2020 – L’anno blogger della Chimera

Blogger della Chimera

Come ogni anno è il momento di tirare le somme sul 2020. Lo so, sono in ritardo, ma è stato davvero un fine anno complesso e mi sono presa il tempo per scrivere e rileggere questa serie di articoli. Quello che per molti è stato un anno da dimenticare per me era partito con sani principi: avevo deciso di prendermi i miei tempi, di leggere quello che volevo (e anche decidere di non completare la lettura se il libro non mi piaceva), e ho mandato tutto a quel paese dando per la prima volta disponibilità alle collaborazioni.

Partiamo dal fatto che se la scelta è stata principalmente fatta per capire se davvero, certe uscite, valessero la cascata di cinque stelle che ricevevano. La risposte è ovviamente no. Non tutte le nuove uscite dovrebbero essere consigliate così caldamente dai blog: l’entusiasmo di un nuovo romanzo lo capisco, la scelta di dire che è il capolavoro del secolo invece lo disapprovo.

È anche l’anno dei cartacei mandati a blogger “cani” e “poracci”. Lavorando in diversi eventi ho visto, sia scroccaggini, che gruppi telegram tattici in cui ci si lamentava del “se non ci mandano il cartaceo allora leggiamo solo il primo libro della saga e ciaone!”. Sono una amante della carta, sebbene gran parte delle mie letture siano state digitali (magari seguite dall’invio del cartaceo), eppure inizio ad apprezzare di più gli uffici stampa che evitano l’invio di copie omaggio a singoli portali sconosciuti; mi è sempre più chiaro che troppi blogger non hanno ancora capito come funziona il processo di promozione per una casa editrice (e fidatevi, grande o piccola il principio è lo stesso): tutti vorremmo dei pacconi da aprire per far vedere a tutti cosa il tal editore ci ha spedito, ma se non abbiamo una community o un numero di follower concreto, fidatevi che l’unico pacco che potrete ricevere è quello di un appuntamento saltato. Questo è un discorso che, se avrò modo, vorrei affrontare in un articolo ad esso dedicato. Quindi sappiate che probabilmente in futuro potrei leggere copie digitali mandate dalle CE e non pretendere il cartaceo, perché trovo che non tutto quello che leggo, valga la pena di occupare spazio in casa mia.

Di certo una grande assenza è stato il self. Ne ho letto e promosso poco. Questo è un male, perché ho sempre supportato e creduto che tra le migliaia di pubblicazioni ci siano dei diamanti allo stato grezzo. Devo recuperare e leggerne di più anche perché a breve riaprirà la rubrica libri diversi per lettori strani, che ho lasciato troppo tempo in sospeso. Ho riavviato a fine 2019 il blog che (mi ero dimenticata di dirlo) il 27 dicembre ha compiuto ufficialmente i suoi 10 anni. Lo sanno in pochi, non mi metto a suonare le campane per la ricorrenza anche perché, quando lo aprii, lo feci soprattutto per fuggire da quello che avevo appena perso per sempre.

Dopo dieci anni, ancora mi ritrovo a riflettere su cosa sia giusto e sbagliato per me e per il mio blog. Vorrei avere la forza di dire tutto quello che non va nel mondo editoriale, ma ho capito che spesso mostrare le brutture, mettere in guardia lettori e autori non serve a nulla. Sì, continuerò a NON consigliare o comprare libri di certi “editori” (che per quanti corsi possano fare sull’argomento, rimangono gente che non ha mai capito che deve andare a zappare i campi), ma sono stufa di dire la mia se poi, chi la pensa come me, il massimo che può fare è un cenno di assenso con la testa davanti al pc mentre legge queste parole. Sono stata abbandonata da molti in questo 2020, e ho capito che non sono fatta per spingere sempre in alto autori “amichette” che poi della Chimera ignorano tutto. Ho teso la mano troppe volte per poi vederla sempre lì, in cerca di aiuto, rimanere abbandonata mentre altre persone salivano in classifica e facevano fruttare il successo che, anche io, avevo contribuito a creare. Se conto zero solo perché sono una piccola blogger che scrive piccole storie, beh a questo punto meglio restare sola e consigliare molto altro a chi compra libri intorno a me. Non importa che siate in quattro gatti a leggere questo articolo, d’ora in poi basta parlare di colleghi per amicizia, parlerò solo di chi scrive bene.

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  • Cinque (insoliti) regali di compleanno che vorrei ricevere

    Settembre è arrivato e con lui la certezza che anche quest’anno ho aggiunto una nuova candelina sulla mia torta di compleanno. No, non confesserò qui la mia età, vi toccherà fare i calcoli con la mia data di nascita che trovate nella mia biografia (non perché mi turbi invecchiare, ma semplicemente se volete sapere i miei anni, fate voi i conti).

    Come ogni anno mi sono fatta delle “scatole di libri”, quest’anno meno piene dei precedenti, ma posso dirvi che ne parlerò sul blog e sul proflio instagram. Eppure ci sono delle cose che sono proprio sicura quest’anno non riceverò (salvo che qualcuno non prenda appunti da questa mia lista). Si tratta di piccoli (ma in fondo anche enormi) sfizi, a volte sono autentici capricci, altre ancora le vorrei comprare da tempo, ma non ho mai avuto la possibilità. Insomma se pensate di farmi un regalo questo è quello che vorrei ricevere.

    Scheletro 1:1

    Sì, uno scheletro a dimensioni reali. No, non quelle carnevalate in stile Halloween, parlo proprio di quei modelli anatomici tipici dei laboratori di scienze che si vedono nelle serie tv. Perfino Amazon ne ha qualcuno a catalogo, anche se non mi fido al 100% sulla fedeltà anatomica delle varie ossa.

    Basta però con il cincischiare, vi starete chiedendo perché e a cosa mi serva uno scheletro in scala 1:1 e soprattutto il più reale possibile. Mi serve per scrivere. Lo giuro, so che state ridendo di me, ma la mia ultima storia ha un protagonista particolare e mi serve uno scheletro per controllare una serie di situazioni. A questo poi si aggiunge anche che ho un bisogno infinito di selfie con lo scheletro che non potete capire.

    E-Reader

    Ultimamente, per le collaborazioni, sto leggendo in digitale. Sarebbe quindi comodo avere un dispositivo per leggere (di solito uso la app kindle sul cellulare). E allora perché non me lo compro da sola? La risposta è che ho paura di dover dare spiegazioni a tutti i libri che ho in casa; mi immagino il loro sdegno, e soprattutto il breve trafiletto che parla di una giovane donna morta schiacciata dalle pile di libri di casa… Insomma se deve entrate in casa mia un e-reader che lo faccia facendomi passare come innocente davanti a tutti i miei libri.

    Due libri particolarmente costosi…

    Ci sono due grandi collezioni di libri in casa mia (oddio con quella della moda sarebbero tre, ma soffermiamoci su quelle che prime sono nate), la prima è quella su “Alice nel paese delle meraviglie”, la seconda è quella sugli Zar… di quest’ultima non ho mai parlato e prometto di fare ammenda, in ogni caso per ognuna di esse c’è almeno un libro impossibile, uno di quelli che costano un rene.

    Per la collezione di Alice quello impossibile è l’edizione del 150° anniversario realizzato con il contributo di Vivienne Westwood, quando è disponibile negli store on-line ha un prezzo proibitivo che si aggira intorno i 75€ fino ad arrivare al 155€. Non so nemmeno come sia all’interno, ma mi manca e quindi lo vorrei tantissimo.

    Mentre per gli Zar si tratta invece si tratta di un libro abbastanza “economico” a paragone, con i suoi 69€ (prezzo di copertina, ma è una seconda edizione quindi ci sta che abbia ancora un prezzo accettabile) “Jewels of the Romanovs” racchiude una delle raccolte più complete dei preziosi legati alla nobiltà Russa.

    Insomma sono due libricini che vorrei tanto avere…

    Intuiti, Fabula e Cicero

    Chi mi conosce sa che sono sempre alla ricerca di manuali sulla scrittura. Quando si tratta di narratologia sono molto insicura; se posso racimolare strumenti che possano aiutarmi e darmi quelle basi che sento mancare, quando si tratta di storie e strutture, sono ben lieta di investire il mio denaro. Quindi sarebbe davvero bello ricevere un regalo a tema. Quest’anno ho scoperto le carte Intuiti, Fabula e Cicero, degli strumenti molto alternativi per lavorare sui proprio testi. Mi piacerebbe davvero molto sperimentarli.

    Un posto chiamato casa

    Prima del Covid avevamo messo in cantiere la parola Casa. Non era fatta, però era una di quelle cose quasi concrete, bastavano un paio di firme e il capitolo era chiuso. A questo sarebbero certamente seguite altre due bellissime parole: matrimonio, famiglia. Invece dopo 10 anni, siamo al punto di partenza o quasi. Per ora dobbiamo rimandare ancora. Per il mio compleanno non voglio i soldi per pagarmi la villa dei miei sogni (ma se li avete e me li volete mandare non mi offendo), non voglio l’occasione giusta, ne la location perfetta. Voglio solo un segno. Non mi sono mai sentita nel posto giusto, vorrei solo che per una volta lo Stregatto parlasse chiaro dandomi la direzione da seguire per iniziare a costruire un luogo tutto nostro dove mettere le basi di un noi, dove posso avere tutti i miei libri, e una scrivania dove scrivere la notte fonda. Una stanza tutta per me.

    Spero che questa mia lista vi abbia fatto sorridere. Non so se farò una festa o riceverò dei regali, però quello che è certo è che ci tenevo a condividere con voi questa piccola lista.

    Vi aspetto per scoprire le mie scatole di libri di compleanno.

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    Salone 2022: In ritardo ma con la certezza di avere tanti libri ed essere povera

    Premessa: sono in super ritardo, lo so, vi giuro che avevo iniziato a scriverlo subito dopo il salone. Ma sono finita in un pantano di 3000 cose da fare e l’articolo è rimasto incompleto per settimane; anche se ormai stiamo tutti pensando a cosa portarci sotto l’ombrellone, io vi porto indietro nel tempo.

    Che questo 2022 si stia rivelando un anno davvero borderline, mi pare che ormai non ci siano più dubbi. Tra i problemi di salute, che mi hanno fatto tirare il freno a mano in molte mie attività, e la promozione a una nuova posizione di responsabilità che ha stravolto (in meglio, ma sono finita nel sottosopra) la mia vita, questa edizione del Salone è stato qualcosa di diverso e unico. La prima grande rivoluzione è stata quella di andarci con alcuni colleghi, senza nascondere che sono una blogger (però non sanno che scrivo; un passo alla volta): la cosa più divertente è stato il viaggio durante il quale abbiamo parlato a pieno titolo di cosa faccio, leggo e di come funziona il mondo della promozione editoriale. Una volta arrivata ho cominciato con appuntamenti e giri acquisti (con conseguente povertà annessa). Ma prima di snocciolarvi i titoli e le scoperte editoriali, parliamo di ciò che mi ha fatto urlare: Finalmente. Quando ho ricevuto la newsletter ho accolto davvero con  gioia la distribuzione gratuita di acqua potabile! Si poteva infatti accedere alla fiera con la propria borraccia e riempirla all’occorrenza. Niente spese assurde per mini bottigliette d’acqua e soprattutto zero plastica sprecata. Spero la ripropongono anche alla prossima fiera e soprattutto, coloro che hanno comunque acquistato bottigliette, che vengano attrezzati anche loro per non fare sprechi. Lo so, sono diventata green, ma devo ammetterlo: mi piace l’idea di fare la mia parte per mantenere più pulito il pianeta.

    Ora basta con le ciance, andiamo dritti al sodo: il primo acquisto (ormai è diventato un rito sia per il Salone che per Più libri più Liberi) è quello fatto in casa Watson Edizioni e, come sempre, non ha deluso. L’uscita che aspettavo è il nuovo pezzo per la mia collezione di libri a tematica Alice, anche se in realtà avevo la vecchia edizione uscita in self di Ritorno a Wonderland di Alessia Coppola. Dopo averlo recuperato la mia copia ho controllato la loro collana Ritratti … ho dovuto assolutamente recuperare l’ultimo arrivato dedicato a Emily Dickinson intitolato La dama bianca. Per farvi capire quanto amo questi libri, nemmeno ho controllato la sinossi. Amo la figura di questa poetessa, non potevo proprio resistergli, soprattutto sapendo la splendida idea avuta per questi libri: raccontare sotto una nuova chiave di lettura i personaggi storici.

    Confesso che avevo una lista risicata, eppure come sempre non l’ho rispettata comprando molti altri libri che non erano previsti, ma la colpa è di Alter Ego Edizioni. Non è che abbia sforato completamente, però avevo tre titoli in lista, e ne ho comprati due di quelli, e altri due perché sì. Frequentando da troppo tempo Red Kedi, sono anni che mi fa una testa quadra su Anna Cambi, quindi dritta per dritta ho preso subito Rosso Fuoco. Sono rimasta un poco delusa dal fatto che non avessero XXL quindi ho dovuto consolarmi (per forza!) con un altro libro. La scelta è ricaduta su Diversamente Vivi di Fabio Tiso; con un titolo così dovevo comprarlo. Inoltre è una raccolta di racconti e sta diventando quasi una tradizione che a ogni Salone, mi rimanga tra le mani almeno una raccolta di racconti.

    Consolata la mancanza del secondo libro di Anna, mi sono allora buttata sulla loro collana Gli Eletti che erano in sconto con 4 volumi a 10 euro. E nulla, potevamo non approfittarne: due io e due Red Kedi. Sono riuscita a trovare l’altro libro rimasto nella mia lista, Il rifugio di Grazia Deledda, a cui ho abbinato Miss Lonelyhearts di Nathanael West.

    Come sapete amo investire nei piccoli autori, quindi ho comprato Insetti – Dei e demoni di Fulvio Giachino edito WBA Books. Si tratta di un volume che avevo già intravisto online e ho deciso di portarlo a casa approfittando anche della presenza dell’autore, che è stato così gentile da autografarmelo.

    Prima di chiudere con l’immancabile capitolo “Libri di Alice in Wonderland” (perchè mica posso tornare da una fiera del libro senza una sana dose di mondo delle meraviglie) un passo indietro. Mi sono innamorata di un gioco. E’ la prima volta che a un evento come il Salone decido di spendere in qualcosa che non siano libri. Si tratta di Story Cubes, un set di dadi per creare storie al momento, anche astruse. Ho pensato fosse un gioco perfetto per stare con gli amici scrittori, soprattutto in quelle serate alcoliche. Ho investito su quelli dedicati al fantasy ma ho idee molto malate e sto pensando di mischiarli con altro.

    Infine una menzione, voi tutti sapete che amo moltissimo scoprire nuove case editrici. In questa edizione del Salto è stata la Coppola Editore: i libri ricordano moltissimo il catalogo ABEditore, con uno stile grafico unico. Fanno un gran investimento in questo ambito ed è una cosa che adoro (e infatti ho chiesto subito se non avevano una Alice, ma per ora non è prevista). In quel momento non avevo budget, ma devo confessarvi che sto già mettendo nella mia wishlist diversi titoli.

    Abbiamo tergiversato ma ecco qui le “quote Wonderland” del Salone: primi tra tutti il contributo di Lilletta, la donna che come me ha un grande problema, appena escono cose belle DOBBIAMO averle. Lei ha pensato a me quando è stata in Giappone (ben prima dello scoppio del Covid) e mi ha portato un’agenda e una Gashapon che sono state subito inserite nella mia collezione. Il secondo “contributo” arriva da Logos Edizioni, che ospitava Stefano Bessoni, di cui già avevo comprato Alice Sottoterra ma, mancandomi la nuova edizione White Rabbit Edition, non ho resistito e ho dovuto farmela autografare.

    Tirando le somme non ho comprato moltissimo, è stata una fiera diversa, ma devo ammettere che avevo comunque bisogno di andarci: sì forse era passato poco tempo dalla precedente edizione, da un lato anche io sentivo che era troppo presto, eppure devo confessarvi che è stata una fiera che ho vissuto bene. Uscendo un poco dal mio guscio, e anche iniziando a condividere chi sono al di fuori del web. Insomma di nuovo povera e piena di libri, ma alla fine ci sta…

  • Recensione Aki il Bakeneko di Stefania Siano

    Aki è un Bakeneko, un demone gatto giapponese che vive nascosto dagli uomini, mangiando umani. Dopo aver però divorato Hiroshi è costretto a prendere le sue sembianze e, per una serie di contrattempi, si ritrova a vivere la vita dell’umano di cui ha preso il volto.

    Come nasce una storia? Tanto tempo fa (non così tanto, ma sembrano passati secoli) un gruppo di autrici decise di scrivere dei racconti i cui protagonisti erano Yokai, racconti che dovevano finire in una antologia per aiutare ognuna di noi a farci conosce. Ricordo che io scelsi la Yuki-onna perché mi affascinava, ma in realtà poi finì che lei non era davvero la mia protagonista, anzi mi ritrovavo con un world building sprecato per un racconto (ci vuole un romanzo che un giorno scriverò). Solo una di noi decise di portare a termine il suo lavoro e, quella persona, era Stefania Siano con il suo Bakeneko.

    Un racconto breve che si divora piacevolmente in una giornata, magari coccolando il proprio gatto di casa e controllando, per essere sicuri, che non sia anche lui un piccolo demone. La lettura come dicevo è veloce, ci si immedesima nella storia con poche pagine e, come Aki è imprigionato nel corpo e nella vita di Hiroshi, ecco che si rimane a leggerlo tutto fino alle ultime pagine.

    L’unico difetto che ho trovato è stata la scelta di far spiegare al lettore le caratteristiche degli Yokai coinvolti, avrei preferito che Aki desse per scontate alcune cose, e piuttosto usasse i tratti particolari dei demoni per introdurli al lettore meno avvezzo alla cultura giapponese. Questa è una finezza narrativa per palati ricercati che mi sento di far presente, non è un elemento che rallenta o disturba la lettura.

    Le illustrazioni che poco hanno di nipponico aggiungono una visione alternativa al testo, arricchendolo con uno stile tutto suo, fuori dai canoni e raccontato attraverso il tratto pulito di Paola Siano.

    È stato piacevole leggere questo libro in attesa dell’uscita del secondo volume: ideale per chi cerca qualcosa di ben scritto e che accompagni un pomeriggio con le avventure di questo gatto demoniaco, e superconsigliato a chi ama la cultura giapponese.

  • Recensione di La maledizione di Arianna di Sara A. Benatti

    Arianna è la figlia di Minosse. Non ha il potere di un uomo, può solo piegarsi alle scelte di un padre che disprezza e che tiranneggia in tutto il mediterraneo. Per questo, quando incontra Teseo, sente un briciolo di speranza. Vede la possibilità di salvarsi e dare un nuovo futuro a sua madre e le sue sorelle da quella città in cui, il Labirinto di Cnosso, è il cimitero per decine di tributi che arrivano a Creta per saziare la sete di potere del suo re.

    Ci sono libri che servono. Sono quelle letture che inizi quasi per caso e che, come una medicina, curano l’anima. Questo è stato per me “La Maledizione di Arianna”, prima di entrare nei tecnicismi, in quella parte della recensione più fredda, che vi racconta pregi e difetti. Qui mi prendo qualche riga per raccontare che, forse, era il romanzo di cui avevo bisogno.

    Arianna è un personaggio diverso da quello del mito. Questo è un retelling che si prende tutte le libertà che una donna dovrebbe avere in questo mondo così allo sbaraglio. Arianna è una protagonista che ha dialogato con me. Ho visto negli errori della sua vita, continuamente in bilico grazie alle scelte altrui, alcuni passaggi della mia vita; come lei ho scelto di trovare il tempo per spezzare le catene di persone e luoghi che hanno avuto abbastanza potere nella mia vita. Quindi grazie Arianna, grazie Sara.

    Tornando invece al libro partiamo con il dire che non è un retelling fedele al mito: la storia ha diverse deviazioni da quella che ben conosciamo. Vi confesso che non sono scelte buttate lì per rendere la trama più corposa, semmai sono la ricerca di una versione differente: uno sguardo più legato ad Arianna che è sempre apparsa come una “sottona” che da gli strumenti ai Teseo, e poi viene abbandonata a Nasso come se non servisse più. Qui invece non troverete questa trama trita e ritrita.

    Ad Arianna, si contrappone anche una storia parallela, quella di Dares, tributo ateniese che è stato scelto per entrare con altri nel labirinto e saziare la fame di sangue di Minosse. Anche qui il lettore entra in contatto con un altro aspetto del mito: i tributi mandati a Creta. Tutti si soffermano sul mito di Dedalo, su Teseo che uccide il Minotauro, ma nessuno ha dato voce a coloro che erano stati sacrificati in quel labirinto. Sta qui forse il genio di Sara, quello di non fermarsi nel dare una nuova visione di Arianna sul mito, semmai la voglia di raccontare le vite di coloro che erano sacrificati, la complessità di vite che nessuno ha mai voluto elevare a quelle di eroi. Erano solo numeri, degni di non essere ricordati se non per enfatizzare la cattiveria di Minosse. Inoltre si capisce il profondo studio su Creta che non è semplicemente l’ambientazione, si sente la sua presenza, con la sua cultura misteriosa, negli oggetti e nei vestiti che vengono descritti. Si va quindi alla fonte del mito e si racconta qualcosa di più complesso.

    Al di là delle emozioni che questo volume ha suscitato, c’è da dire che Sara ha uno stile molto evocativo: bastano poche righe per sentire il sole sulla propria pelle, i profumi inebriare le narici e il buio del labirinto oscurare gli occhi del lettore. Senza dimenticare che la costruzione dei personaggi è fatta con sapienza, senza lasciare nulla al caso e, soprattutto, nell’evolversi non ci sono forzature. Teseo, Dares e Arianna non tradiscono il lettore con colpi di testa, semplicemente sono loro stessi.

    L’ambientazione, che è molto curata, riesce a fondere il mito con i nuovi elementi narrativi inseriti dall’autrice. Il mix produce una piacevole combinazione che mi farebbe sognare di leggere anche un sequel dedicato a Dares, anche se non credo sia in programma (o necessario). Ma devo confessarvi che mi sono affezionata al personaggio e a quel mondo complicato che ha animato il Mediterraneo.

    Consiglio questa lettura a chi cerca una protagonista spezzata e vuole vederla risorgere dalle sue ceneri. Consigliato a chi ama i retelling e cerca qualcosa scritto bene made in Italy (perché la roba buona, la sappiamo scrivere bene pure noi).

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    Pubblicare in self… quindi ho fallito?

    Dopo Infelici e Scontenti, sta per arrivare l’edizione self di Delicato è L’equilibrio in una nuova veste grafica. Visto che sono libera da decisioni editoriali, da posizionamenti di mercato, e soprattutto ci voglio investire dei soldi (perché credo molto in questo libro), non solo avrà una copertina creata da A.C. Graphics (grafico che vince non si cambia): ho pensato di realizzare un prodotto curato in ogni dettaglio e, per questo, sarà pure illustrato internamente da Sara, illustratrice nota sui social come _SaturnoContro (di cui potete vedere un’immagine già nella copertina di questo post). Ah e non dimentichiamo l’editing di un certo livello della bravissima Gioia de Bonis.

    Proprio ora che piccole e grandi Case Editrici usano la IA, mi sento di investire in artisti reali; avrei potuto prendere anche io questa strada. Ho due libri editi che nessuno pubblicherà più. Quindi, perché investire altro denaro che non è detto possa tornare? Beh potevo lasciarli all’oblio, potevo scrivere un prompt e cavarmela aggratis, invece ho scelto dargli una nuova occasione nel self credendo non solo in me stessa, ma anche in altri professionisti.
    Scrivere per me ha sempre avuto più una connotazione artistica che qualcosa dettato da un “spendo X e devo avere indietro 2X”. In alcune occasioni mi è stato detto “bello ma non è abbastanza commerciale”. Le prime volte ero rimasta molto turbata da questo concetto “brava ma non venderebbe”, anche perché mi è sempre sembrato un controsenso. Come se, qualcosa di qualità, non garantisse l’apprezzamento del pubblico per una storia. Una specie di handicap.
    Ho un libro pronto nel cassetto. Ha fatto qualche giro, per ora non ha trovato un editore. Ma non credo cercherò di pubblicarlo in self. Si tratta di un romanzo per il quale vorrei qualcosa in più, e sto cercando di trovargli una casa. Perché sono sicura che, prima o poi, uscirà dall’ombra di questo essere bello ma non commerciale.

    Non posso negare che ci siano settori del mercato editoriale che spostano veramente cifre importanti grazie alla piccantezza di alcune pagine, o per il nome dell’autor* che spesso è indicato in caratteri cubitali, tanto da nascondere il titolo del libro.
    Mi sembra strano ribadirlo, eppure non scrivo per vendere. Scrivo le storie che mancano nella mia libreria. Perché, prima di tutto, sono una lettrice. Scrivo perché mi emoziona, mi ha fatto tirare fuori tutto il peggio che il mondo aveva messo nella mia anima. Vorrei tanto che, chi ancora sostiene la becera equazione “romanzo spicy =vendita” (il discorso vale anche per qualsivoglia genere che tira in un determinato momento storico), dovrebbe ripensare a queste parole dell’Attimo Fuggente (liberamente riadattate): “Non leggiamo e scriviamo poesie/[e storie perché è carino/vende (ndAlice): noi leggiamo e scriviamo poesie/storie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione.”

    Molti di voi mi potrebbero dire che, se un romanzo non è vendibile o apprezzato da un editore, potrebbe comunque arrivare ai lettori in self. Eppure se si pensa a questa opzione, ecco che in molti sentono e vedono altro. Probabilmente in molti si saranno sentiti dire  “Va in self”, quasi fosse una canzonatura: “se non lo pubblichi con noi, allora l’unica strada è buttarlo nel self”. Come se, l’autopubblicazione, fosse una lettera scarlatta. Come se uno scrittore non avesse altre strade. Un romanzo e un autore perduti che meritano solo di prostituirsi per i vicoli più oscuri del web. Un luogo che per molti è una discarica da cui emergono solo i migliori a vendersi. E dove spesso gli editori pescano a piene mani, nella speranza di rimpolpare le casse. Non neghiamolo, dai, ora lo fanno con Wattpad…

    Chissà quanti con l’autopubblicarsi vedono automaticamente il proprio fallimento. Per molti è al pari di una macchia sul Curriculum editoriale. Vorremmo tutti che, prima o poi, un editore mettesse sotto contratto una o più opere da noi create. Siamo troppo ambiziosi o ingenui nel pensare che il mondo editoriale non sia solo un’industria; forse crediamo all’ideale di un mondo di libri che dovrebbe fare cultura, raccontare i nostri tempi e quelli passati attraverso le storie che scriviamo, di qualsivoglia genere sia. Vi sento già dire che gli editori non sono onlus e devono fare impresa, ma da qui a costringere tutte le mucche a fare latte al peperoncino, perché è il preferito dai consumatori, è ben diverso. Anche perché un mercato che poi si riempie dello stesso prodotto con diverse etichette, prima o poi smette di interessare. Non dimentichiamo che non è iniziata oggi con il Romance (genere che amo leggere se scritto bene), che non ha nessuna colpa. Forse dimenticate i tempi in cui all’uscita de “Il signore degli Anelli” le librerie abbondavano di Fantasy nostrani (vi dice niente Licia Troisi?). E si potrebbero fare decine di esempi. Notiamo questo genere perché ormai sono anni che tira la carretta, ma presto o tardi qualcos’altro potrebbe prendere il suo posto.
    Potreste pensare che esistono piccole realtà indipendenti votate a qualità e che non seguono le leggi delle classifiche. Questo è vero, ma sono sempre meno.
    La realtà è che si stampa tantissimo, si legge poco e troppi editori promuovono solo quello che certamente potrebbe vendere. Inevitabilmente qualcuno resta in ombra o disperso in questo mare di carta.

    Ho scelto di pubblicare anche “Delicato è L’equilibrio” in una nuova edizione autopubblicata in quanto non credo sia possibile trovargli un nuovo editore come già era accaduto a “Infelici e Scontenti”.  Soprattutto non ho più l’ambizione di essere una scrittrice così come i social dipingono questa professione. Ho un bellissimo lavoro, mi ci pago quasi tutto. Scrivere non è per me un punto di arrivo monetario, magari lo è per la parte professionale. Non perdo la speranza che questo un giorno mi paghi il pane, ma non posso vivere le pene per questo (c’è una velata citazione a Elio e le storie tese in questa frase). Mi sembra di vedere sempre le solite storie in libreria, perchè italiane o non italiane, quello vuole il mercato: un tempo entrare in libreria era una scoperta, c’erano forse meno generi, ma molto spesso tornavo a casa con qualcosa di nuovo ed entusiasmante. Le librerie di catena hanno perso del tutto il concetto di varietà: escludiamo il genere rosa, avete contato quanti libri con protagonisti i gatti (nel titolo o nella trama) sono usciti nell’ultimo anno? Ci sono gatti in libreria, gatti che abitano cafè, e recentemente ne ho trovati pure piovere dal cielo…
    Molti libri non arrivano nelle librerie; tutto questo non è sempre e solo colpa dei testi, di una copertina sbagliata o dell’editore o di una distribuzione malata, o semplicemente la massa non vuole leggerli, non è colpa dei lettori se abbiamo abituato l’editoria a questo flusso continuo di mode e libri fotocopia.

    Capiamoci, mi piace quello che scrivo, perché cerco sempre di creare un libro che non si troverebbe normalmente nelle librerie dei lettori. E penso che là fuori ci siano altri che amerebbero come me trovare nuove storie, ma non voglio nemmeno vivere male se l’editoria punta alla parte imprenditoriale.
    Ci sono davvero tantissimi costi che un lettore non vede (editing, promozione, ecc…). E il ricavo, soprattutto quello per lo scrittore, è quasi sempre misero.
    Decidere di non scrivere solo perché una o più storie non ci posso pagare l’affitto, le bollette e le vacanze, è spesso dettato dalla deviata visione della professione definita come “scrittore”: in questo paese le scrittrici e gli scrittori che vivono di sola scrittura sono mosche bianchissime, quasi trasparenti. Sono tantissimi gli scrittori che vivono mescolando alla professione di scrittore, quella di editor, impaginatore, coach, giornalista, influencer. traduttore ecc… e questo dimostra inequivocabilmente che sono pochi quelli che ci vivono (con “vivono” intendo che non solo ci pagano il costo della vita, ma possono concedersi il lusso di fare solo quello di lavoro).
    Rimane uno stereotipo malato, soprattutto se sei in self e vuoi lavorare bene: perché il costo di un buon editing è sui 700 euro (libro da 350 pagine). Una copertina costa dai 100 ai 200 euro. Poi ci possono essere anche i costi di impaginazione; e ci sono anche la promozione, le copie omaggio mandate a bookblogger o ai neo booktoker (che spesso chiedono anche loro un compenso). Insomma alla fine ti trovi a spendere più di 1000 euro e, se guadagni in pagine sfogliate o e-book, ecco che recuperare questa cifra è un’impresa titanica per chi non scrive generi commerciali.
    Non dimentichiamoci che, se si lavora con un editore, tanta grazia se si prende il 10% del prezzo di copertina. Ricordandoci sempre che, le tirature sopra le 1000 (e le relative vendite totali), sono appannaggio di pochissimi. Un autore dovrebbe come minimo vendere 1000 copie al mese di un volume che costi 20 euro e, pagando le tasse, non so se gli resterebbe abbastanza per vivere. Andate ad analizzare quanto vendono mediamente gli autori italiani (di generi poco commerciali) pubblicati da editori. Poi ne riparliamo.

    Ci dobbiamo discostare dal modello estero in cui scrittori di medio successo lo fanno come professione. Non dimentichiamo che scrivono in inglese, una lingua che leggiamo anche noi italiani. Ebbene, quanti nel mondo leggono e conoscono l’italiano? L’Italia è un paese in cui l’editoria è malata (non lo dico solo io eh) da tempo. E non sta facendo nulla per guarire. Restano pochissimi editori indipendenti che davvero lavorano a testi e promozione, gli altri sopravvivono incrociando le dita di aver messo sotto contratto il romanzo che potrebbe fargli fare la svolta. Altri pescano nelle classifiche self/wattpad, o tra gli influencer, per favorire le vendite facili.

    Quindi non ho fallito. Non hanno fallito i miei libri. Semplicemente ha fallito l’ideale di scrittore in questo paese in cui, lavorare con l’arte, è qualcosa ad appannaggio di pochi. Un qualcosa che delle somme autorità devono definire tale, sennò è solo narrativa di genere. Insomma non sarà mai una professione per professionisti, semmai un traguardo concesso a pochi.
    Vorrei tanto che riconoscessimo tutti l’elefante nella stanza. Il problema non è lo spicy, i lettori che vogliono solo scene hot e storie simili, non sono gli autori che hanno successo su wattpad. Forse il problema è che, troppi editori, hanno perso la voglia di scommettere su qualcosa di nuovo, di unico, di sconosciuto. Non smetto di sperare, chissà che un giorno qualcuno non guardi verso ciò che ho scritto. Nel frattempo continuiamo a leggere quello che ci piace, a creare nuove storie che vorremmo vedere in libreria. Chissà che un giorno non ci arrivino davvero. E per una volta gioco a fare l’imprenditrice autopubblicando un libro su cui ho lavorato per tanti anni. Un volume che spero arrivi a nuovi e vecchi lettori in questa veste tutta speciale.

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