Recensione Primordia – L’Alleanza di J. A. Windgale

Primordia

Le terre libere sono infestate ormai da anni dalla terribile maledizione di Venohr. Per combatterlo, Fedra, si è arruolata ad Asterya. Ma quando è il suo villaggio d’origine ad essere a rischio, riuscirà a fare quello che è giusto?

Attenzione, questo libro è stato offerto dall’autrice.

Sono molto in difficoltà con questa recensione. I primi capitoli del romanzo sono costruiti con un tono molto scherzoso, per poi precipitare senza dare al lettore le basi per permettere al personaggio principale Fedra di spiccare. Ci sono piccole accortezze che avrebbero messo il lettore in una posizione più empatica con la protagonista: si ritiene responsabile di un grave attacco al suo villaggio, ma l’autrice non ha creato i presupposti per farci stare in ansia (ad esempio era vero che non avessero controllato la presenza di altre pietre nere), oppure facendoci innamorare del suo villaggio (magari dei flashback, oppure un prologo in cui ci affezioniamo alla sua famiglia). Questo fa apparire questa emergenza meno forte.

A questo a mio parere si aggiunge anche il fatto che la protagonista inizia a infrangere molte regole imposte dalla sua accademia. Eppure sembra che, per quanto gravi possano essere queste azioni, tutti chiudono un occhio; la protagonista sembra troppo spesso avere carta bianca e non si capisce come mai abbia un trattamento così di favore nei suoi confronti.

Altra ingenuità dell’autore è anche il non dare un nome alla pietra nera. Si parla di pietre che possono assorbire potere e diffondere il male, ma non hanno una nomenclatura nel loro mondo: cosa che mi fa storcere un po’ il naso perché i gradi di potere nell’accademia, i “mostri” e molto altro, hanno un nome creato dall’autrice e che appartiene al mondo fantastico. Questo elemento, che è importante per la storia, rimane ancorato alla parola pietra senza che se ne dia una unicità. Per certi versi pensavo fosse un semplice sasso a cui un mago aveva fatto un sortilegio, invece l’autrice ci tiene a specificare che è una pietra ben precisa, che è difficile da recuperare, però non ha un suo nome. È un peccato perché stona con il resto.

Infine, quello che manca in questo libro, è un lavoro molto più massiccio sul “Show don’t tell”. Il libro è anche ben scritto (ci sono a volte alcuni refusi, ma lo imputo più al fatto che è una copia per blogger, e magari non completamente rivista rispetto a quella edita) eppure la storia sembra troppo spiegata e poco “vissuta” dai personaggi: leggendo si sentono la mancanza di almeno trecento pagine, che sono troppo spesso riassunte. Per esempio il libro meritava un prologo su Fedra e il suo incontro con i protagonisti: è chiara soprattutto la sua necessità anche per rendere più forte il rapporto con William.

Ci sono spunti originali, che forse se approfonditi avrebbero reso la lettura più a tuttotondo. Sfortunatamente, questo libro, sembra solo abbozzato.

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    Attenzione questa copia è stata fornita da Stefania Siano.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Vi confesso che i libri che parlano di libri, librai, librerie sono quelli che compro volentieri, e poi abbandono sugli scaffali senza mai trovare lo stimolo di leggerli.

    Non è che lo faccia apposta, semplicemente è che mi ispirano tantissimo quando li vedo in negozio, ma una volta a casa non riesco proprio a iniziarli. Che cosa mi ha spinto quindi a chiedere la copia da leggere a Mondadori? È un libro scritto da un giapponese e dopo il mio grande amore per Murakami, mi domandavo se sarebbe bastato il “Made in Japan” a far scattare la scintilla, e farmi abbandonare questa brutta abitudine legata ai libri con protagonisti altri libri & co.

    Come tutte le letture che arrivano dall’estremo oriente, mi aspettavo “A” e mi sono ritrovata con “Omega”. E come sempre diventa difficile parlarne perché mi risulta una lettura insolita.

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    Tornando al libro. Il viaggio attraverso questi misteriosi labirinti dove alcuni lettori si sono trasformati in tiranni, atti a opprimere e distruggere i libri, è uno spaccato del nostro quotidiano: l’incontro con chi deve leggere migliaia di libri, senza nemmeno apprezzarli, a chi cerca di riassumerli all’inverosimile per renderli accessibili, fino a chi considera i libri solo un business e, in quanto tale, devono essere quello che il pubblico cerca. Racconta molto bene l’editoria mondiale. La morale del libro non ve la svelo, ma è importante ricordare che: per quanti libri si stampano o si leggono, bisogna trovare la propria dimensione d’amore con il testo, con quello che rappresenta nelle nostre vite, andare oltre al semplice oggetto, dedicargli la cosa che ha più valore in assoluto: il tempo.

    Un libro particolare ideale per chi ama lo stile letterario nipponico, molto diverso dal nostro, ma anche molto pieno di significato. Non mi ha sorpreso come avrei voluto, ma potrebbe sorprendere voi.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    A differenza del primo volume, l’avventura non aspetta a prendere la scena e, cosa ancora più gradita, Elizabeth ha più spazio; il suo punto di vista mi è piaciuto moltissimo. Leggere ciò che accadeva a casa, mentre Marlowe era lontano per mare, rende la storia più dinamica. È una scelta che in pochi prendono in considerazione, sottovalutando ciò che le donne rimaste sole dovevano affrontare, mentre i mariti partivano per mare (sia che fossero pirati o marinai).

    La tematica centrare che questo romanzo porta alla luce è la verità storica della paura dei coloni: le rivolte degli schiavi. Sebbene sulle navi di pirati il razzismo fosse meno evidente, sulla terra i bianchi continuavano una lotta di razza, dove ogni libertà concessa agli schiavi liberi era mal vista. Il libro mostra anche le tremende condizioni delle navi negriere che in Africa catturano i futuri schiavi delle colonie. Una piaga che l’uomo impiegherà molto tempo ad abbandonare.

    Difficile staccare gli occhi dalle pagine. A differenza del primo libro, non si può posarlo prima di averlo finito.

    A questo punto non so cosa possa riservare il terzo libro e quindi devo correre a leggerlo subito.

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    Attenzione questo albo è stato offerto da Renoir Comics.

    Empatizzare con questo Tolkien è stato facilissimo. Dalle prime pagine ho sentito l’odore della pipa, i suoni delle poesie in Quenya, fino anche toccare con mano il verde della campagna inglese che tanto ha amato. Questa graphic novel non è qualcosa che va semplicemente ad arricchire i nostri scaffali già pieni di biografie e testi del professore. Al suo interno troviamo una dimensione nuova in cui Tolkien è semplicemente un giovane uomo che davanti alle sfortune, ma anche le difficoltà, è emerso grazie anche al circolo di amicizie vere che aveva trovato.

    Lo stile di disegno è quanto di più lontano si possa associare a lui, eppure è l’unico giusto. Staccandosi dagli stili della terra di mezzo, racconta chiaramente la sua vita, soprattutto i momenti più interessanti come l’infanzia e la sua esperienza sul fronte durante la grande guerra. La copertina mi trasmetteva una storia incentrata solo su quest’ultimo punto, invece quasi metà del volume racconta bene la sua giovinezza e gli studi. Una parte di me avrebbe voluto leggere di più della grande guerra, ma è più una questione di fissazioni. Ultimamente i grandi conflitti mondiali mi suscitano un bisogno di leggere e informarmi di più, non ho mai amato la storia come ora. Non divaghiamo torniamo all’albo. Credo sia inutile dire che questo volume ha materiali e formato perfetti, ma per chi non conoscesse questo editore è il caso di ribadirlo (sul serio non lo conoscere? Urge recuperare!): è così perfetto che quasi avevo il terrore di rovinarlo perché, nelle mie mani, è un autentico gioiello.

    Una volume che è un “must have” per tutti coloro che hanno amato le sue opere. Un albo davvero bello per conoscere la speranza inglese dei primi del novecento che si scontrò con il primo conflitto mondiale. Qualcosa di unico e irrinunciabile per chi, come me, al professore deve davvero molto.

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    Attenzione, questo libro è stato fornito dalla Fragolottina Inc., ma ne ho anche comprato una mia copia, per correttezza ve lo segnalo.
    Siamo a Roma e la nostra protagonista è Veronica, una ragazza che dovrebbe essere biologa e felicemente fidanzata, ma in realtà ha mandato alle ortiche studi e una relazione stabile perché dalla vita voleva di più. Si sente in colpa per non riuscire più a credere più nella possibilità di un amore stabile, la svolta però arriva quando su un annuncio legge che la famosa “Pâtisserie Française” sta cercando personale e lei con la sua poca esperienza ci vuole provare. Il colloquio va bene e male. Il borioso pasticcere francese Pierre, di cui non si può negare la bellezza, non la sopporta, mentre invece la proprietaria Eleonora trova che sia perfetta per il ruolo.
    Ci sono le basi per una storia come molte altre, ma quello che fa la differenza è l’elemento alla “Fray” un susseguirsi di situazioni comiche, figuracce e botta e risposta che rendono l’aria elettrica anche intorno al lettore. A questo poi vanno aggiunte le sapienti metafore riadattate al mondo culinario, dove con uno spirito che si potrebbe definire semplicistico a un primo occhio, l’autrice ci mostra quanto sia bello riuscire a vedere l’amore nelle piccole cose; una delle mie preferite è quando Veronica si impersona cupido e si metta a trovare l’anima gemella di ogni pezzo di macaron mentre li si assembla.
    L’autrice però non si sofferma solo sui personaggi principali, la vita di Veronica è complicata come quella della nostra vita reale: amicizie strane, ricerca di una nuova relazione per chiudere con il passato, insomma il mondo dietro al lavoro in pasticceria è molto più vasto; dopo soli pochi capitoli si vorrebbe avere amici come Tiziana e Samuele, e vi confesso, anche un Luca come vicino di casa.
    Non sono solita apprezzare così tanto un chicklit, eppure quelli di questa autrice non hanno mai deluso. MAI. Non annoiano, non si fermano al semplice intrattenere, accompagnano il lettore in una fantasia piena di emozioni in cui vuoi ritornare ogni volta che finisci la loro lettura; questa volta mi ha portato in un mondo caldo e profumato di cioccolato e crema pasticcera.
    Consigliato a chi legge questo genere. Consigliato a chi ha bisogno di una fuga letteraria romantica. Consigliato anche a chi non leggerebbe storie come questa, perché non ce la farete pas a resistergli.

  • Recensione La guerra dei papaveri di R. F. Kuang

    Rin è orfana e i suoi genitori adottivi hanno un piano per lei: farle sposare un uomo per liberarsene; lei però non ha intenzione di sottostare al destino che le è stato imposto. Ha poco tempo, ma deve studiare e superare gli esami che le permetteranno di avere un suo futuro accedendo all’accademia.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Questo libro è molto particolare. Partiamo dal fatto che si tratta di una lettura molto avvincente, ma con molti buchi di trama. Allo stesso modo sembra rivolto al giovane pubblico, ma molto spesso le tematiche sono forti e a mio parere non le darei così facilmente in pasto a dei lettori sotto una certa età. Eppure è un libro che fin da subito mi ha appassionato… vediamo insieme i perché.

    Partiamo dall’ambientazione. Siamo in un mondo fantasy classico di forte ispirazione orientale, l’impero con i suoi regni ricorda moltissimo la Cina, come l’isola di Speer, Taiwan e (chissà come mai) il nemico, la Federazione di Mugen, assomiglia invece al Giappone. Eppure i nomi e la storia di questi luoghi raccontano un mondo immaginario, se non fosse che ogni tanto saltano fuori riferimenti chiari al nostro mondo (l’esempio più palese è il libro di studi L’arte della guerra di SunTzu). Questo mix tra realtà e finzione affascina (dai chi non ha mai amato la particolarità dell’estremo oriente) e imbriglia il lettore, di pagina in pagina non può far altro che volerne scoprire sempre di più.

    Il secondo elemento, a mio parere forte, è Rin. La protagonista segue il canovaccio delle storie di avventura orientali. È chiaramente l’eroe che riuscirà in tutto, ma non gli viene resa la strada facile. È orfana in una famiglia che non la vuole e che, per legge, ha dovuto prenderla con sé. Vuole studiare e puntualmente le viene imposto un matrimonio di comodo. Quando raggiunge un risultato o una vittoria questa non è mai appagante: ad esempio riesce ad andare alla scuola, bene, ma è solo una contadinotta. Dimostra di essere comunque sveglia e brava, ecco che il suo essere donna le mette in chiaro da subito che potrebbe non farcela. L’evoluzione di questo personaggio è composta da una costante ascesa, caratterizzata da nuove difficoltà a cui seguono imprevisti e, ogni vittoria, sembra avere un sapore amaro.

    Quello che invece non soddisfa appieno il mio gusto è la scelta di inserire lo sciamanesimo come un dato di fatto solo a metà volume: la formazione che Rin ha a Sinegard (l’accademia) viene da subito mostrata come un elemento semplice che si bassa su strategia, forza, ingegno ecc.. L’elemento fantastico invece è ritenuto come una semplice leggenda: uomini che combattono con il potere degli dei, impossibile! Eppure è evidente da un certo punto in poi che esista. Ecco, tutto questo mi è sembrato forzato proprio perché non fuso con l’ambientazione, anzi reputarla una cosa inesistente proprio nella stessa scuola in cui c’è un corso (anche se non frequentato) riservato a questo potere.

    Infine le droghe. Avevo intuito che fossero parte scatenante della componente fantastica, una scelta logica. Anzi forse avrei voluto vederle di più sotto questo aspetto che sotto quello di semplici stupefacenti (visto che si parte sin da subito scoprendo che Rin lavora per la sua famiglia che, appunto, gestisce un giro di spaccio).

    Tirando le somme, questo volume è avvincente ma ha molti difetti. Si legge con scorrevolezza fino a metà poi si incappa in alcune situazioni troppo lente, e si ritorna a correre oltre la metà. C’è la guerra, e non una guerra di sfondo; ci sono sangue, stupri e massacri, raccontati a piene parole. Non è un libro che consiglierei a giovani lettori, ma nemmeno a lettori forti adulti e consumati. Io credo che questo volume sia una via di mezzo, un fantasy new adult commerciale che avrebbe bisogno di essere smussato un po’, ma che vi confesso ho letto con molto piacere.

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