Recensione: Libero Arbitrio di Caterina Armentano

Titolo: Libero Arbitrio
Autore: Caterina Armentano
Editore: 0111 Edizioni
Pagine: 200
Prezzo: 15,00€
Pubblicato il: Novembre 2010

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 27 Set 2012
Terminato il: 29 Sett 2012
Voto: 4/5

Recensione: Qualche piccolo difetto, ma una grande storia
In un piccolo paesino del sud Italia, in un florido palazzo, hanno vita storie di donne, ognuna con i suoi problemi alla disperata ricerca di una felicità che sembra esserle preclusa, tra loro Ester e Rebecca vivono un’amicizia intensa e rara che sa resistere anche alle tremende conseguenze del libero arbitrio quotidiano…
Si evince già dalle prime pagine che l’idea della trama e ben radicata nell’autrice, ma alcune parti, soprattutto dialoghi e riflessioni, non riesce ad esprimerle al meglio, creando confusione nel lettore: lasciare che sia il libro a palesarsi è sempre un rischio, a mio parere, avrei preferito una descrizione o anche un pensiero aggiuntivo per chiarificare il tutto.
Se la narrazione è un poco confusionaria, alcune descrizioni si rivelano invece potenti e significative: sorprende trovarle e assaporarle tutto d’un fiato, sintomo che forse la scrittrice è più portata per la poetica che per la narrazione vera e propria.
I personaggi, ad esclusione di Rebecca, Ester e i rispettivi consorti, sono un folclore di sottofondo che tristemente rimane tale, un peccato perchè molte loro storie avrebbero colorato e dato spessore anche se erano semplici elementi di sfondo.
Le tematiche, benchè io sia vissuta in un piccolo paesino della pianura padana, sono incredibilmente reali e contemporanee tanto da averne vissute alcune sulla mia stessa pelle: sia che si viva al sud che al nord non si può ignorare che il piccolo paese in cui viviamo è la stessa comunità del palazzo in cui vivono le protagoniste, un circo composto dalle attrazioni più riprovevoli e ridicole, che però non hanno alternative a soccombere ogni emozione e libertà alla comunità, che sente libera di giudicare e non di capire. Ester e Rebecca vivono per inseguire la libertà da quel susseguirsi di giudizi e sguardi. Le figure maschili sono un contorno sfumato, utili solo a definire il confine tra la scena madre e ciò che sta fuori dal mondo delle donne.
In definitiva, anche se lo stile è grezzo, le tematiche e soprattutto la storia, toccano nel profondo e fanno riflettere, perchè è impossibile non riconoscersi in alcune delle figure e situazioni che l’autrice ha saputo creare: non ci sono storie, crescere, essere donne è spesso sinonimo di conseguenze e sbagli.
Una storia forte che lascia ben più di un semplice giudizio, non si può fare a meno di riflettere e sentirsi straziate dal fatto che il nostro libero arbitrio ci può portare verso prove ardue ma anche verso il nostro destino. Quattro stelle, sì la narrazione non è delle migliori, anche l’editing lascia un po’ a desiderare ma c’è sostanza: non troverete la storia strappa lacrime, non illudetevi di essere Rebecca perchè noi tutte siamo parte di quel paesello che giudica e forse, leggendo questo libro, possiamo sperare di smetterla di giudicare e vivere la nostra vita veramente e non da spettatori.

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