Recensione La Promessa di Margherita Maria Messina

Al suo ritorno dalle Americhe, Alexander trova tutti gli onori che spettano a un eroe di guerra, ma anche una promessa di matrimonio stipulata da suo padre con Lady Anna Rightwhite. Come lo accoglierà però Anna, dopo tutti questi anni,  e proprio ora che il suo corpo porta i segni della guerra?

Attenzione questo libro è stato offerto da Words Edizioni.

Le premesse della storia sono davvero ottime, ma ci sono diverse cose che non mi hanno permesso di amare totalmente i due protagonisti. Partiamo con il dire che la scelta strutturale della trama è geniale. Non faccio spoiler, ma l’idea di gestire questo “hate to love” fondendo un “second change” è stata un’idea molto intrigante. Quando il lettore si rende conto che tra i due c’è già stato qualcosa, allora bramerà scoprire il loro passato, divorando le pagine..

Quello che invece smorza la struttura sono alcune caratterizzazioni forzate dei protagonisti. Lui tende a essere romantico e possessivo in tempi troppo brevi tra un discorso e l’altro. Mi piace la sua convinzione, ma avrei preferito vederlo conquistare di nuovo Anna fino alla sua capitolazione, piuttosto che puntare al matrimonio per costrizione. Allo stesso modo Anna non combatte veramente per la sua libertà e anzi soccombe all’evidenza.

Infine io avrei giocato molto di più la carta disabilità di Alexander. Siamo in un’epoca dove un uomo nelle sue condizioni avrebbe rischiato di essere sì celebrato come eroe, ma poi lasciato in campagna ad ammuffire. Avrei voluto una Anna che cerca di fargli capire quanto ancora vale, invece di una marina che lo richiama alle armi. È una mia personale opinione quindi non mi sento di segnalarlo, ma non necessariamente come un difetto.

Ho riscontrato alcuni refusi e ripetizioni, per la prima volta ne ho trovato diverse. Magari è colpa della copia staffetta. E’ però anche la prima volta che accade in un loro testo, quindi potrebbe solo essere un’eccezione.

Una storia molto delicata e con l’irruenza delle onde del mare. Ideale per chi cerca un regency diverso dal solito.

Articoli simili

  • Recensione: Il talento del crimine di Jill Dawson

    Il talento del crimine

    Patricia Highsmith è stata una grande scrittrice di noir. Nella sua vita ha raccontato questo genere in ogni sua sfumatura attraverso romanzi e racconti, eppure è sempre rimasta chiusa nella sua privacy nascondendo al mondo la sua vita e le sue relazioni omosessuali. Una figura così complessa da dare ampi spunti per raccontarla, riempiendo i vuoti attraverso i suoi lavori: Jill Dawson, inserendo espedienti narrativi della scrittrice nella sua vita, crea una storia che potrebbe risultare molto veritiera, e se non si conoscono i romanzi di Patricia, difficilmente si pensa che siano frutto di fantasia.

    Attenzione, questo libro è stato fornito da Carbonio Editore.

    Questo romanzo è strutturato in pochi capitoli, lunghi e intensi. In più punti avrei voluto sottolineare il testo e vi confesso di aver trovato in queste pagine decine di citazioni che vorrei a esergo dei miei lavori, tanto sono belle e vere.

    La narrazione si sofferma su tante tematiche, difficilmente le si può elencare tutte. Di certo i dialoghi con Ronnie, amico dell’autrice, raccontano il lavoro dello scrittore, dell’introspezione attraverso l’osservazione del mondo per poter poi riportare su carta le emozioni filtrandole attraverso le parole, o ancora come lavori una mente omicida, cosa provi nel passarla liscia, se si senta o meno perseguitato dalla sua colpa. Vi garantisco che spiegarli viene davvero difficile, perché questa autrice non si mette a snocciolare semplici frasi fatte, porta invece il lettore nella discussione, fa vivere emozioni e dubbi, e poi ci si trova a confermare o smentire le argomentazioni di Pat o Ronnie.

    Questo libro è la dimostrazione che ci sono davvero delle opere che hanno qualcosa di diverso, di unico, di speciale. Questa in particolare non racconta una storia e basta: con il contagocce, ogni singola pagina dipinge affreschi complessi. La protagonista vive in soli piccoli dettagli insoliti, sottili come la bava di una lumaca, che disturbano come la cenere di una sigaretta su un piattino abbandonato su un comodino, come l’azione di bere del whisky nel bicchiere porta spazzolini. Finezze che raccontano confusione, ma anche la complessità, di una scrittrice vissuta tra l’incomprensione dei suoi affetti e della critica che generalizzava i suoi lavori controversi per l’epoca, in eterna fuga dalla fama e da chi voleva raccontare la sua vita.

    Non conoscevo così bene questa autrice e sono rimasta davvero sorpresa della sua passione per le lumache, e la fissazione del portarle con se nella borsa a feste o interviste. Questo romanzo mi lascia un ricordo di lei sfumato alla visione complessa che ne ha tirato fuori Jill Dawson, come di una donna spezzata, invasa dalla continua ossessione di immaginare morti tragiche.

    Questo romanzo è un ritratto irreale, eppure è difficile pensare che lo sia. Un vero noir in cui la suspense porta per mano il lettore in una storia che potrebbe essere solo una fantasia.

  •  | 

    Recensione Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie di Maria Cristina Folino

    Il mondo della critica lo reputa una blanda trasposizione per famiglie, ma il lavoro svolto da Tim Burton ha diversi elementi che lo rendono molto più complesso di quanto si riesca a cogliere da una prima visione.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Maria Cristina Folino.

    Vi confesso che non ho mai reputato il lungometraggio di Tim Burton un buon adattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie. La mia non fu l’unica impressione negativa, infatti anche la critica lo bollo come un film piuttosto leggero in cui lo spirito dark del regista soccombeva alla potenza del marchio Disney (che poi è la stessa casa di produzione che gli permise di realizzare Nightmare Before Christmas, quindi tecnicamente non era proprio la loro prima collaborazione).

    Se però ci si sofferma a leggere il saggio scritto da Maria Cristina Folino si riesce a intravedere la complessità strutturale che compone questo film. E vi confesso che ho dovuto riguardare il lungometraggio proprio perché molti dettagli erano sfuggiti alla mia memoria (che per quanto non lo amassi lo avevo visto diverse volte). Riproporre la storia di Alice è una grande prova d’autore per molti: dagli illustratori agli scrittori. Toccare la ragazza caduta nella tana del bianconiglio è sempre una sfida e il risultato non può piacere a tutti: i puristi la criticheranno per la mancanza di coerenza dall’originale, chi cerca qualcosa di nuovo la potrebbe trovare troppo classica.

    Quindi che Alice ci propone Tim Burton? Quello che fa emergere l’autrice del saggio è una Alice complessa, non semplicemente quella cresciuta del cartone animato del 1951, semmai una Alice coerente con quella Carrolliana che si adatta ai nostri complessi tempi moderni. Una Alice schiacciata dalle aspettative degli altri e che deve trovare la sua “moltezza” e crescere. 

    Ammetto che il 2023 è per me un anno fatto di saggi, ho messo in pausa la narrativa. Devo confessarvi che questo volume molto breve (io ne avrei letti altri due volumi su queste tematiche) è caldamente consigliato ai Carrolliani e Aliciofili (sì esistono anche in Italia) per approfondir e vedere con chiarezza i dettagli di un film che, forse, abbiamo preso troppo sottogamba.

  • Recensione Il Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov (seconda parte)

    Ben tornati, chiudiamo questa recensione dedicata al ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov parlando dei libri prequel e sequel del corpo principale e centrale della storia.

    Attenzione: questo articolo è stato scritto da Viviana.

    Preludio alla Fondazione e Fondazione Anno Zero

    I due prequel raccontano le vicende di Hari Seldon, l’inventore della psicostoria.
    In Preludio Seldon è un giovane matematico appena arrivato nella capitale imperiale di Trantor, non ancora convinto che la psicostoria possa diventare una scienza applicata e non solo una teoria astratta.

    Fondazione Anno Zero ha una struttura episodica simile a quella della Trilogia e accompagna Seldon nelle tappe della sua vita, fino alla vecchiaia, che coincide con la partenza della spedizione per colonizzare Terminus.

    Forse ancora più di HariSeldon, protagonista di questi romanzi è però il pianeta di Trantor, la grandiosa capitale dell’Impero, coperto da cupole e diviso in settori che sono ognuno un mondo a se stante, un’ambientazione affascinante che non può non rimanere nel cuore del lettore.

    Se nella Trilogia predominavano avventure, intrighi e gare di intelletto, i prequel danno molto spazio anche a temi sociali. Si parla tanto di disuguaglianze sociali, di burocrazia, di superstizioni e di pregiudizi, di lotte per il potere e di politica in tutte le sue forme. Si parla, in poche parole, di umanità e di un grandioso tentativo di capirla per salvarla da dinamiche di auto-distruzione.

    Chi ha letto altre opere di Asimov, in particolare il Ciclo dei Robot, troverà un po’ di riferimenti e scoprirà come quelle vicende siano entrate nel passato mitologico (ma non solo) dell’Impero Galattico.

    L’Orlo della Fondazione e Fondazione e Terra

    I due sequel sono ambientati poco più di un secolo dopo la fine delle vicende della Trilogia e formano una storia unica, che si sviluppa senza interruzioni lungo i due romanzi.

    Al centro c’è il personaggio di Golan Trevize, giovane consigliere della Fondazione dotato di un intuito fuori dal comune.

    Ne L’orlo della Fondazione, Trevize si trova a districarsi tra intrighi segreti delle due Fondazioni, nonché di una nuova, misteriosa potenza capace di influenzare le menti. Infine, toccherà a lui prendere una decisione per il futuro della Galassia, scegliendo tra il Piano Seldon e una nuova via.

    In Fondazione e Terra Trevize e i suoi due compagni di viaggio esplorano la Galassia alla ricerca della Terra, il leggendario pianeta d’origine della razza umana, che potrebbe nascondere indizi importanti per ponderare meglio la scelta compiuta al termine del romanzo precedente.

    I due romanzi sequel rischiano di lasciare l’amaro in bocca se ci si è affezionati troppo al Piano Seldon e alla psicostoria. Asimov però, nel suo portare avanti la trama della saga, mostra una mentalità decisamente da scienziato: la psicostoria ha funzionato per cinquecento anni, ma nel momento in cui vengono evidenziati dei difetti e si trova una soluzione migliore ai problemi della Galassia, è giusto cambiare strada.

    Un aspetto interessante di questi ultimi romanzi è quello tecnologico. La Trilogia è stata scritta negli anni Cinquanta, e ciò che sembrava futuristico allora lo sembra molto meno adesso. In particolare, spicca la quasi totale assenza di computer. Negli ultimi romanzi, scritti trent’anni dopo, Asimov immagina una forte evoluzione per le tecnologie della Fondazione, con il risultato che anche un lettore di oggi riesce a sentire a pieno il mood fantascientifico.

    Inoltre, questi due romanzi sono quelli che hanno più legami con gli altri grandi cicli asimoviani, quello dell’Impero e, soprattutto, quello dei Robot. Basti dire che, nel cercare la Terra, Trevize si imbatte negli antichi Mondi Spaziali di Aurora e Solaria… ed entrambi hanno avuto un’evoluzione inaspettata.

    La componente di intrighi politici (nel primo romanzo) e di avventura (soprattutto nel secondo) è preponderante, ma entrambi i romanzi hanno anche una forte vena speculativa e filosofica: Asimov va infatti oltre i ragionamenti sociali degli altri romanzi e passa a porsi una domanda ancora più di alto livello: quali sono le possibili evoluzioni future della razza umana?

  • Recensione Scandalo in primavera di Lisa Kleypas

    Il padre di Daisy Bowman è stato chiaro. Se non trova marito entro qualche mese, la darà in sposa al suo socio in affari, che considera come un figlio: Matthew Swift. Il problema è che Daisy conosce benissimo Matthew e non ha intenzione di dover essere la moglie di un uomo così insulso e sciapo. Anche se sono anni che non lo vede di persona.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Leggereditore.

    Della quadrilogia, ve lo dico subito, questo é il volume che mi ha convinto di meno. Partiamo dal fatto che nel precedente abbiamo visto Daisy concedere un bacio a un personaggio che non rivedremo in questo libro (peccato!). Questo dettaglio mi aveva fatto pensare a una storia molto più movimentata di quella che ho trovato tra queste pagine.

    Oltre a essere sottotono rispetto agli altri volumi, anche l’evoluzione della storia è un po’ troppo forzata. Vi giuro che in alcuni punti l’unica soundtrack possibile è quella di Beautiful (cioè ok, ma anche meno però…). Il finale poi diventa un grande mappazzone di colpi di scena, belli, ma forse un po’ troppi.

    Non è un libro che mi sento di bocciare, però dopo tre splendidi volumi, avevo un’aspettativa molto più alta e soprattutto pensavo che l’autrice seguisse uno schema ben definito per agganciare una storia ad un’altra. Invece qui lo rompe, e un poco ci sono rimasta male.

    In conclusione è il volume più trash dei quattro (sul serio, tutti quei colpi di scena o i “tira e molla” hanno abbassato l’asticella del romanzo, da lettura romantica a trash storico). Nel suo piccolo ha il suo perché e chiude le allegre avventure di quattro zitelle che ora hanno trovato marito.

  • Recensione Watersnakes di Tony Sandoval

    Due bambine che si incontrano e sono pronte a combinare i peggio disastri, eppure una è solo un fantasma. Un re costretto a fuggire e cercare salvezza. È tutto un sogno o forse è solo una difficile realtà da accettare?

    Attenzione questo albo è stato offerto da Tunué.

    Amo Tony Sandoval e con queste tavole lui ha ricambiato. Ci sono intere pagine che resterei a guardare per ore e ore. Perfette, il suo tratto a raccontare una storia di pargoli molto weird_onirica, quasi fosse partorita dalla mente di un bambino. Già perché devo confessarvi che, per quanto proceda, ogni nuova scena è una scoperta e non sembra seguire una trama: anche alcune azioni dei personaggi sono molto bambinesche strappano un sorriso, perfino nel finale, quando tutto è oscuro e sanguinolento. Gioca con noi lo stesso disegnatore dove in alcune pagine inserisce degli elementi che, per gioco, decorano la pagina (come un pesce o un dente).

    Uno dei dettagli che ho apprezzato di più di questo volume è stata la carta. È stata scelta una grammatura interessante e soprattutto opaca. Aprendolo mi aspettavo fosse lucida, invece scorrendole ho capito il gioco fatto dall’editore: le vignette presentano ancora il segno della matita. Con questa carta l’effetto acquarello dei colori si esalta, insomma la carta fa sembrare questo volume composto da tavole originali.

    Amo i tratti distintivi dei personaggi, con i loro faccioni immensi, i corpi sottili e longilinei, occhi enormi e distanti; il tutto sempre in contrasto con il mondo degli adulti in cui i grossi visi lasciano spazio a volti caricaturali, dove enormi nasi e infinite rughe definiscono queste facce che non sembrano degne di una loro storia.

    Molto interessante la scelta cromatica per le varie avventure: ecco che il nero del polpo è anche il protagonista della palette del mondo onirico, al contrario, nel mondo reale abbiamo toni pastello luminosi.

    Un volume davvero fantastico. Unico, speciale e che consiglio agli amanti delle Graphic Novel.

  •  | 

    L’oriente come ambientazione nei fantasy

    Venivo dal mondo manga e cosplay, anni in cui l’unica carta che metteva piede in casa mia aveva testi di solito racchiusi in ballons di dialogo. Poi ho iniziato a leggere libri, ma difficilmente investivo in un romanzo con ambientazione orientale. Mi sembravano troppo finto, se poi era scritto da Italiani allora, vade retro!

    Ovviamente ho superato il trauma quando ho letto Esbat di Lara Manni. La leggenda vuole che questo libro arrivasse da un giro di fan fiction che aveva attirato un editore famoso. Si è poi scoperto che era tutt’altro, ma non perdiamo la concentrazione. Esbat è un libro che parla di Giappone, di una mangaka follemente innamorata del personaggio che ha creato: un demone cane, tanto sexy quanto cattivo (ogni riferimento a Sesshomaru non è puramente casuale).

    Quel primo assaggio mi ha aperto un mondo.

    La più grande autrice in Italia di questo genere è certamente Francesca Angelinelli. Di romanzo in romanzo ha affinato la bravura non solo nelle storie, ma anche nella filologia di ambientazioni orientali, soprattutto con il suo Chariza.

    Anche Mondadori ha calcato questa via negli anni passati pubblicando la Trilogia di Otori che però non aveva avuto questo grande seguito come invece è avvenuto per i libri della saga che sono editi da Edizioni E/O. Se vogliamo restare in casa Mondadori vi ricordo anche “La guerra dei papaveri”, che tra le altre cose è stata pure una delle migliori letture 2020. Eppure se ben ci pensiamo c’è molto più fantasy orientale in libreria di quanto potremmo immaginare.

    Partiamo con una collana editoriale tutta dedicata a storie con ambientazione orientale e con un pizzico di atmosfere horror. Mi riferisco alla collana YOKAI di Bakemono Lab che vi consiglio di sfogliare perché. già solo per le copertine molto originali, io comprerei il mondo. Insomma a volte ignoriamo che nell’editoria indipendente potremmo trovare proprio i prodotti più adatti a noi.

    Se però avete voglia di qualcosa di più veloce, ci sono i racconti. Già perché anche nel formato più breve ecco che ci sono antologie come “Rizomi del sole nascente”, oppure la serie di Stefania Siano dedicata a Aki il Bakeneko.

    Se invece avete più una propensione per l’urban fantasy, allora vi consiglio Onislayer, letto moltissimi anni fa, ma che ancora oggi mi sento di consigliare caldamente.

    La fantasia e il sol levante non si fermano certo al passato  o al presente. Quindi ecco a voi un paio di titoli che mi hanno suggerito “Sirene” di Laura Pugno e “Il guerriero del tramonto” di Eric Van Lustbader.

    Insomma ci siamo sempre lasciati affascinare dal mondo lontano dove il sole sorge, e forse non ci siamo mai accorti di quanto i suoi raggi siano già intorno a noi. Vi invito a cercare, e perché no comprare, alcuni dei titoli che ho citato così che sia sempre alimentato e dia la possibilità, ad autori ed editori, di portare nuova luce sui nostri scaffali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *