Recensione Gideon – La nona di Tamsyn Muir

Gideon vuole andarsene. Sono anni che tenta la fuga e sente che questa volta ce la farà. Prima che possa arrivare alla navetta, che la porterà lontano da quel mondo fatto di negromanti, ecco che le viene offerta una sfida per poter lasciare davvero il pianeta, ma cosa vorranno in cambio?

Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

L’approccio con questo volume non è stato dei migliori. Mi aspettavo tutt’altra storia e, dopo Nona Grey, devo ammettere che avevo un filo di intolleranza alle suore (iniziano a essere un po’ ovunque). A questo si è poi aggiunta l’aggravante che, in una storia che sembrava avere tutte le connotazioni fantasy, sono comparsi elementi da Space Opera. Non sono un’amante dei pianeti e dello spazio, se poi la vedo combinata a negromanzia e “sette magiche”, proprio non mi convince.

I primi capitoli introduttivi sono molto lenti e, a volte, appiattiti da un registro alto che si perde in dialoghi infantili, rallentando la lettura e smorzando l’entusiasmo acceso da alcuni primi dettagli del mondo creato dall’autore. Insomma i primi capitoli mi hanno reso difficile il continuare la lettura, più volte mi sono fermata perché annoiata dalla sfilza di situazioni che non si risolvevano o non era chiaro dove volessero portarmi.

La trama ha diversi buchi, troppo spesso si fa uso di un Deus ex Machina per sistemare la situazione come se il lettore si potesse accontentare di ciò. A questo si aggiunge un continuo voler lasciare all’oscuro il lettore, ci sono molti elementi che andrebbero chiariti e invece questo primo libro (perché sì, è una trilogia) lascia poche risoluzioni.

Anche qui abbiamo personaggi che hanno connotazioni di genere diverse dai soliti canoni. Vorrei dire che è una nota positiva ma in realtà il genere e la propensione LGBT+ è lasciata ai  margini. In questo modo non la si percepisce come caratteristica dei personaggi.

L’edizione come sempre è curatissima. Non mi sorprende più la maestria profusa nella presentazione estetica, al fine di renderlo un oggetto d’esposizione. Io lo comprerei a prescindere, anche solo per tenerlo in bella mostra.

Vi confesso che non è un libro che consiglio, avevo grandi aspettative. La copertina (ma anche la cura grafica) valgono il prezzo del libro, ma il tempo signori miei dedicatelo a spolverarlo e basta.

Se vi ho incuriosito, vi invito a leggere anche le recensioni dei blog che hanno aderito al Review Party:

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Carbonio Editore.

    Vi svelo un piccolo segreto. Nel mio piccolo anche io lavoro con i morti. La mia professione a tempo pieno è quello di gestire le spedizioni di aziende italiane verso varie parti del mondo, ma tra questo che ne sono anche alcune davvero particolari: il rimpatrio di salme. Per quanto non possiate capirlo è la parte più bella e unica del mio lavoro. Il mio rapporto con la morte non è semplicemente lavorativo, lo confesso, è una questione morbosa che ha un’origine complicata e molto diversa da quella che porterà l’autrice di questo libro a lavorare in un crematorio. Eppure in lei mi riconosco.

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    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Partiamo dal presupposto che proprio un anno fa (dal giorno in cui sto scrivendo questo articolo), a Candem Town, un fumettaro mi stava proponendo una graphicnovel crossover tra queste tre protagoniste; era una versione molto più adulta di Cheshire Crossing e vi confesso che un poco mi pento di non averla comprata. In ogni caso mi fa molto sorridere trovarmi a scrivere questo articolo ora, dopo un anno, e parlare delle stesse tre ragazzine, in un’opera che ha del geniale.

    Andiamo con ordine. Qualcuno di voi ha mai visto “Nel fantastico mondo di Oz” (conosciuto anche con il titolo “Ritorno a Oz”)? Trattasi del secondo film dedicato alla serie che Disney produsse negli anni ’90 e che partiva dallo stesso input di questo volume: se Doroty fosse esistita, dopo il suo viaggio nel mondo di Oz, come sarebbe stata trattata? Ovviamente da pazza, messa in manicomio! Ecco che Wendy, Alice, e appunto Doroty, si ritrovano insieme in una clinica che dovrebbe curarle dalla pazzia.

    La premessa è fantastica, ma quello che c’è da sapere è che la clinica in cui sono finite, la Cheshire Crossing, non le crede pazze. Piuttosto vuole studiare i loro poteri.

    Gli elementi intriganti sono legati alle tre protagoniste che hanno un carattere molto delineato (ho amato Alice perchè forte e menefreghista e già tifavo per lei a pagina 2) e alla fusione dei tre mondi (che entreranno in contatto tra loro, ma non vi dico come). Il tutto insieme avrà dei risvolti esilaranti. Si incastra tutto magistralmente, cosa che non pensavo potesse succedere (sono una purista di Alice e difficilmente la trovo adatta a vivere fuori dal suo mondo), eppure vedere le tre protagoniste scontrarsi con Uncino e la Strega dell’Est è apparso un evento molto naturale. Allo stesso modo Wendy e Doroty sono state una rivelazione: non le ho mai amate particolarmente, ma messe a contatto con gli altri mondi fantastici hanno saputo tenere la scena.

    I disegni sono semplici, eppure hanno il loro perché. Ho storto il naso solo sull’epilogo, se lo leggerete ditemi se non avete avuto la stessa mia impressione. I colori accesi dei mondi fantastici, si contrappongono ai colori caldi e monocorde del mondo reale. Non so se avrei optato per un disegnatore diverso, devo ammettere che il tratto ben si adatta alla frizzantezza di alcuni momenti.

    Una graphic novel fresca, rivolta a giovani lettori e di cui voglio vedere molto altro (e l’epilogo mi lascia ben sperare). Lo consiglio a chi piacciono le storie originali che hanno ispirato questo volume.

  • Recensione Confess di Colleen Hoover

    Auburn si è da poco trasferita a Dallas in Texas. Si tratta di una città che odia, ma ha dovuto farlo. Fa un lavoro che non ama e deve piegarsi al volere delle persone che la circondano. Owen è un pittore di successo, dipinge le confessioni che la gente abbandona nel suo studio. Il loro incontro darà inizio a una storia d’amore tormentata e struggente come poche.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Leggereditore.

    Ho deciso di rileggere anche Confess. la mia vecchia edizione era stata sì divorata nel 2018, ma non ricordavo minimamente la trama. Questo è anche sintomo dei tempi che stiamo vivendo, dove la bulimia letteraria ci porta a divorare un libro dietro l’altro, rischiando poi di dimenticare perle come queste.

    Questa volta l’autrice crea una storia forse meno intensa di “Forse un giorno”. Eppure, come per il precedente volume, riesce a lasciare nel lettore un piccolo seme: quello della speranza. Chissà quante storie simili a quella di Auburn esistono. Quante donne non sono in grado di reagire a certi comportamenti perché sotto ricatto. Ecco, questa storia racconta alle donne che una soluzione esiste sempre. E anche che bisogna rendersi conto di quanto possano essere tossiche alcune persone. Anche se non lo fanno apposta. Anche se magari per loro è normale trattare così le persone.

    Al suo opposto Owen è l’emblema della persone che riesce a reagire, a rialzarsi e ad aiutare. Non perché si senta causa di colpe altrui, ma perché ama la persona che sta cercando di aiutare. Ha accettato il suo passato e vorrebbe solo un futuro che può vivere con la donna che ama. E se non può dilatare nel tempo ciò che desidera, ebbene cercherà di godersi quel singolo istante.

    Una cosa che inoltre tutti ignorano di questo libro, è che ne esiste un adattamento televisivo. Una serie di sette episodi che credo nessuno si sia mai fermato a guardare. Ebbene dopo questa rilettura mi merito questa visione. Nel frattempo vi ribadisco quanto sia importante leggere questa autrice che, per troppo tempo, è stata messa in un angolo e considerata davvero poco.

    Approfittate delle nuove ristampe della Leggereditore per conoscerla e amarla: vi garantisco che non ve ne pentirete.

  • Recensione Fiamme nella palude di Eoin Colfer

    Vern, un drago che si nasconde da secoli. Miccetta, un ragazzo che è finito nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Regence Hooke un poliziotto corrotto e dannatamente pericoloso. Tre elementi che potrebbero non avere nulla in comune e che invece si rivelano un trittico scoppiettante, in grado di coinvolgere il lettore nella storia più frizzante che una palude potrebbe mai ospitare.

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Ok, sono pronta alla pubblica gogna: non ho mai letto Artemis Fowl; me ne pento e me ne dolgo, e in mia discolpa non mi ha mai ispirato. Quando ho deciso di leggere questo libro, l’ho fatto perché l’incipit era molto intrigante e ignoravo chi fosse l’autore. Già, perché la premessa di un drago che beve vodka e passa il suo tempo recluso a guardare Netflix (vedo delle somiglianze con la mia vita ideale) mi faceva urlare “devo leggerlo” e infatti ho fatto molto bene!

    Non è un autore di prima penna, non è nemmeno un autore che con la fama ha bisogno di prendersi spazi eccessivi o ridondanti (ogni riferimento a Crescent City NON è puramente casuale) e soprattutto non punta tutto sull’idea. I primi capitoli sono eccezionali proprio perché dimostra di avere una voce flessibile, sapendola adattare al personaggio al centro della situazione descritta. I salti focali da un personaggio e l’altro sono gradevoli, non interrompono la trama, anzi fanno amare/odiare i protagonisti, tanto da non potersi staccare dalle pagine.

    Ironico a volte irriverente non si può far altro che amare quello che potrebbe essere l’ultimo drago. Vern ha un carisma di uomo vissuto con un pizzico di piccante spigliatezza, che riesce a rendere la storia divertente e interessante. Allo stesso modo l’antagonista Regence Hooke dimostra tutta la sua mancanza di sentimenti raccontando un passato difficile, che però non giustifica il suo essere perfido e sadico. Anche Miccetta ha vissuto problemi simili eppure dimostra di aver fatto una scelta più giusta.

    La trama in sé è molto lineare e un pizzico all’americana, eppure il carisma del trittico di personaggi rende scorrevole e mai banale la storia. Le pagine si lasciano leggere in fretta e ci si ritrova alla parola fine con la voglia di leggere di altri draghi e cocktail. Un urban fantasy che ha il sapore bruciante di una vodka secca, una storia che fa ridere senza essere una continua barzelletta. I riferimenti alla cultura pop, e non solo, non disturbano la narrazione, anzi è una lettura contemporanea che mescola il sapore antico e con le opinioni sulle serie tv, film e libri, che le dona una spontanea dimensione umana.

    Consigliatissimo a chi cerca una storia per accompagnare questa estate 2020, divertente al punto giusto, per potersi lasciare la quarantena alle spalle e puntare dritti per una vacanza alla ricerca di un drago, armati di casse di Absolut e Martini.

  • Recensione Tolkien – Rischiarare le tenebre di Willy Duraffourg e Giancarlo Caracuzzo

    Un giovane amante delle lingue e delle ballate epiche fonda un club con gli amici con lo scopo di condividere l’amore per la poesia e la scrittura. Quel giovane uomo è J. R. R. Tolkien, l’uomo che segnerà in maniera indelebile il fantasy contemporaneo.

    Attenzione questo albo è stato offerto da Renoir Comics.

    Empatizzare con questo Tolkien è stato facilissimo. Dalle prime pagine ho sentito l’odore della pipa, i suoni delle poesie in Quenya, fino anche toccare con mano il verde della campagna inglese che tanto ha amato. Questa graphic novel non è qualcosa che va semplicemente ad arricchire i nostri scaffali già pieni di biografie e testi del professore. Al suo interno troviamo una dimensione nuova in cui Tolkien è semplicemente un giovane uomo che davanti alle sfortune, ma anche le difficoltà, è emerso grazie anche al circolo di amicizie vere che aveva trovato.

    Lo stile di disegno è quanto di più lontano si possa associare a lui, eppure è l’unico giusto. Staccandosi dagli stili della terra di mezzo, racconta chiaramente la sua vita, soprattutto i momenti più interessanti come l’infanzia e la sua esperienza sul fronte durante la grande guerra. La copertina mi trasmetteva una storia incentrata solo su quest’ultimo punto, invece quasi metà del volume racconta bene la sua giovinezza e gli studi. Una parte di me avrebbe voluto leggere di più della grande guerra, ma è più una questione di fissazioni. Ultimamente i grandi conflitti mondiali mi suscitano un bisogno di leggere e informarmi di più, non ho mai amato la storia come ora. Non divaghiamo torniamo all’albo. Credo sia inutile dire che questo volume ha materiali e formato perfetti, ma per chi non conoscesse questo editore è il caso di ribadirlo (sul serio non lo conoscere? Urge recuperare!): è così perfetto che quasi avevo il terrore di rovinarlo perché, nelle mie mani, è un autentico gioiello.

    Una volume che è un “must have” per tutti coloro che hanno amato le sue opere. Un albo davvero bello per conoscere la speranza inglese dei primi del novecento che si scontrò con il primo conflitto mondiale. Qualcosa di unico e irrinunciabile per chi, come me, al professore deve davvero molto.

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