Salone del Libro 2018: L’arrivo, i disagi, incontri fantastici e qualche considerazione
On 21 maggio 2018 | 0 Comments

Non pensavo sarei tornata al Salone Internazionale del libro, eppure “Ops I did it again…”

Cronaca di un arrivo goccioloso…
Sono partita per fare una “toccata con fuga” sabato mattina in compagnia di Vivana (seguite il suo blog “Spleen, Trash & Trivia“), ha fatto lei i biglietti e scopro infatti che per poco meno di 17 euro abbiamo un posto prenotato (in economy) sul treno ad alta velocità. Questa era la mia prima esperienza con la nuova freccia rossa e devo dire che se ogni 6 minuti, non avessi ricevuto sulla testa una goccia d’acqua, di non so quale imprecisata condensa, sarebbe stato anche un gran bel viaggio, forse un po’ lento (il paesaggio mi sembrava scorrere piano), ma ottimo per prepararsi a Torino.
Torino, metropolitana e via verso l’ingresso del Lingotto, sono le 10 in punto, le code sembrano infinite e io e Viviana ci dobbiamo salutare, lei è tra i visitatori io ho il pass stampa. Nella coda succede un po’ di tutto. Scorre molto piano per i controlli a zaini e metal detector e molti operatori del settore sono indispettiti. Certo è una procedura che ho fatto anche all’estero per entrare perfino nei musei, ma la differenza sta nel fatto che qui, oltre all’aggiunta delle limitazioni di deodoranti e bottiglie (che mi paiono alquanto esagerate), il controllo viene fatto da sole due persone, che per quanto preparate hanno bisogno del loro tempo per frugare e verificare che tutto sia in ordine. Ho visto lamentarsi in molti, anche persone di testate nazionali e li capisco perché mentre io ero in coda, Viviana (che in teoria era nella serpentina infinita accanto alla nostra fila) era già entrata.
All’alba delle 10.35 tocco finalmente il padiglione 5 (appunto adiacente all’ingresso accrediti) e per prima cosa non capisco né dove sono né (una volta capito che fosse il padiglione 5) dove fosse la sala conferenze dove (già in ritardo) dovevo recarmi. Trovo la cartina su una parete, ma l’imprevisto è in agguato: non mi indicano il classico “voi siete qui”. Lo so per molti è un dato banale, ma io troppo spesso mi perdo in un appartamento di 50 mq figuratevi a una fiera.
Chiedo informazioni e trovo la sala. Parte finalmente il mio salone. Alleluja. Sono le 10.45 quando arrivo alla conferenza, già iniziata, ma almeno si comincia per davvero!

Una conferenza “fantastica”!
È stato davvero emozionate vedere la sala gremita per ascoltare una conferenza sul fantastico e sull’urban fantasy, vedere lettori e addetti al settore cercare di capire con i relatori quali siano davvero i problemi che blocchino il mercato di questi generi per cui stia diventando sempre più raro vedere nuovi titoli in libreria. Conosco la realtà della Gainsworth Plublishing da qualche anno e devo ammettere che stanno facendo quello che molti altri editori non vogliono fare: credere nei romanzi di genere alternativo. Ormai il fantastico può essere solo una declinazione del romantico perché quello gli editori sono sicuri di venderlo, se non c’è una storia d’amore alla base di un romanzo, il genere Fantasy e Urban Fantasy difficilmente viene preso in considerazione, e come sempre se si parla di fantasy classico o lo si trova per i giovani lettori (sotto i 14 anni) altrimenti sono l’ennesimo fantasy classico con l’eletto chiamato a salvare il mondo.
L’editoria però sta cambiando il suo corso, e appunto Gainsworth vuole fare la sua parte per scrivere questo nuovo capitolo, con autori italiani e si spera anche con grandi nomi esteri. Noi siamo in attesa, e per il momento aspettiamo con ansia nuove pubblicazioni (lo vedrete nella seconda parte dell’articolo mi sono procurata al loro stand.

Padiglioni, polemiche e le solite osservazioni di cui il Salone non tiene conto…
Prima di parlare degli acquisti veri e propri, mi voglio soffermare sulla situazione Salone. Da che sono arrivata, alla fine dei vari acquisti, ho visionato abbastanza la fiera per riscontrare le solite magagne del caso. Partiamo per esempio con gli stand e il famoso padiglione 4. Lo sappiamo più o meno tutti che quest’anno l’organizzazione ha accettato troppe adesioni e all’ultimo momento si è resa conto di non avere lo spazio per tutti, e quindi ha creato il padiglione 4: una tensostruttura, staccata dai padiglioni principali in cui ha relegato gli editori “di troppo” insieme a un piccolo bar, che, come mi faceva notare il caro Antonio Schiena, non faceva nemmeno il caffè! Eppure lo spazio per gli stand istituzionali c’era. C’erano le associazioni come Unicef o Greenpeace, e non me ne vogliano loro, ma in piena sincerità sono a queste fiere per fare raccolta fondi, non per parlare di editoria, e a mio parere non credo sia la sede adatta, quindi magari sarebbe stato carino spedire loro nella tensostruttura. E lo stesso discorso vale per gli sponsor o comunque per quelle presenze che con il libro hanno poco o nulla a che fare.
Non mi voglio attaccare alla questione acqua e deodoranti all’ingresso (che trovo ridicola, ok controllare che non ci siano bombe o armi, ma delle bottigliette sigillate non credo possano contenere acido o nitroglicerina), però c’è una cosa che Tempo di Libri ha sempre fatto e che Torino non ha ancora voluto realizzare: delle aree di sosta. Non mi riferisco alle zone dove mangiare, parlo proprio di panchine, divanetti, insomma luoghi dove puoi fermarti anche un secondo per sistemare acquisti e portafoglio, o se vuoi prenderti una pausa, puoi sederti e leggere o dare un occhio a quanto hai comprato. Ecco a Torino i posti a sedere sono pochissimi, e ci si trova a doversi ritagliare quattro centimetri a terra per passare il tempo. Non sono fumatrice (quasi), ma anche nelle zone fumo una o due panchine non sarebbero state male. Si tratta luoghi in cui la gente fa aggregazione. Ho capito che il salone punta a farci spendere, ma se almeno ci concedesse un posto dove riposare o goderci qualche minuto in santa pace, non credo che poi resteremmo lì seduti per tutta la fiera…

Vi aspetto con il prossimo articolo per scoprire gli editori che mi hanno affascinato, i libri comprati (e relativa povertà a seguire) e le particolari disavventure per rientrare a Milano…

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