Blog Tour I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift

I viaggi di Gulliver

È facile accostare Gulliver a Ulisse, due naufraghi che cercano in ogni modo di tornare a casa. Le epoche e i luoghi sono molto distanti, eppure “I viaggi di Gulliver” da molti viene considerato come l’Odissea settecentesca.

Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

Non è solo il solcare i mari nella speranza di tornare a casa ad associare i due personaggi  e non lo sono nemmeno i luoghi fantastici che visitano e che, costantemente, abbandonano nella speranza di tornare a casa; hanno in comune una sincera curiosità. Mi domando se Dante lo avrebbe collocato nell’inferno, come il suo predecessore,  proprio per questa peculiarità. Eppure Gulliver non è un eroe che fa ritorno a casa dopo aver vinto la guerra; è solo un chirurgo di marina che naufragato cerca una via per casa. Non siamo in una epoca in cui si possano cantare le gesta degli eroi. È un mondo molto più razionale rispetto a quello in cui Omero scrive.

Il lungo peregrinare di Ulisse è dettato dalla ferocia del dio dei mari. Gulliver invece è vittima di un naufragio dettato dalla casualità. La completa assenza di un intervento divino è una delle grosse differenze che pochi notato. Le magie, o le situazioni incredibili che Gulliver incontra, sono semplicemente un dato di fatto.

Certo, abbiamo anche in Gulliver la possibilità di incontrare i morti, ma a differenza di Ulisse che scende negli inferi, questo incontro avviene sulla terra; non ha modo di dialogare con essi come invece farà Ulisse. Questo dimostra quando l’autore non prenda una parte, ma sia razionale nel non poter sapere come un morto risponderebbe a un vivo. C’è più logica e sapere, perché del resto il settecento è un secolo illuminato, dove il buio dell’ignoranza e della superstizione viene lasciato indietro.

Sono due viaggi molto diversi, eppure chi li legge non può negare quanto Swift si sia ispirato a Omero. Certo Gulliver è anche una delle migliori opere di satira sociale dei suoi tempi, eppure oggi lo si propone anche ai più piccoli (in versioni tagliate) perché ha molti elementi di avventura adatti al pubblico giovane. Nonostante ciò, mi sento di dire che Gulliver è una pietra importante su cui la narrativa contemporanea poggi. Ulisse lo fu prima di lui, certo, ma era anche un’opera in versi. Inoltre non si può negare quanto Gulliver abbia esumato dai testi classici come “I moralia” di Plutarco. Mi trovo a sorridere a queste influenze, che per opere più contemporanee sono spesso sminuiti, quasi fossero plagi o rivisitazioni.

La narrativa non inventa quasi più storie uniche e nuove. La via per il futuro è forse la medesima di Swift di guardare e conoscere il passato, per dare una nuova visione nel presente? Ovviamente non ho la risposta, ma sono sempre più convinta che leggere le opere, che hanno fatto la storia della narrazione, sia fondamentale per poter davvero scrivere.

Se vi ho incuriosito, vi invito a leggere anche le recensioni dei blog che hanno aderito al Blog Tour:

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Margherita Fray.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    I primi capitoli sono molto lirici, mi spiace che lo stesso tenore non sia rimasto per tutto il libro (nella parte centrale c’è un’impennata di spiegazioni che avrei apprezzato vivere, invece di vederle raccontare da Arturo per dare una svolta al romanzo).

    Si sente l’amore per la Sicilia, per la sua tradizione mistica e folkloristica, dove il profano è più concreto del mondo reale; ci si affeziona a Greta facilmente, l’autrice la racconta con pazienza e infatti mi è spiaciuto vederla travolta dall’elemento avventuroso della storia, è una protagonista che così viene quasi soffocata dal bisogno di portare avanti la trama, ma lei è più poesia e l’avrei vista meglio in un romanzo adolescenziale.

    Sono poche pagine, un volume ideale per chi vuole una storia che parla di tarocchi. Sfortunatamente non mi ha convinto appieno. Reputo sia scritto magistralmente ma ho trovato leggermente  banali alcuni punti della storia, troppo palesi alcune situazioni. Peccato perché la mano dell’autrice è potente, ma si perde in una storia semplice che non ha la forza di centellinare i dettagli che dovrebbero far immedesimare il lettore nel mondo di Greta.

    Per concludere vorrei soffermarmi un secondo sulla copertina: davvero bella e evocativa, un lavoro che colpisce l’occhio del lettore e richiama la storia con potenza più della trama. E’ il caso che lo confessi, è stata questa a spingermi nella sua lettura. Mi spiace non aver gustato questo volume appieno, aveva palesemente tutto per essere un successo, di certo devo recuperare altri lavori di Melissa perché di strada ne ha fatta davvero molta.

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    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori, recensione a cura di Chiara Crosignani.

    Il romanzo si inserisce perfettamente nella cornice dei volumi precedenti: non solo per ampiezza (le sue 1330 pagine lo portano quasi sullo stesso livello del precedente Giuramento), ma anche per la pregevolezza artistica di questa serie, caratterizzata da immagini di altissima qualità: a colori, nella quarta di copertina, la rappresentazione di alcuni degli Araldi di Roshar, e, in bianco e nero, all’interno del volume, una selva disegni che ci permettono di visualizzare il mondo creato dall’autore con un’immersione nella sua biologia (soprattutto spren e forme di Cantori), nella sua moda (sospettiamo qui l’intervento di Adolin in persona) e nella sua arte.  Anche solo le dimensioni e l’accuratezza della grafica basterebbe a giustificare il prezzo, senza considerare il contenuto.

    Ma Il Ritmo della Guerra è un attesissimo romanzo di Sanderson e quindi è al contenuto che i suoi fedeli lettori mirano. Negli episodi precedenti, forse soprattutto in Giuramento, Sanderson ci ha abituati a un inizio lento (beh, lento per gli standard di Sanderson) e a un finale trascinante, di quelli che lasciano veramente incollati alle pagine per ore.

    Il Ritmo della Guerra inizia più rapidamente rispetto al capitolo precedente: è passato un anno dagli eventi conclusivi di Giuramento, ma abbiamo poco tempo per ambientarci nella nuova realtà. Gli eventi si accavallano rapidi, su più fronti, ed è difficile trovare un momento di pausa nell’intero romanzo (chi vi scrive lo ha letto in tre giorni).

    Tutti i personaggi principali si trovano ad affrontare sfide che li coinvolgono nella battaglia cosmica per il possesso di Roshar e, potremmo dire, dell’intero Cosmoverso: sì, perché finalmente, con questo quarto capitolo, capiamo davvero la portata della guerra che si sta combattendo, grazie a riferimenti sempre più diretti e precisi agli altri mondi che compongono l’universo sandersoniano. Teorici del Cosmoverso, qui troverete pane per i vostri denti!

    Ma l’ampliamento dei confini dell’universo non è il solo elemento che ci ha fatto amare Il Ritmo della Guerra (che, personalmente, abbiamo apprezzato più di Giuramento): come suggerisce il titolo (e come sappiamo da tempo i flashback tipici della serie si concentrano sulle parshendiEshonai e Venli) i Cantori entrano prepotentemente in scena, in tutte le loro (scusate il gioco di parole) forme.

    Se già in Parole di Luce e in Giuramento avevamo avuto modo di familiarizzare, e di empatizzare, con gli altri abitanti di Roshar, in questo libro possiamo leggere dalle loro parole cosa hanno vissuto, nel presente del racconto e nel loro tragico passato, per essere diventati quello che sono. Come sempre accade nei testi di Sanderson, il male e il bene sono concetti così interconnessi che non è possibile trovare un rigido dualismo e tutti i personaggi sguazzano nel confine tra moralità e amoralità, tra giustizia e onore da un lato e prevaricazione dall’altro: così, rimaniamo sorpresi da quanto possano essere onorevoli i malvagi nichiliferi e ingiusti coloro che dovrebbero rappresentare la moralità di Roshar.

    E proprio in queste sfumature, che obbligano il singolo a compiere scelte dolorosissime, sta la grandezza di questa serie: se in una prima fase della produzione di Sanderson si aveva l’impressione che alcuni personaggi potessero essere meglio delineati, qui i protagonisti bucano le pagine. Kaladin che affronta il buco nero della sua depressione, Shallan afflitta dall’incapacità di gestire la sua personalità scissa dai traumi subiti, Dalinar, titanico nelle sfide che incontra, senza dimenticare il Ponte Quattro, i Radiosi, Navani, del cui rapporto con Gavilar finalmente veniamo a scoprire qualcosa, e che nella sua umanità entra nel novero dei protagonisti del romanzo, e un Adolin finalmente autonomo dall’ingombrante eredità paterna (i fan di Hoid saranno felici di sapere che Arguzia del Re ha un ruolo non secondario nella vicenda).

    Il finale del libro è, come da abitudine, un’esplosione di colpi di scena sempre più travolgenti, che ci fa rimanere in astinenza da ultimo capitolo di questa prima pentalogia dedicata a Roshar. Anche questa volta, Sanderson non sbaglia un colpo e la traduzione di Gabriele Giorgi, che rende nel modo migliore i neologismi del Divino Brandon (anche e soprattutto nelle complesse parti tecniche che riguardano le scienze arcane di Roshar), ci permette di godere in tempo reale del nuovo travolgente capitolo delle Cronache della Folgoluce.

  • Recensione Demone del Bosco di Leigh Bardugo e Dani Pendergast

    Eryk, e sua madre Lena, hanno trascorso la loro esistenza fuggendo incessantemente da un luogo all’altro con la convinzione che, forse, per loro non esista proprio un porto sicuro. Entrambi non solo sono Grisha, ma sono i più potenti e letali tra loro. Temuti da chi vorrebbe ucciderli, e braccati da chi vorrebbe sfruttarne i doni, devono cercare di tenere nascoste le loro capacità ovunque vadano. Ma talvolta i segreti più pericolosi trovano comunque il modo di venire a galla … Questo graphic novel, scritto da Leigh Bardugo e illustrata da Dani Pendergast, è il prequel di “Tenebre e Ossa”…

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Quando un libro vende, è normale che arrivino tanti prodotti a lui dedicato. Adattamenti su vari altri media, tra cui anche vari spin off come questa graphic novel. Sono sempre combattuta su questi prodotti, ho sempre il terrore di trovarci una minestra riscaldata. In questo caso la situazione non è così tragica, ma nemmeno trovo che sia la pubblicazione del secolo.

    Partiamo con il dire che i disegni sono semplici. Non brutti, ma lo stile è molto basic, i personaggi sono ben delineati, ma dal punto di vista del numero delle pagine e delle tavole, direi che c’è stato messo un impegno sufficiente. Considerando quanto ha venduto al serie, mi sarei aspettata qualcosa di più; non dimentichiamo che la parte grafica di una graphic novel fa a volte la differenza (non conto in libreria i volumi che tengo solo per i disegni), quindi è un peccato che non abbiano osato con qualcosa di più concreto ed elaborato.

    Passiamo alla storia. Prima di andare sulle note dolenti, fermiamoci un attimo. La Bardugo sa scrivere, ok gli ultimi libri mi hanno deluso, ma se prendiamo la trama, nuda e cruda, devo dire che mi è piaciuta molto. Sì vorrei leggere altro del mondo Grisha. Sia prima che dopo gli eventi della serie che l’ha resa così famosa. Però una cosa davvero vorrei che venisse messa in panchina: l’Oscuro. Già, perchè onestamente il mondo creato dall’autrice sta in piedi anche senza di lui (ehi la dilocia dei Corvi viene definita da tutti come un capolavoro e spoiler, il signore delle ombre è solo un ricordo).

    Non mi sento di sconsigliare questo volume, ma allo stesso tempo sento che vorrei di più. Che come lettrice mi merito di più. Quindi vi consiglio di fare la seguente riflessione: avete bisogno di un’altra storia sull’Oscuro? Se la risposta è si, compratela, non ve ne pentirete. Se la risposta è no, pensateci bene prima di comprarla.

  • Recensione Il Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov (prima parte)

    Il Ciclo delle Fondazioni è una delle opere più famose di Asimov, nonché uno dei pilastri del genere fantascientifico. È diviso in sette volumi, raggruppabili in tre blocchi:

    Un nucleo centrale, scritto negli anni Cinquanta, composto da tre volumi (Cronache della Galassia, Il Crollo Della Galassia Centrale, L’altra faccia della spirale), spesso indicati con il nome collettivo di “Trilogia della Fondazione”.
    Due “sequel”, L’Orlo della Fondazione (1982)e Fondazione e Terra (1986)
    Due “prequel”, Preludio Alla Fondazione (1988) e Fondazione Anno Zero (1993)

    Come per tutte le saghe in cui l’ordine di pubblicazione non coincide con quello della cronologia interna, ci possono essere diversi approcci all’ordine di lettura.

    Attenzione: questo articolo è stato scritto da Viviana.

    Personalmente, ritengo che l’ordine migliore per una prima lettura sia partire dalla trilogia centrale, poi affrontare i due prequel e infine i due sequel.
    Se si è attenti ai dettagli, Fondazione Anno Zero contiene uno spoiler di un colpo di scena della trilogia centrale. Inoltre, le vicende dei prequel assumono un altro spessore se si conosce già l’aura di leggenda che le circonderà; allo stesso tempo, conoscere il finale dei sequel, rischia di “depotenziarle” e sottrarre un po’ del loro fascino.

    Al centro di tutto il ciclo c’è l’idea della psicostoria, una scienza matematica in grado di prevedere in modo probabilistico il futuro dell’umanità. Preludio alla Fondazione e Fondazione Anno Zero sono la storia della nascita di questa scienza. Nella Trilogia di vede all’opera la sua applicazione, alternando momenti di splendore a battute d’arresto. Infine, ne L’orlo della Fondazione e Fondazione e Terra vediamo il suo superamento in favore di una nuova via per portare l’umanità verso un futuro di pace e prosperità.

    Trilogia della Fondazione

    L’Impero Galattico sta crollando.
    Ai suoi confini estremi si trova però la Fondazione, una piccola colonia di scienziati creata sul pianeta di Terminus, strutturata dal grande psicostorico Hari Seldon, in modo da poter essere il seme della rinascita di un nuovo Secondo Impero. Allo stesso tempo, in una località segreta, un gruppo di “scienziati mentali” conoscitori della psicostoria supervisiona e protegge lo sviluppo del Piano Seldon, i cui dettagli devono essere sconosciuti alla massa.

    I tre romanzi sono a loro volta suddivisi in più parti, episodi che si svolgono a distanza di decenni l’uno dall’altro e che mostrano gli episodi salienti della trasformazione della Fondazione da colonia di scienziati a importante potenza galattica. Ogni episodio ha i suoi protagonisti, personaggi variegati, ma accomunati da una spiccata intelligenza e dal desiderio di dare il loro apporto al progresso della storia galattica.

    La trama è avvincente e ricca di colpi di scena. A vincere è sempre l’intelligenza, la razionalità, la scienza, il coraggio di lasciare vecchie strade per esplorarne di nuove. Da questo punto di vista, una lettura perfetta per evadere dal nostro presente.

    Piccola chicca: se vi piace la storia della tarda antichità, noterete non solo i parallelismi tra Impero Galattico e Impero Romano, ma anche tra la figura storica del bizantino Belisario e il generale Bel Riose, uno dei nemici della Fondazione nel secondo volume.

    Appuntamento al prossimo articolo per scoprire la recensione dei prequel e i sequel di questa serie.

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