Recensione Nona Grey – Grey Sister di Mark Lawrence

Nona Grey

Prosegue il percorso di studi di Nona che ora dovrà scegliere a cosa dedicarsi: essere una mistica o servire con la spada? Non sarà una decisione facile.

Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

Il libro prosegue proprio da dove si era interrotto, anche se un salto temporale ci porta due anni avanti nella storia, subito dopo iniziano a venire a galla gli elementi che daranno nuova forma alla profezia.

Lo so, ho ribadito questo concetto anche nella precedente recensione, ma sul serio lo stile di questo autore è troppo deviante rispetto alle azioni dei personaggi. Oltre a questo è pure prolisso. Allunga nozioni che si potrebbe riassumere in poche frasi. Per quanto questo volume sia più intenso (per gli avvenimenti) rispetto al precedente, il personaggio di Nona mi rimane, come nel primo libro, troppo distante, anche se attraverso personaggi nuovi e la maturità delle situazioni avrebbero dovuto farmi scattare un maggiore feeling con lei. Eppure molti aspetti mi hanno ricordato le situazioni adolescenziali con bullismo, perdendo a mio parere lo scopo principe di questa nuova parte della storia: darci una chiara visione della fine della formazione di Nona.

Ci sono molti nuovi personaggi interessanti eppure (come già ribadito anche in questo caso) ho trovato la lettura un poco pesante, ed è strano perché come secondo volume ha molta azione. Eppure mi è quasi venuto il sospetto che l’autore avrebbe potuto chiudere la storia con questo libro. Non sembra infatti un volume di passaggio che prepara il lettore al finale, ma invece…

Resta un ultimo volume, il più breve dei tre… sono curiosa di capire come si chiuderà la storia di Nona.

Se vi ho incuriosito, vi invito a leggere anche le recensioni dei blog che hanno aderito al Review Party:

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Quando un libro vende, è normale che arrivino tanti prodotti a lui dedicato. Adattamenti su vari altri media, tra cui anche vari spin off come questa graphic novel. Sono sempre combattuta su questi prodotti, ho sempre il terrore di trovarci una minestra riscaldata. In questo caso la situazione non è così tragica, ma nemmeno trovo che sia la pubblicazione del secolo.

    Partiamo con il dire che i disegni sono semplici. Non brutti, ma lo stile è molto basic, i personaggi sono ben delineati, ma dal punto di vista del numero delle pagine e delle tavole, direi che c’è stato messo un impegno sufficiente. Considerando quanto ha venduto al serie, mi sarei aspettata qualcosa di più; non dimentichiamo che la parte grafica di una graphic novel fa a volte la differenza (non conto in libreria i volumi che tengo solo per i disegni), quindi è un peccato che non abbiano osato con qualcosa di più concreto ed elaborato.

    Passiamo alla storia. Prima di andare sulle note dolenti, fermiamoci un attimo. La Bardugo sa scrivere, ok gli ultimi libri mi hanno deluso, ma se prendiamo la trama, nuda e cruda, devo dire che mi è piaciuta molto. Sì vorrei leggere altro del mondo Grisha. Sia prima che dopo gli eventi della serie che l’ha resa così famosa. Però una cosa davvero vorrei che venisse messa in panchina: l’Oscuro. Già, perchè onestamente il mondo creato dall’autrice sta in piedi anche senza di lui (ehi la dilocia dei Corvi viene definita da tutti come un capolavoro e spoiler, il signore delle ombre è solo un ricordo).

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    Attenzione, questo libro è stato fornito da Carbonio Editore.
    Ve lo confesso, sarà difficile parlarne e questo significa due cose: non è un libro che si può semplicemente raccontare, va letto per essere scoperto nella sua interezza, e inoltre riassumere certe situazioni mi sembra riduttivo dopo averle vissute pagina dopo pagina.
    La lettura è stata quasi deviante, la sterilità di emozioni che traspare dalla sua lettura mi ricorda ormai quello che accade sui social. Tutti a dire la propria su un fatto, ma nessuno che combatte più delle vere battaglie per i propri pensieri. Basta un RIP in bacheca per sentirsi parte di un lutto, basta dire la propria opinione su quell’argomento e vi siete espressi prendendo una posizione su fatti che magari andrebbero approfonditi prima che giudicati. A questo si devono aggiungere i Casting Queens™ che hanno il sapore dei nostri talent show, dove si determina il destino dei partecipanti, dando la possibilità a tutti di arrivare a ottenere una fuga dalle periferie. Una costante ricerca del successo, dei numeri, del creare contenuti che vengano condivisi e commentati. Il bisogno di enfatizzare le proprie parole con frasi fatte inglesi che sembrano quasi l’evoluzione dei nostri hashtag. Vorrei tanto pensare che il mondo creato dall’autrice fosse lontano, invece il terrore è che lo vedo già in costruzione oggi.
    Non è una distopia commerciale, la si può semmai ricollegare a grandi nomi del genere, con l’innovazione di una visione contemporanea. Il mondo del lavoro che schiaccia i lavoratori, il constante bisogno di dare migliori prestazioni, avere migliori crediti per potersi permettere una casa migliore una vita migliore.
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    Attenzione, questo libro è stato offerto dall’autrice.

    Sono molto in difficoltà con questa recensione. I primi capitoli del romanzo sono costruiti con un tono molto scherzoso, per poi precipitare senza dare al lettore le basi per permettere al personaggio principale Fedra di spiccare. Ci sono piccole accortezze che avrebbero messo il lettore in una posizione più empatica con la protagonista: si ritiene responsabile di un grave attacco al suo villaggio, ma l’autrice non ha creato i presupposti per farci stare in ansia (ad esempio era vero che non avessero controllato la presenza di altre pietre nere), oppure facendoci innamorare del suo villaggio (magari dei flashback, oppure un prologo in cui ci affezioniamo alla sua famiglia). Questo fa apparire questa emergenza meno forte.

    A questo a mio parere si aggiunge anche il fatto che la protagonista inizia a infrangere molte regole imposte dalla sua accademia. Eppure sembra che, per quanto gravi possano essere queste azioni, tutti chiudono un occhio; la protagonista sembra troppo spesso avere carta bianca e non si capisce come mai abbia un trattamento così di favore nei suoi confronti.

    Altra ingenuità dell’autore è anche il non dare un nome alla pietra nera. Si parla di pietre che possono assorbire potere e diffondere il male, ma non hanno una nomenclatura nel loro mondo: cosa che mi fa storcere un po’ il naso perché i gradi di potere nell’accademia, i “mostri” e molto altro, hanno un nome creato dall’autrice e che appartiene al mondo fantastico. Questo elemento, che è importante per la storia, rimane ancorato alla parola pietra senza che se ne dia una unicità. Per certi versi pensavo fosse un semplice sasso a cui un mago aveva fatto un sortilegio, invece l’autrice ci tiene a specificare che è una pietra ben precisa, che è difficile da recuperare, però non ha un suo nome. È un peccato perché stona con il resto.

    Infine, quello che manca in questo libro, è un lavoro molto più massiccio sul “Show don’t tell”. Il libro è anche ben scritto (ci sono a volte alcuni refusi, ma lo imputo più al fatto che è una copia per blogger, e magari non completamente rivista rispetto a quella edita) eppure la storia sembra troppo spiegata e poco “vissuta” dai personaggi: leggendo si sentono la mancanza di almeno trecento pagine, che sono troppo spesso riassunte. Per esempio il libro meritava un prologo su Fedra e il suo incontro con i protagonisti: è chiara soprattutto la sua necessità anche per rendere più forte il rapporto con William.

    Ci sono spunti originali, che forse se approfonditi avrebbero reso la lettura più a tuttotondo. Sfortunatamente, questo libro, sembra solo abbozzato.

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    Rintaro ha perso il nonno e dovrebbe fare il possibile per vendere i libri della libreria che gestiva, per poi trasferirsi da una Zia che non conosce. È una buona scusa per non andare a scuola. Lui in realtà è un ikikomori (persona che non vorrebbe mai avere contatti con il mondo esterno e che di solito si rinchiude nella propria stanza senza uscirne mai), ma l’arrivo di un gatto parlante di nome Tora stravolge tutti i suoi programmi; nel mondo ci sono libri da salvare e lui è la persona giusta per questa missione.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Vi confesso che i libri che parlano di libri, librai, librerie sono quelli che compro volentieri, e poi abbandono sugli scaffali senza mai trovare lo stimolo di leggerli.

    Non è che lo faccia apposta, semplicemente è che mi ispirano tantissimo quando li vedo in negozio, ma una volta a casa non riesco proprio a iniziarli. Che cosa mi ha spinto quindi a chiedere la copia da leggere a Mondadori? È un libro scritto da un giapponese e dopo il mio grande amore per Murakami, mi domandavo se sarebbe bastato il “Made in Japan” a far scattare la scintilla, e farmi abbandonare questa brutta abitudine legata ai libri con protagonisti altri libri & co.

    Come tutte le letture che arrivano dall’estremo oriente, mi aspettavo “A” e mi sono ritrovata con “Omega”. E come sempre diventa difficile parlarne perché mi risulta una lettura insolita.

    Partiamo dal dire che questo libro non lo promuovo a pieni voti, non perché si sia rivelato tutt’altro, semmai è il senso minimale della narrazione a lasciarmi un poco perplessa. È una storia surreale, che però non mostra abbastanza dei personaggi coinvolti. Le tematiche sono importanti, forti, credo che parecchi passaggi andrebbero fatti leggere ai giovani come anche a chi adulto ha abbandonato il romanticismo per la lettura. Inoltre ho trovato il registro molto alto, quando avrei valutato un adattamento calibrato su lettori più giovani.

    Tornando al libro. Il viaggio attraverso questi misteriosi labirinti dove alcuni lettori si sono trasformati in tiranni, atti a opprimere e distruggere i libri, è uno spaccato del nostro quotidiano: l’incontro con chi deve leggere migliaia di libri, senza nemmeno apprezzarli, a chi cerca di riassumerli all’inverosimile per renderli accessibili, fino a chi considera i libri solo un business e, in quanto tale, devono essere quello che il pubblico cerca. Racconta molto bene l’editoria mondiale. La morale del libro non ve la svelo, ma è importante ricordare che: per quanti libri si stampano o si leggono, bisogna trovare la propria dimensione d’amore con il testo, con quello che rappresenta nelle nostre vite, andare oltre al semplice oggetto, dedicargli la cosa che ha più valore in assoluto: il tempo.

    Un libro particolare ideale per chi ama lo stile letterario nipponico, molto diverso dal nostro, ma anche molto pieno di significato. Non mi ha sorpreso come avrei voluto, ma potrebbe sorprendere voi.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Margherita Fray.

    Dopo un periodo di silenzio, ecco che Margherita Fray fa ritorno nel panorama letterario con un romanzo Historical Romance, un genere in cui non l’avevamo ancora vista cimentarsi e che risulta, a mio parere, una prova d’autore molto convincente.

    Partiamo con il dire che il romanzo ha, connotato nuovo nei romanzi di questa autrice, un’armoniosa leggerezza e spensieratezza: i capitoli introduttivi scorrono velocemente, portandoci allo scandalo che ci terrà incollati alle sue pagine fino alla fine. Una scelta molto azzeccata, soprattutto per me che in questo periodo ho grosse difficoltà a iniziare e finire un libro. Se siete in pieno blocco del lettore, questa potrebbe essere la lettura ideale per affrontarlo e sconfiggerlo.

    Historical Romance con un “asterisco”. L’autrice infatti ci tiene a specificare che è una romanziera e non una storiografa, questo però non rende l’elemento storico così irreale come nella serie tv dei Bridgerton, che sì mi è piaciuta, ma è un esempio di fanta-storia. In “Miss Emma”, Margherita fa un lavoro egregio anche se non fissa date ed eventi; possiamo sentire forti le vibes Austeniane e, forse anche influenzata dalla copertina, non si può negare sia un regency. Certo la protagonista è nel complesso molto “moderna”, eppure credo sia il caso di prendere in considerazione che comunque donne con gli attributi, come Emma, sono esistite. Altrimenti ora sarei anche io a fare la calzetta a casa. Un gran punto a favore di questa storia è la sequela di pronte e sagaci risposte in punta di lingua di Emma: ci sono dialoghi splendidi in cui la nostra protagonista diviene regina delle situazioni, perché nel suo piccolo saprà affrontare tutto a testa alta.

    Di certo questo libro mi lascia grandi aspettative per il futuro, ci sono infatti tanti personaggi su cui l’autrice potrebbe investire tempo. Per ora non c’è nulla in programma, ma nel caso in cui decidesse di mettersi al loro lavoro, io sarei prontissima a liberare il mio kindle e lo scaffale della libreria per fare loro spazio. 

    Un romanzo da leggere, da gustare pagina dopo pagina, nella speranza che la Signora Fray lavori presto a una nuova storia da leggere.

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    Nona è una bambina strana. È cresciuta in un villaggio che non l’ha mai accettata e, come se non bastasse, è già stata condannata a morte. Badessa Glass la salva dall’esecuzione portandola al convento e facendola diventare una novizia. Quello che però Nona ancora ignora è che non si tratta di un culto in cui delle donne predicano la religione, loro sono addestrate per uccidere.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Molti che hanno avuto la fortuna di averle come insegnanti vi diranno che la figura della suora è legata a quello della malvagità, ma pensare che siano delle assassine ammetto che è un ossimoro molto interessante. Partiamo dal fatto che già in “Ciao Nì” (grazie Stroncando l’orrore) si potevano trovare suore combattenti, ma vederle in un romanzo con tanto di culto annesso aveva un grande potenziale.

    L’idea di base c’è, ma prima si saltare alla conclusione prendiamo in esame il worldbuilding alle spalle dell’idea: siamo in un mondo in cui è rimasta poca terra, dove incontriamo il classico binomio povertà-schiavitù, a cui si contrappongono classi agiate quasi sempre favorite dalla razza. La società ha un chiaro ordinamento, ma da subito c’è dato poco da vedere perché tutto si sposta al convento. C’è immediatamente molta carne al fuoco e questo distrae un po’ il lettore che, a mio parere, vorrebbe leggere di più e vedere la storia procedere.

    Il grande difetto della struttura di questo primo volume è riassumibile in “deviazioni di percorso”. Troppo spesso i personaggi si soffermano a parlare del passato, a spiegare (ma lo show don’t tell?) lasciando in secondo piano quello che a mio parere incuriosisce di più come, per esempio Nona, e soprattutto … perché c’è bisogno in questo mondo di suore assassine? Certo le risposte arrivano ma sono spesso gocce nascoste dentro un mare di situazioni, riflessioni o descrizioni. Capisco che si parla di un mondo fantasy complesso, che il lettore deve capire nel suo insieme, ma se non si portano avanti i veri conflitti del romanzo, si rischia di trovarsi impantanati nelle pagine.

    Insomma un primo volume molto ricco, e che a guardarlo bene occupa la metà dell’intera trilogia, che ho davvero trovato troppo lento.

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