Scrittori Made in Italy: P. Marina Pieroni

Scrittori Made in Italy: P. Marina Pieroni
Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… P. Marina Pieroni.

Chi è P. Marina Pieroni?
Apparentemente non è una domanda semplice. Come? Direte voi, non sai chi sei?
Vediamo di chiarire: io sono P. Marina Pieroni. Per il web, per il mondo della scrittura e dei libri in generale. Peccato che quel ‘Marina’ in realtà non esiste.
È il nome che mi aveva dato mia mamma appena nata, ma mio padre ha deciso di cambiarlo all’ultimo secondo per poter abbinare al cognome un’altra P.
Perché quindi un nome non reale? Perché odio stare sotto i riflettori e questa mia passione l’ho nascosta a tutti. Amici, parenti, figli. Nessuno, a eccezione di mio marito che lo ha saputo comunque tardi, sa che io scrivo.
Quindi Marina è la mia identità segreta, come i supereroi. Così, proprio come quando Clark Kent si rimette gli occhiali e Sailor Moon si toglie la sua divisa da Guerriera Sailor, io nella vita reale abbandono il ‘Marina’ e passo ad assumere il ruolo che ho. Mamma innanzitutto, di due uragani di 8 e 5 anni, e poi mi occupo di tremila cose (anche troppe) che vanno dalla ricerca in archivio, al settore turistico, all’ insegnamento, all’editing…
Ho 36 anni, mora, alta, cicciottella. Cerco sempre di sorridere alla vita anche se spesso e volentieri lei mi travolge. E sono una ritardataria e disordinata cronica, che sono due cose che vanno a braccetto.
Abito vicino Narni (la città che ha ispirato Lewis per le Cronache di Narnia), anche se sono originaria di Roma e tra le sue vie ho lasciato ‘un pezzo de core’.

Quali libri hai scritto?

Titolo: Cronache dalle Terre di Arret – Bianco e Nero (Versione Integrale)

Editore: Self Publishing

Pagine: 696

Prezzo: 18.01€

Trama: Arret è una terra dove la magia è scomparsa da venti lunghi anni, e con essa anche i draghi. Nessuno lo ricorda, tranne poche persone particolarmente dotate che hanno tentato di celare tutti gli indizi e tutti i riferimenti.
La Principessa Serenia vive una vita abbastanza tranquilla, finché sarà costretta a fare i conti con il ruolo che ricopre. Gilbert, il Principe Nero, definito il cattivo per antonomasia, sceglierà proprio lei come sua sposa, nonostante lei tenti di evitare il matrimonio a tutti i costi.
Ma la loro unione non sarà certo di miele. È chiaro alla ragazza che suo marito nasconde un terribile segreto, ma impiegherà diverso tempo per scoprire di cosa si tratta.
Fin quando, a un certo punto, si libereranno i poteri dei draghi rimasti assopiti…
Da quel momento la scena cambia completamente. Serenia sarà costretta a vagare per le Terre di Arret per trovare la sua vera essenza magica.
La magia s’insinuerà nel mondo pian piano, fino a dirompere con grande forza.
Le Terre di Arret si apriranno davanti agli occhi dei lettori, che lo vedranno attraverso gli occhi della protagonista, tra duelli di spada e magia, folli cavalcate, creature fantastiche e anche un pizzico di ironia.
Note di colore vengono pennellate qua e là per le pagine, e la musica è la vera protagonista di alcune scene significative.
Un romanzo ambientato in un mondo di fantasia, ma dove sono presenti elementi reali e personaggi realmente esistiti, come Beethoven, i fratelli Grimm, il Bernini e altri. Qual è il segreto delle Terre di Arret?

Titolo: Gilbert

Editore: Self Publishing

Pagine: 148

Prezzo: 6.91€

Trama: Gilbert: è il principe erede al trono del Regno Nero. Freddo, spietato, potente. Ha un’anima di drago e il cuore di un predatore. Riusciranno la semplicità e l’ingenuità di Serenia, la principessa del Regno Bianco, a scalfire il suo cuore di ghiaccio?

Come sei diventata scrittrice?
Tutto è iniziato con la lettura. E di questo devo dare merito a mio padre che mi leggeva le storie di Topolino poi, pian piano, ho iniziato a leggere qualcosa anche da sola. Un giorno, ero molto piccola, andavo all’asilo, è stata pubblicata una storia di Paperino in versione Dante Alighieri. Ma l’italiano utilizzato non era quello che conoscevo e ‘leggiucchiavo’. Questo era molto difficile, in rima e non riuscivo a leggerlo. Eppure mi affascinava, quella pubblicazione così particolare, quei disegni rossi con il diavolo e quelle parole per me così arcane.
Mio padre, con santa pazienza, mi leggeva quella storia più e più volte. Ma io non ero soddisfatta: così mi sono intestardita finché non ho imparato a leggere bene. Dalla prima elementare in poi, quindi, andavo come un treno. Divoravo libri e, di conseguenza, scrivevo temi lunghissimi. (In terza elementare la maestra mi ha chiesto di essere più breve perché ogni volta ci metteva tantissimo tempo per leggere).
Alle medie e alle superiori la passione per la materia italiano, la lettura e la scrittura si è accentuata ancora di più. Sulle agende-gadget che regalava la banca scrivevo dialoghi e scene impicciate (amori, sofferenze, baci…) non erano storie ma più dei flash.
E poi ho sempre viaggiato con la fantasia. Proprio alle elementari si è affacciata nella mia mente una storia, ispirata da cartoni animati del tempo e da film come La Storia Infinita, e da quel che più mi colpiva, come quella volta che mi sono imbattuta in un bestiario medievale. È stato amore a prima vista.
Così si è intrufolato nella mia mente un mondo fantasy: dei draghi, degli essere alati, incantesimi e duelli. La storia ‘Bianco e Nero’ è cresciuta con me, senza mai pensare di metterla per iscritto. Il motivo non so bene… forse paura, sapevo che era qualcosa di grosso.
A dicembre 2010 è arrivata la svolta.
L’anno prima avevo perso mia nonna, a cui ero molto legata e che ha perso piano piano tutti i suoi ricordi. Questo fatto mi ha sconvolta, ho iniziato a immaginarmi di perdere i miei ricordi: i visi cari, i momenti più belli e anche la mia storia.
Così, un giorno qualunque, ho comprato un quadernino a quadretti e ho iniziato a scrivere.

“Capitolo 1
Era in ritardo!
Perché ogni volta riusciva sempre a fare tardi?
Serenia pensava questo mentre il vento le faceva volare i lunghi capelli neri, stava galoppando a gran velocità verso il castello.”

Questo è la prima cosa che ho scritto (in questo momento, con una certa nostalgia, ho questo quadernino tra le mani), che poi, opportunamente modificato, è diventato l’incipit del mio primo libro.
Dopo una ventina di capitoli ho trascritto tutto su un foglio digitale e ho continuato a scrivere sul portatile. Scrivevo per me, per non perdere la memoria della mia storia, per lasciarla ai miei figli, forse. Dopo trecento pagine, però mi sono detta: ‘Ehi, ma questo è un libro’ e così ho iniziato seriamente a pensare alla pubblicazione.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Le mie sedute di scrittura sono sempre state molto altalenanti. Passo da momenti di scrittura folle a giorni (i primi tempi addirittura settimane) senza scrivere nulla.
Da quando ho pubblicato Bianco e Nero Parte I (15 febbraio 2013) ho capito che dovevo essere più costante. Passo sempre da attimi di raptus in cui scrivo e scrivo (e sono gli istanti in cui escono fuori le parti più creative), a momenti più ‘tecnici’ in cui scrivo con più calma e ragionandoci meglio.
Cerco di dedicare alla scrittura almeno un’ora al giorno, ma non sempre ci riesco. Prediligo la mattina presto o la sera, in rigoroso silenzio o almeno ci aspiro.

Qual è stata la tua prima stesura?
Mi è scappata la risposta alla domanda 3. Ho pensato di modificarla, aggiungendola qui. Però ho preferito lasciarla lì, in fondo io scrivo ‘di getto’ e la risposta l’ho data in quel momento.
Riguardo a qualcosa al di fuori di Bianco e Nero, non ricordo bene l’ordine cronologico di ciò che scrivevo un tempo. Mi ricordo una volta, in prima media mi sembra, che ho scritto un racconto di me che vivevo in sogno un’avventura fantasy. C’era un mago, un bosco tetro, un medaglione con un rubino rosso. Non ricordo molto altro, so solo che alla fine mi risvegliavo con il medaglione nel letto.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Mmh, no. A questa non so rispondere. Io amo leggere e studiare il lavoro degli altri, sia i classici come Tolkien, sia autori moderni come la Gier . Non mi sono sentita mai ispirata da nessuno però, o meglio, riformulo, mi sono sentita ispirati da tutti, anche se non so indicare un idolo o un mentore specifico.

Come nascono le tue storie?
Io sono sempre stata tra le nuvole. Letteralmente, fin da piccola guardavo le forme spumose in cielo immaginandomi mondi fantasiosi e creature magiche. Come già detto la storia Bianco e Nero è nata in tenera età, ho tratto spunto dai cartoni animati anni ’80 (come occhi di gatto o il Tulipano Nero) e dalla Storia Infinita.
Da piccola era così, da grande traggo ispirazione dalle esperienze della vita: un piccolo borgo che visito, una donna al lato della strada che chiede l’elemosina, dei bambini che giocano…
Tutto può essere fonte di ispirazione. Di solito sono i personaggi che arrivano prepotentemente nella testa. Si presentano, mi dicono il loro nome e qualche particolare e ogni tanto mi fanno vedere delle loro scene di vita, sta a me poi costruirci storie sopra, sempre seguendo la loro volontà, però.
Ma la vera musa ispiratrice è la musica. Quando sento qualche brano che mi suscita emozioni (musica più che le parole) allora parto in quarta e fantastico, fantastico (combinando anche pasticci nella vita reale, come bruciare qualcosa che sto cucinando).
È il motivo per cui nei miei libri la musica è sempre presente.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Come ho detto poco prima vado molto a periodi, certi giorni sono come in estasi. DEVO scrivere e se non posso farlo mi capita di scribacchiare ovunque: su blocco notes, tablet etc. Ma anche in posti assurdi: la busta di una bolletta, uno scontrino etc. (Una volta, per errore, ho scritto dietro la cedola dei libri di mio figlio, con la cartoleria poi ho fatto finta di essermela persa, mi vergognavo troppo).
La sindrome del foglio bianco, fortunatamente, ancora non l’ho mai avuta. Se non so dove mettere le mani inizio a descrivere una scena e il resto viene da solo.
Stessa questione, al momento, non ho deciso di cestinare nessun mio operato. O meglio, è il contrario: all’inizio è tutto nel cestino. Scrivo appunti, frammenti, cerco di collegarli, senza pretese. Se poi, un giorno, uscirà fuori qualcosa da presentare, ben venga.
Anche le parti che scarto durante l’editing me le tengo da parte. Non si sa mai possano essere rielaborate e inserite in un altro contesto.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpresa di ciò che stessi scrivendo?
Questa domanda mi diverte. Perché per me la scrittura è per prima cosa divertimento. Odio creare qualcosa a tavolino, le scene più belle sono quelle che ho scritto a sorpresa, senza seguire una scaletta.
In genere io fisso dei punti. So quale sarà il punto A (partenza) e il punto Z (fine) ma non so cosa c’è in mezzo, al massimo qualche altro punto principale.
La trama la seguo seguendo i miei personaggi. Poi, andando avanti, appaiono nella mia mente delle scene che so che rappresenteranno delle ‘lettere del mio alfabeto’ ma come ci arrivo lo saprò solo lì per lì.
È incredibile quanto mi piace seguire i miei personaggi e lasciarli liberi di prendere le loro decisioni. Forse per chi non scrive o non usa questo metodo ‘selvaggio’ rimarrà stupito. Non è lo scrittore a decidere cosa scrivere e come? No, non sempre.
Io ho dei personaggi veramente indisciplinati, soprattutto i maschietti.
Per chi conosce la mia Saga, Gilbert all’inizio non era così cattivo ma quando si tramuta in demone, è come se fossi anche io posseduta e per stargli dietro fatico un bel po’.
Stesso dicasi di Danase (Che mi ha fatto penare anche nel nome, più ne sceglievo uno diverso e più mi veniva in mente quello. Alla fine ho ceduto (nella lingua di Arret vuol dire ‘Libero’)). Stesso dicasi di quando si è azzuffato con Angher, hanno fatto tutto da soli.
E, nel seguito, addirittura c’è un personaggio che si sta innamorando di un altro totalmente inaspettato (ora chi mi segue si starà rodendo il fegato per sapere).
A volte tutto ciò mi spaventa, ma mi dà anche tanto tanto benessere.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Io scrivo di pancia e di cuore, anche se sono consapevole che serve anche e soprattutto cervello. Trovo molto utile leggere e studiare il lavoro degli altri. Ma questo non vuol dire per forza grandi scrittori, ma anche altri scrittori emergenti o poco conosciuti. Mi piace comprendere perché qualcosa funziona e qualcosa no, se un personaggio non è credibile o se invece è qualcuno che non si scorda facilmente. Così, dopo la mia auto-didattica, rielaboro le informazioni e le faccio mie.
Inoltre cerco di imparare da ogni situazione (recensioni, mie e di altri libri, articoli sui blog etc.)
Attualmente sto frequentando anche dei corsi di scrittura creativa che si stanno rivelando molto utili.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
All’inizio, vi confesso, non avevo capito bene quale lavoro fosse la revisione, la pubblicazione etc. Anche perché, come già detto, non era stato qualcosa di pensato e studiato a tavolino.
Ho scritto il mio primo romanzo di getto, senza pensare a un ‘dopo’ e correggere qualcosa che di partenza non presenta una buona base vi assicuro non è facile.
Le revisioni della prima parte di Bianco e Nero sono state un dramma: ho riletto e riletto tutto, tante e tante volte. Troppe. Sì, troppe perché alla fine non vedevo errori palesi (addirittura lettere invertite o mancanti), era come se occhi e cervello li cancellassero.
Vi racconto anche un aneddoto tragi-comico. A furia di fare revisioni ‘in corso d’opera’ alla fine ho trascritto il file corrente con uno molto datato (avevo la cattiva abitudine di conservare tutte le vecchie stesure) e, durante un certo periodo x è andato online quel file terribile… poveri lettori. Così ho dovuto fare più di una ri-correzione su quanto già corretto. Tragico.
Adesso adotto qualche piccolo trucchetto.
Innanzitutto cerco di produrre una prima stesura semidecente, per avere una buona base su cui poter lavorare.
Poi, ogni volta che apro il file per scrivere, lo apro ‘random’ e leggo una pagina a caso e la revisiono. Non collegata al ‘filo del discorso’ del momento riesco a guardarla in maniera più obiettiva e a migliorarla.
Inserisco poi delle parentesi “()” nei punti che so che devo rivedere e studiare (anche singole frasi e parole).
A fine stesura, e dopo diverse riletture, leggo il libro su supporti differenti (portatile, cartaceo, ebook…) e leggo tutto al contrario (dall’ultimo capitolo al primo).
Inoltre, punto fondamentale, mi avvalgo anche di beta reader (diversi di volta in volta) che mi danno consigli e pescano gli errori. Tutte persone fantastiche.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Quando ho capito che quello che avevo tra le mani era un libro ho cominciato a guardami intorno per comprendere cosa ne potevo fare. Ho trovato che esistono varie realtà: grande case editrici, piccole case editrici free, case editrici a pagamento e l’auto-pubblicazione.
Scartando a priori le grandi case editrici (e chi mi si fila? Ho pensato) e gli editori a pagamento, ho puntato l’occhio sulle piccole case editrici free e sull’auto-pubblicazione.
Quale era il mio obiettivo? Costo zero e qualche lettore (non avevo molte pretese). Ho così ‘lanciato’ il mio libro nel mercato self publishing e, contemporaneamente, l’ho mandato in valutazione a qualche casa editrice.
Le case editrici mi hanno risposto positivamente, alcune le ho scartate però perché erano a pagamento mascherate. Alcune altre le ho rifiutate perché nel frattempo mi stavo facendo il callo nel self publishing. Sono cominciate ad arrivare le prime soddisfazioni da parte dei lettori e ho scoperto la parte di autonomia e divertimento della pubblicazione da soli. (Ho quindi scartato anche le case editrici che non permettevano questa autonomia, quelle che avevano scarsa distribuzione etc.), alla fine sono rimasta Self.
Attualmente sono soddisfatta della mia scelta, in futuro… chissà…

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Mettiamo di avere tra le mani una storia discreta e già revisionata. Insomma, un’opera che ha un potenziale. Che cosa ci facciamo?
La mia esperienza maturato fino adesso (e che ogni giorno sta crescendo) non deriva solo dalla mia personale ma anche da quelle di molti altri autori conosciuti sul web, soprattutto grazie al blog.
Io penso che ognuno deve seguire la propria strada, che la via migliore per uno non è detto che sia la migliore per un altro.
Mi fanno sorridere, e arrabbiare a volte, gli autori che si dividono in fazioni. Gli autopubblicati che deridono quelli delle piccole CE, gli autori delle piccole CE che deridono gli autopubblicati. A volte, davvero, sembra una cane che si morde la coda.
Tengo a precisare che l’autopubblicazione è una scelta e non è né una scorciatoia (lo è stato per qualcuno ma per puro caso) né un ghetto di scartati. È un metodo diverso di presentazione al pubblico, altrettanto dignitoso come altre situazioni.
Se non si è portati per fare tutto da soli o quasi, se non si è grado di seguire tutto il proprio lavoro a 360° (o di avvalersi di servizi esterni, ma comunque gestendo tutto), allora è meglio farsi seguire da un piccola CE. Ma mi raccomando, MI RACCOMANDO, non a pagamento, seria e volenterosa. Altrimenti vedrete i vostri sogni, e i vostri soldi, andare in fumo.
Se invece vi sentite temerari e coraggiosi, allora forse il Self Publishing è quello che fa per voi.
In tutti i casi, però, ci vuole umiltà e cortesia.
Infine, consiglio di conoscere altri autori auto-pubblicati. Se si trovano persone senza invidia, ci si dà una mano e ci si diverte.
Io, ad esempio, mi trovo molto bene con il gruppo FB FantasySelfpublisher e con l’Associazione Select Selfpublishing, quest’ultima una realtà molto seria grazie alla quale mi sono, timidamente, affacciata al mondo delle fiere.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Il mercato editoriale è un mondo strano, di cui ancora non ho compreso i meccanismi.
Io leggo senza discriminazioni, romanzi autopubblicati, di piccole CE (anche a pagamento) e di grandi CE.
Spesso mi lancio nell’avventura della lettura (perché il libro mi è stato inviato per una recensione, oppure l’ho acquistato colpita da qualcosa, senza sapere se è stato autopubblicato o meno).
Ho capito che il SelfPublishing presenta di tutto (gente che crede di aver scritto un capolavoro vendendo a prezzi assurdi, trame orribili o piene di errori, per fare degli esempi). Però si trovano anche molte chicche e, soprattutto, un’originalità che spesso non trovo nelle case editrici, che seguono più il trend del mercato.
Sono anche diventata più esigente con le case editrici, insomma, se un autopubblicato riesce a produrre un lavoro di un certo livello, con le proprie forze o quasi, allora dalle case editrici esigo la perfezione.
I lavori peggiori, al momento in cui scrivo, li ho trovati con le case editrici a pagamento, come se non fosse stato fatto alcun tipo di editing e, se sei una CE seria, non te lo puoi permettere.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Mi è difficile spiegare cosa si cela dentro i miei scritti. Non ci sono messaggi che voglio dare, niente roba subliminale (anche se adoro nascondere indizi delle prossime pubblicazioni), più che altro desidero condividere quello che c’è nella mia testa, mi piace parlarne ed entrare a diretto contatto con chi ne vuole far parte.
Anche se, in fondo, qualcosa su cui riflettere in Bianco e Nero c’è. Sono sempre stata ossessionata dal fatto che: ‘per i nostri nemici i nemici siamo noi’. La divisione tra buoni e cattivi è per forza così palese? È tutto realmente bianco o nero?
È questo il motivo che mi ha spinto a scrivere lo spin off Gilbert, le prime 125 pagine di Bianco e Nero riscritte dal punto di vista di lui.
Nel primo libro Serenia, la protagonista, subisce torture e violenze dal protagonista, qualcosa che può far inorridire ma sicuri che vedendo tutto dal punto di lui le proprie idee sui personaggi e la storia non cambino?
E non sto parlando di giustificazioni, non di traumi infantili o qualcosa di simile, che possa giustificare le cattiverie. No, sto parlando proprio della storia vista da una punto di vista differente, qualcosa che ti fa dire: ‘Aaah, ecco perché…’
Quindi, se proprio vogliamo trovare qualcosa, parlo della realtà (nonostante si tratti di un fantasy) vista in modo differente.

Perché scrivi?
I miei personaggi scalpitano nella mia testa. Lo hanno fatto per trent’anni, finché non mi sono decisa a metterli su carta e mi sono accorta che in questo modo hanno una loro vita.
Si meritano di stare su carta, di essere vivi.
Io ho sempre navigato tra le nuvole e finalmente ho trovato il modo di mettere a frutto questo mio difetto. E sono felicissima, perché mi sembra di trasferire una parte di me a qualcun altro.
Finché durerà questo benessere, questo fuoco acceso, allora scriverò.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Quello delle recensioni è un tema scottante. Soprattutto gli autopubblicati sembrano affetti da questo fenomeno della ‘guerra delle recensioni’.
C’è che fa recensioni negative senza esclusioni di colpi, offendendo il lavoro fatto dall’autore, senza alcun rispetto.
Ci sono, d’altro canto, le recensioni positive inutili. Non sto parlando di chi si fa recensire da amici e parenti, ma di quei feedback che non dicono altro: ‘stupendo, bellissimo’ e dispensano le famigerate 5 stelle come fosse acqua fresca.
Le recensioni veramente utili, invece, sono quelle che spiegano il motivo per cui un libro è piaciuto o meno, in modo costruttivo, con gentilezza e senza offendere. Queste sono le migliori.
Il discorso dei blogger che si credono super critici è un argomento a parte. Anche qui ci sono angeli e diavoli e non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
Anche io stessa ho un blog di recensioni, ma mi piace sottolineare che quel che dico è un parere personale, cerco di elencare, nel modo migliore possibile, quel che mi è piaciuto e quel che non mi è piaciuto.
Le piattaforme di libri sono molto utili, se utilizzate in modo corretto. (Amazon, Anobii etc.) possono dare buona visibilità, bisogna solo essere in grado di non tenere conto di tutte le recensioni che dicono solo: ‘che schifo’ o ‘stupendo’.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
E su questo argomento ne ho lette e sentite di cotte e di crude. Io penso che ‘scrittore’ è colui che scrive, quindi in questo sì, mi sento scrittrice. Come lettore è colui che legge.
La parola ‘professionista’ invece ha tutto un altro significato. Professionista è colui che si guadagna da vivere con quel lavoro e ha anche una certa esperienza.
Ho letto cose assurde sul fatto che non bisogna proclamarsi scrittori (va bene, allora neanche lettori, o no?) e addirittura autori.
Ma ‘autore’ è colui che firma l’opera, anche il bambino di 8 anni che fa un tema ne è l’autore.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Sto cercando di organizzare la mia vita. Non solo per la scrittura ma anche per l’organizzazione familiare, il lavoro, gli hobby e tutto il resto. Sono sempre alla ricerca di nuovi metodi (agende, calendari, timer e chi più ne ha più ne metta) per ordinare il mio tempo, ma penso di essere un caso clinico in ritardi e disordine.
(Questa stessa intervista me la sono persa in giro tra i tre PC)
A livello di scrittura cerco ogni giorno di migliorarmi e, proprio in questo periodo, sto seguendo un corso di scrittura creativa.
Sto lavorando a nuovi progetti ambientati ad Arret (un’appendice con mappa e bestiario, un nuovo spin off (dal titolo Alma Cadera), una serie di racconti e un seguito). Non vorrei però dare l’idea di chi cerca a tutti i costi di ‘allungare il brodo’ scriverò di Arret finché i suoi abitanti verranno da me, senza sforzarmi di cercare niente.
Sto anche uscendo dalle mie terre fantasy, che stanno come me da 30 anni suonati. Sto scrivendo, a piccoli passi, un Urban Fantasy, ambientato nella Roma Trasteverina.

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Starbound – La via delle stelle di Marta Leandra Mandelli

Recensione: Starbound - La via delle stelle di Marta Leandra Mandelli

Titolo: Starbound – La via delle stelle
Autore: Marta Leandra Mandelli
Editore: Armando Curcio
Pagine: 480
Prezzo: 14.90€
Pubblicato il: Luglio 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 25 Lug 2014
Terminato il: 28 Lug 2014
Voto: 5/5

Recensione: Davvero una lettura spettacolare! Consigliatissimo!
Robert è da poco salito al trono, non dovrebbe essere lui a indossare la corona. Doveva essere suo fratello il re ma sfortunatamente il destino ha scelto diversamente, è chiamato a portare il peso del potere e del tremendo segreto di famiglia proprio ora che dopo anni di pace e prosperità la pace dei regni alleati è appesa ad un filo: la Città dei Lumi è stata attaccata da una misteriosa armata, il re e la regina sono stati uccisi, solo la figlia Katryn è riuscita a fuggire e Robert teme che la giovane principessa non abbia avuto tempo di apprendere il segreto della sua famiglia, facendo perdere uno dei tasselli fondamentali che legano le due case regnanti…
È chiaro già nelle prime pagine che l’autrice sa scrivere e lo fa bene: lo stile è florido completo e con termini che arricchiscono non solo i fatti narrati, ma anche il lettore. Si rimane rapiti e benché le pagine scorrano una velocità incredibile e ci scopre a metà del libro senza che ciò abbia appesantito o annoiato.
Il mondo creato da Marta ha una chiara connotazione fantasy in cui la magia è un retaggio del passato tanto da essere leggenda. Il tutto è costruito con un cura che vien tradita solo da alcune frasi che sono di origine terrestre. In ogni caso si rivela una lettura davvero ottima che non eccede nel romanticismo, non dimentica i sentimenti quando l’avventura chiama e che avvinghia il lettore togliendogli ogni possibilità di lasciare il volume sul comodino prima che si incontri la parola fine.
Quello che sorprende, al di la dello stile e dei personaggi, è la sapiente dedizione nel dosare segreti e rivelazioni: bisogna prestare la massima attenzione a tutto quello che viene narrato perché gli indizi sono pochi, nascosti e a volte criptici; se si legge questo volume con la convinzione di trovarvi all’interno degli elementi già visti o letti in passato, si rischia di cadere letteralmente dalla sedia scoprendo che Starbound è un libro fuori da ogni canone e che non vuole finire sotto l’ennesima etichetta. Io stessa non so se definirlo un fantasy vero e proprio: sì gli elementi ci sono tutti, ma credo che meriti un’etichetta tutta sua, non lo si può affiancare ad altri titoli di questo genere perché stonerebbe.
I personaggi sono belli, impariamo ad amarli e odiarli senza che ci siano pagine pesanti di descrizioni, Marta infatti ci mostra appieno carattere e modi di ogni personaggio, le descrizioni passano quasi in secondo piano perché è tramite i fatti che impariamo a conoscerli. Robert e Katryn in particolare hanno modo di mostrarsi appieno, con gesti che potrebbero sviarci e indurci a pensare male o troppo bene di loro, l’autrice ce li fa conoscere con il favore del dubbio (una specie di libero arbitrio su come giudicarli), salvo poi mostrarci realmente le loro anime che affascinano e dimostrano quanto siamo quello che spesso non vogliamo mostrare.
In definitiva, ma che domande cinque stelle! Devo dire che prendendo tra le mani il libro ho davvero avuto paura che risultasse una lettura pesante e troppo lunga (in questo periodo ho bisogno di letture veloci e senza troppo peso) e invece è stata una delle più scorrevoli di quest’anno, tanto che arrivata a più di metà volume mi sono domandata quando lo avessi letto (forse il tempo si è fermato e non me ne sono resa conto) visto che erano passate davvero poche ore. Sì, lo consiglio. Sì, è una lettura davvero coinvolgete e fantastica. Sì, è un Made in Italy che merita di essere incoronato ed elevato a qualcosa di più. E ora che è finito vorrei leggerne ancora (si tratta di un volume autoconclusivo).

Le novità da non perdere – La voce del sentimento di Evelyn Storm

Rispolvero oggi una rubrica sempre colorandola in sfumature tricolore. In questa rubrica (che a seconda della disponibilità del materiale) che sarà pubblicata ogni mercoledì potrete scoprire un nuovo libro da poco arrivato sugli scaffali in libreria o negli store on-line. Se volete farne parte contattatemi!
Apriamo la rubrica con “La voce del sentimento”!

La voce del Sentimento

Titolo: La voce del sentimento

Autore: Evelyn Storm

Editore: Self Publishing

Pagine: 197

Prezzo E-book: 1.99€

Genere: Raccolta di Racconti, Romance

Sinossi: Quattro avventure in un unico romanzo. Quattro coppie seducenti e diverse tra loro, Veronica e Roberto, Daralis e Ronan, Petra e Josh, Cindy e Dylan, ma accomunate da un unico filo conduttore: la promessa di un amore “eterno”. Quattro storie con un argomento specifico, che spazia dalla vita vera al fantasy, dall’ombra alla luce, dal sentimento alla passione, dall’Italia all’estero.

Libri a “Km 0”: Stanze di Carne di Alessio Gradogna

Libri a “Km 0”: Stanze di Carne di Alessio Gradogna

Solitamente sono le copertine ad attrarre il lettore, per questo libro invece è stato il titolo! Quando poi ho letto la sinossi ho capito che prima o poi avrei dovuto se non comprarlo, almeno farlo conoscere ai lettori. Il titolo e la storia sono chiari e vi confesso che alla prima occasione devo proprio comprarlo.

Titolo: Stanze di Carne

Autore: Alessio Gradogna

Editore: Lettere Animate Editore

Pagine: 126

Prezzo carteceo: 11.00€

Prezzo e-book: 1.49€

Pubblicato il: Aprile 2012

Sinossi: Francia, dintorni di Lione. Una grande casa in mezzo al bosco, nascosta agli occhi del mondo, appartenente a un misterioso uomo che nessuno ha mai visto. Un luogo quasi magico, dove gli ospiti, in fuga dalle difficoltà della vita, possono godere di una libertà senza limiti. Un’oasi di pace, in cui il piacere della carne sopravanza ogni barriera imposta dalla società, e il sesso è vissuto nel pieno e assoluto godimento reciproco. Vincent, su consiglio dell’amico Leo, abbandona un matrimonio senza più alcun sentimento e raggiunge la casa, lasciandosi cullare dalle gioie di questo meccanismo straordinario e perfetto. Poco alla volta, però, il protagonista si rende conto di come la libertà debba per forza avere un alto prezzo da pagare; il prezzo dell’orrore, e di una scelta da cui non si potrà più tornare indietro.

Recensione: Silver Moon – Il serpente di pietra di Maria V. Snyder

Recensione: Silver Moon -  Il serpente di pietra di Maria V. Snyder

Titolo: Silver Moon – Il serpente di pietra
Autore: Maria V. Snyder
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 380
Prezzo: 4.99€
Pubblicato il: Dicembre 2010

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 03 Mar 2013
Terminato il: 05 Mar 2013
Voto: 4/5

Recensione: Avventura ed un pizzico di romanticismo: Yelena vince ancora
É giunto il momento per Yelena di scoprire il suo passato e trovare la strada per il suo futuro, il percorso la porterà nel Sud da dove, da piccola, è stata rapita. É il momento di trovare la sua famiglia e imparare a gestire quelli che sembrano poteri fuori dal comune.
Solitamente i volumi centrali delle trilogie si rivelano lenti, molto descrittivi e indirizzati a porre le basi al volume conclusivo, invece l’autrice riesce a tenere vivo l’interesse del lettore senza mai annoiare.
L’unica grande pecca di questo volume è il personaggio di Valek che sembra divenire lo stereotipo dell’amore perfetto un cambiamento radicale per un personaggio che compare sporadicamente. Yelena e gli altri personaggi vengono approfonditi con cura: persino le nuove comparse hanno fin da subito profilo ben definito.
In definitiva confermo le quattro stelle del primo volume e mi fiondo subito sul terzo e convulsivo! Consigliato alle romanticone avventurose che amano protagoniste forgiate da mille battaglie!

Scrittori Made in Italy: Barbara Bolzan

Scrittori Made in Italy: Barbara Bolzan
Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Barbara Bolzan

Chi è Barbara Bolzan?
Buongiorno a tutti e grazie, Alice, per avermi offerto questo spazio nel tuo blog.
Chi è Barbara Bolzan? Vorrei risponderti “una ragazza semplice” (con la /e/ rigorosamente aperta), solo per vedere il sorriso gelido e statico da ultima-serata-di-miss-Italia dipinto sul volto di chi sta leggendo!
La verità è che nessuno è davvero semplice, a dispetto di quel che si tenta sempre di far credere, e penso sia proprio questo il bello di ognuno. Cerchiamo sempre di dipingerci come “quelli della porta accanto”, ma in realtà sappiamo che dentro di noi si cela un universo!
Ho trent’anni, qualcosina di più, e mi nutro di parole. Sono nata in teatro, che è stato il mio primo amore, e solo in seguito mi sono avvicinata alla scrittura. Due strade parallele, non contrarie. In fondo, credo che l’Arte sia una sola; diverse, sono solo le forme con le quali la rappresentiamo…
Ho dovuto interrompermi, e adesso ritrovare il filo del discorso è complicato. Accennavo prima al teatro. In scena, il pericolo è proprio questo: basta un attimo per distrarsi, e subito c’è qualcuno pronto a rubarti la scena e ad accentrare l’attenzione su di sé. È quello che è successo adesso. La nefanda creatura che tenta prepotentemente di rubarmi l’occhio di bue è una cosina dagli occhioni sgranati e un ditino indagatore puntato contro di me, ad accusarmi delle mie manchevolezze. Al momento, la manchevolezza-maior è il fatto che io non sia pronta in tempo zero a fare il verso del cane. Cerco di distrarre la NC (Nefanda Creatura), ma non c’è storia, nell’universo che occupiamo esistono delle priorità. Ecco allora che mi chino, mi accuccio, e faccio: “BAU! BAU!”
La NC ride.
Lei, che è la mia primaria ragione di vita, oggi. Mia figlia.
Ridevo quando, anni fa, leggevo “Nefandezze di Albertino”, parte di un racconto nel quale Guareschi raccontava la vita col suo primo figlio (ovviamente, il termine “nefando” è mutuato da lui). Oggi mi rendo conto che, ironia a parte, aveva pienamente ragione! E quanto vuota sarebbe la mia vita senza la NC!
Eccoci qui, quindi. Una mamma, prima di tutto, solo secondariamente scrittrice. E la sua bambina.
Viviamo in Brianza, quella che un tempo era definita come “la verde Brianza” e che oggi è in massima parte cemento e auto. Le nostre giornate iniziano presto, molto presto (vorrai mica perderti il fantomatico canto del gallo, no?) e procedono nella speranza che siano assenti troppi scossoni. Viviamo in una casa piena di libri, che la NC già adora!, e spartiti. La musica fa da sottofondo alle nostre preziose ore insieme.
Serenità. È quanto cerchiamo, ed è quello che tento di offrirle ogni giorno. In ogni modo.

Quali libri hai scritto?

Titolo: Il sasso nello stagno

Editore: Prospettiva Editrice

Trama: Beatrice Arosio torna a Milano dopo aver trascorso anni in Germania, dove ha lavorato come ricercatrice universitaria. Sotto la corazza che la difende e il carattere forte del quale fa mostra, in realtà ci sono solo confusione, dubbi, terrore di appartenere a qualcuno o qualcosa. L’unico vero rapporto che sia mai riuscita a instaurare e mantenere è quello con il suo amico di infanzia, omosessuale, suo grillo parlante, al quale è legata da un rapporto quasi morboso. Questa protagonista giovane, ricca, solitaria, nevrotica e barricata dietro un muro di cinismo e divertente sarcasmo, dovrà fare i conti col proprio passato: con un genitore importante e oberato di lavoro, con un uomo che la ama tanto da lasciarla libera, con un perdersi di vista che in Beatrice sta a metà tra il dolore e la forzata accettazione.
Nella storia, si intersecano vissuto della protagonista ed espedienti filologici e linguistici, i quali rappresentano l’unico punto fermo che Beatrice crede di possedere. Incapace di far fronte alle situazioni, si appiglia ad essi nella speranza di trovare giustificazioni e soluzioni, senza pertanto considerare che non sempre gli esseri umani agiscono secondo le leggi della scienza.

Titolo: Requiem in re minore

Editore: Caputo Edizioni

Pagine: 243

Prezzo: 2.99€

Trama: Il 5 aprile 2004, un commando mette a segno una spettacolare rapina alla banca di Stavanger, in Norvegia. Il 24 agosto 2006, dal Museo Munch di Oslo vengono sottratti i dipinti L’Urlo e Madonna. Due fatti apparentemente non correlati, ma che trascineranno il lettore in una vertigine di intrighi, pericoli e misteri. Un viaggio all’interno del mondo del mercato nero, dell’arte e della musica.Quando i dipinti scompaiono, lasciando dietro di sè una scia di morte, Agata Vidacovich tenta di venire a capo dell’intricata vicenda, mettendo a dura prova le proprie certezze, costantemente sul filo del rasoio, dividendo la propria vita tra il marito al quale ha sempre mentito riguardo a se stessa -un pianista di fama internazionale che ha ormai rinunciato alla propria carriera, diventando l’ombra di se stesso- ed il lavoro, arrivando a chiedere aiuto all’ex amante, una personalità misteriosa e potente con la quale troppe cose erano rimaste in sospeso.Un thriller avvincente, intelligente ed ironico, che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste, tenendo il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina… e oltre.

Titolo: Rya – La figlia di Temarin

Editore: Butterfly Edizioni

Pagine: 292

Prezzo: 15.00€

Trama: Su Rya, giovanissima principessa di Temarin, si fondano le speranze dell’ambiziosa famiglia Niva, che si è appena servita di lei per concludere un insperato matrimonio d’affari. Le aspettative, però, sembrano vanificarsi quando la ragazza scompare misteriosamente da palazzo. Quasi contemporaneamente, fuori dalle mura della città viene ritrovato un cadavere che reca su di sé un messaggio inequivocabile, indirizzato a Blodric, re di Idrethia e potentissimo marito di Rya…
Storia di genere fantastico, narrata in prima persona, racconta la corsa della protagonista verso il futuro, l’indipendenza e l’amore.
Ma è anche la storia di una famiglia, una banale tragedia distribuita su generazioni che hanno tentato di indorarla. È la storia, infine, di una spaccatura, di tutte le cose che non sono mai state dette.
Quella che all’inizio può apparire solo come una favola, si colora via via di tinte più fosche. E l’ingenua protagonista, cresciuta in un mondo dorato, si troverà ad affrontare scelte di vita e difficoltà nelle quali ogni donna saprà riconoscersi. È una discesa, letteralmente, dalle stelle alle stalle. È la risposta alle eterne domande: che fare? Chi essere?
Chi amare?

Titolo: L’età più bella

Editore: Butterfly Edizioni

Pagine: 232

Prezzo: 14.00€

Trama: Caterina è una sedicenne come tante: studia, esce con il suo ragazzo Maurizio, partecipa alle feste degli amici. La sua vita cambia improvvisamente quando, dopo un’interrogazione, sviene e cade, battendo la testa. Quello è solo il primo di una lunga serie di episodi simili: il cuore che batte più forte, il calore nel viso, la caduta. Inizia così, per Caterina, un inferno fatto di ospedali, esami invasivi, infermiere pettegole, dolore e, soprattutto, incertezza. Emarginata dai compagni, amata ossessivamente da Maurizio, Caterina dovrà affrontare la diffidenza dei medici e la malizia di chi crede che ogni suo malessere sia pura finzione. Con una prosa piena, intensa e ricca di preziose citazioni letterarie, Barbara Bolzan traccia il profilo di un’adolescenza vissuta nell’incertezza e nella paura, sulla quale troneggia una malattia poco conosciuta e ancor meno compresa: l’epilessia.

Inoltre Barbara ha pubblicato tramite la AICE, l’Associazione Italiana contro l’Epilessia:

Titolo: Sulle Scale
Editore: AICE
Trama: Monica è ancora un’adolescente quando a scuola, durante una lezione, sviene. Ma quello che sembra un banale incidente si trasforma ben presto in un calvario, in un’incessante ricerca delle ragioni che determinano uno stato di salute sempre più incerto. Fino alla scoperta della verità, all’accettazione delle cose ma anche alla ricerca della dignità di tutti noi.
Attraverso la creazione di un personaggio fittizio, Barbara si racconta e ci racconta l’epilessia, con quel suo stile particolarissimo sospeso tra la denuncia sociale e un’ironia amara e graffiante, a volte pervaso di autentica poesia, che rende la narrazione piacevole, e a tratti persino divertente. Un libro per tutti, da leggersi, per aprire gli occhi su una realtà ben presente, oscurata dai media che non ne parlano perché «non farebbe notizia», e perché nella nostra pur civile Italia sono ancora troppi i preconcetti culturali e le norme discriminanti.

Come sei diventata scrittrice?
Il primo passo verso la scrittura è la lettura. In ogni disciplina, dopotutto, quello che davvero conta è unire teoria e pratica sul campo. E la pratica, in questo caso, non consta nello sedersi a un tavolo con carta e penna a buttare giù pensieri; quello è il passo successivo. Si tratta invece di un lungo processo di analisi e studio di testi altrui. Poco importa che si tratti di Umberto Eco o di Topolino, all’inizio. L’occhio e la mente devono abituarsi alla lettura. Solo così, a mio parere, si può davvero imparare ad avere qualcosa da dire. Mi viene in mente una battuta che ho sentito una volta in un film: “Uno scrittore che scriva più di quanto legga dà chiara prova di dilettantismo”. È una frase molto dura, ma riassume al meglio il concetto esposto.
Da quello che posso ricordare, ho sempre avuto qualche libro tra le mani. E ancora oggi è così, anche se il più delle volte ora si tratta di cartonati, coloratissime raccolte di filastrocche e la famigerata Peppa Pig.
Sono cresciuta in una casa piena di libri, quindi probabilmente l’amore per la Parola è stato un qualcosa di inevitabile. A sei anni, poi, sono stata scelta per entrare a far parte di una compagnia teatrale… e cos’è il teatro, se non una serie di storie da raccontare?
Insomma: in un modo o nell’altro, ho sempre avuto il naso immerso in qualche pagina scritta.
I miei primi racconti sono nati quasi per gioco, scritti a mano su quaderni a quadretti, gli stessi che usavo a scuola. Quello che facevo, mi piaceva. E ho tentato di trovare la mia strada, parola dopo parola, sbaglio dopo sbaglio. Ho sempre cercato di spingermi più in là, di superare i limiti conosciuti dell’espressione, per migliorarmi.
Non sono ovviamente arrivata alla fine di questo cammino. Non ne sono nemmeno alla metà. Ma vado avanti. Collezionando parole e sbagli, proprio come allora. E credo che questa continua crescita fatta di procedere e rallentare sia un qualcosa di meraviglioso.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Non ho mai creduto all’ispirazione, al fulmine a ciel sereno che compare e ti consegna una storia già infiocchettata, anche se in un’occasione mi è successo. Esiste sempre un motivo per il quale inizio un nuovo lavoro. Da quell’idea, da quelle prime frasi scritte magari di getto, parte la lunga processione delle ricerche.
Oggi, con la piccola NC in giro per casa, il mio tempo non è realmente più mio, quindi ritagliarmi uno spazio è quasi un’utopia.
In passato, però, le mie giornate di dividevano equamente tra la vita “normale” e quella “sulla carta”. Ogni momento libero era buono per mettermi all’opera.
Non seguo un particolare metodo, non l’ho mai fatto. Non scrivo di notte perché “solo così posso trovare la pace e la concentrazione”, non ho bisogno di rinchiudermi in un eremo o di bere litri di caffè per tenermi sveglia. Naturalmente, quando i tempi di consegna sono brevi, non escludo la possibilità di fare nottata. È successo, e immagino succederà ancora. Ma credo che questo rientri nella normalità di un qualsiasi lavoro in proprio. Quando credi veramente in qualcosa, sei anche disposto a sacrifici pur di ottenerlo.
Esulando dalle mere ricerche, di solito stendo la prima stesura di getto (su computer o carta, poco importa. Dipende dal supporto che al momento ho a disposizione). Le correzioni successive vengono invece effettuate solitamente su cartaceo, a matita. Solo così posso essere sicura di vedere gli errori (e comunque, qualcuno sfugge sempre!). Sono una maniaca della correzione, specie per quanto riguarda incipit ed epilogo. Non riuscirei a lavorare diversamente: correzioni su correzioni, stesura sopra stesura, fino a pochi istanti prima di consegnare il nuovo elaborato.

Qual è stata la tua prima stesura?
Sono approdata alla poesia solo in seguito, quindi quasi sicuramente la prima “pagina scritta” doveva essere un racconto. Qualcosa di fine a se stesso, immagino, con personaggi abbozzati e nessun legame tra fabula e intreccio. Un divertissement, ma che mi ha spalancato un universo.
Diversamente, non sarei qui, adesso!
Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Mi vengono in mente almeno due figure, ugualmente importanti: Jorge Luis Borges e James Joyce, per come hanno saputo giocare con la letteratura, farsi beffe dei critici (il secondo, soprattutto, me lo vedo ridere a crepapelle) e regalarci pagine indimenticabili. Hanno saputo spalancare universi, accendere scintille. E non posso che essere loro grata per ciò che hanno prodotto.
Mi lascio conquistare dallo stile, dal lessico e dalla musicalità di uno scrittore, le mie preferenze possono mutare nel giro di pochi volumi. Ho adorato il primo King, per la sua capacità di farmi tornare bambina (!); mi piace scoprire la cultura dietro lo scrittore più commerciale, la citazione al momento giusto, la strizzatina d’occhio che mi porta magari a sorridere.
La sorpresa è sempre dietro l’angolo. E il bello di leggere tanto è proprio questo: la possibilità di sorprendersi. Ancora e ancora.

Come nascono le tue storie?
Non seguendo metodi, nessuna storia nasce nell’identico modo di quella precedente.
Le scintille scattano, certo, ma molte di loro si estinguono presto, non tutte sono fatte per divampare come un falò di sant’Antonio. Meglio così, altrimenti saremmo tutti sommersi da tonnellate di carta!
L’idea di partenza può essere banale, tratta magari da qualcosa che ho letto, da un fatto che è accaduto o dal verso di una canzone. Non c’è ancora una storia, i personaggi sono solo abbozzati, come ombre dentro la nebbia.
Esiste però magari già una linea guida, per quanto vaga.
A questo punto, comincia la fase di ricerca. Non riuscirei a scrivere nulla, senza prima documentarmi. Come ho già detto, ho sempre il naso immerso in qualche libro, le dita impolverate dalle pagine dei volumi delle biblioteche, gli occhi stretti a furia di leggere e, spesso, tradurre. Periodi storici, libri di botanica, cartine. Tutto ciò che può aiutarmi a immergermi davvero e conoscere realmente ciò di cui ho intenzione di trattare. Poi, se c’è la possibilità, viaggio, vado sul posto. Un esempio? Quando scrivevo “Requiem in re minore” ho compiuto diversi soggiorni in Norvegia, ad Oslo, per parlare con coloro che avevano assistito al furto.
Non tutti sono Salgari. Io, almeno, non lo sono. Quindi, ho bisogno di vedere con i miei occhi ciò che voglio descrivere.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Certo, è capitato a tutti. Ed è bene così. Solitamente, quando si arriva a decidere di cestinare qualcosa, si suppone lo si faccia perché sorretti da una convinzione: che quello che si è scritto non stia funzionando. Inutile procedere per tentativi maldestri, ottenendo come unico risultato di rovinare qualcosa di già di per sé compromesso in partenza. Meglio buttare tutto e ricominciare da capo. O non ricominciare affatto.
I periodi poi di “buio” -il classico “blocco dello scrittore”- ci sono, tornano a fasi alterne. Anche in questo caso, ben vengano anche questi momenti da sindrome da pagina bianca. Permettono di staccare, anche se in quell’istante è esattamente quello che non vorresti fare.
Tirare una boccata d’aria fresca fa bene, e non solo alla salute: dà aria alle pagine.
La speranza, poi, è quella di riuscire a ripartire col piede giusto.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpreso/a di ciò che stessi scrivendo?
Mi è capitato di dover stravolgere totalmente un finale perché la storia mi era sfuggita di mano… ma questo era da imputare ad agenti esterni. È successo durante la stesura di “Requiem in re minore”: avevo già completato la prima stesura, la fine era a posto, aveva un senso e reggeva bene.
A un certo punto, squilla il telefono. Vado a rispondere, è mia madre. “Forse” mi dice “ti conviene accendere la tv.”
Al telegiornale, stavano trasmettendo una notizia appena arrivata in studio: le tele di Munch (fulcro del mio romanzo) erano appena state ritrovate.
Dal momento che stavo cercando di ricalcare il più possibile la realtà oggettiva dei fatti, ho dovuto cambiare rotta e stravolgere l’epilogo della vicenda, riadattandolo.
Per il resto, grandi sorprese i miei personaggi non me ne hanno mai riservate. Tento di tenerli più a bacchetta possibile!

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Non dubito che determinati volumi possano fornire utili consigli e strumenti, ma credo che il primo vero passo verso la scrittura sia la lettura, quella onnivora, matta e disperatissima. Come ho già detto: da Topolino a Eco, da Guareschi a Faber, da Montale a Saffo. Ogni scrittore vero ha qualcosa da insegnare. A noi lettori (perché questo siamo, principalmente: non scrittori, ma lettori) il compito di apprendere. E mettere in pratica il più possibile.
La lingua e lo stile, poi, cambiano da storia a storia. Scrivere è come prendere le misure per cucire un abito addosso a una determinata persona. La stoffa è ingannevole, ti scivola tra le dita, un colpo sbagliato di forbice ed il lavoro è rovinato. Non solo: la persona, il tuo modello, non è sempre uguale a se stesso: un giorno è più gonfio, il giorno dopo è lievemente più magro. L’abito deve calzare a pennello, nonostante tutte queste meravigliose variabili.
È un lavoro continuo di perfezionamento, di studio, di ricerca del dettaglio. Esattamente come in una sartoria di alta moda.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Ogni volta è una lotta maggiore. Si diventa sempre più schizzinosi, la ricerca del termine giusto, della frase giusta è quasi infinita. Le prime revisioni erano sicuramente più all’acqua di rose di quanto non siano quelle attuali. C’è da dire che sono sempre stata abbastanza maniacale in questo quindi, per quanto possa essere innamorata di un pezzo, di una parola , di un paragrafo o addirittura di un intero capitolo, se mi accorgo -o, peggio: se altri si accorgono- che non gira come dovrebbe, viene totalmente riscritto o anche eliminato. Non è un processo semplice né tanto meno indolore, ma va fatto.
Per quanto mi riguarda, col cuore scrivo molto poco. Il “di getto” appartiene solo alla fase di abbozzo della storia. Tutto il resto, per quanto possibile, cerco di ponderarlo attentamente. Tutto sta, alla fine, a trovare un giusto compromesso tra lo stile-e-forma-perfetta-ad-ogni-costo e la scorrevolezza della storia.
In medio stat virtus. Basta mettersi d’accordo e venirsi incontro.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Il primo libro che ho pubblicato, “Sulle Scale”, ha seguito un percorso un po’ particolare, parallelo alle pubblicazioni tradizionali delle case editrici. È stato edito da AICE, l’Associazione Italiana contro l’Epilessia, e quando spedii il manoscritto non avrei nemmeno mai immaginato che sarebbe stato pubblicato. Avevo semplicemente voluto donare un mio contributo a coloro che soffrivano di questa patologia.
Con mia sorpresa, il testo piacque e fu deciso di darlo alle stampe. Non solo, uscii con la prefazione di Ezio Raimondi, filologo italianista e membro dell’Accademia dei Lincei, e fu presentato per la prima volta nel corso di un convegno internazionale presso l’università Statale di Milano. In seguito, dal testo furono estratte alcune letture e ne fu tratto uno spettacolo teatrale, portato in scena da alcuni allievi dell’Accademia di Arte Drammatica di Milano.
Il volume successivo, “Il sasso nello stagno”… Anche in questo caso, si è trattata di una pubblicazione a sorpresa, in seguito alla vittoria di un premio letterario internazionale. Stesso destino per “Requiem in re minore”.
Con l’ultimo lavoro, invece, “Rya – La figlia di Temarin”, ho deciso di cambiare rotta. Non ho sottoposto il testo al banco-prova dei premi letterari ma, dopo le infinite correzioni e revisioni, l’ho inviato alla casa editrice Butterfly Edizioni, ottenendo parere favorevole. È una casa editrice giovane e dinamica, un clan di incredibili talenti dei quali avevo letto i lavori. Mi aveva attratto fin da subito, per la qualità dei romanzi pubblicati, e sono felicissima di essere oggi entrata in scuderia!

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Non conosco “di persona” il settore del self publishing, quindi non mi sento di fornire consigli. Credo che uno scrittore debba sempre fare ciò che si sente. Certo è che dare alle stampe un testo (sia esso autopubblicato o edito da una casa editrice) significa consegnare un prodotto al lettore. E il lettore altro non è che un acquirente, se vogliamo metterla in termini commerciali. Il “prodotto” fornito, quindi, deve essere ben confezionato, integro, deve avere tutte le carte in regola. Esattamente come un qualsiasi altro oggetto sul banco di vendita.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
È indubbio che sia difficile, molto difficile, farsi ascoltare dalle grandi case editrici. Non ho niente contro l’autopubblicazione e, anche se non conosco questo settore, non è detto che prima o poi non provi anch’io a cimentarmi con esso. Dopotutto, è sempre una sfida. Sicuramente, la casa editrice nota darà maggiore risonanza al tuo testo, se non altro per la legge dei grandi numeri, ma credo anche che se uno scrittore vale, be’, vale a prescindere dal logo impresso sulla copertina.
È certamente ostico riuscire ad arrivare ad un maggior numero di lettori, proponendosi come auto-pubblicazione, ma questo dipende dal fatto che la persona comune è digiuna di esperienze di marketing e di pubblicità. Come far conoscere la propria opera al grande pubblico? Spammando qua e là, spesso a casaccio, su siti, social e blog? Il più delle volte, da quello che vedo, si ottiene l’effetto contrario. Si spera sempre nel passaparola.
Non credo che tutto quello che viene pubblicato dalle case editrici di rilievo sia degno dell’aggettivo “letterario”, e non sarà per il fatto di aver pubblicato con Mondadori che Totti (tanto per sparare sulla croce rossa) verrà mai ricordato come scrittore (almeno, questo è quello che mi auguro, altrimenti ho davvero sbagliato mestiere e passione!). Allo stesso modo, è inaccettabile dichiarare a priori che un testo autopubblicato non sia degno di nota. Magari, molto semplicemente, non ha trovato il giusto riscontro perché, in quel momento, il filone prediletto dalle case editrici era un altro.
Se poi vogliamo tirare in ballo la frase trita e ritrita “Le case editrici vanno solo sul sicuro, pubblicano i loro cavalli vincenti o solo chi sia già un Nome Noto”… be’, facciamolo. Anche questa è una realtà.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Credo che ognuno, quando scrive una nuova storia, immetta in qualche modo una parte di sé. Non esistono mai realmente veri elementi autobiografici, ma è indubbio che si parta sempre dal vero. È un po’ come diceva Montale: “Io parto sempre dal vero, non so inventare nulla”.
Io parto sempre da fatti, se non veritieri, almeno reali o plausibili. In tutto ciò che scrivo c’è una parte di me, e questa parte non sempre è celata nei pensieri o nelle azioni dei protagonisti.
Scrivere è un modo per superare il silenzio, per colorarlo o donargli musicalità, offrire parole a chi parole non ne ha o non riesce a dirle. Credo che le mie storie possano essere lette secondo diversi piani trasversali: c’è la favola pura e semplice. Sotto, coesistono diversi significati, diversi significanti.
I mondi fantastici fini a se stessi non mi hanno mai interessata. Quello che vorrei, è che il lettore si sentisse parte della narrazione, che si lasciasse trasportare e dimenticasse, almeno per un momento, il “suo” mondo. E vivesse nel mio, in quello narrato al momento.
Vorrei che la realtà perdesse i propri contorni. Per fargli dire, alla fine: “Ho vissuto, per qualche pagine, in un altrove che ho sentito appartenermi!”

Perché scrivi?
Scrivere è un modo per superare, per abbattere il silenzio, per vivere ciò che quotidianamente non è dato vivere. Non deve per forza essere sempre un qualcosa che abbia un lieto fine anche perché, partendo quasi sempre dal vero, è ben raro che il lieto fine esista.
Non riuscirei comunque ad immaginare la mia vita senza la scrittura. Ormai, è una parte di me. Scrivere è diventato un qualcosa di naturale, come respirare. Mi rende felice.
Se riuscissi a trasmettere anche solo un po’ della mia felicità ai lettori (se riuscissi a farla trasparire, attraverso le mie parole), ecco, allora avrei raggiunto davvero la serenità!

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Il mare della critica è croce e delizia per chiunque venda un proprio prodotto, e non solo nel panorama letterario.
Le critiche negative sono costruttive. Di certo, sono più costruttive degli sterili “Sei bravissimo/a”, che ho sempre giudicato commenti fini a se stessi.
Quello che conta, è che siano giustificate e fondate. Solo così possono essere d’aiuto per comprendere gli errori commessi, siano essi madornali o semplici sbavature. Quando si scrive e si corregge, succede sempre che, persi a concentrarsi sul microcosmo, si tralasci il macrocosmo. Nel senso: magari si correggono le pagliuzze, senza accorgersi della famosa trave tarlata.
Ben vengano anche le critiche negative, quindi, quando sono supportate da dati oggettivi. Non ho invece alcun interesse per le polemiche da bar sport, quelle emesse semplicemente per far notizia o clamore; non sopporto le stroncature a priori. Ho sentito spesso il commento: “Le Cinquanta sfumature non le ho lette, ma sicuramente sono una boiata, visto di cosa parlano”. Mi viene da dire: Se non le hai lette, come puoi giudicarle?
Meglio astenersi dai giudizi, allora. Altrimenti, sarebbe solo un dar fiato alla bocca (o inchiostro alla penna) per nulla.
Ci sarebbe poi da aprire una parentesi, interrogarsi su cosa davvero trasformi un libro in un best seller. Solo la qualità dell’opera? Non credo. Alle spalle, c’è sempre un immenso lavoro di marketing.
Qualità del lavoro e pubblicità devono procedere di pari passo. Se manca uno di questi fattori, la strada per arrivare al grande pubblico è doppiamente in salita.
Un’opera d’arte è ugualmente un’opera d’arte indiscussa, anche se non viene vista, letta, ascoltata, osservata, valutata da nessuno? La risposta è no. Perché, senza pubblico, nulla può Esistere.
Bisogna saper accettare ciò che arriva in risposta ai nostri richiami. Non sempre è facile, non sempre è piacevole. Ma non credo ci sia un’altra via.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Scrivere è un processo artistico. Non si è pittori solo per aver dipinto una tela, non si è musicisti solo perché si sa eseguire una partitura e non si è scrittori solo per aver scritto un libro.
L’arte, ogni espressione artistica, nasce dall’animo. È una disposizione, un modo differente di guardare la realtà.
Sono una scrittrice? Non ho mai voluto chiedermelo. Credo che solo il tempo saprà dirlo. Se non altro, so che non esiste, al momento, per me altro modo di essere o di vivere. Nullo die sine linea? Nemmeno questo, perché talvolta accade che trascorrano giornate, settimane intere senza che io scriva qualcosa.
Esistono gli scrittori acclamati dal pubblico e dalla critica, esistono ancora i classici poeti maledetti da soffitta, esistono i fortunati, che campano grazie alle loro pubblicazioni.
Io penso di essere una che ci prova. Sono innamorata della parola scritta, una lettrice. Secondariamente, mi piace scrivere.
Un giorno, forse, saprò se sono una scrittrice oppure no. Non ricerco una qualifica, una definizione, uno stereotipo. Spero solo di continuare a migliorarmi, sempre di più, per innamorarmi maggiormente.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Questa volta, ti rispondo con una citazione. Breve e lapidaria, ma che mi riassume alla perfezione: “Voglio continuare a scrivere il meglio e il più sinceramente possibile fino a che non morirò. E spero di non morire mai.”
Per quanto invece riguarda i progetti futuri… Be’, è già in lavorazione il seguito di Rya. Sono rientrata in pieno nel mio mondo parallelo e nuove avventure già aspettano la mia protagonista.
A giorni, poi, sempre targato Butterfly Edizioni, uscirà L’età più bella. Confesso di essere molto emozionata e agitata. La prevendita on-line è iniziata e, con mio immenso stupore, le copie stanno andando a ruba.
È stato un testo difficilissimo da scrivere, in virtù dell’argomento trattato e dei tabù che ancora oggi circondano una patologia “complicata” come l’epilessia: dopo aver pubblicato “Sulle Scale”, mi sono resa conto che molto ancora era rimasto da dire. Così, un giorno, ho ripreso in mano quel romanzo e l’ho usato come seme, come genesi dalla quale partire.
La prefazione, questa volta, è stata curata da Ettore Beghi, past president LICE (Lega Italiana contro l’Epilessia) e Capo Laboratorio Malattie Neurologiche – IRCCS – Istituto “Mario Negri”.
Questo libro vuole essere una mano tesa, un germoglio di speranza da donare a tutti coloro che soffrono, hanno sofferto o si trovano a contatto con una persona affetta da epilessia.
Non è pertanto un volume medico. È un romanzo. È la storia di un’adolescente come tante, alle prese con la scuola, i primi amori, le prime delusioni… Un’adolescente, però, che da un certo momento in poi si trova costretta a fare i conti anche con la scoperta e l’accettazione di una malattia a suo modo invalidante, soprattutto a causa dei gravi pregiudizi che ancor oggi la investono.
Posso solo dire che è stato il romanzo più difficile che io abbia scritto fino ad ora.
Mi auguro, con tutto il cuore, che il messaggio celato tra le pagine sappia arrivare a destinazione; e magari, chissà, che riesca anche a cambiare il modo di vedere di molta gente!

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Lacrime di Cera di Liliana Marchesi

Recensione: Lacrime di Cera di Liliana Marchesi

Titolo: Lacrime di Cera
Autore: Liliana Marchesi
Editore: Self Publishing
Pagine: 233
Prezzo: 2.99€
Pubblicato il: Aprile 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 26 Apr 2014
Terminato il: 27 Apr 2014
Voto: 4/5

Recensione:Dispotismo e romanticismo tra crinoline e androidi
Camille vive nel lusso che è riservato ai sovrani, nonostante siano passati cento anni dagli sconvolgenti fatti che hanno portato i suoi antenati e le famiglie più abbienti del mondo nel castello che li isola dallo sfacelo di un mondo orami morto. Camille e i sovrani sono tornati indietro nel tempo e vestono e sono stati educati a vivere con le usanze del diciannovesimo secolo, tra abiti di crinolina e balli suntuosi, serviti e riveriti da automi la cui pelle è fatta di cera.
Liliana Marchesi ci porta a conoscere un mondo ben diverso dai suoi precedenti lavori, la parola chiave è dispotismo ma non solo. Andiamo comunque per gradi. Il mondo che viene costruito con una semplicità disarmante (non c’è una grande storia, o un’insieme complesso di caste) tanto che ci si trova subito sommersi nella trama avendo già tutte le conoscenze a disposizione per potersela godere: il mondo del futuro è entro le mura di un castello suntuoso, dove si vive tra abiti sfarzosi e i tipici pettegolezzi “da corte”. L’unica pecca magari è riservata agli automi, avrei preferito vederne in azione di più, insomma, sono una parte molto importante ai fini della trama e ad esclusione di Lui e Tasha non ce ne sono molti. Piccole altre pecche forse nel finale in cui ci sono alcuni passaggi un po’ troppo forzati e una conclusione dettata quasi dagli eventi e tralasciata al finale infinito (non vi dico se vissero o no felici e contenti ma l’idea è quella, il domani ci sarà bla bla bla).
Lo stile con cui è scritto questo libro è semplice e diretto, pochi giri di parole e via dritti a scoprire quanto Liliana riesca a creare situazioni e descrizioni che a volte sorprendono ed emozionano più di quanto ci aspetteremmo. Ci sono dei passaggi così improvvisi e romantici (non solo per le situazioni ma per la poetica di cui sono intrisi) che mi porterebbe a sottolinearli perché sono davvero da rileggere più dello stesso romanzo (e io queste cose non le faccio mai eppure ho avuto lo stimolo di doverlo fare, pazzesco!).
Camille è il personaggio principale insieme a Lui, non mi dilungo molto su entrambi perché vi consiglio di scoprirli direttamente nel libro, faccio un’unica osservazione che è forse un punto a sfavore di questo libro, la storia parte in quarta già nei primi capitoli e per questo a mio parere il lettore non ha modo di conoscere appieno questa ragazza che ha una psicologia molto complessa. Partiamo dal fatto che prima della sconvolgente rivelazione del fidanzamento avrei gradito vederla vivere almeno per qualche capitolo nelle sue vesti da sovrana, insomma mi ci sarei affezionata di più e avrei sofferto con lei i primi momenti di terrore. Lui, invece è a mio parere ben descritto anche se come per Camille avrei apprezzato un bel preludio e in merito al suo passato anche qui lo avrei approfondito molto prima e con più spazio.
In definitiva quattro stelle, sono pienamente soddisfatta della lettura di questo volume e anzi invito Liliana a scrivere altro perché di volume in volume sta migliorando tantissimo e le sue storie riescono sempre a incastrare il lettore tra le pagine e a lasciarlo andare solo a lettura ultimata. Consigliatissimo, non solo a chi ama i dispotici (lo so, dopo Hunger Games sbucano come funghi, ma questo è “roba buona”), ma anche chi cerca un bel Romance che non cada sempre sotto la solita etichetta di romanticismo “già letto/visto”. Insomma dedicato a chi sogna, a chi ama, e a chi vorrebbe di nuovo bustini e crinoline!

Libri a “Km 0”: Angelize di Aislinn

Se penso ad scrittori di qualità, persone che hanno fatto la gavetta e un mazzo tanto per arrivare a far divenire la scrittura un vero e proprio lavoro oltre che un’arte, uno dei primi nomi che mi sovviene è quello di Aislinn. Ho avuto modo di conoscerla, intervistarla e leggere molto di quanto da lei pubblicato, e se devo consigliare un Urban Fantasy di qualità ecco che Angelize è uno di qesti. Vi consiglio di leggerlo e di prepararvi perché presto potrete trovare nelle librerie il seguito.

Titolo: Angelize

Autore: Aislinn

Editore: Fabbri

Pagine: 440

Prezzo: 16.00€

Pubblicato il: Novembre 2013

Sinossi: Essere un angelo è terribile. Non provi emozioni, non puoi toccare, mangiare, amare. Per questo molti di loro cominciano a desiderare la vita terrena per provare quello che non hanno mai sperimentato nell’eternità. Per liberarsi dalla condizione eterea hanno solo un mezzo: uccidere un essere umano che prenderà il loro posto. Un gruppo di vittime, però, non si è rassegnato a questo poco invidiabile destino e ha trovato il modo di reincarnarsi in corpi nuovi che sono una via di mezzo tra angeli e uomini. Di nuovo sulla terra, questi angeli bastardi vorrebbero soltanto ricucire i pezzi di vite bruscamente interrotte, finire gli studi, ritrovare amori perduti. Come Haniel, privo di regole e affamato di sesso, che “indossa” ora il corpo di una ragazza. O come Hesediel, che cerca di far capire alla donna che ama che è tornato dalla morte, e che adesso è in grado di guarire da qualsiasi ferita. Ma gli angeli “puri”, quelli che non hanno mai ceduto alla tentazione della carne, sono in caccia, armati di spada e fuoco celeste, decisi a spazzar via le abominazioni. Per sopravvivere gli “angeli bastardi” dovranno dar battaglia a forze molto più grandi di loro e prepararsi a terribili sacrifici…

Recensione: Dark Moon – La farfalla di pietra di Maria V. Snyder

Titolo: Dark Moon – La farfalla di pietra
Autore: Maria V. Snyder
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 305
Prezzo: 4.90€
Pubblicato il: Dicembre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 02 Mar 2013
Terminato il: 03 Mar 2013
Voto: 4/5

Recensione: Inaspettato, sorprendente, consigliato agli amanti del fantasy non troppo classico
Yelena viene salvata dalla condanna a morte per divenire assaggiatrice ufficiale del comandante Ambrose, il misterioso Valek l’ha scelta e la istruirà a riconoscere i veleni. Ma per lei non ci sarà pace nemmeno da assaggiatrice…
Iniziando questo libro si sospetta che ci possa essere un prima, un volume che c’è sfuggito, ed invece i misteri e la complessa storia della protagonista verrà svelata con il contagocce man mano che si prosegue la lettura. Questa scelta narrativa inizialmente spiazza lettore, ma gli permette di conoscere storia e psicologia della protagonista, con una cura che sarebbe andata dispersa in un semplice prologo introduttivo. Si parte quindi con curiosità in attesa di scoprire un nuovo tassello su Yelena, ed intanto vederla prendere vita dopo la reclusione.
Il mondo creato dall’autrice assume sin da subito una conformazione chiara permettendo lettore di figurarsi questo mondo militare che ha rinnegato la magia.
Devo dire che ero molto prevenuta su questa lettura, e ciò era dovuto al fatto che fosse prodotto dalla Harlequin Mondadori mi aspettavo un fantasy strappa-corsetti e mi sono trovata ben altro tra le mani: mai giudicare un libro dalla copertina o dalla casa editrice!
In definitiva quattro stelle! Consigliatissimo sia per il prezzo che per i contenuti. Non lasciatevi ingannare, si tratta di una buona lettura tutt’altro che frivola.

Speciale Lupus Occulta – La femmina Alpha + GiveAway

Speciale Lupus Occulta – La femmina Alpha+ GiveAway

Facebook è una fonte enesauribile di informazioni, è navigando tra le sue pagine che ho scoperto ”Lupus Occulta – La femmina Alpha”, e come accade a tutti i libri che attirano la mia attenzione, mi sono interessata e ho deciso di contattare le autrici per comprarmene una copia (come sempre amo fare, rigorosamente con dedica e autogrago). Mai avrei immaginato di appassionarmi così tanto alla storia di Sophie e Maya. Terminata la lettura ho contattato subito le autrici perché volevo dare spazio a questo libro, e una semplice recensione non bastava quindi ho pensato di organizzare uno speciale con il Giveaway di una copia cartacea del libro (sapete benissimo quanto sono contraria al digitale)!
Prima di parlare dei personaggi e di conoscere meglio le autrici: ”Lupus Occulta – La femmina Alpha” è il primo libro di una quadrilogia legata al mondo dei Licantropi

IL LIBRO

Titolo: Lupus Occulta – La femmina Alpha

Autorici: Morgan Cavendish e Lyanna Wolfe

Editore: Self Publishing

Pagine: 318

Prezzo E-book: 4.99€

Prezzo Cartaceo: 14.83€

Pubblicato il: Giugno 2014

La mia recensione: Un libro da 4 stelle. Leggi la recensione completa qui.

Sinossi: Grimwood, Pennsylvania. La vita di Sophie Bartok cambia drasticamente quando la ragazza risponde all’annuncio di lavoro messo da Maya Gale. Un giorno, infatti, alla libreria dove entrambe lavorano, si presenta il misterioso Damien Wilding in ricerca del “Lupus Occulta”, antico libro su miti e leggende licantropine. Quando l’uomo mette piede nel negozio, in lui scatta una scintilla così immediata e prepotente da risultare poco credibile. Tuttavia, la sua inspiegabile attrazione per Maya è autentica: lui è un lupo alpha e lei è destinata ad essere la sua compagna. Sophie, in bilico tra avvenimenti improvvisi e orribili che catapulteranno lei e la sua amica in una corsa frenetica per la sopravvivenza, potrebbe non essere solo una semplice pedina nella scacchiera di Gage, lupo enigmatico e ambiguo. Come se ciò non bastasse, mentre Samuel lotta per non perdere sua moglie e i cacciatori cercano di arrivare al Branco, un ulteriore pericolo, maggiore e imminente, si profila già all’orizzonte.

I PERSONAGGI

Se c’è una cosa che è stata curate nei minimi dettagli e che fad a vera calamita alla storia, sono I personaggi certo la storia e il romanticismo potenziano il tutto, ma vi garantisco che leggendo, il vero fulcro di tutto sono loro. Ve li presento:

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Maya Gale

Nata:18 giugno 1985.
Segno Zodiacale: Gemelli

Vittima di genitori iper protettivi, Maya cresce insicura e repressa. Ha difficoltà a rapportarsi con le altre persone a causa della sua natura schiva e fondamentalmente tranquilla ed è costretta a chiudersi in sé stessa a causa delle egoistiche richieste delle madre. Diventata adulta, per sfuggire alla presa famigliare, sposa un uomo freddo e calcolatore che la obbliga ad assecondare ogni suo capriccio. Il marito, Samuel Cadwell, la porta via dal Michigan, suo paese natio, e la conduce a Grimwood, una fiorente cittadina della Pennsylvania. Assorbito dagli impegni, però, inizia a trascurarla, ignorandola e lasciandola sola nella loro enorme casa per settimane intere fino a quando, terminati i lavori del centro commerciale di sua proprietà, l’uomo le affida la gestione di un negozio.
Maya non può decidere nulla, nemmeno scegliere le commesse che dovranno lavorare sotto di lei, nel frattempo conosce Sophie ed istaura con lei una sincera amicizia incominciando così ad uscire dal guscio e a cambiare E’ un processo lento che dura all’incirca un anno finché, un giorno, la donna incontra Damien e quello che si stava smuovendo piano dentro di lei subisce una brusca accelerata.

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Sophie Bartok

Nata:8 Ottobre 1990
Segno Zodiacale: Bilancia

Nata e cresciuta a Grimwood, Sophie diventa orfana di entrambi i genitori all’età di 12 anni. Fino ai 18 vive con il nonno paterno che, però, a sua volta viene a mancare prematuramente. Queste morti induriscono il suo carattere e lei, per proteggersi dalle emozioni e da ciò che queste possono comportare, erige una sorta di muro protettivo; l’unico per il quale la ragazza riesce a provare un affetto sincero è il suo lupo grigio, Basarab.
Rimasta sola, per sopravvivere, è costretta a cercare un impiego; così incappa di Luke, proprietario del Red Sky, pub dove lei viene subito assunta. In breve tempo tra i due si instaura una relazione sentimentale che dura all’incirca tre anni e si chiude quando il ragazzo rivela la sua natura gelosa, possessiva e violenta. La rottura inevitabile del rapporto, obbliga quindi Sohpie a tornare alla casa di famiglia e a trovare un nuovo lavoro. In questo modo la sua strada incrocia quelal di Maya e tra le due donne nasce repentino un legame di amicizia molto forte che rende Sophie, ultima arrivata, costante oggetto del disappunto delle sue colleghe.
Col tempo l’intesa tra le due amiche si rafforza e, mentre Sophie aiuta Maya a tirare fuori il suo lato battagliero, Maya insegna a Sophie ad aprirsi col mondo senza timore di mostrare anche la parte più dolce e fragile di lei. Tuttavia, quando nelle loro vite entrerà Damien, alle due donne verrà rivelato un mondo che metterà a dura prova le loro capacità.

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Damien Wilding

Nato:10 settembre 1984
Segno Zodiacale: Vergine

Alto, fisico atletico e scolpito. Capelli corti scuri e spettinati, carnagione olivastra, occhi verdi, profondi, con sfumature leggermente ambrate. Caratterialmente è chiuso ed introverso, non ama parlare e preferisce agire.
Alla morte del padre, assume lo status gerarchico di alpha e questo fatto, unito ad una rigenerazione maggiore e ad un vigore fisico migliorato, gli salva la vita. Dalla notte della strage in cui perde tutta la famiglia, viene tradito dalla ragazza di cui si era innamorato e abbandonato dal cugino, Damien si distacca dal resto del mondo e incomincia una sorta di percorso interiore che culmina con la formazione del suo proprio branco parecchi anni dopo. Quando incontra Maya, incomincia un ulteriore cambiamento e abbandona, seppure con una certa difficoltà iniziale, i propositi di non lasciarsi più coinvolgere emotivamente e di restare solo.

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Lyle McFadin

Nato:22 febbraio 1987
Segno Zodiacale: Pesci

Capelli scuri, mossi e disordinati incorniciano un incarnato avorio e occhi celesti, intensi ed estremamente espressivi. Ha uno sguardo perennemente sbruffone stampato sul viso ed ha sempre la battuta pronta.
Sua madre, Evie, muore per cause non accertate quando lui ha solo sei anni e Ioann Dudnic, l’uomo con cui la donna ha una relazione, lo prede con sé. L’arrivo di Lyle scombussola completamente l’armonia della sua nuova famiglia e il suo rapporto con il fratellastro, Aiden, è difficile e distruttivo. Il ragazzo cresce solo e affidato alle cure della domestica poiché Nina, la madre di Aiden, non è in grado ne ha voglia di occuparsene; per lei il ragazzo rappresenta il frutto vivente del tradimento del marito ed è motivo sufficiente a non volerlo avere attorno. Tuttavia, nonostante le reticenze ad essere accettato come membro effettivo della famiglia, a Lyle viene imposto il medesimo addestramento da cacciatore di Aiden.

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Gage Wilding

Nato:14 aprile 1979
Segno Zodiacale: Ariete

Capelli castano scuro, occhi chiari attenti e furbi, sorriso sghembo e fisico asciutto, Gage è un uomo estremamente intelligente, astuto e calcolatore. Fondamentalmente è di animo buono, ma la tragica perdita della famiglia e della donna che amava, lo rende poco incline a manifestare le emozioni che camuffa abilmente. Agisce quasi sempre per un tornaconto personale, è vendicativo, protettivo e, se legato sentimentalmente a qualcuno, molto geloso.
E’ il cugino di Damien, più grande di lui di circa quattro anni, le loro famiglie hanno sempre vissuto insieme e costituivano un unico grande branco.

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Aiden Dudnic

Nato:5 novembre 1985
Segno Zodiacale: Scorpione

Capelli biondo platino, lunghi e lisci spesso raccolti in una coda o treccia. Occhi grigi, incarnato pallido e lineamenti affilati e sottili. Alto, slanciato e dal fisco atletico e scattante. Caratterialmente è crudele, sadico e con la tendenza a manipolare la gente a suo unico vantaggio. Non è un uomo carismatico ed è tendenzialmente solitario, agisce accompagnato dal fratello solo perché, la presenza dell’altro, gli torna utile.

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Samuel Cadwell

Nato:29 luglio 1974
Segno Zodiacale: Leone

Alto e magro, fisico asciutto. Capelli brizzolati e occhi azzurri, non è bello ma è estremamente affascinante e sa come farsi notare. A quarant’anni compiuti, Samuel è ormai un imprenditore edile di grande successo. Ha un carattere egoista, è arrogante, presuntuoso ed ha una forte tendenza al protagonismo. Ogni sua azione è studiata, ama mostrarsi ed è fortemente teatrale in ogni sua manifestazione. Nell’intimo, infine, nasconde un’indole violenta e vendicativa.
Non sa esprimere in modo sano i sentimenti che nutre verso la moglie che considera, dopo solo due anni di matrimonio, come qualcosa di dovuto e di scontato. L’arrivo di Damien scombussolerà tutto il suo mondo mandando letteralmente in frantumi ogni sua certezza.

LE AUTRICI

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Abbiamo parlato del libro, abbiamo fatto la conoscenza dei personaggi ora è il caso di capire chi ha creato tutto questo. Ho realizzato per voi una mini intervista (in attesa che possiate leggere la versione estende nella ribrica del venerdì alla scoperta degli autori Italiani).

Chi sono Morgan Cavendish e Lyanna Wolfe?
Morgan: Nasco come scrittrice, perché è quello che, fin da ragazzina, ho fatto. Poi, per necessità economiche, mi sono specializzata in grafica e web design. Tutt’ora lavoro come illustratrice, saltuariamente anche come marketer e designer e infine scrivo.
Lyanna: Nata a Prato nel 1990 ho sempre avuto la passione per la scrittura fin da bambina.

Come nasce Lupus Occulta?
Morgan: Prima di essere colleghe, io e Lyanna siamo amiche. Ci siamo conosciute più di otto anni fa su un GDR testuale e da allora abbiamo condiviso parecchie esperienze culminate con la stesura di quello che, inizialmente, era nato come un racconto originale. L’idea è stata di Lyanna, la scelta del tema da trattare, invece, è nata da me. Io ho sempre amato i lupi mannari, li preferisco nettamente a qualsiasi altra creatura sovrannaturale e avvinta dall’idea di poter scrivere qualcosa che mi sarebbe piaciuto leggere, l’ho proposto a Lyanna. In giro ci sono davvero pochi romanzi sui licantropi, ma far innamorare la mia amica di miti e leggende antiche non è stato affatto difficile. Così, lentamente, il Lupus Occulta ha preso forma; abbiamo iniziato buttando giù una scaletta e man mano ad intrecciare i personaggi ad una trama complessa che si dipanava piano ad ogni capitolo. Alla fine ci siamo ritrovate con così tanto materiale che siamo state costrette a distribuirlo in quattro libri. Abbiamo lavorato alla stesura dei primi due volumi usando Google Docs in modo da lavorare contemporaneamente e correggerci a vicenda, poi abbiamo deciso di pubblicare il primo su Amazon e di provare la strada del Self Publishing. Nonostante questo, però, abbiamo realizzato anche il cartaceo, trovato un distributore ufficiale e portato il libro nelle librerie del territorio umbro. Da poco stiamo provando a sottoporlo alle case editrici, vedremo se questa strada porterà i suoi frutti o meno. In ogni caso, ci tengo a sottolineare che ci sono voluti ben due anni per terminarli entrambi e questo perché abbiamo dedicato moltissimo tempo ad approfondimenti e ricerche varie. Lyanna lo sa, io sono precisissima e pignola, nulla di quello che ho scritto nel Lupus Occulta è frutto del caso.
Lyanna: Ci siamo conosciute tramite un gioco di ruolo testuale su un forum, era a tema Harry Potter, fandom che entrambe amiamo molto. Fui io a contattare Morgan per scrivere una fanfiction insieme, visto che ci troviamo in sintonia quando si tratta di scrivere. L’idea dei licantropi è stata sua e io l’ho seguita a ruota, appassionandomi a mia volta a questo mondo. Ci abbiamo messo due anni per finire il libro, compreso l’editing. Sì, abbiamo contattato le case editrici ma per adesso il nostro resta un libro auto-edito. In origine dovevano essere 2 più uno di “riserva” poi ci siamo rese conto che non bastava, ed ecco a voi la saga del “Lupus Occulta”

Avete deciso di buttarvi sul Self Publishing, una scelta che potrebbe sembrare azzardata o vincente, quale percorso avete seguito per arrivare poi a vedere stampata la vostra opera?
Morgan: L’editing è stato il vero tasto dolente di tutto il lavoro, la parte più difficile e impegnativa, per così dire. Lyanna si è occupata della prima rilettura, io della seconda e della correzione totale della prima bozza. Dopodiché, abbiamo passato il romanzo ad una nostra amica psicologa che lo ha rivisto e valutato per quanto concerneva l’aspetto meramente caratteriale dei personaggi, se erano coerenti nei loro comportamenti, credibili nelle azioni e se si conformavano ed erano attendibili come personalità. Il terzo passo, infine, è stato affidarlo a due colleghe preparatissime che hanno completato la correzione segnalandoci refusi ed errori vari. Per quanto riguarda la pubblicazione, invece, abbiamo scelto Amazon perché senza ombra di dubbio la piattaforma migliore nonché la più valida ed usata. Abbiamo utilizzato anche Narcissus tuttavia, ma solo per inserire il romanzo in tutti quegli stores in cui non è possibile farlo da soli. Per la stampa abbiamo scelto Create Space, sempre appartenente ai canali Amazon, perché da una ricerca effettuata da noi e da chi si è occupato dell’impaginazione, è risultato essere quello più conveniente nel rapporto royaltis e prezzo di vendita. La grafica, infine, è tutta farina del mio sacco. Ho svolto il mestiere di illustratrice e digital artist per ben dodici anni ed è stato un grosso vantaggio perché ci ha permesso di realizzare moltissimo materiale pubblicitario a costi estremamente ridotti.
Lyanna: L’editing è stato fatto sia in casa che da alcune colleghe. Abbiamo scelto Amazon perché è quella più usata, almeno secondo una piccola indagine che abbiamo fatto. Per quanto riguarda la grafica, lascio la parola a Morgan.

Finalmente avete tra le mani il vostro Lupus Occulta, ma cosa contiene veramente il primo libro?
Morgan: Il romanzo è una parte essenziale di entrambe e Maya e Sophie posso essere viste come nostre estensioni e noi ci riconosciamo entrambe in parecchie delle peculiarità che abbiamo cucito addosso alle nostre eroine. Maya racchiude molti lati della mia personalità e Sophie… Sophie è Lyanna. Lei dice di no ma, ad esempio, nella prima stesura, la vita sentimentale della sua protagonista avrebbe dovuto virare verso un altro protagonista maschile (che non rivelerò) e invece è finita dritta su Gage. Io questa cosa l’avevo detta ben prima ed ero sicura che Sophie si sarebbe fatta condizionare dai gusti di Lyanna.
Per Maya è stata la stessa cosa. Anche se avevo un’idea ben precisa di dove dirigere il suo cuore, ho comunque creato un personaggio cesellandolo sul mio ideale di uomo. Le situazioni, invece, nascono da reali casualità: o sono frutto di voli mentali improvvisi scatenati da una qualche colonna sonora, o prendono spunto da deliri personali avvenuti durante le nostre uscite in coppia. E’ una cosa molto divertente in realtà e la facciamo spesso.
Per quel che riguarda le dinamiche sugli approfondimenti… beh, io sono una patita di erbe officinali, ho una discreta quantità di manuali sull’argomento e non faccio mistero d’aver attinto da questi per i riferimenti ad uso magico e curativo inseriti nel romanzo. Stessa cosa dicasi per i miti e leggende relative ai licantropi che ho incrociato con accertamenti sull’etologia dei branchi di lupi. Anche in questo caso ho un manuale di oltre 1000 pagine che ho letto e conosco a menadito.
Lyanna: Contiene due anni di lavoro intenso e grossi studi. Le erbe, i miti legati ai licantropi e non solo. La ricerca dei nomi adatti per i personaggi è stata la più divertente, ricordo di aver passato un pomeriggio a cercare negli archivi un cognome rumeno che avesse un’aurea di antico e mistico.

Parliamo dei Personaggi, abbiamo avuto modo di scoprire chi sono e le loro caratteristiche, ma come sono nati?
Morgan: Delineare i personaggi è stata la parte più divertente di tutto il lavoro. Non si ispirano a personaggi reali, ma mirano (come stereotipi) ad accontentare i gusti della maggioranza dei lettori. Per quel che riguarda i maschi, abbiamo cercato di non creare i soliti belli e dannati, ma li abbiamo resi imperfetti, almeno per quel che riguarda la personalità. Molti limiti, paure, drammi e problemi emergeranno nel corso dei vari volumi e saranno più chiare al lettore le sfaccettature dei vari caratteri.
Damien, come ho già detto, nasce come estensione dell’uomo ideale, quello che davvero mi sarebbe piaciuto incontrare. Gage è la sua esatta controparte, non fisica ma del tutto mentale e manipolatrice. Entrambi perdono tutto e vivono una vicenda tragica che li segna profondamente ma, mentre il primo reagisce chiudendosi in se stesso e cercando conforto nell’istruire un nuovo branco, il secondo si logora dentro fino ad un punto di non ritorno. Lyle e Aiden sono anch’essi le due facce di una stessa medaglia e, nel medesimo modo degli altri protagonisti, hanno reazioni opposte ad una esperienza comune. Anche Maya e Sophie sono diametralmente diverse e come, tutti gli altri protagonisti, non sono mai del tutto buone o cattive ma camminano nel mezzo lasciando che siano gli avvenimenti intorno a loro a trascinarle per una o per l’altra strada. Samuel, infine, vale un discorso a parte perché non ha, almeno in apparenza, una controparte tangibile. Lui è l’essenza dell’uomo facoltoso abituato ad avere tutto che si ritrova, di punto in bianco, a perdere l’unica cosa che dava per scontata. Il suo modo di opporsi, però, sarà molto diverso dai soliti cliché. Chi si aspetta di vedere un cattivo redento per la bella di turno, probabilmente, non sarà accontentato. I modi di amare su Lupus Occulta sono molteplici, spesso non sani ma sicuramente intensi ed, in alcuni casi, estremi.
Lyanna: Ahahahahh ok Sophie è l’evoluzione dei personaggi che ho avuto nei giochi di ruolo. Lei mi assomiglia per pochissime cose, anche se Morgan sicuramente avrà da obbiettare. Diciamo che ero stanca delle solite eroine sceme e ho voluto creare un’eroina che non si facesse problemi ad usare parolacce o cose simili. Per i ragazzi abbiamo cercato di creare personaggi che potessero fare contente buona parte delle lettrici. Speriamo di esserci riuscite. Vorrei spendere ancora due parole su Sophie, sulla sua psciologia. Il suo essere divisa fra due stereotipi maschili come Lyle e Gage, il primo è protettivo e leale mentre il secondo è un manipolatore, voleva in origine essere una modo per renderla un poco più simpatica ai lettori ma alla fine è risultato essere la lofica evoluzione della sua psicologia affettiva. Cercherò di spiegaormi meglio. Sophie è sempre stata sola, non ha mai avuto nella sua vita una presenza che la facesse sentire veramente e completamente al sicuro, che la guidasse nelle sue scelte. Credo che sia questo il motivo per cui si avvicina a Gage, in lui vede un uomo maturo capace di aiutarla ad affrontare i pericoli che la cirocondano, pur non sapendo cosa lui provi veramente per lei. So cosa pensano tutti, Lyle era la scelta più sensata e più facile, altri motivi per cui Sophie non poteva sceglierlo. Le scelte facili non sono mai state per lei, purtroppo o per fortuna. Ultimissima cosa, non pensiate che lei cerchi di far cambiare Gage. Sophie non vuole che lui cambi, accetterebbe un cambiamento solo se fosse una decisione di Gage stesso. L’unica cosa che lei vorrebbe è un poco di amore, ma questo non vuol dire necessariamente che desideri un cambiamento caratteriale in lui.

Grimwood, Pennsylvania. Dopo la lettura di questo libro sono andata subito su GoogleMaps per scoprire se esistesse davvero questo luogo e se rispecchiasse la cittadina che ho scoperto tra le pagine del libro. Come mai avete scelto proprio Grimwood?
Morgan: Grimwood è la fusione di due parole: wood dall’inglese bosco, che richiama i lupi, e Grim che è stato scelto per ricalcare le fiabe, e quindi il lato fantasy, rimandando proprio all’assonanza con il termine Grimm (ovvero i fratelli Grimm). Quando l’ho proposto a Lyanna, lei l’ha subito approvato e quando ha scoperto che in Pennsylvania c’è una cittadina, sita più o meno nello steso posto, dal nome simile (Greenwood) è rimasta colpitissima! Sembrava quasi destino!
La scelta di ambientare il romanzo in Pennsylvania, invece, è stata dettata dalla conformazione particolare del posto, dai laghi e dalle foreste che ci sono parse perfette per ambientare un romanzo sui lupi mannari. Abbiamo fatto ricerche sulla geografia, la demografia e perfino sulle leggi in vigore per essere sicure di non commettere errori e scrivere sciocchezze. Tra l’altro, l’assonanza del nome ricorda un poco la Transilvania, patria indiscussa dei vampiri, e ci era parso carino che la Pennsylvania lo diventasse per i licantropi.
Lyanna: Sinceramente? Quando Morgan mi ha detto “Grimwood” io credevo che fosse un posto inventato, mi è preso un colpo quando ho scoperto che esisteva veramente. Credo che anche Morgan ci sia rimasta di sasso. Abbiamo deciso di ambientare la storia in Pennsylvania perché abbiamo pensato che fosse il posto ideale, non tanto per l’America, quanto per la conformazione del posto. Boschi, laghi, insomma un posto perfetto per ambientare una storia di lupi e cacciatori.

“La femmina Alpha”, come abbiamo già detto, è solo il primo volume di una quadrilogia e qui di seguito eccovi in anteprima la locandina del secondo volume “Il canto dell’Omega”:

locandina

Per chiudere… qualche anticipazione sul secondo volume, ce la date?
Morgan: Ormai che il titolo del secondo volume è stato rivelato, posso tranquillamente parlarne. Il Canto dell’Omega dovrebbe uscire nella prima metà del 2015 e sono previsti sia il formato E-book sia quello cartaceo. Sarà un seguito molto incalzante e riprenderà gli avvenimenti del primo volume esattamente nel punto in cui si sono interrotti. I personaggi saranno gettati subito nel centro dell’azione e, dopo un breve prologo che getterà uno sguardo su un avvenimento futuro, tutto sarà frenetico e non ci sarà tregua per nessuno. Forse qualcuno dei protagonisti non arriverà alla fine, ma senz’altro ognuno di loro continuerà il percorso iniziato nella prima parte. Maya e Sophie dovranno fare i conti con le scelte fatte nel primo volume, non tutte si riveleranno buone e alcune in particolare porteranno decisamente scompiglio nelle vite delle nostre eroine. Il ruolo di Damien verrà messo in discussione e Gage, di malavoglia, sarà obbligato a rivedere i suoi piani. Lyle dovrà fare i conti con il passato mentre Aiden proseguirà la sua lotta accompagnato da un nuovo temibilissimo nemico. Avremo molti personaggi nuovi che si intrecceranno con quelli già esistenti, molti si schiereranno dalla parte del branco, altri si scopriranno pericolosi e tenteranno il tutto e per tutto per raggiungere i loro scopi.
Lyanna: Il prossimo libro sarà un continuo sussegursi di colpi di scena ed avvenimenti che non lasceranno riposo ai lettori. Non esagero quando dico che, forse, preferisco il secondo volume al primo. Maya e Damien saranno sempre più sotto pressione, Lyle farà i conti con il passato, Gage dovrà rivalutare i suoi piani, Sophie sarà sempre più in crisi e il branco dovrà affrontare una serie di strani avvenimenti.

IL GIVEAWAY

Come già premesso, la lettura di questo volume mi ha talmente appassionato che ho voluto organizzare un Giveaway di una copia cartacea autografata. Volete sapere come partecipare e vincere. Le regole sono semplicissime, ma attenzione non basta un commento e via, prestate attenzione!

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5- Incrociare le dita: avete tempo fino al 31 Ottobre per commentare, condividere e piacizzare! Nella prima settimana i Novembre scoprirete il vincitore!

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