Recensione e approfondimento Shades of Magic – Volume 1 di Victoria Schwab, Andrea Olimpieri e Enrica Angiolini

Shades of Magic

Nelle suggestive ambientazioni dell’universo “A darkershade of Magic”, Maxim viene inviato dal padre a fare esperienza in una città violenta. Sarà qui che farà il suo incontro con Arisa, la regina dei pirati.

Per chi come me, non aveva mai letto nulla di Victoria Schwab, è stato abbastanza difficile entrare nella storia. Non conoscevo bene i mondi e, per quanto introdotti, non ho potuto apprezzarli come invece certamente i suoi lettori abituali hanno fatto dalle primissime pagine. Nel suo insieme è una storia molto carina, una volta capite tutte le dinamiche. Il tratto di Angiolini Olimpieri, le cui tavole sono ricche e con colori saturi, hanno un tratto stilizzato molto particolare.

Attenzione questo albo è stato fornito da Mondadori.

Per questo Blog Tour ho scelto di parlarvi dell’abbigliamento dei personaggi. La ricerca nel vestiario è molto curata. Partendo da Maxim, la cui divisa reale da un chiaro tono a quello che è il genere di stile del suo regno: il taglio di mantello e della giacca a portafoglio è squadrato, scelta che potrebbe trasmettere un senso di ordine e poca grazia, ma il tutto è impreziosito con bottoni e ricami oro che ben si sposano con il bianco e il rosso della divisa.

Questi elementi sono ancora più marcati in Re Nokil, la cui giacca lunga è un trionfo di rosso e oro. Sul suo capo la corona è una fascia a “V” formata da rombi che ben richiamano l’intreccio della camicia chiusa a portafoglio. Tutta la corte segue questo dress code, come per esempio i sacerdoti e la guardia reale stessa, anche se troviamo alcune semplificazioni per i primi, e alcuni dettagli degni di nota per i secondi (la camicia chiusa con un complesso intreccio di lacci). Questo insieme è molto scenico ma lo trovo poco pratico per i combattimenti: il mantello posto proprio sotto l’unico spallaccio (come insegna Edna Modez ne “Gli Incredibili”) potrebbe essere un impedimento in battaglia, anche la stessa camicia richiede a mio parere una lunga vestizione e, per quanto molto scenica, in caso di emergenza sarebbe difficile spogliare una recluta sbottonandola. Insomma tutto molto bello se si parla di nobiltà, ma usarla in combattimento non so, è eccessivo.

Sebbene ci sia meno sfarzo anche la Regina Pirata Arisa ha un abbigliamento molto ricercato: il primo elemento che viene all’occhio (seguito dalla sua acconciatura) è la maschera che richiama la forma di una bautta tagliata appena sotto il naso. Un forte contrasto geometrico rispetto alla sua tenuta più ribelle dove la pelle la fa da padrone con tagli ampi e tipico aspetto piratesto.

Insomma nell’insieme il character design è ben delineato, anche se forse si da più spazio all’estetica che alla comodità. Mi spiace non aver visto abiti femminili di corte, avrei voluto esaminarli nel dettaglio come risultavano e se lì, l’opulenza (che avrebbe avuto tutto lo spazio che necessitava) sono certa avrebbe fatto un bel figurone.

Se vi ho incuriosito, vi invito a leggere anche le recensioni dei blog che hanno aderito al Review Party e Blog Tour:

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Infine le droghe. Avevo intuito che fossero parte scatenante della componente fantastica, una scelta logica. Anzi forse avrei voluto vederle di più sotto questo aspetto che sotto quello di semplici stupefacenti (visto che si parte sin da subito scoprendo che Rin lavora per la sua famiglia che, appunto, gestisce un giro di spaccio).

    Tirando le somme, questo volume è avvincente ma ha molti difetti. Si legge con scorrevolezza fino a metà poi si incappa in alcune situazioni troppo lente, e si ritorna a correre oltre la metà. C’è la guerra, e non una guerra di sfondo; ci sono sangue, stupri e massacri, raccontati a piene parole. Non è un libro che consiglierei a giovani lettori, ma nemmeno a lettori forti adulti e consumati. Io credo che questo volume sia una via di mezzo, un fantasy new adult commerciale che avrebbe bisogno di essere smussato un po’, ma che vi confesso ho letto con molto piacere.

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    Cosa succede quando un ragazzo senza natali incontra un mago stravagante che ha la testa proiettata nel futuro? E se questo ragazzo altro non fosse che il predestinato a diventare Re Artù?

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Ok lo confesso ho voluto leggere questo libro a causa degli X-Men. Non so quanti sappiano che oltre ad apparire nel secondo film, questo sia un testo molto citato nei fumetti. Nonostante io mal sopporti il ciclo arturiano (storia lunghissima, non è colpa mia e nemmeno di Artù, è che abbiamo una relazione complicata) ho voluto mettermi alla prova.

    Parto con il dire che per metà del primo libro si è rivelata una lettura piuttosto interessante e scorrevole, poi credo mi sia impantanata nelle avventure che Wart affronta e durante le quali impara le prime morali del suo precettore magico.

    Si sente come questo testo abbia ispirato la Disney, ma devo confessare che il Merlino del libro mi ha ricordato di più il Radagast cinematografico. Questo è stato stranissimo (perché quello del libro me lo ero figurato molto diversamente); ho sentito la mancanza degli anacronismi che a volte c’erano, in altri momenti scomparivano. Per esempio quando scappa in vacanza (e lo fa anche nel libro) la scena non è così ben espressa come quella disneyana. La cosa curiosa è che il personaggio di Kay non è un ragazzone stupido, ma anzi è un suo coetaneo che si dimostra un personaggio piuttosto interessante.

    Molte colleghe leggendolo hanno sostenuto che lo stile fosse un poco vecchiotto. Del resto si tratta di una saga scritta alla fine degli anni ’30, e la copia staffetta che ci hanno inviato non rende giustizia (essendo piena di sviste e maiuscole mancanti), ma nel suo insieme è ben scritto e le pagine a volte scorrono bene. Il problema è che i tempi narrativi sono un poco estremizzati, non bastano uno o due espedienti per tramettere a Wart gli insegnamenti. Merlino invece fa vivere diverse avventure proprio per permettere al protagonista di comprendere la complessità della giustizia.

    Nel secondo libro invece la situazione evolve e anche i toni sono meno giocosi e spensierati. Rispetto al primo si sente una crescita non solo nel personaggio ma anche nel target di lettori: si passa da una lettura per giovani a qualcosa di più profondo (cosa che accadrà anche nei successivi libri) e ci si rende conto che ogni elemento superficiale nel precedente, inizia a dare una forma concreta ai fatti del seguente.

    Un ottimo inizio per una serie che ha segnato il fantasy contemporaneo, pescando a piene mani dall’epica.

  • Recensione L’ascesa di Senlin di Josiah Bancroft

    Thomas Senlin è probabilmente la persona più edotta sul ciò che concerne la Torre di Babele. Lui stesso insegna ai suoi studenti tutto quello che sa di quel luogo, così unico e spettacolare. Per questo decide di andarci in luna di miele con la sua amata sposina Marya. Eppure quel luogo così bello e impressionante cela un lato oscuro.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Questo volume apre la serie dei libri dedicati alla Torre di Babele. In questo ultimo periodo cerco di evitare nuove saghe, ma a questa non ho potuto resistere, e ho fatto benissimo!

    Quanti partendo per una località tanto sognata, si sono scontrati con la realtà locale che non è sempre così bella se vissuta in prima persona? Ecco Senlin ha sempre desiderato visitare la Torre di Babele, si può dire che ha fatto di tutto per andarci in viaggio di nozze. Eppure al suo arrivo nulla è come aveva studiato sui libri: perde la moglie, viene derubato e picchiato, insomma non è proprio così che si aspettava di vivere la sua vacanza; oltre a questo dovrà ammettere che non gli resta altro che salire quella torre in un modo o nell’altro per potersi ricongiungere a Marya.

    Man mano che la salita prende piede anche  gli evidenti elementi devianti non sono mai troppo palesi per il lettore, si passano capitoli a sperare che tutto si risolva, invece la torre dimostra i suoi aspetti più crudeli sempre più radicati nelle figure di controllo, nell’imprigionare i suoi ospiti. Al lettore viene spontaneo un dubbio: qualcuno è mai tornato dalla torre?

    Senlin è un personaggio retto, un buono che si scontra con il mondo crudele e senza alcuna pietà della torre. Perde tutto e rischia la vita, poi però impara che non resta altro che giocare il tutto per tutto. Il suo personaggio evolve e non lo fa facendosi corrompere: certo cade, sbaglia, ma sui suoi errori impara che deve sempre rialzarsi e salire: deve trovare sua moglie.

    Non si tratta del solito libro, e l’unico difetto che trovo tra queste pagine è che si tratti di un volume uno. Un poco mi spiace perché avrei voluto vedere questa storia finita. Eppure trovo che sia un libro che consiglierei caldamente a tutti coloro che cercano un distopico contemporaneo, che non sia banale o rivolto solo a giovanissimi lettori. Lo definiscono una specie di moderno Dante, in cui è l’ascesa alla torre a rappresentare la discesa negli inferi del sommo poeta, ma a mio parere è qualcosa di nuovo, di molto più scombussolante, e di meno lirico. Anzi semmai trovo che la torre sia molto più sporca di quanto non lo sia l’inferno stesso.

    Perché leggere questo libro? Perché si rivela una lettura interessante, perché non è il solito successo estero che viene portato in Italia perché vende, perché l’edizione Oscarvault merita, e soprattutto perché è ben scritto. Insomma se ancora non vi ho convinto, provate a sfogliare questo volume in libreria, sono certa che poi non lo lascerete lì.

  • Recensione Il Pirata – La saga dei Pirati di James L. Nelson

    1701, Virginia. Il ricco Thomas Marlowe ha intenzione di costruirsi una vita e lasciare il suo passato alle spalle. Compra una proprietà terriera da Elizabeth Tinling, vedova rimasta senza un soldo, e di cui Marlowe rimane incantato, tanto da uccidere in un duello per salvare il suo onore. Inoltre si spinge a combattere i pirati con una maestria incredibile, una dote che forse rivela quanto nel suo passato la pirateria fosse presente.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Erano anni che non andavo per mare grazie a un libro. Per la precisione fu Hornblower a portarmi per primo nei sette mari, ma lui era un guardiamarina che grazie al suo intelletto arrivò fino alla carica di ammiraglio della Royal Navy. Pensandoci bene a parte qualche piccola eccezione (romantica) non avevo mai letto libri sui pirati. Per questo ho deciso di mettermi alla prova partecipando alla lettura di questa trilogia.

    Oggi vi parlerò del primo libro “Il Pirata” di James L. Nelson, una serie che in molti hanno amato e che era passata inosservata al mio radar, per fortuna questa nuova edizione permette di godere di questa lettura. Questo autore riesce a coinvolgere il lettore come pochi altri, si sente bene quanto lui conosce il mare e lo ama: si sentono le onde, il profumo della salsedine e i venti capricciosi. A questo poi si aggiunge una ottima conoscenza storica che porta sul libro fatti molto verisimili. Anche se ammetto che la sua scelta di rendere liberi e pagati gli schiavi della piantagione mi è sembrato un po’ troppo una forzatura. Il volume poi è ricco di molti termini tecnici marinareschi e per questo Mondadori fornisce al lettore, non solo la mappa dei luoghi, ma anche la nomenclatura delle varie parti di un vascello

    Il romanzo presenta molti personaggi che l’autore sfrutta per costruire la narrazione degli eventi, spostandosi da ognuno per accompagnare il lettore nell’avventura. Come spesso avviene questo genere di passaggio interrompe un poco la scorrevolezza del testo, ma una volta presa la mano con lo stile narrativo il romanzo scorre.

    Si è rivelato un buon libro, mi è piaciuto Marlowe e il fatto che nonostante avesse la possibilità di essere un uomo libero e onesto, il mare lo chiami perché forse ha bisogno solo di onde e di un fedele equipaggio.

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