|

2019 un anno da dimenticare, ma non per le letture…

Un anno da dimenticare

Quest’anno lo chiudo con molte fatiche. È difficile per me lavorare a questo articolo senza che la rabbia scaturita tra aprile e settembre non ne influenzi la stesura.
Non ricordo un anno così pessimo da davvero molto tempo, non scendo nei dettagli, ma tra l’aver chiuso con le recensioni, aver perso la voglia di scrivere nuove storie grazie a un editore, direi che questo 2019 termina in perdita.
L’unica cosa che davvero mi ha emozionato è stato il FRI19 in cui per un attimo mi è sembrato che il mondo letterario del romance potesse essere molto di più di quanto mi è stato descritto tra il 2018-2019, ma in questo momento la ferita è ancora aperta con un mondo che ha davvero grandi lettori, ma anche un sacco di competizione e invidia inutile.
È stato anche l’anno in cui si è concretizzato “Delicato è l’Equilibrio” nonostante la difficoltosa gestazione, un testo che avevo perso le speranze di vedere edito, e che grazie allo staff de La Ponga Edizioni è arrivato alle stampe tanto che, nei giorni della sua uscita, è stato tra i primi posti della classifica Amazon nel suo genere. Non è il risultato del secolo, ma sentire i lettori parlare bene del mio libro è stato più incredibile del vederlo in cima alla classifica generale.

Lasciamo però rabbia e scrittura alle spalle per parlare di quello che nel 2019 mi ha fatto più compagnia: i libri.
Come sempre premierò il meglio di quest’anno e, vista la mia nuova decisione di non fare recensioni, eviterò i flop.

Editori da scroprire

Mi permetto di premiare per questo 2019 due editori che mi hanno davvero sorpreso, uno è giovane e fresco, il secondo è più navigato. Il primo da segnalare l’ho scoperto per caso (grazie a una pubblicità su Instagram) e sono andata a conoscerlo a Torino dove esponeva i suoi libri. Si tratta di I.D.E.A., una realtà rivolta a quella letteratura di genere che troppo spesso gli editori sottovalutano. Il loro lavoro ha regalato ai lettori storie giovani che mi hanno affascinato (non vedo l’ora di comprarne altri!) con anche una cura maniacale per le cover che portano finalmente in libreria (grazie anche a loro nuovi progetti) gli illustratori.
Il secondo editore è molto diverso dal primo. Si tratta di Scrittura & Scritture, un editore già consolidato nel panorama dell’editoria indipendente che ho scoperto a Più Libri Più Liberi 2018, oltre ad averli visitati al Salone 2019. Il loro libro “La Passeggera” mi ha rapito, non è un romanzo che leggerei di solito, eppure mi ha trasportato attraverso le sue pagine in una letteratura italiana contemporanea che troppo spesso passa in secondo piano. Per capire bene la forza dei loro romanzi non potete far altro che guardare il loro catalogo e scegliere un volume, una volta letto avrete capito.
Non posso però esimermi dall’avere una menzione speciale per Jo March Edizioni, una casa editrice che mi ha accompagnato in molti mesi. Se pubblicasse altri storici, anche già editi e venduti nella grande distribuzione, io li comprerei persino se li avessi doppi. La cura nelle traduzioni, gli adattamenti e soprattutto le introduzioni ai libri dove si analizzano le vite degli autori e le opere scritte rendono questi volumi degli autentici gioielli, se amate i romanzi ottocenteschi regalatevene uno e soprattutto pregate perché pubblichino molto altro.

Gli autori scoperti e amati nel 2019

Di solito il miglior autore dell’anno, oltre a portarmi a comprare ogni cosa scritta da lui/lei, mi spinge a leggere ogni sua opera. Fa eccezione Antonio Schiena che, nonostante sia a mio parere il miglior autore di letteratura contemporanea che racconta il disagio della mia generazione per la vita sociale, lo leggo con il conta gocce: galeotto fu “Non contate su di me” che mi ha travolto tra gennaio e febbraio, portandomi nella poesia dell’asocialità: questo autore non va divorato, va proprio gustato pagina dopo pagina e i suoi libri li tengo per quei momenti molto neri, per leggere e affrontare la vita come la vivono i suoi personaggi che, in fin dei conti, siamo tutti noi. In questo 2019 ho letto anche “Andrà tutto bene” che ho avuto l’onore di presentare con l’autore a Milano, eppure tengo da parte “Un gioco da Ragazzi” per scoprirlo nel momento giusto e, nel frattempo, spero mi arrivino altre sue pubblicazioni.
Abbiamo parlato di Made in Italy ma non voglio lasciare in disparte la migliore autrice straniera letta quest’anno: Colleen Hoover. Tra il 2018 e il 2019 ho scoperto Elle Eloise, una autrice che ho sentito nominare come la Coleen Hoover Italiana. Ebbene, se questa autrice è bravissima, mi sono domandata come potesse essere la donna d’oltre oceano a cui veniva paragonata, ebbene ne sono rimasta travolta. Le sue storie non sono semplici romanticismi, sono vite difficili segnate da malattie, lutti, tragedie contemporanee che non cadono nel melodramma, ma raccontano di persone che, nonostante tutto, vanno avanti.

Quando un libro non basta: La Saga 2019


Potrei incoronare la saga dell’Attraversaspecchi, che Edizioni E/O sta pian piano pubblicando, oppure potrei optare per la commercialissima e spammatissima Nevernight edita OscarVault (Mondadori), eppure quest’anno vince a mani basse il self. Lo fa con i difetti di un mezzo che però sta portando alla ribalta grandi autori che non si sentono rappresentati dall’editoria (grande o piccola che sia) e che semplicemente amano scrivere. È il caso delle due autrici Amalia e Amaryllis che sbancano la mia hit con la Saga della Sposa (composta da quattro volumi, più due prequel a cui spero si aggiunga molto altro). La prima cosa che sorprende è la scelta di narrare i fatti con gli scambi di lettere tra diversi personaggi; è un romanzo corale epistolare, attraverso i diversi punti di vista, e le poche note sulle lettere, si compone il palcoscenico su cui i personaggi si susseguiranno portandovi tra Inghilterra, Svezia o nella Russia di metà ottocento. Questa saga è la dimostrazione che ormai troppo spesso il self porta la ventata di aria fresca che ancora gli editori hanno troppa paura di mettere nei loro cataloghi.

Passiamo ora a parlare del “meglio del meglio” per genere…

I mio più grande amore: L’Urban Fantasy

“Melusina” di Aislinn. Voglio andare a vivere a Biveno e non ho nulla da aggiungere, la regina del genere ha parlato e io ora attendo il prossimo volume (e spero anche molti altri). Se cercate il puro Urban Fantary cercate questa autrice e leggete le sue opere, non rimarrete delusi.

Quando la Narrativa ti sorprende

Parimerito tra “Non contate su di me” di Antonio Schiena e “L’estate che sciolse ogni cosa” di Tiffany McDaniel. Di Antonio ho già parlato abbondantemente ora dovete leggerlo anche voi, del secondo posso solo dirvi che non è un libro veloce, ma la storia distrugge l’anima: è la dimostrazione che ci sono grandi scrittori che non hanno bisogno sempre dell’elemento fantastico per narrare.

Nonostante tutto ho un cuore: Miglior Romance e Paranormal Romance

Forse un giorno” di Colleen Hoover è il Romance di questo 2019. Spesso ascolto la playlist creata dall’autrice e piango ancora, poi penso al finale che mi si scalda sempre il cuore. Ho divorato questo libro e sto comprando tutto ciò che è edito in Italia, la speranza è che ne arrivino molti altri prossimamente.
Se invece, oltre alla storia d’amore, c’è una nota di fantasia ecco che il meglio di quest’anno: un parimerito tra “Black Peaches” di S. Marty e “Un segno nelle Tenebre” di Roberta Ciuffi. Il primo è un’altra scoperta del self che ora seguo e compro a occhi chiusi, la consiglio se cercate dell’autentico Paranormal Romance. Il secondo è rimasto per troppo tempo nella mia libreria, avrei dovuto leggerlo anni fa e, fidatevi, recuperate questa trilogia: non vi deluderà!

Non dimentichiamo il primo genere che ho letto in vita mia: il Fantasy

Anche tra i libri fantastici abbiamo un ex aequo tra “Caoineadh” di Eva d’Amico (primo volume comprato della casa editrice I.D.E.A.), un’opera delicata, con la freschezza che arriva da una giovane scrittrice che ha tanto da raccontare, e “La maledizione di Solarius” di Stefania Siano che mi ha sorpreso e distrutto allo stesso tempo.

Finiscono così le mie letture 2019 con 76 libri letti, avevo messo come minimo nella mia sfida con goodreads 55 (anche se conto di finire anche un 77° volume tra oggi e domani), direi che sono tornata a leggere tanto e meglio.

Con la speranza che il 2020 sia un anno felice per tutti vi saluto e vi consiglio di tenere d’occhio quello che sto combinando, con l’anno nuovo ci saranno novità… Ho già avuto modo di annunciarlo ma lo ripeto anche qui: il 2020 sarà un anno self per me, ho in previsione una raccolta di racconti e non solo… speriamo che il tempo sia magnanimo e mi dia la possibilità di tonare a scrivere a tempo pieno.

Similar Posts

  • Recensione Rosso Bianco e Sangue blu di Casey McQuiston

    Che cosa potrebbe succedere se, il figlio della prima presidente donna degli Stati Uniti, si innamorasse del principe dell’Inghilterra? Questo è il “WHAT…IF” su cui si regge la storia di questo volume, best seller internazionale, che continua a conquistare nuovi lettori italiani.

    Prima di recensirlo, un paio di piccole premesse. La prima: non avevo in mente di scrivere la mia opinione sul blog, avevo bisogno di leggere qualcosa di spensierato e questo libro era perfetto. Dopo averlo terminato però, sento proprio il bisogno di dire qualcosa. Aggiungo che non è il primo libro LGBT+ che leggo, ma come vedrete, credo sia l’unico che non mi ha dato l’idea di essere finto. Non è l’ennesima storia che cavalca la moda dell’inclusività (una brutta abitudine che troppo spesso si trova in libreria). Infine per seconda ci tengo ad aggiungere che, la mia opinione, è stata molto condizionata dai ringraziamenti dove ho davvero capito la vera natura di questo romanzo.

    Questo volume si rivela una lettura molto ironica e passionale, un libro che credo sarebbe bene consigliare nelle scuole, proprio come Heartstopper. Lo trovo davvero perfetto per raccontare il mondo LGBT+, questa volta in chiave più spensierata. Narrativamente non è un romanzo così perfetto: diciamo che non è una storia particolarmente innovativa (analizzando la trama nuda e cruda); eppure devo ammettere che è un libro così forte che ho capito solo alla parola fine quanto sia rivoluzionario. Di pagina in pagina continuavo a commentare quanto tutto fosse impossibile, fantascientifico. Una donna divorziata presidente della nazione in cui l’immagine di perfezione è tutto. “Dai non esiste”, o anche, “L’America non accetterà mai la bisessualità di un componente della famiglia presidenziale, insomma è il paese che ha votato Trump!”. Ecco la sua bellezza sta tutta in questa costante sorpresa, mista a miscredenza: si tratta di un mondo irreale. L’autrice stessa lo ribadisce: una realtà ironica e parallela. Confrontando le date della sua scrittura diventa sempre più chiaro che questo libro è, ed è stato, la risposta a un’America (ma anche a un mondo) che ancora non capisce. Sta diventando drammaticamente un quotidiano rendersi conto che non siamo capaci di accettare l’inclusività: là fuori ci sono persone che discutono del colore della pelle della Sirenetta, là fuori si vendono decine di giornali su pettegolezzi legati ai Royals, là fuori conta di più fare rumore in campagna elettorale che di dare sostanza al proprio programma.

    LIbri come “Rosso, bianco e sangue blu” non credo dovrebbero essere recensiti per la componente romantica, quella spicy, o per il “trash”. Semmai dovremmo avere la forza di ammettere quanto ci disturba trovare irreale un mondo come questo, in cui fare coming out per un reale o per un personaggio pubblico, potrebbe significare la fine di una carriera. Un mondo dove conta (troppo) l’opinione pubblica, anche quella bigotta, ignorante, sessista e omofoba. Per fortuna ci sono libri come questo che ci ricordano che questa non dovrebbe essere la realtà giusta.

  • Recensione: Io sono leggenda di Richard Matheson

    Robert Neville è rimasto da solo. Potrebbe anche essere davvero l’ultimo che ancora sopravvive a tutti i vampiri che la notte percorrono la città. Passa le sue giornate a costruire paletti, controllare che la casa sia insicurezza, a prova di attacco, e bere whisky. Che futuro potrà mai avere un sopravvissuto, che da solo cerca una spiegazione e una soluzione per tutti i vampiri che hanno ormai invaso il mondo?

    Attenzione questo romanzo è stato fornito da Mondadori.

    Ho letto di vampiri classici, di vampiri che luccicano e fanno perdere la testa alle adolescenti (e non), di vampiri creati in laboratorio, romanzi che alla fine sono piccole fan fiction di Dracula di Coppola e mi fermo qui perché potrei continuare. Insomma il vampiro mi ha sempre affascinato, ma “Io sono leggenda” di Richard Matheson mi mancava proprio, quindi ho colto l’occasione per poterlo leggere grazie alla nuova edizione tradotta di nuovo e riporta in libreria questo classico edito nel 1954.

    Ciò che mi aveva tenuta lontana da questo libro era stato il film, avevo provato a vederne i primi minuti e ero rimasta terrorizzata dalla morte del cane. Ricordo di aver fermato il film e da allora vi confesso non ho più tentato di vedere come andasse a finire. Sono certa che molti abbiano apprezzato il lavoro di Will Smith ma io non sono fatta per questo genere di film. L’orrore mi piace soltanto su carta, e infatti il libro è stata una spiacevole lettura. Le scene di suspense mi hanno spinto più volte a prendere una pausa perché avevo davvero troppa paura di leggere altro, questo è il vantaggio dei libri rispetto ai film, i codardi come me possono prendersi anche uno o due giorni prima di proseguire la lettura.

    L’approccio del personaggio al problema “vampiro” è uno dei più originali che abbia mai letto: niente ricerca di immortalità o caccia sfrenata per salvare il mondo, Robert si dedica a capire perché i vampiri siano così spaventati dalle croci e odino l’aglio, da dove siano arrivati. Sì, i vampiri di “Io sono leggenda” presentano le caratteristiche classiche, dormono di giorno, muoiono se esposti al sole o colpiti al cuore con paletti di legno, gli elementi innovativi (almeno per me) sono nella distinzione tra vampiro “vivo” e “morto”, il primo è senziente il secondo è più mosso dalla fame, a cui si aggiunge il fatto che siano inseriti in un mondo che sembra post apocalittico, dove ormai si da per scontata la presenza degli zombie. L’approccio scientifico del protagonista lo porta a sperimentare fino a cercare la vera origine di un morbo che sembra aver distrutto la civiltà, arrivando a scoprire un germe che agisce sul corpo umano portandolo alla condizione di succhiasangue quasi immortale.

    Devo confessarvi che leggerlo ora, dopo la quarantena, mi ha a volte spaventato e altre fatto riflettere su come io avrei potuto affrontare la fine di una civiltà se fosse prossima: un consiglio, tenete sempre una copia a portata di mano, ci potrete trovare l’ABC per sopravvivere a un mondo post apocalittico. Non sto scherzando, l’autore da tutti gli elementi necessari per crearsi una casa fortezza e spiega anche come recuperare cibo e acqua.

    Il romanzo contiene momenti di ansia, di terrore e solitudine fino al colpo di scena finale quando l’autore rivela il suo spietato talento: Richard Matheson trasforma la vittima in carnefice. Leggendo la postfazione di questo volume, si scopre quanto questo genere di finali molto inaspettati siano una chiave comune del lavoro di questo scrittore, che vanta racconti e libri che sono poco conosciuti e che credo sia proprio il momento di riprendere in mano per scoprire questo autore americano che ha portato l’orrore nella cultura moderna, e cito, una autentica macchina creativa del Novecento americano.

    Ci sono tante edizioni di questo libro, del resto ha la sua età ma sta invecchiando benissimo, eppure mi sento di consigliarlo in questa nuova edizione. Tradotta bene e soprattutto con una postfazione che da al lettore degli elementi per conoscere meglio questo autore che ha ispirato lo stesso Stephen King.

  • Non compro più libri (o quasi).

    L’ultima volta che li ho contati erano quasi 3000 libri (inclusa la collezione Chimera in Wonderland). Ho iniziato nel 2011, quello fu l’inizio della mia “bulimia letteraria”, Sono calcoli pre-covid, certamente inesatti, tanto che temo di aver sforato i 5000 volumi (escludendo i manga, che non ho mail considerato nel calcolo). Dal 2022 ho avuto uno stop nella lettura. Ho cambiato ruolo nell’azienda in cui lavoro e il tempo, e il mood per poter fuggire in un libro, sono sempre meno. Ormai sono arrivata a dover “leggere” ascoltando gli audiolibri, perché spesso, l’unico momento libero, è quello che passo nel traffico.

    Sebbene continui a comprare libri (di solito correlati ad Alice) ho quasi del tutto smesso di acquistare le nuove uscite. Faccio delle piccole eccezioni. Da inizio 2024 ho recuperato giusto cinque o sei volumi in libreria e due usati (non potete capire che mercato c’è sulle nuove uscite su vinted e libraccio). Di solito sono acquisti mirati: non seguo più i consigli, le recensioni o le classifiche. Sono libri di autori che già conosco e di cui ho letto libri, che mi hanno lasciato qualcosa e che spero di leggere presto.

    Le scoperte e gli acquisti di “pancia” li lascio alle fiere, dove spesso scopro davvero qualcosa di unico, Trovo che siano diventate uno dei pochissimi luoghi dove fare autentico shopping letterario. Capiamoci, le librerie (soprattutto quelle di catena) hanno sempre i soliti libri. Quindi nelle fiere mi lascio affascinare dalla scoperta di piccole e medie case editrici. Le poche librerie indipendenti che sopravvivono sono fuori dalla mia portata (spesso sono in zone di Milano che non frequento).

    Detto questo sto anche molto attenta ai consigli di lettura. Per fortuna sono circondata da lettori sia onnivori che lungimiranti: quando hanno qualcosa di buono da leggere tra le mani me lo consigliano. Ho smesso di seguire bookblogger/toker/stagrammer che dimostrano entusiasmo per tutto quello che leggono, o che è appena uscito. Ho capito che, come lettrice, ho bisogno di qualcosa che non sia per forza eccezionale, che ha venduto milioni di copie a persone che non sono io. Mi serve leggere storie che mi lasciano qualcosa di bello e non per forza sono libri novità o volumi da top ten.

    Se poi mi è concessa una piccola riflessione: il mondo delle nuove uscite mi ricorda quello del fast fashion: tanta offerta e la cui qualità non è sempre eccelsa. Di solito non si pensa questo della grande editoria, ma troppo spesso mi sono trovata tra le mani volumi che hanno errori. Per non parlare delle “mode”: non è una questione figlia degli ultimi anni, quando Il Signore degli Anelli fece successo nei primi duemila ecco che gli editori pubblicavano fantasy. Sulla scia di Twilight ecco che vampiri sexy e adolescenti popolavano i principali nuovi titoli. Oggi è la volta del romance: la commedia rosa vende, quindi si trova in ogni catalogo. Non ho nulla contro i generi che vi ho portato ad esempio, ma leggere sempre la stessa storia con stile, ambientazione e copertine diverse mi annoia. Quello che non capisco è perché si navighi su queste mode invece di pubblicare qualcosa che faccia la differenza, che si distingua.

    Infine, vi ricordo che ho qualcosa come 5000 libri, magari prima di comprare qualcosa è meglio sfoltire l’infinita TBR composta dalle pile di volumi in tutta la casa.

  • Recensione Serie Re in Eterno (prima parte) di T.H. White

    Cosa succede quando un ragazzo senza natali incontra un mago stravagante che ha la testa proiettata nel futuro? E se questo ragazzo altro non fosse che il predestinato a diventare Re Artù?

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Ok lo confesso ho voluto leggere questo libro a causa degli X-Men. Non so quanti sappiano che oltre ad apparire nel secondo film, questo sia un testo molto citato nei fumetti. Nonostante io mal sopporti il ciclo arturiano (storia lunghissima, non è colpa mia e nemmeno di Artù, è che abbiamo una relazione complicata) ho voluto mettermi alla prova.

    Parto con il dire che per metà del primo libro si è rivelata una lettura piuttosto interessante e scorrevole, poi credo mi sia impantanata nelle avventure che Wart affronta e durante le quali impara le prime morali del suo precettore magico.

    Si sente come questo testo abbia ispirato la Disney, ma devo confessare che il Merlino del libro mi ha ricordato di più il Radagast cinematografico. Questo è stato stranissimo (perché quello del libro me lo ero figurato molto diversamente); ho sentito la mancanza degli anacronismi che a volte c’erano, in altri momenti scomparivano. Per esempio quando scappa in vacanza (e lo fa anche nel libro) la scena non è così ben espressa come quella disneyana. La cosa curiosa è che il personaggio di Kay non è un ragazzone stupido, ma anzi è un suo coetaneo che si dimostra un personaggio piuttosto interessante.

    Molte colleghe leggendolo hanno sostenuto che lo stile fosse un poco vecchiotto. Del resto si tratta di una saga scritta alla fine degli anni ’30, e la copia staffetta che ci hanno inviato non rende giustizia (essendo piena di sviste e maiuscole mancanti), ma nel suo insieme è ben scritto e le pagine a volte scorrono bene. Il problema è che i tempi narrativi sono un poco estremizzati, non bastano uno o due espedienti per tramettere a Wart gli insegnamenti. Merlino invece fa vivere diverse avventure proprio per permettere al protagonista di comprendere la complessità della giustizia.

    Nel secondo libro invece la situazione evolve e anche i toni sono meno giocosi e spensierati. Rispetto al primo si sente una crescita non solo nel personaggio ma anche nel target di lettori: si passa da una lettura per giovani a qualcosa di più profondo (cosa che accadrà anche nei successivi libri) e ci si rende conto che ogni elemento superficiale nel precedente, inizia a dare una forma concreta ai fatti del seguente.

    Un ottimo inizio per una serie che ha segnato il fantasy contemporaneo, pescando a piene mani dall’epica.

  • Recensione Il Visconte che mi amava di Julia Quinn

    Anthony ha perso l’amato padre quando aveva solo diciotto anni. Ha dovuto crescere e caricarsi sulle proprie spalle il titolo e le responsabilità, nonostante la tremenda paura di morire anche lui all’età di trentanove anni, com’era successo al padre e allo zio. Per questo ha deciso dopo tanto tempo di prendere moglie. Eppure la donna che pensa sia la più adatta ha una terribile sorella maggiore che lo disapprova. Riuscirà il libertino più famoso di Londra a trovare moglie?

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Il romance storico è sempre stato un genere che ho amato. Porta il lettore in epoche lontane, gli regala una romantica fantasia, e sì, a fine lettura ci si trova a sognare ad occhi aperti di poter indossare un abito d’epoca e vivere il ton inglese. Julia Quinn riesce a costruire una saga famigliare che accompagna il lettore, non solo in una fuga dalla realtà, ma in un travolgente mondo romantico.

    Il libro è scorrevole e ogni capitolo è preceduto da un trafiletto tratto da “Le cronache mondane di Lady Whistledown”: una rivista che racconta indiscrezioni del ton e che ogni volta bacchetta tutti, e si sposa benissimo con la frizzantezza di alcuni momenti e soprattutto incuriosisce il lettore. Ho passato i primi due capitoli (ma anche il terzo) a domandarmi chi potesse essere nascosto dietro a quello pseudonimo, perché speravo di scoprire chi fosse la spia pronta a spiattellare tutti gli scandali e a criticare l’alta società senza censure.

    Questo volume ricorda, come canovaccio, il primo, e se da un lato avrei voluto più dinamismo, vi confesso che l’ho trovato comunque godibile, forse reso meno banale dalle forti personalità dei protagonisti che tengono il lettore incollato alle pagine. Inoltre l’editore ha inserito il secondo epilogo che l’autrice aveva scritto a posteriori dell’uscita della saga, dando un ulteriore approfondimento sui personaggi molti anni dopo. Una scelta molto carina anche se vi consiglio di non leggerlo prima di aver completato la serie se odiate gli spoiler.

    È un romance con una buona componente erotica che non disturba o diviene eccessiva, quindi se cercate passione, in questo libro la troverete.

    È una buona lettura di svago, ideale per accompagnare una vacanza, ma anche un pomeriggio solitario con tè e biscotti.

  • Recensione: Crescent City – La casa di terra e sangue di Sarah J. Maas

    Bryce ama divertirsi con la sua amica lupa Danika. È una mezza Fae, considerata da troppi uno scarto, ma la sua vita in fondo le piace. Quando però, rientrando urbriaca e anche strafatta trova il cadavere della sua amica e del gruppo di lupi, la sua vita cambia per sempre.

    Attenzione questo romanzo è stato fornito da Mondadori.

    La serie “Throne of Glass” non mi aveva fatta impazzire e il cambio formato da parte della Mondadori mi aveva portato a interrompere la sua lettura, quindi ho voluto dare una seconda possibilità con questa nuova saga a Sarah J. Maas. Ora è chiaro che l’autrice abbia fatto successo, ma davvero non capisco perché nessuno, ma proprio nessuno, abbia pensato di far notare all’autrice che alcuni passaggi erano davvero eccessivi: in scene dove stiamo cercando di capire ancora come funzioni il mondo da lei creato, ecco che entra a gamba tesa a spiegare un dettaglio del mondo creato, restando su questo per molto. In più punti queste descrizioni lunghe di fatti che non sta vivendo la protagonista risultano di troppo. È chiaro che il lavoro dell’autrice punti a dare al lettore le informazioni chiare per comprendere il complesso mondo e la città di Crescent City, ma come sempre è meglio che il lettore viva certe informazioni più di sentirsele spiegare.

    Il word building è davvero complesso e anche se a volte sovrasta la trama: come ho già detto ci sono tantissime descrizioni, bellissime ma a mio parere andavano smussate per lasciare spazio alla trama. La storia è davvero complessa: quando ho provato a riassumere il libro mettendomi davanti al pc mi sono resa conto che non è così semplice, ogni evento è concatenato in maniera che non stia in piedi senza poter conoscere i retroscena dell’ambientazione, il tutto infatti è fuso in maniera indissolubile, anche se come ho già detto, forse la costruzione del mondo soffoca troppo (soprattutto) i primi capitoli.

    Bryce come protagonista non mi è dispiaciuta e anche Danika (per quanto non sia presente fisicamente) non sono le macchiette: spesso con il loro modo un po’ ribelle cercano di convivere con la difficile responsabilità che hanno sulle spalle, mi è piaciuto immedesimarmi in entrambe.

    Le componente maschile aggiunge una nota romantica al romanzo: Hunt che cerca di risolvere il caso nei tempi stabiliti dal governatore così che possa riscattare la propria libertà (o quasi) è affiancato alla protagonista a cui si legherà moltissimo e si contrappone a Rhun, principe succube di un padre che già sta intavolando per lui un matrimonio e vuole soltando aiutare la “cugina” Bryce a continuare a vivere dopo la perdita della cara amica.

    Il finale è un po’ troppo una americanata, non faccio spoiler, ma vi confesso che ci sono: il colpo di scena che grazie a una incomprensione fa sentire tradita la protagonista, il conto alla rovescia, il cattivo che spiega tutti i suoi misfatti e i piani, le esplosioni… non fatemi continuare fidatevi solo che a un certo punto mi aspettavo pure qualche resurrezione.

    Quindi? Non è in libro scorrevole, ma i difetti più grandi li ho trovati più nella traduzione, mi auguro che sul cartaceo questi refusi e errori siano stati tolti. Nell’insieme è una storia godibile, forse mi aspettavo qualcosa in più, ma non mi sento di crocifiggere un libro che, per quanto non eccelso, mi ha fatto buona compagnia. Non è una lettura così brutta e credo che i giovani lettori l’apprezzeranno (anche se dai, le scene hot ce le poteva risparmiare la Maas), se amate il genere Urban Fantasy con una buona dose di Paranormal Romance allora dovete leggerlo, per i puristi del genere invece lasciate stare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *