Recensione: La legge dei lupi di Leigh Bardugo

La legge dei lupi

Abbiamo lasciato Nikolai con delle nozze da celebrare e Nina, infiltrata,  che potrebbe dare la chiave a Ravka per sopravvivere a una guerra ormai alle porte. Già dalle prime pagine capiamo che non sarà semplice, i nostri eroi si troveranno davanti all’ultima grande lotta.

Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

Siamo ai conti finali ma è chiaro che la Bardugo non ha intenzione di farci godere il finale in fretta. Questo è, ad ora, l’ultimo volume del mondo Grisha. Devo confessare che un poco mi spiace vedere la parola fine su questo libro, ma devo anche che, ad esclusione della parte legata a Nikolai che mi ha convinto meno, leggerei ancora altro.

I miei più grandi dubbi sono legati al personaggio di Nina che non conosco dalla precedente dilogia (quindi potrei sbagliarmi e ve lo confermerò o meno appena leggerò Sei di corvi), ma che dopo l’amore dimostrato per Matthias ora si trova a legarsi ad Hanne e non lo so … l’ho trovato un poco messo lì per sì complicare la trama, ma anche per strizzare un occhio alla comunità LGBT+ (a mio parere potevano giocarsi un altro personaggio diverso da Nina).

Rispetto al primo volume si è rivelato meno deludente del previsto, anche se avrei davvero preferito non dover vedere di nuovo l’Oscuro come l’evoluzione del personaggio di Nina. Mi sembra una scelta fatta più per il fandom che per esigenze di trama (insomma di nemici e intrighi ce n’erano già abbastanza perchè rivangare il passato?).

Non sono pienamente soddisfatta, ma devo dire che questa saga non posso non consigliarla: certo non è perfetta, ma è il perfetto esempio di come integrare un elemento magico a una o più culture a noi famigliari (Ravka è chiaramente una Russia magico-steampunk per fare un esempio): insomma uno strumento ideale per scrittori di fantasy che non sanno come creare un proprio mondo fantasy (alla Mucciaccia, prendete un po’ di colla vinilica, un po’ di magia, la Russia Zarista e incollate tutto insieme con coerenza). Certo ci sono esempi più eccelsi di questo, non lo nego, ma dobbiamo rendere atto che questo libro è riuscito dove molti altri (scritti anche meglio) non sono riusciti: a vendere un casino e diventare pure una serie Tv su Netflix, insomma qualcosa che lo rende davvero speciale c’è.

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    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

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    Con le parole di Lady Whistledown vi presento quindi i Bridgerton:

    “I Bridgerton sono la famiglia più prolifica dell’alta società. Tale peculiarità è encomiabile anche se si può ritenere banale la scelta dei nomi fatta a suo tempo dall’ormai defunto viscontee dalla viscontessa per i loro figli: Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacinth. Avere metodo è una cosa meritoria, ma si pensa che dei genitori intelligenti riescano a ricordare il nome dei propri figli anche senza metterli in ordine alfabetico.”

    Otto tra fratelli e sorelle che nel complesso mondo del ton, nell’epoca più abusata per raccontare storie romantiche, dovranno fare i conti con l’amore, a volte ricercato altre inaspettato, che terrà i lettori incollati alle pagine.

    I primi tre volumi in uscita oggi sono: “Il Duca e io” dedicato a Daphne, “Il Visconte che mi amava” in cui sarà il capofamiglia Anthony a cedere al proprio cuore e infine “La proposta di un Gentiluomo” dove sarà il turno di Benedict farci vivere una favola Regency.

    Tre libri a cui seguiranno anche i restanti cinque (aspettiamo con ansia le date), che sapranno allietar gli amanti del romance storico.

    Per questo vi invito a seguire il Review Tour per scoprire nei dettagli cosa ne pensiamo noi blogger che abbiamo avuto la fortuna di leggerli.

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    Attenzione questo albo è stato offerto da Mondadori.

    Favole e racconti di macabri omicidi che il tempo trasforma in canzoni o poesie, facendo perdere le tracce della tragica storia vera da cui han tratto ispirazione, ma portando avanti quella della cruda verità sul sangue versato. L’idea di riadattare queste storie “classiche” è certamente ben riuscita. Il tratto di Daniele Serra si adatta alle storie che va a raccontare. La narrazione invece a tratta è già premessa dalle note introduttive, a volte interessanti a volte troppo “spoiler” togliendo il pathos alla storia.

    Un altro tratto che mi ha convinto poco è che alcune parti del fumetto si estraniano dai fatti della Ballad, mostrando altri casi famosi a essa legati: un’idea che a volte non serve, perché ruba tavole alla storia che poteva in qualche modo raccontarle in maniera diversa.

    Di certo è un volume che consiglio agli amanti delle storie cupe, chi ama i “true crime”, ma anche chi non può resistere alle tavole dalle forti dominanti cromatiche, dove a volte è solo il colore a raccontare e non l’immagine. Dal punto di vista delle storie ammetto che mi aspettavo un po’ di più. Peccato, perché le basi per godere in pieno il volume (soprattutto graficamente) ci sono tutte. Il mio consiglio é di andare in libreria e aprire una pagina a caso di questo volume, se le immagini vi colpiscono allora è la lettura per voi.

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    Attenzione questo romanzo è stato fornito da Mondadori.

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    Per questo evento ho deciso di focalizzarmi però su Michele Strogoff. L’ho fatto perché la mia passione per gli Zar è infinita e non potevo esimermi dal leggere la visione di Verne sulle steppe e sulla corte russa. È stata una scelta azzardata e vi confesso che mi ha ripagato: l’autore non descrive unicamente l’avventura del viaggio del corriere dello Zar, ma si sofferma a parlare di ogni città toccata o vista dai personaggi, permettendo al lettore di esplorare luoghi lontanissimi, scoprendo non solo le sue bellezze ma anche le loro storie.

    Il viaggio, non privo di emozioni per il protagonista, porta Michele a incontrare Nadia, una giovane donna in viaggio per potersi ricongiungere al padre; si aggiungono anche due giornalisti, uno francese e uno inglese, che si rivelano due macchiette comiche che animano molti momenti. Non c’è un attimo di respiro in questa storia che racconta di come un tempo i viaggi fossero dilatati nel tempo e pieni di così tanti imprevisti da risultare autentiche sfide che potevano costare la vita. Se già il viaggio risulta difficile, si deve aggiungere anche la complessità aggiunta con la rivolta dei Tartari: potete capire che questo libro non si ferma un attimo.

    Si tratta di una storia classica e nonostante sia comunque datata come narrazione (alcuni punti descrittivi potrebbero rallentare la lettura). E’ anche stata trasposta in diversi film e serie televisive (ci sono anche due lungometraggi animati) e questo ve lo dico perché gli elementi contenuti lo rendono completo: avventura, spionaggio, amore, le bellezze della terra siberiana. Una lettura che non sempre si riconduce a questo autore, eppure non si può negare che sia degna del suo nome.

    Il libro è come sempre ben curato, rappresenta appieno i racconti e lo stile di Verne. L’unica pecca a mio parere è che le illustrazioni al suo interno siano quelle classiche che un poco stonano con la modernità dell’esterno (ma questo è un mio gusto personale).

    Per essere il mio primo Drago lo approvo a pieni voti e direi che non dovrebbe mai mancare sulla libreria di un appassionato di Verne… Semmai mi domando, ci sarà un volume due con anche altri lavori di questo grande autore? Beh la speranza è l’ultima a morire.

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    La Terra di Mezzo è intorno a noi. Nessuno leggendolo può pensare diversamente. Ci sono tantissimi elementi che fanno capire che non ci troviamo in un luogo di invenzione, semmai è Tolkien ad aver portato nella terra di mezzo ciò che più amò, ma anche ambientazioni che lo segnarono indelebilmente.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Se viene facile riconoscere nella Contea la campagna inglese, che lo segnò nell’infanzia e non solo, trovo sia molto sfizioso questo viaggio per l’Inghilterra e non solo, per poter arrivare a capire come siano stati plasmate le terre, i boschi, fino alle torri che caratterizzano i suoi romanzi.

    È inutile negare che questo volume è l’ennesimo compendio necessario per chi, come me, ha sempre bisogno di una nuova boccata d’aria che venga da Moria, da Bosco Atro, da Collevento, fin anche da Granburrone o Mordor. In questo periodo in cui non c’è dato modo di viaggiare, farlo attraverso le storie che amiamo credo sia, sebbene una consolazione, una buona fuga da questa pandemia che ci tiene spesso chiusi in quattro mura e ci nega ogni possibile svago turistico.

    Questo volume snocciola, non solo la biografia di Tolkien, ma sviscera come pian piano le influenze della sua vita quotidiana siano arrivate a dare colore e forma a un mondo che non è mai stato semplicemente uno sfondo per le avventure che le hanno abitate. Ho visto solo uno scorcio della campagna inglese, eppure ho riconosciuto quel verde che poi è lo stesso che davvero ha dato le basi per Hobbiville. Anche se vi confesso che per me la vera Contea è Case di Viso, un luogo quasi totalmente diverso da quello descritto dal suo autore, ma che ho visitato e vissuto proprio mentre leggevo quei capitoli.

    C’è una perplessità che mi sento di esprimere su alcune cartine all’interno di questo volume. Spero che siano errori di conversione, ma per un attimo avevo sperato che in Italia ci fossero luoghi da ricondurre in qualche modo a Tolkien. Ho invece notato che la cartina era posizionata in maniera errata rispetto ai punti indicati, che erano relativi alla svizzera. Quindi nulla, non c’è speranza di poter ripercorrere quegli itinerari a breve.

    C’è molto su Tolkien e sono certa serva alla mia libreria, ma anche alle vostre. Se ancora non lo avete fatto andate subito a recuperare questo libro, lo so che avrete poco spazio, ma lo troverete appena lo avrete tra le mani.

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