Come sopravvivere a recensioni con una sola stella su Amazon
On 11 aprile 2018 | 0 Comments

Il titolo di questo post è volutamente “sensazionalistico”, ma essendo un argomento che ciclicamente torna a farsi sentire nel settore della scrittura vorrei dire la mia sulle recensioni a una stella o su quei commenti che demoliscono il vostro libro.
Da lettrice ho sempre imparato che quando devo valutare un libro, e ho voglia di informarmi sulle opinioni altrui, per prima cosa faccio riferimento alle recensioni a 3 stelle, non leggo quasi mai quelle con più o meno stelle. Ho imparato che la “via di mezzo” è sempre l’opinione più adatta per capire pregi e difetti, perché se ben scritta elencherà, sì, i punti dolenti ma anche quelli di forza, e un po’ come Anubi mi metto a soppesare il bello e il brutto di queste recensioni a tre stelle per poi valutare se acquistare il volume o meno. Sono anche molto influenzata da altri lettori che hanno i miei stessi gusti, quindi se mi sconsigliano un libro, anche se pieno di recensioni a cinque stelle, finisco per non comprarlo. Allo stesso modo se mi si consiglia un libro pieno di recensioni negative, ma che per loro era un capolavoro, è probabile che lo acquisti. Insomma, da lettrice forte e pagante, non mi faccio influenzare dalla macchina del fango a una stella.
Eppure gli autori sono terrorizzati e demoralizzati dal riceverne queste critiche. Nasce in loro il terrore di essere perseguitati e scattano gli screenshot e le supposizioni su chi si nasconda dietro a questo o a quel nome che lascia solo voti a stella singola, magari con una grammatica sconclusionata o con motivazioni assurde alla stroncatura.
Qui il problema non è dell’utente che (acquistato o meno il libro) si permette di dire la propria o di stroncature senza esprimere una motivazione, semmai è la polemica a posteriori: tutti gli autori alla prima stella singola urlano al “Gomblotto” o alla persecuzione.
Premesso che gli haters esistono e di conseguenza è normale che, avendo un minimo di successo nelle classifiche, queste sanguisughe, attirate dall’invidia e dal bisogno di far danno, faccciano la loro comparsa, ma… quanti veramente vanno a leggerle? Se si escludono gli haters (che tra di loro sono certa si scambiano pure i click “questa recensione è stata utile”, i lettori davvero leggono le recensioni a una stella? Analizzando alcuni libri in classifica Amazon è molto raro che recensioni negative appaiano tra quelle consigliate per la lettura. Insomma, abbasseranno la media di voto del libro, ma quanto influiscono sulle vendite? Ebbene molto, ma non come pensate!

L’algoritmo di Amazon non lavora solo con il numero di vendite, influiscono infatti anche le recensioni e non per la positivià, ma anche per nel numero. Perché non importa il voto, se un libro è comprato e commentato (ergo è sulla bocca di tutti) quello sale in classifica. 100 recensioni con una sola stella valgono quanto altrettante con cinque, e faranno finire il libro in alto nella classifica (sempre che continui a vendere o sia cliccato giornalmente da diversi account).

Insomma cosa danneggiano davvero le recensioni a una sola stella? La risposta per tutti gli scrittori è amara: l’orgoglio.
Ogni scrittore, oltre che l’impegno, mette il cuore in ciò che scrive e troppo spesso è innamorato del proprio libro; alcuni lo sono così tanto da non essere nemmeno disposti a correggere una sola virgola di quanto hanno scritto, altri al primo commento critico-costruttivo ti bloccano. Insomma la critica è vista sempre e solo come un attacco.

Prendiamo queste recensioni negatice e andiamo ad escludere quei commenti sprezzanti e senza motivazione tipo “Hanno messo tutti cinque stelle, ma a me non è piaciuto!” oppure “Banale, una storia già letta e riletta!!!”, senza una motivazione vera o una autentica analisi sul testo (anche se ricordate sempre che se avete scritto una storia originale, molto spesso altri 200 autori l’hanno pubblicata prima di voi, e se l’idea è geniale, altri 10.000 l’avranno scritta prima di voi!) queste recensione hanno lo stesso valore delle scritte nei bagni pubblici. Anche perchè nessuno di loro è chiaramente un critico letterario tipo Michela Murgia.
Il peso che si da a una recensione negativa, dovrebbe essere direttamente proporzionale al contenuto: se ben scritto e strutturato allora può essere davvero una critica da analizzare e prendere in considerazione, altrimenti, come sopra, è solo uno scarabocchio. Offendersi se una critica è seria e costruttiva è sbagliatissimo, anche se le motivazioni vi possono apparire insensate: commenti come “non apprezzo il finale positivo” oppure “la protagonista mi è risultata antipatica da subito” possono essere ottimi strumenti di autocritica al proprio lavoro, la domanda che dovreste farvi è piuttosto “ho preparato il lettore ha un finale diverso? Era meglio giocare sul finale con un colpo di scena e stravolgere la situazione?” oppure “La mia protagonista poteva essere più appetibile, magari con atteggiamenti diversi o qualche scena in più?”. Eppure vedo che raramente la gente si sofferma a pensare in maniera critica al proprio lavoro. Per troppi autori il libro sembra perfetto una volta messo sul mercato, qualcosa di intoccabile e puro, che solo lettori mossi dall’invidia possono vedere come imperfetto, ma la realtà è che a ogni lavoro si migliora, si cresce, anche grazie alle critiche, e quel lavoro edito potrebbe essere corretto, migliorato e tornare con una nuova veste.

Nessuno ragiona in questo modo, e me ne dispiaccio, si opta per postare la recensione negativa sui propri profili per esorcizzare quella calunnia, con una schiera di commenti e pollici in su a supportare che una critica è solo un insulto. Una cosa che nel galateo dei social media dovrebbe essere messa come autentica maleducazione, perché richiama un bisogno di attenzioni, quasi a voler suscitare “Oggi criticano me, ma domani succederà anche a voi”.
Se invece di esorcizzare le recensioni a stella singola i lavorasse con autentica autocritica ai propri testi, avremo qualcosa di più curato da leggere. Le recensioni a stella singola non scomparirebbero (gli haters vivranno in eterno e non a tutti può piacere tutto), ma vi garantisco che si potrebbero leggere libri migliori, di autori più umili e di cui sarei lieta di apprezzare le fatiche.

In definitiva per questo articolo ringrazio Amazon che è fonte infinita di recensioni ridicole, proprio come quelle sopra di cui ho censurato l’autore e il titolo del libro incriminato. E un altro grazie lo devo a Livio Gambarini, che durante il corso dell’estate 2017 mi ha spinto a capire come la critica distruttiva può diventare un concreto aiuto per uno scrittore, anche se come sempre il mondo è vario (o avariato) e non si può far felici tutti.

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