Recensione: Gli ultimo guardiani di Sergej Luk’janenko

Titolo: Gli ultimo guardiani
Autore: Sergej Luk’janenko
Editore: Mondadori
Pagine: 370
Prezzo: 17.00€
Pubblicato il: Marzo 2008

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 10 Feb 2012
Terminato il: 17 Feb 2012
Voto: 5/5

Recensione: Peccato che l’autore abbia decretato di non proseguire questa splendida saga
Per Anton le avventure non sono finite non bastava essere diventato un grande mago ed aver messo su famiglia la pace nel mondo degli altri è costantemente in pericolo ed ora la pesante eredità di merlino torna a farsi viva minacciando l’equilibrio tra bene e male.
É davvero un peccato che questo sia l’ultimo volume di questa saga. La bravura di questo scrittore russo avrebbe, potuto creare un infinito numero di nuovi capitoli con protagonista il guardiano della notte Anton, ma ha preferito fermarsi prima che la storia mi divenisse troppo commerciale.
Ritroviamo quindi il riflessivo Anton e tutti i componenti del mondo degli altri, inoltre la storia si sviluppa in varie parti del mondo, dando la possibilità allo scrittore di vedere tramite gli occhi del mondo crepuscolare.
La struttura del volume è pressoché identica a quella dei precedenti volumi, tre storie un filo conduttore comune e un finale imprevedibile, dove essere un Altro, una persona speciale, non è la medesima cosa che accade negli urban fantasy che trovate normalmente nelle librerie, questo volume, come i precedente, trasuda del peso di non essere normale.
A chi ancora non aveva scoperto questo scrittore russo è proprio il caso di tenerlo in considerazione come prossima lettura la complessità della trama, delle riflessioni dei protagonisti lo rendono degno di nota non solo nell’ambiente fantastico ma quasi degno di far parte di volumi che vanno al di là della semplice narrativa moderna. Rimane solo da capire perché la Mondadori abbia deciso di pubblicare la trilogia in un fantastico volume unico escludendo però questo quarto volume.
In definitiva cinque stelle: completo e perfetto. Mi auguro che l’autore riapra questa saga e ci siano presto in circolazione altri volumi.

Recensione: Argetlam – La lancia della vittoria di Alessia Mainardi

Titolo: Argetlam – La lancia della vittoria (Quadrilogia di Argetlam volume secondo)
Autore: Alessia Mainardi
Editore: Nine9Art
Pagine: 256
Prezzo: 16.00€
Pubblicato il: Marzo 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 15Giu 2014
Terminato il: 21 Giu 2014
Voto: 4/5

Recensione: Nel grigiore di Lontra la storia che sboccia
È passato un anno dai fatti che hanno cambiato totalmente la vita di Ginevra, e nonostante il tempo scorra, non sembra ci siano seri sviluppi sulla ricerca dei quattro gioielli. Ma Ginevra Ignora che in realtà Nauda e i suoi amici l’hanno tenuta all’oscuro sulle verità emerse nell’ultimo periodo…
Ho sempre trovato i salti temporali un cruccio, anche perché sembrano sempre la scusa perfetta per tagliare corto sui rapporti tra i vari personaggi. Non dico che in questo libro si perde gran parte della narrazione lasciando tagliando corto, però avrei preferito trovare dei personaggi un po’ cresciuti e vedere le varie relazioni (soprattutto Gineva-Nauda) avere un minimo di evoluzione, invece sembra che tutto si sia congelato pronto per il nuovo episodio. L’unica eccezione è Terrence, la caratterizzazione di questo tenebroso e ormai disgraziato personaggio è quella che sembra maggiormente curata e dopo il salto, lo si ritrova seriamente cambiato e con quel pizzico di spirito dark che ce lo fa apprezzare molto di più.
La narrazione si sposta nella grigia Inghilterra dove abbiamo modo di vedere in azione non solo i personaggi già conosciuti ma anche nuove presenze. È interessante che tutti i punti chiave convergano in un’ambientazione così lontana da Parma, da cui eravamo partiti, senza che il tutto risulti troppo calcolato o da manuale (se devo dirla tutta il colpo di scena centrale non è in alcun modo prevedibile!).
Lo stile è lo stesso che abbiamo conosciuto nel precedente libro e che a mio parere (conoscendo la scrittrice) ha una forte influenza del suo carattere più di quanto ciò influisca sulla psicologia dei vari personaggi: imprevedibile, a volte irrazionale, che non opta per troppi giri di parole, e porta personaggi e lettori dritti al dunque.
Che cosa manca ha questo volume? Stavolta lo posso dire, nulla. Se le pecche del salto temporale (che però sono più una mia opinione personale) possono farvi pensare subito ad un inizio che si trascinerà in questo volume e che potrebbe azzoppare i prossimi, vi garantisco che la storia di questo volume è nettamente superiore, forse anche grazie al fatto che dopo un volume che ci introduce in un mondo, quello successivo è più facile da leggere e gustare; certo da lettrice avrei voluto qualche pagina in più (la fine arriva sempre troppo presto) e qualche parte romance più intensa (sotto la scorza di lettore vorace sono una romanticona), ma sono più capricci da lettore affezionato che vere mancanze.
Intriganti e davvero belle le illustrazioni (anche il primo volume ne conteneva alcune), anche se consiglio di palesare sempre i nomi dei personaggi, perché alcuni sono chiaramente intuibili, altri non proprio.
In definitiva, ebbene sì, cinque stelle senza alcun dubbio si sorta. Non vedo l’ora che sia presto disponibile il terzo e anche il quarto volume, non vedo l’ora di conoscere il percorso che seguirà questa storia.

Libri a “Km 0”: Il cuore e la maschera di Daniela Jannuzzi

Amore a prima vista: ecco cos’è scattato in me quando ho visto per la prima volta la copertina di questo libro! E infatti sarebbe già tra le mie mani (se la mia religione non mi vietasse gli e-book) accanto al libro di cui narra il seguito: “Il fantasma dell’Opera”.
Mi sono resa conto che negli ultimi anni ci sono stati molti autori Italiani che hanno avuto il coraggio di raccontare il loro seguito o adattare ai tempi nostri dei romanzi storici già celebri. È bello vedere che nemmeno noi italiani ci fermiamo alla parola fine.

Titolo: Il cuore e la maschera

Autore: Daniela Jannuzzi

Editore: Self Publishing

Pagine: 528

Prezzo: 2..96€

Sinossi: Una figura misteriosa si muove indisturbata lungo i corridoi bui dell’Opéra: Erik, colui che nessuno vede ma che tutti, in teatro, temono. Il Fantasma sa di essere condannato a una vita senza amore, e anni dopo la partenza dell’adorata Christine, decide di riportare gloria e fama nel Suo teatro ricominciando a comporre opere capaci di incantare chiunque le ascolti.
Ma le cose non andranno come Erik le aveva immaginate: l’arrivo di Leah lo farà piombare nuovamente nel tormento e nella disperazione, risvegliando nel suo animo inquieto quei sentimenti che credeva ormai morti.
Nel suggestivo scenario di una Parigi d’inizio Novecento prende forma la travagliata storia d’amore tra il Fantasma dell’Opera e la giovane cameriera, due vite ai margini che possono incontrarsi solo nei meandri oscuri della notte, per condividere le proprie solitudini e per sentirsi, insieme, un po’ meno diversi.

Recensione: Il diario del Vampiro – La Vendetta di Lisa J. Smith

Titolo: Il diario del Vampiro – La Vendetta
Autore: Lisa J. Smith
Editore: Newton Compton
Pagine: 285
Prezzo: 14.90€
Pubblicato il: Giugno 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 18 Lug 2014
Terminato il: 01 Ago 2014
Voto: 1/5

Recensione: Vale la pena leggerlo? NO!
Stefan è morto. È inutile girarci intorno ora la strada alla storia è incentrata sul rapporto Elena-Damon e soprattutto alla vendetta. Ebbene sì Meredith è divenuta un vampiro “sintetico” e Damon, per quanto ami Elena e provi per lei un grande amore, desidera che Jack, che ha trasformato la cacciatrice e che ha ucciso suo fratello, muoia.
Ormai temo di essere una delle ultime persone che ancora segue attivamente questa saga (e ha lasciato perdere pure il telefilm): e più le pagine scorrono, e più mi pento anche solo di aver pensato all’andare avanti. Praticamente è un’accozzaglia di ridicole storie di sottofondo che dovrebbero costituire la grande vendetta a Stefan. Gli errori da pivellini che vengono commessi (che avranno fatto rivoltare nella tomba il povero, e Santo subito, Stefan), l’inconsistenza di più di tre quarti di volume non sono nemmeno paragonabili a quei vergognosi volumi self publishing che mi sono capitati tra le mani in passato: insomma Lisa J.Smith è stata messa da parte (e ringraziamo per questo la divinità delle stesure), ma la nuova scrittrice non sta creano nulla. Se volessi fare spoiler potrei riassumervi il tutto in due frasi e non tralascerei nulla!
Insomma è chiaro che l’obbiettivo è più legato all’accontentare i lettori che amano la serie tv lasciando l’amaro in bocca a coloro che di questa saga hanno amato solo i personaggi originali. Lo so, non smetterò mai di battere sul punto Bonnie-Damon perché il loro allontanamento è dettato proprio da questo target che sfrutta una serie tv per vendere un po’ di carta impiastricciata di inchiostro.
Se posso dirlo, l’unica storia interessante è quella di Matt che sembra l’unico personaggio realmente legato ai fatti dei libri (anche se è chiaro che è stato riadattato a quello che vediamo nell’omonima serie televisiva), ho apprezzato che si scavasse un po’ nel suo problema sentimentale anche perché ormai è l’unico personaggio che è rimasto coerente.
In definitiva una stella (meno non si può dare altrimenti era uno zero), scatta la domanda: “ma chi me lo fa fare di leggere ancora questa saga?” la risposta non la trovo e non so se rischierò davvero di sprecare altro denaro.

BLOG TOUR: Spartan – Atto Primo – Terza Tappa [La Società Cittadina]

Vi presento la terza tappa del Blog Tour del libro “Spartan – Atto Primo: La guerra di Nabide” scritto da Yvan Argeadi! Prima di scoprire Sparta e la sua quotidianità eccovi la scheda del libro:

Titolo: Spartan – Atto Primo: La guerra di Nabide

Autore: Yvan Argeadi

Editore: Self Publishing

Pagine: 90

Prezzo: 0.99€ [E-book] oppure 8.00€ [Cartaceo]

Pubblicato il: Agosto 2014

Sinossi: 207 a.C. -Re Macanida è morto senza lasciare un erede al trono. Le città-stato greche del Peloponneso vedono in questo il momento opportuno per ribellarsi alla secolare egemonia spartana, coalizzandosi nella Lega Achea e sovvertendo l’ordine naturale delle cose che Sparta aveva imposto con la guerra e il sangue.
Il generale spartano Nabide è combattuto tra ciò che è bene e ciò che è male, due concetti spesso relativi alla morale comune. Tuttavia egli comprende anche l’importanza dei valori, primo tra tutti il patriottismo e l’amore verso la propria terra.
Ottenuto il trono di Sparta con un colpo di stato, riorganizzerà le forze armate, ripristinerà l’antica costituzione di Licurgo che nei secoli passati aveva fatto di Sparta la più importante potenza bellica dell’Occidente, attuerà una serie di riforme sociali volte ad un evoluzione della stessa e all’utopia di rendere alla sua patria la giusta immortalità che le è dovuta.
Ma la realtà non sempre è semplice e Nabide lo comprenderà quando verrà a conoscenza di chi realmente si cela dietro la rivolta achea. Una minaccia più grande di quanto lui stesso potesse immaginare, una Repubblica nascente che sta consolidando le basi per divenire un Impero: la potenza di Roma.
Minacciato, ma al contempo galvanizzato dalla prospettiva di scontrarsi con un nemico di tale portata, tra complotti e passioni, violenza e guerra, ha inizio per Nabide una lunga battaglia che lo condurrà fino al baratro della follia, un conflitto fatto di non sole armi ma anche di immani sacrifici.

In questa tappa esploreremo gli aspetti della vita quotidiana di Sparta. Per i molti che hanno visto il famoso film “300” e il rispettivo sequel, Sparta è sinonimo dell’urlo barbaro in risposta della frase “Spartani, qual è il vostro mestiere?”; ebbene c’è molto di più dell’esercito spietato che è stato sconfitto dall’esercito di Serse; voglio quindi presentarvi la vita quotidiana di una Sparta che ha sì dato origine al più leggendario esercito di guerrieri ma è un luogo dove tutti sono votati alla forza e all’indipendenza.

Sparta non è la solita città greca, essa si distingue dalle Polis Greche grazie alle ferree regole che si impone: non abbiamo a che fare con una società libera, le regole sociali sono rigide e impongono indipendenza e forza in tutto anche nei piccoli gesti…

« Vuoi che le stringa io? » mi domanda riferendosi alle cinghie della corazza. Sorrido.
Lasciarsi vestire l’armatura da qualcun altro è usanza di molti popoli a occidente, ma non a Sparta.
« Penso di essere ancora capace di vestirmi con le mie forze » rispondo stringendo l’ultimo gambale e alzandomi in piedi « ma ti ringrazio »

Sparta non era una città per deboli di cuore, con consideri che essa era divisa in classi rigidissime: gli Spartiati (la classe dirigente), i Perieci (abitanti della Laconia, assoggettati, godevano però di alcuni diritti simili alla classe degli Spartiati ), gli Iloti (abitanti della Messenia, assoggettati, e privi di qualunque diritto rispetto ai Perieci, costretti a vivere come servi svolgendo i lavori nelle campagne).
Grazie a questa struttura glii Spartiati avevano la possibilità di dedicarsi appieno all’arte della guerra, affinando le doti già ben consolidate negli anni, non avendo nemmeno gli oneri di possedere denaro o guadagnarselo: per via della loro struttura sociale, imposta con la forza, la moneta era inesistente.

Non è stato eccessivamente arduo convincere gli Efori, i magistrati supremi; è bastato promettere di restituire alla loro parola il controllo della città per mezzo del sovrano,
qualora fossi stato tale, garantendo il mantenimento della mia promessa mediante un deposito cauzionale stanziato direttamente dal tesoro trafugato del tempio di Atena. Caparra che mi sarebbe stata restituita una volta promulgata la legge che stabilisce il ritorno dei poteri statali nelle mani degli Efori. In fondo un accordo equo che vincola me a loro e viceversa.

L’esercito Spartano e uno dei pochi esempi a livello storico in cui un esercito è votato a combattere al solo fine di un ideale, non per denaro, non per conquista territoriale, non per saccheggio. La società non era votata al concetto più modeno del possesso, ogni cosa a Sparta era dello Stato: vigeva una politica Nazionalista, gli Spartiati dovevano vivere con quanto lo stato offriva; la mancanza di denaro non permetteva la creazione di un commercio (interno o esterno) e toglieva ogni bisogno verso beni superflui.

A dire il vero tutte le abitazioni a Sparta sono dotate al loro interno di ben pochi accorgimenti, generalmente si tratta di case con solamente due locali o tre per le famiglie.

Se non bastavano gli aspetti politici, anche l’educazione era rigida e ferrea: i bambini venivano selezionati alla nascita, giudicati dagli anziani, se ritenuti non idonei venivano abbandonati a morire sul monte Taigeto.

Il percorso educativo degli Spartiati, chiamato Agoghé, prevedeva che, al compimento dei 7 anni, il ragazzo (ma anche le ragazze, che seguivano un percorso educativo simile a quello degli uomini) venisse inserito in un gruppo di coetanei guidati da un ragazzo più grande, così che imparasse a fraternizzare e collaborare con quelli che sarebbero divenuti i suoi possibili compagni in battaglia (la fratellanza e cooperazione erano la chiave dell’esercito Spartano in battaglia). L’Agoghé durava fino ai 19 anni, dove il bambino arrivava ormai a essere adulto grazie alla disciplina imposta e all’esercizio fisico a cui era sottoposto spesso in ambienti e situazioni ostili.

Come dicevo, anche le donne seguono un percorso formativo simile a quello degli uomini, certo loro non andavano in guerra e proprio per questo dovevano saper portare avanti la vita in loro assenza: venivano istruite svolgevano esercizi fisici (legati più alle danze che ad uno sport vero e proprio), imparavano le arti del tessere e a manipolare il grano oltre che ad affrontare l’esperienza della sessualità e successiva maternità.

Rispetto alle donne greche che erano relegate nell’ambiente domestico, a Sparta godevano di una straordinaria libertà: non soltanto potevano vestire in maniera libertina (girando a petto nudo per la città), potevano anche scegliere il coniuge e gestire liberamente il patrimonio della famiglia.

I suoi occhi faticano a trattenere fiumi di lacrime ma deve riuscirci, deve farlo, a Sparta non c’è posto per la tenerezza e per i sentimentalismi. Quindi si limita a un solo bacio, un bacio al marito tornato vincitore dalla guerra, questo neppure ai guerrieri più forti è stato mai negato.

Spero che questa parte del Tour vi sia piaciuta e abbia stuzzicato in voi la voglia di leggere il libro e saperne di più!
Ringrazio Yvan per avermi scelta in questo Blog Tour permettendomi di approfondire un po’ di storia classica, spesso lasciata in secondo piano sui nostri libri di testo.
Vi lascio le date e i link delle prossime tappe invitandovi a partecipare numerosi anche al giveaway di cui vi ricordo le tre semplicissime regole:

1)Diventare lettori fissi di YvanArgeadi.blogspot.it
2)Commentare le varie tappe del Blog Tour
3)Cliccare “Mi Piace” alle Pagine Spartan – La Trilogia e Yvan Argeadi Autore

Prima Tappa – Recensione in Anteprima on-line su Romanticamente Fantasy
Seconda Tappa – Schede personaggi on-line su Atelier di una lettrice Compulsiva
Terza Tappa – La Società Cittadina
Quarta Tappa – Intervista all’autore on-line il 15 Settembre su Letture sognanti
Quinta Tappa – Aspetto Militare on-line il 22 Settembre su DrangonFly Wings
Sesta e ultima Tappa – Annuncio del vincitore del Giveaway on-line il 29 Settembre su Yvan Argeadi WebSite

Scrittori Made in Italy: Aislinn


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Aislinn

Chi è Aislinn?
Aislinn è una ragazza «thirtysomething», che negli ultimi quindici anni della sua vita ha avuto un’unica certezza: voleva scrivere. Ci ha provato senza mai smettere, con tentativi, lacrime, gioia e irrazionale speranza, finché un giorno ha realizzato un sogno. E ha capito che quello non era un traguardo, era una tappa. Perciò continua a fare quello che ha sempre fatto, con tentativi, lacrime, gioia e irrazionale speranza. E buona musica rock e metal di sottofondo.
Quando non scrive, Aislinn ha un altro nome, vive a Novara da forestiera (perché viene da Biella), passa parecchio tempo in giro per Milano restando però fieramente piemontese, legge manoscritti in italiano e romanzi in inglese per case editrici e studi editoriali, traduce, fa la redattrice, l’editor. Legge anche per piacere, ovviamente, cucina per le persone che ama, parla con gli déi, viaggia, canta a orari improbabili disturbando i vicini, fantastica e fa tutto quello che può per rendere reali quelle fantasie e riempire le giornate di meraviglie. E qualche volta si guarda indietro e si rende conto di essere molto cambiata, e molto cresciuto, rispetto anche solo a due o tre anni fa, e allo stesso tempo è sempre se stessa. Solo più felice di com’è la sua vita e con un po’ di personaggi in più per la testa.

Quali libri hai scritto?
Tra il 2008 e il 2010 ho pubblicato le tre parti del romanzo fantasy classico La Guerra della Falce, primo volume della trilogia Il Portatore di tenebra (secondo e terzo volume attualmente in revisione) Si tratta di Episodio primo: La luce dal cielo, Episodio secondo: Le nubi si addensano ed Episodio terzo: La voce dall’ombra (Edigiò).

Titolo: Angelize

Editore: Fabbri

Pagine: 440

Prezzo: 16.00€

Trama: Essere un angelo è terribile. Non provi emozioni, non puoi toccare, mangiare, amare. Per questo molti di loro cominciano a desiderare la vita terrena per provare quello che non hanno mai sperimentato nell’eternità. Per liberarsi dalla condizione eterea hanno solo un mezzo: uccidere un essere umano che prenderà il loro posto. Un gruppo di vittime, però, non si è rassegnato a questo poco invidiabile destino e ha trovato il modo di reincarnarsi in corpi nuovi che sono una via di mezzo tra angeli e uomini. Di nuovo sulla terra, questi angeli bastardi vorrebbero soltanto ricucire i pezzi di vite bruscamente interrotte, finire gli studi, ritrovare amori perduti. Come Haniel, privo di regole e affamato di sesso, che “indossa” ora il corpo di una ragazza. O come Hesediel, che cerca di far capire alla donna che ama che è tornato dalla morte, e che adesso è in grado di guarire da qualsiasi ferita. Ma gli angeli “puri”, quelli che non hanno mai ceduto alla tentazione della carne, sono in caccia, armati di spada e fuoco celeste, decisi a spazzar via le abominazioni. Per sopravvivere gli “angeli bastardi” dovranno dar battaglia a forze molto più grandi di loro e prepararsi a terribili sacrifici…

Potete inoltre trovare racconti e scritti di Aislinn anche nelle seguenti pubblicazioni:
Nell’antologia 365 storie cattive con il racconto “Il pupazzo di neve”
Nell’antologia Stirpe angelica con il racconto “In time of need ”
Nel volume D’Artagnan – Meanwhile in Elsewhere con il racconto “Vendo ali demone”
Nella fanzine fanzine Comics Factory con il racconto “Nothing’s Free”
Nell’antologia 256 K – 256 racconti da 1024 karatteri: storie incentrate sul mondo del computer con il racconto “Electric Blue”
Nell’antologia I vampiri? Non esistono… con il racconto “Goodbye to romance”
Nell’antologia Nero Angeli con il racconto “Wait for sleep”
Nell’antologia 365 racconti sulla fine del mondo con il racconto “Jagged little pill”
Nell’antologia Dogs con il racconto “Until it sleeps”

Come sei diventata scrittore/trice?
Ho iniziato da lettrice. Da quando ho memoria ho sempre adorato leggere, e da poco più tardi ho cominciato a buttar giù qualche fiaba (la prima che ricordo tentava di dimostrare l’esistenza di Babbo Natale!), qualche paginetta di romanzi che finivano abortiti in fretta. Poi, intorno ai quindici anni, qualcosa è definitivamente scattato e… non mi sono più fermata.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Un tempo avrei saputo risponderti! Fino a quando ho vissuto a Biella, a casa di mia madre, scrivevo principalmente la sera e la notte, poi mi sono trasferita e il mio «tempo per scrivere» è diventato per forza il mattino e il pomeriggio… Adesso che la mia vita si è assestata in uno splendido caos, scrivo quando posso a seconda del periodo! Ci sono giorni in cui il lavoro mi porta a Milano in orari umani (ovvero di giorno) e quindi ritaglio il tempo per scrivere la sera, in altri periodi posso lavorare da casa e quindi posso seguire il mio orario preferito: lavoro «normale» di pomeriggio, scrittura di notte e sonno… boh, dopo le tre ^___^ Spesso mentre scrivo ho accanto una tazza di tè (soprattutto alla vaniglia) o di caffè o cappuccino. Sempre, e sottolineo sempre, c’è musica: la colonna sonora giusta mi aiuta a entrare nel mood e a isolarmi dal mondo intorno a me. Ho sempre con me un notes per prendere appunti se un’idea o un frammento di scena o dialogo arrivano mentre sono in giro – complice l’iPod che mi accompagna camminando o in treno – ma per lo più scrivo direttamente a pc, posizionato sul mio fedele scrittoio in camera da letto, che poi è la «tana» principale dove sto quando sono a casa.

Qual è stata la tua prima stesura?
La fiaba cui accennavo prima, in cui cercavo di dimostrare perché Babbo Natale esiste anche se i genitori sono «convinti» di essere loro a lasciare i giocattoli sotto l’albero. A pensarci, da quella vecchia idea oggi tirerei fuori qualcosa di molto più inquietante!

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Credo che a «segnarmi» più di tutti sia stata la lettura di Stephen King. Un po’ per certi giochi di stile, un po’ per l’unione di realismo e fantastico/soprannaturale. In questo ci metterei anche una certa influenza di… Dylan Dog!

Come nascono le tue storie?
La scintilla, intesa come «nuova idea per un romanzo», può arrivare in qualsiasi momento e in qualsiasi contesto, senza preavviso. Come mi è successo per l’ultima storia che sto progettando (che però è ancora lontana dal momento della stesura, sta ancora germogliando), saltata fuori durante una semplice chiacchierata: è bastato citare un certo luogo e l’ambientazione ha iniziato a ronzarmi nella mente, perché mi aveva sempre affascinato… Di più non posso dire, per ora, sorry! Come poi queste idee crescono e si sviluppano, be’, un po’ seguendo i personaggi e lasciando che mi conducano dove vogliono, mentre sono al pc con la musica che si diffonde (quale musica dipende dall’umore, dalla scena, dal tipo di storia, da… quale disco è appena uscito, eccetera). Un po’, le idee vengono parlandone con gli amici che sono anche Betamartiri (cioè, betalettori, coloro che si sorbiscono le mie prime stesure con la pazienza di santi), e quindi Luca Tarenzi, le mie fedelissime Socie, Marina Belli di http://spaceofentropy.wordpress.com/

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Io sono fermamente convinta che la scrittura vada considerata come un lavoro, a maggior ragione se lo si vuole rendere tale nella propria vita: il che non significa toglierle poesia, ma, semplicemente, considerarla con la stessa serietà e dedicarle lo stesso impegno che si riservano al lavoro. Perciò, se stessi ad aspettare l’ispirazione starei fresca… Jack London diceva che bisogna inseguirla con un bastone, e io concordo. Quando ci sono deadline da rispettare, o anche solo quando davvero si vuole concludere una storia, l’unica è andare avanti anche quando manca la fiducia, la voglia, l’ispirazione, appunto. Arriveranno tutte quante, se si procede verso l’obiettivo senza gettare la spugna.
Detto questo, anch’io ho le mie storie «abortite» o messe in stand by in attesa del momento giusto (una, che avevo abbozzato nel 2009, troverà probabilmente il momento della sua stesura nel 2015 o 2016, conclusi i progetti precedenti, perché ai tempi, semplicemente, non avevo ancora la maturità necessaria per affrontarla – e perché un’altra si era conquistata la precedenza a forza!) L’essenziale è capire quando interrompere un romanzo è la cosa giusta da fare (perché la trama non è valida, perché non è il momento, perché non si sono ancora raccolti sufficienti elementi per poterlo affrontare eccetera) e quando invece si tratta solo di sconforto da superare.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpresa di ciò che stessi scrivendo?
Sono più le volte che mi sorprendo che quelle in cui ho tutto sotto controllo! Scherzi a parte, non riesco proprio a iniziare una storia già con la scaletta bella pronta e tutta intera, le idee migliori mi vengono quando conosco abbastanza i personaggi da far sì che «prendano vita» e mi guidino loro. Quando inizio un romanzo, in genere devo avere lo spunto di partenza, un’idea del finale – che potrebbe cambiare, prima di arrivarci, ma mi dà comunque una direzione verso cui tendere – e almeno un personaggio che mi prende abbastanza da cominciare a sentirlo parlare anche quando non deve… da poterci tenere, insomma. Da questi tre elementi comincio la stesura, con pause, accelerazioni, cambi, dubbi e così via. A volte rimugino per giorni su una parte che mi rende dubbiosa, finché clic, i pezzi vanno a posto da soli e s’incastrano in modi inaspettati… ecco, quella è magia. In misura maggiore o minore capita in tutti i libri. Altre volte sono i personaggi stessi che mi stupiscono, rivelando aspetti che non avevo immaginato del loro carattere o inventandosi dei dialoghi che mi sorprendono… Vorrei avere nella vita la prontezza verbale che hanno certi di loro! Ma se dicessi quello che mi passa per la testa con il sarcasmo che anima alcuni di loro, mi toglierei delle soddisfazioni ma finirei anche per farmi menare da qualcuno…

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Prima di tutto, leggere tanto e di tutto, fin da quando ero piccola. Poi, scrivere tanto e per anni. Quando ho iniziato a pubblicare avevo ancora un monte di cose da imparare, ma ho sempre cercato di migliorare, leggendo – ebbene sì – anche i famosi/famigerati manuali. Quindi, direi si tratta di un misto di pratica, tanta lettura e studio per affinare quello che era grezzo. Ancora oggi leggo nuovi manuali, sia perché, semplicemente, parlano di qualcosa che mi piace: scrittura, lettura, libri! Sia perché, anche se adesso è difficile che ne trovi uno del tutto «nuovo», per me, qualche spunto, un suggerimento utile, una tecnica alternativa da sperimentare può sempre saltar fuori. Insomma, c’è sempre da imparare e da migliorare. In generale, comunque, la prima stesura è fatta per scoprire la storia, punto e basta; modifiche, revisioni, limature eccetera sono per la fase successiva.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Mi verrebbe da dire: farlo da soli per inviare un manoscritto o partecipare a un’antologia è un gioco, farlo con un editor che ti spreme pagina per pagina perché poi quel libro finirà nelle librerie è un’altra faccenda! Con questo non sto assolutamente disprezzando il lavoro di chi si autopubblica, lungi da me, anche perché molti di loro passano attraverso le fasi di editing, prima di proporre i propri testi: intendo dire che l’esperienza di editare Angelize è stata molto più intensa rispetto a qualsiasi altra revisione io abbia fatto in precedenza. Anche considerando che io non sono comunque mai soddisfatta di quello che scrivo: posso amarlo, ma ogni volta che lo rileggo mi dico «però avrei potuto cambiare qui, aggiungere là…» Solo che, a un certo punto, occorre fermarsi e lasciare che la storia vada per il mondo, così come occorre accettare di rinunciare a scene o personaggi che ami, se non contribuiscono nel modo giusto al romanzo.
Posso comunque solo ringraziare, oltre ovviamente a Fabbri e a tutta la redazione, i Betamartiri che ti dicevo sopra, che hanno pazienza infinita nel leggermi e consigliarmi: diversi amici mi hanno dato il loro parere, ma voglio citare almeno le Socie Valentina Coscia, autrice di Ultimo orizzonte, Alessia e Sammy, Marina e, last but not least, come detto, Luca Tarenzi, che mi ha anche aiutato moltissimo a imparare a muovermi nel mondo dell’editoria tradizionale, dopo che sono riuscita ad approdarci. Anche perché abbiamo parecchi gusti in comune e siamo quasi concittadini, quindi capita spesso di confrontarsi sulle rispettive storie, sui punti difficili da superare, sul mondo dell’editoria, su libri e film da consigliarci a vicenda e così via.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Angelize è in realtà il… boh, settimo libro che scrivo, forse. Prima, qualche piccola pubblicazione e tanti romanzi rimasti nel metaforico cassetto del mio hard disk – e lì devono restare, beninteso! Ho tentato per anni di trovare la strada per una casa editrice il più possibile importante e quando la fatidica telefonata da Fabbri è arrivata, una sera, dopo due giorni che avevo inviato via mail quello e un altro romanzo in valutazione, semplicemente non sono riuscita a crederci. Tant’è che ripetevo «ma siete sicuri? Cioè, davvero?» Poi ho fatto io un giro di telefonate, alle Socie, ai miei, per informarli, senza smettere di camminare avanti e indietro per casa…
In precedenza, ho avuto qualche esperienza con piccoli editori. Erano testi immaturi e ora li riscriverei da zero, ma, allo stesso tempo, non rinnego nulla perché sono stati un gradino per arrivare a partecipare ad antologie, da uno di quei racconti scritti per una raccolta mi è venuta poi l’idea per Angelize… e grazie a quei libri ho conosciuto gli amici e colleghi che ho citato. Insomma, ogni passo, per quanto piccolo, è importante.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Dunque, a parte scrivere, io collaboro con diversi editori e studi editoriali, e svolgo vari compiti (dall’editing alla revisione, dalla traduzione alla valutazione eccetera). Perciò, ho avuto la possibilità di leggere tantissimi manoscritti «non richiesti», ovvero inviati spontaneamente a studi ed editori da parte degli autori. Perciò, di errori ne ho visti una caterva: da coloro che inviano romanzi gialli a chi pubblica solo rosa (per fare un esempio), a coloro che spediscono testi resi illeggibili dagli errori di grammatica. Perciò, attenzione all’italiano e, anche, a come ci si propone: cominciate con un testo corretto e una lettera di presentazione (breve) con sinossi (ancora una volta: breve) inviati a editori che abbiano un catalogo compatibile con quello che volete proporre. Senza avere fretta, ma perseguendo l’obiettivo con tenacia.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Non ho esperienza personale, per quanto riguarda questo argomento, ma conosco autori di notevole bravura che percorrono questo cammino. Credo che l’autopubblicazione sia una possibilità validissima, magari per esplorare forme (l’antologia, il racconto lungo) o generi che difficilmente trovano spazio sul mercato tradizionale. Tuttavia, credo anche che sia necessario essere consapevoli di quello che offre e dei problemi che comporta l’autopubblicazione: per esempio, la mancanza di una promozione organizzata e il pericolo di perdersi nel «rumore di fondo» creato dalla grandissima quantità di autori che scelgono questa strada, anche, purtroppo, appassionati di scrittura sedotti dalla possibilità di farsi leggere quando, magari, non hanno ancora l’esperienza per comporre un’opera matura. Anche nell’editoria tradizionale è difficile emergere, ma c’è da considerare che i lettori di ebook e opere autopubblicate, in Italia, sono una nicchia all’interno di un pubblico generale di lettori già poco numeroso di suo, il che è un ulteriore ostacolo. Poi, libri validi e libri pessimi si trovano sia sugli scaffali delle librerie sia tra gli autopubblicati, com’è inevitabile. La tenacia è necessaria in ogni caso, qualsiasi sia la strada che si sceglie.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Quello che si cela tra le mie pagine ci arriva durante la stesura, in maniera naturale… non scrivo con l’idea pregressa di proporre manifesti e lanciare messaggi in codice! Immaginare storie per me è inevitabile come respirare. Il mio scopo non è sfruttare i libri per affrontare grandi temi o dare lezioni a qualcuno; i «temi» di una storia dovrebbero emergere naturalmente dalla narrazione, non essere il frutto di prediche. Troppo spesso si dimentica che un libro deve prima di tutto appassionare e che questo – Tolkien direbbe «l’evasione del prigioniero, non la fuga del disertore» – non significa affatto sminuire il valore di un’opera. Io scrivo soprattutto urban fantasy e non lo considero affatto «roba poco seria» o «da ragazzini», come troppo spesso si pensa in Italia (ahimè), anzi, può essere profondo ed efficace quanto qualsiasi altro tipo di romanzo; il valore di un libro non ha nulla a che vedere con il suo genere. Al di là di questo, io scrivo perché mi diverto un sacco a farlo, perché voglio scoprire cosa accadrebbe «se», perché voglio appassionare i lettori come i romanzi che adoro appassionano me. La parte che amo di più è creare i personaggi, vederli prendere vita finché diventano persone che posso immaginare reali… e seguirli mentre affrontano difficoltà, errori, sconfitte e cercano un modo per cavarsela, per superare gli ostacoli e le proprie stesse debolezze. Io scrivo i libri che vorrei leggere e mi racconto storie che appassionano me per prima, su personaggi per cui faccio il tifo io stessa. E grazie a loro scopro anche le mie ossessioni, le mie paure.
Come dire, non voglio dare risposte, voglio scoprire quali domande pormi. E godermi il viaggio nel frattempo.

Perché scrivi?
Scrivo perché non posso fare a meno di incontrare personaggi e vedere racconti che nascono anche quando non me lo aspetto. Voglio vivere di quello che amo, le storie, e voglio esplorarle, emozionarmi… e cosa c’è di più bello che trasformare una passione nel proprio lavoro? Voglio condividere – e convivere con – ciò che mi appassiona, le vicende dei personaggi che ho in mente. Voglio raccontare fantasie e schiacciare sulla pagina i miei incubi. Voglio avere una voce, perché non poter scrivere, non poter far leggere quello che scrivo sarebbe come cercare di gridare quando si è imbavagliati. Voglio regalare a chi mi legge una parte di me.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Premessa: qualsiasi libro, il mio, quello di Pinco Pallino e quello di un Premio Nobel per la letteratura, troverà qualcuno che lo ama, qualcuno che lo detesta, qualcuno che non lo considera nemmeno. E questo è inevitabile, fa parte delle regole del gioco. Così come è inevitabile che chiunque pubblichi debba prepararsi a sopravvivere tanto alle critiche quanto all’entusiasmo, senza deprimersi per le prime o montarsi la testa per il secondo, e chiunque ha il diritto di esprimere la propria opinione. Per quanto mi riguarda, non entro mai nel merito delle recensioni che mi vengono fatte, se anche mi capitano sotto gli occhi: qualche volta ho ringraziato, se ero personalmente in contatto con chi le aveva scritte, e naturalmente rispondo a chiunque mi venga a cercare via mail o sulle mie pagine social o sul mio blog; ma non mi sognerei mai di polemizzare o offendermi con chi dovesse criticare un mio libro. Se leggo una recensione, cerco di ricavarne quello che può essere utile e scrollarmi di dosso il resto, tutto qui. Per il resto, non si può generalizzare: ci sono «addetti ai lavori» competenti e altri no, blogger che apprezzo e altri meno… Una cosa è importante: quello che spesso vediamo sono le opinioni di chi si esprime su internet, ma questa è solo una minoranza del pubblico che, spesso, non scrive on line e si limita a sbirciare gli scaffali della libreria vicino a casa. Insomma, una stroncatura su un blog non vuol dire che nessuno comprerà quel romanzo, così come decine di commenti entusiasti non significano vendite assicurate. La realtà è meno «virtuale» di quel che sembra.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Definire chi è davvero uno scrittore non è affatto facile. Me lo sono chiesto in passato, quando cercavo uno sbocco per le mie storie e non lo trovavo. Ora, posso solo dire questo: scrivere è l’unica che ho sempre saputo di voler fare, da più di metà della mia vita ormai. È l’unica stella fissa, l’unico desiderio che non è mai cambiato, per me – e sono una che ha cambiato praticamente tutto, nel corso della propria esistenza, e continuamente cerca e fa nuove esperienze e si interroga e va avanti a esplorare. Scrivo nel modo migliore che posso, con la massima passione e il massimo impegno. Di più non posso dire.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Il futuro è imprevedibile e ampio e se tre anni fa mi avessero detto quello che sarebbe successo nella mia vita non ci avrei creduto. Quindi non faccio pronostici, ma ho le mie speranze. Vorrei continuare a scrivere e pubblicare. Vorrei poter dedicare più tempo possibile alla scrittura, che ora è uno dei tanti lavori che faccio. Vorrei continuare a viaggiare, sperimentare, scoprire. Vorrei essere il più serena possibile e il più felice possibile con le persone che amo.
Nell’immediato, prima di tutto c’è l’editing della seconda parte di Angelize, che è un romanzo diviso in due; poi, una serie di romanzi (due già scritti, uno a metà, un paio solo abbozzati come idee) che sono ciascuno autoconclusivo, ma condividono l’ambientazione e alcuni personaggi. E mentre attendo che arrivi il loro turno di pubblicazione, esploro un paio di ambientazioni molto diverse, ma entrambe storiche, per qualcosina di insolito rispetto a quello che ho scritto finora, che mi frulla in testa da un po’… ma è ancora presto per parlarne!
Grazie mille per le tue domande e un saluto!

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Argetlam – La spade di luce di Alessia Mainardi

Titolo: Argetlam – La spade di luce (Quadrilogia di Argetlam volume primo)
Autore: Alessia Mainardi
Editore: Nine9Art
Pagine: 256
Prezzo: 16.00€
Pubblicato il: Marzo 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 05Giu 2014
Terminato il: 15 Giu 2014
Voto: 4/5

Recensione: Un libro a cui manca solo qualche pagina in più
Ginevra è stata adottata quando aveva pochi anni in Irlanda da una coppia di studiosi italiani. Parma diventa la sua nuova casa, dove cresce con il fratellastro Alessandro. Negli ultimi anni però qualcosa in lei non funziona e una rara malattia genetica le rende impossibile controllare i movimenti del proprio corpo; dopo aver ricevuto in dono un bastone di origine celtica sembra che questo problema si sia attenuato e decide di visitare il museo dove è esposta una delle opere più enigmatiche dell’arte celtica: il Guerriero Vinto.
La prima impressione che ho colto leggendo questo volume è di aver ritrovato nuovamente Alessia all’interno della storia. Per chi conosce l’autrice anche non personalmente non è difficile ritrovarla tra le pagine della storia che racconta, ma ciò può rivelarsi una lama a doppio taglio, da un lato si rischia di leggere sempre di protagoniste che dietro alla maschera di turno nascondono in realtà lei stessa dall’altro abbiamo modo di vedere come lei vede e sogna. Devo confessarmi che preferirei vederla creare storie e personaggi che si discostino maggiormente dalla sua persona, ma rimango sempre sorpresa di come, la sua visione non sia poi così scontata e riconducibile a quella delle sue precedenti opere.
Come sempre l’odore di fantascientifico negli Urban Fantasy come questo (o nei Fantasy) mi fa arricciare il naso e crea tutta una serie di pregiudizi per cui il libro ha l’arduo compito di combatterli: Alessia crea un mix tra mitologia celtica riadattata in chiave fantascientifica, unita alle componenti più classiche degli young adult (relazioni, conflitti, ecc…), cosa alquanto innovativa e a cui manca solo una cura maniacale per renderla ancora più intrigante. Lo spunto è infatti geniale, ma in molti punti ci sarebbe bisogno di più premesse e meno fatti (insomma, cento o duecento pagine in più non avrebbero intaccato il romanzo), c’è bisogno che ma mitologia celtica e il suo riadattamento, siano palesate al lettore, anche a quello che come me non ha delle chiare basi su molti concetti ad essi legati.
La storia narrata è intrigante e l’unica cosa che blocca la lettura sono i salti temporali o comunque il voler strutturare alcuni capitoli con una trama temporale invertita (si passa dal fatto e si fa un bel flashback per capire a come ci sia arrivato), il che non sarebbe una brutta idea ma a mio parere l’autrice deve ancora fare esperienza su questo tipo di sviluppo in quanto a volte disperde i fatti.
I personaggi sono ben caratterizzati e non sono pochi, ci sono molti personaggi secondari molto interessanti e che spero vengano sfruttati sempre di più nei volumi successivi. I protagonisti come già anticipavo (soprattutto per Ginevra) rispecchiano molto l’autrice e non si limitano ad essere il solito cliché di personaggi già incontrati in altre saghe, se proprio bisogna trovargli un difetto dovrebbero essere espressi meglio i loro conflitti (sia interiori, sia tra loro e gli altri elementi) in quanto spesso discussioni e turbamenti vengono risolti con velocità e poche parole, invece vederli affrontare anche il dopo sarebbe stato molto più coinvolgente e ce li avrebbe fatti conoscere meglio.
Insomma per raggiungere l’eccellenza Alessia Mainardi ha solo bisogno di un buon editor che la sproni a non essere sbrigativa. Per il resto è un libro da quattro stelle, consigliato per gli amanti del genere Urban Fantasy perché si rivela una di quelle rare eccezioni in cui il libro non è la rivisitazione di una storia che abbiamo già visto/letto, anzi è un approccio coraggioso ad argomenti che di solito finiscono nel genere fantasy. Che aggiungere? Parliamo di una quadrilogia quindi passo subito al secondo volume “La lancia della Vittoria” .

Libri a “Km 0”: Numero sconosciuto di Giulia Besa

Questo libro non mi convinceva, era tra I volume che stazionano sul mio comodino ma non finiva mai tra quelli da leggere. Poi una mattina ho iniziato a leggero e non me ne sono più staccata fino a che non ho letto la parola fine. Non so quanti di voi lo conoscano, certo è un grande editore quello che lo ha pubblicato, ma temo sia sempre rimasto in secondo piano, mentre a mio parere merita di essere letto, in quanto è un valido volume con una storia tutt’altro che normale.

Titolo: Numero sconosciuto

Autore: Giulia Besa

Editore: Einaudi

Pagine: 382

Prezzo: 16.15€

Pubblicato il: Giugno 2011

Sinossi: Sara ha vent’anni, vive a Roma e lavora come barista. Nel tempo libero caccia nei boschi per sfogare la sua rabbia e fa regolari visite in ospedale a Marco, l’uomo che un anno fa, in un incidente stradale, ha ucciso i suoi genitori, e da allora è in coma. Un giorno inizia a ricevere sms da un numero sconosciuto, che le impartisce ordini. La paura di mettere in pericolo la sorella costringe Sara a seguire le direttive del Numero sconosciuto. E la costringe a lottare contro gli Dèi. Forme delle passioni umane più spietate, gli Dèi agiscono nel mondo a loro piacimento e corrompono ogni Materia di cui prendano possesso. Sara si trova a fronteggiare, in un serrato corpo a corpo, Artemide, fascinosa arciera dai denti di squalo, Persefone, bambina che divora e si strugge, Marte, dal bacio sanguigno e sensuale… Ma chi è il numero sconosciuto che ricatta Sara e le ordina di dare la caccia a una divinità dopo l’altra? Che cosa ha a che fare con Marco? Cos’è successo davvero il giorno dell’incidente, e perché Sara non riesce a ricordarlo? L’esordio della giovanissima Giulia Besa è un urban fantasy dalle atmosfere dark.

Recensione: Il diario del Vampiro – La Salvezza di Lisa J. Smith

Titolo: Il diario del Vampiro – La Salvezza
Autore: Lisa J. Smith
Editore: Newton Compton
Pagine: 286
Prezzo: 12.90€
Pubblicato il: Novembre 2013

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 07 Apr 2014
Terminato il: 10 Apr 2014
Voto: 3/5

Recensione: Sì, tre stelle, ma è sempre la stessa minestra riscaldata…
Sono passati altri quattro anni, Elena convive con Stefan, Meredith si è finalmente sposata, Matt è fidanzato con Jasmine ma le sta nascondendo il lato soprannaturale della sua vita, Bonnie sta convivendo con Zander ed ormai è parte del branco. Tutto sarebbe perfetto se non fosse che Elena ha una brutta sensazione e non può stare calma, che sia solo l’ennesimo Antico pronto ad attaccarli o che sia invece un nuovo pericolo all’orizzonte?
Per coloro che come me seguono l’interminabile e complessa saga de “Il diario del Vampiro” (temo che stiamo diventando sempre meno) la parola fine non esiste. Benché questa saga ormai navighi sulle onde smosse dalla serie televisiva (che ha delle storie completamente diverse), riuscire a non affondare è un’impresa quasi titanica.
Siamo al quattordicesimo volume, e più precisamente a quello che apre il quarto ciclo rinominato “The Salvation”. Di acqua sotto i ponti ne abbiamo vista scorrere e siamo ancora qui a leggere (anche se a volte mi chiedo perchè) di Damon-Elena-Stefan… Ma che cosa c’è di nuovo?
Partiamo subito con il fatto che la trama ha fatto un bel salto in avanti dal punto di vista temporale, sono passati gli anni del college (meno male! Temevo ci si soffermasse come le serie di Buffy nella più pessima reinterpretazione della vita paranormale al college…), Meredith si è finalmente accasata con Alaric, Elena convive con Stefan, Bonnie invece convive con Zander il lupo mannaro di cui è follemente innamorata (lo ribadirò sempre disapprovo questa unione, viva il Bonnie-Damon!!!), Matt è fidanzato ma non vuole rivelare alla sua ragazza che ha una vita segreta che sfocia nel sovrannaturale, mentre il tenebroso Damon se la spassa in giro per il mondo con la cara e vecchia Kathrine… Ci troviamo davanti a personaggi un po’ più maturi, che però affrontano situazioni già viste: ecco l’arrivo di un nuovo nemico, un complotto che coinvolge una società segreta… insomma, se gli scenari sono un po’ cambiati, il minestrone è sempre quello.
Persino alcune situazioni sono banali o comunque già affrontate in passato: Damon che chiede aiuto ma Stefan da la sua priorità a Elena, il nemico sembra sempre un passo avanti a loro e li frega in trappole che hanno del ridicolo, la solita solfa sul fatto che sui cacciatori o comunque su un elemento esterno che si unisce al gruppo per dare una mano e sembra letteralmente caduto dal cielo, lo sfoltimento dei personaggi che sono scomodi alla trama o che limitavano i movimenti dello sviluppo… Insomma potete chiamarlo trionfo di verdure, ma sempre minestrone resta…
In se questa lunghissima saga inizia un poco a stancare, sebbene abbiano cambiato nuovamente la scrittrice (che però non viene minimamente citata nell’edizione), lo stile rimane semplice e l’uso del diario di Elena rimane sempre una cosa di fondo che proprio inizia a stancarmi, la trovo davvero superflua tanto che preferisco la narrazione in terza persona del resto del volume.
In se questo nuovo ciclo non mi convince, un po’ perché mi aspettavo un po’ più di azione (non finta), un po’ meno spunti di idee già viste (l’idea della società segreta che fa esperimenti mi sa davvero troppo di Buffy), un po’ perché siamo sempre alla stessa solfa (qualcuno muore ma c’è spazio per la speranza, Elena è sempre l’incarnazione della bravura e della bontà). Insomma non ce la fanno proprio a inventare un ciclo in cui non sia sempre la stessa storia (e che fine ha fatto la possibile love-story tra Damon e Bonnie?).
In definitiva, tre stelle, certo l’ho trovato meno ridicolo dei volumi precedenti, ma ancora non ci siamo. Elena, Stefan, la combriccola allegra degli amici umani ma non del tutto ormai ha stancato, perché non giocano su problemi più terra a terra? Non chiediamo troppo, cambiate un po’ le carte in tavola, ci sono così tanti sbocchi alla storia che senza rovinarla si potrebbe davvero scrivere altro.

La mia estate “Made in Italy”

Per quanto questa sia stata un’estate anomala (una delle più belle per quanto riguarda la temperatura, umanamente accettabile), segnata dai mondiali meno interessanti del mondo (se non per le offerte del McDonalds dedicate alla vincita dell’Italia), ho voluto davvero trasformarla in un’estate Italiana. Al tricolore sventolante sul balcone del mio appartamento, ho preferito una vera manifestazione patriottica: sapete bene come da tempo supporti gli autori nostrani con le loro opere (sia Self che non) e quindi quale miglior modo se non quello di leggere unicamente (salvo un paio di volumi di pausa )opere di origine Italiana?
Dal mio account di Instagram è partita la sfida (a cui alcuni blog hanno aderito attivamente e non solo a parole come 300 Grammi di Carta e Inchiostro) e ho dato forma alla mia lista di libri Made in Italy (lista che nei mesi si è ampliata grazie ad acquisti fatti direttamente dagli autori o a shopping sfrenati in librerie & co); giorno dopo giorno sono arrivata alla lettura di 10 libri (si noti che ho preso ogni tanto una piccola pausa, ma sono sempre rimasta fedele al pescare le letture dalla pila tricolore)! Ecco a voi molto velocemente, i titoli e le trame che hanno accompagnato questa mia estate e di cui voglio pubblicare presto le recensioni anche sul blog:

Sinossi: Ginevra ha vent’anni e vive insieme alla sua famiglia adottiva composta dal fratello Alessandro e dai genitori, ma la sua esistenza viene di colpo sconvolta quando un giorno, mentre visita una mostra celtica, la statua de “Il Guerriero Vinto” prende vita davanti ai suoi occhi increduli.
In realtà quella statua altri non è che Nuada, sovrano dei Tuatha De Danann, la stirpe mitologica che aveva dominato l’Irlanda prima degli uomini, conosciuto anche come “Argetlam” (“Braccio d’Argento”) per la protesi in metallo che sostituisce il suo arto destro perso durante una battaglia.
Da quel momento tra i due si instaura un legame speciale e piano piano Ginevra scopre che tutta la sua vita è molto diversa da quella che ha sempre creduto.
Sullo sfondo della città di Parma e dei suoi antichi monumenti, si snoda la fitta trama di “Argetlam – La Spada di Luce”, primo capitolo della saga urban fantasy di Alessia Mainardi che affonda le radici nelle leggende del Nord Europa e nelle divinità del mondo celtico. Dopo il successo della saga fantasy “Avelion”, l’autrice accompagna i lettori in uno scenario tutto nuovo, con personaggi che vivono ai giorni nostri, lavorano, studiano e si vestono alla moda, ma che in realtà rappresentano il portale di accesso a un mondo di fantasia, in cui stirpi divine da sempre in lotta per la supremazia vivono celate in mezzo agli uomini. Compito di Nuada e dei suoi compagni di avventura terrestri sarà quello di salvare la razza umana recuperando i Quattro Gioielli, oggetti magici con immensi poteri: la Spada di Luce, la Lancia della Vittoria, il Calderone dell’Abbondanza e la Pietra del Destino.
Un cammino tortuoso e irto di pericoli, in cui ragazzi moderni ed esseri leggendari dovranno imparare a comprendersi, fidandosi gli uni degli altri, per affrontare nemici imprevedibili e letali, nell’eterno conflitto tra la propria volontà e le imposizioni dettate dalle proprie origini, dall’appartenenza a un popolo o da convinzioni di supremazia frutto di antichi retaggi. Nel complicato intreccio tra storia, miti e credenze di culture lontane, ognuno affronterà la sfida più grande: conoscere e accettare se stesso, vincendo le proprie paure e le proprie debolezze, per ribellarsi a un destino imperscrutabile dove tutto sembra già scritto.

Sinossi: È passato quasi un anno da quando la vita di Ginevra è stata sconvolta dal risveglio di Nuada “Argetlam”, il re della leggendaria stirpe irlandese dei Tuatha De Danann rimasto per millenni sotto forma di statua. È così che la giovane ha scoperto di essere l’ultima discendente della razza magica delle Fairy e di essere chiamata, insieme ai suoi amici umani, ad allearsi al sovrano per salvare la Terra dalla distruzione recuperando i Quattro Gioielli: la Spada di Luce, la Lancia della Vittoria, il Calderone dell’Abbondanza e la Pietra del Destino.
Dopo aver sconfitto i Fomori a Parma, Nuada, Ginevra e i suoi amici partono alla volta di Londra, dove si cela la Lancia della Vittoria, l’arma che un tempo era appartenuta al guerriero Lugh. Qui però la giovane Fairy e il sovrano dovranno fare i conti con il passato e con antiche conoscenze che sembravano essere sepolte nei ricordi. Nemici diventati alleati, ma anche persone care che si riveleranno non essere così fidate e che stravolgeranno tutte le certezze del divino sovrano.
Tra Glastonbury, Stonehenge, la City londinese e il Big Ben si intrecciano le vicende dei protagonisti di “Argetlam – La Lancia della Vittoria”, secondo capitolo della saga urban fantasy di Alessia Mainardi ispirata alle leggende del Nord Europa e alle divinità del mondo celtico. Sulla loro strada Nuada e Ginevra si imbatteranno in nuovi personaggi che rimescoleranno tutti gli equilibri, facendo emergere legami che sembravano impossibili e rivelando improbabili realtà dietro vecchie tradizioni e credenze secolari. In una nuova difficile prova, umani ed esseri leggendari si ritroveranno ancora una volta fianco a fianco, combattendo per un ideale, per un amore perduto o sognato, lottando per scoprire le proprie origini, sconfiggere le proprie paure o salvare il proprio popolo. Ognuno alla ricerca di se stesso e del proprio ruolo nelle fitte trame che il Destino sembra avere già scritto.

Sinossi: Gli abitanti del pianeta Luxor, guidati dal re Thor sono scampati alla distruzione del loro mondo e vagano nello spazio alla ricerca di una nuova terra. I principi alieni Nardos e Gered vengono incaricati di compiere una missione misteriosa sul pianeta Terra.
È in questo contesto che si inserisce il rapporto particolare tra Gered e una ragazza terrestre, Sarah, che abita in un paesino delle montagne valdostane. Gered cerca di avvicinarla in tutti i modi, usando i poteri straordinari di cui dispone, ma lei rifiuta qualsiasi tipo di relazione, nonostante si senta molto attratta da lui.
Un mistero aleggia su tutta la storia e verso la fine cominciano a scoprirsi alcuni tasselli. In cosa consiste la missione dei principi? Chi sono le “soggiogate”?
In un intreccio via via più articolato, si delinea la delicata psicologia dei personaggi, che si cercano e si respingono, si incontrano e si allontanano, mentre la società aliena, che fa da sfondo alla storia, prende sempre più piede con le sue regole e i suoi riti peculiari.
Un mix di contrasti, dolcezza, passione e mistero, che tiene incollato il lettore alla pagina riga dopo riga in un ritmo intenso e coinvolgente.

Sinossi: Un ragazzo può vestire tante maschere, nel corso del tempo. Può mostrarsi come uno studente universitario, di cui poco conosci e di cui nulla vuoi approfondire. Può diventare un vicino di casa enigmatico, a tratti oscuro nelle attenzioni che rivolge all’improvviso nei tuoi confronti. Ma poi la maschera cade e il ragazzo si rivela essere uno spietato aguzzino, a cui poco importa del mondo se non del proprio personale divertimento.
Quando lo vedevo tra i suoi amici, lontano anni luce dal mio interesse, non avrei mai potuto immaginare la verità su Andrea. L’ho compresa solo quando lui si è presentato davanti a me con il suo modo spietato, assetato del mio sangue e della mia ingenua passione.
Mi sono lasciata sottomettere, nella speranza che il destino avesse pietà di me. Ma Andrea, quel demone vestito di perfezione, ha fatto della mia vita un giocattolo per il suo piacere. Ha compiuto atti imperdonabili e mi ha fatto aprire gli occhi su un mondo notturno di magia e orrore, di vampiri lussuriosi ed egoisti.
Potevo abbandonarmi alla disperazione, ma ho scelto di reagire. Ora esigo vendetta. Voglio riscattare la mia libertà, voglio riprendermi il cuore e la vita che Andrea mi ha rubato, distrutto e gettato al vento.
Questa è la storia di una cacciatrice.
Questa è la storia di Isabel Cariani.

Sinossi: utti vogliono circondarsi di certezze: casa, amore, lavoro… Di queste io ne ho due su tre. Mica male, no? Dovrei ritenermi fortunata e invece sono il bersaglio preferito del destino avverso.
Isabel Cariani: cacciatrice di vampiri e altre creature sovrannaturali. Potreste aver sentito parlare di me se frequentate il Frozen e i suoi vampiri, se vi siete imbattuti in una strega svitata o se la vostra villa di campagna è stata scaravoltata da un Boggart dispettoso. Sono tutte cose che non trovereste nella vita di una normale ragazza di venticinque anni, ma come avrete capito il mio mondo è piuttosto singolare.
Parecchie persone hanno contribuito a sconvolgere la mia esistenza: Jenny, la mia apprendista cacciatrice, pazza e nerd di prima categoria; Stephan, il maestro che mi ha insegnato a combattere, tornato dal Canada per sbriciolare ancor di più i frammenti del mio cuore; Lorenzo Ferranti, il vampiro più attraente e pericoloso della provincia, interessato a me per chissà quale motivo. Ma non è tutto qui.
Nell’oscurità che mi circonda, ci sono segreti pronti a balzare alla mia gola per eliminarmi. Muovono le pedine di un gioco molto pericoloso e corrompono anche l’animo più puro con il loro fascino mascherato di oro e di argento. Luce, buio, nemici, alleati… sono solo etichette che riponiamo su ciò con cui interagiamo per sentirci più sicuri. Ma quando tutte le certezze all’improvviso cominciano a crollare, non si può più contare su alcun equilibrio.
Ho dovuto destreggiarmi tra vampiri berserker nati per uccidere, sensuali proposte a cui è difficile negarsi e grandi complotti volti a distruggere la pace di una città. Volete muovere un passo nella mia vita? Non vi resta che sfogliare le pagine di questo Diario.

Sinossi: Aurora ha tutto ciò che desidera, è di animo puro e semplice, la vita le sorride. L’amore è alle porte, ha una famiglia serena e sicura alle spalle. Tutto crolla sotto i suoi piedi, eventi tragici la surclassano e lei soccombe, impossibilitata a reagire, il destino spietato l’attende. Ma il tormento non ha fine, perché il cambiamento radicale a cui non può sottrarsi, non è ancora avvenuto.
Chi la sta osservando e perché? Cos’è l’Ordine, di cui ha sentito bisbigliare alle sue spalle?
Sta succedendo qualcosa al suo corpo, o sono effetti collaterali delle gocce vermiglio dell’Ampolla Scarlatta che il medico le ha prescritto?
Un lupo bianco, creature della notte e segreti di famiglia mai svelati.
Ce la farà ad affrontare l’arduo percorso che l’aspetta?

Sinossi: Aurora non è un comune vampiro, appartiene alla stirpe degli originari; più forti, più letali e meno inclini all’astinenza dal sangue umano. Per questo sono soggetti alla persecuzione dell’Ordine dei Vampiri, rischiano di compromettere l’equilibrio con la razza umana. Così, dopo essersi nascosta con Evan sull’isola di Avalon, Aurora schiacciata dall’impossibilità di vivere il loro amore, decide di scappare e rifugiarsi nel mirovanje, il letargo in cui i vampiri s’immergono per oltrepassare le epoche, ma qualcuno rovinerà i suoi piani.
Un nuovo personaggio entrerà nella sua vita, il suo nome è Azad, vampiro originario dal passato sofferto che possiede la soluzione al suo dilemma e le rivela inquietanti verità su Evan. Nel frattempo Evan, raggiunge Fernand, il padre di Aurora, che dopo la sua trasformazione ha portato Maya e Federico al sicuro. Mentre stanno pianificando una strategia per trovare la vampira, accade qualcosa e Evan è costretto a chiedere l’intervento dell’Ordine. I Jansen sono tornati, e vogliono vendicare la morte del figlio.
Aurora sarà costretta a tornare a Morgex per proteggere la sua famiglia e affrontare la verità su colui che credeva di amare.

Sinossi: Un antico segreto.
Un viaggio ai confini del mondo.
Un amore travolgente.
Starbound: il destino è scritto nelle Stelle.
I Regni Alleati sono in pericolo: un’oscura minaccia cospira per distruggere i delicati equilibri e ottenere il potere. Tra intrighi di corte e ambigui cerimoniali, Robert e Katryn cercano di fare luce sui terribili accadimenti che mettono a repentaglio la loro stessa vita. Qual è l’oscuro segreto che grava sulle loro spalle? In cosa consiste la profonda mutazione che Robert, suo malgrado, deve accettare? Cosa significano le visioni mistiche di Katryn? I due protagonisti dovranno farsi strada tra creature imperscrutabili ed entità sovrannaturali. Ma il tempo scivola via, incurante degli affanni e del loro amore e, quando la Stella Migrante entrerà in congiunzione, si sprigionerà una nuova apocalisse di follia.

Sinossi: Alex fa la spogliarellista al Blue Hell. E’ bella, cinica e sembra che non le importi di nulla e di nessuno, tranne che della sua amica Sam. Eppure, sotto ai tatuaggi, alla folle acconciatura asimmetrica e alla violenta aggressività, nasconde un orribile passato e una letale sete di vendetta. Quando la sua guerra personale incrocia quella degli Onislayer, valorosi cacciatori di demoni giapponesi, i suoi segreti sconvolgono per sempre le loro vite, in particolare quella del loro leader, l’affascinante e tormentato Jin.

Sinossi: Sara è pronta per un altro giorno della sua solita vita. La scuola, i dispetti della sorella Reb, le malignità delle vecchie amiche e la certezza di non contare granchè. E’ sicura che l’amore non faccia per lei e che le favole siano solo invenzioni per sognatrici. Ma proprio quel giorno, in un incontro tutt’altro che casuale, conosce Eric. Bellissimo e misterioso, protettivo e minaccioso, Sara intuisce che Eric è decisamente più che un ragazzo normale, ma quello che proprio non può immaginare è che la loro storia sia cominciata molto prima di incontrarsi e che le parole latine tatuate sul suo braccio nascondano un inquietante segreto… Senza curarsi di quanto il principe si confonda pericolosamente con il cacciatore, Sara dovrà lottare con tutta se stessa per opporsi alle forze oscure che minacciano di separarli per sempre e far vivere l’amore da fiaba che ha sempre desiderato.

In se l’iniziativa potrebbe morire qui, ho letto un po’ di roba buona e poi via verso una nuova lettura importata dall’ennesimo editore, per il cui contenuto a volte è solo business, invece vi sbagliate di grosso.
Nell’insieme ho letto davvero delle piacevoli avventure, romantiche e non, alcune rivoluzionarie altre nella media, e ho avuto modo di conoscere meglio il panorama di autori (più o meno famosi/quotati) e vederli attraverso le loro opere (a volte ho anche avuto il piacere di parlarci di persona) e il tutto mi ha trasmesso ben più di quanto avessi trovato nei loro libri: spesso si pensa che l’ennesimo “Hunger-ShadowHunter-Divergent” sia la risposta alla domanda del mercato Italiano, con la mia esperienza però mi sono ritrovata a delle belle storie, vivendo emozioni intense con libri su cui nessun editore sarebbe pronto a scommettere: nel settore Self e dei piccoli editori si trovano sì letture da tre stelle o meno, ma mescolate a esseci sono anche degli autentici diamanti (e non solo allo stato grezzo!); passando di volume in volume, i grandi titoli sul mio comodino hanno iniziato a perdere di interesse: chi ha voglia di leggere l’ennesima traduzione (fatta bene o non) del celeberrimo titolo che sta vendendo milioni di copie, se tra le mani hai prodotti di varia natura e bravura che però lasciano qualcosa (e non parlo solo del guadagno all’autore/editore)?
La risposta è semplice, abbiamo davvero delle perle nel nostro panorama di emergenti (e non, non sofferimamoci solo tra le new entry del settore Self), bisognerebbe investire su di loro e nel caso fargli critica costruttiva (la tirata d’orecchie nel caso di editing caserecci ci sta sempre e non mi sono trattenuta dal farlo quando ce n’era bisogno), perché se sono acerbi possano maturare seguendo la via più corretta, e complimentarsi con loro se serviva perché sappiano davvero che il loro lavoro (che quando viene pagato si avvicina ad una cifra davvero microscopica) è stato apprezzato e anzi si ha persino voglia di leggere altro che scaturisca dal suo calamaio.
Sono rimasta così piacevolmente colpita da questa “Estate Italiana” che voglio replicarlo al più presto, per ora però non vi anticipo nulla, ci sarà tempo, in ogni caso vi invito a rimanere collegati per saperne presto di più, e per leggere le recensioni delle mie letture estive.

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