Recensione: Starbound – La via delle stelle di Marta Leandra Mandelli

Recensione: Starbound - La via delle stelle di Marta Leandra Mandelli

Titolo: Starbound – La via delle stelle
Autore: Marta Leandra Mandelli
Editore: Armando Curcio
Pagine: 480
Prezzo: 14.90€
Pubblicato il: Luglio 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 25 Lug 2014
Terminato il: 28 Lug 2014
Voto: 5/5

Recensione: Davvero una lettura spettacolare! Consigliatissimo!
Robert è da poco salito al trono, non dovrebbe essere lui a indossare la corona. Doveva essere suo fratello il re ma sfortunatamente il destino ha scelto diversamente, è chiamato a portare il peso del potere e del tremendo segreto di famiglia proprio ora che dopo anni di pace e prosperità la pace dei regni alleati è appesa ad un filo: la Città dei Lumi è stata attaccata da una misteriosa armata, il re e la regina sono stati uccisi, solo la figlia Katryn è riuscita a fuggire e Robert teme che la giovane principessa non abbia avuto tempo di apprendere il segreto della sua famiglia, facendo perdere uno dei tasselli fondamentali che legano le due case regnanti…
È chiaro già nelle prime pagine che l’autrice sa scrivere e lo fa bene: lo stile è florido completo e con termini che arricchiscono non solo i fatti narrati, ma anche il lettore. Si rimane rapiti e benché le pagine scorrano una velocità incredibile e ci scopre a metà del libro senza che ciò abbia appesantito o annoiato.
Il mondo creato da Marta ha una chiara connotazione fantasy in cui la magia è un retaggio del passato tanto da essere leggenda. Il tutto è costruito con un cura che vien tradita solo da alcune frasi che sono di origine terrestre. In ogni caso si rivela una lettura davvero ottima che non eccede nel romanticismo, non dimentica i sentimenti quando l’avventura chiama e che avvinghia il lettore togliendogli ogni possibilità di lasciare il volume sul comodino prima che si incontri la parola fine.
Quello che sorprende, al di la dello stile e dei personaggi, è la sapiente dedizione nel dosare segreti e rivelazioni: bisogna prestare la massima attenzione a tutto quello che viene narrato perché gli indizi sono pochi, nascosti e a volte criptici; se si legge questo volume con la convinzione di trovarvi all’interno degli elementi già visti o letti in passato, si rischia di cadere letteralmente dalla sedia scoprendo che Starbound è un libro fuori da ogni canone e che non vuole finire sotto l’ennesima etichetta. Io stessa non so se definirlo un fantasy vero e proprio: sì gli elementi ci sono tutti, ma credo che meriti un’etichetta tutta sua, non lo si può affiancare ad altri titoli di questo genere perché stonerebbe.
I personaggi sono belli, impariamo ad amarli e odiarli senza che ci siano pagine pesanti di descrizioni, Marta infatti ci mostra appieno carattere e modi di ogni personaggio, le descrizioni passano quasi in secondo piano perché è tramite i fatti che impariamo a conoscerli. Robert e Katryn in particolare hanno modo di mostrarsi appieno, con gesti che potrebbero sviarci e indurci a pensare male o troppo bene di loro, l’autrice ce li fa conoscere con il favore del dubbio (una specie di libero arbitrio su come giudicarli), salvo poi mostrarci realmente le loro anime che affascinano e dimostrano quanto siamo quello che spesso non vogliamo mostrare.
In definitiva, ma che domande cinque stelle! Devo dire che prendendo tra le mani il libro ho davvero avuto paura che risultasse una lettura pesante e troppo lunga (in questo periodo ho bisogno di letture veloci e senza troppo peso) e invece è stata una delle più scorrevoli di quest’anno, tanto che arrivata a più di metà volume mi sono domandata quando lo avessi letto (forse il tempo si è fermato e non me ne sono resa conto) visto che erano passate davvero poche ore. Sì, lo consiglio. Sì, è una lettura davvero coinvolgete e fantastica. Sì, è un Made in Italy che merita di essere incoronato ed elevato a qualcosa di più. E ora che è finito vorrei leggerne ancora (si tratta di un volume autoconclusivo).

Le novità da non perdere – La voce del sentimento di Evelyn Storm

Rispolvero oggi una rubrica sempre colorandola in sfumature tricolore. In questa rubrica (che a seconda della disponibilità del materiale) che sarà pubblicata ogni mercoledì potrete scoprire un nuovo libro da poco arrivato sugli scaffali in libreria o negli store on-line. Se volete farne parte contattatemi!
Apriamo la rubrica con “La voce del sentimento”!

La voce del Sentimento

Titolo: La voce del sentimento

Autore: Evelyn Storm

Editore: Self Publishing

Pagine: 197

Prezzo E-book: 1.99€

Genere: Raccolta di Racconti, Romance

Sinossi: Quattro avventure in un unico romanzo. Quattro coppie seducenti e diverse tra loro, Veronica e Roberto, Daralis e Ronan, Petra e Josh, Cindy e Dylan, ma accomunate da un unico filo conduttore: la promessa di un amore “eterno”. Quattro storie con un argomento specifico, che spazia dalla vita vera al fantasy, dall’ombra alla luce, dal sentimento alla passione, dall’Italia all’estero.

Libri a “Km 0”: Stanze di Carne di Alessio Gradogna

Libri a “Km 0”: Stanze di Carne di Alessio Gradogna

Solitamente sono le copertine ad attrarre il lettore, per questo libro invece è stato il titolo! Quando poi ho letto la sinossi ho capito che prima o poi avrei dovuto se non comprarlo, almeno farlo conoscere ai lettori. Il titolo e la storia sono chiari e vi confesso che alla prima occasione devo proprio comprarlo.

Titolo: Stanze di Carne

Autore: Alessio Gradogna

Editore: Lettere Animate Editore

Pagine: 126

Prezzo carteceo: 11.00€

Prezzo e-book: 1.49€

Pubblicato il: Aprile 2012

Sinossi: Francia, dintorni di Lione. Una grande casa in mezzo al bosco, nascosta agli occhi del mondo, appartenente a un misterioso uomo che nessuno ha mai visto. Un luogo quasi magico, dove gli ospiti, in fuga dalle difficoltà della vita, possono godere di una libertà senza limiti. Un’oasi di pace, in cui il piacere della carne sopravanza ogni barriera imposta dalla società, e il sesso è vissuto nel pieno e assoluto godimento reciproco. Vincent, su consiglio dell’amico Leo, abbandona un matrimonio senza più alcun sentimento e raggiunge la casa, lasciandosi cullare dalle gioie di questo meccanismo straordinario e perfetto. Poco alla volta, però, il protagonista si rende conto di come la libertà debba per forza avere un alto prezzo da pagare; il prezzo dell’orrore, e di una scelta da cui non si potrà più tornare indietro.

Recensione: Silver Moon – Il serpente di pietra di Maria V. Snyder

Recensione: Silver Moon -  Il serpente di pietra di Maria V. Snyder

Titolo: Silver Moon – Il serpente di pietra
Autore: Maria V. Snyder
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 380
Prezzo: 4.99€
Pubblicato il: Dicembre 2010

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 03 Mar 2013
Terminato il: 05 Mar 2013
Voto: 4/5

Recensione: Avventura ed un pizzico di romanticismo: Yelena vince ancora
É giunto il momento per Yelena di scoprire il suo passato e trovare la strada per il suo futuro, il percorso la porterà nel Sud da dove, da piccola, è stata rapita. É il momento di trovare la sua famiglia e imparare a gestire quelli che sembrano poteri fuori dal comune.
Solitamente i volumi centrali delle trilogie si rivelano lenti, molto descrittivi e indirizzati a porre le basi al volume conclusivo, invece l’autrice riesce a tenere vivo l’interesse del lettore senza mai annoiare.
L’unica grande pecca di questo volume è il personaggio di Valek che sembra divenire lo stereotipo dell’amore perfetto un cambiamento radicale per un personaggio che compare sporadicamente. Yelena e gli altri personaggi vengono approfonditi con cura: persino le nuove comparse hanno fin da subito profilo ben definito.
In definitiva confermo le quattro stelle del primo volume e mi fiondo subito sul terzo e convulsivo! Consigliato alle romanticone avventurose che amano protagoniste forgiate da mille battaglie!

Scrittori Made in Italy: Barbara Bolzan

Scrittori Made in Italy: Barbara Bolzan
Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Barbara Bolzan

Chi è Barbara Bolzan?
Buongiorno a tutti e grazie, Alice, per avermi offerto questo spazio nel tuo blog.
Chi è Barbara Bolzan? Vorrei risponderti “una ragazza semplice” (con la /e/ rigorosamente aperta), solo per vedere il sorriso gelido e statico da ultima-serata-di-miss-Italia dipinto sul volto di chi sta leggendo!
La verità è che nessuno è davvero semplice, a dispetto di quel che si tenta sempre di far credere, e penso sia proprio questo il bello di ognuno. Cerchiamo sempre di dipingerci come “quelli della porta accanto”, ma in realtà sappiamo che dentro di noi si cela un universo!
Ho trent’anni, qualcosina di più, e mi nutro di parole. Sono nata in teatro, che è stato il mio primo amore, e solo in seguito mi sono avvicinata alla scrittura. Due strade parallele, non contrarie. In fondo, credo che l’Arte sia una sola; diverse, sono solo le forme con le quali la rappresentiamo…
Ho dovuto interrompermi, e adesso ritrovare il filo del discorso è complicato. Accennavo prima al teatro. In scena, il pericolo è proprio questo: basta un attimo per distrarsi, e subito c’è qualcuno pronto a rubarti la scena e ad accentrare l’attenzione su di sé. È quello che è successo adesso. La nefanda creatura che tenta prepotentemente di rubarmi l’occhio di bue è una cosina dagli occhioni sgranati e un ditino indagatore puntato contro di me, ad accusarmi delle mie manchevolezze. Al momento, la manchevolezza-maior è il fatto che io non sia pronta in tempo zero a fare il verso del cane. Cerco di distrarre la NC (Nefanda Creatura), ma non c’è storia, nell’universo che occupiamo esistono delle priorità. Ecco allora che mi chino, mi accuccio, e faccio: “BAU! BAU!”
La NC ride.
Lei, che è la mia primaria ragione di vita, oggi. Mia figlia.
Ridevo quando, anni fa, leggevo “Nefandezze di Albertino”, parte di un racconto nel quale Guareschi raccontava la vita col suo primo figlio (ovviamente, il termine “nefando” è mutuato da lui). Oggi mi rendo conto che, ironia a parte, aveva pienamente ragione! E quanto vuota sarebbe la mia vita senza la NC!
Eccoci qui, quindi. Una mamma, prima di tutto, solo secondariamente scrittrice. E la sua bambina.
Viviamo in Brianza, quella che un tempo era definita come “la verde Brianza” e che oggi è in massima parte cemento e auto. Le nostre giornate iniziano presto, molto presto (vorrai mica perderti il fantomatico canto del gallo, no?) e procedono nella speranza che siano assenti troppi scossoni. Viviamo in una casa piena di libri, che la NC già adora!, e spartiti. La musica fa da sottofondo alle nostre preziose ore insieme.
Serenità. È quanto cerchiamo, ed è quello che tento di offrirle ogni giorno. In ogni modo.

Quali libri hai scritto?

Titolo: Il sasso nello stagno

Editore: Prospettiva Editrice

Trama: Beatrice Arosio torna a Milano dopo aver trascorso anni in Germania, dove ha lavorato come ricercatrice universitaria. Sotto la corazza che la difende e il carattere forte del quale fa mostra, in realtà ci sono solo confusione, dubbi, terrore di appartenere a qualcuno o qualcosa. L’unico vero rapporto che sia mai riuscita a instaurare e mantenere è quello con il suo amico di infanzia, omosessuale, suo grillo parlante, al quale è legata da un rapporto quasi morboso. Questa protagonista giovane, ricca, solitaria, nevrotica e barricata dietro un muro di cinismo e divertente sarcasmo, dovrà fare i conti col proprio passato: con un genitore importante e oberato di lavoro, con un uomo che la ama tanto da lasciarla libera, con un perdersi di vista che in Beatrice sta a metà tra il dolore e la forzata accettazione.
Nella storia, si intersecano vissuto della protagonista ed espedienti filologici e linguistici, i quali rappresentano l’unico punto fermo che Beatrice crede di possedere. Incapace di far fronte alle situazioni, si appiglia ad essi nella speranza di trovare giustificazioni e soluzioni, senza pertanto considerare che non sempre gli esseri umani agiscono secondo le leggi della scienza.

Titolo: Requiem in re minore

Editore: Caputo Edizioni

Pagine: 243

Prezzo: 2.99€

Trama: Il 5 aprile 2004, un commando mette a segno una spettacolare rapina alla banca di Stavanger, in Norvegia. Il 24 agosto 2006, dal Museo Munch di Oslo vengono sottratti i dipinti L’Urlo e Madonna. Due fatti apparentemente non correlati, ma che trascineranno il lettore in una vertigine di intrighi, pericoli e misteri. Un viaggio all’interno del mondo del mercato nero, dell’arte e della musica.Quando i dipinti scompaiono, lasciando dietro di sè una scia di morte, Agata Vidacovich tenta di venire a capo dell’intricata vicenda, mettendo a dura prova le proprie certezze, costantemente sul filo del rasoio, dividendo la propria vita tra il marito al quale ha sempre mentito riguardo a se stessa -un pianista di fama internazionale che ha ormai rinunciato alla propria carriera, diventando l’ombra di se stesso- ed il lavoro, arrivando a chiedere aiuto all’ex amante, una personalità misteriosa e potente con la quale troppe cose erano rimaste in sospeso.Un thriller avvincente, intelligente ed ironico, che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste, tenendo il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina… e oltre.

Titolo: Rya – La figlia di Temarin

Editore: Butterfly Edizioni

Pagine: 292

Prezzo: 15.00€

Trama: Su Rya, giovanissima principessa di Temarin, si fondano le speranze dell’ambiziosa famiglia Niva, che si è appena servita di lei per concludere un insperato matrimonio d’affari. Le aspettative, però, sembrano vanificarsi quando la ragazza scompare misteriosamente da palazzo. Quasi contemporaneamente, fuori dalle mura della città viene ritrovato un cadavere che reca su di sé un messaggio inequivocabile, indirizzato a Blodric, re di Idrethia e potentissimo marito di Rya…
Storia di genere fantastico, narrata in prima persona, racconta la corsa della protagonista verso il futuro, l’indipendenza e l’amore.
Ma è anche la storia di una famiglia, una banale tragedia distribuita su generazioni che hanno tentato di indorarla. È la storia, infine, di una spaccatura, di tutte le cose che non sono mai state dette.
Quella che all’inizio può apparire solo come una favola, si colora via via di tinte più fosche. E l’ingenua protagonista, cresciuta in un mondo dorato, si troverà ad affrontare scelte di vita e difficoltà nelle quali ogni donna saprà riconoscersi. È una discesa, letteralmente, dalle stelle alle stalle. È la risposta alle eterne domande: che fare? Chi essere?
Chi amare?

Titolo: L’età più bella

Editore: Butterfly Edizioni

Pagine: 232

Prezzo: 14.00€

Trama: Caterina è una sedicenne come tante: studia, esce con il suo ragazzo Maurizio, partecipa alle feste degli amici. La sua vita cambia improvvisamente quando, dopo un’interrogazione, sviene e cade, battendo la testa. Quello è solo il primo di una lunga serie di episodi simili: il cuore che batte più forte, il calore nel viso, la caduta. Inizia così, per Caterina, un inferno fatto di ospedali, esami invasivi, infermiere pettegole, dolore e, soprattutto, incertezza. Emarginata dai compagni, amata ossessivamente da Maurizio, Caterina dovrà affrontare la diffidenza dei medici e la malizia di chi crede che ogni suo malessere sia pura finzione. Con una prosa piena, intensa e ricca di preziose citazioni letterarie, Barbara Bolzan traccia il profilo di un’adolescenza vissuta nell’incertezza e nella paura, sulla quale troneggia una malattia poco conosciuta e ancor meno compresa: l’epilessia.

Inoltre Barbara ha pubblicato tramite la AICE, l’Associazione Italiana contro l’Epilessia:

Titolo: Sulle Scale
Editore: AICE
Trama: Monica è ancora un’adolescente quando a scuola, durante una lezione, sviene. Ma quello che sembra un banale incidente si trasforma ben presto in un calvario, in un’incessante ricerca delle ragioni che determinano uno stato di salute sempre più incerto. Fino alla scoperta della verità, all’accettazione delle cose ma anche alla ricerca della dignità di tutti noi.
Attraverso la creazione di un personaggio fittizio, Barbara si racconta e ci racconta l’epilessia, con quel suo stile particolarissimo sospeso tra la denuncia sociale e un’ironia amara e graffiante, a volte pervaso di autentica poesia, che rende la narrazione piacevole, e a tratti persino divertente. Un libro per tutti, da leggersi, per aprire gli occhi su una realtà ben presente, oscurata dai media che non ne parlano perché «non farebbe notizia», e perché nella nostra pur civile Italia sono ancora troppi i preconcetti culturali e le norme discriminanti.

Come sei diventata scrittrice?
Il primo passo verso la scrittura è la lettura. In ogni disciplina, dopotutto, quello che davvero conta è unire teoria e pratica sul campo. E la pratica, in questo caso, non consta nello sedersi a un tavolo con carta e penna a buttare giù pensieri; quello è il passo successivo. Si tratta invece di un lungo processo di analisi e studio di testi altrui. Poco importa che si tratti di Umberto Eco o di Topolino, all’inizio. L’occhio e la mente devono abituarsi alla lettura. Solo così, a mio parere, si può davvero imparare ad avere qualcosa da dire. Mi viene in mente una battuta che ho sentito una volta in un film: “Uno scrittore che scriva più di quanto legga dà chiara prova di dilettantismo”. È una frase molto dura, ma riassume al meglio il concetto esposto.
Da quello che posso ricordare, ho sempre avuto qualche libro tra le mani. E ancora oggi è così, anche se il più delle volte ora si tratta di cartonati, coloratissime raccolte di filastrocche e la famigerata Peppa Pig.
Sono cresciuta in una casa piena di libri, quindi probabilmente l’amore per la Parola è stato un qualcosa di inevitabile. A sei anni, poi, sono stata scelta per entrare a far parte di una compagnia teatrale… e cos’è il teatro, se non una serie di storie da raccontare?
Insomma: in un modo o nell’altro, ho sempre avuto il naso immerso in qualche pagina scritta.
I miei primi racconti sono nati quasi per gioco, scritti a mano su quaderni a quadretti, gli stessi che usavo a scuola. Quello che facevo, mi piaceva. E ho tentato di trovare la mia strada, parola dopo parola, sbaglio dopo sbaglio. Ho sempre cercato di spingermi più in là, di superare i limiti conosciuti dell’espressione, per migliorarmi.
Non sono ovviamente arrivata alla fine di questo cammino. Non ne sono nemmeno alla metà. Ma vado avanti. Collezionando parole e sbagli, proprio come allora. E credo che questa continua crescita fatta di procedere e rallentare sia un qualcosa di meraviglioso.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Non ho mai creduto all’ispirazione, al fulmine a ciel sereno che compare e ti consegna una storia già infiocchettata, anche se in un’occasione mi è successo. Esiste sempre un motivo per il quale inizio un nuovo lavoro. Da quell’idea, da quelle prime frasi scritte magari di getto, parte la lunga processione delle ricerche.
Oggi, con la piccola NC in giro per casa, il mio tempo non è realmente più mio, quindi ritagliarmi uno spazio è quasi un’utopia.
In passato, però, le mie giornate di dividevano equamente tra la vita “normale” e quella “sulla carta”. Ogni momento libero era buono per mettermi all’opera.
Non seguo un particolare metodo, non l’ho mai fatto. Non scrivo di notte perché “solo così posso trovare la pace e la concentrazione”, non ho bisogno di rinchiudermi in un eremo o di bere litri di caffè per tenermi sveglia. Naturalmente, quando i tempi di consegna sono brevi, non escludo la possibilità di fare nottata. È successo, e immagino succederà ancora. Ma credo che questo rientri nella normalità di un qualsiasi lavoro in proprio. Quando credi veramente in qualcosa, sei anche disposto a sacrifici pur di ottenerlo.
Esulando dalle mere ricerche, di solito stendo la prima stesura di getto (su computer o carta, poco importa. Dipende dal supporto che al momento ho a disposizione). Le correzioni successive vengono invece effettuate solitamente su cartaceo, a matita. Solo così posso essere sicura di vedere gli errori (e comunque, qualcuno sfugge sempre!). Sono una maniaca della correzione, specie per quanto riguarda incipit ed epilogo. Non riuscirei a lavorare diversamente: correzioni su correzioni, stesura sopra stesura, fino a pochi istanti prima di consegnare il nuovo elaborato.

Qual è stata la tua prima stesura?
Sono approdata alla poesia solo in seguito, quindi quasi sicuramente la prima “pagina scritta” doveva essere un racconto. Qualcosa di fine a se stesso, immagino, con personaggi abbozzati e nessun legame tra fabula e intreccio. Un divertissement, ma che mi ha spalancato un universo.
Diversamente, non sarei qui, adesso!
Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Mi vengono in mente almeno due figure, ugualmente importanti: Jorge Luis Borges e James Joyce, per come hanno saputo giocare con la letteratura, farsi beffe dei critici (il secondo, soprattutto, me lo vedo ridere a crepapelle) e regalarci pagine indimenticabili. Hanno saputo spalancare universi, accendere scintille. E non posso che essere loro grata per ciò che hanno prodotto.
Mi lascio conquistare dallo stile, dal lessico e dalla musicalità di uno scrittore, le mie preferenze possono mutare nel giro di pochi volumi. Ho adorato il primo King, per la sua capacità di farmi tornare bambina (!); mi piace scoprire la cultura dietro lo scrittore più commerciale, la citazione al momento giusto, la strizzatina d’occhio che mi porta magari a sorridere.
La sorpresa è sempre dietro l’angolo. E il bello di leggere tanto è proprio questo: la possibilità di sorprendersi. Ancora e ancora.

Come nascono le tue storie?
Non seguendo metodi, nessuna storia nasce nell’identico modo di quella precedente.
Le scintille scattano, certo, ma molte di loro si estinguono presto, non tutte sono fatte per divampare come un falò di sant’Antonio. Meglio così, altrimenti saremmo tutti sommersi da tonnellate di carta!
L’idea di partenza può essere banale, tratta magari da qualcosa che ho letto, da un fatto che è accaduto o dal verso di una canzone. Non c’è ancora una storia, i personaggi sono solo abbozzati, come ombre dentro la nebbia.
Esiste però magari già una linea guida, per quanto vaga.
A questo punto, comincia la fase di ricerca. Non riuscirei a scrivere nulla, senza prima documentarmi. Come ho già detto, ho sempre il naso immerso in qualche libro, le dita impolverate dalle pagine dei volumi delle biblioteche, gli occhi stretti a furia di leggere e, spesso, tradurre. Periodi storici, libri di botanica, cartine. Tutto ciò che può aiutarmi a immergermi davvero e conoscere realmente ciò di cui ho intenzione di trattare. Poi, se c’è la possibilità, viaggio, vado sul posto. Un esempio? Quando scrivevo “Requiem in re minore” ho compiuto diversi soggiorni in Norvegia, ad Oslo, per parlare con coloro che avevano assistito al furto.
Non tutti sono Salgari. Io, almeno, non lo sono. Quindi, ho bisogno di vedere con i miei occhi ciò che voglio descrivere.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Certo, è capitato a tutti. Ed è bene così. Solitamente, quando si arriva a decidere di cestinare qualcosa, si suppone lo si faccia perché sorretti da una convinzione: che quello che si è scritto non stia funzionando. Inutile procedere per tentativi maldestri, ottenendo come unico risultato di rovinare qualcosa di già di per sé compromesso in partenza. Meglio buttare tutto e ricominciare da capo. O non ricominciare affatto.
I periodi poi di “buio” -il classico “blocco dello scrittore”- ci sono, tornano a fasi alterne. Anche in questo caso, ben vengano anche questi momenti da sindrome da pagina bianca. Permettono di staccare, anche se in quell’istante è esattamente quello che non vorresti fare.
Tirare una boccata d’aria fresca fa bene, e non solo alla salute: dà aria alle pagine.
La speranza, poi, è quella di riuscire a ripartire col piede giusto.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpreso/a di ciò che stessi scrivendo?
Mi è capitato di dover stravolgere totalmente un finale perché la storia mi era sfuggita di mano… ma questo era da imputare ad agenti esterni. È successo durante la stesura di “Requiem in re minore”: avevo già completato la prima stesura, la fine era a posto, aveva un senso e reggeva bene.
A un certo punto, squilla il telefono. Vado a rispondere, è mia madre. “Forse” mi dice “ti conviene accendere la tv.”
Al telegiornale, stavano trasmettendo una notizia appena arrivata in studio: le tele di Munch (fulcro del mio romanzo) erano appena state ritrovate.
Dal momento che stavo cercando di ricalcare il più possibile la realtà oggettiva dei fatti, ho dovuto cambiare rotta e stravolgere l’epilogo della vicenda, riadattandolo.
Per il resto, grandi sorprese i miei personaggi non me ne hanno mai riservate. Tento di tenerli più a bacchetta possibile!

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Non dubito che determinati volumi possano fornire utili consigli e strumenti, ma credo che il primo vero passo verso la scrittura sia la lettura, quella onnivora, matta e disperatissima. Come ho già detto: da Topolino a Eco, da Guareschi a Faber, da Montale a Saffo. Ogni scrittore vero ha qualcosa da insegnare. A noi lettori (perché questo siamo, principalmente: non scrittori, ma lettori) il compito di apprendere. E mettere in pratica il più possibile.
La lingua e lo stile, poi, cambiano da storia a storia. Scrivere è come prendere le misure per cucire un abito addosso a una determinata persona. La stoffa è ingannevole, ti scivola tra le dita, un colpo sbagliato di forbice ed il lavoro è rovinato. Non solo: la persona, il tuo modello, non è sempre uguale a se stesso: un giorno è più gonfio, il giorno dopo è lievemente più magro. L’abito deve calzare a pennello, nonostante tutte queste meravigliose variabili.
È un lavoro continuo di perfezionamento, di studio, di ricerca del dettaglio. Esattamente come in una sartoria di alta moda.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Ogni volta è una lotta maggiore. Si diventa sempre più schizzinosi, la ricerca del termine giusto, della frase giusta è quasi infinita. Le prime revisioni erano sicuramente più all’acqua di rose di quanto non siano quelle attuali. C’è da dire che sono sempre stata abbastanza maniacale in questo quindi, per quanto possa essere innamorata di un pezzo, di una parola , di un paragrafo o addirittura di un intero capitolo, se mi accorgo -o, peggio: se altri si accorgono- che non gira come dovrebbe, viene totalmente riscritto o anche eliminato. Non è un processo semplice né tanto meno indolore, ma va fatto.
Per quanto mi riguarda, col cuore scrivo molto poco. Il “di getto” appartiene solo alla fase di abbozzo della storia. Tutto il resto, per quanto possibile, cerco di ponderarlo attentamente. Tutto sta, alla fine, a trovare un giusto compromesso tra lo stile-e-forma-perfetta-ad-ogni-costo e la scorrevolezza della storia.
In medio stat virtus. Basta mettersi d’accordo e venirsi incontro.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Il primo libro che ho pubblicato, “Sulle Scale”, ha seguito un percorso un po’ particolare, parallelo alle pubblicazioni tradizionali delle case editrici. È stato edito da AICE, l’Associazione Italiana contro l’Epilessia, e quando spedii il manoscritto non avrei nemmeno mai immaginato che sarebbe stato pubblicato. Avevo semplicemente voluto donare un mio contributo a coloro che soffrivano di questa patologia.
Con mia sorpresa, il testo piacque e fu deciso di darlo alle stampe. Non solo, uscii con la prefazione di Ezio Raimondi, filologo italianista e membro dell’Accademia dei Lincei, e fu presentato per la prima volta nel corso di un convegno internazionale presso l’università Statale di Milano. In seguito, dal testo furono estratte alcune letture e ne fu tratto uno spettacolo teatrale, portato in scena da alcuni allievi dell’Accademia di Arte Drammatica di Milano.
Il volume successivo, “Il sasso nello stagno”… Anche in questo caso, si è trattata di una pubblicazione a sorpresa, in seguito alla vittoria di un premio letterario internazionale. Stesso destino per “Requiem in re minore”.
Con l’ultimo lavoro, invece, “Rya – La figlia di Temarin”, ho deciso di cambiare rotta. Non ho sottoposto il testo al banco-prova dei premi letterari ma, dopo le infinite correzioni e revisioni, l’ho inviato alla casa editrice Butterfly Edizioni, ottenendo parere favorevole. È una casa editrice giovane e dinamica, un clan di incredibili talenti dei quali avevo letto i lavori. Mi aveva attratto fin da subito, per la qualità dei romanzi pubblicati, e sono felicissima di essere oggi entrata in scuderia!

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Non conosco “di persona” il settore del self publishing, quindi non mi sento di fornire consigli. Credo che uno scrittore debba sempre fare ciò che si sente. Certo è che dare alle stampe un testo (sia esso autopubblicato o edito da una casa editrice) significa consegnare un prodotto al lettore. E il lettore altro non è che un acquirente, se vogliamo metterla in termini commerciali. Il “prodotto” fornito, quindi, deve essere ben confezionato, integro, deve avere tutte le carte in regola. Esattamente come un qualsiasi altro oggetto sul banco di vendita.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
È indubbio che sia difficile, molto difficile, farsi ascoltare dalle grandi case editrici. Non ho niente contro l’autopubblicazione e, anche se non conosco questo settore, non è detto che prima o poi non provi anch’io a cimentarmi con esso. Dopotutto, è sempre una sfida. Sicuramente, la casa editrice nota darà maggiore risonanza al tuo testo, se non altro per la legge dei grandi numeri, ma credo anche che se uno scrittore vale, be’, vale a prescindere dal logo impresso sulla copertina.
È certamente ostico riuscire ad arrivare ad un maggior numero di lettori, proponendosi come auto-pubblicazione, ma questo dipende dal fatto che la persona comune è digiuna di esperienze di marketing e di pubblicità. Come far conoscere la propria opera al grande pubblico? Spammando qua e là, spesso a casaccio, su siti, social e blog? Il più delle volte, da quello che vedo, si ottiene l’effetto contrario. Si spera sempre nel passaparola.
Non credo che tutto quello che viene pubblicato dalle case editrici di rilievo sia degno dell’aggettivo “letterario”, e non sarà per il fatto di aver pubblicato con Mondadori che Totti (tanto per sparare sulla croce rossa) verrà mai ricordato come scrittore (almeno, questo è quello che mi auguro, altrimenti ho davvero sbagliato mestiere e passione!). Allo stesso modo, è inaccettabile dichiarare a priori che un testo autopubblicato non sia degno di nota. Magari, molto semplicemente, non ha trovato il giusto riscontro perché, in quel momento, il filone prediletto dalle case editrici era un altro.
Se poi vogliamo tirare in ballo la frase trita e ritrita “Le case editrici vanno solo sul sicuro, pubblicano i loro cavalli vincenti o solo chi sia già un Nome Noto”… be’, facciamolo. Anche questa è una realtà.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Credo che ognuno, quando scrive una nuova storia, immetta in qualche modo una parte di sé. Non esistono mai realmente veri elementi autobiografici, ma è indubbio che si parta sempre dal vero. È un po’ come diceva Montale: “Io parto sempre dal vero, non so inventare nulla”.
Io parto sempre da fatti, se non veritieri, almeno reali o plausibili. In tutto ciò che scrivo c’è una parte di me, e questa parte non sempre è celata nei pensieri o nelle azioni dei protagonisti.
Scrivere è un modo per superare il silenzio, per colorarlo o donargli musicalità, offrire parole a chi parole non ne ha o non riesce a dirle. Credo che le mie storie possano essere lette secondo diversi piani trasversali: c’è la favola pura e semplice. Sotto, coesistono diversi significati, diversi significanti.
I mondi fantastici fini a se stessi non mi hanno mai interessata. Quello che vorrei, è che il lettore si sentisse parte della narrazione, che si lasciasse trasportare e dimenticasse, almeno per un momento, il “suo” mondo. E vivesse nel mio, in quello narrato al momento.
Vorrei che la realtà perdesse i propri contorni. Per fargli dire, alla fine: “Ho vissuto, per qualche pagine, in un altrove che ho sentito appartenermi!”

Perché scrivi?
Scrivere è un modo per superare, per abbattere il silenzio, per vivere ciò che quotidianamente non è dato vivere. Non deve per forza essere sempre un qualcosa che abbia un lieto fine anche perché, partendo quasi sempre dal vero, è ben raro che il lieto fine esista.
Non riuscirei comunque ad immaginare la mia vita senza la scrittura. Ormai, è una parte di me. Scrivere è diventato un qualcosa di naturale, come respirare. Mi rende felice.
Se riuscissi a trasmettere anche solo un po’ della mia felicità ai lettori (se riuscissi a farla trasparire, attraverso le mie parole), ecco, allora avrei raggiunto davvero la serenità!

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Il mare della critica è croce e delizia per chiunque venda un proprio prodotto, e non solo nel panorama letterario.
Le critiche negative sono costruttive. Di certo, sono più costruttive degli sterili “Sei bravissimo/a”, che ho sempre giudicato commenti fini a se stessi.
Quello che conta, è che siano giustificate e fondate. Solo così possono essere d’aiuto per comprendere gli errori commessi, siano essi madornali o semplici sbavature. Quando si scrive e si corregge, succede sempre che, persi a concentrarsi sul microcosmo, si tralasci il macrocosmo. Nel senso: magari si correggono le pagliuzze, senza accorgersi della famosa trave tarlata.
Ben vengano anche le critiche negative, quindi, quando sono supportate da dati oggettivi. Non ho invece alcun interesse per le polemiche da bar sport, quelle emesse semplicemente per far notizia o clamore; non sopporto le stroncature a priori. Ho sentito spesso il commento: “Le Cinquanta sfumature non le ho lette, ma sicuramente sono una boiata, visto di cosa parlano”. Mi viene da dire: Se non le hai lette, come puoi giudicarle?
Meglio astenersi dai giudizi, allora. Altrimenti, sarebbe solo un dar fiato alla bocca (o inchiostro alla penna) per nulla.
Ci sarebbe poi da aprire una parentesi, interrogarsi su cosa davvero trasformi un libro in un best seller. Solo la qualità dell’opera? Non credo. Alle spalle, c’è sempre un immenso lavoro di marketing.
Qualità del lavoro e pubblicità devono procedere di pari passo. Se manca uno di questi fattori, la strada per arrivare al grande pubblico è doppiamente in salita.
Un’opera d’arte è ugualmente un’opera d’arte indiscussa, anche se non viene vista, letta, ascoltata, osservata, valutata da nessuno? La risposta è no. Perché, senza pubblico, nulla può Esistere.
Bisogna saper accettare ciò che arriva in risposta ai nostri richiami. Non sempre è facile, non sempre è piacevole. Ma non credo ci sia un’altra via.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Scrivere è un processo artistico. Non si è pittori solo per aver dipinto una tela, non si è musicisti solo perché si sa eseguire una partitura e non si è scrittori solo per aver scritto un libro.
L’arte, ogni espressione artistica, nasce dall’animo. È una disposizione, un modo differente di guardare la realtà.
Sono una scrittrice? Non ho mai voluto chiedermelo. Credo che solo il tempo saprà dirlo. Se non altro, so che non esiste, al momento, per me altro modo di essere o di vivere. Nullo die sine linea? Nemmeno questo, perché talvolta accade che trascorrano giornate, settimane intere senza che io scriva qualcosa.
Esistono gli scrittori acclamati dal pubblico e dalla critica, esistono ancora i classici poeti maledetti da soffitta, esistono i fortunati, che campano grazie alle loro pubblicazioni.
Io penso di essere una che ci prova. Sono innamorata della parola scritta, una lettrice. Secondariamente, mi piace scrivere.
Un giorno, forse, saprò se sono una scrittrice oppure no. Non ricerco una qualifica, una definizione, uno stereotipo. Spero solo di continuare a migliorarmi, sempre di più, per innamorarmi maggiormente.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Questa volta, ti rispondo con una citazione. Breve e lapidaria, ma che mi riassume alla perfezione: “Voglio continuare a scrivere il meglio e il più sinceramente possibile fino a che non morirò. E spero di non morire mai.”
Per quanto invece riguarda i progetti futuri… Be’, è già in lavorazione il seguito di Rya. Sono rientrata in pieno nel mio mondo parallelo e nuove avventure già aspettano la mia protagonista.
A giorni, poi, sempre targato Butterfly Edizioni, uscirà L’età più bella. Confesso di essere molto emozionata e agitata. La prevendita on-line è iniziata e, con mio immenso stupore, le copie stanno andando a ruba.
È stato un testo difficilissimo da scrivere, in virtù dell’argomento trattato e dei tabù che ancora oggi circondano una patologia “complicata” come l’epilessia: dopo aver pubblicato “Sulle Scale”, mi sono resa conto che molto ancora era rimasto da dire. Così, un giorno, ho ripreso in mano quel romanzo e l’ho usato come seme, come genesi dalla quale partire.
La prefazione, questa volta, è stata curata da Ettore Beghi, past president LICE (Lega Italiana contro l’Epilessia) e Capo Laboratorio Malattie Neurologiche – IRCCS – Istituto “Mario Negri”.
Questo libro vuole essere una mano tesa, un germoglio di speranza da donare a tutti coloro che soffrono, hanno sofferto o si trovano a contatto con una persona affetta da epilessia.
Non è pertanto un volume medico. È un romanzo. È la storia di un’adolescente come tante, alle prese con la scuola, i primi amori, le prime delusioni… Un’adolescente, però, che da un certo momento in poi si trova costretta a fare i conti anche con la scoperta e l’accettazione di una malattia a suo modo invalidante, soprattutto a causa dei gravi pregiudizi che ancor oggi la investono.
Posso solo dire che è stato il romanzo più difficile che io abbia scritto fino ad ora.
Mi auguro, con tutto il cuore, che il messaggio celato tra le pagine sappia arrivare a destinazione; e magari, chissà, che riesca anche a cambiare il modo di vedere di molta gente!

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Lacrime di Cera di Liliana Marchesi

Recensione: Lacrime di Cera di Liliana Marchesi

Titolo: Lacrime di Cera
Autore: Liliana Marchesi
Editore: Self Publishing
Pagine: 233
Prezzo: 2.99€
Pubblicato il: Aprile 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 26 Apr 2014
Terminato il: 27 Apr 2014
Voto: 4/5

Recensione:Dispotismo e romanticismo tra crinoline e androidi
Camille vive nel lusso che è riservato ai sovrani, nonostante siano passati cento anni dagli sconvolgenti fatti che hanno portato i suoi antenati e le famiglie più abbienti del mondo nel castello che li isola dallo sfacelo di un mondo orami morto. Camille e i sovrani sono tornati indietro nel tempo e vestono e sono stati educati a vivere con le usanze del diciannovesimo secolo, tra abiti di crinolina e balli suntuosi, serviti e riveriti da automi la cui pelle è fatta di cera.
Liliana Marchesi ci porta a conoscere un mondo ben diverso dai suoi precedenti lavori, la parola chiave è dispotismo ma non solo. Andiamo comunque per gradi. Il mondo che viene costruito con una semplicità disarmante (non c’è una grande storia, o un’insieme complesso di caste) tanto che ci si trova subito sommersi nella trama avendo già tutte le conoscenze a disposizione per potersela godere: il mondo del futuro è entro le mura di un castello suntuoso, dove si vive tra abiti sfarzosi e i tipici pettegolezzi “da corte”. L’unica pecca magari è riservata agli automi, avrei preferito vederne in azione di più, insomma, sono una parte molto importante ai fini della trama e ad esclusione di Lui e Tasha non ce ne sono molti. Piccole altre pecche forse nel finale in cui ci sono alcuni passaggi un po’ troppo forzati e una conclusione dettata quasi dagli eventi e tralasciata al finale infinito (non vi dico se vissero o no felici e contenti ma l’idea è quella, il domani ci sarà bla bla bla).
Lo stile con cui è scritto questo libro è semplice e diretto, pochi giri di parole e via dritti a scoprire quanto Liliana riesca a creare situazioni e descrizioni che a volte sorprendono ed emozionano più di quanto ci aspetteremmo. Ci sono dei passaggi così improvvisi e romantici (non solo per le situazioni ma per la poetica di cui sono intrisi) che mi porterebbe a sottolinearli perché sono davvero da rileggere più dello stesso romanzo (e io queste cose non le faccio mai eppure ho avuto lo stimolo di doverlo fare, pazzesco!).
Camille è il personaggio principale insieme a Lui, non mi dilungo molto su entrambi perché vi consiglio di scoprirli direttamente nel libro, faccio un’unica osservazione che è forse un punto a sfavore di questo libro, la storia parte in quarta già nei primi capitoli e per questo a mio parere il lettore non ha modo di conoscere appieno questa ragazza che ha una psicologia molto complessa. Partiamo dal fatto che prima della sconvolgente rivelazione del fidanzamento avrei gradito vederla vivere almeno per qualche capitolo nelle sue vesti da sovrana, insomma mi ci sarei affezionata di più e avrei sofferto con lei i primi momenti di terrore. Lui, invece è a mio parere ben descritto anche se come per Camille avrei apprezzato un bel preludio e in merito al suo passato anche qui lo avrei approfondito molto prima e con più spazio.
In definitiva quattro stelle, sono pienamente soddisfatta della lettura di questo volume e anzi invito Liliana a scrivere altro perché di volume in volume sta migliorando tantissimo e le sue storie riescono sempre a incastrare il lettore tra le pagine e a lasciarlo andare solo a lettura ultimata. Consigliatissimo, non solo a chi ama i dispotici (lo so, dopo Hunger Games sbucano come funghi, ma questo è “roba buona”), ma anche chi cerca un bel Romance che non cada sempre sotto la solita etichetta di romanticismo “già letto/visto”. Insomma dedicato a chi sogna, a chi ama, e a chi vorrebbe di nuovo bustini e crinoline!

Libri a “Km 0”: Angelize di Aislinn

Se penso ad scrittori di qualità, persone che hanno fatto la gavetta e un mazzo tanto per arrivare a far divenire la scrittura un vero e proprio lavoro oltre che un’arte, uno dei primi nomi che mi sovviene è quello di Aislinn. Ho avuto modo di conoscerla, intervistarla e leggere molto di quanto da lei pubblicato, e se devo consigliare un Urban Fantasy di qualità ecco che Angelize è uno di qesti. Vi consiglio di leggerlo e di prepararvi perché presto potrete trovare nelle librerie il seguito.

Titolo: Angelize

Autore: Aislinn

Editore: Fabbri

Pagine: 440

Prezzo: 16.00€

Pubblicato il: Novembre 2013

Sinossi: Essere un angelo è terribile. Non provi emozioni, non puoi toccare, mangiare, amare. Per questo molti di loro cominciano a desiderare la vita terrena per provare quello che non hanno mai sperimentato nell’eternità. Per liberarsi dalla condizione eterea hanno solo un mezzo: uccidere un essere umano che prenderà il loro posto. Un gruppo di vittime, però, non si è rassegnato a questo poco invidiabile destino e ha trovato il modo di reincarnarsi in corpi nuovi che sono una via di mezzo tra angeli e uomini. Di nuovo sulla terra, questi angeli bastardi vorrebbero soltanto ricucire i pezzi di vite bruscamente interrotte, finire gli studi, ritrovare amori perduti. Come Haniel, privo di regole e affamato di sesso, che “indossa” ora il corpo di una ragazza. O come Hesediel, che cerca di far capire alla donna che ama che è tornato dalla morte, e che adesso è in grado di guarire da qualsiasi ferita. Ma gli angeli “puri”, quelli che non hanno mai ceduto alla tentazione della carne, sono in caccia, armati di spada e fuoco celeste, decisi a spazzar via le abominazioni. Per sopravvivere gli “angeli bastardi” dovranno dar battaglia a forze molto più grandi di loro e prepararsi a terribili sacrifici…

Recensione: Dark Moon – La farfalla di pietra di Maria V. Snyder

Titolo: Dark Moon – La farfalla di pietra
Autore: Maria V. Snyder
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 305
Prezzo: 4.90€
Pubblicato il: Dicembre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 02 Mar 2013
Terminato il: 03 Mar 2013
Voto: 4/5

Recensione: Inaspettato, sorprendente, consigliato agli amanti del fantasy non troppo classico
Yelena viene salvata dalla condanna a morte per divenire assaggiatrice ufficiale del comandante Ambrose, il misterioso Valek l’ha scelta e la istruirà a riconoscere i veleni. Ma per lei non ci sarà pace nemmeno da assaggiatrice…
Iniziando questo libro si sospetta che ci possa essere un prima, un volume che c’è sfuggito, ed invece i misteri e la complessa storia della protagonista verrà svelata con il contagocce man mano che si prosegue la lettura. Questa scelta narrativa inizialmente spiazza lettore, ma gli permette di conoscere storia e psicologia della protagonista, con una cura che sarebbe andata dispersa in un semplice prologo introduttivo. Si parte quindi con curiosità in attesa di scoprire un nuovo tassello su Yelena, ed intanto vederla prendere vita dopo la reclusione.
Il mondo creato dall’autrice assume sin da subito una conformazione chiara permettendo lettore di figurarsi questo mondo militare che ha rinnegato la magia.
Devo dire che ero molto prevenuta su questa lettura, e ciò era dovuto al fatto che fosse prodotto dalla Harlequin Mondadori mi aspettavo un fantasy strappa-corsetti e mi sono trovata ben altro tra le mani: mai giudicare un libro dalla copertina o dalla casa editrice!
In definitiva quattro stelle! Consigliatissimo sia per il prezzo che per i contenuti. Non lasciatevi ingannare, si tratta di una buona lettura tutt’altro che frivola.

Speciale Lupus Occulta – La femmina Alpha + GiveAway

Speciale Lupus Occulta – La femmina Alpha+ GiveAway

Facebook è una fonte enesauribile di informazioni, è navigando tra le sue pagine che ho scoperto ”Lupus Occulta – La femmina Alpha”, e come accade a tutti i libri che attirano la mia attenzione, mi sono interessata e ho deciso di contattare le autrici per comprarmene una copia (come sempre amo fare, rigorosamente con dedica e autogrago). Mai avrei immaginato di appassionarmi così tanto alla storia di Sophie e Maya. Terminata la lettura ho contattato subito le autrici perché volevo dare spazio a questo libro, e una semplice recensione non bastava quindi ho pensato di organizzare uno speciale con il Giveaway di una copia cartacea del libro (sapete benissimo quanto sono contraria al digitale)!
Prima di parlare dei personaggi e di conoscere meglio le autrici: ”Lupus Occulta – La femmina Alpha” è il primo libro di una quadrilogia legata al mondo dei Licantropi

IL LIBRO

Titolo: Lupus Occulta – La femmina Alpha

Autorici: Morgan Cavendish e Lyanna Wolfe

Editore: Self Publishing

Pagine: 318

Prezzo E-book: 4.99€

Prezzo Cartaceo: 14.83€

Pubblicato il: Giugno 2014

La mia recensione: Un libro da 4 stelle. Leggi la recensione completa qui.

Sinossi: Grimwood, Pennsylvania. La vita di Sophie Bartok cambia drasticamente quando la ragazza risponde all’annuncio di lavoro messo da Maya Gale. Un giorno, infatti, alla libreria dove entrambe lavorano, si presenta il misterioso Damien Wilding in ricerca del “Lupus Occulta”, antico libro su miti e leggende licantropine. Quando l’uomo mette piede nel negozio, in lui scatta una scintilla così immediata e prepotente da risultare poco credibile. Tuttavia, la sua inspiegabile attrazione per Maya è autentica: lui è un lupo alpha e lei è destinata ad essere la sua compagna. Sophie, in bilico tra avvenimenti improvvisi e orribili che catapulteranno lei e la sua amica in una corsa frenetica per la sopravvivenza, potrebbe non essere solo una semplice pedina nella scacchiera di Gage, lupo enigmatico e ambiguo. Come se ciò non bastasse, mentre Samuel lotta per non perdere sua moglie e i cacciatori cercano di arrivare al Branco, un ulteriore pericolo, maggiore e imminente, si profila già all’orizzonte.

I PERSONAGGI

Se c’è una cosa che è stata curate nei minimi dettagli e che fad a vera calamita alla storia, sono I personaggi certo la storia e il romanticismo potenziano il tutto, ma vi garantisco che leggendo, il vero fulcro di tutto sono loro. Ve li presento:

LUPUS_PG_MAYA

Maya Gale

Nata:18 giugno 1985.
Segno Zodiacale: Gemelli

Vittima di genitori iper protettivi, Maya cresce insicura e repressa. Ha difficoltà a rapportarsi con le altre persone a causa della sua natura schiva e fondamentalmente tranquilla ed è costretta a chiudersi in sé stessa a causa delle egoistiche richieste delle madre. Diventata adulta, per sfuggire alla presa famigliare, sposa un uomo freddo e calcolatore che la obbliga ad assecondare ogni suo capriccio. Il marito, Samuel Cadwell, la porta via dal Michigan, suo paese natio, e la conduce a Grimwood, una fiorente cittadina della Pennsylvania. Assorbito dagli impegni, però, inizia a trascurarla, ignorandola e lasciandola sola nella loro enorme casa per settimane intere fino a quando, terminati i lavori del centro commerciale di sua proprietà, l’uomo le affida la gestione di un negozio.
Maya non può decidere nulla, nemmeno scegliere le commesse che dovranno lavorare sotto di lei, nel frattempo conosce Sophie ed istaura con lei una sincera amicizia incominciando così ad uscire dal guscio e a cambiare E’ un processo lento che dura all’incirca un anno finché, un giorno, la donna incontra Damien e quello che si stava smuovendo piano dentro di lei subisce una brusca accelerata.

LUPUS_PG_SOPHIE

Sophie Bartok

Nata:8 Ottobre 1990
Segno Zodiacale: Bilancia

Nata e cresciuta a Grimwood, Sophie diventa orfana di entrambi i genitori all’età di 12 anni. Fino ai 18 vive con il nonno paterno che, però, a sua volta viene a mancare prematuramente. Queste morti induriscono il suo carattere e lei, per proteggersi dalle emozioni e da ciò che queste possono comportare, erige una sorta di muro protettivo; l’unico per il quale la ragazza riesce a provare un affetto sincero è il suo lupo grigio, Basarab.
Rimasta sola, per sopravvivere, è costretta a cercare un impiego; così incappa di Luke, proprietario del Red Sky, pub dove lei viene subito assunta. In breve tempo tra i due si instaura una relazione sentimentale che dura all’incirca tre anni e si chiude quando il ragazzo rivela la sua natura gelosa, possessiva e violenta. La rottura inevitabile del rapporto, obbliga quindi Sohpie a tornare alla casa di famiglia e a trovare un nuovo lavoro. In questo modo la sua strada incrocia quelal di Maya e tra le due donne nasce repentino un legame di amicizia molto forte che rende Sophie, ultima arrivata, costante oggetto del disappunto delle sue colleghe.
Col tempo l’intesa tra le due amiche si rafforza e, mentre Sophie aiuta Maya a tirare fuori il suo lato battagliero, Maya insegna a Sophie ad aprirsi col mondo senza timore di mostrare anche la parte più dolce e fragile di lei. Tuttavia, quando nelle loro vite entrerà Damien, alle due donne verrà rivelato un mondo che metterà a dura prova le loro capacità.

LUPUS_PG_DAMIEN

Damien Wilding

Nato:10 settembre 1984
Segno Zodiacale: Vergine

Alto, fisico atletico e scolpito. Capelli corti scuri e spettinati, carnagione olivastra, occhi verdi, profondi, con sfumature leggermente ambrate. Caratterialmente è chiuso ed introverso, non ama parlare e preferisce agire.
Alla morte del padre, assume lo status gerarchico di alpha e questo fatto, unito ad una rigenerazione maggiore e ad un vigore fisico migliorato, gli salva la vita. Dalla notte della strage in cui perde tutta la famiglia, viene tradito dalla ragazza di cui si era innamorato e abbandonato dal cugino, Damien si distacca dal resto del mondo e incomincia una sorta di percorso interiore che culmina con la formazione del suo proprio branco parecchi anni dopo. Quando incontra Maya, incomincia un ulteriore cambiamento e abbandona, seppure con una certa difficoltà iniziale, i propositi di non lasciarsi più coinvolgere emotivamente e di restare solo.

LUPUS_PG_LYLE

Lyle McFadin

Nato:22 febbraio 1987
Segno Zodiacale: Pesci

Capelli scuri, mossi e disordinati incorniciano un incarnato avorio e occhi celesti, intensi ed estremamente espressivi. Ha uno sguardo perennemente sbruffone stampato sul viso ed ha sempre la battuta pronta.
Sua madre, Evie, muore per cause non accertate quando lui ha solo sei anni e Ioann Dudnic, l’uomo con cui la donna ha una relazione, lo prede con sé. L’arrivo di Lyle scombussola completamente l’armonia della sua nuova famiglia e il suo rapporto con il fratellastro, Aiden, è difficile e distruttivo. Il ragazzo cresce solo e affidato alle cure della domestica poiché Nina, la madre di Aiden, non è in grado ne ha voglia di occuparsene; per lei il ragazzo rappresenta il frutto vivente del tradimento del marito ed è motivo sufficiente a non volerlo avere attorno. Tuttavia, nonostante le reticenze ad essere accettato come membro effettivo della famiglia, a Lyle viene imposto il medesimo addestramento da cacciatore di Aiden.

LUPUS_PG_gAGE

Gage Wilding

Nato:14 aprile 1979
Segno Zodiacale: Ariete

Capelli castano scuro, occhi chiari attenti e furbi, sorriso sghembo e fisico asciutto, Gage è un uomo estremamente intelligente, astuto e calcolatore. Fondamentalmente è di animo buono, ma la tragica perdita della famiglia e della donna che amava, lo rende poco incline a manifestare le emozioni che camuffa abilmente. Agisce quasi sempre per un tornaconto personale, è vendicativo, protettivo e, se legato sentimentalmente a qualcuno, molto geloso.
E’ il cugino di Damien, più grande di lui di circa quattro anni, le loro famiglie hanno sempre vissuto insieme e costituivano un unico grande branco.

LUPUS_PG_AIDEN

Aiden Dudnic

Nato:5 novembre 1985
Segno Zodiacale: Scorpione

Capelli biondo platino, lunghi e lisci spesso raccolti in una coda o treccia. Occhi grigi, incarnato pallido e lineamenti affilati e sottili. Alto, slanciato e dal fisco atletico e scattante. Caratterialmente è crudele, sadico e con la tendenza a manipolare la gente a suo unico vantaggio. Non è un uomo carismatico ed è tendenzialmente solitario, agisce accompagnato dal fratello solo perché, la presenza dell’altro, gli torna utile.

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Samuel Cadwell

Nato:29 luglio 1974
Segno Zodiacale: Leone

Alto e magro, fisico asciutto. Capelli brizzolati e occhi azzurri, non è bello ma è estremamente affascinante e sa come farsi notare. A quarant’anni compiuti, Samuel è ormai un imprenditore edile di grande successo. Ha un carattere egoista, è arrogante, presuntuoso ed ha una forte tendenza al protagonismo. Ogni sua azione è studiata, ama mostrarsi ed è fortemente teatrale in ogni sua manifestazione. Nell’intimo, infine, nasconde un’indole violenta e vendicativa.
Non sa esprimere in modo sano i sentimenti che nutre verso la moglie che considera, dopo solo due anni di matrimonio, come qualcosa di dovuto e di scontato. L’arrivo di Damien scombussolerà tutto il suo mondo mandando letteralmente in frantumi ogni sua certezza.

LE AUTRICI

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Abbiamo parlato del libro, abbiamo fatto la conoscenza dei personaggi ora è il caso di capire chi ha creato tutto questo. Ho realizzato per voi una mini intervista (in attesa che possiate leggere la versione estende nella ribrica del venerdì alla scoperta degli autori Italiani).

Chi sono Morgan Cavendish e Lyanna Wolfe?
Morgan: Nasco come scrittrice, perché è quello che, fin da ragazzina, ho fatto. Poi, per necessità economiche, mi sono specializzata in grafica e web design. Tutt’ora lavoro come illustratrice, saltuariamente anche come marketer e designer e infine scrivo.
Lyanna: Nata a Prato nel 1990 ho sempre avuto la passione per la scrittura fin da bambina.

Come nasce Lupus Occulta?
Morgan: Prima di essere colleghe, io e Lyanna siamo amiche. Ci siamo conosciute più di otto anni fa su un GDR testuale e da allora abbiamo condiviso parecchie esperienze culminate con la stesura di quello che, inizialmente, era nato come un racconto originale. L’idea è stata di Lyanna, la scelta del tema da trattare, invece, è nata da me. Io ho sempre amato i lupi mannari, li preferisco nettamente a qualsiasi altra creatura sovrannaturale e avvinta dall’idea di poter scrivere qualcosa che mi sarebbe piaciuto leggere, l’ho proposto a Lyanna. In giro ci sono davvero pochi romanzi sui licantropi, ma far innamorare la mia amica di miti e leggende antiche non è stato affatto difficile. Così, lentamente, il Lupus Occulta ha preso forma; abbiamo iniziato buttando giù una scaletta e man mano ad intrecciare i personaggi ad una trama complessa che si dipanava piano ad ogni capitolo. Alla fine ci siamo ritrovate con così tanto materiale che siamo state costrette a distribuirlo in quattro libri. Abbiamo lavorato alla stesura dei primi due volumi usando Google Docs in modo da lavorare contemporaneamente e correggerci a vicenda, poi abbiamo deciso di pubblicare il primo su Amazon e di provare la strada del Self Publishing. Nonostante questo, però, abbiamo realizzato anche il cartaceo, trovato un distributore ufficiale e portato il libro nelle librerie del territorio umbro. Da poco stiamo provando a sottoporlo alle case editrici, vedremo se questa strada porterà i suoi frutti o meno. In ogni caso, ci tengo a sottolineare che ci sono voluti ben due anni per terminarli entrambi e questo perché abbiamo dedicato moltissimo tempo ad approfondimenti e ricerche varie. Lyanna lo sa, io sono precisissima e pignola, nulla di quello che ho scritto nel Lupus Occulta è frutto del caso.
Lyanna: Ci siamo conosciute tramite un gioco di ruolo testuale su un forum, era a tema Harry Potter, fandom che entrambe amiamo molto. Fui io a contattare Morgan per scrivere una fanfiction insieme, visto che ci troviamo in sintonia quando si tratta di scrivere. L’idea dei licantropi è stata sua e io l’ho seguita a ruota, appassionandomi a mia volta a questo mondo. Ci abbiamo messo due anni per finire il libro, compreso l’editing. Sì, abbiamo contattato le case editrici ma per adesso il nostro resta un libro auto-edito. In origine dovevano essere 2 più uno di “riserva” poi ci siamo rese conto che non bastava, ed ecco a voi la saga del “Lupus Occulta”

Avete deciso di buttarvi sul Self Publishing, una scelta che potrebbe sembrare azzardata o vincente, quale percorso avete seguito per arrivare poi a vedere stampata la vostra opera?
Morgan: L’editing è stato il vero tasto dolente di tutto il lavoro, la parte più difficile e impegnativa, per così dire. Lyanna si è occupata della prima rilettura, io della seconda e della correzione totale della prima bozza. Dopodiché, abbiamo passato il romanzo ad una nostra amica psicologa che lo ha rivisto e valutato per quanto concerneva l’aspetto meramente caratteriale dei personaggi, se erano coerenti nei loro comportamenti, credibili nelle azioni e se si conformavano ed erano attendibili come personalità. Il terzo passo, infine, è stato affidarlo a due colleghe preparatissime che hanno completato la correzione segnalandoci refusi ed errori vari. Per quanto riguarda la pubblicazione, invece, abbiamo scelto Amazon perché senza ombra di dubbio la piattaforma migliore nonché la più valida ed usata. Abbiamo utilizzato anche Narcissus tuttavia, ma solo per inserire il romanzo in tutti quegli stores in cui non è possibile farlo da soli. Per la stampa abbiamo scelto Create Space, sempre appartenente ai canali Amazon, perché da una ricerca effettuata da noi e da chi si è occupato dell’impaginazione, è risultato essere quello più conveniente nel rapporto royaltis e prezzo di vendita. La grafica, infine, è tutta farina del mio sacco. Ho svolto il mestiere di illustratrice e digital artist per ben dodici anni ed è stato un grosso vantaggio perché ci ha permesso di realizzare moltissimo materiale pubblicitario a costi estremamente ridotti.
Lyanna: L’editing è stato fatto sia in casa che da alcune colleghe. Abbiamo scelto Amazon perché è quella più usata, almeno secondo una piccola indagine che abbiamo fatto. Per quanto riguarda la grafica, lascio la parola a Morgan.

Finalmente avete tra le mani il vostro Lupus Occulta, ma cosa contiene veramente il primo libro?
Morgan: Il romanzo è una parte essenziale di entrambe e Maya e Sophie posso essere viste come nostre estensioni e noi ci riconosciamo entrambe in parecchie delle peculiarità che abbiamo cucito addosso alle nostre eroine. Maya racchiude molti lati della mia personalità e Sophie… Sophie è Lyanna. Lei dice di no ma, ad esempio, nella prima stesura, la vita sentimentale della sua protagonista avrebbe dovuto virare verso un altro protagonista maschile (che non rivelerò) e invece è finita dritta su Gage. Io questa cosa l’avevo detta ben prima ed ero sicura che Sophie si sarebbe fatta condizionare dai gusti di Lyanna.
Per Maya è stata la stessa cosa. Anche se avevo un’idea ben precisa di dove dirigere il suo cuore, ho comunque creato un personaggio cesellandolo sul mio ideale di uomo. Le situazioni, invece, nascono da reali casualità: o sono frutto di voli mentali improvvisi scatenati da una qualche colonna sonora, o prendono spunto da deliri personali avvenuti durante le nostre uscite in coppia. E’ una cosa molto divertente in realtà e la facciamo spesso.
Per quel che riguarda le dinamiche sugli approfondimenti… beh, io sono una patita di erbe officinali, ho una discreta quantità di manuali sull’argomento e non faccio mistero d’aver attinto da questi per i riferimenti ad uso magico e curativo inseriti nel romanzo. Stessa cosa dicasi per i miti e leggende relative ai licantropi che ho incrociato con accertamenti sull’etologia dei branchi di lupi. Anche in questo caso ho un manuale di oltre 1000 pagine che ho letto e conosco a menadito.
Lyanna: Contiene due anni di lavoro intenso e grossi studi. Le erbe, i miti legati ai licantropi e non solo. La ricerca dei nomi adatti per i personaggi è stata la più divertente, ricordo di aver passato un pomeriggio a cercare negli archivi un cognome rumeno che avesse un’aurea di antico e mistico.

Parliamo dei Personaggi, abbiamo avuto modo di scoprire chi sono e le loro caratteristiche, ma come sono nati?
Morgan: Delineare i personaggi è stata la parte più divertente di tutto il lavoro. Non si ispirano a personaggi reali, ma mirano (come stereotipi) ad accontentare i gusti della maggioranza dei lettori. Per quel che riguarda i maschi, abbiamo cercato di non creare i soliti belli e dannati, ma li abbiamo resi imperfetti, almeno per quel che riguarda la personalità. Molti limiti, paure, drammi e problemi emergeranno nel corso dei vari volumi e saranno più chiare al lettore le sfaccettature dei vari caratteri.
Damien, come ho già detto, nasce come estensione dell’uomo ideale, quello che davvero mi sarebbe piaciuto incontrare. Gage è la sua esatta controparte, non fisica ma del tutto mentale e manipolatrice. Entrambi perdono tutto e vivono una vicenda tragica che li segna profondamente ma, mentre il primo reagisce chiudendosi in se stesso e cercando conforto nell’istruire un nuovo branco, il secondo si logora dentro fino ad un punto di non ritorno. Lyle e Aiden sono anch’essi le due facce di una stessa medaglia e, nel medesimo modo degli altri protagonisti, hanno reazioni opposte ad una esperienza comune. Anche Maya e Sophie sono diametralmente diverse e come, tutti gli altri protagonisti, non sono mai del tutto buone o cattive ma camminano nel mezzo lasciando che siano gli avvenimenti intorno a loro a trascinarle per una o per l’altra strada. Samuel, infine, vale un discorso a parte perché non ha, almeno in apparenza, una controparte tangibile. Lui è l’essenza dell’uomo facoltoso abituato ad avere tutto che si ritrova, di punto in bianco, a perdere l’unica cosa che dava per scontata. Il suo modo di opporsi, però, sarà molto diverso dai soliti cliché. Chi si aspetta di vedere un cattivo redento per la bella di turno, probabilmente, non sarà accontentato. I modi di amare su Lupus Occulta sono molteplici, spesso non sani ma sicuramente intensi ed, in alcuni casi, estremi.
Lyanna: Ahahahahh ok Sophie è l’evoluzione dei personaggi che ho avuto nei giochi di ruolo. Lei mi assomiglia per pochissime cose, anche se Morgan sicuramente avrà da obbiettare. Diciamo che ero stanca delle solite eroine sceme e ho voluto creare un’eroina che non si facesse problemi ad usare parolacce o cose simili. Per i ragazzi abbiamo cercato di creare personaggi che potessero fare contente buona parte delle lettrici. Speriamo di esserci riuscite. Vorrei spendere ancora due parole su Sophie, sulla sua psciologia. Il suo essere divisa fra due stereotipi maschili come Lyle e Gage, il primo è protettivo e leale mentre il secondo è un manipolatore, voleva in origine essere una modo per renderla un poco più simpatica ai lettori ma alla fine è risultato essere la lofica evoluzione della sua psicologia affettiva. Cercherò di spiegaormi meglio. Sophie è sempre stata sola, non ha mai avuto nella sua vita una presenza che la facesse sentire veramente e completamente al sicuro, che la guidasse nelle sue scelte. Credo che sia questo il motivo per cui si avvicina a Gage, in lui vede un uomo maturo capace di aiutarla ad affrontare i pericoli che la cirocondano, pur non sapendo cosa lui provi veramente per lei. So cosa pensano tutti, Lyle era la scelta più sensata e più facile, altri motivi per cui Sophie non poteva sceglierlo. Le scelte facili non sono mai state per lei, purtroppo o per fortuna. Ultimissima cosa, non pensiate che lei cerchi di far cambiare Gage. Sophie non vuole che lui cambi, accetterebbe un cambiamento solo se fosse una decisione di Gage stesso. L’unica cosa che lei vorrebbe è un poco di amore, ma questo non vuol dire necessariamente che desideri un cambiamento caratteriale in lui.

Grimwood, Pennsylvania. Dopo la lettura di questo libro sono andata subito su GoogleMaps per scoprire se esistesse davvero questo luogo e se rispecchiasse la cittadina che ho scoperto tra le pagine del libro. Come mai avete scelto proprio Grimwood?
Morgan: Grimwood è la fusione di due parole: wood dall’inglese bosco, che richiama i lupi, e Grim che è stato scelto per ricalcare le fiabe, e quindi il lato fantasy, rimandando proprio all’assonanza con il termine Grimm (ovvero i fratelli Grimm). Quando l’ho proposto a Lyanna, lei l’ha subito approvato e quando ha scoperto che in Pennsylvania c’è una cittadina, sita più o meno nello steso posto, dal nome simile (Greenwood) è rimasta colpitissima! Sembrava quasi destino!
La scelta di ambientare il romanzo in Pennsylvania, invece, è stata dettata dalla conformazione particolare del posto, dai laghi e dalle foreste che ci sono parse perfette per ambientare un romanzo sui lupi mannari. Abbiamo fatto ricerche sulla geografia, la demografia e perfino sulle leggi in vigore per essere sicure di non commettere errori e scrivere sciocchezze. Tra l’altro, l’assonanza del nome ricorda un poco la Transilvania, patria indiscussa dei vampiri, e ci era parso carino che la Pennsylvania lo diventasse per i licantropi.
Lyanna: Sinceramente? Quando Morgan mi ha detto “Grimwood” io credevo che fosse un posto inventato, mi è preso un colpo quando ho scoperto che esisteva veramente. Credo che anche Morgan ci sia rimasta di sasso. Abbiamo deciso di ambientare la storia in Pennsylvania perché abbiamo pensato che fosse il posto ideale, non tanto per l’America, quanto per la conformazione del posto. Boschi, laghi, insomma un posto perfetto per ambientare una storia di lupi e cacciatori.

“La femmina Alpha”, come abbiamo già detto, è solo il primo volume di una quadrilogia e qui di seguito eccovi in anteprima la locandina del secondo volume “Il canto dell’Omega”:

locandina

Per chiudere… qualche anticipazione sul secondo volume, ce la date?
Morgan: Ormai che il titolo del secondo volume è stato rivelato, posso tranquillamente parlarne. Il Canto dell’Omega dovrebbe uscire nella prima metà del 2015 e sono previsti sia il formato E-book sia quello cartaceo. Sarà un seguito molto incalzante e riprenderà gli avvenimenti del primo volume esattamente nel punto in cui si sono interrotti. I personaggi saranno gettati subito nel centro dell’azione e, dopo un breve prologo che getterà uno sguardo su un avvenimento futuro, tutto sarà frenetico e non ci sarà tregua per nessuno. Forse qualcuno dei protagonisti non arriverà alla fine, ma senz’altro ognuno di loro continuerà il percorso iniziato nella prima parte. Maya e Sophie dovranno fare i conti con le scelte fatte nel primo volume, non tutte si riveleranno buone e alcune in particolare porteranno decisamente scompiglio nelle vite delle nostre eroine. Il ruolo di Damien verrà messo in discussione e Gage, di malavoglia, sarà obbligato a rivedere i suoi piani. Lyle dovrà fare i conti con il passato mentre Aiden proseguirà la sua lotta accompagnato da un nuovo temibilissimo nemico. Avremo molti personaggi nuovi che si intrecceranno con quelli già esistenti, molti si schiereranno dalla parte del branco, altri si scopriranno pericolosi e tenteranno il tutto e per tutto per raggiungere i loro scopi.
Lyanna: Il prossimo libro sarà un continuo sussegursi di colpi di scena ed avvenimenti che non lasceranno riposo ai lettori. Non esagero quando dico che, forse, preferisco il secondo volume al primo. Maya e Damien saranno sempre più sotto pressione, Lyle farà i conti con il passato, Gage dovrà rivalutare i suoi piani, Sophie sarà sempre più in crisi e il branco dovrà affrontare una serie di strani avvenimenti.

IL GIVEAWAY

Come già premesso, la lettura di questo volume mi ha talmente appassionato che ho voluto organizzare un Giveaway di una copia cartacea autografata. Volete sapere come partecipare e vincere. Le regole sono semplicissime, ma attenzione non basta un commento e via, prestate attenzione!

1- Commentare questo post: scrivete il motivo per cui vorreste leggere Lupus Occulta, quale personaggio tra Maya e Sophie vi intriga di più e per quale motivo.
2- Cliccare “Mi Piace”: Sulla pagina FB I libri della Chimera
3- Cliccare “Mi Piace”: Sulla pagina FB Lupus Occulta
4- Condividere: Questo articolo sui vostri account di Twitter e Facebook
5- Incrociare le dita: avete tempo fino al 31 Ottobre per commentare, condividere e piacizzare! Nella prima settimana i Novembre scoprirete il vincitore!

Scrittori Made in Italy: Tiziana Colosimo

Scrittori Made in Italy: Tiziana Colosimo
Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Tiziana Colosimo

Chi è Tiziana Colosimo?
Sono nata ad Alessandria ma ho il cuore mediterraneo, in quanto figlia di padre calabrese e madre napoletana. Vivo in un piccolo borgo, tranquillo ma non anonimo. Sono musicista e docente di Musica presso la Scuola Secondaria di Primo Grado in un piccolo paese in provincia di Latina. La mia è una famiglia di musicisti: mio marito e i miei figli, ormai adolescenti, sono strumentisti a fiato mentre io sono diplomata in pianoforte. Ogni tanto suoniamo tutti insieme, come le famiglie dell’Ottocento, ed è molto emozionante. Sono una persona dall’animo creativo e cerco di mettere un pizzico di fantasia in tutto ciò che faccio, nella cucina come nell’insegnamento, nello scrivere libri come nel presentare una argomento nuovo a scuola. Amo tantissimo la Natura e mi incanto davanti ai panorami spettacolari che ogni giorno questa ci offre. Non mi attira la televisione, preferisco la compagnia di un buon libro o di un intricato cruciverba senza schema. Il mio sogno sarebbe quello di scrivere in tranquillità, in uno di quegli angoli di paradiso in riva al mare o di fronte a cime innevate, non importa, basta che ci siano solo i suoni, i colori e i profumi della natura.

Quale/i libro/i hai scritto?

Titolo: La maledizione dello Scarabeo Blu

Editore: Edigiò

Pagine: 220

Prezzo: 15.00€

Trama: Marinella, Giò, il piccolo Lele e il pacioccone Nino sono alle prese con una nuova e del tutto inaspettata avventura. Durante la loro meritata vacanza, una strepitosa crociera sul Nilo, i quattro ragazzi si trovano nuovamente alle prese con il loro acerrimo nemico, Franfellicchi, accompagnato dai suoi osceni calzini color ramarro e da quella antipatica vecchia scopa della moglie. I quattro giovani sono del tutto ignari di cosa sta per succedere. Involontariamente essi vengono coinvolti in una avventurosissima quanto spietata caccia al tesoro all’interno della ancora inviolata tomba del faraone Ramsar. Per giungere alla camera sepolcrale i ragazzi devono vincere la sfida lanciata loro dall’architetto Hemotep che, per difendere la mummia del proprio re dalle razzie dei predoni, ha disseminato la struttura di tranelli e ne ha regolato l’accesso solo attraverso la risoluzione di difficilissimi enigmi. Solo l’intelligenza, l’astuzia e l’amicizia che lega i quattro ragazzi li porterà al sarcofago del faraone e quindi alla vittoria della millenaria sfida.

Titolo: Il segreto del Settimo Sigillo

Editore: Edigiò

Pagine: 172

Prezzo: 14.00€

Trama: In un suggestivo borgo sulle colline toscane, quattro ragazzi si trovano alle prese con un affascinante mistero che li coinvolgerà in un’ avvincente caccia al tesoro! Il restauro di un monastero abbandonato riporta alla luce un’ antica pergamena, sulla quale più di seicento anni prima, la mano attenta di un amanuense aveva iniziato a scrivere una lauda.
Una notte la pergamena viene misteriosamente sottratta al Museo..
Per risolvere il caso, Giò e i suoi amici si lanciano a capofitto in una travolgente avventura.
In un susseguirsi di colpi di scena, i quattro ragazzi seguiranno il filo di un enigma medioevale, un filo misterioso che li condurrà addirittura indietro nel tempo, alla ricerca del leggendario segreto dei Cavalieri delle Luna Storta.

Titolo: Il tesoro del Pirata Fantasma

Editore: Edigiò

Pagine: 262

Prezzo: 15.00€

Trama: Durante una vacanza rilassante, gli inseparabili Giò, Lele e Marinella si trovano alle prese con un messaggio custodito in una bottiglia ripescata sul fondale marino. È una misteriosa richiesta d’aiuto e proviene dalla lontana Scozia. L’inconfondibile voglia di avventura che li contraddistingue, li porterà subito verso questo paese affascinante, ricco di storia e di leggende. Una volta giunti in Scozia, i quattro ragazzi scoprono però, con grande delusione, che l’autore del messaggio è un pirata, Beonzio Mc Brillus, morto più di 300 anni prima. Il mistero sembra così svanire nel nulla… Ma una serie di colpi di scena farà capire ai nostri amici di aver scoperto qualcosa di più scottante di una semplice pergamena dimenticata in fondo al mare.

Titolo: Machere e Segreti

Editore: Edigiò

Pagine: 119

Prezzo: 13.00€

Trama: Venezia 2009. In una soffitta polverosa, un vecchio baule abbandonato emana un fascino attraente e misterioso. Al suo interno, un sacchetto di tela nera custodisce un antico segreto. E’ il Gioco delle Maschere: un tabellone, due dadi scintillanti, due pedine, un mazzo di carte. Le Carte del Destino. Thomas non avrebbe mai immaginato che, tirando accidentalmente i dadi, sarebbe stato trascinato in un’assurda quanto avvincente partita, da giocare lontano dal suo mondo e dal suo tempo. Catapultato nella Venezia del Settecento, in un magico scenario, Thomas dovrà seguire il filo conduttore delle maschere per vincere la sfida contro il suo misterioso avversario. Le regole sono chiare: “Se inizi la partita, non puoi abbandonare. Trova le maschere per continuare e la bocca di leone per poter tornare”. Durante questa incredibile avventura, in cui è in gioco la sua stessa vita, il giovane si troverà coinvolto suo malgrado in un intrigo internazionale, in un complotto politico che cercherà di sventare per amore di un’affascinante e coraggiosa contessina. Un amore impossibile, destinato a finire con l’ultimo lancio di dadi, ma che darà un svolta decisiva al finale di questa storia mozzafiato.

Titolo: La chiave di Pietra

Editore: Pontegobbo

Pagine: 272

Prezzo: 8.50€

Trama: Roma 1798. In una notte carica di mistero, il pittore Pietro Cavallotti accetta una singolare commissione da un oscuro personaggio, il Mercante: deve dipingere gli Arcani del Potere, un mazzo di carte magiche in grado di soddisfare i desideri più nascosti e di cambiare la storia e il destino degli uomini. È l’inizio di un’incredibile vicenda che si snoda nell’epoca della Repubblica Romana, nella Roma papalina tormentata dai venti di guerra, contesa dall’avidità dell’esercito napoleonico e dagli interessi dei Borboni. Roma 2011: un curioso scherzo del destino riporta alla luce il mistero degli Arcani, sepolto dalla coltre del tempo e ne risveglia il fascino misterioso. Luca e Serenella, due intraprendenti ragazzi, cercheranno di risolvere l’enigma che nascondono le carte del pittore Cavallotti, tuffandosi in un’avvincente avventura, ricca di suspense e di colpi di scena, un’avventura da leggere tutta d’un fiato.

Come sei diventata scrittrice?
Fin da piccola sono stata una divoratrice di libri, di qualsiasi genere! Ho letto racconti di avventura, di fantascienza, libri gialli, romanzi horror, storici e i grandi classici. Nel mio percorso scolastico, ho avuto la fortuna di incontrare una maestra che, nei primi anni delle elementari, ha stuzzicato e sviluppato la mia fantasia in un modo che mi ha segnato per tutta la vita. Non sapevo di avere doti di scrittrice fino a che sono diventata mamma: le mie prime storie sono nate infatti quando i miei due figli, da piccoli, mi chiedevano NON di raccontare loro una fiaba, ma di INVENTARLA, perché ogni sera doveva essere diversa. E così, dopo una giornata di lavoro, con la fantasia provata, nascevano queste storie che prendevano spunto spesso dagli argomenti della giornata e che finivano sempre con una morale! A questi sono seguiti altri racconti, intitolati “Le misteriose indagini dell’ispettore Capraverde”, dove un investigatore strambo e pasticcione ne combina di tutti i colori ma che poi, alla fine, riesce comunque a risolvere il misterioso caso. Questi racconti sono stati scritti per i miei due bimbi, Andrea e Riccardo, per divertirli e per trascorrere insieme i lunghi pomeriggi d’inverno. In altri racconti, Andrea e Riccardo sono addirittura protagonisti! Nell’ “Avventura degli Avventurosi Cavalieri” sono degli eroi ardimentosi che vanno alla ricerca di un leggendario tesoro; nel “Mistero delle note scomparse” si trovano alle prese con un enigma tutto musicale e nella “Leggenda della Magica Clessidra” aiutano un folletto dispettoso e pasticcione a ritrovare i suoi poteri magici in un’entusiasmante avventura. I miei racconti sono poi cresciuti e diventati più complessi, di pari passo con la crescita dei miei figli, soprattutto perché essi sono sempre stati i primi lettori che giudicano e valutano in maniera, devo dire, molto critica ed obiettiva!

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Nell’arco della mia giornata, tra impegni scolastici e familiari, ho davvero molto poco tempo da dedicare alla scrittura. Il momento in cui riesco a concentrarmi e a pensare alle trame dei miei libri è durante il tragitto che ogni giorno percorro in automobile per raggiungere la mia scuola. E’ una strada collinare e panoramica che, a seconda delle stagioni, mi regala dei paesaggi diversi ma sempre suggestivi. Ed è proprio lungo questa strada che, mentre la radio trasmette un sottofondo di musica classica, la mia mente elabora idee e situazioni narrative, a volte talmente prorompenti che sono costretta a fermare l’auto per trascrivere sulla mia agenda, o sul primo foglio che mi capita, qualche frettoloso appunto. Queste idee vengono poi riordinate ed elaborate nei ritagli di tempo, come le ore libere a scuola, mentre aspetto che i ragazzi escano dalla piscina o mentre cuoce la pizza in forno, dapprima su fogli volanti e poi ordinatamente al PC.

Qual è stata la tua prima stesura?
Negli anni del liceo, ed anche successivamente, ho scritto (solo per me e per pochi eletti…) delle raccolte di racconti e poesie non-sense intitolate “Storie Sciocche per le Albicocche” e “Favole Strane per tutte le Rane”, per sorridere e far sorridere. Ci si trova di tutto, dalla “Mia canzone per Sanremo” dedicata ad un rinoceronte, alla trama per un’opera lirica “Il cormorano abbrustolito”. Tornando a qualcosa di più serio, dopo i racconti per i miei figli di cui ti ho parlato, ho scritto il mio primo romanzo, “Il Mistero dell’Alchimista” che ha come protagonisti sempre Giò e i suoi amici. Si parla di un’antica leggenda dimenticata che farà scoprire ai nostri amici una serie di sotterranei e passaggi segreti nascosti sotto il Conservatorio di Musica. E’ un’avventura alla ricerca del laboratorio del misterioso Alchimista che, secoli addietro, aveva scoperto un incredibile segreto. Per uno strano scherzo del destino, questo libro non è mai stato pubblicato.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Ho sempre ammirato la verve narrativa di Stephen King, soprattutto nei suoi primi romanzi, e lo stile di Wilbur Smith, ma non credo che abbiano dato un’impronta decisiva a ciò che scrivo. Credo che, trattandosi di romanzi per ragazzi, la lettura che mi ha più influenzato sia stata quella dei Gialli dei Ragazzi, una collana degli anni ’70 che vedeva come protagonisti Nancy Drew, gli Hardy Boys o i tre investigatori ingaggiati da Hitchcock in persona per risolvere misteri ed enigmi. Ho ancora tutta la collezione… Indimenticabili!

Come nascono le tue storie?
In genere, quando scrivo un libro, la prima cosa che mi deve coinvolgere, e da cui traggo ispirazione, è l’ambientazione, spaziale e temporale. I miei romanzi nascono dal fascino seducente che una città, un ambiente o un periodo storico mi trasmette e che istintivamente fa scattare la famosa scintilla dell’ispirazione. Il romanzo “La Chiave di Pietra”, ambientato a Roma, ad esempio, è il frutto di un periodo di passeggiate romane nei luoghi di questa città così piena di storia, di arte, ma anche ricca di scorci, angoli magici e di atmosfere suggestive. Una volta creata una cornice del genere è facile immaginare una storia coinvolgente che si snoda sul filo della storia e del mistero. Passeggiando per Roma io “vedevo” la soffitta del pittore protagonista, la bottega antiquaria del nonno Clemente ed i miei personaggi che si muovevano nel loro ambiente, come se fossero realmente lì presenti.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Certo, ci sono momenti in cui il lavoro o gli impegni familiari ti tengono lontano dagli intrecci delle tue trame e la storia rimane incompleta, a mezz’aria, con i protagonisti inconsapevoli del loro destino e del loro futuro. Il pensiero, ogni tanto, li raggiunge per cercare di dare una continuazione alle loro avventure, ma quando manca la concentrazione necessaria, non è facile, soprattutto se la vicenda è intrecciata e il finale non è poi così scontato. Quando però riesco a “rientrare” nella storia, la magia si compie: le idee nascono e si sviluppano quasi
inconsapevolmente, come se tutto fosse già scritto ed io stessi semplicemente dando una forma definita a quelle idee. L’importante è che all’interno della vicenda non manchi mai la TENSIONE. E’ come nella musica: se un interprete che esegue un brano musicale non si emoziona suonando, non trasmetterà mai nulla di sensibile al pubblico. Se lo scrittore non muore dalla voglia di continuare il suo lavoro, vuol dire che quella storia non lo coinvolge più di tanto e quindi, anche il lettore, non troverà avvincente la vicenda.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpresa di ciò che stessi scrivendo?
E’ vero! In ognuno dei miei romanzi, sapevo dove sarebbe cominciato il viaggio, ma non sapevo né quali paesi avrei attraversato né dove sarei arrivata! Ma il bello del viaggio è proprio quello: si parte senza una destinazione precisa e si viaggia per il piacere di viaggiare, cambiando spesso strada, esplorando tutte le traverse e i vicoli più misteriosi, si incontrano personaggi e compagni di avventura. Poi, strada facendo, piano piano si delinea il punto di arrivo, la meta finale alla quale, solitamente, ci si avvia controvoglia e con una punta di malinconia, perché sta a significare la fine di un viaggio unico e irripetibile. Mi sorprende sempre quello che scrivo, soprattutto perché ciò accade nelle situazioni più inconsuete e spesso non ha bisogno di correzioni o di editing. Se le idee ci sono, il racconto scorre via, altrimenti… non ci sono Muse a cui votarsi!!

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Non ho mai sfogliato alcun manuale di scrittura creativa e non penso che lo farò. Credo che ciò che uno scrittore scrive, e COME lo scrive, debba essere il prodotto spontaneo di quello che realmente egli è, con il proprio stile narrativo, con il proprio linguaggio, con la propria originalità. Una delle cose più stimolanti è avere di fronte un foglio bianco….. E’ difficile resistere alla tentazione di un foglio bianco. Apparentemente è insignificante, sembra anonimo, senza identità. Ma proprio per questo libera la fantasia. Se lo guardi bene, dopo un po’ vedrai apparire una pennellata di colore, uno scarabocchio di un bambino, un disegno, una poesia, l’inizio di un racconto, una forbice che ritaglia una mascherina o una piega che lo trasforma in una barchetta. Sono affascinata da un foglio bianco. Ogni volta che ne vedo uno mi viene voglia di riempirlo con qualche pensiero o anche solo con la mia firma. Basta una penna o una matita colorata per lasciare su questa superficie anonima, delle tracce indelebili di pensieri, riflessioni, ricordi. Così nei miei romanzi: c’è sempre qualcosa legata alla spontaneità, con quel pizzico di stravaganza che non guasta mai. Lascio al mio istinto la scelta dello stile da utilizzare, se parlare in prima o in terza persona, se inserire espressioni dialettali o bizzarre e tutti quegli ingredienti che danno più sapore alla vicenda! Mi piace poi personalizzare i mie libri con delle illustrazioni realizzate anche con sistemi inconsueti: le Carte dipinte nel ‘700 dal pittore Cavallotti ne “La Chiave di Pietra”, ad esempio, sono state colorate sfruttando le sfumature naturali degli ombretti per gli occhi!

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
I primi lettori sono i miei figli, ma prima ancora viene mio padre, anche lui appassionato scrittore di romanzi. La sua attenta revisione mi permette di correggere quegli errori che sfuggono ai miei occhi ormai viziati nella lettura. Quest’operazione consente di verificare, oltre ai refusi, anche la coerenza nella trama: una volta ci siamo accorti che aveva cambiato nome ad un personaggio nel finale, che avevo fatto sparire un cavallo e che avevo iniziato una scena d’estate e l’avevo conclusa in inverno!

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Con il mio primo romanzo “Il Mistero dell’Alchimista”, a causa della comprensibile inesperienza, sono incappata in alcune case editrici che, dopo aver valutato positivamente il mio lavoro, chiedevano cifre esorbitanti per la sua pubblicazione. Non avendo accettato queste condizioni, l’Alchimista è rimasto chiuso nella memoria del PC in attesa di tempi migliori. Le grandi case editrici, a parte la Mondadori, non si sono mai degnate di dare una risposta. Ma non mi sono scoraggiata, ho continuato a scrivere e a navigare su internet per informarmi e per rendermi conto di cosa volesse dire pubblicare un libro. Mi è stato davvero d’aiuto il sito “Il Rifugio degli Esordienti” dove ho trovato informazioni, consigli, esperienze ed indirizzi utili su agenzie, concorsi, case editrici e riviste letterarie. La svolta è arrivata con “Il Segreto del Settimo Sigillo” che, grazie ad un concorso bandito dalla casa editrice Edigiò, ha vinto il primo premio e quindi la pubblicazione! Sulle ali dell’entusiasmo è nata una collaborazione con Elena Rossetti, la titolare della Casa Editrice che ha poi pubblicato tutti gli altri miei lavori. Consiglio pertanto a coloro che sono in cerca di un contratto di pubblicazione di puntare sui concorsi seri, ovvero quelli che non mettono in palio solo la medaglia e il diplomino. E’ una prima finestra per farsi conoscere, per avere un confronto con altri autori ed un riconoscimento da una giuria competente, qualunque esso sia.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Credo che il self publishing sia un modo veloce ed efficace per avere tra le mani il libro stampato, con grande emozione e soddisfazione dello scrittore che può ammirare la propria creatura senza aspettare il consenso di un editore. C’è poi da fare tutta l’operazione di promozione che l’autore può fare sì da solo, ma con grande impiego di tempo, danaro ed energie. Certo, la casa editrice ti inserisce nel circuito internet e trovi i tuoi libri in vendita su IBS, ma è sempre l’autore che poi si deve impegnare in prima persona per promuovere la propria opera. Non so come funzioni con le grandi case editrici, non ho mai avuto modo di collaborare con loro, ma so di scrittori famosi che non si ritengono soddisfatti del rapporto lavorativo con i loro editori.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Ciò che più amo! Innanzitutto il mistero… Il fascino di un enigma, di un indovinello, di una caccia al tesoro tutta da scoprire è sempre molto forte. E poi l’arte: solleticare la sensibilità artistica dei giovani e far scattare quella curiosità che li porti ad apprezzare anche la cultura oltre alle vicende fantasy. Infine il divertimento. Io mi diverto sempre ad inventare le mie storie e a far muovere i miei personaggi tra i quali, come disse un relatore durante una mia presentazione, “i cattivi non sono mai veramente cattivi”. Sulla scena, vi sono attori seri e buffi comprimari per vicende dal sapore semplice e poco elaborato, come è la mia vita quotidiana.

Perché scrivi?
Per divertimento, per passione, per creare qualcosa che mi rappresenti e che parli di me anche nel futuro più lontano, per dare vita a personaggi che faranno sorridere, per mettermi alla prova e per tenere sempre vivo l’ingegno e l’inventiva. So perfettamente che oggi ci sono più scrittori che lettori! Ognuno ha qualcosa da raccontare, dal calciatore alla velina, dall’assassino al mafioso, ognuno sente il bisogno di mettere nero su bianco la propria esperienza. Basta un nome famoso (o un prestanome!) e il libro diventa un best sellers, basta una storia drammatica o scandalosa e scoppia il caso letterario! E’ questo che vuole il pubblico e forse è quello che si merita! Non saremo certo noi, scrittori sognatori ad attirare milioni di compratori. Ma la scrittura è una forma di espressione personale, proprio come la musica. Il compositore non si chiede se la sua sinfonia sarà eseguita, la scrive perché la sente risuonare nel suo cervello e nel suo animo. Quando osserva la partitura che ha composto non vede solo segni grafici sopra e sotto le righe del pentagramma ma vi legge sentimenti, passione e temperamento fissati per sempre su quelle pagine.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Ho partecipato ad un concorso in cui tutti i partecipanti dovevano leggere gli incipit degli altri e dare un giudizio, determinante per passare alla fase successiva. Ho ricevuto qualche complimento ma soprattutto critiche, alcune delle quali non corrispondevano a quanto io avevo scritto (una persona ha criticato
il fatto che il mio romanzo fosse ambientato all’estero, insistendo sul fatto che per far colpo bisogna essere esterofili. Vero! Peccato che la mia storia fosse ambientata… a Venezia!!!). Un’altra esperienza che vorrei citare è l’esclusione del mio libro “La Chiave di Pietra” dal più importante premio dedicato alla Letteratura per ragazzi dello scorso anno. Confrontandomi con un esponente della giuria, gentilissimo per altro a rispondere ai miei dubbi e alle mie curiosità, ho riscontrato che il mio romanzo era stato valutato “eccessivamente istruttivo” per ragazzi della fascia d’età alla quale è rivolto il premio. Questo perché nel testo, oltre alla vicenda avventurosa, ci sono volutamente riferimenti colti di arte, storia e musica. Tutto ciò, a giudizio degli addetti ai lavori, rischiava di trasformare “La Chiave di Pietra” in un ennesimo libro di testo, troppo complesso per i ragazzi del progetto lettura (11-13 anni). Questa valutazione mi ha lasciato dapprima perplessa, ma poi l’ho interpretata come un complimento! Il mio intento era proprio quello di creare qualcosa che lasciasse il segno dopo la lettura, indipendentemente dall’età del lettore. Credo che sia giusto inserire note di cultura in un romanzo, comunque di avventura, per imparare divertendosi ed appassionandosi alla trama. Ma è vero che oggi i ragazzi potrebbero trovare “noioso” un libro del genere, perché sono abituati a immagini spettacolari in Tv e nel web, sono abituati a “tutto e subito”, ovvero ad azioni (ed avventure) eclatanti che si esauriscano in poche pagine e senza tanti fronzoli e descrizioni. Ma io non voglio uniformarmi a questo, né come insegnante né come scrittrice. Continuo il mio lavoro cercando di trasmettere la passione per la musica classica ai miei alunni, motivandone l’importanza della sua funzione nella storia, oggi come nel passato. E penso che continuerò a scrivere libri che abbiano un contenuto “istruttivo”, forse per pochi, forse romanzi di nicchia, ma a mio avviso più “pesanti” e formativi.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Non sono scrittrice di professione, credo che sia chiaro, ma ho avuto tante soddisfazioni in questo campo. Ho vinto alcuni premi ma soprattutto ho arricchito le mie conoscenze e la mia personalità, cimentandomi in esperienze nuove per me come, ad esempio, le presentazioni dei libri o gli incontri con l’autore nelle scuole. Ho vissuto emozioni uniche, ho conosciuto persone interessanti, ho visitato luoghi incantevoli grazie a questa passione ma non ho mai pensato di avere un riscontro economico tale da incrementare cospicuamente le mie entrate! Il successo (meritato!) arriva solo per alcuni scrittori come Rick Riordan che viaggia intorno ai 30 milioni di copie: c’è un argomento avvincente e originalissimo, c’è una casa editrice forte alle spalle, c’è una pubblicità efficace, ma stiamo parlando di un caso eclatante!

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Sicuramente continuerò a scrivere! Nel mio tempo libero, sempre per piacere e mai per dovere! Quando la Fantasia mi stuzzicherà la mente o quando vorrò divertirmi con personaggi strambi e stravaganti, e finché i fogli bianchi continueranno ad apparirmi come una fonte inesauribile di ricchezza grafica e non!

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

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