Blog tour: Le citazioni de L’ultima ricamatrice di Elena Pigozzi

L'ultima ricamatrice

Questo libro si è rivelato particolarmente poetico, per questo ho scelto per voi alcuni dei passaggi che mi hanno più emozionato e credo lo rappresentino al meglio.

È stata una lettura che ha avuto tante sottolineature, dalle prime pagine fino alle ultime: ci sono stati momenti lirici e paragrafi che ho riletto con piacere perché esprimevano con semplicità la potenza che questa autrice sa nascondere nelle parole.

“Mi piace la puntualità, che è rispetto del tempo dell’altro. Che è dire avevo voglia di stare con te, spero di non darti disturbo, è così breve il tempo che abbiamo per noi, che, se lo sciupiamo, è sprecare ciò che c’è di più prezioso.”

“Perché c’è un linguaggio muto, che si ascolta con gli occhi e con la pelle. Un linguaggio che grida ma che non trova frasi per farsi suono.”

“Siamo forti insieme, mi ripeteva. Ci ricuciamo le ferite, ci togliamo le offese, ci regaliamo la libertà di essere noi.”

 

Il bello di questo libro sta anche nel coraggio di vivere nonostante tutto. La storia di Eufrasia, e delle donne che l’anno preceduta, raggiunge in alcuni punti momenti strazianti e, a volte, il lettore necessita del balsamo per risollevarsi e continuare a resistere perché la vita va vissuta:

“«Ciascuno di noi fa l’esperienza della caduta» le confermo, perché la sua voce mi ha raccontato ciò che la sua lingua non dice. «Si cade a terra perché ci ricordiamo che è da lì che proveniamo. Ed è lì a cui siamo destinati.»”

“«Poco si ottiene senza fatica, Filomela. Nulla è facile, è legge di vita. Forse perché il gusto dell’essere creature sta in questo: nella conquista, nel sapore dello sforzo, nel colore del viaggio che ci ha portato a ottenere ciò che abbiamo chiesto, pregato, invocato.»”

“Ci vogliono carezze dove altri affondano la lama. Ci vogliono lacrime a lavare ogni grumo salato. Ci vogliono parole piane e lievi a togliere il rumore del cuore che sbatte nelle tempie.”

 

In molti momenti vita e cucito sono spesso sinonimo l’una dell’altro. E’ una similitudine che risulta tutta naturale fin dalla prima parola. In fondo la vita è sempre stata paragonata alla tessitura o alla filatura (come per esempio le parche). Tra i più belli ho scelto questi:

“A volte le giornate scorrono uguali alle altre finché qualcosa si inceppa e l’ordine si rovescia. E ciò che c’è stato prima si spezza e, come filo che non tiene il punto, la cucitura salta e bisogna cominciare daccapo.”

“Ha sempre ricamato, Clelia, e mi ha raccontato la sua vita. Dallo scorcio della sua finestra conosceva più mondo lei di chi lo avesse attraversato a piedi. E lo infilava, il mondo, con ago e refe, e telaio che tende il tessuto.”

 

La speranza è un altro punto molto enfatizzato, le protagoniste non sono donne deboli che lasciano il potere nelle mani degli altri o della sventura:

“«Il mondo è un luogo di spine. Un posto che frana, persino dove sembra battere il sole. Ma a noi non resta che trovare lo spazio, perché ci è dato un angolo che ci appartiene e che sarà nostro. E se il male ci travolgerà, chi rimane ha il compito di andare avanti, perché niente di chi non c’è più sparisca, ma per continuare da lì, dal punto in cui l’altro è arrivato. «E a forza di passi, arrivare alla fine e riuscire a trovare il coraggio di continuare comunque, anche se il male potrebbe tornare. Proseguire, perché il male può solo interromperti, farti deviare il percorso, ma non potrà mai fermarti. Perciò vai oltre per chi non è più al tuo fianco. Come tuo padre. Come Clelia. Avanti, avanti, perché la vita è più forte. La vita è più grande di ogni dolore. La vita è bellezza che supera il male.»”

 

Questi sono piccoli assaggi di un libro in cui potreste pensare di trovare solo una storia, invece è molto di più. Ne parleremo nella recensione lunedì 21. Nel frattempo se vi ho incuriosito vi ricordo che potete seguire le tappe dell’evento che hanno preceduto la mia che chiude appunto questo viaggio all’interno de “L’ultima ricamatrice” di Elena Pigozzi.

Se vi ho incuriosito, vi invito a leggere anche le recensioni dei blog che hanno aderito al Blog Tour:

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Words Edizioni.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da De Agostini Libri.

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    Comincio con il dire che, per chi come me non ha una conoscenza ferrata sulla storia e sulla cultura su cui poggia questo romanzo, c’è stata una curiosa aspettativa su come sarebbe stato raccontato. Avrei potuto cogliere appieno il testo? La risposta è stata Ni. Diciamo che senza un minimo di background sul passato della Corea e della sua tradizione, il libro risulta un poco semplicistico: ci sono poche spiegazioni legate alla struttura della società, o delle sue città, e tutte legate a doppiofilo con i protagonisti, lasciando per scontato quelle che non li riguardano; certo ai fini della trama è perfetto, ma per chi non ha basi come me all’inizio è rischia di rimanere un poco disorientato.

    Lasciando quindi da parte questo aspetto il libro si è lasciato divorare. Scorrevole, avvincente e soprattutto basato su una storia vera, elemento che si scopre solo leggendo a fine libro gli approfondimenti dell’autrice. Fin dalle prime pagine mi aspettavo un giallo storico senza troppe pretese, scoprire invece che fosse tratto dalla realtà, e che nonostante le licenze narrative abbia preso forma un così bel romanzo, mi ha spiazzato. Ammetto che ultimamente le uscite di molti editori mi stanno deludendo. Sono sempre libri fotocopia di altri; questo invece ha una sua voce e per quanto lo abbia letto da profana devo dire che lo consiglieri non solo a giovani lettori ma anche a chi vuole avvicinarsi alla storia delle Coree.

    Analizzando storie e personaggi posso dirvi che questa è una di quelle storie che vi possono tenere incollati alle loro pagine fino alla parola fine. Ho rischiato di fare orari folli con il classico “ancora una pagina e poi vado a dormire”. Hyeon è una protagonista ficcanaso e sinceramente votata a ripagare le cure che la sua mentore ha sempre avuto per lei. Eojin ho più volte pensato potesse essere il vero principe (non lo so, una parte di me voleva che fosse il principe pronto a salvarla e invece…).

    Un libro davvero particolare. Una piacevole (finalmente!) scoperta tra le nuove uscite estere. Una storia che, più che cavalcare la scia dell’amore per la Corea, lascia una scia di sangue che siamo costretti a seguire fino alla parola fine.

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    L’oriente come ambientazione nei fantasy

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    Ovviamente ho superato il trauma quando ho letto Esbat di Lara Manni. La leggenda vuole che questo libro arrivasse da un giro di fan fiction che aveva attirato un editore famoso. Si è poi scoperto che era tutt’altro, ma non perdiamo la concentrazione. Esbat è un libro che parla di Giappone, di una mangaka follemente innamorata del personaggio che ha creato: un demone cane, tanto sexy quanto cattivo (ogni riferimento a Sesshomaru non è puramente casuale).

    Quel primo assaggio mi ha aperto un mondo.

    La più grande autrice in Italia di questo genere è certamente Francesca Angelinelli. Di romanzo in romanzo ha affinato la bravura non solo nelle storie, ma anche nella filologia di ambientazioni orientali, soprattutto con il suo Chariza.

    Anche Mondadori ha calcato questa via negli anni passati pubblicando la Trilogia di Otori che però non aveva avuto questo grande seguito come invece è avvenuto per i libri della saga che sono editi da Edizioni E/O. Se vogliamo restare in casa Mondadori vi ricordo anche “La guerra dei papaveri”, che tra le altre cose è stata pure una delle migliori letture 2020. Eppure se ben ci pensiamo c’è molto più fantasy orientale in libreria di quanto potremmo immaginare.

    Partiamo con una collana editoriale tutta dedicata a storie con ambientazione orientale e con un pizzico di atmosfere horror. Mi riferisco alla collana YOKAI di Bakemono Lab che vi consiglio di sfogliare perché. già solo per le copertine molto originali, io comprerei il mondo. Insomma a volte ignoriamo che nell’editoria indipendente potremmo trovare proprio i prodotti più adatti a noi.

    Se però avete voglia di qualcosa di più veloce, ci sono i racconti. Già perché anche nel formato più breve ecco che ci sono antologie come “Rizomi del sole nascente”, oppure la serie di Stefania Siano dedicata a Aki il Bakeneko.

    Se invece avete più una propensione per l’urban fantasy, allora vi consiglio Onislayer, letto moltissimi anni fa, ma che ancora oggi mi sento di consigliare caldamente.

    La fantasia e il sol levante non si fermano certo al passato  o al presente. Quindi ecco a voi un paio di titoli che mi hanno suggerito “Sirene” di Laura Pugno e “Il guerriero del tramonto” di Eric Van Lustbader.

    Insomma ci siamo sempre lasciati affascinare dal mondo lontano dove il sole sorge, e forse non ci siamo mai accorti di quanto i suoi raggi siano già intorno a noi. Vi invito a cercare, e perché no comprare, alcuni dei titoli che ho citato così che sia sempre alimentato e dia la possibilità, ad autori ed editori, di portare nuova luce sui nostri scaffali.

  • Blog Tour Alice, Dorothy & Wendy

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    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    No, non mi soffermerò a dirvi quanto hanno fatto un lavoro “figherrimo” graficamente. No, non vi dirò che le traduzioni non sono proprio freschissime. Oggi mi tocca parlarvi di Wendy.

    Come potete ben intuire, quando ci siamo spartite le protagoniste, io sono arrivata tardi. Se vi state chiedendo perché di questa mia affermazione allora non mi conoscete. Wendy, o meglio Wendy Moira Angela Darling (come si presenta pomposamente nel lungometraggio Disneyano), come personaggio Disney l’ho sempre trovata molto antipatica: troppo altezzosa e desiderosa di essere il punto focale di Peter Pan.

    Nella sua versione originale invece è tutt’altra cosa. Se Peter Pan ha dato la forma all’eterno bambino, Wendy invece è la visione romantica della figura materna: almeno una volta, da bambine, abbiamo finto di cullare una bambola, di fare le brave mamme (che chissà perché consisteva sempre e solo nel tenere questi finti neonati, puliti e calmi), anche se io ero una che amava fingere l’invasione delle formiche giganti. Non voglio entrare nell’aspetto sessista del gioco che molti ci vedono, ma non posso negare che avendo vissuto i colorati anni ’90, questo fosse un gioco innocente che ci faceva sentire adulti.

    Leggere oggi la sua opera, separandola dai vari adattamenti è impossibile, come è improbabile che possiate capire una Wendy “mamma” che Barrie voleva far arrivare ai lettori. Del resto di lui ci resta di più il suo protagonista che è diventato sinonimo di spensieratezza. Eppure capire quanto per la bambina vittoriana/edwardiana potesse essere traumatico il passaggio all’età adulta è una chiave fondamentale per riuscire a cogliere una sfaccettatura importante: Wendy come Doroty e Alice hanno paura di crescere, degli obblighi che il tempo sembra dover assegnare ai bambini che devono abbandonare all’infanzia. È un tema che viene affrontato da molte eroine letterarie dell’epoca. Il passaggio all’età adulta, visto come nemico, Wendy lo affronta con una fuga dal mondo reale per giocare a vivere. Wendy è una bambina che gioca a fare la mamma. Peter è un bambino che gioca a fare alla guerra (sul serio leggete quel libro, i bambini e i pirati muoiono davvero!). Per Barrie forse era tutto il gioco di bambini mai cresciuti.

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    Per una promessa fatta, i figli gemelli della Protettrice sono stati mandati al Grande Monastero. Akeha e Mokoya sono molto diversi. In un mondo dove magia e tecnologia si fondono, riusciranno a rimanere uniti?

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondarori.

    Sono rimasta perplessa da questo libro (o meglio serie, visto che in questo volume sono contenuti ben quattro libri). La prima cosa che ha causato diversi problemi è la filologia della traduzione: l’autore sceglie un mood genderfluid che permette al libro di far incarnare ai personaggi, che nel loro mondo possono scegliere il proprio genere, un sesso neutrale. Questo però implica che ogni loro azione è gestita con il pronome “loro”; per capirci “Alice sceglie di leggere un libro” nel mondo del Tensorato, al momento della mia “neutralità” tale azione viene trasposta in “Alice scelgono di leggere un libro”. Questo aspetto non viene introdotto da una nota della traduttrice (che ha rispettato la scelta dell’autore che, invece di usare la “Ə”, preferisce usare un plurale bigender). Lo trovo davvero sperimentale e un primo passo nell’innovazione per la gestione del genderfluid nella letteratura contemporanea, ma per persone dislessiche come me la lettura diventa pesante, confusa. Insomma è un passo interessante, ma per me molto ostico.

    Terminata questa premessa torniamo al libro. La copertina urla oriente, ma tristemente nel testo gli elementi che lo denotano sono pochissimo: i nomi, la presenza di piccoli dettagli (non vi svelo quali per non farvi spoiler) lo fanno intuire, ma per il resto c’è poco che lo definisca chiaramente. A questo si aggiunge la presenza della magia che è parte fondamentale della tecnologia del mondo.

    Nel suo insieme la storia ha del potenziale ma è forse soffocata troppo da un worldbuilding che emerge piano piano dalla trama, e spesso la caratterizzazione dei personaggi non è così ben definita.

    Pensando che sono quattro libri, mi sorprende notare quanto siano brevi in singolo. Questo rende la lettura scorrevole ma lascia secondo me poco a chi legge. Non sono riuscita ad appassionarmi, ma questo potrebbe essere anche dovuto ai problemi della lettura legati al genderfluid.

    Mi trovo a sconsigliarlo, ma mi sento di mettere un piccolo avvertimento. Per me leggere questo volume è stato complesso. Non sono abituata, e la dislessia ha reso ogni frase un campo minato che dovevo attraversare. Per questo forse la lettura è partita appesantita e per un effetto a catena me lo ha fatto apprezzare meno del dovuto. Sono onesta vorrei poterlo leggere in piena libertà, lasciando i problemi della dislessia alle mie spalle, non potendolo fare non so proprio se confermarvi che è un libro insufficiente o se sono io non essere stata in grado di apprezzarlo.

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