Recensione Murder ballads di Micol Arianna Beltramini e Daniele Serra

Murder ballads

Storie d’amore e di sangue, il bosco a legarle tutte. Storie di assassini, di vendette e soprattutto un romanticismo macabro che solo le Murder ballads possono incarnare.

Attenzione questo albo è stato offerto da Mondadori.

Favole e racconti di macabri omicidi che il tempo trasforma in canzoni o poesie, facendo perdere le tracce della tragica storia vera da cui han tratto ispirazione, ma portando avanti quella della cruda verità sul sangue versato. L’idea di riadattare queste storie “classiche” è certamente ben riuscita. Il tratto di Daniele Serra si adatta alle storie che va a raccontare. La narrazione invece a tratta è già premessa dalle note introduttive, a volte interessanti a volte troppo “spoiler” togliendo il pathos alla storia.

Un altro tratto che mi ha convinto poco è che alcune parti del fumetto si estraniano dai fatti della Ballad, mostrando altri casi famosi a essa legati: un’idea che a volte non serve, perché ruba tavole alla storia che poteva in qualche modo raccontarle in maniera diversa.

Di certo è un volume che consiglio agli amanti delle storie cupe, chi ama i “true crime”, ma anche chi non può resistere alle tavole dalle forti dominanti cromatiche, dove a volte è solo il colore a raccontare e non l’immagine. Dal punto di vista delle storie ammetto che mi aspettavo un po’ di più. Peccato, perché le basi per godere in pieno il volume (soprattutto graficamente) ci sono tutte. Il mio consiglio é di andare in libreria e aprire una pagina a caso di questo volume, se le immagini vi colpiscono allora è la lettura per voi.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Ormai è sempre più chiaro che Oscar Vault sta investendo in storie di inclusività. Trovo sia la scelta giusta: abbiamo bisogno che i lettori trovino normali questi protagonisti. Mi piacerebbe che arrivassero a loro catalogo anche volumi scritti da autori italiani, perchè abbiamo di ottimi che hanno scritto bellissime storie, con protagonisti omosessuali o trans, di  genere urban fantasy

    Trovo che la tematica di accettazione sia stata ben affrontata. La contrapposizione di Yadriel con il padre che non lo accetta, diciamo che ci si affeziona subito al protagonista anche quando sbaglia per dimostrare il proprio talento e la sua identità. Ci sono diverse occasioni che attraverso questa storia, come in una bellissima metafora, che spiegano come la mancanza di accettazione della propria natura (sia essa etero, trans o gay) possa ferire moltissimo le persone.

    Allo stesso tempo però la trama si rivela un pochino scontata a un lettore navigato: non che sia banale, ma si coglono alcune avvisaglie che potevano far intuire come si sarebbe potuto concludere il libro. Il mondo però in cui è ambientata la storia inizialmente aveva un aspetto che mi ricordava moltissimo Coco, ma del resto si sente la forte componente messicana, compresa la Santa Muerte, anche se io me la figuro di più come la Calavera Catrina.

    Una storia ideale per chi cerca qualcosa di diverso e particolare, ideale per giovani lettori. Io la sconsiglio a chi è un lettore navigato del genere, potrebbe non apprezzarlo.

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    Attenzione questo albo è stato fornito da Mondadori.

    In se questo volume è molto scorrevole, ogni capitolo permette al lettore di scoprire il campo di zucche e, il susseguirsi di contrattempi e divertenti disavventure, accompagna il lettore verso una morale semplice: la vita va avanti, ma qualcosa resta sempre.

    La scelta di mostrare Deja come bissessuale è stata insolita, non mi aspettavo in questa storia, che mi sembra rivolta a un pubblico quasi pre-adolescenziale, ci sia una figura non etero. Attenzione non mi sconvolge alla Helen Lovejoy (qualcuno pensi ai bambini!), semmai mi sembra quasi strano vedere con quale naturalezza si adatta alla trama; dovrebbe essere sempre così, eppure vengo da una generazione che NON ha visto questo genere di storie, e sì rimane stranamente (ma piacevolmente) sorpresa.

    Il finale è alquanto scontato, le continue disavventure che allungano la storia rendono chiaro un plot twist che è nell’aria dalle prime pagine. Peccato perché averlo capito così presto ha reso la storia, nel suo insieme, nulla di speciale.

    I disegni sono tipicamente nord americani che non apprezzo moltissimo Ho trovato però di pregio la visione alternativa del classico fumetto americano: Dejaper esempio ha una silhouette particolarmente formosa e piacevole a vedersi, ho gradito che non fosse la solita figura longilinea. I colori sono saturi e raccontano l’autunno con le varie tonalità calde tipiche della stagione, rafforzate anche dall’ambientazione.

    In definitiva una graphic novel molto carina, ideale per giovani lettori, senza troppe pretese ma che da una graziosa visione delle zucche, e anche degli zucconi.

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    Qualcosa sta cambiando a Londra. Alla Royal Society lo spirito creazionista sembra voler sopprimere le idee evoluzionistiche Darwiniane. Come se già questo non bastasse, misteriosi suicidi di massa sconvolgono la città; la chiave di tutto sembra essere nelle mani di Demetrius: un inventore le cui idee non sono considerate molto dal mondo scientifico, un uomo che preferisce non affrontare i problemi.

    Attenzione questo volume è stato offerto da Plesio Editore.

    Parto con il dire che questo volume è una lettura che ingrana dopo parecchi capitoli. C’è voluto un po’ perché il mondo complesso mi apparisse chiaro. I personaggi che abitano questa storia sono molti e entrare in empatia con tutti è complesso. Alcuni capitoli interrompono gli eventi degli altri, struttura narrativa geniale e ben gestita, ma che io poco apprezzo. Eppure, una volta entrata in sintonia con i vari protagonisti, è stato un attimo riuscire anche a gustare a pieno regime la storia.

    Non è una storia che si può riassumere in poche parole, così anche i personaggi sono tanti e belli proprio per la loro complessità: la bravura dell’autrice riesce a dipingere pian piano ognuno, fino ad arrivare alla parola fine quasi con dispiacere perché ci si era affezionati. E lo dico chiaramente, si vorrebbe leggere molto altro, o semplicemente si vorrebbe tornare indietro nei capitoli e sperare di trovare molto altro.

    L’ambientazione steampunk è inizialmente molto soft, non facendo cadere questo volume nello stereotipo di un mondo fatto di vapore e rotelle ovunque. Anzi di diversi riferimenti storici contenuti nel volume (come l’ampio approfondimento ai preraffaeliti, nonché il citare Effie Gray, personaggio legato al movimento e poco conosciuto se non a chi ha studiato bene arte) lo portano a mostrarsi per una lettura che è molto più complessa delle immagini che richiama il genere. Lo stile dell’autrice è parecchio ricercato e i dialoghi hanno un sapore ottocentesco, a completamento dell’ambientazione steampunk.

    La scelta di inserire diversi personaggi poi lo rende ideale per chi apprezza non solo il genere, ma anche per chi magari in un primo momento non riesce a creare empatia con il protagonista principale. Per esempio io mi sono fissata moltissimo sulla linea narrativa di Erza Walton e Gràinne Lynch, due personaggi secondari, di cui leggerei volentieri un volume a loro dedicato. I personaggi secondari hanno a volte la forza di togliere la scena a Demetrius e lo fanno in un modo tale che si rimane incollati alle pagine.

    Una lettura consigliata a chi apprezza il fantastico storico, ovviamente lo steampunk, ma soprattutto a chi è alla ricerca di un’avventura unica nel suo genere.

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    Dopo aver sconfitto il Nurarihyon la vita di Aki è tornata normale. Almeno per quanto può esserla per un Bakeneko che si finge umano. Eppure questa tranquillità sarà presto sconvolta dall’arrivo di Koichi, un demone volpe.

    Attenzione questa copia è stata fornita da Stefania Siano.

    Chi in adolescenza ha respirato le atmosfere dei manga, quei fumetti così strani (e che sì, chiamavamo fumetti), certamente potrà capire quando parlo dell’emozione di fantasticare sul Giappone: quella magica sensazione che trasmettono le divise scolastiche, gli amori da shojo, i ciliegi in fiore e i grattacieli di Tokyo. Sullo sfondo ogni scena che prende vita nella nostra testa. Sono queste le epifanie che nascono dalle pagine di Stefania Siano, ora, dopo tanti anni in cui ritorna a raccontare del suo Bakeneko Aki. Si vede che l’autrice è cresciuta e, soprattutto il finale, tira fuori quel dolce amaro che fa urlare “ne voglio ancora”, perché questo nuovo volume ha la forza di un romanzo breve, nel delicato spazio di un racconto.

    Si legge in poche ore, lo si ama, e all’ultima pagina si controlla che non ci sia davvero altro (forse alla mia copia mancano delle pagine? No, mi sto solo illudendo,voglio leggere altro) perché l’autrice ormai ha un percorso chiaro in cui direzionare il lettore e, a noi poveri spettatori, tocca solo pazientare per poter leggere altro.

    Aki è maturato e ormai il rapporto con Yoko potrebbe accontentare noi lettori, ma l’arrivo di Koichi non solo sconvolge le carte in tavola, ma permette anche di vedere che c’è un mondo più complesso di quello raccontato nel primo libro: ecco che gli Yokai sono un dato di fatto, ma ben camuffato al mondo umano. Hanno società e non solo. Una scelta che apre la porta a possibili nuovi racconti, e anche Yoko, come personaggio evolve.

    Tornano le illustrazioni di Paola Siano che, con il loro ormai inconfondibile, stile non si piegano all’ambientazione nipponica, ma offrono una visione alternativa unica che ormai rende speciali le opere delle Sorelle Siano: una che costruisce con le parole, l’altra che dona forma con il sapiente lavoro di chiaro scuro.

    Un racconto breve, bello da leggere e assaporare, di cui si sente una sola mancanza: il seguito. C’è bisogno di un racconto numero tre e quattro (non disdegnerei nemmeno un cinque) che spero arrivino presto.

    Se amate le atmosfere scolastiche da anime/manga non lasciatevi sfuggire questi racconti.

  • Recensione Il rintocco di Neal Shusterman

    Il mondo sta cambiando e sembra che lo stia facendo nel peggiore dei modi. Goddard è salito alla carica di Suprema Roncola che ora ha l’obbiettivo di imporre le sue regole alle falci di tutto il mondo. L’unica speranza è racchiusa in una cella, sprofondata nel mare, insieme a Endura.

    Attenzione questo volume è stato offerto da Mondadori.

    Mi spiace dover dire che riconfermo le perplessità dei primi due volumi. Anche qui una corsa contro il tempo a seguire il tipico format di queste trilogie distopiche young adult: tutti dritti a salvare il mondo in qualche modo, e sconfiggere il cattivone di turno che sembra impossibile abbattere. La cosa che rende colore è Jerico, la nota generfluid e politicaly correct di questa serie che, per quanto sia ben costruito, sembra una disperato tentativo per evitare il flop a una trilogia che davvero non riesco a salvare, considerando anche l’introduzione a freddo delle ‘questioni di genere’ mai state menzionate prima di questo libro .

    Il wordbuilding è davvero interessante, non posso negarlo, ma la trama e l’evoluzione dei personaggi sembrano scritti a tavolino sin dal primo libro. Ed è un peccato perché si poteva tirare fuori qualcosa di nuovo e interessante.

    Tornando invece a parlare del terzo volume, anche qui di spunti molto interessanti ce ne sono a palate: dal Rintocco stesso che è visto quasi come un profeta, allo stesso Thunderhead che ha un chiaro piano da mettere in atto. Ma il tutto viene raccontato con salti e interruzioni che rompono il ritmo. Apprezzo la scelta di rendere più ampia la narrazione, ma certi fatti andavano messi nella storia già prima. Il numero di pagine sembra eccessivo per poi avere il finale.

    Mi spiace stroncarlo, e ribadire che anche i precedenti volumi non avevano convinto. Ora che la serie è conclusa mi sento di confermare che a mio parere è bocciata.

  • Recensione Lo pseudonimo di Juls Way

    Tutta Londra ama i libri di Carl Montgomery, ma chi si nasconde dietro questo nome? Chi è la penna che ha dato vita a una trilogia così ben scritta e intensa? Mr Ezra Talbot, editorialista della rivista The Point, è incaricato di scoprire il mistero e, con la fedele assistente Miss Frances Evans, avranno il compito di raccogliere i piccoli indizi che solleveranno la maschera dietro la quale si cela lo scrittore.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Words Edizioni.

    Mi aspettavo un libro molto diverso, forse perchè cercavo una lettura romantica. Invece in questo volume gran parte dello spazio è dedicato alla ricerca, pagina dopo pagina, si percorre Londra e si raccolgono indizi e, con in sottofondo i romanzi scritti dall’autore, ci si ritrova immersi in una inchiesta. Questo non è affatto un difetto, e anzi trovo sia molto lodevole che non ci si perda in innamoramenti messi lì per intrattenere. Il rapporto tra Frances ed Erza prende spazio e importanza man mano che si avanza nella storia. Insomma non è un romanzo rosa da quattro lire, ma un buon romanzo storico.

    Non mi è risultato però completamente perfetto. In più punti ho trovato che l’autrice giocasse tutte le carte in anticipo, quando avrebbe potuto creare più suspense tenendole in mano fino al momento più opportuno. Anche i personaggi secondari vengono messi in campo forse con un poco di fretta. E’ in realtà Mrs Talbot a scompigliare tutto e tutti, creando i presupposti per appassionare il lettore, tanto che le pagine a lei dedicata me le sono divorate; era il giusto elemento di contrasto che serviva alla trama, a volte ferma sulle riflessioni dei protagonisti e sulle indagini, ristagnando in alcuni punto dove l’elemento di contrasto rimane un po’ troppo in sordina

    La pecca di questo romanzo è che, pur sfruttando elementi coerenti con l’epoca, li utilizza senza contestualizzarli. L’esempio più particolare è il telefono: certo era già in uso prima della grande guerra, ma solo dopo si diffuse capillarmente. Mi suona alquanto difficile pensare che nel 1907 l’assistente di un editorialista lo avesse. Certo era possibile, ma come risulta “insolita” la bicicletta in possesso a Frances, lo doveva anche essere uno strumento così moderno per l’epoca. Non sono errori, perché è chiaro che dietro a questo testo ci sia molta ricerca storica, ma la loro contestualizzazione è stata un po’ troppo tralasciata. Non sono elementi che influiscono la trama, ma in alcuni punti sembrano denaturalizzare il contesto storico, perché suonano più moderni di quanto in realtà sono.

    Se cercate uno storico con una bella nota investigativa e l’ambientazione di inizio ‘900 questo è il libro adatto a voi.

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