanto i suoi raggi siano già intorno a noi. Vi invito a cercare, e perché no comprare, alcuni dei titoli che ho citato così che sia sempre alimentato e dia la possibilità, ad autori ed editori, di portare nuova luce sui nostri scaffali.

  • Recensione Il ritmo della guerra di Brandon Sanderson

    Abbiamo letto per voi Il Ritmo della Guerra, il quarto volume della Folgoluce dell’inarrestabile Brandon Sanderson, pubblicato da Oscar Fantastica in contemporanea all’uscita negli Stati Uniti, grazie allo straordinario lavoro dello storico traduttore di Sanderson in Italia, Gabriele Giorgi.

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori, recensione a cura di Chiara Crosignani.

    Il romanzo si inserisce perfettamente nella cornice dei volumi precedenti: non solo per ampiezza (le sue 1330 pagine lo portano quasi sullo stesso livello del precedente Giuramento), ma anche per la pregevolezza artistica di questa serie, caratterizzata da immagini di altissima qualità: a colori, nella quarta di copertina, la rappresentazione di alcuni degli Araldi di Roshar, e, in bianco e nero, all’interno del volume, una selva disegni che ci permettono di visualizzare il mondo creato dall’autore con un’immersione nella sua biologia (soprattutto spren e forme di Cantori), nella sua moda (sospettiamo qui l’intervento di Adolin in persona) e nella sua arte.  Anche solo le dimensioni e l’accuratezza della grafica basterebbe a giustificare il prezzo, senza considerare il contenuto.

    Ma Il Ritmo della Guerra è un attesissimo romanzo di Sanderson e quindi è al contenuto che i suoi fedeli lettori mirano. Negli episodi precedenti, forse soprattutto in Giuramento, Sanderson ci ha abituati a un inizio lento (beh, lento per gli standard di Sanderson) e a un finale trascinante, di quelli che lasciano veramente incollati alle pagine per ore.

    Il Ritmo della Guerra inizia più rapidamente rispetto al capitolo precedente: è passato un anno dagli eventi conclusivi di Giuramento, ma abbiamo poco tempo per ambientarci nella nuova realtà. Gli eventi si accavallano rapidi, su più fronti, ed è difficile trovare un momento di pausa nell’intero romanzo (chi vi scrive lo ha letto in tre giorni).

    Tutti i personaggi principali si trovano ad affrontare sfide che li coinvolgono nella battaglia cosmica per il possesso di Roshar e, potremmo dire, dell’intero Cosmoverso: sì, perché finalmente, con questo quarto capitolo, capiamo davvero la portata della guerra che si sta combattendo, grazie a riferimenti sempre più diretti e precisi agli altri mondi che compongono l’universo sandersoniano. Teorici del Cosmoverso, qui troverete pane per i vostri denti!

    Ma l’ampliamento dei confini dell’universo non è il solo elemento che ci ha fatto amare Il Ritmo della Guerra (che, personalmente, abbiamo apprezzato più di Giuramento): come suggerisce il titolo (e come sappiamo da tempo i flashback tipici della serie si concentrano sulle parshendiEshonai e Venli) i Cantori entrano prepotentemente in scena, in tutte le loro (scusate il gioco di parole) forme.

    Se già in Parole di Luce e in Giuramento avevamo avuto modo di familiarizzare, e di empatizzare, con gli altri abitanti di Roshar, in questo libro possiamo leggere dalle loro parole cosa hanno vissuto, nel presente del racconto e nel loro tragico passato, per essere diventati quello che sono. Come sempre accade nei testi di Sanderson, il male e il bene sono concetti così interconnessi che non è possibile trovare un rigido dualismo e tutti i personaggi sguazzano nel confine tra moralità e amoralità, tra giustizia e onore da un lato e prevaricazione dall’altro: così, rimaniamo sorpresi da quanto possano essere onorevoli i malvagi nichiliferi e ingiusti coloro che dovrebbero rappresentare la moralità di Roshar.

    E proprio in queste sfumature, che obbligano il singolo a compiere scelte dolorosissime, sta la grandezza di questa serie: se in una prima fase della produzione di Sanderson si aveva l’impressione che alcuni personaggi potessero essere meglio delineati, qui i protagonisti bucano le pagine. Kaladin che affronta il buco nero della sua depressione, Shallan afflitta dall’incapacità di gestire la sua personalità scissa dai traumi subiti, Dalinar, titanico nelle sfide che incontra, senza dimenticare il Ponte Quattro, i Radiosi, Navani, del cui rapporto con Gavilar finalmente veniamo a scoprire qualcosa, e che nella sua umanità entra nel novero dei protagonisti del romanzo, e un Adolin finalmente autonomo dall’ingombrante eredità paterna (i fan di Hoid saranno felici di sapere che Arguzia del Re ha un ruolo non secondario nella vicenda).

    Il finale del libro è, come da abitudine, un’esplosione di colpi di scena sempre più travolgenti, che ci fa rimanere in astinenza da ultimo capitolo di questa prima pentalogia dedicata a Roshar. Anche questa volta, Sanderson non sbaglia un colpo e la traduzione di Gabriele Giorgi, che rende nel modo migliore i neologismi del Divino Brandon (anche e soprattutto nelle complesse parti tecniche che riguardano le scienze arcane di Roshar), ci permette di godere in tempo reale del nuovo travolgente capitolo delle Cronache della Folgoluce.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *