Scrittori Made in Italy: Massimo Volta

Scrittori Made in Italy: Massimo Volta
Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Massimo Volta!

Chi è Massimo Volta?
Sono nato a Milano nei mitici anni 70 (che per ovvie ragioni anagrafiche ho vissuto solo grazie ai pantaloni di velluto a coste a zampa: ero troppo piccolo), vivo per ora a Milano (dico per ora perché ho vissuto all’estero in passato, tra la Francia e gli Stati Uniti e ho in programma di tornarci a breve) e oltre a scrivere faccio il fotografo e occasionalmente il regista pubblicitario (occasionalmente perché non ho la pazienza degli altri registi pubblicitari e dopo un po’ mi innervosisco quando mi si chiede di prendere terribilmente sul serio uno yogurt o un lassativo). Per il resto ovviamente leggo tantissimo e di tutto, adoro il cinema, camminare, la campagna e i gatti.

Quali libri hai scritto?
Ho pubblicato anni fa un libro intitolato Solomon per Lupetti Editore, un romanzo che amo molto, con una protagonista femminile di nome Rebecca e ambientato a Venezia – una storia che parla di letteratura, favole e amore, un po’ tutto quello che conta nella vita, secondo me. Sono molto contento perché ne ho appena riacquisito i diritti e conto di ripubblicarlo a breve.

Titolo: La superfice dell’acqua

Editore: Self Publishing

Pagine: 232

Prezzo E-book: 4.99€

Trama: Sarah ha quattordici anni, è al primo anno di liceo, ama nuotare e difende gelosamente i suoi segreti. Da sola, circondata da adulti distanti anni luce da lei, cerca di capire se stessa e gli altri in quell’età misteriosa che si chiama adolescenza, tra il ricordo della magia dell’infanzia e il freddo di un inverno che ha il sapore dell’età adulta.
Un viaggio nella mente e nel corpo di una ragazza, tra amori delicati e inquietanti pericoli, tra dolcezza e violenza, come una favola oscura in una città senza nome che è uguale a ogni altra città che conosciamo. Senza dimenticare mai quella bacchetta magica che, ben nascosta in fondo al mare, ci ricorda che siamo fatti non solo d’ombra ma soprattutto di luce.

Come sei diventata scrittore?
Mio padre era poeta, e quando ero molto piccolo vedevo questa enorme macchina da scrivere piazzata in salotto davanti al divano, su un tavolino, e la cosa mi affascinava tantissimo. Mi piaceva l’idea di potermi sedere davanti a un foglio bianco e creare un mondo solo con le parole. E le parole mi piacevano! Un codice – segni sulla carta – che filtrati dalla nostra testa si trasformano in emozioni, visioni, facce, voci, sentimenti… Magia allo stato puro! Poi ho sempre amato i libri, la carta e le storie… Infatti leggo di tutto, da Hemingway (che mi ha svezzato) a Calvino (che mi ha risvegliato) a Stephen King (che mi ha entusiasmato) a Albert Coen (che mi ha devastato) – insomma, i libri sono per me un oggetto al limite dell’ossessione, ne ho la casa piena e come capita sempre ne compro infinitamente di più di quanto riesca a leggerne, anche perché sono un lettore lento e molto naif (m’innamoro e mi commuovo in un attimo). Scrivere per me è stata una naturale evoluzione del leggere. Al liceo scrivevo storie di terrore in classe e le passavo a episodi ai compagni che me ne chiedevano in continuazione; poi ho sempre scritto poesie, racconti, tentativi di romanzi perlopiù esistenziali… fino a quando ho capito, grazie a un libro bellissimo (On Writing, di Stephen King) che se vuoi scrivere c’è un semplice trucco: ti siedi e ogni giorno produci un quantitativo di parole che ti dai come traguardo, senza scuse. Questa continuità senza timori ti porta a produrre grandi quantitativi di cacca (scusate il francesismo) ma ti permette di entrare in una zona speciale, quasi ipnotica, dove ad un certo punto la storia si fa letteralmente da sola e tu stai a guardare e prendi nota, stupito, delle scelte e delle voci dei personaggi. E’ una sensazione meravigliosa, che ho provato scrivendo entrambi i romanzi e che non vedo l’ora di provare di nuovo!

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittore)?
Scrivere tutti i giorni, almeno 2000 parole. Ovviamente non scrivo 2000 parole sempre, ma quando mi metto a lavorare a un nuovo romanzo cerco di rispettare questo ritmo. Per questo ho pile e pile di fogli dovunque… Purtroppo non sempre le storie vengono come dovrebbero, e dopo un paio di centinaia di pagine la cosa può essere davvero frustrante, ma poi il tuo cervello lavora da solo e come per magia, magari tre anni dopo, ritorna qualcosa e ci rimetti mano. Poi ovviamente ci sono riscritture su riscritture, ma questo è più lavoro di lima che altro, anche se a volte emergono frammenti inaspettati dallo scheletro della storia.

Qual è stata la tua prima stesura?
Un racconto di fantasia alla Michael Ende scritto sulla macchinona da scrivere di mio padre, che parlava di un mondo fatato oltre una grotta, pieno di magiche luci e colori. Avevo sei o sette anni e ci ho messo una domenica intera a scrivere quell’unica pagina piena di errori…

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Hemingway mi ha insegnato ad essere conciso e a parlare di ciò che si conosce, che non vuol dire parlare di assicurazioni se si è un assicuratore, ma parlare di emozioni ed esperienze che si sono vissute, anche se si sta raccontando di un’invasione aliena. Poi Albert Coen, con Solal e La Bella della Signore, che mi ha mostrato la grandezza titanica del maestro: una profondità, una scrittura così alta da mettermi in soggezione e insegnarmi che a fare i geni atteggiati si passa per idioti. Infine Stephen King, che sorride quando tutti lo tacciano di scrivere robaccia e sforna invece personaggi così veri, così autentici e così profondi che quando finisci un suo libro ti mancano come fossero amici…

Come nascono le tue storie?
In genere scelgo un tema, che mi salta in mente così, magari ascoltando una canzone o leggendo qualcosa, e mi metto a scrivere. Spesso non vado da nessuna parte e la storia dopo un po’ si spegne; altre volte invece prende vita e cresce e, come ho detto prima, prende una strada sua, inaspettata. Ora ad esempio sto lavorando ad una storia nata da un tema che mi affascina: il falso nell’arte e come noi lo percepiamo (qualora non sappiamo che di falso si tratta).

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Decine e decine di volte! E’ inevitabile, purtroppo. E poi ci sono le giornate no, magari dovute al mondo esterno che inonda delle sue rumorose richieste il rifugio in cui scrivi…

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpreso di ciò che stessi scrivendo?
Sempre. E’ il bello di scrivere, per me. Non faccio scalette, non riesco a fare riassunti o schede, altrimenti poi mi annoio a scrivere. Cerco di tenere a mente una specie di macro contenitore in tre atti, per imbrigliare l’onda creativa e renderla più gestibile e familiare ad un lettore che non ha in testa le cose che ho io. E poi c’è quella parte profonda, quasi ipnotica, dove scopri cose di te sorprendenti, spaventose o esaltanti. Scrivere aiuta a capirsi e capire, tutti dovrebbero farlo: è la migliore terapia del mondo, e anche la più economica!

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Ci sono libri molto utili per affilare le proprie armi di scrittura, anche se a volte tendono ad essere troppo metodici e limitanti, però se servono, perché no? Io non sono andato a nessuna scuola, sono autodidatta, anzi dilettante nel senso profondo del termine: ovvero traggo diletto da ciò che faccio. Ho imparato da solo a fotografare, ad usare una macchina da presa e a scrivere. Però, ripeto, ognuno è libero di intraprendere la strada che desidera. Ad esempio On Writing di Stephen King è un libro bellissimo, che entusiasma e fa venir voglia di scrivere! E magari ad una scuola di scrittura creativa si incontra il grande amore della propria vita, chi lo sa?

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
E’ un passaggi obbligatorio, c’è poco da fare. Se si ha la fortuna di avere un editor è un esperienza molto interessante ed educativa, soprattutto se si è cocciuti come me. E poi rileggere è un’ottima occasione per aggiungere cose inaspettate, o togliere cose orripilanti… Insomma, è un atto d’amore, alla fine, verso la propria opera.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportato con il tuo primo manoscritto?
Ho mandato il mio primo manoscritto, Solomon, a tre editori: uno grande (Mondadori), uno chic (Adlephi) e uno piccolo (Lupeti). Mondadori non ha mai risposto, Adelphi ha mandato la classica lettera prestampata di cordiale rifiuto e Lupetti ha risposto dopo dieci giorni che voleva pubblicarlo. Mi è andata bene, da un lato, perché sono stati molto gentili e non ho mai tirato fuori un centesimo ma con il senno di poi potrei dire che se si è sicuri della bontà della propria storia val la pena cercare di puntare in alto. So che sembra un discorso da matti, ma per esempio io mi sono trovato con il romanzo pubblicato che dopo qualche settimana è scomparso perché l’editore non aveva investito tempo per farlo conoscere… Il problema è che il contratto “bloccava” il mio libro con loro per dodici anni! Per fortuna sono riuscito ora a sbloccare le cose e la storia è di nuovo mia, e spero che questa volta avrà maggior fortuna!

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
La Superficie dell’Acqua non è un libro semplice, e nella sua prima stesura era davvero molto molto forte. Il lavoro con una bravissima editor mi ha permesso di renderlo meno autoreferenziale, violento e scioccante e più interessante ed elegante, ma nel frattempo vari editori lo avevano rifiutato. Così l’ho pubblicato come ebook con l’agenzia letteraria Grandi & Associati, mantenendo però tutti i diritti. Se si opta per questa scelta, però, ci si deve preparare a un gran lavoro di auto promozione, qualcosa di simile al volantinaggio, perché altrimenti è davvero una goccia nell’oceano! Però questo è un momento straordinario: tutti possiamo scrivere un romanzo e renderlo disponibile per il mondo, e sta solo a noi cercare di fare tutto il possibile per farlo vivere. Purtroppo credo che se lo si fa uscire e lo si abbandona sperando che da solo diventi qualcosa di grande, si rischia di restare molto delusi. E’ un po’ come la revisione, uno sporco lavoro che comunque va fatto.
Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Nessuno ha la risposta in pugno, e non credo proprio che le grandi case editrici pubblichino solo quello che merita davvero di essere pubblicato. Del resto JK Rawling insegna, rifiutata da tutti all’inizio è oggi la scrittrice di maggiore successo della storia. Certo, un editore grande che crede in te è una soddisfazione, e i mezzi a disposizione sono immensi paragonati a quelli nelle mani di uno scrittore che si pubblica da solo, ma io penso che se si crede veramente in quello che si fa si possa arrivare in alto anche da soli, magari abbastanza in alto da essere “scoperti”.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Racconto storie perché mi piace leggerle e ascoltarle. Spero che non annoino e che possano anche incuriosire o dare spunti, o emozionare. Nelle mie pagine ci sono alcuni personaggi che si muovono in un mondo loro, cercando qualcosa. Come tutti noi, del resto.

Perché scrivi?
Alla fine raccontiamo sempre la stessa storia, per parafrasare il buon vecchio Campbell e il suo Eroe dai Mille Volti. Io scrivo perché, come ho già detto, mi piacciono le storie, e mi piace raccontarle. Scrivo perché mi piace, tutto qui. E mi fa star bene.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Tutti sono liberi di dire la loro, credo. Io non ci riuscirei, perché mi farei troppi problemi e mi sentirei in colpa! Preferisco scrivere, alla fine. Mi basta. Se poi i miei libri piacciono anche alla critica la cosa mi fa piacere, ovvio, ma per me il sogno è che i lettori amino ciò che scrivo, comodamente seduti nelle loro poltrone, per poi magari parlarne a cena con un amico, sorridere al ricordo, magari arrabbiarsi oppure sorprendersi…

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Sei quello che ti senti di essere. Certo, definirsi scrittore richiede fegato, e poi ti lascia una bella responsabilità: devi essere all’altezza se lo dici ad alta voce. Io preferisco dire che racconto storie, e che vorrei continuare a farlo. Se sono uno scrittore, non lo so. Anche, probabilmente. Come chiunque creda che scrivere sia una cosa bella e ci mette tutto l’impegno per farlo al meglio.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Vorrei continuare a raccontare storie e vorrei che le mie storie emozionassero i lettori. Per questo continuo a scrivere, a sognare ad occhi aperti, a credere che gli esseri umani abbiano sempre bisogno di una buona storia per andare avanti.

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Numero Sconosciuto di Giulia Besa

Recensione: Numero Sconosciuto di Giulia Besa

Titolo: Numero Sconosciuto
Autore: Giulia Besa
Editore: Einaudi
Pagine: 382
Prezzo Cartaceo: 19.00€
Prezzo e-book: 9.99€
Pubblicato il: Giugno 2011

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 31 Mag 2013
Terminato il: 02 Giu 2013
Voto: 4/5

Recensione: Un Thriller dalle profonde sfumature urban fantasy
Sara ha vent’anni e potrebbe essere una ragazza come tante altre se non avesse perso i genitori e la sua vita normale in un incidente un anno prima, solo lei e sua sorella si sono salvate. Ora, un numero anonimo continua a contattarla sul cellulare, i messaggi non sono minatori ma ad ognuno si sente gelare il sangue; presto o tardi quegli SMS la porteranno a uccidere…
Il testo è scritto al presente con uno stile narrativo molto particolare, sebbene non apprezzi appieno la scelta della tempistica verbale, il fatto che sia un’esordiente giovane ha firmare questo volume fa molto riflettere: si tratta di un romanzo davvero ben scritto, e che non cade subito sotto una chiara etichetta di genere, per gran parte si rivela un thriller mozzafiato per poi fondersi nell’urban fantasy, come fosse la cosa più naturale del mondo. La trama non annoia, tiene sul filo del rasoio sia la protagonista che noi spettatori, inesorabilmente condannati a guardare, a leggere domandandoci dove e come finirà tutto.
L’elemento fantastico, qui incarnato dalle divinità classiche, ha una nuova connotazione di forma e ruolo, sono esseri incompleti e logorati dal loro stesso essere, si integrano alla trama con una naturalezza spaventosa, come fossero terribilmente reali e tangibili.
Sara si rivela come una protagonista dalle poliedriche risorse che messa in difficoltà riesce a sorprenderci ed appassionarci grazie anche alle complessa situazioni che sta vivendo.
La copertina è sinceramente spiazzante, in un primo istante è stata la causa che mi ha fatto mettere da parte il volume per molto tempo: non si tratta di una copertina brutta, ma infelice, forse è la situazione ritratta, o la scelta cromatica, sta di fatto che devia il lettore, un libro non si giudica dalla copertina, ma una copertina del genere non fa spiccare il vero contenuto.
Quattro stelle meritate appieno! Certo lo stile è un po’ acerbo ma le potenzialità di questa scrittrice sono infinite e di fatto che questo volume si chiuda con un finale aperto mi fa sperare di poter leggere ancora di Sara, magari con uno stile più maturo. Questo non è un libro per chi ha amato Percy Jackson bensì per coloro ti amano il thriller e non è disdegnano un sano elemento fantastico.

Le novità da non perdere – I giardini di Asgard di Giada Bafanelli

Oggi vi segnalo un racconto. Ultimamente anche io ho lavorato a molti racconti e spesso i lettori li mettono in secondo piano perché sono letture troppo brevi in cui è difficile trovare grandi emozioni o anche perché spesso la storia appassiona troppo, e finisce presto.
Io invece vi consiglio di dedicare più spazio ai racconti nelle vostre letture: speso possono essere quello stacco breve (tra una lettura e l’altra) per fermarsi un po’ e concedersi qualcosa di semplice e ben costruito come il racconto che vi segnalo oggi!

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Titolo: I giardini di Asgard

Autore: Giada Bafanelli

Editore: Self Publishing

Pagine: 28

Prezzo E-book: 0.89€

Genere: Fantasy

Sinossi: La dea Idun ha da tempo rinunciato a vivere ad Asgard: da quando suo marito Bragi, dio della poesia e consigliere di Odino, è stato tradito e assassinato, preferisce vivere nel mondo degli uomini e confondersi con loro piuttosto che tornare là. Però, quando sua figlia viene colpita da una malattia che nemmeno le sue arti magiche riescono a curare, Idun si trova costretta a scegliere inevitabilmente tra il suo orgoglio e la vita della persona che ama di più.

Libri a “Km 0”: I guardiani delle Anime di M. P. Black

Libri a “Km 0”: I guardiani delle Anime di M. P. Black

Di questa autrice ho letto praticamente tutto (confesso, mi mancano un paio di volumi dedicati ai giovanissimi lettori), e se devo qualcuno mi chiede “Hai qualche libro da consigliarmi”, chiedo subito “Hai mai letto la M.P.Black?” e se la risposta è negativa passo subito a snocciolare l’intera raccolta di opere di questa autrice, recentemente è uscito il terzo capitolo di questo romanzo e benché ogni volume si concluda con un finale spero sempre che l’autrice ne produca altri e altri ancora.

Titolo: I guardiani delle Anime

Autore: M. P. Black

Editore: Domino Edizioni

Pagine: 272

Prezzo: 15.00€

Pubblicato il:

Sinossi: Jacob Ross è un barbone, ma la sua vita sta per cambiare. I Sette Re del mondo gli donano due Katane, che gli regalano l’immortalità e lo trasformano nel Primo Guardiano delle Anime. Brandon Davis, quasi diciottenne, frequenta la Fear High School, nel Maine. Timido, impacciato e sofferente di asma, non sa che la sua vita sta per cambiare. Vania Chernikova, sedici anni, è la svitata della scuola. Ragazza punk, vive completamente isolata da tutto e da tutti, fuma quantità smisurate di sigarette e non lega con nessuno. E anche Vania non sa che la sua vita sta per cambiare, per sempre. In una girandola di emozioni, passioni e ricordi che si perdono nel tempo, Vania e Brandon dovranno affrontare i Guardiani delle Anime e la missione che verrà loro imposta. Una missione che li condurrà in un’epoca lontana, ricca di misteri e di magia, e che li vedrà costretti a rivivere una vita già compiuta e dimenticata. E scopriranno che, spesso, la realtà non è quella che sembra e che il confine tra il bene e il male è davvero sottile.

Recensione: Spy Glass – Madia di sangue di Maria V. Snyder

Recensione: Spy Glass – Madia di sangue di Maria V. Snyder

Titolo: Spy Glass – Madia di sangue
Autore: Maria V. Snyder
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 380
Prezzo: 4.99€
Pubblicato il: Agosto 2011

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 11 Mar 2013
Terminato il: 13 Mar 2013
Voto: 3/5

Recensione: Un inizio un po’ esagerato ma si riprende sul finale
Ora che Opale ha perso i suoi poteri cercare un futuro per lei sembra una cosa impossibile ma grazie a Yelena forse una via c’è e la visita inaspettata di Valek potrebbe aprirle porte di cui ignorava l’esistenza inoltre c’è un’ultima cosa che deve recuperare.
In piena sincerità credo che l’autrice non sia portata alla stesura di trilogie dovrebbe sempre riuscire a fermarsi ad una duologia: anche qui la storia avrebbe potuto trovare la sua conclusione nel precedente volume o meglio avere un finale aperto ma non con un seguito così tirato; amore avventura di opale e mi piace leggere le opere di Maria V. Snyder ma trovo che quando si spinge a scelte radicali per la trama e per i suoi personaggi rovina lo splendido lavoro che aveva fatto finora non dico che avrebbe dovuto rinunciare alla ricerca finale di opale ma troppo troppo esagerata la strada dello spionaggio che occupa la prima parte del libro. Se si esclude questa parte, dalla metà in poi la storia prende una piega migliore che risana le forti esagerazioni.
In definitiva tre stelle. Peccato questa autrice non voglia scrivere altro inerente al bellissimo mondo che ha creato, ma forse è meglio così. Se però dovesse cambiare idea, io sono prontissima a leggere una nuova trilogia.

Scrittori Made in Italy: Virginia Rainbow

Scrittori Made in Italy: Virginia Rainbow
Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Virginia Rainbow.

Chi è Virginia Rainbow?
Mi chiamo Virginia Rainbow, questo però non è il mio vero nome, ma uno pseudonimo che uso come autrice. Come presentarmi in modo da dare un’idea significativa di me? Non sono brava in queste cose, cara Alice. Posso dire che Il mio mondo è semplice, fatto di piccole cose importanti… Passo il mio tempo tra il mio lavoro di insegnante, che sognavo fin da bambina, e la mia famiglia, che ha sempre rappresentato per me un punto di riferimento fermo. Credo in Dio e nella sua azione nella vita di ogni giorno, per cui mi ritrovo a rivolgermi a Lui tutte le volte che sento nell’animo il desiderio di farlo. Per certi aspetti credo di essere rimasta un po’ bambina perché mi entusiasmo per piccole cose. Una giornata di sole primaverile, la distesa immensa del mare, un albero pieno di fiori appena sbocciati, un uccello che pigola sul mio balcone… mi ritempro. Adoro i cartoni della Walt Disney e, anche se non rimango incollata al video come da bambina, ogni volta mi meraviglio di quanta arte ci sia dietro. Sono un tipo riservato, che non lascia immaginare cosa abbia dentro.

Quali libri hai scritto?

Titolo: La maschera nera

Editore: Self Publishing

Pagine: 472

Prezzo Cartaceo: 16.20€

Prezzo E-book: 3.84€

Trama: Una storia appassionante che spazia dentro tante altre storie, dove passato e presente si fondono per dar vita al futuro di nuove speranze e inaspettata conversione. Un viaggio, tra Roma, San Paolo e isola di Clare che unisce anime e ricordi, seguendo itinerari del cuore e percorsi psicologici, portando verso avventura e mistero sia i lettori sia i protagonisti. Il romanzo coinvolge giovani e adulti, che vogliano riconoscersi nella storia di due giovani, del loro amore e delle loro vicissitudini scoprendone verità nascoste, evoluzioni, motivazioni e crescite. Il libro in modo semplice e accessibile a tutti tocca temi importanti, introduce argomenti di interesse sociale e interessanti spunti di riflessione. In primo piano ci sono i sentimenti, le personalità e gli sviluppi di varie persone più che di personaggi, raccontati senza pregiudizio, con generosità descrittiva.

Titolo: Flamefrost – Due cuori in gioco

Editore: Self Publishing

Pagine: 356

Prezzo: 15.21€

Trama: Gli abitanti del pianeta Luxor sono scampati alla distruzione del loro mondo e vagano nello spazio alla ricerca di una nuova terra. I principi alieni Nardos e Gered vengono incaricati di compiere una missione misteriosa sul pianeta Terra. È in questo contesto che si inserisce il rapporto particolare tra Gered e una ragazza terrestre, Sarah. Gered cerca di avvicinarla in tutti i modi, usando i poteri straordinari di cui dispone, ma lei rifiuta qualsiasi tipo di relazione, nonostante si senta molto attratta da lui. Un mistero aleggia su tutta la storia e verso la fine cominciano a scoprirsi alcuni tasselli. In un intreccio via via più articolato, si delinea la delicata psicologia dei personaggi, che si cercano e si respingono, si incontrano e si allontanano. Fa da sfondo alla storia la società aliena con le sue regole e i suoi riti peculiari. Un mix di contrasti, dolcezza, passione e mistero, che tiene incollato il lettore alla pagina riga dopo riga in un ritmo intenso e coinvolgente.

Titolo: Flamefrost – Insieme controcorrente

Editore: Self Publishing

Pagine: 292

Prezzo: 15.90€

Trama: Il rapporto tra Sarah e Gered è arrivato a rottura, ma nessuno può prevedere gli eventi che li porteranno ad avvicinarsi di nuovo. Una serie imprevista di difficoltà cambierà per sempre la vita di Sarah e porterà Gered ad affrontare il biasimo e il contrasto della famiglia.
In una escalation di fughe rocambolesche e momenti di suspense, si dipana il destino dei due protagonisti, che nel frattempo maturano e imparano a rapportarsi fra di loro.
Li accompagnano amici fidati disposti a tutto per servirli e proteggerli da chi li ha traditi nel modo più vile.
Dalle montagne innevate dell’Everest alle foreste dell’Amazzonia, dalle strade di Roma alle segrete della navicella madre, infine la loro strada sarà posta davanti a un bivio dal quale non è possibile fuggire.
I misteri e le verità nascoste lasciate in sospeso nel primo volume saranno svelati?
Appassionante e travolgente, questo secondo capitolo della trilogia ci farà conoscere gli aspetti più profondi dei protagonisti, mettendo in luce desideri e sentimenti sempre più forti. Una miscela di avventura e romanticismo che stupirà il lettore per la sua carica di dolcezza e adrenalina, immergendolo in un mondo tanto fantastico quanto reale.

Titolo: Flamefrost – L’ultimo respiro

Editore: Self Publishing

Pagine: 414

Prezzo: 19.00€

Trama: Gered e Sarah si trovano in una situazione drammatica e nessuno può aiutarli. Rinchiusi nelle segrete dell’astronave madre con un peso enorme sul cuore, sembra che per loro sia perduta ogni speranza. Il Principe Nero affronta con coraggio ciò che il destino pare avergli riservato e non si dà per vinto, mentre Sarah si affida con fiducia a lui.
Nel frattempo alcuni personaggi inquietanti tramano nell’ombra per preparare una vendetta da tempo bramata e altri si svelano pian piano per ciò che sono davvero.
Le scene si spostano nello spazio, concentrandosi all’interno della Ghindar nei suoi corridoi bui così come nelle sale enormi e lussuose.
Il crudele Nardos, l’ambigua principessa Christin, il saggio maestro Fouler e l’amico Rain assumeranno un ruolo decisivo all’interno della storia, determinando con le loro azioni le sorti dei protagonisti.
Capitolo conclusivo della trilogia Flamefrost, “L’ultimo respiro” contiene tutti gli ingredienti per una lettura irresistibile e avvincente, svelando finalmente i molti segreti contenuti nei precedenti volumi. Il lettore sarà portato a sorprendersi, a commuoversi, a vivere assieme ai personaggi le loro incredibili vicende momento per momento fino all’epilogo tragico e bellissimo.

Come sei diventata scrittrice?
Scrittrice è una parola grossa. Sono una persona a cui piace scrivere per esprimere emozioni, sentimenti, fantasie, realtà… Ce l’ho sempre avuto nel sangue, ci si nasce, non ci si diventa secondo me. E’ faticoso, se non hai voglia di farlo non lo fai di certo! Il mio percorso nasce da lontano, quando avevo l’età di otto anni e cominciavo a scrivere le mie prime storielle alla Candy Candy. Ero un fiume in piena, avete presente qualcosa che non si può fermare? Ecco quella ero io. Cominciavo decine di storie, riempiendo i quaderni piccoli che si usavano allora a scuola, difficilmente però riuscivo a concludere una storia. Il primo romanzetto che riuscii a portare a termine era lungo un centinaio di pagine scritte a mano. Il primo romanzo che si possa chiamare tale lo iniziai a scrivere a dieci anni e lo conclusi un paio di anni dopo. Poi a quattordici anni ne iniziai un altro piuttosto consistente che, non avendo computer, battei a macchina e impaginai alla meglio. Ero una lettrice vorace, entusiasta, ambiziosa. La mia voglia di leggere corrispondeva al mio desiderio di conoscere il mondo e di padroneggiarlo. Leggendo il mio romanzetto scritto a dieci anni si può ben capire quale grado di disinvoltura possedessi, come fosse forbito il mio linguaggio e come fossero profondi e seri i temi trattati pur mantenendo sempre una naturale ingenuità nei toni. Paradossalmente quello che scrivo ora è molto più leggero.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
La risposta a questa domanda è semplice: scrivo quando posso. Non c’è un momento particolare che prediliga. A volte mi capita di avere tante idee da scrivere e non poterle buttare giù, altre volte ho tempo, ma le idee faticano ad arrivare. Posso dire che più che il momento preciso in cui scrivo, esistono dei momenti privilegiati in cui mi sorge l’ispirazione. Questo avviene soprattutto la sera, ma potrebbe succedere in qualunque momento. Certe volte è una questione di maturazione delle idee, ce l’hai dentro di te, ma non le riconosci, non le trovi. All’improvviso escono fuori e sei tutto soddisfatto. Altre volte le idee vengono mentre scrivi, un attimo prima sei tabula rasa, un attimo dopo sai cosa devi buttar giù. E’ un mistero. Ci possono essere idee che hai nella mente da mesi e non arrivi a scriverle. Ad esempio nel mio ultimo romanzo, certe scene che si trovano nella seconda e nella terza parte della trilogia mi sono venute in mente quando ancora la storia era in nuce e per arrivarci, ho impiegato decine di capitoli.
Riguardo la modalità concreta, scrivo prima a mano, poi copio al computer. La ragione è semplice: quando invento ho bisogno di tempo e rimanere con gli occhi incollati al computer a lungo mi dà fastidio. Inoltre se scrivo su carta, posso alzarmi dalla mia scrivania, portandomi dietro il quaderno, scrivere la sera a letto o in qualunque altro posto, invece in quel modo sono bloccata al tavolo. Inoltre nel momento in cui copio al pc, faccio una prima revisione davvero molto utile. Una piccola curiosità: scrivo a matita e la matita che scelgo è sempre una morbidissima in modo da non sforzare tanto la mano e di avere un tratto ben evidente. Alla fine di un libro mi rimane un mucchio di mozziconi di matita che sono davvero indicativi.

Qual è stata la tua prima stesura?
La mia primissima stesura in assoluto non la ricordo. Ho in uno spazio del mio armadio i quadernini che usavo da bambina e lì ci deve essere senz’altro la mia “prima stesura”. Forse potrei citare la prima storiella che scrissi in seconda elementare che parlava di un robot. Ero appassionatissima di Goldrake e quindi per forza di cose ne subivo l’influenza.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
No, nessuna figura letteraria. Ho sempre amato i classici, ma non ho mai avuto in mente un modello da seguire.

Come nascono le tue storie?
Se devo dirti la sincera verità non lo so… Mi sorgono nella mente delle scene alle quali cerco di dare un costrutto logico per collegarle all’insieme. La vera scintilla nasce in modo del tutto occasionale. Potrebbe essere un‘immagine o una musica o un momento di vita quotidiana, non esiste una regola o un percorso preferenziale.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
No, non ho mai pensato di cestinare il mio operato. Ho molta fiducia in ciò che scrivo, semplicemente perché a me piace e questo mi fa pensare che debba per forza di cose piacere anche a qualcun altro. Momenti in cui non ho le idee giuste mi succedono e allora lì un po’ attendo che la cosa maturi da sola, un po’ provo a scrivere sperando che l’ispirazione mi venga mentre scrivo, come a volte capita.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpresa di ciò che stessi scrivendo?
Devo dire di no, di solito non mi sorprendo mai di quello che scrivo o almeno non più di tanto. In qualche modo tutto rientra nell’ambito della mia fantasia, la quale, non avendo limiti, non può neanche lasciarmi stupida di qualcosa.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Il primo manuale di scrittura creativa che ho letto è quello che mi hai suggerito tu, Alice. L’argomento mi interessa molto e sono sempre desiderosa di apprendere e di migliorarmi, però penso che non si diventa bravi scrittori studiando. La vena di scrittore o ce l’hai nel sangue o non ce l’hai. E’ una magia e come tutte le magie non è spiegabile. Certamente bisogna partire da una buona base a livello linguistico, altrimenti non si fa altro che scrivere strafalcioni. Di solito chi ama scrivere, ama leggere ed è cresciuto pian piano acquisendo in automatico certe impostazioni. Io ricordo che fin dalla scuola elementare, tendevo ad imitare la struttura sintattica dei libri che leggevo, osservavo il modo in cui era usata la punteggiatura, ricercavo il significato dei termini. Ciò che imparavo a scuola non mi bastava, avrei voluto “sapere di più”, andavo avanti all’insegnante con gli interrogativi, le curiosità riguardanti la scrittura. Ricordo bene che ero chiamata “la piccola scrivana fantasiosa”.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
E’ vero quello che dici, Alice, il percorso non si conclude con la stesura del romanzo e tu lo sai bene perché abbiamo passato e passiamo tanto tempo a dialogare fra noi su quanto scrivo e trovo che tu abbia una particolare capacità di fare critiche costruttive e dare suggerimenti utili.
La fase della revisione è faticosa, ma la vivo bene. E’ noioso dover andare a correggere, a riscrivere, a limare, a migliorare, però lo trovo normale e alla fine sono ancora più contenta del risultato. A dire la verità quando scrivi non ti rendi conto degli errori, per cui non mi succede di leggere e rileggere i miei scritti e di trovarli incompleti, perché non ne sono consapevole fino a quando qualcuno non me lo fa notare. Allora lì prima di tutto ragiono per stabilire se l’osservazione è giusta, poi cerco di capire come fare per correggere senza stravolgere, rimanendo fedele a quello che io e solo io so di voler comunicare. Io penso che, nonostante la fatica e l’impegno, quello che fai ti deve piacere e non può angustiarti troppo, altrimenti perde il suo fascino.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Conoscevo l’esperienza di un amico di famiglia che si era rivolto a una piattaforma di autopubblicazione e da lì è nata la ricerca su Internet di un self-publishing adatto alle mie esigenze. All’inizio avevo solo l’idea di pubblicare il romanzo per avere la soddisfazione di vederlo stampato su carta senza spendere nulla o quasi nulla. Solo in un secondo tempo ho pensato di rivolgermi a qualche casa editrice, ma non mi sono fatta tentare per niente dagli editori a pagamento, perché non mi potevo permettere quelle spese, inoltre ho ben presto capito che non era la scelta giusta. Ho quindi cercato di informarmi su quali fossero le case editrici NON a pagamento, ma non ho mai fatto una ricerca approfondita, perché è veramente un mare!! Difficilissimo per uno che è del tutto fuori dall’ambiente capirci qualcosa. Quindi ho inviato il primo romanzo solo a qualche casa editrice, senza riuscire bene a capire quali fossero le più adatte a me e ho avuto risposta da un paio che si dichiaravano NON A PAGAMENTO, invece lo erano. Anche questo succede. Per questo dico che capire dove ci sia veramente serietà è un impazzimento!!!
Ad un certo punto poi ho smesso proprio di cercare perchè, ascoltando le esperienze di altri autori, mi sono resa conto che riuscire a farsi pubblicare da un editore non a pagamento, cosa che a me sembrava il massimo che potessi ottenere, non era garanzia di “approdo sicuro”. Mi spiego meglio. Purtroppo la realtà delle piccole case editrici è difficile. Molte non sono in grado di pubblicizzare realmente i propri autori e non hanno una distribuzione adeguata, questo significa vedere il proprio libro solo sullo store della propria casa editrice e su qualche altro store online, essere legato da un contratto che dura almeno due anni e non vendere nulla. Non ha senso. Tra l’altro la percentuale che l’editore riesce a dare per le vendite è bassissima. Un autore autopubblicato riesce a vendere spesso di più ed è libero di muoversi come vuole.
Ci sono anche case editrici piccole che si impegnano molto per sostenere i propri autori, ma purtroppo quelle grandi fanno da padroni ed è comunque arduo sopravvivere.
Devo dire che l’ultimo libro che ho scritto ha avuto l’approvazione di una casa editrice non a pagamento e seria, cosa che mi è servita per capire che i miei scritti potevano essere validi, ma i tempi di pubblicazione per me erano troppo lunghi. Quando si è abituati a far da soli, non si riesce più a “legarsi” a delle regole. Anche questo succede.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?

Secondo me gli errori che può fare uno scrittore emergente italiano sono: rivolgersi ad un editore a pagamento; non riuscire a trovare un self publishing adatto; altro non saprei.
Comunque vorrei sottolineare che oggi optare per il self publishing non è l’ultima spiaggia dopo essere stati rifiutati dagli editori veri. Molti autori scelgono di autopubblicarsi dopo aver avuto esperienze deludenti con piccole case editrici oppure partono subito con l’autopubblicazione come nel mio caso per scelta. Gli editori famosi a volte fanno essi stessi riferimento al successo che un autore self publishing ottiene da solo per sottoporgli un contratto.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Penso che la strada dell’autopubblicazione sia una scelta buona, però è difficile. Devi essere una persona molto intraprendente e avere anche del tempo a disposizione. Ritengo che con la pratica dell’autopubblicazione di certo entra in commercio una quantità esorbitante di libri, molti dei quali sono di scarso valore. Nello stesso tempo però penso che nel mucchio ce ne possano essere alcuni che valgono tanto quanto quelli che vengono pubblicati da un editore. Credo che il problema sia a monte e non credo di essere in grado di spiegarlo fino in fondo dato che non sono al dentro. Posso solo esprimere il mio parere. Credo che in buona sostanza la diffusione dell’autopubblicazione non sia altro che la conseguenza di un lavoro editoriale spesso farraginoso e non supportato da un’adeguato sostegno da parte dello stato. Mi domando una cosa per esempio: il motivo per cui i distributori guadagnano una percentuale così alta dalla vendita di un libro. Lo trovo assurdo. Qualcuno di voi me lo sa spiegare? Non è facile la vita di un editore, si guadagna poco e si rischia molto. Non parliamo poi dell’argomento e-book, nota dolentissima. Non sono contraria al progresso, ma mi domando perché a questo progresso non venga mai affiancato un adeguato controllo. La logica è quella del guadagno immediato e non si pensa alle conseguenze. Se si mettono in commercio gli e-book, creando già di per sé una grande concorrenza con il cartaceo, senza però garantire un sistema per impedire la pirateria, si arriva in sintesi a PROVOCARE la crisi dell’editoria. Un crisi da cui non ci si risolleva purtroppo.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Nei miei romanzi c’è molta dolcezza e intensità, c’è una visione del mondo positiva, utopica, terribilmente attraente. C’è lotta, c’è desiderio, c’è umanità, c’è eroismo, un mix di personaggi con mille sfaccettature. Un’immagine della donna apparentemente debole, ma in realtà forte interiormente. Un’immagine dell’uomo forte fisicamente, ma fragile, tenera dentro. Un’immagine in cui i ruoli sono ben definiti e nello stesso tempo si intersecano in una completezza che è a mio parere affascinante.
Una trama che in modo apparentemente leggero affronta dei temi in realtà forti, che ti trascinano senza rendertene conto. A volte il modo in cui certi temi vengono trattati può perfino infastidire se la propria personale idea del mondo è diversa dalla mia che scrivo.

Perché scrivi?
Scrivo perché è un’espressione di me stessa, che fa vivere a me per prima le storie che narro. Mi piace possedere l’”onnipotenza” dello scrittore, adoro sentirmi “guidata” dai miei personaggi in lande sconosciute. E’ appassionante, divertente, incredibile.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Riguardo i giudizi degli esperti del settore, se per questo si intende il giudizio degli editori, come dicevo sopra, per il primo libro ho seguito tutto quel percorso che però non è approdato ad un’accettazione, per il secondo “sono andata in buca al primo tiro”, nel senso che ho mandato il romanzo a quella casa editrice e lo ha approvato. Per ciò che riguarda i giudizi delle blogger o dei lettori occasionali io penso che bisognerebbe essere il più possibile obiettivi e a volte questo non accade. Tutti hanno il diritto di dire la loro, però bisognerebbe sempre ricordare due cose: 1)la persona che scrive non è un’esperta del settore, per cui non dovrebbe ergersi a giudice da un pulpito, ma mantenere sempre i toni moderati; 2) quello che riporta su un blog non è uno scritto informale privato, ma qualcosa che assume una valenza formale ed è pubblico.
Sarà che sono una persona molto riservata e “diplomatica”, ma non riuscirei, se fossi una blogger a usare toni sprezzanti su un libro a meno che non contenesse contenuti volgari o linguisticamente barbari. Tradurre un’impressione “di pancia” in un turpiloquio (anche mascherato di eleganza) o anche al contrario in una lode esagerata è inutile e controproducente. Che idea si può fare un lettore che cerca un consiglio se il giudizio si basa su impressioni del tutto soggettive e personali, espresse invece come oro colato? Che tipo di insegnamento può ricavarne un autore in cerca di critiche costruttive? Se proprio si vuole scrivere senza freni, bisogna affermare in modo chiaro che si tratta di impressioni del tutto soggettive legate a una personale visione. Se ad esempio a una persona non piacciono le storie dove si parla di tradimento, è evidente che quella storia susciterà un senso di repulsione, non perché non sia ben scritta o efficace. Se una persona è atea o lontana dalle idee religiose, è evidente che masticherà male un contenuto di questo genere. Basta dirlo onestamente, in modo tale da dare a chi legge una “chiave” di lettura di quella recensione. In ogni caso penso che le blogger dovrebbero sempre riservarsi la possibilità di rifiutare le richieste di lettura se il contenuto del libro già all’inizio non risponde ai propri gusti. Forse qualcuna lo fa, ma di solito si tende a mostrarsi curiosi verso tutto, trovo che invece bisognerebbe essere più selettivi. Non vedo perché una blogger debba sentirsi in dovere di leggere tutto quello che le viene proposto.
Devo dire che le blogger che conosco sono per la maggior parte persone molto graziose e gentili con i loro blog colorati e sognanti che mi attirano tutti moltissimo. Apprezzo molto il contributo che danno alla pubblicizzazione di un romanzo e il modo allegro e piacevole in cui lo fanno. Amo ascoltare i loro pareri, do importanza a tutte le osservazioni che valuto come costruttive. Sono sempre in divenire, in continuo miglioramento e i miei scritti subiscono molte revisioni anche successive alla prima pubblicazione. Però non amo i “disprezzamenti”, soprattutto non amo “i giudizi morali”, perché penso che esista un‘”umana discrezione” o “buon senso” che dovrebbe porre un limite. Le blogger che sono esse stesse autrici sono di solito quelle più pacate ed equilibrate perché sanno cosa vuol dire “essere dall’altra parte”.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
No, non mi sento una scrittrice, non so cosa sono, non sono io a doverlo dire, ma i lettori che pian piano cerco di convogliare sulla mia pagina perché possano darmi loro una definizione :o) Nella mia pagina ho scelto di chiamarmi Virginia Rainbow autrice non per vanto, ma per una questione di chiarezza. Chi sceglie di diventare un mio contatto sa subito chi sono e perché sono su facebook e se accetta lo fa per un interesse di tipo “culturale”, non per altri motivi o almeno è quello che mi auguro.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Non ne ho idea. Scrivere non è un’attività in cui si può programmare qualcosa, si segue l’onda della propria ispirazione. Al momento sto terminando di scrivere e revisionare le altre due parti della trilogia “FLAMEROST Due cuori in gioco”, ‘poi vedrò quello che sarà. Un passetto alla volta…
Grazie Alice di questa bellissima intervista! Le tue domande sono state molto stimolanti, ricche e ben strutturate! Non ne avevo mai risposte di simili. So perché sei così brava. Anche tu sei una scrittrice, una di quelle che non ha il coraggio di esporsi, ma che prima o poi tenterà, non è vero?

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Glenvion – La Matrice di Alessandro Falzani

Recensione: Glenvion - La Matrice di Alessandro Falzani

Titolo: Glenvion – La Matrice
Autore: Alessandro Falzani
Editore: Self Publishing
Pagine: 250
Prezzo E-book: 0.89€
Prezzo Cartaceo: 11.35€
Pubblicato il: Agosto 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 03 Nov 2014
Terminato il: 10 Nov 2014
Voto: 3/5

Recensione: Una storia nuova e avvincente che ha solo bisogno di un buon editing strutturale
Patrich è un ragazzo che ha perso il padre da alcuni anni. Ora, lavora e cerca di aiutare la madre e i nonni ad arrivare a fine mese. La sfortuna però lo perseguita e perde il piccolo impiego che si era trovato. Mentre fa ritorno a casa, entra in chiesa: è un gesto normale che ha fatto centinaia di volte insieme al padre, ma l’incontro con il parroco risveglia in lui un qualcosa che lo porta a cercare la vera ragione della morte di suo padre.
Devo dire che già dai primi capitoli ho trovato qualche falla nella struttura della narrazione, a mio parere dovute sia dall’inesperienza dell’autore e da un editing forse tropo superficiale (non si può negare che il libro stia in piedi ma una maggiore cura l’avrebbe messo in posa plastica!); è un peccato perché per quanto l’autore risulti acerbo, ha tutte le potenzialità per poter creare romanzi avvincenti.
Lo stile fluido e che ripeto va solo perfezionato con un buon editing, ha una strana e maniacale sottodosatura di eventi, cosa che costruisce il mistero intorno al giallo della morte del padre di Patrich: man mano che scorrono le pagine compaiono nuove domande e non si trovano risposte chiare ed efficaci, questo tiene incollato il lettore al libro nella speranza di saziare la curiosità.
I personaggi sono a mio parere molto reali, se si escludono alcune piccole falle che sono solo da sistemare con il tempo e l’esperienza, ci si trova davanti ad un protagonista serio, mosso a volte dall’istinto e che non cade sotto le classiche tipologie di eroe o antieroe. Non è cosa da tutti i giorni trovare personaggi profondi che però appaiono anche grazie alle loro azioni (oltre che per i pensieri), comuni, tanto da poterli tranquillamente vedere passeggiare per le strade.
In definitiva, tre stelle. Non ci sono dubbi la storia è avvincente, le idee sono nuove e interessanti ma hanno bisogno di una piccola sistemazione e sono certa arriverà a cinque stelle.

Le novità da non perdere – Il giorno del Drago di Mala Spina

Uscito da qualche settimana non posso esimermi dal presentarvi questo ebook (che non appena avrà il suo equivalente cartaceo finirà nella mia libreria). Come sanno i lettori del mio blog il fantasy è il mio primo amore, per questo, ad ogni nuovo libro che arriva negli store ecco che mi precipito al suo assalto, non potendo per ora averne una copia ne approfitto per farvelo conoscere.

Le novità da non perdere – Il giorno del Drago di Mala Spina

Titolo: Il giorno del Drago – Nel cuore della vecchia città

Autore: Mala Spina

Editore: Self Publishing tramite Amazon

Pagine: 61

Prezzo E-book: 0.99€

Genere: Fanatasy

Sinossi: “Era stata la sua prima libera uscita dall’arrivo della nave e i potenti liquori della cittadina di confine lo avevano messo al tappeto prima che la serata fosse finita. I lunghi mesi di viaggio in mare, senza poter toccare un goccio di alcool, non lo stavano aiutando in quel mastodontico dopo sbronza e il guaio era che non ricordava un accidente di come fosse arrivato sotto quel tavolo.”
Tornare al porto e raggiungere il resto dell’equipaggio sulla nave sembra facile ma Gillean Conroy, marinaio sul mercantile più veloce dei mari del sud, ha due grossi problemi: un’amnesia grossa come una voragine e i postumi di un’ubriacatura colossale.
Gillean attraverserà i quartieri labirintici della città vecchia, districandosi tra strambi personaggi e situazioni pericolose o surreali, per fare una terribile scoperta: è l’unico che può risolvere il mistero del marchio del drago. Dovrà farlo anche in fretta, perché il tempo stringe e deve riuscire a rimettere insieme la sua memoria prima dell’alba.
“Il Giorno del Drago” è il primo volume della serie Altro Evo, racconti fantasy avventurosi e autoconclusivi.

Christmas Italian’s Book Challenge: Le Regole

Christmas Italian’s Book Challenge: Le Regole
I blog “300 Grammi di Carta e Inchiostro”, “AliceChimera.com” e “Atelier di una lettrice convulsiva” organizzano una Challenge!
Le tre blogger che lavorano dietro a questi portali, sostengono i libri Made in Italy: spesso si da grande spazio a opere di origine estera che hanno già venduto milioni di copie lasciando in secondo piano i libri emozionanti di piccole o medie Case Editrici (o anche Self Publishing).
Da qui è nata l’idea di organizzare un evento che coinvolga scrittori e blogger a dare maggiore spazio alle opere nostrane: eccovi dunque la Christmas Italian’s Book Challenge
In cosa consiste la Christmas Italian’s Book Challenge, I blogger coinvolti nel mese di Dicembre leggeranno solo ed unicamente opere Made in Italy scelte dalla lista di libri (scoprirete come inserire i vostri libri), dedicando ampio spazio alle opere scelte.

Eccovi le regole per partecipare e i dettagli della sfida:

GLI AUTORI
Volete che il vostro libro faccia parte dei libri da selezionare? Ecco come fare!
Seguite QUESTO LINK e inserite tutti i dettagli dei vostri libri (uno alla volta). Mi raccomando non dimenticate di riempire tutti i campi, e soprattutto la copertina!
Successivamente (dateci il tempo di controllare la scheda da voi inserita) verrà approvato ed entrerà a far parte della lista da cui i blogger potranno scegliere le opere da leggere durante la Challenge!
Quali libri possono partecipare? La risposta è TUTTI ma…Vanno bene tutte le opere edite (ergo o pubblicate tramite self publishing o tramite casa editrice), non saranno quindi accettate opere free pubblicate su portali.
Non ci sono limiti di GENERE, sentitevi liberi di proporre quello che avete creato ma… evitate raccolte di racconti, manuali e saggi. Vogliamo far conoscere le vostre opere e a nostro parere è meglio che la vostra opera rientri nel canone di narrativa.
Avete tempo fino alla mezzanotte del 30 Novembre per inserire i libri.

I BLOGGER
I blogger che vorranno aderire dovranno comunicarlo (contattate una delle tre blogger organizzatrici) e postare queste regole sul proprio blog.
Nel giorno del Primo Dicembre dovrete scegliere da un minimo di 4 libri inseriti nel nostro databaseche leggere durante il mese e pubblicare un articolo presentando la lista dei libri scelti.
Vi chiediamo di divertirvi e coinvolgere i vostri lettori, quindi aggiornateli e aggiornateci sulla vostra lettura (per esempio con un articolo ogni settimana) parlate dei libri che siete riusciti a leggere, le impressioni del libro in lettura e sulla vostra prossima lettura! Non dimenticate di condividere sui vari social network come Facebook, Twitter e Instagram.
Scrivete le recensioni dei libri letti e pubblicatele.
Infine diteci cosa siete riusciti a leggere e quali volumi non siete riusciti a finire o a leggere nel mese a disposizione. L’obbiettivo è farvi scoprire nuovi autori e apprezzare quello che l’editoria o il self italiano ha da offrire!

Inserisci il tuo libroLista dei Libri

Qui di seguito aggiorneremo la lista di blogger aderenti.

Libri a “Km 0”: Profumo di Zagara di Sara Purpura

Libri a “Km 0”: Profumo di Zagara di Sara Purpura

Io non leggo e-book, ma devo ammettere che spesso nel “digitale” si trovano davvero storie interessanti. Per il momento non posso leggerle, ma spero che questo libro arrivi presto alla versione cartacea.

Titolo: Profumo di Zagara

Autore: Sara Purpura

Editore: Genesis Publishing

Pagine: 183

Prezzo E-book: 3.90€

Pubblicato il:

Sinossi: Lontana dalla terra che tanto ama ma che l’ha ripudiata, Sofia si sente spoglia della sua identità. Torna in Sicilia dopo quattro lunghi anni, trascorsi in una lenta agonia, che l’ha lasciata arida e incredula di fronte ai sentimenti. Il suo passato la lega a paure inestricabili e, rivivere quell’abuso che l’ha così profondamente cambiata, la mette alla prova un’altra volta. Quello che sente dentro di sé, tuttavia, è un grande coraggio di riaffrontare la sua vita, là dove l’ha lasciata. «È come mettere il rewind» si dice con noncuranza, sull’aereo che la riporta a casa. «O, nel peggiore dei casi, ripartire da lì.» Dai posti che le sono tanto familiari. Dai suoi genitori che l’hanno mandata via. Da suo fratello, piccolo allora, ma divenuto uomo in fretta, che serra ancora i pugni per l’ingiustizia subita. Dai suoi amici, che l’hanno dimenticata in fretta e da lui, Marco. L’amore segreto di una vita, che c’è stato pur non capendolo ancora, nel peggiore momento della sua esistenza. L’amore può e loro ne saranno la conferma.
Insieme, ripercorreranno ogni tappa difficile, spazzando via i ricordi. Con l’orgoglio di una donna ferita nel profondo, Sofia aggredirà l’omertà e i pregiudizi che l’hanno legata con le loro catene. In una Palermo che l’accoglierà come la figlia che ha perduto, tutto scorre. Giorni lenti, baciati dall’aria della sua terra, che si rincorrono affannati, in attesa di pace. Ma il destino beffardo, non ha ancora finito di giocare le sue carte e rischierà di allontanarla per sempre, dall’unico uomo che abbia saputo scuotere e ribaltare i suoi fragili equilibri. Questa è la storia di un amore celato, svelato e poi vissuto. Di una passione fiorita dal nulla, di un sentimento che urla, implorando di essere ascoltato.
Io sono Sofia e questa è la mia storia.

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