Autore: alice chimera

  • 2020 – L’anno scribacchino della Chimera

    Che cosa posso dire del 2020 come me autrice? Di certo sono orgogliosa che mentre il mercato editoriale (in parte) si fermava a causa del covid, io mi sono mossa. A marzo ho scritto come non mai, ho mandato un manoscritto a un editore e ho pubblicato un libro. Infine è successo molto altro, ma andiamo per gradi.

    Scrivere da zero una storia è una cosa impossibile, mi conoscete, ho bisogno di anni di ricerca, di visite delle location e di molto altro ancora. Eppure ho preso una delle giare in cui chiudo le mie storie per anni, insieme alle ricerche, perché decantino in attesa della stesura. Mentre tutto parlava di paura e morte fuori di casa, ho iniziato la mia storia sui cimiteri. Il titolo provvisorio è “Vite cimiteriali” ma non credo sarà mai pubblicato con quel titolo. È una storia più breve rispetto a “Delicato è l’Equilibrio”,  infatti mentre arrivavo molto vicina al finale (ad ora credo manchino forse quattro o cinque capitoli) conta poco più di un centinaio di cartelle. È una storia diversa (perché non sono capace di stare sotto all’etichetta normalità) anche se mi rappresenta moltissimo. È ambientata in un cimitero che racconta la vita che scorre all’interno delle sue mura, oltre, ovviamente, all’aspetto meno allegro. Tengo molto a questo romanzo, credo avrà bisogno dei suoi tempi per essere pronto, è solo una prima stesura e l’idea è maturata in qualcosa come tre anni. Insomma per i miei tempi è ancora acerba e avrà bisogno di un editing profondo.

    In parallelo ho anche risistemato i miei vecchi lavori. Ho radunato i miei racconti e ne ho anche scritti di nuovi. Sto valutando che farne, mi piacciono e credo meritino una possibilità. Alcuni sono editi altri li ho scritti di getto in questo 2020 e forse ne scriverò altri… Insomma potrebbero trovare una loro collocazione. E se nessuno li vuole potrei valutare di pubblicarli in self. Il tempo mi darà come sempre le risposte.

    Ho riletto e mandato un mio lavoro a un editore finendo anche sotto contratto, parlo di “Infelici e Scontenti” che ora non solo ha una copertina (bellissima) nuova ma anche un titolo davvero speciale “Il giorno dopo il lieto fine”. Sono felice di questo risultato e ve ne ho parlato già molto sul blog. Inoltre vorrei scrivere anche altre storie legate a questo tema, ma per ora è solo un’idea. Vedremo cosa succederà nel 2021.

    A dicembre ho anche scritto un racconto su commissione, dopo che una cara amica aveva letto la mia raccolta sulla principesse disney, e ho riaperto gli occhi. Troppo spesso lascio che le parole di chi ha segnato il mio 2018 e parte del 2019 mi blocchino quando scrivo. Tendo a cercare una storia che venda. Mi preoccupo del fatto che nessuno vorrà leggerla. Eppure quell’audio in cui mi diceva che riconosceva come scrivevo e quanto lo facevo bene mi ha fatto capire che io non sono quella Alice. La Chimera non scrive le storie che il mondo vuole e questo mi rende felice. Non so se verranno mai pubblicate o lette, ma io credo in quegli eroi, che sono mostri, e nascono dallo spavento e dalla solitudine.

    Devo tornare a questo, a essere me stessa. Quel racconto riscritto da zero in una notte, per quanto forse imperfetto perché quasi non sono più capace di scrivere certe storie, mi rappresenta moltissimo e non vedo l’ora di vederlo edito (restate collegati per scoprire dove e quando).

    Tecnicamente ho dei programmi per il 2021, ma non so ancora se li rispetterò. È difficile spiegarlo ma non solo con il covid, questo 2020 ha cambiato molto della mia vita privata. Anche come autrice devo lavorare per rimediare a scivoloni e per dare forma alle mie storie. Ho poltrito troppo sperando che qualcuno credesse in me: la realtà è che sono circondata da splendidi lettori, da amici e colleghe autrici che mi vogliono bene; non ho bisogno di altro. Oddio, il tempo, quello sì manca sempre.

  • Recensione Il Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov (prima parte)

    Il Ciclo delle Fondazioni è una delle opere più famose di Asimov, nonché uno dei pilastri del genere fantascientifico. È diviso in sette volumi, raggruppabili in tre blocchi:

    Un nucleo centrale, scritto negli anni Cinquanta, composto da tre volumi (Cronache della Galassia, Il Crollo Della Galassia Centrale, L’altra faccia della spirale), spesso indicati con il nome collettivo di “Trilogia della Fondazione”.
    Due “sequel”, L’Orlo della Fondazione (1982)e Fondazione e Terra (1986)
    Due “prequel”, Preludio Alla Fondazione (1988) e Fondazione Anno Zero (1993)

    Come per tutte le saghe in cui l’ordine di pubblicazione non coincide con quello della cronologia interna, ci possono essere diversi approcci all’ordine di lettura.

    Attenzione: questo articolo è stato scritto da Viviana.

    Personalmente, ritengo che l’ordine migliore per una prima lettura sia partire dalla trilogia centrale, poi affrontare i due prequel e infine i due sequel.
    Se si è attenti ai dettagli, Fondazione Anno Zero contiene uno spoiler di un colpo di scena della trilogia centrale. Inoltre, le vicende dei prequel assumono un altro spessore se si conosce già l’aura di leggenda che le circonderà; allo stesso tempo, conoscere il finale dei sequel, rischia di “depotenziarle” e sottrarre un po’ del loro fascino.

    Al centro di tutto il ciclo c’è l’idea della psicostoria, una scienza matematica in grado di prevedere in modo probabilistico il futuro dell’umanità. Preludio alla Fondazione e Fondazione Anno Zero sono la storia della nascita di questa scienza. Nella Trilogia di vede all’opera la sua applicazione, alternando momenti di splendore a battute d’arresto. Infine, ne L’orlo della Fondazione e Fondazione e Terra vediamo il suo superamento in favore di una nuova via per portare l’umanità verso un futuro di pace e prosperità.

    Trilogia della Fondazione

    L’Impero Galattico sta crollando.
    Ai suoi confini estremi si trova però la Fondazione, una piccola colonia di scienziati creata sul pianeta di Terminus, strutturata dal grande psicostorico Hari Seldon, in modo da poter essere il seme della rinascita di un nuovo Secondo Impero. Allo stesso tempo, in una località segreta, un gruppo di “scienziati mentali” conoscitori della psicostoria supervisiona e protegge lo sviluppo del Piano Seldon, i cui dettagli devono essere sconosciuti alla massa.

    I tre romanzi sono a loro volta suddivisi in più parti, episodi che si svolgono a distanza di decenni l’uno dall’altro e che mostrano gli episodi salienti della trasformazione della Fondazione da colonia di scienziati a importante potenza galattica. Ogni episodio ha i suoi protagonisti, personaggi variegati, ma accomunati da una spiccata intelligenza e dal desiderio di dare il loro apporto al progresso della storia galattica.

    La trama è avvincente e ricca di colpi di scena. A vincere è sempre l’intelligenza, la razionalità, la scienza, il coraggio di lasciare vecchie strade per esplorarne di nuove. Da questo punto di vista, una lettura perfetta per evadere dal nostro presente.

    Piccola chicca: se vi piace la storia della tarda antichità, noterete non solo i parallelismi tra Impero Galattico e Impero Romano, ma anche tra la figura storica del bizantino Belisario e il generale Bel Riose, uno dei nemici della Fondazione nel secondo volume.

    Appuntamento al prossimo articolo per scoprire la recensione dei prequel e i sequel di questa serie.

  • 2020 – L’anno di letture della Chimera (terza e ultima parte)

    Come dicevo in precedenza, del 2020 mi hanno colpito cinque volumi. Ognuno con caratteristiche diverse e con storie uniche. Partiamo dal fondo della classifica.

    Al quinto posto: “Pomodori verdi fritti al caffè di Whislte Stop”, un titolo sempreverde e che per quanto lo vedessi nelle librerie di altri lettori, ignoravo la sua storia, o anche solo che ci fosse un film tratto da esso. Pensavo fosse solo un libro di massa invece si è rivelato una sorpresa. L’ho letto con piacere, con calma, ci ho messo quasi un mese e non mi sono pentita, né del tempo passato insieme, né di aver aspettato per leggerlo. È arrivato quando serviva e sono certa che il prossimo Fannie Flagg che leggerò arriverà proprio come Gandalf, quando ne avrò bisogno.

    Al quarto posto: “L’ultima ricamatrice”. Letto perché ero attirata dalla trama, sono finita nell’intreccio dell’ordito che lo compone. È un libro che non ha una storia davvero speciale, eppure racconta di un mondo che sta scomparendo, quello delle sarte, delle ricamatrici, delle donne che con ago e filo hanno tenuto insieme la storia del nostro paese e che quasi nessuno ricorda. Ha risvegliato ricordi difficili, ha rievocato l’amore che avevo per il punto croce e l’uncinetto e mi ha fatto capire che stiamo abbandonando il tempo che dedicavamo a queste attività. Oggi sono relegate al poco tempo dei nostri hobbies e non a una attività necessaria anche per liberare la mente e creare qualcosa per noi, per la nostra casa o per il semplice piacere di farlo.

    “Gli inganni di Locke Lamora”. Primo volume di una trilogia che promette molto. Devo però metterlo al terzo posto, gli altri due volumi restanti non possono meritare di meno. Non ho voluto premiarlo nei migliori Fantasy perché era davvero molto di più. L’ambientazione, i personaggi, e nonostante la mole, si divora con piacere e mi sento di consigliarlo a tutti, ma proprio a tutti, anche a coloro che di solito non apprezzano la componente fantastica. Peccato che Nord non l’avesse valorizzato abbastanza nel 2011, peccato che nessuno prima di Mondadori avesse avuto il coraggio di pubblicarlo di nuovo, perché questo libro (e credo anche i successivi) merita il suo spazio in tutte le librerie.

    Mi hanno sempre detto che leggere e scrivere vanno di pari passo. Ecco, al secondo posto metto un volume che chiunque voglia scrivere un romanzo dovrebbe leggere: “Fiamme nella palude”. E’ così che si scrive un romanzo. Così si crea una trama (ok, il finale è po’ un’americanata). Si sente che è un libro che difficilmente si può attaccare in qualche modo; magari non amate il fantasy, ma il modo di raccontare una storia di dare vita a dei personaggi, non era mai stato fatto così bene. Questo libro è la messa in pratica di tutte le possibili lezioni di scrittura che si possano prendere. Se volete scrivere dovete leggerlo, studiarlo e poi scrivere come se non ci fosse un domani.

    Infine, il meglio del meglio. E’ un libro che non avevo richiesto e che mi è stato donato dall’editore. “Il talento del crimine”. Non so nemmeno cosa altro dire. Come spiegare quanto sia stato un sogno, come lettura, come storia, come scoperta? È stato uno dei pochi libri in vita mia che avrei voluto sottolineare (peccato mortale, degno della pena capitale, in casa Chimera). Le tematiche trattate sono varie e  snocciolate con una profondità che resta dentro. Prima di scrivere questo articolo ho riletto uno dei passaggi più belli. Sono passati mesi eppure anche così, estrapolato dal contesto, riletto per rievocare la sua lettura, ha lo stesso sapore della prima volta. Che dire se ancora non avete letto nulla di questa autrice provate, fidatevi non ve ne pentirete.

    Con i libri ho finito ma resta ancora una cosa di cui parlare… del mio anno come autrice. Quindi sì c’è altro da leggere sul 2020, ma ne parliamo in un altro articolo.

  • 2020 – L’anno di letture della Chimera (seconda parte)

    Riprendiamo da dove mi ero interrotta. È ora di parlare del meglio della Distopia. È un genere che dopo Hunger Games è scaduto nello young adult, dimenticando le vette raggiunte dai capolavori che gli avevano dato un peso importante. Attenzione amo gli YA, ma troppo spesso diventa quasi una caricatura di se stesso. Sono felice di averlo riscoperto attraverso romanzi che hanno lasciato altrove questa bruttura, e il meglio è segnato da “La tuffatrice”, “Catena Alimentare” e “L’ascesa di Senlin”. Questo trittico ha caratteristiche diverse: i primi due futuristici, il terzo più fantasy, ma sono pronti a togliere il velo di felicità dietro cui, una società perfetta, nasconde il marciume della sua essenza. “L’ascesa di Senlin” non è propriamente distopico, ma la torre e la favola che viene raccontata su di essa sono un ottimo spaccato del mondo moderno, dove siamo capaci di vedere e vivere l’irrealtà senza capire che, in fondo, dietro a così tanta perfezione non c’è altro che una facciata.

    Fantasy e Urban Fantasy… come sempre il primo amore non si scorda mai, ma questa volta ho fatto davvero fatica a creare un podio. Ad esclusione di uno che mi ha davvero sorpreso, gli altri due sono stati quasi unicamente intrattenimento con molti (forse troppi) difetti. Partiamo dalla coppia che si è “lasciata leggere” con piacere nonostante l’imperfezione, anzi, tra buchi di trama e cadute di stile si sono rivelati un bel groviera; mi riferisco a “Crescent City” e “La guerra dei papaveri”. Il primo davvero troppo prolisso, ma che mi ha tenuto compagnia con piacere. Il secondo, con grandi errori nella trama, che però si legge con piacere grazie alla scelta dell’ambientazione orientale, un elemento che si rivela importante e non di solo contorno.”Wicked Tapes”, il podio è di nuovo di Margherita Fray. Si rivela il romanzo (anche se breve) più bello del genere: è completo, frizzante, sconvolgente, romantico e ha una struttura alternativa. Consigliato perché è anche una prova d’autore sensazionale: dimostra la versatilità di chi scrive, la flessibilità a non rimanere ancorati all’etichetta di un genere, e il pregio di adattare se stesso alle storie che vuole raccontare.

    Ora senza indugi andiamo al meglio del meglio. Di solito nomino tre migliori titoli, più una menzione speciale ma la realtà è che quest’anno ho letto dei libri che meritano di essere citati. Non posso ridurla a numeri così bassi, abbiamo tre menzioni speciali e ben cinque volumi sul podio.

    Da citare a margine, perché hanno fatto in qualche modo la differenza di quest’anno, sono “Poirot – Tutti i racconti” che mi ha aperto gli occhi sulla figura di questo investigatore il cui accento francofono e i baffetti mi avevano sempre attirato, ma con cui pensavo non sarebbe potuto scoccare nulla e invece è stato amore. Il secondo che cito è “Cuori Arcani”, una storia davvero particolare che trasudava di profumo d’arancia e mi ha mostrato come l’amore per i luoghi può portare a creare storie poetiche. Non è un libro che ho promosso a pieni voti, anzi, ma voglio rileggerlo perché credo di averlo iniziato in un momento sbagliato. Sono sicura che quando lo rileggerò si mostrerà in tutto il suo splendore. Infine, ma non per questo da sottovalutare, “Paul Verlaine – il fiore del male”, una storia che mi ha mostrato come un editore possa tirare fuori dalla bravura dei suoi autori una collana editoriale che ha un potenziare incredibile.

    Chi c’è sul podio però? Beh… facciamo che ve ne parlo in un articolo a parte.

  • 2020 – L’anno di letture della Chimera (prima parte)

    Tirando le somme sono arrivata a leggere ben 63 volumi. Non è un cattivo risultato, ma vi confesso che potevo fare di più. C’è da dire che ci sono stati periodi di magra, come a inizio anno, dove mi ero presa i miei tempi per leggere, ma anche la situazione che stavo vivendo non mi permetteva di godere della lettura appieno. Anche tra fine ottobre e novembre, per colpa del Covid, ho preso la distanza da molti libri perché ero nauseata dalle storie, per un attimo ho iniziato a odiare tutti i libri che avevo in casa. Questa pandemia mi aveva fatto perdere il baricentro della mia vita, arrivando in un momento che volevo dedicare a me stessa, portandomi via la libertà di scrivere, perché per un mese, a parte l’isolamento, ho vissuto senza stimoli e forze.

    Cominciamo dagli editori. Il meglio di questo 2020 secondo me arriva da due molto diversi e di cui ho letto poco, eppure quel tanto che basta a farmi capire che vanno consigliati a tutti. Il primo è Carbonio Editore con cui ho collaborato, ma di cui sto puntando altri due o tre titoli da comprare per leggerli nel 2021. Non è un catalogo frivolo il loro, i testi che ho letto mi hanno dato una chiara visione sulla profonda ricerca e cura dei loro testi, facendomi scoprire anche autrici che meriterebbero molto più spazio nelle librerie italiane, come Jill Dawson. Se cercate qualcosa di serio con cui aprire il 2021, guardate i loro libri, se comincerete con Carbonio sono sicura che l’anno partirà con la marcia giusta.

    Il secondo editore è Tunué: non ho letto libri, mi sono soffermata sulle loro graphic novel e vi confesso che probabilmente tenterò anche la parte letteraria delle loro pubblicazioni. Mi sono dedicata unicamente ai lavori di Tony Sandoval, ma non me ne vogliate, amo troppo questo artista. Lo avrete capito dalle mie recensioni sulle sue opere. Il plauso è da condividere anche con l’editore che, non solo lo ha portato in Italia, ma ha anche saputo fornirgli il formato e i materiali più adatti per esaltare le sue opere.

    Stranamente ho letto anche libri per ragazzi e giovani lettori. L’ho fatto principalmente perché era uscito “La signora Frisby e il segreto del Nimh”, che ha dato una nuova sfaccettatura a una delle storia più importanti legate alla mia infanzia e, sempre per rimanere in tema topolini, ho letto (e vi consiglio) “Factory”. La narrativa per piccoli mi è sempre apparsa come scialba e priva di spessore, eppure questi due libri mi hanno dimostrato che può essere anche profonda e concreta. Forse è il caso di dare una seconda possibilità a quel lato delle librerie che sembrano essere ben rifornite, ma che gli adulti non leggono.

    Passiamo a parlare di generi. Guardando le mie letture spicca il romance. Grazie a questo genere ho ripreso a leggere durante il covid e lo devo a “Un’estate da ricordare”, un romance storico prequel di una serie che sto leggendo senza troppo impegno, recuperando ogni tanto i volumi che la compongono. Tra le eccellenze del genere però abbiamo anche “Condannati” di Jane Harvey Berrick, che finalmente è tradotta al meglio per i lettori italiani, e che emoziona con le sue storie uniche e che parlano di rivincita e rinascita. Altro titolo da citare “Come petali di Ciliegio”, un caso editoriale che da self è arrivato alla grande editoria dimostrando, ancora una volta, che se scrivi bene prima o poi un buon editore verrà a bussare alla tua porta. Infine il meglio di questo genere, “Pâtisserie Française – Macarons in cerca d’amore” di Margherita Fray. Si è rivelata la lettura migliore in questo genere: frizzante, ironico, spensierato, è stata la lettura che ho consigliato di più, tanto da farlo leggere anche alle mie colleghe in ufficio durante gli ultimi mesi di lockdown questa primavera. Se (sul serio?) non lo avete ancora letto, vi consiglio di recuperarlo; questa autrice ha la stoffa per scrivere e mi auguro di leggere molto altro nel 2021!

    Altro genere di cui non avevo mai parlato sul blog sono le graphic novel e fumetti. Mi sembra giusto dare spazio anche al meglio di questa categoria. Il meglio è formato da un trittico molto vario eppure armonioso. Partiamo con “Heartstopper”. C’era bisogno di questa storia, servivano le sue vignette ironiche e eppure ricche di emozioni. “Watersnakes” è il secondo titolo, ci porta la delicatezza di un tratto unico con la spensieratezza di storie che sembrano rivolte a un giovane pubblico, ma con tematiche forti a volte splatter. Infine quello che per me è stato il meglio per questa categoria: “Cheshier Crossing”… ok forse sono un filino di parte perché c’è Alice, ma mi è piaciuta moltissimo e mi sento di consigliarla a chi ama i crossover, e se ve lo dice una che non ne leggerebbe, fidatevi significa che merita.

    Mi sono dilungata abbastanza direi che teniamo per la seconda parte il Fantasy, la Distopia e soprattutto il meglio del meglio.

  • 2020 – L’anno blogger della Chimera

    Come ogni anno è il momento di tirare le somme sul 2020. Lo so, sono in ritardo, ma è stato davvero un fine anno complesso e mi sono presa il tempo per scrivere e rileggere questa serie di articoli. Quello che per molti è stato un anno da dimenticare per me era partito con sani principi: avevo deciso di prendermi i miei tempi, di leggere quello che volevo (e anche decidere di non completare la lettura se il libro non mi piaceva), e ho mandato tutto a quel paese dando per la prima volta disponibilità alle collaborazioni.

    Partiamo dal fatto che se la scelta è stata principalmente fatta per capire se davvero, certe uscite, valessero la cascata di cinque stelle che ricevevano. La risposte è ovviamente no. Non tutte le nuove uscite dovrebbero essere consigliate così caldamente dai blog: l’entusiasmo di un nuovo romanzo lo capisco, la scelta di dire che è il capolavoro del secolo invece lo disapprovo.

    È anche l’anno dei cartacei mandati a blogger “cani” e “poracci”. Lavorando in diversi eventi ho visto, sia scroccaggini, che gruppi telegram tattici in cui ci si lamentava del “se non ci mandano il cartaceo allora leggiamo solo il primo libro della saga e ciaone!”. Sono una amante della carta, sebbene gran parte delle mie letture siano state digitali (magari seguite dall’invio del cartaceo), eppure inizio ad apprezzare di più gli uffici stampa che evitano l’invio di copie omaggio a singoli portali sconosciuti; mi è sempre più chiaro che troppi blogger non hanno ancora capito come funziona il processo di promozione per una casa editrice (e fidatevi, grande o piccola il principio è lo stesso): tutti vorremmo dei pacconi da aprire per far vedere a tutti cosa il tal editore ci ha spedito, ma se non abbiamo una community o un numero di follower concreto, fidatevi che l’unico pacco che potrete ricevere è quello di un appuntamento saltato. Questo è un discorso che, se avrò modo, vorrei affrontare in un articolo ad esso dedicato. Quindi sappiate che probabilmente in futuro potrei leggere copie digitali mandate dalle CE e non pretendere il cartaceo, perché trovo che non tutto quello che leggo, valga la pena di occupare spazio in casa mia.

    Di certo una grande assenza è stato il self. Ne ho letto e promosso poco. Questo è un male, perché ho sempre supportato e creduto che tra le migliaia di pubblicazioni ci siano dei diamanti allo stato grezzo. Devo recuperare e leggerne di più anche perché a breve riaprirà la rubrica libri diversi per lettori strani, che ho lasciato troppo tempo in sospeso. Ho riavviato a fine 2019 il blog che (mi ero dimenticata di dirlo) il 27 dicembre ha compiuto ufficialmente i suoi 10 anni. Lo sanno in pochi, non mi metto a suonare le campane per la ricorrenza anche perché, quando lo aprii, lo feci soprattutto per fuggire da quello che avevo appena perso per sempre.

    Dopo dieci anni, ancora mi ritrovo a riflettere su cosa sia giusto e sbagliato per me e per il mio blog. Vorrei avere la forza di dire tutto quello che non va nel mondo editoriale, ma ho capito che spesso mostrare le brutture, mettere in guardia lettori e autori non serve a nulla. Sì, continuerò a NON consigliare o comprare libri di certi “editori” (che per quanti corsi possano fare sull’argomento, rimangono gente che non ha mai capito che deve andare a zappare i campi), ma sono stufa di dire la mia se poi, chi la pensa come me, il massimo che può fare è un cenno di assenso con la testa davanti al pc mentre legge queste parole. Sono stata abbandonata da molti in questo 2020, e ho capito che non sono fatta per spingere sempre in alto autori “amichette” che poi della Chimera ignorano tutto. Ho teso la mano troppe volte per poi vederla sempre lì, in cerca di aiuto, rimanere abbandonata mentre altre persone salivano in classifica e facevano fruttare il successo che, anche io, avevo contribuito a creare. Se conto zero solo perché sono una piccola blogger che scrive piccole storie, beh a questo punto meglio restare sola e consigliare molto altro a chi compra libri intorno a me. Non importa che siate in quattro gatti a leggere questo articolo, d’ora in poi basta parlare di colleghi per amicizia, parlerò solo di chi scrive bene.

  • Blog Tour – Pelle d’Asino – Le principesse minori delle favole classiche

    Pelle d’Asino – Le principesse minori delle favole classiche

    L’albo che Rizzoli mi ha gentilmente inviato è suggestivo. La cura delle immagini, e la scelta di usare un colore metallizzato per dare ancora più spessore alla rappresentazione di queste figure, le rendono una via di mezzo tra le icone russe e lo stile preraffaelita. Si è trattata di una lettura piuttosto breve ma piacevole, la cui sua storia mi era sconosciuta. Già perché questa principessa, che ha una sua favola, non ha avuto la fortuna di un lungometraggio disneyano che l’abbia portata nelle case di tutti i bambini del mondo: no, è una di quelle favole minori che rimangono nell’ombra di colossi come Cenerentola e Biancaneve.

    Attenzione, questo volume è stato offerto da Rizzoli.

    Il racconto popolare fiabesco ha sempre avuto come protagonisti graziose fanciulle oppure principi azzurri. Di certo tra le più famose, ma meno mainstream come quelle disneyane, troviamo “Capuccetto Rosso” e “Hansel e Gretel”: sono due storie che arrivano dalle raccolte del fratelli Grimm. Bene o male la trama la conosciamo tutti, ma credo che in pochi abbiano mai avuto modo di leggere (o farsi leggere) queste due storie nella versione originale.

    Anche il padre della Sirenetta, Hans Chrstian Andersen, è l’autore di un’altra protagonista femminile molto citata per insultare le ragazze pretenziose, ma sono sicura non associate a lui: “La principessa sul pisello”. E’ una sua storia e anche in questo caso abbiamo spesso solo una vaga idea di quella che è la trama, infatti non ha mai riscosso il successo di altri suoi racconti (come per esempio “I vestiti nuovi dell’imperatore”).

    Quello di Pelle d’Asino è curiosamente lo stesso della più celebre “La bella addormentata nel bosco”, ma Charles Perrault è anche colui che ha dato spazio al più noto uxoricida della storia delle favole: Barbablù.

    Mi fa sorridere poi che una delle protagoniste più note della favolistica anglofona, ha avuto la fortuna di avere un suo cartone animato targato Walt Disney (nel 1922) eppure di lei non si ricorda più nessuno al di fuori di Inghilterra e Stati Uniti. Mi riferisco alla cara Riccioli d’Oro di “La storia dei tre orsi”.

    Ci sono certamente altre storie classiche meno note che meriterebbero di essere citate, ma vi confesso che non ho accesso a quei pochi volumi (della mia infanzia) in questo momento, perché di certo ne vorrei citare altre che conoscevo. A questo poi andrebbero ad aggiungersi anche le eroine delle fiabe popolari di tutto il mondo e che io, lo confesso, non conosco. Insomma là fuori ci sono storie che sono state usate per raccontare le grandi morali del mondo, alcune sono diventate lungometraggi, altre invece sono rimaste sepolte nella polvere del tempo, oscurate da sorelle più celebri. Grazie a volumi come questo abbiamo modo di scoprirle e dare nuova linfa a storie rimaste troppo in ombra.

  • Recensione Gli inganni di Locke Lamora di Scott Lynch

    Prendete Venezia, fatto? Aggiungete una sana dose di avventura, fatto? Mescolate energicamente mentre a cascata versate alchimia, ladri di strada e gilde. Fatto? Ora lasciate riposare in attesa che Mondadori faccia la magia, tra grafica d’effetto e raffinata ricercatezza nell’impaginato, ed ecco a voi pronto per la lettura “Gli inganni di Locke Lamora”, primo volume della serie The Gentleman Bastard Sequence!

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Era il 2019. Io con i soliti fedeli amici scrittori delle due pagine al giorno, in una casa a guardare insieme le lezioni della Masterclass di Neil Gaiman. Lo so, state pensando che stia divagando, ma fidatevi che arrivo al punto. Non ricordo bene cosa ci portò a parlare de “I bastardi galantuomini”, ricordo solo che mi bastarono le parole “Venezia fantasy”, unite a “avventura”: dovevo leggere questo libro. Con piacere mi dissero che la serie, interrotta da anni dalla Nord, era già nelle mani della produttiva Mondadori che, sotto alla linea editoriale Oscar Vault, stava mettendo in programma la riedizione dei primi volumi, oltre a pubblicare il terzo volume ancora inedito di questa serie.

    Devo essere onesta, questa serie non sono riuscita a leggerla al suo debutto. È nella mia wishlist da molto tempo (seppure non lo ricordassi e ci fossero voluti i miei amici di scrittura per farmi tornare la voglia di leggerlo), ma si era perso nelle sabbie del “appena esce il terzo volume lo compro”. Come troppo spesso accade, ecco che la pubblicazione non era mai arrivata e anzi, per fortuna ho atteso per vederlo in questa veste speciale.

    L’ambientazione è Camorr, una città che ricorda molto la nostra Venezia ai tempi del Doge. Alla suggestione dei canali descritti da Lynch, si aggiunge anche la componente fantastica che si sente appena nei primi capitoli, attraverso a oggetti e bevande alchemiche, a cui poi si aggiungerà molto altro continuando la sua lettura. Come se già così non bastasse ad affascinare, arriva anche la scelta di non raccontare i piani alti di questo mondo, bensì si parte dalle sue profondità più putride: Locke è un orfano che si trova a finire in una piccola banda di ladruncoli di strada che vive in un cimitero, e che poi arriverà a vestire i panni del più bravo Garrista di Camorr, senza che la città sappia davvero della sua esistenza.

    Locke infatti entrerà a far parte di un gruppo molto ristretto di ladri di classe, i Bastardi Galantuomini, votati a truffe con un certo livello di destrezza, in cui gli obbiettivi sono nobili e ricchi mercanti, che nessuno scoprirà.

    Da questa lunga premessa potete intuire quanto mi sia piaciuto, perché questa serie sembra avere tutti i presupposti per essere una delle migliori saghe che abbia mai letto (la speranza è che non cali nei prossimi volumi). Ho amato follemente l’ironia delle situazioni e delle battute dei personaggi. Ho trovato geniali i piani per incastrare chi finiva nel mirino della banda. L’unica pecca, che però diventa meno pesante di capitolo in capitolo, è la scelta di una narrazione su due livelli temporali: in uno abbiamo il presente, nell’altro il passato di Locke in cui, oltre a scoprire come è diventato ciò che è ora, viene svelata la storia e le particolarità di Camorr. Di solito questi salti mi indispettiscono moltissimo, ma vi confesso che per la prima volta non mi hanno dato grande fastidio, anzi, per certi versi sono rimasta più volte con il fiato sospeso nel voler sapere di più, e mi sono ritrovata a divorare pagine su pagine per scoprire quello che Lynch aveva lasciato in sospeso in un altro piano temporale.

    Insomma per essere un volume uno è parecchio ricco, promette di avere molto altro in serbo nei prossimi libri. Mi trovo a consigliarlo e a dover passare subito al secondo libro di questa saga. Se siete scoraggiati dal numero di pagine, o dal fatto che sia un libro pubblicato nei primi anni ’10 del 2000, ebbene lasciate a casa ogni dubbio. Merita di essere letto!

  • Recensione Sulla soglia di Giovanni Peli e Stefano Tevini

    Stefano si occupa di portare gli uomini che hanno raggiunto la Soglia64 alla morte. Anche suo padre ha pochi mesi di vita e sembra non avere più una ragione per vivere. Riusciranno i due a trovare un rapporto, e magari una via di fuga, in un mondo che si piega a un vivere forse troppo etico?

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Stefano Tevini.

    Si sente che questo libro non è totalmente Teviniano, eppure la sfumatura caustica e irriverente tipica di questo autore spica ancora una volta dalle pagine. Il mondo in cui i protagonisti si muovono appare grigio e asettico, in linea con la copertina. Una società in cui, finalmente, è stata trovata una concreta soluzione al sovrappopolamento del pianeta. È una tematica che non tutti forse conoscono, ma il fatto che siamo troppi su questa terra sembra aver portato, la maggior parte dei narratori a cercare la cui trama si ispiri alla fuga nello spazio, o a un massacro nucleare, come soluzione al problema. Qui no, la consapevolezza che solo una parola può salvare l’uomo riecheggia in ogni singola pagina: risparmio. Nessun prodotto non necessario, uno stop in cui l’uomo è costretto a sacrificare un’ora della sua vita. Infine una data di scadenza per tutti: sessantaquattro anni, al cui compimento la gente viene terminata.

    Ci sono passaggi che denotano quanto l’alimentazione, ma anche la scelta di risorse alternative, siano una presenza costante e quasi soffocante: ho odiato il seitan, i tortellini ripieni di creme vegetali, la carne clonata (che non ha origine animale) salvando solo la bioplastica. Questo insieme di elementi green sembrano togliere sapore e senso alla vita dei personaggi. Il tutto unito al “riposino”, l’ora di sonno a cui tutti sono costretti a sottostare. Compromessi per una vita migliore, che però ha un sapore troppo sbiadito per essere vissuta.

    Una storia che di pagina in pagina sappiamo dove vuole andare a parare, ma il finale non è per cuori delicati: con poche parole distrugge tutto. Non voglio fare spoiler, ma vi garantisco che sono rimasta a guardare la pagina dei ringraziamenti, sperando che dopo quella fine, un qualche modo, ci potesse essere un lieto fine.

    Una lettura spiazzante, che ho letto con i suoi tempi (a volte non più di un capitolo al giorno), perché questa scrittura va lasciata decantare, non si può divorare dall’oggi al domani. Un modo per riflettere su quello che potrebbe essere un domani, un romanzo a due voci che urla ai lettori una tremenda morale: è forse così che dovremo vivere? Pagare un sacrificio enorme perché il mondo sia salvo, ci ripaga veramente? Lo so che sono di parte e una brutta persona, ma io al mio McMenù non ci rinuncio per un mondo migliore.

  • Le mirabolanti avventure di Lovelace & Babbage (di Sydney Padua)

    Lovelace & Babbage, due ingranaggi fondamentali che hanno messo in moto un macchina destinata a rivoluzionare la computazione mondiale, grazie alla loro visone poliedrica della matematica e del progresso tecnologico. Non a caso hanno gettato le basi per la Macchina di Turing, per poi diventare passo dopo passo quel tool che noi chiamiamo grezzamente “computer”.
    Mondadori, che ha gentilmente offerto questo libro, punta molto in alto con quest’opera della collana Oscar Ink. E ne ha ben donde, perché il lavoro di ricerca di Sydney Padua è certosino tra biblioteche, archivi e Google Books. L’autrice ci riporta in un’era illuminata, dove le colonne portanti dell’attuale informatica ed elettronica erano soliti trovarsi, in occasioni più o meno mondane, per scambiare idee e progetti grazie ai quali l’automazione ha avuto una spinta decisiva.
    Lei, considerata la prima programmatrice in assoluto in barba al patriarcato, lui una mente folle ed incompresa che ha unito vapore e meccanica nelle sue macchine.
    Questo volume è come la Macchina Analitica da loro progettata. Ha una sua magnificenza, una sua stranezza, una sua complessità ed anche un piccolo senso di incompiuto. Vi è un’alternanza continua di graphic novel, con note a margine, disegni, foto, stralci di lettere, eppure una volta terminato è come se mancasse qualcosa, pur avendo appreso inconsciamente una quantità enorme di nozioni storiche, matematiche e mondane. E’ impossibile collocarlo in qualche modo, perché è un sapiente mix di informazioni eterogenee che si intersecano una con l’altra creando un legame inscindibile.
    L’autrice ha probabilmente dovuto fare lei stessa uno sforzo titanico per riuscire a raccapezzarsi tra fiumi di nozioni universitarie e documenti introvabili, eppure riesce coerentemente a creare una serie di mini fumetti molto d’impatto e curiosi per celebrare, in un modo molto fantasioso, vari momenti chiave della vita dei nostri beniamini. E’ ammirevole anche tutta la trattazione sui principi meccanici della Macchina, teoremi che ad oggi quasi diamo per scontati, ma che hanno una lungimiranza contestualizzate nell’epoca vittoriana. E’ bene per esempio sottolineare come, anche il primo computer moderno, facesse uso del principio delle schede perforate adeguato da Charles ai sui scopi. Non possiamo non sottolineare che crearono la prima stampante, perché la loro Macchina stampava tavole logaritmiche, testate e controllate regolarmente da Ada. E che dire del Riporto Anticipato, caposaldo delle attuali porte logiche negli apparati elettronici? Sydney ci scaraventa dentro tutto questo oceano di numeri, calcoli, esperimenti, e lo fa con passione e trasporto, per portare alla ribalta due geni indiscussi del ‘800.
    E’ un’opera straordinaria, ma non è per tutti. Richiamerà sicuramente gli amanti della tecnologia, i curiosi, gli storici  e i matematici, ma il suo contenuto è troppo particolare per essere compreso ed apprezzato dalle masse. Il fumetto copre una piccola porzione, rendo la graphic novel striminzita per gli apprezza la fumettistica. La parte storica è ampia ma frastagliata, rendendo complesso ai “non addetti ai lavori” percepire la grandezza del contenuto di lettere e note. La parte matematica e meccanica è altrettanto particolareggiata ma difficile da digerire per chi ha concetti superficiali di meccanica ed informatica.
    Come nota a margine è curioso mettere in luce il fatto che, seppure non tutta la società non vedeva di buon occhio il genio che si celava dietro alle donne, da questo volume traspare invero che erano tempi migliori  per le ardite che si lanciavano nelle scienze. Stranamente pian piano vi è stata un’inversione di tendenza che ha portato gli uomini, erroneamente, a credere di essere i soli delatori meritevoli di poter studiare le scienze. Ada Lovelace era una matematica che superava di gran lunga gli uomini. E lo dicono, nero su bianco nelle loro lettere, i maestri che ci hanno lasciato in eredità le fondamenta dell’informatica moderna.