Non è la solita scatola – Ho deciso di promuovermi

La solita scatola

Quando nel settembre 2018 “firmavo” il contratto che poi avrei stracciato nel giugno 2019, avevo una grande idea per promuovere il mio libro: volevo creare una box.
Nella mia mente le box sono ormai la forma di abbonamento per corrispondenza che sta sostituendo le classiche uscite tematiche da edicola. Il bello del ricevere un contenitore di cui non si conosce bene il contenuto rievoca la gioia dell’attendere la nuova uscita, come si era soliti fare negli anni ‘90. Insomma per me sono un po’ un amarcord, ma la realtà è che ne esistono di tutti i tipi e i costi, se si ha il coraggio di cercarle anche in mercati esteri. Anche Casa Chimera riceve da qualche mese una box tematica sul cibo giapponese (Umai Crate) anche se non ne ho mai parlato, inoltre vi confesso che vorrei potermene permettere altre che hanno però un costo più sostenuto.
Eppure come ha fatto notare Noemi, le box a tema libri in lingua italiana, sono pochissime. Il mio intento era appunto fare una cosa che non si era mai vista.
La solita scatola
Terminato la parte più grossa dell’editing, nell’aprile del 2019 ho esposto l’idea all’editore che ne era abbastanza contento e io ci ho messo il capitale per iniziare a comprare i primi componenti, a studiare come realizzare la confezione e non solo. La sfortuna ha voluto che due mesi dopo, e diverse centinaia di euro già investiti, per motivi davvero complessi da spiegare in questo articolo ho deciso di abbandonare l’editore in questione. Di contro avevo già un nuovo editore che non aspettava altro, infatti tempo di risolvere il contratto ne stavo già firmando con La Ponga, la quale mi dava carta bianca e pieno supporto a realizzare l’intero lavoro.
Gli oggetti raccolti sono 8, due per ogni personaggio, a cui si aggiungono le schede dei personaggi, la ouija e il libro. Completano il tutto due lettere, una di introduzione e l’altra di ringraziamento.
Nel dettaglio Laura aveva delle bustine di tè e il nastro di ginnastica ritmica. Il primo a richiamare l’iniziale scena di colloquio con Nina (e associato a lei anche per via dei colori vivaci delle bustine), il secondo parla del suo passato da ginnasta; la difficoltà è stata tutta nel cercarne uno piccolo che non avesse le dimensioni (soprattutto per la bacchetta) esagerate per essere contenuta comodamente nelle box.
La solita scatola
Nina è stata una delle più difficile da caratterizzare, avevo scelto appunto i tulipani e il flauto traverso, ma non avevo budget per una riproduzione che potesse funzionare ed entrare nella scatola; ho così optato per la prima pagina dello spartito della canzone che suona nel libro, unita a un QR code che rimandasse alla sua esecuzione. Anche i tulipani sono stati una rogna, non erano di stagione, averli in tempo mi ha costretta a rimandare la consegna delle box molto al limite con la data scelta per l’unboxing: già perché proprio il fornitore olandese mi ha bidonato a due settimane dalla scadenza dicendomi che una delle due varietà (proprio quella che volevo assolutamente) non era più disponibile.
Maurizio e Diego invece erano abbastanza facili, sia nelle idee: cioccolata calda bianca e un fazzoletto per il primo, una clessidra e l’incenso di sandalo per il secondo. Il particolare che ho amato di più, e che forse in pochi hanno notato, è stato riuscire a profumare il fazzoletto (stirato e inamidato da mia madre) con un particolare profumo che richiamasse l’essenza di Maurizio.
Ovviamente poi c’era la Ouija, ma questa merita un articolo a parte. E infine il libro.
La solita scatola
Ho coinvolto molte persone in questo progetto. Tra le prime è per me doveroso citare Noemi Oneto, Andrea Bonvissuto e (quel gran perfezionista-rompipalle di) Martino Zinzone: loro si sono beccati mesi di vocali, bozze su bozze su bozze da modificare, Andrea ha dovuto pure accompagnarmi in un’enormità di negozi dedicati al fai da te (sia benedetto sempre Zodio che mi salva dalle dimenticanze).
Non mi dimentico di citare quelle pazze delle ragazze-Mandarino, Andrea Wise e Chiara Crosignani, che tra vacanze delirio, shopping e brainstorming hanno dato un supporto extra alle box quando erano solo un’idea di partenza (e non dimenticherò mai la questione della “dimensione” di un bulbo).
La solita scatola
Non devo però dimenticare i sei pazzi che hanno accettato a scatola chiusa di partecipare: per prima Noemi, a seguire Lilletta, Elisa, Luigi, Angela e Rory insieme a Giovanna. Già perché prima di iniziare la vera e propria produzione delle box loro hanno confermato di volerle aprire sebbene non avessero idea di chi sarebbe stato l’editore o l’autore. Conoscevano solo il genere.
Io spero che questa iniziativa sia piaciuta a loro e a chi ha seguito i vari unboxing. Sono orgogliosa del mio progetto, spero permetta a molti di conoscere e leggere “Delicato é l’Equilibrio”.
Nel prossimo articolo vi parlerò della Ouija… merita un articolo tutto suo per diversi motivi.

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    Come se questo non bastasse, con quella lettura iniziai a sognare. Scrissi. Lo so è una cosa tipica dei novellini che fanno fantasticherie sulle storie che amano, ma nel mio piccolo ero orgogliosa di aver creato un decimo componente della compagnia dell’anello: una sinuosa elfa che avrebbe stregato il cuore di Legolas. Lo so, lo so, ma ero una adolescente con il pallino per Orlando Bloom, non ci si poteva aspettare che fantasticassi su epiche battaglie. Però iniziai a scrivere. Oggi conto due lavori editi, uno inedito e la speranza di continuare a scrivere e pubblicare.

    Non mi ritengo alla sua altezza, non oserei mai chiederle di leggere qualcosa di mio, anzi me ne vergognerei tantissimo. Devo studiare ancora molto. Poi nel mio piccolo questo amore verso le storie, che lei ha fatto sbocciare, è anche fonte di tanto dolore.

    Vorrei essere stata fortunata come lei ed avere degli amici storici con cui condividere i miei testi, ho cercato di avere dei buoni rapporti con “i colleghi”, ma a volte non mi sento degna di essere letta da loro. Mi domando se leggere e scrivere mi abbia davvero fatto bene. Professore, perché soffro così tanto per ciò che amo? Perché non è facile scrivere e vedere i propri lavori arrivare ai lettori? I tempi sono molto cambiati e darei la mia vita se solo potessi dedicarla unicamente alla ricerca della storia perfetta che potrà, suscitare in altri, quello che la sua fece per me. Sono giovane, c’è tempo perché io riesca o abbia almeno tempo per provarci davvero. Magari non riesco ancora a vedere che ho bisogno di lasciare che tutto trovi il suo posto, che in fondo tutto questo tempo che dedico al lavoro che mi paga affitto e bollette, prima o poi, mi aiuterà a trovare anche la possibilità di realizzarmi.

    Le sembra giusto professore che io soffra così tanto per il seme che piantò in me un suo libro? Vorrei tanto una sua risposta. Vorrei poterla leggere e sentire che non è tutto vano, non saranno magari rose a fiorire in me, ma mi accontenterei di tanti papaveri rossi.

    Per quanto possa soffrire la ringrazierò lo stesso, anche di tutto questo dolore, perché sono una persona con uno scopo, se quella ragazza non avesse letto il suo libro ora non saprei dirle se sarei arrivata a oggi.

    Spero di poterle venire a porgere i miei omaggi presto. Voglio vedere la sua amata Oxford, voglio scorgere la campagna che l’ha ispirata e leggere i passi dei suoi libri mentre cammino attraverso le strade che sono state anche sue. Per ora posso solo sognare, ma le prometto che ci sarò. Torno a scrivere, lei mi aspetti, prima o poi ci incontreremo.

    Le porgo i miei più sinceri saluti, anche alla sua adorata moglie che riposa accanto a lei.

    A presto Professore…

    Alice

  • Libri diversi per lettori strani

    Ci sono libri che, per quanto possano sembrare come gli altri, sono diversi. A volte è la storia che ne ha dato i natali a essere originale e particolare, altre sono proprio i personaggi e le loro vicende a rendere uniche quelle pagine. Ce ne sono poi altri che hanno forme e impaginazioni fuori dal comune, grazie a un grande lavoro grafico alle spalle a dare maggiore forza alla narrazione.

    A volte si tratta di pubblicazione vecchissime, altre nuove, altri vivono grazie alla fama incontrata, altri invece rimasti in ombra, ma in ogni caso, sono libri che hanno bisogno di lettori particolari: questi libri potrebbero essere stati ignorati da voi, ma cercano lettori che nella loro libreria non hanno bisogno di riempire spazi, cercano unicità e anticonformismo; sono lettori onnivori e che non si fanno spaventare da generi. Io sono Alice Chimera e vivo sommersa dai libri e sempre alla ricerca di letture interessanti che scovo nei mercatini dell’usato o nelle postazioni di bookcrossing, bazzico la rete per vedere cosa c’è di interessante tra le ultime uscite e le impressioni dei bookblogger; ogni lunedì sarò qui per parlarvi dei libri strani, quelli che proprio non possono mancare sui vostri scaffali già troppo pieni.

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    Il turno di notte con Lucarelli

    Ho partecipato a Turno di notte, quasi costretta da Stefano Tevini. Era tanto tempo che non scrivevo nulla. Eppure l’anno scorso, quando ho deciso di fare più di 200 km per raggiungere Dozza in provincia di Imola, ho voluto interrompere un periodo nero fatto di silenzi riservati a tutti: dalla pagina scritta ai social, ho preferito evitare contatti e dialoghi. Lo so che può sembrare un capriccio, ma davvero certi traumi non vanno via. Ho un libro edito (Il giorno dopo il lieto fine) eppure, vi giuro, che non mi sono ripresa dalla botta e dalle pressioni psicologiche subite nel 2018/2019.

    Quindi ho partecipato a questa sfida, mi sono recata in un luogo fuori dal mondo dove scrivere verrebbe facile pure ai sassi, e qualcosa è successo. Ero completamente fuori allenamento, poco convinta e l’unica cosa che mi spingeva a scrivere era la parola “Meraviglia”. Credo molto alle coincidenze (che non esistono, quindi qualcosa vorrà dire se certe cose succedono) e, in un periodo in cui pensavo alle Meraviglie di Lewis Carroll a tempo pieno, trovarmi un incipit da sviluppare che le raccontasse, sembrava mi parlasse.

    Come molte cose però le coincidenze sono semplici collegamenti mentali. Quindi quando Stefano mi ha chiamato dicendomi “Oh Zia, sei in finale a turno di notte”, la mia risposta è stata: “Non è che hanno sbagliato Alice?”

    E così, altri chilometri, altra strada per trovarsi in una sala comunale e presentare la tua persona e la tua esperienza, a qualche metro da Carlo Lucarelli: il padre del moderno poliziesco / thriller italiano. Ce ne vedevo tante di coincidenze in quella premiazione, ma nulla, sono “solo” arrivata in finale. Nessun podio. C’è stata tanta amarezza, ma poi presentata a Lucarelli, lui mi tende la mano e si complimenta “Non è da tutti arrivare in finale al primo Turno di Notte”. Non lo prendo come un premio di consolazione. No, perché realizzo quanto questo evento organizzato da Officine Wort non sia un gioco e ci fossero un sacco di veterani che partecipano dalla prima edizione: lo stesso Stefano, che era con me, non è arrivato in finale. E il suo racconto era veramente ben scritto.

    Insomma sono qui con una mezza sconfitta a realizzare che posso ancora scrivere. Non è finita. C’è un viaggio in salita che sto percorrendo da fine 2021. Ho tante storie che voglio poter raccontare. La pagina bianca è ancora un problema. Certi demoni non si combattono in un solo turno di notte, ma diciamo che la battaglia è iniziata. Sono pronta alla prossima edizione. E poi, chissà che questi mostri non si dissolvano pian piano davanti ai miei occhi.

  • 2020 – L’anno scribacchino della Chimera

    Che cosa posso dire del 2020 come me autrice? Di certo sono orgogliosa che mentre il mercato editoriale (in parte) si fermava a causa del covid, io mi sono mossa. A marzo ho scritto come non mai, ho mandato un manoscritto a un editore e ho pubblicato un libro. Infine è successo molto altro, ma andiamo per gradi.

    Scrivere da zero una storia è una cosa impossibile, mi conoscete, ho bisogno di anni di ricerca, di visite delle location e di molto altro ancora. Eppure ho preso una delle giare in cui chiudo le mie storie per anni, insieme alle ricerche, perché decantino in attesa della stesura. Mentre tutto parlava di paura e morte fuori di casa, ho iniziato la mia storia sui cimiteri. Il titolo provvisorio è “Vite cimiteriali” ma non credo sarà mai pubblicato con quel titolo. È una storia più breve rispetto a “Delicato è l’Equilibrio”,  infatti mentre arrivavo molto vicina al finale (ad ora credo manchino forse quattro o cinque capitoli) conta poco più di un centinaio di cartelle. È una storia diversa (perché non sono capace di stare sotto all’etichetta normalità) anche se mi rappresenta moltissimo. È ambientata in un cimitero che racconta la vita che scorre all’interno delle sue mura, oltre, ovviamente, all’aspetto meno allegro. Tengo molto a questo romanzo, credo avrà bisogno dei suoi tempi per essere pronto, è solo una prima stesura e l’idea è maturata in qualcosa come tre anni. Insomma per i miei tempi è ancora acerba e avrà bisogno di un editing profondo.

    In parallelo ho anche risistemato i miei vecchi lavori. Ho radunato i miei racconti e ne ho anche scritti di nuovi. Sto valutando che farne, mi piacciono e credo meritino una possibilità. Alcuni sono editi altri li ho scritti di getto in questo 2020 e forse ne scriverò altri… Insomma potrebbero trovare una loro collocazione. E se nessuno li vuole potrei valutare di pubblicarli in self. Il tempo mi darà come sempre le risposte.

    Ho riletto e mandato un mio lavoro a un editore finendo anche sotto contratto, parlo di “Infelici e Scontenti” che ora non solo ha una copertina (bellissima) nuova ma anche un titolo davvero speciale “Il giorno dopo il lieto fine”. Sono felice di questo risultato e ve ne ho parlato già molto sul blog. Inoltre vorrei scrivere anche altre storie legate a questo tema, ma per ora è solo un’idea. Vedremo cosa succederà nel 2021.

    A dicembre ho anche scritto un racconto su commissione, dopo che una cara amica aveva letto la mia raccolta sulla principesse disney, e ho riaperto gli occhi. Troppo spesso lascio che le parole di chi ha segnato il mio 2018 e parte del 2019 mi blocchino quando scrivo. Tendo a cercare una storia che venda. Mi preoccupo del fatto che nessuno vorrà leggerla. Eppure quell’audio in cui mi diceva che riconosceva come scrivevo e quanto lo facevo bene mi ha fatto capire che io non sono quella Alice. La Chimera non scrive le storie che il mondo vuole e questo mi rende felice. Non so se verranno mai pubblicate o lette, ma io credo in quegli eroi, che sono mostri, e nascono dallo spavento e dalla solitudine.

    Devo tornare a questo, a essere me stessa. Quel racconto riscritto da zero in una notte, per quanto forse imperfetto perché quasi non sono più capace di scrivere certe storie, mi rappresenta moltissimo e non vedo l’ora di vederlo edito (restate collegati per scoprire dove e quando).

    Tecnicamente ho dei programmi per il 2021, ma non so ancora se li rispetterò. È difficile spiegarlo ma non solo con il covid, questo 2020 ha cambiato molto della mia vita privata. Anche come autrice devo lavorare per rimediare a scivoloni e per dare forma alle mie storie. Ho poltrito troppo sperando che qualcuno credesse in me: la realtà è che sono circondata da splendidi lettori, da amici e colleghe autrici che mi vogliono bene; non ho bisogno di altro. Oddio, il tempo, quello sì manca sempre.

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