Scrittori Made in Italy: Eva Fairwald


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Eva Fairwald

Chi è Eva Fairwald?
Ciao, grazie per questa opportunità, mi fa molto piacere essere intervistata. Allora, ho 26 anni, Eva è il mio vero nome, mentre Fairwald l’ho inventato unendo la parola inglese “fair” cioè “chiaro” come i miei capelli o “equo” che è un valore importante… e la parola tedesca “Wald”, che significa “bosco/foresta” che è il posto che amo di più… in tedesco perché è la mia lingua preferita.
Ho scelto di cambiare il mio cognome per due motivi. Voglio tenere separato ciò che riguarda l’ambito creativo e quello lavorativo, dove invece uso ovviamente il mio nome vero. Purtroppo ci sono ancora tanti pregiudizi verso chi scrive, soprattutto se tratta il mio genere: Fantasy. Inoltre, ho sempre pensato prima o poi arrivare al mercato internazionale e avere un cognome non italiano mi rende più accessibile.
Dunque chi sono? Prima tutto sono una grande viaggiatrice. Sono laureata magistrale in lingue straniere, ho studiato e lavorato all’estero un po’ ovunque da quando avevo 17 anni, infatti quando mi fermo in Italia per più di 6 mesi soffro molto e mi intristisco; scrivere mi aiuta anche a sopportare i periodi che devo trascorrere qui. Esterofila di prima categoria, faccio di tutto per tenere attive le lingue straniere che parlo, in primis inglese e tedesco, anche se fin da piccola ho subito il fascino della Scandinavia, quindi dopo aver studiato svedese all’università cerco di mantenere sveglia anche la passione per il grande Nord. Film, libri, serie TV, biglietti aerei e valigie sempre pronte… ogni cosa pur di lasciarmi l’Italia alle spalle!
Fra le altre cose mi piace fare jogging, adoro gli animali e sono una fotografa amatoriale. Vado a correre quasi ogni giorno e spesso incontro leprotti e volpi. Gli animali del circondario temono la mia reflex più di ogni altra cosa, perché sono molto insistente e i miei scatti li importunano in ogni momento della giornata. Che siano civette, tortore, farfalle, lepri o cani… poco importa, devono essere immortalati! Sono una grande fan di Piero e Alberto Angela, quindi quando sono a spasso a fare foto mi sembra un po’ di essere un’inviata di Superquark. Vado a zonzo nel bosco appena posso, sia a piedi che in bicicletta.

Quali libri hai scritto?

Titolo: L’ombra del Sole

Editore: Self Publishing

Pagine: 416

Prezzo: 2.70€

Trama: Una ragazza in pericolo e un ragazzo coraggioso al momento giusto e nel posto giusto: solo fortuna? Dora è sconvolta, qualcuno la vuole morta ad ogni costo e Connor, il suo salvatore, la porta lontano da casa per tenerla al sicuro senza mai perderla d’occhio.
Ma si può davvero rimanere tranquilli se un angelo nero e dei vampiri si aggirano nello stesso palazzo? Perché Connor odia l’assistente del bibliotecario anche quando fa di tutto per aiutare Dora?
In una dimensione parallela l’Impero del Sole ha sottomesso gli altri popoli, molti sono costretti alla schiavitù, ma alcuni pianificano da anni un modo per riconquistare la libertà. Che ruolo ha Dora in tutto questo? Basterà il coraggio di Connor per uscirne vivi?

Titolo: L’ombra dell’angelo

Editore: Selfpublishing

Pagine: 294

Prezzo: 2.70€

Trama: Perché Nina è perseguitata da un’ombra più nera della morte? La voce che sente nella sua testa è reale o frutto di allucinazioni? Che cosa succede agli angeli quando vengono puniti? Possono aspirare al perdono?
Nina, una studentessa come tante, si trova ad affrontare incontri strani e inquietanti che coincidono con l’inizio della sua storia d’amore con Marco. Le sue amiche non sono più le stesse, ombre e voci la perseguitano e Nina è costretta ad accettare il fatto che angeli, demoni e molto altro vivono fra noi. Ma non è tutto. Nina è in pericolo e solo una persona può salvarla; sarà possibile mutare il corso degli eventi?
Prequel del “L’ombra del sole” incentrato sul personaggio di Daemon.
I due romanzi possono essere letti in maniera indipendente ma quesiti irrisolti ne “L’ombra del sole” trovano risposta qui e viceversa.

Titolo: Laws Kiss – Avvocato per sempre

Editore: Selfpublishing

Pagine: 76

Prezzo: 2.02€

Trama: Ecco il mix esplosivo per questa novella maliziosa; maneggiare con cura!
Johan Herzmann: vampiro e il miglior avvocato dell’occulto in Europa.
Jerry Goodfellow: giovane avvocato capace e affamato di successo.
Kara Schwert: sexy spacciatrice con idee subdole e una limousine piena di contanti.
Che cos’hanno in comune oltre all’amore spassionato per i soldi?
Beh, state per scoprire che a volte sangue & lussuria non possono essere fermati e che la legge uccide… non importa quanto tu sia bravo.

Titolo: Playing with daggers

Editore: Selfpublishing

Pagine: 105

Prezzo: 2,02€

Trama: Pericolo, morte & esplosioni: niente di nuovo per Karl. Lui è il migliore in ciò che fa e, il fatto che Hilde Tidsson l’abbia scelto per questa missione, non è una sorpresa. Una famiglia di spacciatori deve essere salvata mantenendo l’equilibrio fra il mondo umano e quello sovrannaturale. Karl è forte e coraggioso… ma chi vincerà la sua lealtà quando la faccenda si farà personale? Un segreto gli sta rodendo il cuore, per quanto ancora potrà mentire? Per quanto ancora potrà evitare la donna che ama?
Karl Sternklar è un uomo d’azione; Hilde Tidsson è una donna con potere e un orgoglioso fratello gemello; Kara Schwert è una con cui nessuno di loro dovrebbe permettersi di giocare.

Come sei diventata scrittrice?
Un po’ per caso e un po’ per noia. Nel senso che fin da bambina ho amato creare storie, davo vita alla mia fantasia con pupazzi di ogni tipo… per non parlare delle statuine del presepe… ma non avevo mai pensato di scrivere queste storie, perché io me le ricordavo benissimo a furia di metterle in scena. Poi sono arrivata al liceo e fra il terzo e il quarto anno è scoppiata la scintilla perché durante le interrogazioni mi annoiavo a morte e non potevo aprire bocca. Ho sempre avuto una pagella impeccabile, mi facevo sempre interrogare per prima, quindi poi mi ritrovavo ad essere lì seduta senza nulla da fare… quindi ho cominciato a scrivere tutto quello che non potevo raccontare nei temi d’italiano, che fin dalle elementari erano stati la mia cosa preferita della scuola. Per i temi ho sempre avuto problemi di lunghezza, perché difficilmente un foglio protocollo mi bastava, quindi mi sono lanciata subito con un romanzo di stampo epico, che è il fantasy di cui vi ho parlato nella domanda precedente. Da lì non ho più smesso. Sono sempre rimasta nel fantasy, ma ho scelto di esplorare altre correnti, come l’urban e il distopico perché hanno un punto di vista più moderno. Come primo esperimento di pubblicazione ho deciso di scrivere per ragazzi perché mi sembrava una sfida più abbordabile per iniziare… “L’ombra del sole” è arrivato su Amazon a fine 2012 e oggi, 2014 scrivo in inglese e per adulti. Direi che l’evoluzione continua!

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Sono una di quelle persone che non aspetta l’ispirazione. Io la rincorro e la tengo dove posso vederla/sentirla, creo decine di playlist per ogni situazione e romanzo e cartelle su cartelle di immagini, poi vado su Pinterest, Deviant Art e Youtube. Afferro un’idea e poi cerco cose sullo stesso tema che mi aiutino ad aggiungere nuovi temi, colori, ambientazioni, di tutto insomma. Programmo un timer a seconda dei miei impegni quotidiani (quando ho tutto il giorno a disposizione ne uso uno da 6 ore) e decido che quel tempo deve essere dedicato alla scrittura, che sia una scaletta, un capitolo o una revisione poco importa, l’importante è produrre qualcosa… di buono possibilmente! Sono molto cattiva quando rileggo, mi faccio un sacco di domande sul background dei personaggi per farli sembrare veri, descrivo con foto sotto mano e metto tutto in discussione continuamente. Ho internet sempre attivo, quindi faccio tante ricerche, ma ogni tanto mi perdo… anche perché devo sempre curare anche la promozione dei romanzi già pubblicati e rispondere alle domande dei lettori sui social e via mail. Bevo anche litri e litri di tè, soprattutto alla pesca e ai frutti rossi o alla vaniglia… ogni giorno un gusto diverso. Quando scrivo non manca mai la musica, preferisco lavorare a casa mia, ma mentre andavo all’università ho scritto tantissimo sul treno. Siccome sono un’amante della tecnologia non scrivo mai nulla a mano, uso Google Keep sincronizzato con lo smartphone, Wunderlist, le note vocali o i post it digitali sul desktop. Prendo nota di tutto quello che mi viene in mente, anche se tantissime idee mi vengono mentre dormo e sogno, infatti molto spesso anche se ho dormito 8 ore mi sveglio stanchissima e durante la giornata ho dei flash dei sogni che devo assolutamente annotare.

Qual è stata la tua prima stesura?
La mia prima stesura è quel fantasy epico/classico nominato prima, ho cominciato su un blocchetto A5 a quadretti con la biro blu… ne ho riempiti 3, scrivendo a mano quando ero a scuola e sul pc quando ero a casa, finché un bel giorno l’ho finito. Ne ho ricopiato un pezzo, ma è un gran lavoraccio perché per fortuna in questi anni il mio stile è migliorato, la trama invece continua a piacermi. L’ambientazione mi ha fatto sognare ad occhi aperti durante le lezioni.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Quando ho cominciato il mio faro era proprio Tolkien. Ho letto “Il signore degli anelli” per la prima volta a 9 anni e impiegai un anno per terminarlo, ma fu amore a prima vista. Ad oggi ho letto molti altri libri di ogni genere, ho tanti preferiti, ma “Il signore degli anelli” rimane il mio più grande amore. Lo colleziono nelle varie lingue che parlo, l’ho riletto 4 volte, 2 in italiano e 2 in inglese… vorrei leggerlo ancora, solo che la vita è breve e i romanzi meritevoli tantissimi! Ho letto anche tutti gli altri libri di Tolkien e pezzi della History of Middle Earth. Poi sono stata anche al Weta Workshop a Wellington, dove hanno creato le protesi e gli oggetti usati nei film… una fanatica insomma! Da bambina avevo già dato prova di essere una futura linguista perché ho voluto assolutamente un libro di grammatica elfica, avevo anche imparato a scrivere con le Tengwar (l’alfabeto elfico) ero già una piccola nerd che sognava di elfi, spade e boschi… non ho perso la mia passione, che si è solo ramificata sfociando nello studio della filologia germanica e nell’interesse per la cultura nordica. Tutto quello che è norreno per me è oro, la prima volta che ho visto dal vivo una stele runica sembravo impazzita: ero al museo storico di Copenhagen a saltellare intorno a questo pietrone ricoperto di rune. Follia? No, una normale giornata in mia compagnia…
Comunque quando sono arrivata alla fine di questo mio primo romanzo ho trovato una mia voce e i primi segni distintivi del mio stile. Mi ci sono volute circa 500 pagine, ma sono state necessarie per insegnarmi a gestire una trama e vari personaggi, quel romanzo è stata la mia formazione e Tolkien il mio spirito guida, anche se non oso paragonarmi al Maestro; non posso però negare che l’ispirazione mi è venuta grazie alle atmosfere e alle gesta eroiche dei suoi romanzi. Io uso sempre un narratore esterno onnisciente e mi piace ogni tanto lasciare qualche frase ironica ma non troppo intrusiva. Poi all’università con gli studi di filologia, linguistica e critica letteraria ho imparato anche molte cose sulle tecniche narrative ecc… quindi i miei studi hanno influenzato il mio modo di scrivere. Spero di continuare a migliorare, ho fatto un grande salto in questi 10 anni passati a scrivere, sono fiduciosa, a 36 anni mi auguro di poter leggere i miei nuovi romanzi e di riconoscere ulteriori miglioramenti.

Come nascono le tue storie?
Le idee mi colpiscono all’improvviso, poi le nutro con musica e immagini finché non diventano così insistenti da dover finire sulla carta. Non sono capace di scrivere racconti, anche se imparare è uno dei miei obiettivi, quindi per ora ogni idea diventa una scena in attesa di una storia o un romanzo intero.
Per esempio “Trusting Darkness”, il mio romanzo in inglese, è nato in aereo. Stavo tornando in Europa e stavo guardando “After Earth”, il film con Will Smith e figlio, e sono stata folgorata dalle tutine che indossano perché reagiscono con l’ambiente esterno. Dal mezzo dell’Atlantico fino a casa mi sono fatta mille domande e quando sono atterrata avevo un file zeppo di appunti sullo smartphone. Appena mi sono ripresa dal viaggio ho scritto una scaletta e… 6 mesi dopo romanzo finito. Tutto per quella tutina vista in un film e le condizioni favorevoli del momento, perché non è che ci sia molto altro da fare in aereo per 8 ore. Mi sono detta: chi potrebbe avere quella tutina? Perché? Un soldato? Per che cosa combatte? Come si chiama? E molto altro costruendo una trama attorno al personaggio. Confessione: una volta che hanno un nome devono necessariamente avere una storia e un ruolo, altrimenti impazzisco! Così è nata Ella Dorsh Capitano della 5a Reborn Division. Basta veramente poco per far nascere un’idea, il più è coltivarla per farla germogliare in qualcosa di più convincente.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
No, magari scene difficili da descrivere, ma non ho mai avuto il blocco dello scrittore. Mi immagino tutto nei minimi dettagli, piuttosto mi è successo di non avere tempo per scrivere, ma la mia mente ha conservato tutto. Mi ricordo che ho vissuto un periodo veramente stressante mentre stavo scrivendo la mia seconda tesi di laurea perché passavo tutto il giorno all’università a seguire i corsi e poi quando tornavo a casa dovevo dividermi fra la tesi, il lavoro (traduco), i testi da consegnare in lingua straniera per i lettorati, la preparazione degli esami, il curriculum per cercare altro lavoro dopo la laurea e mille questioni burocratiche per il riconoscimento degli esami sostenuti all’estero… insomma un inferno: scrivere “L’ombra del sole” è stato rilassante. Ho vissuto la stesura di quel romanzo come una valvola di sfogo. Si tratta di una storia di puro intrattenimento e per ragazzi, quindi con linguaggio semplice e scorrevole.
In generale la mia più grande difficoltà è scrivere le scene romantiche, perché io non sono una persona molto espansiva con i sentimenti positivi; posso tenere un comizio partendo da una lamentela microscopica, ma se devo parlare d’amore all’improvviso rimango senza parole. Non sopporto le cose smielate, quindi le parole mi sembrano inutili e preferisco le azioni. Purtroppo o per fortuna, nei libri servono le parole! Quindi ogni situazione romantica per me diventa una tortura. Devo dire comunque che nelle mie storie l’amore non è mai l’unico motore dell’azione, è presente ma non è fondamentale, ci sono sempre ragioni più concrete che spingono i miei poveri personaggi (spesso bistrattati e cacciati in pericoli mortali).

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpreso/a di ciò che stessi scrivendo?
Sì, mi capita di leggere dei passi e di rimanere stupita, soprattutto a distanza di tempo. Il mio sadismo non mi sorprende più da tanto ormai… nemmeno il pessimismo di alcuni personaggi, quello che mi lascia questo sense of wonder sono le immagini. A me piacciono molto le descrizioni, sia dei sentimenti che dei luoghi, cerco di usare la tecnica show don’t tell quando mi è possibile, quindi a volte per mostrare mi lancio in similitudini molto grafiche che quando rileggo dopo qualche mese continuano a colpirmi.
Per esempio, mi piace molto questo pezzo dal mio romanzo in inglese, che propongo in originale e… udite, udite, per la prima volta in traduzione! Mi colpisce perché come ho detto sopra non sono una grande fan dell’amore e annessi e connessi, quindi rileggendolo ogni volta mi chiedo come mi sia venuto in mente. Forse non sarà così originale, ma per me e per i miei standard sì. Spero che anche se decontestualizzato non perda significato. Parla del Capitano Ella Dorsh che ripensa al suo amore per un altro personaggio, che in quel momento della storia è disperso, la cosa certa è che hanno sprecato la possibilità di stare insieme quando erano ancora in tempo.

She had decided to close her love in a box, to hold it captive while waiting for a better moment to set it free, but she had never stopped feeding it. It had outgrown its prison and it had escaped at the first chance, blowing up in her face with all the power of a time bomb set on the wrong timer.

Aveva deciso di sigillare il proprio amore in una scatola, tenendolo prigioniero in attesa di un momento migliore per liberarlo, ma non aveva mai smesso di nutrirlo. Così era cresciuto a dismisura ed era fuggito da quella prigione alla prima occasione, scoppiandole in faccia con tutta la potenza di una bomba a orologeria impostata sul timer sbagliato.

Sorprendente o no? Spero possa piacere anche a qualcun altro… mi piace anche in italiano adesso che lo leggo; non avevo mai tradotto nulla da quel romanzo.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Allora, sono convinta che tutti possano scrivere, però ricordandosi che si migliora solo con l’esercizio. Per me parte di questo esercizio è anche la lettura, secondo me non esiste un bravo scrittore che non sia prima un grande lettore. Anche leggere i romanzi brutti aiuta, perché ti fanno capire che cosa non vuoi scrivere e quali errori evitare. Io leggo di proposito romanzi che non mi convincono mentre faccio editing, così cerco gli stessi difetti nei miei… sperando di non trovarli! Non è che io sia chissà quale guru della scrittura, però ho visto una buona parabola di miglioramento dal mio primo romanzo ad oggi, quindi qualcosa avrò imparato.
Io credo che la scrittura sia composta in parti uguali da emozione e tecnica, perché una bella emozione descritta male viene trasmessa solo parzialmente ed è un gran peccato. Quindi scrivere di getto può andare bene inizialmente, ma poi bisogna ritornarci a mente fredda e sistemare tutto di modo che il sentimento esca dalla pagina in maniera efficace.
Personalmente non ho seguito corsi di scrittura, ma ho una laurea umanistica e ho svolto studi specifici di linguistica, semiotica e narrativa, sia in italiano che in altre lingue; anche i corsi di didattica e teoria e tecnica della traduzione sono stati fondamentali per la mia formazione, mi hanno insegnato a sviscerare completamente un testo per poi ricostruirlo in italiano senza perdere il suo messaggio più profondo.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Qui andrò controcorrente: mi piace revisionare… e non solo il mio lavoro, anche quello altrui. Vivo le mie revisioni con tranquillità e sapendo che ogni errore corretto è un miglioramento e che ogni ripetizione eliminata è un altro passo verso un testo più godibile. La difficoltà più grande è prendere le distanze dal proprio lavoro. Mi ricordo che cosa succede e come l’ho scritto, infatti spesso se salto delle parole volando sulla tastiera… anche quando correggo non me accorgo. Cerco di distrarmi leggendo altre cose e facendo molte pause per non farmi prendere dalla storia o dai personaggi. Poi per la penultima rilettura cambio il font e l’ultima la faccio sull’eReader. Trovo che aiuti a confondere il mio cervello e a fargli credere di avere davanti un testo diverso… solo che alla quinta o sesta rilettura ormai certi pezzi li so quasi a memoria.
Io mi autopubblico e al momento non posso pagarmi un editor, quindi mi devo arrangiare da sola. Rileggo i miei testi periodicamente anche dopo la pubblicazione a caccia di orrori e invito sempre i miei lettori a scrivermi se trovano qualche oscenità, perché non mi offendo, anzi, mi fanno un gran favore!

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Ho mandato “L’ombra del sole” solo alle grandi CE, perché escludendo gli store online sono ancora le uniche ad avere una vera distribuzione capillare. Solo una o due hanno risposto, no, ovviamente, le altre silenzio, nemmeno la decenza di rispondere. Già l’attesa è fra i 6 e i 9 mesi, almeno due righe preimpostate possono anche mandarle, visto che le mail sono gratuite. Ho evitato di perdere altro tempo e soldi, anche perché nel 2011-2012 solo la Fazi accettava pdf e stampare e spedire con raccomandata un pacco da quasi 300 pagine non è per niente conveniente, senza contare le code in posta. Va bene credere nei propri sogni, ma se i fondi non sono sufficienti è meglio cercare una strada alternativa senza perdere di vista l’obiettivo, che per me è: essere letta possibilmente con un ritorno “umano” e monetario (perché anche gli scrittori mangiano… mi hanno detto… aria e scrittura non bastano). Ho preferito usare i soldi di stampe e spedizioni per pagarmi le dispense per l’università e gli abbonamenti del treno. Essendo io una patita del digitale e già a quel tempo ebook dipendente… la scelta di Amazon KDP è stata naturale e non la rimpiango affatto, anzi, grazie a questo sistema ho centinaia di lettori che altrimenti non avrei mai potuto raggiungere. Ripensandoci è una delle cose più intelligenti fatte nel 2012, brava Eva! Per più di un anno i miei ebook sono rimasti stabili alle cifre di 89 e 98 centesimi, solo recentemente li ho portati alla esorbitante cifra di 1,99€. “L’ombra del sole” è l’unico che ho mandato alle CE, ma dopo Amazon KDP non ho mai pensato di ritentare, mi trovo bene così. I punti deboli sono doversi fare pubblicità da soli e l’editing: nulla che un buon budget non possa risolvere. Sul come accumulare un buon budget da dedicare a editing e marketing sono allo stadio lavori in corso.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Non penso di essere nella posizione di poter dare molti consigli, visto che mi sono autopubblicata senza un editor. Il fatto è che non voglio rinunciare alle mie ambizioni solo perché non posso pagare un professionista. Secondo me bisogna tentare e poi, se si ha la possibilità, migliorare l’opera con l’aiuto di persone più esperte. Intanto si riceve comunque il feedback dei lettori. Io cerco di guardare i miei lavori con occhio critico sia per quanto riguarda trama e personaggi che per la lingua. Il mio consiglio è di cercare di mettersi nei panni di chi non sa nulla della storia e che magari è anche annoiato e stanco e non ha intenzione di rileggere quel paragrafo tre volte perché non è chiaro. In questo stato d’animo bisogna chiedersi se davvero quello che si sta leggendo vale qualcosa o no. Se la storia è stupenda ma è scritta male occorre farsi una bella dose di romanzi ben scritti. Se invece la storia è banale, ma con una buona tecnica si può rimediare cercando di renderla più emozionante pensando a che cosa nella vita reale si trova degno di palpitazioni e brividi.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Il lato negativo del self è aver portato alla luce anche testi sconclusionati e sgrammaticati… ma almeno costano poco e sono prodotti da una persona e non da uno staff stipendiato: lo stesso non si può dire di quelli pubblicati dalle CE. In questi anni ho perso molta fiducia nelle CE; l’unica che gode ancora della mia stima è Iperborea perché pubblica letteratura scandinava e di nicchia di qualità, con ottime traduzioni, belle introduzioni e una selezione di titoli davvero interessante.
Quando leggo libri pagati 16€ o più e li trovo con refusi o traduzioni tremende (forse si è capito che la traduzione mi sta molto a cuore) mi sento presa per i fondelli. C’è uno staff di professionisti sottopagati dietro a quegli errori, ci rimettono loro in stress ed io in qualità, quindi a quel punto preferisco un autopubblicato, che almeno è si è impegnato da solo e si prende la responsabilità delle proprie mancanze… senza rubarmi più di 10€. Tanti autopubblicati, come me, accettano anche gli elenchi con i refusi, quindi nel giro di poco tempo il testo può anche essere ripubblicato con le dovute correzioni. So per esperienza personale che i traduttori sono sempre sottovalutati, quindi capisco perché certe traduzioni facciano rabbrividire, quindi in parte li giustifico… anche se da anni ormai leggo in traduzione solo testi russi o scritti in altre lingue che non parlo, ma sono autonoma nelle lingue europee tradizionali. Non solo il self è saturo di schifezze… evito di fare nomi, ma davvero abbiamo bisogno di 800000000 libri di cucina e dei libri dei personaggi della TV? I giornali scandalistici e i loro talk shows quotidiani non riassumono abbastanza quello che hanno da dire? Non si possono stampare su carta riciclata o solo in eBook?

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Io scrivo per intrattenere, mi piacciono le situazione pericolose e ricche d’azione, ma voglio anche che ci siano momenti più calmi per qualche spunto di riflessione. Non ho la pretesa di insegnare nulla, ma vorrei davvero che qualcuno leggendo le mie storie riuscisse per un po’ a staccarsi dalla vita normale. Io scrivo sempre Fantasy, tratto diversi sottogeneri che vanno dal classico al distopico, non risparmio sulla violenza, perché la trovo terapeutica… meglio picchiare a sangue un personaggio piuttosto che una persona in carne ed ossa no? Fra le mie pagine si cela di tutto, ma soprattutto personaggi che non sono mai o buoni o cattivi, ognuno di loro nasconde un mondo interiore fatto di scelte, che una volta accumulate fanno di loro ciò che sono. Odio i cattivi “perché sì” e “perché è feeeeeentasy va bene tutto”, anche i buoni commettono errori per le ragioni più disparate e non sempre i cattivi sono solo dei sadici con manie di grandezza. Quindi da me aspettatevi personaggi che hanno delle motivazioni che vanno oltre al “perché mi piace”.

Perché scrivi?
Scrivo perché da quando ho cominciato non ho avuto il coraggio di fermarmi, c’è sempre qualche nuova storia da raccontare. Mi piace poi avere il riscontro dei lettori, quindi devo sempre andare avanti con cose diverse per raggiungerne sempre di più e capire se sono riuscita ad intrattenerli o no. Io mi ricordo le mie storie, ma se non le scrivo non posso condividerle e invece io vorrei fare svagare anche gli altri. Per me la lettura è magia, voglio essere parte di questo processo da entrambi i lati, sia godendo delle storie altrui che diffondendo le mie.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Mah… allora, la critica mi interessa se è costruttiva, fatta da una persona competente e se mette in evidenza veri problemi, se sono solo trollate fatte così tanto per fare non mi interessa molto, anche se mi infastidisce lo stesso. Per non parlare di quelli che accettano il libro da recensire e poi esordiscono con: beh non è proprio il mio genere, quindi non mi è piaciuto tanto. La domanda mi sorge spontanea: l’utilità di recensirlo se non è il tuo genere? Io non leggo romance, non mi sogno nemmeno di andarli a recensire e scrivere che sono brutti. Non volevo fare polemica… ma capita anche questo, persone che recensiscono tanto per, anche se non gli piace il genere o il tema del romanzo.
Apprezzo sempre recensioni negative ben argomentate, mi spiace leggerle, ma se posso capire cosa non funziona me le salvo, ricontrollo i pezzi incriminati e vedo di fare meglio la prossima volta. Sopra ho specificato “persona competente”, purtroppo sono poche. Apprezzo comunque chiunque mi lasci un commento perché mi hanno dedicato tempo e impegno.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Lo scrittore per me è colui che scrive, anche se non pubblica. Io mi sento scrittrice perché ritengo che la scrittura sia più di una passione, richiede impegno, studio, una discussione continua del proprio operato. Non scrivo a caso, mi documento, ricerco, correggo… come dovrei chiamarmi? Pigiatrice di tasti? Non penso che siano scrittori solo quelli che vendono milioni di copie, magari le venderei anch’io se avessi i sodi per pagarmi un team che si occupi di me, della mia immagine, del marketing e delle correzioni. Ho detto che è uno scrittore anche chi non pubblica, non vedo perché no, io ho solo scelto di espormi all’opinione pubblica, ma non tutti sono disposti a dare i propri testi in pasto alla rete.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
In futuro voglio che la scrittura diventi la mia fonte di sostentamento primaria, sarò un’illusa… ma è quello che desidero. Ho tante, tantissime storie da raccontare. Mi trovo bene con il self, vorrei solo poter avere un budget da dedicare a editing e marketing, mi piace essere il capo e decidere tutto, non so se andrei d’accordo con una CE che mi vuole imporre la cover e magari anche cambiare punti cruciali della trama. Poi mi piace il rapporto con i lettori che mi scrivono su FB e per email, mi fanno domande e chiedono anticipazioni… con un CE a fare da filtro non sarebbe lo stesso.
Studio e lettura per migliorare sono sempre parte della mia giornata, così come viaggi per ampliare le mie esperienze avere idee più originali.
Per quanto riguarda lavori futuri: continuo a scrivere in inglese perché mi dà più soddisfazione e posso avere più lettori. Per il momento la scrittura in italiano è in pausa. Ho in programma delle novelle sui personaggi di “Trusting Darkness” e altri due romanzi in inglese, uno già cominciato, ma in attesa di nuovi spunti e l’altro in fase di creazione ma con una trama già decisa. Sono tutti fantasy, uno è urban, l’altro è ambientato in Turchia nel 1700-1800 e parla di geni, desideri e conseguenze. Ogni giorno comunque prendo nota per qualcosa di diverso, quindi i progetti aumentano.

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

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