Recensione Watersnakes di Tony Sandoval

Watersnakes

Due bambine che si incontrano e sono pronte a combinare i peggio disastri, eppure una è solo un fantasma. Un re costretto a fuggire e cercare salvezza. È tutto un sogno o forse è solo una difficile realtà da accettare?

Attenzione questo albo è stato offerto da Tunué.

Amo Tony Sandoval e con queste tavole lui ha ricambiato. Ci sono intere pagine che resterei a guardare per ore e ore. Perfette, il suo tratto a raccontare una storia di pargoli molto weird_onirica, quasi fosse partorita dalla mente di un bambino. Già perché devo confessarvi che, per quanto proceda, ogni nuova scena è una scoperta e non sembra seguire una trama: anche alcune azioni dei personaggi sono molto bambinesche strappano un sorriso, perfino nel finale, quando tutto è oscuro e sanguinolento. Gioca con noi lo stesso disegnatore dove in alcune pagine inserisce degli elementi che, per gioco, decorano la pagina (come un pesce o un dente).

Uno dei dettagli che ho apprezzato di più di questo volume è stata la carta. È stata scelta una grammatura interessante e soprattutto opaca. Aprendolo mi aspettavo fosse lucida, invece scorrendole ho capito il gioco fatto dall’editore: le vignette presentano ancora il segno della matita. Con questa carta l’effetto acquarello dei colori si esalta, insomma la carta fa sembrare questo volume composto da tavole originali.

Amo i tratti distintivi dei personaggi, con i loro faccioni immensi, i corpi sottili e longilinei, occhi enormi e distanti; il tutto sempre in contrasto con il mondo degli adulti in cui i grossi visi lasciano spazio a volti caricaturali, dove enormi nasi e infinite rughe definiscono queste facce che non sembrano degne di una loro storia.

Molto interessante la scelta cromatica per le varie avventure: ecco che il nero del polpo è anche il protagonista della palette del mondo onirico, al contrario, nel mondo reale abbiamo toni pastello luminosi.

Un volume davvero fantastico. Unico, speciale e che consiglio agli amanti delle Graphic Novel.

Articoli simili

  • Recensione Peccati d’inverno di Lisa Kleypas

    Evie non ha speranze. La sua famiglia vuole che sposi suo cugino e  probabilmente, appena avrà ereditato i possedimenti del padre morente, la farà fuori. La sua unica speranza è che St. Vincent la voglia sposare. Lui cerca una moglie che abbia una buona dote, lei è disposta a cedergli la sua eredità se la lascerà vivere libera.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Leggereditore.

    Lo confesso, amo le D. in D. “Donzelle in Difficoltà” (se non riconoscete la citazione, disonore su di voi e anche sulla vostra mucca, lo so è un altro film, ma questo genere di citazioni sono le basi!) quindi è chiaro che questo, senza ombra di dubbio, sarebbe stato il mio romanzo preferito. Già perché l’epilogo di “Accadde in autunno” parlava chiaro: Evie aveva bisogno di un marito per scappare dalle violenze dei suoi zii. E io non vedevo l’ora di saperne di più, per questo ho letteralmente divorato questo libro in poche ore. Il problema è che il personaggio di St. Vincent non è uscito pulito da quel libro: lo abbiamo visto rapire e minacciare di stupro Lilian. In questo volume si lava l’onta salvando Evie, però forse l’autrice aveva calcato troppo la mano su di lui nel precedente libro.

    Di certo il bad boy dimostra tutto il suo cuore di panna nascosto, anche se non bisogna dimenticare quanto accaduto tra lui e Lilian (certo avrà modo di redimersi, ma insomma io non lo avrei mai perdonato anche se erano solo minacce) E’ ben costruita la sua evoluzione come personaggio, forse Evie ha un cambiamento più delicato.

    Nell’insieme (anche avendo già letto il quarto libro) vi posso confermare che questo è stato il volume che più ho apprezzato della quadrilogia. Mi è piaciuta la passione che ha coinvolto i due protagonisti, mi è piaciuta la loro fuga, semmai avrei voluto vederli ancora in difficoltà con la famiglia di Evie e, magari, mi sarei goduta molti altri capitoli per vederli magari un giorno figliare.

  • Recensione Catena Alimentare di Stefano Tevini

    Gootchi è una nullità. In un mondo dove le tensioni tra colleghi si risolvono sul ring della palestra aziendale, dove i viaggi vacanze sono scanditi da attività paramilitari, dove i reality show offrono pestaggi all’ultimo sangue, essere all’ultimo gradino della scala sociale equivale a rischiare di perdere tutto. Un amico però gli consiglia di reagire e di seguire un percorso con il noto life coach Gooroo. Questo è l’inizio della scalata per la cima della catena alimentare.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Stefano Tevini.

    Ho letto quasi tutto di questo autore e ogni volta non posso che riassumere il suo lavoro con l’aggettivo “Teviniano”. Stefano si sente proprio in queste pagine, come sempre. È suo, lo rispecchia, a volte mi sembrava quasi di sentirlo leggere a piena voce nella mia mente. Ma cosa significa che è Teviniano? Significa che questo libro non ha confini, non ha paura di portare sulle pagine la violenza, il razzismo e il sessismo. Già perché “Catena Alimentre” mostra un viaggio verso la creazione di un mostro.

    Gootchi è il peronaggio che dovrebbe essere l’eroe e invece la sua metamorfosi da uomo represso e infelice lo porta a diventare un essere sempre più odiabile, che ci fa schifo compiendo azioni riprovevoli eppure è felice si sente realizzato. Quanto è distante, dalla nostra realtà, questo mondo in cui essere odiosi paga in visualizzazioni, in cui il singolo ha il diritto di fare tutto quello che ci fa sentire realizzati?

    Le prime pagine mi hanno ricordato moltissimo “Fight club”, eppure si capisce pian piano quanto invece il mondo di “Catena Alimentare” sia più oscuro: non serve un io “cattivo” a portare il personaggio alla perdizione, anzi, è semplicemente l’essere se stessi seguendo gli ideali di una società a piramide, dove non conta la base ma arrivare alla cime; il migliorarsi a rendere Gootchi libero di essere uno stronzo, il migliore in assoluto infischiandosene dei sentimenti, di chi lo circonda.

    Il tocco di classe poi sta nei nomi: Gootchi, Gooroo, Sis Ko, Renò tutti nomi che fanno riferimento a marche Gucci, Guru, Cisco e Renault un aspetto che mi ha trasmesso, appena messo a fuoco il gioco di parole, come le persone non avessero diritto a una personalità propria, perdendo l’identità e assumendo nomi meno banali in un mondo dove è tutto immagine, dove non ci sono veri diritti.

    Un libro che si legge in poche ore e costruisce un mondo che dovremmo odiare, eppure non è così distante dal nostro, dove la violenza ha più click della divulgazione. Siamo tutti capaci di leggere storie in cui il canovaccio è quello del viaggio dell’eroe, ma quanti sarebbero in grado di capire e affrontare il viaggio verso il mostro? Vi invito a mettervi tra queste pagine e vedere quanto sia semplice, proprio come spesso accade anche nel mondo reale, forse siamo solo mostri in attesa della nostra occasione?

  • Recensione Tolkien – Rischiarare le tenebre di Willy Duraffourg e Giancarlo Caracuzzo

    Un giovane amante delle lingue e delle ballate epiche fonda un club con gli amici con lo scopo di condividere l’amore per la poesia e la scrittura. Quel giovane uomo è J. R. R. Tolkien, l’uomo che segnerà in maniera indelebile il fantasy contemporaneo.

    Attenzione questo albo è stato offerto da Renoir Comics.

    Empatizzare con questo Tolkien è stato facilissimo. Dalle prime pagine ho sentito l’odore della pipa, i suoni delle poesie in Quenya, fino anche toccare con mano il verde della campagna inglese che tanto ha amato. Questa graphic novel non è qualcosa che va semplicemente ad arricchire i nostri scaffali già pieni di biografie e testi del professore. Al suo interno troviamo una dimensione nuova in cui Tolkien è semplicemente un giovane uomo che davanti alle sfortune, ma anche le difficoltà, è emerso grazie anche al circolo di amicizie vere che aveva trovato.

    Lo stile di disegno è quanto di più lontano si possa associare a lui, eppure è l’unico giusto. Staccandosi dagli stili della terra di mezzo, racconta chiaramente la sua vita, soprattutto i momenti più interessanti come l’infanzia e la sua esperienza sul fronte durante la grande guerra. La copertina mi trasmetteva una storia incentrata solo su quest’ultimo punto, invece quasi metà del volume racconta bene la sua giovinezza e gli studi. Una parte di me avrebbe voluto leggere di più della grande guerra, ma è più una questione di fissazioni. Ultimamente i grandi conflitti mondiali mi suscitano un bisogno di leggere e informarmi di più, non ho mai amato la storia come ora. Non divaghiamo torniamo all’albo. Credo sia inutile dire che questo volume ha materiali e formato perfetti, ma per chi non conoscesse questo editore è il caso di ribadirlo (sul serio non lo conoscere? Urge recuperare!): è così perfetto che quasi avevo il terrore di rovinarlo perché, nelle mie mani, è un autentico gioiello.

    Una volume che è un “must have” per tutti coloro che hanno amato le sue opere. Un albo davvero bello per conoscere la speranza inglese dei primi del novecento che si scontrò con il primo conflitto mondiale. Qualcosa di unico e irrinunciabile per chi, come me, al professore deve davvero molto.

  • Recensione Sulla soglia di Giovanni Peli e Stefano Tevini

    Stefano si occupa di portare gli uomini che hanno raggiunto la Soglia64 alla morte. Anche suo padre ha pochi mesi di vita e sembra non avere più una ragione per vivere. Riusciranno i due a trovare un rapporto, e magari una via di fuga, in un mondo che si piega a un vivere forse troppo etico?

    Attenzione, questo libro è stato offerto da Stefano Tevini.

    Si sente che questo libro non è totalmente Teviniano, eppure la sfumatura caustica e irriverente tipica di questo autore spica ancora una volta dalle pagine. Il mondo in cui i protagonisti si muovono appare grigio e asettico, in linea con la copertina. Una società in cui, finalmente, è stata trovata una concreta soluzione al sovrappopolamento del pianeta. È una tematica che non tutti forse conoscono, ma il fatto che siamo troppi su questa terra sembra aver portato, la maggior parte dei narratori a cercare la cui trama si ispiri alla fuga nello spazio, o a un massacro nucleare, come soluzione al problema. Qui no, la consapevolezza che solo una parola può salvare l’uomo riecheggia in ogni singola pagina: risparmio. Nessun prodotto non necessario, uno stop in cui l’uomo è costretto a sacrificare un’ora della sua vita. Infine una data di scadenza per tutti: sessantaquattro anni, al cui compimento la gente viene terminata.

    Ci sono passaggi che denotano quanto l’alimentazione, ma anche la scelta di risorse alternative, siano una presenza costante e quasi soffocante: ho odiato il seitan, i tortellini ripieni di creme vegetali, la carne clonata (che non ha origine animale) salvando solo la bioplastica. Questo insieme di elementi green sembrano togliere sapore e senso alla vita dei personaggi. Il tutto unito al “riposino”, l’ora di sonno a cui tutti sono costretti a sottostare. Compromessi per una vita migliore, che però ha un sapore troppo sbiadito per essere vissuta.

    Una storia che di pagina in pagina sappiamo dove vuole andare a parare, ma il finale non è per cuori delicati: con poche parole distrugge tutto. Non voglio fare spoiler, ma vi garantisco che sono rimasta a guardare la pagina dei ringraziamenti, sperando che dopo quella fine, un qualche modo, ci potesse essere un lieto fine.

    Una lettura spiazzante, che ho letto con i suoi tempi (a volte non più di un capitolo al giorno), perché questa scrittura va lasciata decantare, non si può divorare dall’oggi al domani. Un modo per riflettere su quello che potrebbe essere un domani, un romanzo a due voci che urla ai lettori una tremenda morale: è forse così che dovremo vivere? Pagare un sacrificio enorme perché il mondo sia salvo, ci ripaga veramente? Lo so che sono di parte e una brutta persona, ma io al mio McMenù non ci rinuncio per un mondo migliore.

  • Recensione La guerra dei papaveri di R. F. Kuang

    Rin è orfana e i suoi genitori adottivi hanno un piano per lei: farle sposare un uomo per liberarsene; lei però non ha intenzione di sottostare al destino che le è stato imposto. Ha poco tempo, ma deve studiare e superare gli esami che le permetteranno di avere un suo futuro accedendo all’accademia.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    Questo libro è molto particolare. Partiamo dal fatto che si tratta di una lettura molto avvincente, ma con molti buchi di trama. Allo stesso modo sembra rivolto al giovane pubblico, ma molto spesso le tematiche sono forti e a mio parere non le darei così facilmente in pasto a dei lettori sotto una certa età. Eppure è un libro che fin da subito mi ha appassionato… vediamo insieme i perché.

    Partiamo dall’ambientazione. Siamo in un mondo fantasy classico di forte ispirazione orientale, l’impero con i suoi regni ricorda moltissimo la Cina, come l’isola di Speer, Taiwan e (chissà come mai) il nemico, la Federazione di Mugen, assomiglia invece al Giappone. Eppure i nomi e la storia di questi luoghi raccontano un mondo immaginario, se non fosse che ogni tanto saltano fuori riferimenti chiari al nostro mondo (l’esempio più palese è il libro di studi L’arte della guerra di SunTzu). Questo mix tra realtà e finzione affascina (dai chi non ha mai amato la particolarità dell’estremo oriente) e imbriglia il lettore, di pagina in pagina non può far altro che volerne scoprire sempre di più.

    Il secondo elemento, a mio parere forte, è Rin. La protagonista segue il canovaccio delle storie di avventura orientali. È chiaramente l’eroe che riuscirà in tutto, ma non gli viene resa la strada facile. È orfana in una famiglia che non la vuole e che, per legge, ha dovuto prenderla con sé. Vuole studiare e puntualmente le viene imposto un matrimonio di comodo. Quando raggiunge un risultato o una vittoria questa non è mai appagante: ad esempio riesce ad andare alla scuola, bene, ma è solo una contadinotta. Dimostra di essere comunque sveglia e brava, ecco che il suo essere donna le mette in chiaro da subito che potrebbe non farcela. L’evoluzione di questo personaggio è composta da una costante ascesa, caratterizzata da nuove difficoltà a cui seguono imprevisti e, ogni vittoria, sembra avere un sapore amaro.

    Quello che invece non soddisfa appieno il mio gusto è la scelta di inserire lo sciamanesimo come un dato di fatto solo a metà volume: la formazione che Rin ha a Sinegard (l’accademia) viene da subito mostrata come un elemento semplice che si bassa su strategia, forza, ingegno ecc.. L’elemento fantastico invece è ritenuto come una semplice leggenda: uomini che combattono con il potere degli dei, impossibile! Eppure è evidente da un certo punto in poi che esista. Ecco, tutto questo mi è sembrato forzato proprio perché non fuso con l’ambientazione, anzi reputarla una cosa inesistente proprio nella stessa scuola in cui c’è un corso (anche se non frequentato) riservato a questo potere.

    Infine le droghe. Avevo intuito che fossero parte scatenante della componente fantastica, una scelta logica. Anzi forse avrei voluto vederle di più sotto questo aspetto che sotto quello di semplici stupefacenti (visto che si parte sin da subito scoprendo che Rin lavora per la sua famiglia che, appunto, gestisce un giro di spaccio).

    Tirando le somme, questo volume è avvincente ma ha molti difetti. Si legge con scorrevolezza fino a metà poi si incappa in alcune situazioni troppo lente, e si ritorna a correre oltre la metà. C’è la guerra, e non una guerra di sfondo; ci sono sangue, stupri e massacri, raccontati a piene parole. Non è un libro che consiglierei a giovani lettori, ma nemmeno a lettori forti adulti e consumati. Io credo che questo volume sia una via di mezzo, un fantasy new adult commerciale che avrebbe bisogno di essere smussato un po’, ma che vi confesso ho letto con molto piacere.

  • Recensione di Cuori arcani di Melissa Panarello

    Greta, rimasta orfana, è stata mandata in una casa famiglia e con se ha pochi effetti personali della nonna che l’ha cresciuta: un suo diario e dei tarocchi. Nella sua nuova abitazione ci sono altri ragazzi come lei, ma ce n’è uno che solo lei vede.

    Attenzione questo libro è stato offerto da Mondadori.

    È strano leggere Melissa Panarello. Il suo nome è indissolubilmente legato a Melissa P. tanto che persino l’editore sente il bisogno di specificarlo nella biografia dell’autrice;il libro scandalo e di grande successo che mentre andavo alle superiori tutti i miei compagni leggevano e nascondevano ai genitori. Si è rivelata una insolita lettura accompagnata nelle prime pagine da pregiudizi. Mai avrei pensato di trovare tanta poetica in una autrice che ricollegavo alle pruriginose fantasie dell’adolescenza. Eppure dovremmo smetterla di collegare Melissa al suo successo editoriale, non è solo Cento colpi di spazzola, e questo libro lo conferma.

    I primi capitoli sono molto lirici, mi spiace che lo stesso tenore non sia rimasto per tutto il libro (nella parte centrale c’è un’impennata di spiegazioni che avrei apprezzato vivere, invece di vederle raccontare da Arturo per dare una svolta al romanzo).

    Si sente l’amore per la Sicilia, per la sua tradizione mistica e folkloristica, dove il profano è più concreto del mondo reale; ci si affeziona a Greta facilmente, l’autrice la racconta con pazienza e infatti mi è spiaciuto vederla travolta dall’elemento avventuroso della storia, è una protagonista che così viene quasi soffocata dal bisogno di portare avanti la trama, ma lei è più poesia e l’avrei vista meglio in un romanzo adolescenziale.

    Sono poche pagine, un volume ideale per chi vuole una storia che parla di tarocchi. Sfortunatamente non mi ha convinto appieno. Reputo sia scritto magistralmente ma ho trovato leggermente  banali alcuni punti della storia, troppo palesi alcune situazioni. Peccato perché la mano dell’autrice è potente, ma si perde in una storia semplice che non ha la forza di centellinare i dettagli che dovrebbero far immedesimare il lettore nel mondo di Greta.

    Per concludere vorrei soffermarmi un secondo sulla copertina: davvero bella e evocativa, un lavoro che colpisce l’occhio del lettore e richiama la storia con potenza più della trama. E’ il caso che lo confessi, è stata questa a spingermi nella sua lettura. Mi spiace non aver gustato questo volume appieno, aveva palesemente tutto per essere un successo, di certo devo recuperare altri lavori di Melissa perché di strada ne ha fatta davvero molta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *