Una Planchette per domarli tutti

planchette per domarli

Uno degli elementi a me più cari di “Delicato è l’Equilibrio” è certamente la Planchette della Ouija che si trova sulla copertina. La sua storia è molto particolare, ma del resto questo libro ne ha viste di tutti i colori, quindi non sorprendetevi troppo se anche questa ha una sua storia.
La Planchette, anche se sbagliato, aveva il nome in codice di Ouija quando la nominavo durante la lavorazione finale del libro (e quindi permettetemi la stessa libertà anche in questo articolo), non è nata con la storia. È postuma all’editing finale che feci nell’estate del 2017, e fu una scelta fatta per creare le basi per la grafica del libro (che era stata discussa con il primo editore che ebbe per pochi mesi “sotto contratto” l’opera) poi stravolta per la versione definitiva del libro come lo vedete ora. Mi spiego, la storia aveva alcune lacune e con il bravissimo Federico Tiraboschi (nonché i suggerimenti di Andrea, il mio compagno) trovai non solo il modo di inserirla, ma divenne la chiave di volta per la storia (lascio ai lettori il modo di scoprire come e perché). Più che la trama (con quel tassello aveva ampliato la sua complessità e si stava avviando a una risoluzione nuova e intrigante) mi preoccupava come sarebbe stato questo oggetto, e come avrei dovuto descriverlo.
Lo confesso, sono una di quelle pazze scrittrici che per prima cosa fa una ricerca iconografica seria (anche per colpa del mio retaggio derivante dagli studi di grafica). Radunare immagini a non finire è una tecnica che mi permette di descrivere l’oggetto, il personaggio o anche un luogo, come dovrebbe davvero essere. C’è chi fa wordbuilding con tutti i dettagli del mondo che crea, io invece mi infilo nelle peggio gallery del web per avere le basi per descrivere quello che voglio inserire nel mio libro.
Una ouija… bene, se scrivete questa parola in google immagini, oltre al film omonimo, vi appariranno dei design abbastanza neutri: non era quello che mi serviva, io volevo un oggetto che potesse essere regalato da Dimitri a Nina (mi fermo a questa affermazione per non fare spoiler), se c’è una cosa che Nina non accetterebbe mai è qualcosa di ordinario.
Dopo settimane di ricerca ho trovato i lavori di Ravncotio (sia su Instagram e Etsy) in particolare la Moonlight Moth Plachette. Quella era perfetta! Ok era grandina per essere il ciondolo per una bambina, ma il suo design era perfetto. Inoltre la falena conosciuta con il nome Moonlight Moth, se si fa un po’ di ricerca nella simbologia e nelle leggende, la si trova collegata agli spiriti. Di Nina non ho scritto molto il suo passato nel libro, ma sapendo che aveva lei perso i genitori in giovane età ho trovato che questa falena le si adattasse molto, quasi da poter diventare un suo possibile famiglio o uno spirito guida.
Avevo trovato non solo il design, ma anche i collegamenti alla storia, il problema erano i soldi! Ravncotio per delle planchette customizzate chiedeva una cifra troppo alta, in quanto non era solito lavorare in tal modo e faceva un’eccezione per l’eventualità che la sua opera potesse finire in un libro. Quei soldi però non li avevo, lo so, ora incarno il tipico cliché di autore squattrinato, ma fidatevi era troppo.
Per fortuna venne in mio soccorso Andrea Wise che, una volta conosciuta la mia necessità, mi consigliò gli splendidi lavori di Marta Beltrame. Lei ha realizzato la copia zero (bocciata dall’editore) la cui realizzazione mi ha emozionato moltissimo: per prima cosa Marta ha lavorato secondo i tempi e facendo diversi incontri per valutare come realizzarla, i materiali, e soprattutto il design. La forma di base da cui è stata ricavata quella del libro è opera solo sua.
Come però ho premesso, l’editore ha bocciato il suo lavoro e io a meno di un mese dalla consegna degli elementi grafici mi ritrovavo con la copia zero “non adatta” e non sapevo come uscire da quellon stallo.
Per fortuna, per caso, o forse è stata una buona spinta dell’Equilibrio, nel viaggio di ritorno dal Salone 2019, il marito di una mia cara amica mi ha suggerito di realizzarla con una stampante 3D e lui si era offerto di modellarla.

Da lì parte un percorso in cui ho ridisegnato il progetto di Marta per poi farlo scolpire e stampare da Martino Zinzone. Mesi di “Così va bene?” e la mia risposta “Perfetta stampa”, seguiti da “Ho aggiunto un nuovo dettaglio che ne pensi?” A cui ribadivo “Così è anche più bella! Vai stampa”. Insomma decine di versioni una più bella dell’altra, ma non abbiamo stampato finché il mastro designer ha decretato che più di così non si poteva lavorare. Insomma c’è voluto davvero tanto tempo.
Quando la sottoposi ai nuovi editori chiedendo, tra le due versioni finali quale preferissero da autentici uomini risposero “Sono identiche”. Sì, ho dovuto far notare quali fossero le differenze prima di scegliere il definitivo.
Questi passaggi sopra citati sono stati la parte più divertente di questo lavoro che ha impegnato tante persone, in particolare Miss Oneto che, a stampaggio ultimato, ha creato le matrici in silicone (sempre sotto la supervisione del designer e marito) da cui ha ricavare le copie che poi sarebbero finite nelle box.
Ci sono pochi esemplari definitivi, tecnicamente sono solo 7 (quelle delle box più la mia copia) ma mentre venivano stampate, in casa Red Kedi, sono sbucate versioni molto alternative come quella grigia e quella nera.

Non credo sarà mai possibile sfruttarle nella storia ulteriormente, ma ammetto che vederle un pochetto ha fatto scattare qualche idea nella mia mente creativa.
Per il momento però basta con tutto questo. Se ci sarà un prossimo libro ne riparleremo… diciamo però che per ora non è nei miei programmi benché in molti lo chiedano a gran voce.

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    Scrivere da zero una storia è una cosa impossibile, mi conoscete, ho bisogno di anni di ricerca, di visite delle location e di molto altro ancora. Eppure ho preso una delle giare in cui chiudo le mie storie per anni, insieme alle ricerche, perché decantino in attesa della stesura. Mentre tutto parlava di paura e morte fuori di casa, ho iniziato la mia storia sui cimiteri. Il titolo provvisorio è “Vite cimiteriali” ma non credo sarà mai pubblicato con quel titolo. È una storia più breve rispetto a “Delicato è l’Equilibrio”,  infatti mentre arrivavo molto vicina al finale (ad ora credo manchino forse quattro o cinque capitoli) conta poco più di un centinaio di cartelle. È una storia diversa (perché non sono capace di stare sotto all’etichetta normalità) anche se mi rappresenta moltissimo. È ambientata in un cimitero che racconta la vita che scorre all’interno delle sue mura, oltre, ovviamente, all’aspetto meno allegro. Tengo molto a questo romanzo, credo avrà bisogno dei suoi tempi per essere pronto, è solo una prima stesura e l’idea è maturata in qualcosa come tre anni. Insomma per i miei tempi è ancora acerba e avrà bisogno di un editing profondo.

    In parallelo ho anche risistemato i miei vecchi lavori. Ho radunato i miei racconti e ne ho anche scritti di nuovi. Sto valutando che farne, mi piacciono e credo meritino una possibilità. Alcuni sono editi altri li ho scritti di getto in questo 2020 e forse ne scriverò altri… Insomma potrebbero trovare una loro collocazione. E se nessuno li vuole potrei valutare di pubblicarli in self. Il tempo mi darà come sempre le risposte.

    Ho riletto e mandato un mio lavoro a un editore finendo anche sotto contratto, parlo di “Infelici e Scontenti” che ora non solo ha una copertina (bellissima) nuova ma anche un titolo davvero speciale “Il giorno dopo il lieto fine”. Sono felice di questo risultato e ve ne ho parlato già molto sul blog. Inoltre vorrei scrivere anche altre storie legate a questo tema, ma per ora è solo un’idea. Vedremo cosa succederà nel 2021.

    A dicembre ho anche scritto un racconto su commissione, dopo che una cara amica aveva letto la mia raccolta sulla principesse disney, e ho riaperto gli occhi. Troppo spesso lascio che le parole di chi ha segnato il mio 2018 e parte del 2019 mi blocchino quando scrivo. Tendo a cercare una storia che venda. Mi preoccupo del fatto che nessuno vorrà leggerla. Eppure quell’audio in cui mi diceva che riconosceva come scrivevo e quanto lo facevo bene mi ha fatto capire che io non sono quella Alice. La Chimera non scrive le storie che il mondo vuole e questo mi rende felice. Non so se verranno mai pubblicate o lette, ma io credo in quegli eroi, che sono mostri, e nascono dallo spavento e dalla solitudine.

    Devo tornare a questo, a essere me stessa. Quel racconto riscritto da zero in una notte, per quanto forse imperfetto perché quasi non sono più capace di scrivere certe storie, mi rappresenta moltissimo e non vedo l’ora di vederlo edito (restate collegati per scoprire dove e quando).

    Tecnicamente ho dei programmi per il 2021, ma non so ancora se li rispetterò. È difficile spiegarlo ma non solo con il covid, questo 2020 ha cambiato molto della mia vita privata. Anche come autrice devo lavorare per rimediare a scivoloni e per dare forma alle mie storie. Ho poltrito troppo sperando che qualcuno credesse in me: la realtà è che sono circondata da splendidi lettori, da amici e colleghe autrici che mi vogliono bene; non ho bisogno di altro. Oddio, il tempo, quello sì manca sempre.

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    Quando Stefano Tevini mi chiese di lavorare a un racconto per una antologia che parlava di Brescia, fui contentissima. Amo la città in cui sono cresciuta, così come la sua bellissima leonessa. Capoluogo di una provincia che ha tutto (se avete dubbi su queste mie ultime parole date un occhio al video di Vincenzo Regis!).

    Galvanizzata al massimo, non vedevo l’ora di iniziare. Dovevo scrivere qualcosa di importante. Quando parli di casa non puoi certo sminuirla, lei ti ha dato tanto, è ora di ricambiare. A pochi giorni dalla scadenza ancora mi rigiravo la pagina bianca tra le mani sapendo che, qualsiasi mia storia, non avrebbe reso giustizia a Brescia. A quel piccolo grande mondo che è tutto per me. Reputavo che non fossi neanche degna di pensarla una storia su Brescia.

    In quel periodo stavo parlando molto con Margherita Fray dei miei scritti e in particolare dei racconti (che per ora sono in un cassetto a cui vorrei trovare casa); a grandi linee le sue parole furono che ci vedeva la mia firma, ognuno di loro aveva il mio nome nello stile e nella trama. E’ stato allora che, dopo tanto buio, ho capito: dovevo smetterla di pensare a scrivere quello che sarebbe piaciuto agli altri o agli editori. La storia doveva essere nelle mie corde, sarebbe stato l’unico modo per ringraziare Brescia.

    Il processo creativo (a cui di solito dedico interi mesi, se non anni) fu riservato a un paio di notti tra wikipedia e i siti dedicati ai santi martiri, e non, pre-anno mille, il tutto condito da musica rock sparata a manetta nelle cuffiette. E via verso la parola fine per un racconto scritto in poco più che due giorni, editato in uno, e inviato a Stefano in super ritardo.

    Ora, questa antologia ne ha passate un po’ prima di arrivare finalmente alle stampe. Eppure, benché sapessi che al 99% il mio racconto avrebbe aperto la raccolta, quando finalmente ho avuto tra le mani il libro è stato incredibile. Ci sono, sto raccontando Brescia, nel mio modo e sono lì, tra le prime pagine.

    E torna di nuovo, quel pruriginoso piacere di scrivere. Non sono ancora pronta, ma di certo ora sono convinta che voglio tornare a scrivere.

    I racconti sono stati il mio esordio, forse per quello riesco in ogni caso a tirare fuori qualcosa che merita le pagine che imbratta. Nella speranza che riesca a portare a termine anche i libro che devo consegnare (no comment), vi invito a cercare e leggere “I racconti della Leonessa” edito da Calibano editore e curata da quel pazzo di Stefano Tevini che continua a credere in me.

  • Sarà un autunno Chimerico!

    Tenetevi stretta la felicità delle riaperture perché sarà un autunno pauroso: ho firmato con una nuova casa editrice e tra qualche mese potrete vedermi tornare in libreria con marchio Segreti in Giallo Edizioni.

    Durante la quarantena ho ripreso in mano la mia vita di autrice, l’ho fatto scrivendo, dando un occhio a tutto quello che avevo prodotto in questi anni, ma anche guardando al mio futuro. Troppo spesso ero rimasta succube dell’idea romantica del mondo editoriale dove sembrava che bastasse impegno e bravura per ottenere successo e intraprendere la vita dello scrittore a tempo pieno. L’isolamento mi ha permesso di guardare agli errori del passato, a ciò che in più di dieci anni ho lavorato o abbozzato, e ho usato il tempo per togliere da cassetti e armadi storie che quasi avevo dimenticato.

    Rileggendo i miei primi lavori mi sono resa conto di quanto sia cambiata da quando scrissi per la prima volta una mia storia; la giovane donna che stava affrontando la depressione e sperava che i libri potessero salvarla ha dovuto aprire gli occhi: non sempre gli editori sono onesti, non sempre credono nei prodotti che pubblicano, non sempre mantengono le promesse quando ti dicono che il tuo libro è perfetto per loro. Di sicuro la gavetta mi ha insegnato che voglio scrivere e voglio farlo con professionalità, rispettando i miei testi e magari prendendomi più tempo prima di decidere quale editore potrebbe pubblicarli; proprio come ho fatto questa volta, vagliando diverse case editrici e scegliendo quella i cui prodotti ben si abbinavano al mio. A volte si sogna di firmare con editori importanti o quotati, ma se la propria storia è troppo diversa dal loro catalogo si rischia di essere abbandonati dai loro lettori che cercano tutt’altro tipo di storie. Mi sono sentita dire che solo il romanzo rosa vende, mi sono vergognata perchè non scrivo seguendo la massa, ho passato due anni a provare la strada romantica, ma io non sono fatta per questo genere, lo leggo, ma non lo sento mio quando lo scrivo.

    Se ho imparato qualcosa con “Delicato è l’Equilibrio”, la cui pubblicazione è stata molto travagliata, è che nonostante non sia un romance puro, ha avuto già due ristampe: tutto questo lo devo a La Ponga Edizioni, ho capito che non mi devo vergognare se le mie storie non sono quelle che leggerebbero tutti, non devo cercare di seguire il mercato, devo scrivere quello che sento mio.

    La morale è semplice chi non sa vendere altri generi, all’infuori di quelli che già hanno un mercato forte, è perché non li sa far conoscere. Del resto non si possono fidelizzare i clienti se la linea editoriale è troppo generalista (soprattutto se l’editore è medio/piccolo). Se siete autori e avete sentito sempre questa scusa, tanto da arrivare a sentirvi in colpa per quello che scrivete, ricordate che il vostro lavoro è scrivere, il lavoro dell’editore è vendere, il problema non è la storia, soprattutto se siete stati scelti per il vostro talento e i pochi lettori che vi hanno letto ve lo hanno confermato. Il fantasy e l’horror non faranno i numeri di certi romanzi da classifica amazon, ma hanno un loro seguito e come dimostrano grandi autori nostrani di questi generi, possono avere un grande pubblico di lettori.

    Per questo ho cercato un marchio giovane, dinamico che sta lavorando su testi a me affini come l’horror, il gotico e anche il paranormal. Volevo un editore dove il mio lavoro non stonasse, in un catalogo con volumi che avrei letto o, perchè no, avrei voluto scrivere. Segreti in Giallo Edizioni ha valutato positivamente un mio lavoro e sono stata onorata di aver firmato ed essere entrata nella loro squadra, che già conta dei libri di successo tra i lettori.

    Non ho una data di pubblicazione (tenete d’occhio l’editore per l’annuncio ufficiale) posso solo dirvi che potrebbe già uscire questo autunno.

    Sono Felice, è un nuovo passo avanti. La vita di uno scrittore è fatta di molta solitudine, di compromessi tra il mondo reale e quello della tastiera, di pagine che a volte si ha la paura di scrivere. Oggi però sorrido, voglio affrontare tutto a testa alta senza dimenticare che qualcuno, là fuori, mi ha letto e vuole nuove storie chimeriche da leggere.

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    Il turno di notte con Lucarelli

    Ho partecipato a Turno di notte, quasi costretta da Stefano Tevini. Era tanto tempo che non scrivevo nulla. Eppure l’anno scorso, quando ho deciso di fare più di 200 km per raggiungere Dozza in provincia di Imola, ho voluto interrompere un periodo nero fatto di silenzi riservati a tutti: dalla pagina scritta ai social, ho preferito evitare contatti e dialoghi. Lo so che può sembrare un capriccio, ma davvero certi traumi non vanno via. Ho un libro edito (Il giorno dopo il lieto fine) eppure, vi giuro, che non mi sono ripresa dalla botta e dalle pressioni psicologiche subite nel 2018/2019.

    Quindi ho partecipato a questa sfida, mi sono recata in un luogo fuori dal mondo dove scrivere verrebbe facile pure ai sassi, e qualcosa è successo. Ero completamente fuori allenamento, poco convinta e l’unica cosa che mi spingeva a scrivere era la parola “Meraviglia”. Credo molto alle coincidenze (che non esistono, quindi qualcosa vorrà dire se certe cose succedono) e, in un periodo in cui pensavo alle Meraviglie di Lewis Carroll a tempo pieno, trovarmi un incipit da sviluppare che le raccontasse, sembrava mi parlasse.

    Come molte cose però le coincidenze sono semplici collegamenti mentali. Quindi quando Stefano mi ha chiamato dicendomi “Oh Zia, sei in finale a turno di notte”, la mia risposta è stata: “Non è che hanno sbagliato Alice?”

    E così, altri chilometri, altra strada per trovarsi in una sala comunale e presentare la tua persona e la tua esperienza, a qualche metro da Carlo Lucarelli: il padre del moderno poliziesco / thriller italiano. Ce ne vedevo tante di coincidenze in quella premiazione, ma nulla, sono “solo” arrivata in finale. Nessun podio. C’è stata tanta amarezza, ma poi presentata a Lucarelli, lui mi tende la mano e si complimenta “Non è da tutti arrivare in finale al primo Turno di Notte”. Non lo prendo come un premio di consolazione. No, perché realizzo quanto questo evento organizzato da Officine Wort non sia un gioco e ci fossero un sacco di veterani che partecipano dalla prima edizione: lo stesso Stefano, che era con me, non è arrivato in finale. E il suo racconto era veramente ben scritto.

    Insomma sono qui con una mezza sconfitta a realizzare che posso ancora scrivere. Non è finita. C’è un viaggio in salita che sto percorrendo da fine 2021. Ho tante storie che voglio poter raccontare. La pagina bianca è ancora un problema. Certi demoni non si combattono in un solo turno di notte, ma diciamo che la battaglia è iniziata. Sono pronta alla prossima edizione. E poi, chissà che questi mostri non si dissolvano pian piano davanti ai miei occhi.

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