Libri a “Km 0”: Nuova Terra – Volume Primo di Dilhani Heemba

Se devo pensare ad un libro veramente bello e che consiglierei a chi mi chiede qualcosa di bello, “Nuova Terra” sarebbe il primo titolo che mi salta in mente, nei volumi che compongono la storia troviamo tutto quello che si può chiedere a un libro: emozioni (come piovesse), avventura (senza mai appesantire la storia), intrigo (ben donde dal semplice complotto), personaggi mozzafiato (Dahal prendimi sono tua), il tutto rigorosamente creato da una giovane scrittrice che ha creduto nel suo operato autopubblicandosi.
Non è una storia che potrete dire di aver già letto. Ve lo garantisco!

Titolo: Nuova Terra – Volume Primo

Autore: Dilhani Heemba

Editore: You Can Print

Pagine: 380

Prezzo: 18.00€

Pubblicato il: Maggio 2013

Sinossi: La Terra è cambiata, è cambiato il suo aspetto e la sua popolazione: a Nuova Eyropa, oltre alla Razza Umana, vivono la Razza dei Lupi Grigi e la Razza delle Tigri Bianche, uomini in grado di trasformarsi nei rispettivi animali e in conflitto tra loro da più di cento anni. Shayl’n Til, cresciuta come Umana in un orfanotrofio, impara a conoscere la povertà, a combattere con i pugnali e a odiare e temere i Lupi, le Tigri e la loro guerra. Gli occhi di Shayl’n hanno una strana colorazione, che lei crederà sia solo un brutto scherzo del destino, fino a quando non verrà rapita da un gruppo di Tigri Bianche. Con loro dovrà affrontare la sua natura di Mezzosangue, la trasformazione, la sua eredità nascosta per anni, il potere del suo sangue e della sua mente, la disperazione della morte, le ragioni della guerra e le mille sfaccettature dell’amore. Attraverso territori ammantati di neve, dovrà lottare per se stessa e le persone che ama con ogni mezzo: pugnali, pistole, artigli e sentimenti.

Recensione: Touched di Elisa S. Amore

Titolo: Touched
Autore: Elisa S. Amore
Editore: You can Print (recentemente riproposto dalla Nord)
Pagine: 456
Prezzo: 18.00€
Pubblicato il: Novembre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 07 Feb 2013
Terminato il: 10 Feb 2013
Voto: 1/5

Recensione: In una sola parola: pessimo!
Gemma ama leggere i libri e stare per i fatti suoi, ma un pomeriggio, una stana luce incontra i suoi occhi e rincorrendo il suo amato carlino Iron, trova nel bosco un ragazzo che le strapperà il cuore e non solo…
La scelta del self publishing può rivelarsi una lama a doppio taglio: da un lato porta finalmente alla luce un sogno nel cassetto ed offrire un trampolino di lancio ad un giovane autore esordiente ma allo stesso tempo si rischia di non offrire ai lettori un prodotto di qualità. Premetto che sono favorevole all’autoproduzione fino a che non diventa un fenomeno di massa (della serie limitiamoci a pubblicare ciò che abbiamo scritto e non ogni singola storiella che ci potrebbe fruttate un po’).
Le pecche che si riscontrano inizialmente sono legate alla scelta dei luoghi e della quotidianità ad essi legati, siamo negli Stati Uniti ma molte situazioni sono Italiane: si parla di Serie B calcistica (non esiste negli Usa), pranzo in famiglia (anche se poi scompare) quando tutte le scuole statunitensi hanno sempre una mensa e soprattutto orari pomeridiani. Spesso scegliere un contesto che non è noto allo scrittore se non grazie alle conoscenze televisive, rischia di compromettere la contestualizzazione dell’intero romanzo; come se non bastasse mi domando se si necessiti proprio di scegliere gli Usa o se sia solo una moda da seguire: sarebbe stato tanto diverso scegliere un paesino Italiano? Quanto è fondamentale che il tutto si svolga negli Usa se a malapena si sentono le influenze del luogo?
Purtroppo la scelta narrativa dell’autrice è limitatissima, si sofferma unicamente ai protagonisti ed alle loro emozioni, tutto ciò che li circonda sembra essere superficiale, lasciando molto incompiuto; del piccolo paese di Lake Placid abbiamo una visione limitatissima persino quelli che sono i protagonisti secondari sono unicamente delle comparse con lo spessore di un fiammifero. Lasciare il 90% del libro a sole emozioni senza dare un contesto o un sottofondo di piccole storie (il paese è piccolo, accadono brutte cose ma se ne sente parlare solo sommariamente o a volte nemmeno se ne parla) è come dover fare una torta con 2kg di cioccolato e 100g dei restanti ingredienti, magari il sapore sarà buono, ma una sola fetta vi risulterà stomachevole, pesante ed immangiabile. Si rischia che molte Situazioni narrate siano ridicole o fuori personaggio: perché mai una ragazza come Jenna dovrebbe perdere tempo (di propria iniziativa) a truccare Gemma per il ballo, quando per più di 15 capitoli si sono scambiate giusto qualche piccolo dialogo senza lasciar intendere un qualche tipo di amicizia? Non ci sono nemmeno delle descrizioni chiare: i sentimenti sono palesati fino alla nausea ma ancora mi domando come sia realmente Evan o Peter, o anche solo avere una chiara idea dell’età dei protagonisti, dell’aspetto dei genitori di Gemma o come sia fatta questa cittadina di nome Pacific Lake.
Le mancanze non si fermano qui, c’è perfino l’assenza di cura/costruzione nella storia d’amore: capiamoci bene, possiamo sognare, credere nel colpo di fulmine, ma almeno, prima di iniziare a “svenire” (vi giuro che il rischio di perdere i sensi da parte di Gemma sembra sempre imminente) è troppo immediato, una costante che rasenta il ridicolo e la ripetizione sfrenata.
In definitiva una stella. Pessimo stille pessimo impaginato e soprattutto pessima narrazione. Sconsigliatissimo, non vale il costo, nemmeno ora che è stato pubblicato dalla Nord…

Scrittori Made in Italy: Serena Fiandro


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Serena Fiandro

Chi è Serena Fiandro?
Ecco, iniziamo subito con la domanda più difficile! Non sono capace di definirmi, però posso raccontarvi che cosa faccio nella vita. Sono nata a Reggio Emilia 32 anni fa, ho studiato a Verona e dal 2005 è iniziato il mio vagabondaggio tra vari paesi dell’hinterland milanese. La mia speranza è quella di potere andare a vivere, un giorno, in una casetta in mezzo a un bosco, preferibilmente in un paese meno caldo e assolato. Da dopo la laurea in filosofia del Rinascimento ho dedicato tutte le mie energie alla ricerca nei confronti di teatro e musica medievali e rinascimentali, senza dimenticare l’antichità classica. Il mio lavoro è contemporaneamente filologico e artigianale: va dallo studio dei testi manoscritti e dell’iconografia alla ricostruzione di spettacoli antichi (con tutte le attività collaterali del caso: io mi occupo principalmente dello studio, della ricerca vocale e registica e della riscrittura drammaturgica). Oltre a questo sono editor, autrice e curatrice editoriale. Nel tempo libero insegno scrittura, creatività e tecnica vocale, oltre a condurre laboratori teatrali e dipingere.

Quali libri hai scritto?

Titolo: Drona – La città ideale

Editore: Edizioni della Sera

Pagine: 213

Prezzo: 14.00€

Trama: Daar ha realizzato il proprio desiderio: Drona è la città ideale, creata con l’intercessione della Dama dotata di immensi poteri. A Drona, nessuno può essere infelice o manchevole di grandi virtù; ma col tempo, specularmente alla città d’Oro, dai peccati e dalle mancanze di quest’ultima se n’è formata una seconda. Mille anni ormai trascorsi dall’accordo fra Daar e la Dama, il sovrano di Drona invia Odar a recuperare lo specchio in cui egli, preda dell’ira, aveva precedentemente rinchiuso la maga – colpevole di aver preso parte all’accordo senza informare preventivamente Daar della possibile nascita della peccaminosa città speculare.

Titolo: Beowulf – Storie di mostri, draghi e guerrieri

Editore: I doni delle Muse

Pagine: 114

Prezzo: 10.00€

Trama: Tutti festeggiano nella sala dell’idromele di re Hrodgar, quando una creatura spaventosa giunge strisciando dalla palude. È Grendel, un orco sfuggito dalle regioni dove vivono i mostri per rapire molti giovani guerrieri. Solo Beowulf, discendente dei più grandi eroi del mondo, può salvare gli Scyldingas da questo flagello. Tra aspre battaglie e prove di coraggio, un classico della poesia epica medievale raccontato ai ragazzi.

Come sei diventata scrittrice?
Ho iniziato a scrivere quando ero bambina. A partire dai sei anni scrivevo poesie in classe (mi venivano regolarmente sequestrate dalla maestra, molto scandalizzata per il mio scarso impegno scolastico che pure mi faceva ottenere buoni voti); a otto una mia poesia è stata pubblicata nel giornalino della parrocchia; a undici ho iniziato a scrivere un romanzo a puntate per la mia migliore amica che abitava in un’altra città (le mandavo un capitolo alla settimana). Era un romanzo che parlava di una bambina che scappava da casa per andare a unirsi con una banda pirata, ma allora leggevo troppo Salgari. In ogni caso, ho sempre scritto, anche se ho iniziato a farlo con cognizione di causa solo dopo la laurea.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
La mia è una vita senza regole e senza orari a causa del mio lavoro, ma quando scrivo un testo abitualmente lavoro su dieci cartelle al giorno (circa due ore di lavoro) fino alla fine della stesura. Non scrivo tutto l’anno, ma solo quando ho un progetto chiaro in mente: per un testo teatrale o una riduzione mi occorrono un mese di elaborazione e un mese di scrittura, per un romanzo spesso i tempi arrivano anche a qualche anno solo di appunti mentali. Quando scrivo, lo faccio ovunque e in qualsiasi momento: per strada, in biblioteca, sui mezzi, alle poste, a tavola.

Qual è stata la tua prima stesura?
Questo proprio non lo riesco a ricordare.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Ho sempre adorato Michael Ende e la Louisa Alcott più cruda e passionale.

Come nascono le tue storie?
Per ogni romanzo l’ispirazione è stata diversa. Per Drona prima è nata l’ambientazione e poi la storia, per il mio secondo (ancora non pubblicato) è nata invece prima la storia e poi il protagonista, nel terzo invece la protagonista è stata l’elemento che ha portato avanti tutta la stesura. Come mi piace raccontare, ogni storia ha un suo carattere e si mostra allo scrittore come vuole e non come lo scrittore vorrebbe. Cercare di forzare l’ispirazione in un metodo di lavoro prefissato è pericoloso, dal mio punto di vista, perché spesso porta a bloccarsi e non trovare una via di uscita.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Mi succedeva alcuni anni fa, prima di ultimare il mio primo romanzo. Da allora non ho più iniziato una stesura senza avere un’idea molto precisa del mondo, dei personaggi e delle situazioni. Se mi fermo è perché alcuni elementi mi comunicano la necessità di essere rivisti in un altro modo e ridefiniti. Penso che una piccola crisi sia sempre positiva.
Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpresa di ciò che stessi scrivendo?
Mi lascio sempre sorprendere, perché spesso durante la scrittura le scene si arricchiscono di dettagli che non avrei mai immaginato a priori. Mi capita di frequente che un personaggio si riveli molto più complesso di come mi era sembrato all’inizio. Quando succede, si verifica quello che io chiamo il passaggio di una storia dalla bidimensionalità alla tridimensionalità. Tutto prende vita. A questo punto, il libro tende a scriversi da solo.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Ho sempre letto tanto, tantissimo. In molti periodi anche un libro al giorno. Mi sono formata sui testi dell’antichità classica, sull’epica, la mitologia, i testi medievali e rinascimentali. Leggo con curiosità tutto e cerco di capire cosa funziona e perché. Resto comunque dell’idea che, una volta che si possieda una solida base di lessico, logica e grammatica, tutto quello che deve fare lo scrittore sia costruire una buona struttura su cui la storia si possa sviluppare.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
La revisione è la parte più lunga del mio lavoro. Mentre una prima stesura di rado richiede più di un mese, la seconda, che non affronto mai prima di un anno dopo avere ultimato il romanzo, generalmente richiede almeno sei mesi. Naturalmente in questo periodo scrivo anche altro. La seconda stesura è soprattutto pesantissimo lavoro di forbici: non mi affeziono neppure a mezza riga di ciò che scrivo e non ho nessuna pietà verso aggettivi, verbi imprecisi o addirittura personaggi deboli o scene inutili. La terza stesura e l’editing richiedono poi circa un altro anno. No, non posso dire di impiegare poco tempo nel rivedere i miei lavori. E no, non manderei mai a un editore un lavoro che considero incompleto o ancora passibile di rimaneggiamenti. D’altra parte considero il labor limae la parte più gratificante dell’intero processo.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
L’ho inviato a una sola casa editrice, che dopo sei mesi si è dichiarata interessata a me per poi sparire. A questo punto, dopo sei mesi di silenzio, l’ho inviato a una decina di case editrici, alcune delle quali si sono rivelate a pagamento. Ho ricevuto diverse proposte di pubblicazione free, ma non ho avuto fretta finché non ho trovato il contratto giusto: quello di Edizioni della Sera.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Dal mio punto di vista di persona che ha passato metà della propria vita a pubblicare (album musicali, ma la sostanza non cambia) e a rendere comunque pubblici i propri scritti (attraverso il teatro) non ha molto senso dedicare molti anni della vita a scrivere un romanzo per poi non mandarlo a un casa editrice. Ma il mio caso è diverso da quello di altri scrittori. Credo che prima di scrivere o di mandare un testo in lettura sia necessario valutare con calma e serenità quali siano i propri obiettivi e quale sia il potenziale della propria opera. Se si desidera guadagnare qualcosa dal proprio libro e non avere vincoli particolari, forse è meglio optare per l’autopubblicazione. In ogni caso, non bisogna avere fretta di firmare un contratto editoriale: alcuni contratti nascondono clausole impegnative, come il diritto d’opzione o altri vincoli pesanti per l’autore, a fronte di una totale mancanza di impegno da parte della casa editrice.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Come ho scritto sopra, dipende dall’obiettivo che ci si pone. L’autopubblicazione può essere una via d’autonomia oppure una via puramente autoreferenziale, nel caso in cui l’autore pubblichi tutto quello che scrive senza curarsi del fatto che sia più o meno adatto per essere dato in pasto al pubblico. Non voglio giudicare in base alla qualità: vi sono autori autopubblicati capaci e altri pessimi, stesso discorso vale per quelli pubblicati da case editrici tradizionali.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Nelle mie pagine racconto soprattutto fiabe, miti, antiche leggende rielaborate attraverso una sensibilità che ho maturato attraverso una pratica artistica quotidiana, in primis attraverso la musica e il teatro. Parlo delle cose che amo: la filosofia, l’alchimia, il simbolismo. Narro le mie visioni interiori e il mio modo di concepire il mondo attraverso una chiave fantastica. Faccio domande e non do risposte.

Perché scrivi?
Scrivo perché è uno strumento espressivo che trovo facile e congeniale. Perché con la scrittura posso dire qualcosa che non posso dire invece con la musica o la pittura. E no, non rinuncerei a nessuna di queste cose, che si completano le une le altre. Forse lo strumento che trovo più appassionante e completo è la scrittura drammaturgica, accompagnata da un solido lavoro da regista.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Guardo sempre in modo interrogativo chi critica gli artisti o i creativi in generale. Tutti possono sbagliare, non è che qualsiasi cosa debba riuscire bene per forza. E so quanto le critiche possano stroncare la creatività di un giovane artista ai suoi primi tentativi: per questo, da curatrice editoriale, laddove vedo una scrittura immatura ma con delle potenzialità, vado sempre a incoraggiare, mai a criticare Parafrasando Stephen King, credo che se una persona si espone al giudizio della gente prima o poi troverà qualcuno che lo accuserà di avere gettato il suo cosiddetto talento alle ortiche. E, d’altro canto, i commenti osannanti non sempre sono una cosa positiva perché possono indurre lo scrittore a considerarsi arrivato, e non all’interno di un processo di crescita artistica che non si deve arrestare.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
La scrittura costituisce un’ampia fetta del mio lavoro, quindi sì, potrei dire che mi considero una scrittrice, magari un po’ eterodossa.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Nel mio domani mi vedo fare esattamente quello che sto facendo ora. Con nuovi compagni di viaggio per vivere insieme questa splendida avventura.

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Libri a “Km 0”: Onda di Sangue di Enrico Santodirocco e Martina Carminetti

Come sapete sono sempre all’erta su nuove uscite e titoli interessanti, oggi voglio presentarvi qualcosa di nuovo (in libreria da pochissimo) e che attira molto la mia attenzione nonostante non sia (almeno ad un primo occhio) un libro che rientra “nei miei generi”. Onda di Sangue, con la sua copertina che urla “comprami” e una sinossi che preannuncia una storia al di fuori dei soliti canoni, è già finito nella mia lista dei desideri e spero che arrivi anche nelle vostre!

Titolo: Onda di Sangue

Autori: Enrico Santodirocco e Martina Carminetti

Editore: Il Ciliegio

Pagine: 352

Prezzo: 18.00€

Pubblicato il: Giugno 2014

Sinossi: Su Marte, prestigio e potere sono prerogativa dei forti e degli audaci. Soltanto ai migliori guerrieri è concesso sedere su uno dei cinque troni, dopo aver dimostrato il proprio valore nella Gabbia dei Re, un’immensa fortezza-arena sita al centro del pianeta.
L’immortalità e le arcane capacità guadagnate dai sovrani si accompagnano però al vincolo di reciprocità, un filo invisibile che li lega nella vita e nella morte, cosicché nessuno di loro possa attentare all’incolumità dell’altro senza segnare, nel contempo, la propria fine.
È in tale mondo, spietato e cruento, riverso in un tempo antico ricco di magia, che si svolgono le vicissitudini dei fratelli Alexander e Olbios: privi del sostegno e della guida dei propri genitori, i due dovranno tentare di sopravvivere alle avversità che si faranno loro incontro, facendo affidamento unicamente sulle proprie forze.
Accomunata dal medesimo destino è Dorea, la giovane guerriera scarlatta, orfana dal passato misterioso, che insegue la vendetta ed è disposta ad immolare sul suo altare quanto di più prezioso ha.

Recensione: Il diario del Vampiro – Destino di Lisa J. Smith

Titolo: Il diario del Vampiro – Destino
Autore: Lisa J. Smith
Editore: Newton Compton
Pagine: 329
Prezzo: 12.90€
Pubblicato il: Giugno 2013

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 26 Ago 2013
Terminato il: 29 Ago 2013
Voto: 1/5

Recensione: Troppa influenza della serie Tv e poca voglia di dare delle solide basi ad un nuovo ciclo narrativo!
Il destino di Elena sembra ormai scritto: essere una Guardiana Terrestre. Lei che da quelle donne ha ricevuto solo dolore, ora lei è come loro? Come se non bastasse avere scelto Stefan, ha turbato molto Damon che sta ritornando sulla vecchia via del male…
All’alba di questa nuova pubblicazione, leggendo le prime righe mi sovviene di urlare “PERCHÈ?” Piccolo passo indietro, dopo la lettura di tredici libri, di cui i primi tre belli da quattro stelle e gli altri dieci sotto lo zero, ti appresti a leggere il quattordicesimo nella speranza che qualcosa cambi, un miracolo (che rimetta magari insieme Bonnie e Damon) o un segno di luce (che seguendola si possa dare l’estremo addio a storie trite e ritrite) e invece mi trovo sempre lo stesso inizio con una citazione del diario di Elena Gilbert, che sinceramente temo contenga si e no una ventina di pagine, a dispetto dei fiumi di carta fino ad ora imbrattati per la sua storia, e allora perché continuare con la scelta (macabra) di iniziare la narrazione con le pagine di un diario che vengono palesemente sfruttate per aprire nuovi capitoli e riassumere i vecchi? Che l’autrice segreta sia forse costretta a seguire letteralmente il titolo “Diario del Vampiro” anche quando di quel diario rimangono appena i cliché dei personaggi? Io dico di no, un’alternativa c’è sempre e la casa editrice dovrebbe ricordarsi che di quel “Diario” che diede i natali ormai ce n’è ben poco e che forse una vera svolta potrebbe riportare in carreggiata la storia.
I personaggi e le situazioni vissute sono banali quanto la paccottiglia da souvenir, delle vere e proprie cadute di stile in cui affermazioni ma anche azioni si rivelano per quello che sono: un disperato tentativo per mettere in piedi una trama che non ha capo ne coda, perfino l’evocazione di Klaus che dovrebbe essere un momento importante della narrazione avviene con tempistiche, descrizioni e situazioni che hanno del ridicolo. Non riesco davvero a concepire queste mancanze di spessore narrativo, sembrano quasi delle forzature a dare il peggio a fornire semplicemente le basi per un nuovo ciclo senza soffermarsi a dare delle vere fondamenta. Ci sono parecchi punti di vista che vengono lasciati in disparte come se non si tenesse minimamente in considerazione i sentimenti passati: possibile che Bonnie, in dubbio dopo la comparsa di Shay, non pensi di tornare da Damon, o peggio che scoprendo la brutta strada presa da quest’ultimo non ci sia nemmeno una riga del suo punto di vista, “soffre per colpa di Elena e anche io l’ho lasciato solo” oppure “Io amavo Damon, era buono ed ora non lo è più, aver scelto Zander è la cosa giusta”, nemmeno quattro righe sull’accaduto! Bonnie è solo un esempio, ammetto di aver notato meglio queste mancanze perché sono molto affezionata al suo personaggio e spero di vederla tra le braccia di Damon, ma queste mancanze si possono anche notare in Meredith.
In definitiva, pessimo, un disperato tentativo di dare forma e basi ad un nuovo ciclo narrativo che è troppo influenzato dal successo della serie televisiva e che quindi deve ridare corpo a personaggi morti e risorti solo per accalappiare fans. Una stella. Massima delusione, questa saga ha perso ogni traccia di dignità.

Scrittori Made in Italy: Patrizia Berti


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Patrizia Berti!

Chi è Patrizia Berti?
Buongiorno Alice, prima di ogni altra cosa voglio ringraziarti per avermi dato la possibilità di poter parlare del mio romanzo, anche se devo dire, mi fa una certa impressione dare questa classificazione al libro. Il mio nome sono certa sia assolutamente sconosciuto, sono nata a Cuneo, vivo a Torino da sempre, ma il mio sangue è toscano puro. Quest’anno compirò l’undicesimo lustro, fa decisamente meno impressione indicare l’età in lustri, anche se sono orgogliosa dei miei anni e di tutto quello che mi hanno donato in termine di esperienza, di fallimenti che hanno lasciato certamente un segno e il dono di due figlie meravigliose ormai adulte; Erika ed Eleonora. Sono impiegata in uno studio medico e per passione mi sono ritrovata catapultata in questa meravigliosa avventura, fatta di notti in bianco, dubbi, incertezze e vergogna di mostrarsi, in quest’ultimo periodo una cosa l’ho capita; non è affatto facile parlare di sé, a ogni buon conto ci proverò.

Quale libro hai scritto?

Titolo: La forza di una Donna

Editore: 0111edizioni

Pagine: 176

Prezzo: 15.00€ (cartaceo) 6.99€ (e-book)

Trama: Giulia è una giovane donna, mamma e moglie a tempo pieno, provata dalla vita, che l’ha privata in giovane età dei genitori, dai tradimenti del marito e delusa dalle amicizie. Decide che è arrivato il momento di cambiare e per farlo si mette alla ricerca di un lavoro. Ma la nuova occupazione porta con sé una serie di avvenimenti che sconvolgono la sua vita, fino a quel momento piatta e noiosa. Trova ad attenderla l’amore, la passione e il tormento, fra le braccia di un imprenditore egoista e presuntuoso: Mauro. Giulia tenta invano di sfuggire alle lusinghe dell’uomo. Dal canto suo, lui scopre di non riuscire a fare a meno di quella donna che inizialmente desiderava solo per cupidigia. La loro relazione clandestina è travolgente e intrigante. Giulia, giovane, bella, appassionata e sensuale, si trova a fare i conti nuovamente con il destino, in un susseguirsi di avvenimenti che sembrano sopraffarla. E una sera, fra le luci soffuse di un piano bar scopre che al peggio non c’è mai fine. Ma con la forza che solo una donna temprata dalle avversità della vita può avere, rimette in sesto corpo e anima per ricominciare un nuovo cammino.

Come sei diventata scrittrice?
Mi sembra esagerato definirmi scrittrice, ma forse questo è un problema tutto mio. Ho sempre amato scrivere, in età adolescenziale mi confortavo con la poesia e quando mi sentivo sola o infelice, era fra le pagine bianche di un quaderno che mi rifugiavo. Ovviamente avevo anche l’abitudine di tenere un diario, tutto questo è andato avanti per anni, finché vent’anni fa ebbi l’idea di provare a scrivere un qualcosa di più elaborato, a causa di un periodo difficile che stavo attraversando. Mi entusiasmava scrivere, mi scaraventava in un mondo tutto mio, ero io che decidevo le azioni dei personaggi, avevo il potere di farli soffrire o gioire, sapevo esattamente da dove partivo e dove sarei arrivata. Finita la stesura devo dire che per me fu quasi un lutto, il manoscritto finì rinchiuso in un cassetto. Ogni tanto lo pensavo come un segreto tutto mio, mai in tutti quegli anni l’ho riletto, sapevo che era lì ed era una cosa che apparteneva solo a me, questo mi bastava. Poi un bel giorno parlando con il mio compagno, saltò fuori questo mio segreto, volle leggere alcune pagine, gli piacquero e a quel punto anche le mie figlie mi spronarono a rimaneggiarlo per renderlo attuale. Per far tutti contenti, alla sera mi piazzavo davanti alla tastiera del pc e cambiavo date, aggiungevo cellulari, insomma l’ho quasi rifatto. Ma l’episodio più strano, accadde sul posto di lavoro. Un pomeriggio arrivò in studio un nuovo paziente, mi chiese se gli potevo prestare una biro, tirò fuori dalla ventiquattr’ore un libro, mi fece su di esso una dedica e me lo donò. Avevo a che fare con uno scrittore vero! Gioco forza, a quel punto gli raccontai cosa stavo facendo. Volle leggere alcune cartelle e dopo pochi giorni il responso fu esaltante, mi spronava a continuare perché secondo lui avevo la stoffa della scrittrice.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Essendo una donna che lavora, il tempo a mia disposizione è realmente risicato, scrivo quando ho tempo, quando non sono troppo stanca e può capitare in ogni momento della giornata. Preferisco scrivere la sera quando non sono interrotta dal telefono o dalle figlie, metto un cd di musica new age e mi lascio trasportare dalle sensazioni che in quel momento provo. Credo sia superfluo dire che per il mio modus operandi l’ideale sarebbe una casetta abbastanza isolata ma vicino al mare, senza distrazioni, però bisogna comunque trovare un compromesso nella vita e quindi mi dovrò accontentare di scrivere quando e come posso. Allora quando mi viene in mente una scena, tiro fuori il mio quadernetto degli appunti e scrivo, capita alle volte che mi segni una frase su dei post it, quella è l’idea più infelice, perché mi ritrovo sommersa di foglietti e li ritrovo nei posti più impensati, borse, portafogli, sacchetti della spesa, in mezzo all’agenda o fra le bollette, ritrovare il bandolo di quell’intricata matassa diventa un problema non indifferente. Ed è proprio in quei momenti che vorrei tanto avere la possibilità di scrivere tutto il giorno, in pace assoluta e avere tutto a portata di mano.

Qual è stata la tua prima stesura?
Con questa domanda mi tocca tornare indietro nel tempo di parecchi anni, avrò avuto undici anni. In realtà furono due stesure in contemporanea, perché il giorno che decisi di avere un confidente cartaceo, il classico diario adolescenziale, la stessa sera, dicevo, scrissi una poesia dedicandola a una mia amica, a onor del vero questa ragazzina era quella che ai nostri giorni possiamo definire “bulla”, una ricca ragazzina viziata, cresciuta con la convinzione che tutto il mondo ruotasse intorno a lei. Purtroppo gli anni non le sono stati d’aiuto, anzi se vogliamo l’hanno peggiorata e rileggendo quella vecchia poesia, mi assale la tristezza.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Vedi Alice, ho cominciato a leggere prestissimo, ma ciò che in giovanissima età mi dette l’impronta romantica furono i libri di Liala. Ai miei tempi e con l’età che avevo, a parte i classici, era l’unica scrittrice che mi facesse sognare, avevo tutta la raccolta delle sue opere. Purtroppo nel corso degli anni sono spariti chissà dove, certo mi rendo conto che a rileggerli ora farei non poca fatica, ma conservo nel cuore con infinita nostalgia questo bel ricordo. Ma sempre in quel periodo spaziavo fra romanticismo e horror; “Carrie”, “Rosemary baby”, “L’esorcista”, per citarne alcuni. Ho avevo una mente aperta ad angolo giro, oppure non avevo le idee ben chiare. Ahahah a parte gli scherzi leggere per me era importante, allora come ora.

Come nascono le tue storie?
In questo caso essendo esordiente, il mio libro come ho già detto, ha avuto l’imput da un periodo triste della mia vita, un periodo che milioni di donne hanno avuto la disgrazia di provare, come effettivamente molte lettrici del mio romanzo mi hanno confermato, banale e scontato oserei dire. Da quel momento in poi, dovevo cucire addosso al personaggio della protagonista una vicenda e cosa c’era di più intrigante, se non una storia d’amore come avrei voluto realmente vivere?
Ero io che avevo il potere di decidere le azioni, le rivincite, le frasi e il finale del romanzo.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Assolutamente no! Era la mia creatura, all’epoca avevo molto tempo a disposizione, ogni momento libero lo trascorrevo davanti alla macchina da scrivere. Effettivamente devo dire che non mi capitano spesso attimi di vuoto cosmico, anche perché, proprio come succede ora, quando decido di scrivere ho già in mente il decorso di una storia. Alle volte avevo dubbi sull’esposizione di una situazione, ma quando mi trovavo davanti a quel foglio mezzo scritto, rileggevo le frasi precedenti e voilà, mi appariva l’azione che i protagonisti avrebbero dovuto fare.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpreso/a di ciò che stessi scrivendo?
Indubbiamente quando decisi di scrivere il romanzo, sapevo da cosa partire, avevo ben presente dove sarei arrivata, ma l’iter della storia mi era completamente oscuro. Mi sono stupita più di una volta a far pronunciare determinate frasi ai personaggi e soprattutto c’è più d’una situazione che persino a scriverla, mi faceva sentire a disagio, però era giusto che ci fosse. Quando rileggevo, tentavo di immaginare i pensieri dei lettori e da sola riuscivo a imbarazzarmi, come ero stata in grado di scrivere quelle cose? Sicuramente qualcuno mi aveva fatto cadere in trance, non c’era altra spiegazione!

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Certamente leggere molto aiuta, ma sono convinta che se non hai dentro di te quel qualcosa che ti illumina l’anima e il cuore, percorrere la via della scrittura può essere un cammino tutto in salita, stancante e disseminato di strapiombi, dati dalla mancanza di ispirazione. La stesura di un romanzo esige cura, ricerca, non perdere mai di vista gli intrecci che via via andranno a delineasi, accompagnare per mano fuori dalla storia i personaggi di secondo piano. Spesso si è convinti che iscriversi ai corsi di scrittura creativa ci possa togliere da ogni impaccio, ma quella, se da un lato ci può insegnare quali siano gli errori da non fare, dall’altro se non sei propriamente portato alla scrittura, non può far miracoli.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Scrivere è facile, appassionante, fa vivere storie che non sono tue, ma ti appartengono e questo è il lato gioioso per uno scrittore, ma quando si scrive la parola fine, arriva certamente il vero lavoro. Rileggi tutto di fila ciò che hai scritto e come per magia scopri un’infinità di refusi, errori di punteggiatura che travolta dall’onda della fantasia ti erano sfuggiti. Così con pazienza certosina e ce ne vuole davvero molta; togli, aggiungi, cambi, insomma, davvero un lavoro fastidioso. Anche se devo dire che “La forza di una donna” essendo la prima scrittura impegnativa della mia vita, di cambiamenti ne ha subiti molti. Ora noto che scrivendo, evito di imbastire la storia, ma cerco di scrivere con più attenzione è vero che scrivo meno pagine al giorno, ma molto più accurate e quando vado a rileggerle di errori praticamente non ce ne sono.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Che dire? Il momento di proporlo alle CE è stato il più sofferto. Prima di inviarlo continuavo a leggere e rileggere senza sosta, non ero mai soddisfatta di ciò che era uscito dalla mia penna. I primi invii alle CE erano tutti tramite posta raccomandata e ovviamente ho consumato un’infinità di cartucce per la stampante. I fogli A4 avevo imparato a rilegarli con la colla, preparavo la copertina in cartoncino colorato, li mettevo sotto una pressa artigianale e via, con il mio tomo sotto braccio mi mettevo in coda alla posta. Ne ho spediti in questo modo otto. Due CE mi hanno risposto subito, immagina la gioia quando nella cassetta delle lettere ho visto quelle buste, gioia tramutata immediatamente in delusione quando ho scoperto che nella migliore delle ipotesi, mi chiedevano per la pubblicazione, ovviamente congratulandosi per la mia “opera”, una modica cifra a tre zeri. A quel punto una notte optai per gli invii telematici e mandai il manoscritto a coloro i quali accettavano il pdf. A dicembre del 2012 la 0111Edizioni accettò l’invio della sinossi, a maggio firmai il contratto e a dicembre del 2013 il libro era finalmente disponibile.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Francamente per me è stato imbarazzante espormi, far sapere che avevo scritto un “qualcosa”, avevo e ho ancora l’idea che la gente mi possa denigrare per questo, ma tant’è come già detto, è un mio problema. Il mio consiglio? Se mai possa darne qualcuno, è quello di scrivere per il piacere di farlo, questo è certo. Far leggere ciò che si è scritto non dai conoscenti, ma dagli estranei, persone scevre da sentimenti di simpatia o di parentela, super partes insomma. Soprattutto non aspettarsi nulla in termini economici, una volta che siamo riusciti a rendere pubblico il nostro “epico lavoro”.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Per quel che mi riguarda, in molti mi consigliavano l’auto-pubblicazione. Non mi permetterei mai di giudicare chi lo fa, ma da quello che ho visto e sentito in giro, mi sembra una sorta di autocelebrazione e purtroppo molti libri pubblicati con questa metodologia avallano la mia considerazione. E pur vero e di questo ne sono convinta io come milioni di scrittori che, se non hai santi in paradiso il tuo libro sarà sempre e solo un prodotto che andrà nelle mani di pochi. Purtroppo se non sei figlio di…, moglie di…, amico di…, non ci sono grosse possibilità. E’ veramente triste vedere persone che il più delle volte, non sanno usare nemmeno i congiuntivi, possano non si sa bene per quale arcano mistero, vendere milioni di copie solo perché sono personaggi noti, mentre esordienti che scrivono veramente dei libri meravigliosi, restino sconosciuti alla maggior parte dei lettori.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Amo scrivere storie nelle quali i lettori si possano riconoscere, non discoste dalla realtà. Per fare un esempio, c’è in Italia un gruppo musicale che da oltre quarant’anni scrive canzoni d’amore, quando lo ascolto trovo in ogni loro pezzo, un riscontro di qualche periodo della mia vita, questo intendo. Ne “La forza di una donna” Giulia, la protagonista, può essere una donna che conosciamo, possiamo essere noi stesse, è dolce, passionale, forte quel tanto che basta a farle superare momenti difficilissimi e chi di noi non può dire di non aver mai conosciuto una “Giulia”?

Perché scrivi?
Come ho già detto all’inizio dell’intervista: dell’amore è già stato scritto tutto, o forse no. Ogni storia è un mondo a sé. Ogni donna ha nel cuore un universo di emozioni spesso difficili o impossibili da comprendere. Già, il cuore delle donne sa regalarci momenti sempre differenti, l’amore non è uno solo o meglio, le sfumature dell’amore sono migliaia e da qualche parte, anche nell’angolo di mondo più nascosto, ci potrà essere una persona che troverà il riscontro della sua vita fra le pagine di un libro. Ecco perché amo scrivere.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Quello che posso dire è che, indubbiamente le recensioni sono importanti. Per gli scrittori sono una rivalutazione del proprio ego, ai lettori servono per avere lo stimolo a comprare quel determinato libro, in buona sostanza sembra che più nessuno sappia decidere con il proprio intelletto. Questo è triste, mi chiedo spesso come si facesse molti anni fa ad acquistare un determinato titolo. Andavamo in libreria, aprivamo il libro e leggendo le prime pagine, capivamo subito se era di nostro gradimento. Al massimo eravamo incuriositi, quando sentivamo osannare un libro da qualcuno che l’aveva già letto. Ora no, se quel determinato titolo non ha almeno una decina di recensioni, non viene nemmeno preso in considerazione. La classifica viene stilata grazie alle recensioni, il dispiacere sta proprio nel fatto che libri molto interessanti restino segregati in fondo alle liste del vari siti sparsi qua e là nella rete.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Per l’amor del cielo! L’essere riuscita a far pubblicare il mio lavoro, non mi fa sentire certamente una scrittrice, tanto meno mi aspetto fama e onori, tanto per parafrasare una nota canzone; Uno su mille ce la fa. Ho sempre avuto il timore di essere considerata una presuntuosa ed è stato abbastanza difficile rendere pubblico questo mio scritto, poi superato il primo momento, quando inviai il file alla CE, un passo dopo l’altro sono arrivata fin qui. Per dirla tutta, mi sembra di aver già ottenuto molto, mi stupisco immensamente quando mi dicono che l’aver scritto e poi pubblicato il libro non è cosa da tutti, ma a me sembra una cosa che potrebbe fare chiunque, per meglio dire potrebbe fare, chi fosse in grado di scrivere una storia.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
La proiezione del mio futuro la vedo pressoché invariata dall’attuale. Se invece parliamo di sogni è tutto un altro paio di maniche. Ho sempre sognato di immergermi completamente tra pile di libri e tra i meandri della mente alla ricerca di storie sempre nuove. Non abbandonerò mai la scrittura questo è certo. Sotto forma di passione, di lavoro o di lavoro appassionante, avrò sempre una penna a portata di mano e una frase nel cuore da scrivere. In questo momento sono alle prese con un nuovo romanzo, vorrei potergli dedicare molto più tempo, è solo questo il mio cruccio, non riuscire a coccolare il mio cucciolo…

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Libri a “Km 0”: Libero Arbitrio di Caterina Armentano


Questo libro è stato uno dei più enigmatici e profondi che abbia mai letto. In un primo momento avevo pensato che fosse la solita storia romantica dal sapore leggermente drammatico che si sviluppa in una Italia troppo lontana dalla quotidianità. Mi sono dovuta ricredere dopo pochissime pagine: una storia attuale in qualsiasi punto dell’Italia in cui siate, una storia forte e complessa nonostante le poche pagine in cui è racchiusa.

Titolo: Libero Arbitrio

Autore: Caterina Armentano

Editore: 0111edizioni

Pagine: 200

Prezzo: 15.00€

Pubblicato il: Novembre 2010

Sinossi: In un paesino della Calabria, un luogo non ben definito, dove lo spazio simbolico prevale su quello reale, inizia l’intreccio delle vite di alcune donne che vivono nello stesso condominio. Loro si aiutano, si odiano, si invidiano, fanno comunella tra loro. Ogni donna ha una caratteristica ben specifica: Miriam desidera partecipare ad “Amici” nonostante abbia superato l’età e digiuna se Gigi d’Alessio tradisce la moglie. Gianna abortisce di nascosto dal marito perché non desidera più avere figli. Cosima è convinta di meritare un marito dittatore e crudele e non si rende conto che sua figlia, adolescente, ha una vita sessuale attiva e usa spesso la pillola del giorno dopo. Raffaella vive sempre storie sbagliate perché desidera al più presto sposarsi. Marianna non accetta le convenzioni di una società che la vorrebbe sposata e accasata con un ragazzo che lei non ama. Questi frammenti di vita sono il contorno della vera storia, raccontata da Rebecca, colei che porta in seno la maledizione che le fa perdere i figli prima che nascano. Rebecca narra la vicenda di Ester, la sua migliore amica, colei che vota la sua vita a un sogno che l’ha perseguitata per tutta la vita…

Recensione: La stella nera di New York di Libba Bray

Titolo: La stella nera di New York
Autore: Libba Bray
Editore: Fazi
Pagine: 585
Prezzo: 14.90€
Pubblicato il: Ottobre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 02 Feb 2013
Terminato il: 07 Feb 2013
Voto: 5/5

Recensione: Elettrizzante, paranormale ed eccentrico al punto giusto!
Evangeline ha pubblicamente insultato un giovane delle buona società e per calmare le acque i suoi genitori hanno deciso di spedirla a New York dallo zio scapolo Will. Ad Evie non poteva andare meglio, New York, sarà la città in cui finalmente, ne è certa, diventerà qualcuno. Uno strano omicidio stravolge però la grande mela: qualcosa di malvagio è tornato da un oscuro passato.
La location sapientemente scelta dall’autrice è ben sviluppata caratterizzata lasciato nulla al caso: ecco che troviamo le scatenate danze degli anni ’20 in una New York che prende colore e vita nei bar clandestini dove il proibizionismo è solo un ricordo in bianco e nero.
I personaggi sono chiaramente pronti a darci grandi emozioni: lo si capisce dalla cura con cui sono caratterizzati, la scelta quasi sadica di centellinare le loro pazze e tragiche storie per poi scoprirle nel momento più saliente. Evie, ma anche Mabel, Sam, Theta, Jericho, Menphis e Henry, impariamo a conoscerli e fino a scoprire cosa li rende diversi, e come incarnano alla perfezione una figura ben definita degli anni ’20: abbiamo la maschietta pronta a incarnare la libertà e voglia di vivere (“alcoolicamente”) senza limiti, abbiamo la figlia di due espositori del concetto sindacalistico che ha grandi moti in quel periodo, il ladruncolo di strada che cerca solo di avere il suo riscatto personale, la ballerina di Black Bottom pronta a calcare i più importanti palcoscenici e che sogna Hollywood e il cinema sonoro… Una cura scultoria che gli con ferisce una psicologia a tutto tondo pronta a coinvolgere e stregare il lettore: portandoci ad amare o odiare ogni loro singola scelta.
Passiamo a parlare della parte thriller e del paranormal: anche qui, maestria e cura storica creano un fantastico serial killer con una personalità contorta e complessa. La scelta paranormale si adatta perfettamente all’epoca, dove tutto non è ancora troppo corrotto dalla modernità da far sembrare il tutto fantasticamente reale e possibile.
In definitiva, cinque stelle. Perfetto. Fantastico. Se ancora non lo avete letto correte subito ai ripari. Consigliatissimo, completo e intrigante!

Scrittori Made in Italy: Viviana Giorgi


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Viviana Giorgi

Chi è Viviana Giorgi?
Mi chiamo Viviana Giorgi, sono nata a Milano dove ho studiato e ancora vivo con mio figlio (non mi par vero che quest’anno conseguirà la maturità classica!). Per molti anni ho lavorato come giornalista free lance, occupandomi di spettacolo. Sono sempre stata una forte lettrice, ma a scrivere romanzi sono arrivata tardi. Il primo, infatti, è stato pubblicato solo all’ inizio del 2012. Sono una persona molto normale, non ho grilli per la testa e conduco una vita tranquilla. Il mio massimo picco di mondanità settimanale è andare al cinema, cosa che adoro fare sin da quando ero bambina. Mi piace cucinare, stare con gli amici più cari e mi piace moltissimo viaggiare (se ho soldi da spendere, preferisco spenderli in un viaggio che per rifarmi il guardaroba). Il mare mi angoscia, la montagna mi dà serenità. Adoro gli animali, ho sempre avuto cani e gatti in vita mia, quindi ne troverete sempre nei miei romanzi. Che altro dire? Mi piacciono le serie tv americane e di tanto in tanto mi rivedo tutte le stagioni di Friends e di Una Mamma per Amica. Un mio difetto? Sono milanista. Un altro difetto? Ho la carburazione molto lenta.

Quali libri hai scritto?
Ho pubblicato con Emma Books quattro romanzi e tre novelle di genere romance; fino ad oggi ho scritto commedie romantiche contemporanee, ma sia l’ultimo romanzo che l’ultima novella sono due storici, ambientati nella New York di fine ‘800. Inoltre, in rete si possono ancora trovare molti miei racconti, in particolare sul mio sito e sul blog Biblioteca Romantica al quale ho collaborato per molti anni.

Titolo: Bang Bang! Tutta colpa di un gatto rosso

Editore: Emma Books

Prezzo: 4,99€

Trama: Sì, è stata tutta colpa di un gatto rosso. Il mio. La bestia scappa dalla finestra a mezzanotte, e io mi butto in strada per recuperarlo, sexy come un sacco di patate, e incontro… l’ uomo dei miei sogni, una specie di Marlboro Man che smonta non da cavallo, ma da una fiammante BMW.
In altre parole, il mio nuovo vicino di casa. Lui mi fissa perplesso e incuriosito e il colpo mi arriva subito, preciso, bang bang, dritto al cuore, come nella vecchia canzone dell’Equipe ‘84.
Nick, si chiama Nick.Io Nora. Non può essere un caso, mi dico, e mi butto in questa storia, a testa bassa, senza sospettare in che pasticci mi ficcherò. Perché è ovvio che nella nostra storia si infilino altre persone, e tutte con qualcosa da dire o fare. Viola, un’adorabile bimba di otto mesi; Tommaso, il prof, egocentrico, bastardo seduttore cui l’ho giurata; un’orda di adorabili femmine folli che altro non sono che le mie amiche del cuore; Camilla, la disinibita, e un piccolo esercito di suocere, madri, padri, tate e… una nonna diabolica. E, come se non bastasse, c’è un romanzo rosa che aspetta di essere tradotto, uno strano borgo in piena Milano dove la gente sembra diversa e un po’ pazza e, ahimé, c’è anche lei, Gabrielle, la stronza. Senza contare il gatto rosso.

Titolo: Alta Marea a Cape Love

Editore: Emma Books

Prezzo: 4,99€

Trama: Gioia, milanese, illustratrice di libri per bambini, è invitata nel piccolo villaggio di Cape Love, sulla costa dorata del Maine, dalla folle e adorata zia Arianna, che la vuole come damigella d’onore alle sue (quinte!) nozze. Anche se zia Ari è sinonimo di guai, Gioia accetta senza sapere che, dopo le strampalate nozze della zia, rimarrà bloccata a Cape Love e dovrà occuparsi dei due cani di zietta (una terranova e un bassotto scatenati), del bookshop di famiglia e del piccolo Jimmy, il figlio del suo nuovo vicino di casa, Sean, uno che farebbe girare la testa anche a una santa. Peccato che Sean abbia già una fidanzata, Grace, tanto bella e famosa quanto detestabile. Se solo zia Ari fosse così gentile da tornarsene a casa sua (che, per la cronaca, è uno stupendo faro sulla scogliera), Gioia potrebbe ripartire per Milano e dimenticare una volta per tutte la notte bollente trascorsa insieme a Sean. O no? La nuova, esilarante commedia romantica dell’autrice di Bang Bang, tutta colpa di un gatto rosso e di Un cuore nella bufera.

Titolo: Tutta colpa del vento (e di un cowboy dagli occhi verdi)

Editore: Emma Books

Prezzo: 4,99€

Trama: Sì, ci si sono messi in due, il vento e un cowboy, a combinare questo pasticcio. Proprio un cowboy-cowboy, con tanto di cappello e cavallo di ordinanza, uno scassato pick-up rosso e un paio di occhi verdi come due laghi di montagna. Margherita (Maggie) lo incontra appena scende dall’aereo che l’ha portata negli States. Più che incontrarlo, per la verità, si scontra con lui, e nella involontaria colluttazione che segue gli fa pure un occhio nero. Colpa del cowboy, certo, ma anche del vento fortissimo che per lei è molto peggio di una maledizione.La trentatreenne Maggie Donati scrive romance, è italiana e ha un piano. Un piano scellerato, se per questo. Infatti, nonostante lei sostenga di aver volato per quasi diecimila miglia per passare il Natale con sorella e nipotina, la vera (e segretissima) ragione del suo viaggio nel Wyoming è un’altra, e non di poco peso: vuole un figlio e qualcuno con cui farlo. Perché non un cowboy dagli occhi verdi, allora? Sotto le mille luci colorate di un Natale freddissimo, battuto da un vento incessante e imbiancato da neve e ghiaccio, riuscirà Maggie a portare a compimento la sua missione senza cadere nella trappola dell’amore? O forse vi rinuncerà e tornerà a casa, a Milano, a piangere sulla spalla dei suoi cari amici Nick e Nora Corsi? Già, proprio loro, gli eroi di Bang Bang, Tutta Colpa di Un Gatto Rosso che, nel frattempo, hanno messo su casa e famiglia. Dopo l’Alaska di Un Cuore nella Bufera, Viviana Giorgi ci regala questo Natale un’altra commedia romantica ambientata negli USA, per la precisione a Hope, Wyoming, cittadina dove il tempo sembra essersi fermato: settecento anime in tutto, senza contare i cani, i cavalli e i lupi.

Titolo: Un Amore di fine secolo

Editore: Emma Books

Prezzo: 4,99€

Trama: È il 1898 e Camille Brontee, sfuggita al grigiore di Liverpool e della sua vita, sbarca a New York per andare incontro a un matrimonio combinato. Peccato che il promesso sposo, il “bastardo americano”, come subito lo soprannomina lei, non si presenti all’appuntamento. Per Miss Brontee inizia così l’avventura nel Nuovo Mondo, dove tutto è possibile, dove persino una donna può entrare a far parte di un universo tutto maschile come quello della redazione di un giornale, il Daily, e vivere una travolgente storia d’amore. Ma con chi? Con l’impacciato erede di un impero finanziario, Ken Benton, che la rispetta e la venera come una vestale, o con l’arrogante Frank Raleigh, spregiudicato editore del Daily, la cui sola vicinanza scatena in lei una guerra continua tra il cuore e la mente? Dovrà attendere gli ultimi sgoccioli del XIX secolo per scoprirlo…Nel suo consueto stile brillante e arguto, Viviana Giorgi ci racconta un’appassionata quanto tormentata storia d’amore. Sullo sfondo, tra realtà e finzione: una New York moderna e vibrante, il mondo dell’editoria e della finanza, i capricci della high society, i conflitti sociali e le prime rivendicazioni femminili. Ma non solo. C’è un altro personaggio che sgomita e spinge lungo tutto il romanzo per emergere: è il Novecento, il nuovo secolo, con le sue promesse e le sue speranze. Per Camille, il secolo dell’amore.

Potete inoltre trovare racconti e scritti di Viviana Giorgi anche nelle seguenti pubblicazioni:
Un cuore nella bufera edito Emma Books
Amore Orgoglio e Pregiudizio edito Emma Books
Buon Lavoro! edito Emma Books

Come sei diventata scrittrice?
Ho sempre scritto per mestiere. Come ogni forte lettore (leggevo di tutto, dai classici alla fantascienza ai gialli), ho sempre avuto in testa l’idea di scrivere un romanzo (per la verità un tempo pensavo più al thriller che al romance), ma pur avendoci provato più di una volta, non sono mai riuscita ad andare oltre pagina venti. Incespicavo nella storia, o forse nella mia volontà. Poi sono accaduti dei fatti nella mia vita privata che mi hanno portata a passare molto tempo in casa e, per caso, ho scoperto il romance, un vero colpo di fulmine. Ho incominciato a leggere romance – in inglese, perché le autrici che volevo leggere non erano tradotte – e da lì a scrivere il passo è stato breve. Il mio primo romanzo è stato un regency che ho pubblicato a puntate in rete. Si intitolava Zitta e ferma Miss Portland! e non escludo un giorno di riprenderlo in mano perché, a mio immodestissimo parere, non era affatto male. Tra le mie lettrici settimanali c’erano anche fior di autrici che mi hanno incoraggiato ad andare avanti. Ora sono tutte mie amiche e non finirò mai di ringraziarle per il loro appoggio. Poco dopo ho pubblicato a puntate sul blog Biblioteca Romantica una versione molto corta del Gatto Rosso. Anche questo ha avuto un buon seguito, tanto che una delle autrici di cui parlavo prima, Mariangela Camocardi, mi ha consigliato di farlo diventare un romanzo e di mandarlo alle CE. Così ho fatto. Quando Emma Books mi ha detto che l’avrebbe pubblicato, mi è sembrato meraviglioso.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Inizio alla mattina presto, prima di vestirmi. Dedico un paio di ore nel silenzio della casa (mio figlio è ormai a scuola) a rispondere alle e-mail, a scrivere qualcosa sul mio blog, a fare ricerche. Poi, se ho tempo, proseguo a lavorare in tarda mattinata e nel pomeriggio. Spesso riapro il computer verso le undici di sera, e vado avanti fino alle due se ho abbastanza concentrazione e poco sonno. La mia routine non è costante, non sono il tipo che si taglia fuori dalla vita per ore, che piazza il cartello Non disturbare sulla porta. Non ci riesco, purtroppo. Ci sono giorni in cui lavoro per ore, altri in cui lavoro pochissimo; in ogni caso, cerco di scrivere qualche riga ogni giorno, per non disperdere la mia concentrazione.

Qual è stata la tua prima stesura?
Credo di aver già risposto in precedenza. Si è trattato della pubblicazione a puntate e on line – insomma, come un feuilletton di un tempo – di Zitta e ferma Miss Portland! un regency dai toni brillanti che mi sono divertita a scrivere e che molta gente si è divertita a leggere. Per la cronaca, l’avevo inviato alle due principali case editrici che al tempo si occupavano di romance, ma mi era stato rifiutato da entrambe.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Se devo essere sincera, ciò che credo abbia dato una impronta caratteristica alla mia scrittura è stato leggere in inglese. Gli anglosassoni scrivono il romanzo come noi non sappiamo fare (e non è un caso che il romanzo moderno nasca proprio a casa loro). Noi siamo spesso molto verbosi, usiamo frasi lunghissime che si attorcigliano intorno a se stesse come un boa constrictor, soffocando la lettura: provate a leggere a voce alta e ve ne accorgerete. La lingua inglese utilizzata nel romanzo popolare (e per popolare intendo di genere) è invece molto più stringata, descrive con meno parole, evita gli arabeschi linguistici, le iperboli. Ecco, credo proprio che l’impronta stilistica me l’abbia data la lettura di romanzi in lingua inglese, anche se mi rendo conto che questa mia affermazione potrebbe apparire paradossale.

Come nascono le tue storie?
Non credo che nessuna Musa sia mai venuta a trovarmi, le muse ispirano gli artisti, e io sono solo un’artigiana dela scrittura. Le idee mi vengono per caso, soprattutto mentre cammino. Il Gatto Rosso, per esempio, è nato mentre, sera dopo sera, portavo a spasso il mio bassotto. Non sono una scrittrice metodica, le idee si impossessano di me, poi io cerco di dare loro un minimo di senso. Le mie idee sono come le ciliegie: una tira l’altra.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Non ancora. Certo, ci sono giorni più o meno buoni anche per scrivere, ma io scrivo in ogni caso, anche se so che poi cancellerò tutto perché fa schifo. Ripeto, io mi reputo un’ artigiana. Non ho bisogno dell’ispirazione sacra per scrivere. Mi metto davanti alla tastiera e incomincio, qualcosa verrà. E se alla fine non sono soddisfatta del mio lavoro, non mi dispero, ricomincio il giorno dopo. La vera frustrazione mi assale solo quando scopro un buco nella trama in fase di revisione. Scrivo immaginandomi la storia come se fosse un film: se mi mancano dei fotogrammi, divento matta.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpresa di ciò che stessi scrivendo?
Per la verità mi sorprendo spesso di quello che scrivo. Soprattutto delle battute o dei dialoghi brillanti che escono dalla bocca dei miei personaggi. Qualcuno dice che i miei libri fanno ridere e che mettono di buon umore, ma se mi chiedi come ci riesco, non so rispondere. Mi stupisco, questo sì, quando rileggo le mie cose a distanza di mesi. A volte non le riconosco neppure e dico, to’, mica male questo pezzo. Ma, forse è l’Alzheimer che avanza.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
E se ti dicessi che non ho mai pensato a nulla di tutto questo? Non sono mai andata a scuola di scrittura, non ho mai fatto corsi e neppure ci ho pensato (e non certo per supponenza). Ho sempre letto tanto, di tutto, non solo alta letteratura (anche se non saprei definirla): dai classici (che ritengo quelli sì fondamentali) a molta narrativa di genere: gialli, thriller, fantascienza e di recente romance. Questa è stata la mia scuola, più le ore passate al computer. In quanto ai miei dilemmi ricorrenti, prima o terza persona? Vorrei tanto poter continuare a scrivere in prima persona, ma dopo Tutta colpa del vento, scritto in terza, continuerò con la terza, per me più faticosa, ma certo più completa.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Sebbene i miei titoli pubblicati da Emma Books non abbiano subito delle grandi revisioni, devo ammettere che ogni correzione che mi è stata suggerita, anche la più piccola, è stata per me utilissima. Ci sono (quasi) errori di cui prima non mi accorgevo neppure, come un uso disinvolto del trapassato, un po’ alla maniera anglosassone; ora cerco di evitarlo e se proprio non ci riesco, in fase di rilettura lo correggo. Prima di consegnare rileggo almeno tre volte e quando riesco a cancellare qualche riga, o anche una sola parola di troppo, so di aver fatto una buona cosa.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Le mie prime esperienze con l’editoria sono stati dei rifiuti, oltretutto sospirati (nel senso che ho dovuto telefonare io per sapere che il mio manoscritto era stato rifiutato, ma la cosa è – dicono i ben informati – del tutto normale); volevo scrivere romance storici, e invece i miei primi romanzi sono stati dei contemporanei. Il Gatto Rosso l’ho inviato a due CE tradizionali, che non mi hanno dato risposta. Poi l’ho mandato a Emma Books e, per una serie di fortunate circostanze (non pensiate che sia sempre così), in due giorni ho avuto l’ok. Una casa editrice digitale di certo è più veloce e agile quando si tratta di pubblicare un libro e metterlo sul mercato, ma per quel che riguarda le ‘operazioni preliminari’, ovvero valutare un manoscritto, decidere se accettarlo, editarlo e poi preparare la cover e occuparsi del lancio, ha esattamente le stesse incombenze e gli stessi tempi lavorativi di una casa editrice tradizionale. Non ho mai neppure pensato di farmi pubblicare a pagamento.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Non mi sono mai auto pubblicata, ma credo che ormai sia un mezzo fantastico per farsi conoscere dalle CE e dai lettori. Ci sono case editrici che fanno scouting attingendo direttamente dalla classifica di Amazon. Bisognerà vedere quanto questa tendenza durerà, io non credo molto, anche perché mi sembra che sia una scelta cannibalesca e poco lungimirante. Le CE dovrebbero investire sulle nuove autrici, non pubblicare pappe ricotte. In ogni caso, una cosa è certa: il self publishing e le CE digitali hanno dato vita ad un mercato di autrici italiane che prima non esisteva e che le lettrici hanno dimostrato di apprezzare. Ora sta a noi autrici saper alimentare questo mercato con prodotti professionali, che non releghino l’ebook al ruolo di libro di serie B.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Mi rifaccio alla risposta che ho dato prima. Oggi il self publishing permette a tutti di pubblicarsi con un paio di click. Secondo me, piuttosto che rimanere nell’anonimato, va benissimo tentare la carta del digitale. Ma sempre facendolo in modo professionale: insomma, non è più possibile affidare il proprio manoscritto al giudizio di fratelli o amici, bisogna investire nel lavoro di un editor. Consiglio a chi si autopubblica un editing professionale, anche per il bene di tutta la categoria (scherzo, ma fino a un certo punto).
A me è stato utilissimo potermi affidare a un editor professionista; non tanto per i piccoli refusi, ma per capire se la trama funzionava davvero o se c’erano dei salti narrativi o delle incongruenze nel racconto.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Scrivo – almeno per il momento – storie che parlano d’amore con leggerezza, ma ciò non toglie che trattino anche di altri aspetti della vita, e pure piuttosto seri. Nel penultimo romanzo (Tutta colpa del vento) tratto un tema importante come la maternità, parlo di ansie e fobie e di traumi infantili. Credo che non si possa in nessun caso, anche quando si tratta di una commedia romantica, sterilizzare la trama, liberarla da qualsiasi problematica, soprattutto nel caso di un contemporaneo. Cosa celo tra le mie pagine? Probabilmente me stessa, come fanno tutti gli scrittori.

Perché scrivi?
Non so se scrivo per condividere. Scrivo e basta. Poi certo mi piace molto venire letta, ricevere i commenti di chi mi legge, ma quando scrivo non penso a cosa succederà dopo, a quando il romanzo sarà tra le mani di una lettrice. Mi immergo nella storia e parto, mi affeziono (quasi sempre) ai miei personaggi e voglio vederli felici. Scrivo tutto di seguito, così come il lettore poi leggerà il romanzo, perché è come se nella mia testa vivessi la storia giorno per giorno, riga dopo riga. E non so mai cosa succederà nelle pagine successive.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Guarda, onestamente non saprei dire cosa la critica ufficiale, se per caso fosse costretta sotto tortura a leggere un mio romanzo, potrebbe dirne. Il romance, e in genere la narrativa femminile, viene di solito snobbato alla grande dai critici, a meno che non si tratti di un fenomeno editoriale importante, come Le Sfumature, per intenderci. Le recensioni arrivano dai blog specializzati in narrativa rosa e devo dire che fino a oggi ho ricevuto solo pareri (molto) positivi. Anche i commenti dei lettori sono stati di solito molto lusinghieri, sia sulle pagine dei vari booksellers, che su quelle dei social specializzati, tipo Anobii o GoodReads. Non sono mancate le critiche negative, ma sono una minoranza sul totale: le leggo con attenzione e cerco di capire cosa non abbia funzionato per quei lettori e spesso mi accorgo che forse non avevano compreso che si trattava di genere romance (che è un genere con delle codifiche molto precise). Di solito on line c’è la possibilità di leggere un estratto prima di acquistare, perché non farlo, mi chiedo?

Ti senti davvero uno scrittrice? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Più che una Scrittrice (con la S maiuscola), mi sento un’ artigiana della scrittura; oggi come oggi scrivere è il mio lavoro e cerco di farlo al meglio, con molto impegno e una ricerca continua verso una maggiore professionalità. Penso che non ci siano delle regole generale che facciano di chi scrive uno scrittore, se non la professionalità. Scrivere non richiede solo passione, ma anche un esercizio costante, un lavoro non solo di lima, ma spesso di pialla e sega. Ecco, forse prima di definirsi scrittore (mi riferisco soprattutto agli auto-pubblicati), si dovrebbe ambire a diventare un buon artigiano della scrittura. È ciò che sto cercando di fare io, libro dopo libro.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Scrivere è quello che faccio e, se il Cielo vorrà, quello che continuerò a fare. È divenuta ormai la mia prima occupazione, una scelta definitiva per la mia vita, insomma (almeno per il prossimo futuro). Dopo il salto che ho fatto nel passato con Un Amore di Fine Secolo, tornerò a una storia dei nostri giorni. Ti do una notizia in anteprima: si tratterà di uno spin off di Bang Bang, Tutta Colpa di un gatto rosso. Sarà la storia di una delle femmine folli, ambientata tra Milano e un altro luogo che ora non voglio ancora rivelare e giocata sui toni della commedia romantica. Poi…si vedrà, anche se uno dei comprimari dello storico sta già bussando alla mia porta con insistenza.
Grazie mille Alice per questa bellissima intervista, e grazie anche a chi sarà così gentile da leggerla.

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Libri a “Km 0”: Il sole di Alur – La sesta regola di Fusco Alessandro


Devo confessarvi che questo è stato uno dei libri che più ho bramato dal momento in cui lo scoprii. Solitamente l’attrazione ad un libro non avviene così immediatamente, solitamente rimango attratta dalla copertina e poi mi innamoro della trama, con questo è bastato un solo sguardo emi sono detta, devo averlo. La fortuna ha voluto che conoscessi anche di persona il suo autore e ho scoperto non solo la fantasia con cui ha creato un mondo fantasy ma anche il progetto indipendente di Specchio Nero. Vi invito a scoprire questo libro che vi garantisco non è solo uno dei tanti fantasy.

Titolo: Il sole di Alur – La sesta regola

Autore: Fusco Alessandro

Editore: Il Ciliegio

Pagine: 248

Prezzo: 17.00€

Pubblicato il: Aprile 2012

Sinossi: Un ragazzo, un mago e una spada, uniti dal compiersi di un’antica profezia. “Tutto ha inizio come in ogni leggenda, in cui il bene e il male si affrontano come due mitiche entità al volgere di ogni era. Ma la nuova vita che attende l’adolescente Térion a Helthor, centro del culto del dio-sole supremo, non apparirà più la stessa ai suoi occhi, né il mondo che lo circonda, retto da un unico ordine prestabilito, sarà più uguale. In cuor suo, nel profondo della coscienza, il vero scontro si rivelerà essere quello fra gli ideali di giustizia e le avversità della vita, la corruzione del suo tempo e la volontà di non cedere sul cammino di fede, fino a infrangere la Sesta Regola e scoprire il segreto della sua nascita.

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