Recensione: Bruci il Mare di Dilhani Heemba

Recensione: Bruci il Mare di Dilhani Heemba

Titolo: Bruci il Mare
Autore: Dilhani Heemba
Editore: Self publishing
Pagine: 266
Prezzo: 15.00€
Pubblicato il: Marzo 2013

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 10 Mar 2013
Terminato il: 19 Mar 2013
Voto: 5/5

Recensione: Per saziare le Tip-voglie, sconsigliato solo a chi vive di cinquanta sfumature casalinghe.
Per il contrabbandiere Tip la vita non è mai stata normale è un uomo di mondo votato ai propri interessi che comptedono anche l’onore: fu per quello che liberò la principessa Shayl’n Til ed è per quello che il suo ritorno verso Taormina sarà difficile e metterà in pericolo anche il suo amico Sander e i suoi fratelli.
Il personaggio di Tip, che aveva intrigato molte elettrici in Nuova Vita, a finalmente la possibilità di essere il protagonista: questo spin-off nasce quasi come un gioco per accontentare quelle lettrici che proprio non avevano saputo dimenticare l’affascinante e sfacciato Gustav Esposito. Accontentarle però senza dare i natali ad una compagna degna di Tip sarebbe stato come creare un racconticino erotico di serie B, ed infatti l’autrice decide di far nascere JJ un’ indomabile cavallerizza dal forte carattere e con una storia difficile alle spalle. È proprio vero quello che dice l’autrice nella prefazione spiegando che questa non è una vera e propria storia d’amore è più una storia di sesso e come tale deve essere letta.
Purtroppo la copia in mio possesso risulta essere andata in stampa senza la definitiva correzione quindi non mi sento di criticare gli errori e le ripetizioni trovate, stiamo pur sempre parlando di un autoprodotto.
Risulta ben costruita la storia anche se una piccola grossa pecca non l’ho proprio mandato giù: Tip non può aver dimenticato che Shay gli ha lasciato il suo contatto ma se escludiamo ciò, è una buona lettura e la parte erotica, ripetizioni escluse, sa conquistare il lettore quel tanto da sperare in un continuo.
Quattro stelle a questo spin-off dal sapore dolceamaro, consigliato e sconsigliato solo a chi vive di cinquanta sfumature casalinghe.

Libri a “Km 0”: La contessa delle tenebre di Laura Gay

Di Laura Gay ho letto altre opere, ma quando ho avuto modo di intervistarla e ho scoperto questo romanzo ambientato nel periodo del post-rivoluzione Francese ho detto subito “lo voglio!” peccato che questo romanzo per ora sia solo in formato digitale e non ne esista una versione cartacea. Resto speranzosa che in futuro possa decidere di stamparlo per ora lo consiglio a tutti coloro che amano il genere Romance Storico.

Titolo: La contessa delle tenebre

Autore: Laura Gay

Editore: Self Publishing

Pagine: 335

Prezzo: 2.68€

Pubblicato il:

Sinossi: Parigi, 1795. Marie Thérèse Charlotte di Borbone da tre anni vive rinchiusa fra le mura della Torre del Tempio, imprigionata dai rivoluzionari francesi. Ha visto morire, uno dopo l’altro, tutti i suoi familiari e ha subito la più tremenda delle umiliazioni: lo stupro; teme di non avere alcuna via d’uscita quando le viene proposta la liberazione, in cambio di dodici prigionieri di guerra.
La stessa sera, mentre si sta svagando con partite a carte e prostitute, Leonardus Cornelius Van der Valck riceve la visita di un nobile austriaco che gli fa un’offerta che non può rifiutare: l’imperatore in persona gli chiede di prendere sotto la propria custodia la cugina, unica superstite della famiglia reale francese. Ma c’è un problema: l’affascinante e scaltro libertino dovrà sposare la ragazza, rimasta incinta durante la prigionia.
Riusciranno due persone tanto diverse a fidarsi l’una dell’altra? E Charlotte saprà superare il trauma della violenza subita, per aprire il suo cuore all’amore vero?
Scottanti passioni, rapimenti, scambi di persona e intrighi politici si susseguono per dare vita a un romanzo in cui amore e coraggio accompagnano il lettore, pagina dopo pagina.

Recensione: Onda di Sangue di Enrico Santodirocco e Martina Carminetti

Titolo: Onda di Sangue
Autore: Enrico Santodirocco e Martina Carminetti
Editore: Il ciliegio
Pagine: 352
Prezzo: 18.00€
Pubblicato il: Giugno 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 16 Set 2014
Terminato il: 26 Set 2014
Voto: 4/5

Recensione: Un mix tra classico e novità che sono certa potrà conquistare molti lettori.
Marte è regnato da cinque sovrani scelti grazie a una spietata competizione nella Gabbia che farà emergere solo i più forti e indomiti degni di tale onore. La strada che porta alla scelta dei nuovi sovrani però, non è composta solo da sangue e forza. Sullo sfondo di questi fatti c’è la storia di Dorea, una ragazza dal passato misterioso e che vive di sola vendetta.
Lo stile che accoglie il lettore è da subito ricco: non si ha tra le mani uno di quei volumi che solitamente si leggono in poche ore, storia a parte, la narrazione ha un linguaggio florido che va gustato pian piano per non perdere la sua vera essenza. Spesso mi sono goduta un solo capitolo al giorno, ma lo ho fatto gustando appieno i termini e la struttura narrativa di ognuno di essi, nonostante sia una lettura a mio parere pesantuccia: alcuni termini andrebbero alleggeriti, capisco la scelta dei due autori di riferirsi a un genere fantasy molto classico, ma vista la grande fantasia e le doti dimostrata nel linguaggio spero valutino di staccarsi da un formato esistente per poterne creare uno loro (tutto questo non compromette la lettura ma è una mia osservazione). Ci sono descrizioni molto dettagliate che non lasciano al caso nulla, ogni scena ha un suo contesto chiaro e nonostante le pagine votate a dare una chiara visione di Marte e dei suoi personaggi non mi sono mai trovata a dire “sì bello, ma arriviamo al dunque” (cosa piuttosto rara in libri fantasy con così puntigliosa precisione nel descrivere).
Non voglio darvi spoiler, ma almeno un accenno sulla grande idea di questo libro devo darvelo: la storia può piacere o meno, lo stile risultare pesante o meno, ma il vero colpo di genio è tutto nella struttura del romanzo. Sono letteralmente caduta dalla sedia quando ho iniziato a capire cosa stessero tessendo i due autori, ma come già detto, niente spoiler (dovrete scoprirlo da voi): la storia si svolge su due piani narrativi diversi, quello di Alexander viaggio verso la conquista di una delle cinque corone di Marte e quello di Dorea votata alla sua ricerca di vendetta, ma per riuscire a capire il vero nesso tra i due filoni narrativi non è così semplice. Bisogna leggere con cura tutti i capitoli per raccogliere gli indizi.
Inoltre la storia per quanto possa rimanere aperta, ha un finale ben definito e permette al lettore di avere una parola fine anche se si tratta di un libro che apre una saga, una scelta molto intelligente perché i lettori possono appassionarsi alla storia senza la pretesa di lasciare un finale troppo aperto; a volte abbiamo proprio bisogno di un libro che finisce con una bella morale come questo anche se vorremmo leggere altro.
I personaggi principali sono davvero ben descritti e caratterizzati, a differenza di quelli secondari. A mio parere si sarebbe dovuto dare molto più spazio a Yelena e Giza soprattutto nell’arena. Anche i combattimenti per diventare sovrano sono passati a volte in secondo piano e avrei preferito che ci fosse una maggiore cura in dei fatti che comunque andranno a sconvolgere i personaggi, forse avrei apprezzato vedere gradualmente interagire Yelena, Alexander, Giza e Olbios.
Un piccolo cenno lo meritano la grafica dalla copertina e la cura nel realizzare la mappa e il logo del regno di Marte: frutto dei sue autori riescono a dare forma a ciò che leggiamo senza che si cada nella solita iconografia fantasy, soprattutto il logo di Marte che ha un sapore tutto suo privo di un richiamo un troppo classico e senza cadere nel pacchiano.
In definitiva, è stata una lettura complessa, che come dicevo forse meriterebbe di essere alleggerita perché tutto risulti più assimilabile al lettore medio, ma nulla può togliere a questo volume le quattro stelle. Sebbene sia un volume che richiede molte pagine per entrare sottopelle e raggiungere il cuore dei lettori, quando riesce finalmente nello scopo non si può fare a meno di sperare che duri ancora a lungo, anche se inesorabilmente le pagine terminano. Lo consiglio a tutti coloro che sono fedeli lettori del genere fantasy classico (avrete lo stile carico dei grandi scrittori) e a coloro che cercano una lettura nuova e intrigante (la storia e i luoghi creati sono molto alternativi, nulla di ciò che siamo soliti trovare in libreria).

Scrittori Made in Italy: Jessica Maccario


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Jessica Maccario!

Chi è Jessica Maccario?
Mi chiamo Jessica, ho quasi 24 anni, mi sono laureata in Beni Culturali Archivistici e Librari a Torino, ma vivo in provincia di Cuneo. Al momento sono disoccupata, sto cercando un lavoro e intanto mi occupo di valutazione di manoscritti, oltre che in generale della casa in cui vivo con i miei. Sono più una casalinga al momento, ma spero un giorno di riuscire a utilizzare la mia laurea e a realizzare qualcuno dei miei sogni. Quello della pubblicazione sono riuscita a realizzarlo e di questo sono già molto felice! Intanto, leggo e scrivo un sacco. Mi piace molto viaggiare, amo pattinare e ascolto spesso la musica al mattino. Ho un’amica e un ragazzo fantastici, che leggono da anni ciò che scrivo e che mi incoraggiano sempre.

Quale libro hai scritto?

Titolo: Insieme verso la libertà

Editore: Bibliotheka Edizioni

Pagine: 304

Prezzo:: 14,90 € [cartaceo] – 8,90 € [e-book]

Trama: Peter vive a Forest Glade ormai da nove anni quando comincia a fare strani sogni in cui compare una ragazza molto simile alla sua migliore amica, talmente bella e felice che lui comincia a chiamarla la dea dei suoi sogni. Anche nella vita reale Angelica è strana, continua a trovare una scusa per fuggire da lui, come se gli stesse nascondendo un segreto. Quando poi all’improvviso Peter viene attaccato da alcuni uccelli, Angelica capisce che le loro menti sono in qualche modo collegate e, per evitare di metterlo in pericolo, scappa.
Di fronte alla sua inaspettata partenza, Peter è sempre più confuso, finché un giorno scopre che una bellissima ragazza di nome Lucy è stata mandata dall’amica per seguirlo e proteggerlo. Lucy riesce a penetrare là dove nessuna è mai riuscita ad arrivare, dandogli completa fiducia e curandolo dalle ferite inferte da Angelica. Tramite lei, Peter scopre un lato del bosco che non conosceva, popolato da creature affascinanti che secondo i miti avrebbero il nome di Elementali, esseri in grado di controllare uno dei quattro elementi: Terra, Aria, Fuoco e Acqua.
E se anche un umano fosse in grado di controllare un elemento? Peter si avventura per una strada che lo porterà a farsi nuovi amici, a uscire dal suo guscio per imparare ad avere fiducia negli altri e nelle proprie capacità, a rischiare la vita di fronte a creature malvagie. Ma non tutto è come sembra: a volte, quelli che appaiono cattivi in realtà sono buoni…
Peter è pronto a tutto pur di salvare Angelica e la sua gente dalla schiavitù, anche a combattere una guerra distruttiva.
Soltanto Alexia, una ninfa che vuole vendicarsi del passato, non si arrende. Ma le risposte non stanno nella violenza bensì nelle parole… e il diario di Maria aspetta solo di essere letto.
Tra elfi, demoni, silfi, salamandre e ninfe varie, il bosco svela la sua natura solo a chi è veramente attento… e a chi è in grado di amare per davvero.

Ho scritto anche diversi racconti brevi: “Così lontano così vicino” è un romance ambientato a Natale che si trova sul blog La mia Biblioteca Romantica; “Uno strano destino” è una rivisitazione di Cenerentola che si trova nell’antologia “Christmas Fantasy” in versione dark; due raccontini sono presenti nell’antologia “77 fiabe buffe”; “Una notte tra le tenebre” è un racconto ambientato durante la notte di halloween e si trova nell’antologia “Halloween’s Novels”; “Il mio posto è con te” e “C’è un’anima in me” li ho inventati in occasione di un concorso sugli zombie, il primo si trova sul blog Hellsgate Chronicles, il secondo si può leggere sul mio sito, insieme a un altro racconto dov’è protagonista una ragazza (in versione bambina) presente nella serie fantasy: http://jessicamaccario.wix.com/jessicamaccariobooks#!mybooks/cnec.

Come sei diventata scrittrice?
L’amore per la lettura è nato prima dell’amore per la scrittura. Ho cominciato a leggere alle elementari, spinta dalla maestra d’italiano che ci faceva fare delle sfide di lettura e ci incitava a leggere quanti più libri possibili. All’inizio lo facevo per le caramelle, poi per ricevere gli attestati che ci preparava, poi semplicemente perché mi andava. Trascorrevo le vacanze estive a leggere e compilavo molte schede di lettura dando le mie opinioni sulla storia. Sempre alle elementari qualche volta inventavo delle storie; ancora adesso mi capita di ritrovare in vecchi quaderni brevi storie fantastiche con protagonisti draghi, principesse, principi. Ma il mio primo vero romanzo, quello di cui andrò sempre orgogliosa e che mi ha fatto dire “sì, voglio proprio scrivere!” l’ho scritto durante le scuole medie e l’ho portato persino all’esame. Si tratta di un romanzo rosa-fantastico, dove una donna si ritrova dopo anni in compagnia di un uomo che un tempo amava, che adesso ha due figlie, grazie alla sorella di lui che l’ha convinta a trascorrere qualche giorno nella casa sul lago. L’ambientazione è l’Irlanda, farcita con leggende e paesaggi fantastici alla quale la ragazza accade tramite una grotta. Insomma, non sarà un capolavoro (sarebbe molto da rivedere), ma mi piaceva un sacco. Poi ho continuando scrivendo un romanzo lungo lungo che mi ha portato via diversi anni, che ha come punto principale l’amicizia tra diverse ragazze che ad un certo punto si spezza; visto che all’inizio si trattava di un romanzo autobiografico, poi trasformato a mio piacimento, ho preferito non pubblicarlo. A questo punto, alle superiori, ho cominciato a scrivere il mio fantasy e da lì son seguite le altre storie. Alle superiori si è consolidata la mia voglia di scrivere, insieme al desiderio di leggere nuovi generi: sono così passata dalle sole storie d’amore a tutto il resto, provando anche horror, thriller, fantasy di ogni tipo. I romance restano comunque le mie letture preferite. È cambiato anche il mio atteggiamento verso la scrittura: l’ho presa molto più seriamente, mi son posta degli obiettivi, ho cercato di curarla un po’ di più, ho passato ore a parlare di ogni scena con la mia migliore amica per capire se andava bene o no, ho tormentato il mio ragazzo per trovare gli errori. Solo all’università ho pensato seriamente alla pubblicazione e mi sono detta “o adesso o mai più”. Ed eccoci entrati in questo mondo!

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Il giorno in cui ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo, alle medie, era notte. Era tardi, intorno a mezzanotte, i miei dormivano e io non avevo sonno, volevo soltanto scrivere. Di solito scrivevo a mano, su qualsiasi foglio trovassi, ma quel giorno ho acceso il computer e ho cominciato la mia prima vera storia. La notte era silenziosa, era stupenda per scrivere, era tutta mia. Man mano che i compiti e lo studio aumentavano, avevo sempre meno tempo, così scrivevo a qualsiasi ora, di solito prima di cena, quando volevo rilassarmi. Adesso scrivo principalmente di mattina, qualche volta dopo pranzo, ma spesso mi distraggo con altre faccende. La concentrazione non è il mio forte, ma quando mi immergo in una storia perdo la cognizione del tempo e quando scopro che è tardi… a quel punto staccarsi dallo schermo è veramente difficile! Non ho mai amato scrivere con il rumore attorno, neanche con la musica, preferisco il silenzio.

Qual è stata la tua prima stesura?
Non me lo ricordo proprio, uno dei tanti racconti che scrivevo alle elementari e che ancora oggi ritrovo ovunque! In uno c’era una bambina che si prendeva cura di un cucciolo di drago, non so proprio come mi sia venuta l’idea di scriverlo. Da piccola guardavo tantissimo i cartoni e i film d’animazione, mi ispiravo a qualcuno di questi personaggi e cominciavo a ricamarci sopra una trama, forse l’ho presa da uno di questi.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Io ho degli idoli che tengo nel cuore, che da lettrice ho amato e continuo ad amare profondamente, ma son convinta che ogni scrittore debba trovare il suo stile, non ha senso cercare di copiare lo stile di un altro. Danielle Steel e la Kinsella sono le prime due autrici che mi hanno trasmesso davvero qualcosa, mi hanno ammaliata, l’una con le sue storie d’amore descrittive ma profonde, l’altra con il suo umorismo che vorrei tanto avere. Penso che entrambe siano bravissime a strutturare le storie e a coinvolgere il lettore, ma sarebbe difficile imitarle e, per quanto possa provare ad avvicinarmi, l’effetto non sarebbe lo stesso. Tuttavia, ho sempre amato l’idea di Danielle Steel di sviluppare dei temi importanti ed è quello che faccio in ogni storia che scrivo, poi, nel romanzo che sto scrivendo adesso, sto cercando di utilizzare un pizzico di umorismo, molto più soft rispetto a quello della Kinsella, ma ne son già soddisfatta. Non sono un’amante dei classici, anche se ovviamente ho letto i grandi della letteratura. Penso che il loro modo di scrivere sia piuttosto lontano dalla contemporaneità, era quasi più poetico e meno diretto e io non son mai stata troppo legata alla poesia. Per questo, per quanto mi piacesse leggerli, non ho mai pensato di potermi ispirare a loro.

Come nascono le tue storie?
L’ispirazione è una compagna per ogni scrittore, sento continuamente le autrici dire che hanno in mente mille storie e poco tempo per realizzarle. Le idee in testa ci sono sempre, la parte difficile è riuscire a cominciare ad organizzarle: l’incipit e il finale, per me, sono le parti più difficili, quelle che possono deludere o convincere il lettore a continuare, quelle che richiedono più responsabilità. Ciò non significa che tutte le storie poi vengano portate a termine: ho scritto molti racconti brevi che sono rimasti tali, che anche se sarebbe bello sviluppare non ho più voluto farlo, così come ho storie nel cassetto rimaste a metà, che vorrei riprendere in mano ma non mi sembra il momento giusto per farlo.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Ho provato a scrivere più storie contemporaneamente ma non riuscivo a gestirle, preferisco concentrarmi su una e portarla avanti fino alla fine. Di solito non ho problemi di idee, perché scrivo spesso basandomi sul mio istinto, lasciando che la storia mi coinvolga e nasca sul momento; se succede che non so come proseguire, il metodo che utilizzo è questo: spengo il computer, prendo un foglio e butto giù tutto ciò che è successo e tutto ciò che vorrei far accadere dopo. Creo una specie di riassunto, che non sempre seguo scrupolosamente, ma che mi è molto utile per sbloccarmi. Lo stesso faccio quando sento che i personaggi mi stanno sfuggendo di mano: li caratterizzo su un foglio e riprendo le redini. A volte mi devo fermare perché ho bisogno di fare delle ricerche e questo un po’ è frustrante: vorrei andata avanti, scrivere a ruota libera ma non posso, c’è bisogno di coerenza e di credibilità, gli ostacoli maggiori per uno scrittore.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpresa di ciò che stessi scrivendo?
Assolutamente sì, spesso rileggo delle scene e penso a cos’avrei potuto far accadere dopo, leggo e scopro che in realtà l’ho già fatto accadere ma, chissà perché, la mia mente l’aveva scordato! Mi stupisco di ciò che scrivo quando rileggo perché non scrivo le storie in tempi brevi, spesso passano dei mesi e quando torno indietro tutto mi sembra come nuovo. È una bella sensazione, riesco a rileggere con un po’ di distacco e a valutare meglio se è credibile o meno quello che ho scritto. Non sempre son soddisfatta: a volte so che c’è un salto troppo brusco, ma non so come risolverlo, ho dei dilemmi e soltanto confrontarmi con un lettore può aiutarmi.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Io sono esattamente la persona che crede al cento per cento che SCRIVERE È EMOZIONE. Se non ti emozioni con i personaggi, se non sei convinto per primo di ciò che fanno, che senso ha scrivere una storia? Non sopporto chi lo fa soltanto per dimostrare di essere bravo a scrivere, una forma perfetta senza un contenuto ugualmente stimolante non riceve il mio interesse. Ovvio che chi scrive deve saper fare descrizioni, deve saper coinvolgere il lettore anche con le parole giuste, avere una base di insegnamento della lingua. Ma nessun scrittore – nessuno! – può dire di aver scritto una storia senza aver fatto almeno un errore. Un qualsiasi banalissimo e stupido errore, che da solo non riesce a vedere. Sono convinta che ciascuno abbia il suo stile, che non ci sia un modo di scrivere migliore dell’altro, che il percorso di evoluzione della scrittura non abbia mai una fine. Da quando ho cominciato a scrivere storie, mi son accorta da sola di essere evoluta, di aver fatto miei insegnamenti di persone più esperte o anche semplicemente suggerimenti dei lettori. Oltre a ciò che la scuola insegna, ho frequentato un laboratorio di scrittura all’università che è stato piuttosto interessante, ma ciò che non amo di questi corsi è che spesso si lavora su articoli di giornale o su altre scritture diverse dalla scrittura creativa di un romanzo. Ho letto un paio di manuali durante l’università, ma la teoria non è mai stata il mio forte, preferisco di gran lunga la pratica. So che il percorso di miglioramento è ancora lungo, che a volte mi faccio prendere dalla foga del momento e che quando rileggo c’è molto da rimettere a posto, ma è questo il bello di crescere: sapere di avere sempre un obiettivo da raggiungere, qualcosa da imparare sulle proprie capacità. L’ho notato quando ho cominciato a scrivere racconti, così diversi dai romanzi che tanto amo, che non si smette mai di imparare. Con questi le frasi devono essere brevi ed efficaci, la storia molto meno dispersiva, i dialoghi più diretti e chiari. Non sempre riescono bene, ma sono una piattaforma di esercizio molto utile.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Il momento della revisione è certamente quello più complicato, un vero conflitto! Il mio primo lettore è il mio ragazzo e, bisogna ammetterlo, anche il primo critico, sia nel bene che nel male. Così come è il primo a farmi i complimenti per ciò che legge, allo stesso modo è il primo a scovare gli errori e a mostrarmi le incongruenze. Io sono anche un pochino orgogliosa, quindi cerco di difendermi quando penso che proprio quell’esatta parola è migliore di quella che propone lui e così via alle discussioni! Lo ammetto: vince spesso lui. La mia migliore amica, invece, guarda più al contenuto che alla forma. Possiamo passare anche mezz’ora a parlare di personaggi e delle loro avventure, soprattutto quando si tratta di una coppia… litigando sul fatto che due dovrebbero stare insieme oppure no! In questo caso però vinco io ;) anche i miei genitori sono abbastanza critici, soprattutto se tratto temi di cui non si parla spesso, ma sono soprattutto i lettori quelli che trovano gli errori o che esprimono senza peli sulla lingua quello che pensano. Per il fantasy ho fatto più riletture, fino al momento in cui non riuscivo più a trovare nulla e allora ho pensato: che bello, eliminati tutti gli errori! E invece no. La mia mente era talmente abituata a leggerlo che gli errori non li avrebbe visti neanche con una lente d’ingrandimento. Le persone che l’hanno letto mi hanno aiutato a trovarne altri, cosicché è stata fatta una seconda versione più corretta, ma devo ammettere che se avessi avuto un editing o una correzione più approfondita dalla casa editrice avrei potuto evitarli. Ora per i miei scritti ho preso l’abitudine di scrivere e ricontrollare subito la frase precedente o l’intero capitolo, in modo da evitare gli errori di distrazione, ma credo che mi affiderò a una persona più qualificata prima di pensare alla pubblicazione.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Sono stata presa un po’ dalla foga del momento. Ho trascorso anni a scrivere, senza pensare alla pubblicazione, e quando ho cominciato a pensarci son stata assalita dalla voglia di farcela, di avere un contatto con il pubblico. L’ho spedito a una casa editrice circa un anno prima di pubblicare, ma questa mi ha risposto dicendo che non era un genere che trattavano. Allora ho provato con la Mondadori e la Giunti, ma è molto difficile essere scelti (o anche solo ricevere una risposta) da loro e infatti ho presto rinunciato ad aspettarla. Infine, ho partecipato al concorso di Bibliotheka edizioni e il manoscritto è stato scelto per la pubblicazione gratuita. Ero al settimo cielo! Avevo un po’ perso la speranza, anche se ero comunque all’inizio della ricerca, perché solitamente impiegano almeno 6 mesi prima di rispondere, invece loro mi hanno contattata nel giro di un mese e un mese e mezzo dopo il romanzo era pronto ad uscire.
Ora non so… son convinta che sarei disposta a pagare per pubblicare un libro solo se il servizio offerto fosse realmente vantaggioso: se, per esempio, la distribuzione fosse ampia e riguardasse anche le librerie fisiche, sennò a riguadagnare i soldi spesi passerebbe troppo tempo. Cerco di essere concreta su questo, anche se molti sostengono che sia necessario investire sulla propria opera, anche arrivando a pagare 1000-2000 euro. A questo punto allora meglio investire come self e gestirsi come si vuole…

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Io credo che il self dovrebbe essere una scelta ben ponderata. Una scelta, una decisione dell’autore, non l’ultimo tentativo per emergere. Voglio dire, se l’opera viene scartata più e più volte un motivo ci sarà e non serve a nulla proporla così com’è su una piattaforma di auto-pubblicazione, è ovvio che verrà smontata in due secondi dalle critiche dei lettori. Se la mia opera non fosse stata scelta mi sarei fatta fare un editing per capire cosa c’era che non andava, poi una correzione e infine avrei provato con il self, ma non credo che sarei riuscita ad emergere, perché appena un anno fa non conoscevo quasi nulla di questo mondo. Pubblicare con un editore invece mi ha dato la possibilità di comprendere meglio i meccanismi, di farmi lentamente conoscere dal pubblico e di capire alcune tattiche usate per emergere. Ora credo che sarei pronta ad affrontare il self con molta più lucidità, ma lo farei solo se pensassi che è quella la mia strada. Non concordo con coloro che disprezzano l’auto-pubblicazione: anzi, chi decide di farlo deve essere conscio del fatto che non avrà un appoggio su cui contare, che sarà solo a combattere tutte le battaglie, che non sarà raccomandato da nessuno. È un contatto ancora più diretto con i lettori, in un certo senso.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Un libro auto-pubblicato, secondo me, merita lo stesso rispetto di qualsiasi altro libro. Non parto prevenuta pensando che sicuramente sarà un disastro e ci saranno mille errori, so che magari qualche refuso ci sarà, ma giudico l’opera in sé come giudico qualsiasi altra opera. Il bello del self è che posso sempre contattare l’autore, segnalare gli errori trovati e sapere che l’autore può intervenire sul testo e ripubblicarlo quando vuole, senza passare attraverso un editore. C’è più libertà, ma anche più fatica, come ho già detto. Non penso, come molti fanno, che self sia sinonimo di poca qualità, perché i refusi si trovano ovunque, anche nei libri della Mondadori per dire. Ovviamente se non c’è stata una correzione si vede subito, ma questo non è così importante per l’opera in sé, perché se mi emoziona e riesce a colpirmi, passo sopra a qualsiasi tipo di errore! Purtroppo questa non è l’idea generale, perché incontro spesso blogger o riviste che non vogliono saperne degli autori emergenti, figuriamoci dei self! Ma sono una minoranza (almeno per quanto riguarda le blogger) per fortuna. Non c’è un modo per capire se l’opera è stata messa in vendita senza alcuna cura o se c’è stato almeno un tentativo di una revisione, se non leggendola direttamente. Volendo si può anche leggere le recensioni, ma talvolta sono false perciò diciamo che mi fido solo se trovo più persone che sottolineano lo stesso problema.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Il mio punto forte sono le storie romantiche, non penso che riuscirei mai a scrivere un romanzo senza almeno una storia d’amore presente. Tuttavia, cerco sempre di lasciare qualche messaggio in mezzo alle righe, tratto di temi più o meno importanti che spesso vengono lasciati da parte o su cui comunque mi piace far riflettere e spero che anche il solo trattarli faccia sì che l’argomento si infili nella mente del lettore e ci rimanga almeno per un po’. Il mio grande obiettivo è anche quello di emozionare le persone perché sentirsi dire da un lettore che quella storia gli è rimasta nel cuore o che sono riuscita a colpirlo o cose simili mi riempie di gioia. La cosa bella è che quando rileggo un pezzo intenso o che mi soddisfa particolarmente mi emoziono anch’io, molto più da lettrice che da scrittrice.

Perché scrivi?
Come detto prima, per emozionare ed emozionarmi. Quando scrivo entro nel mondo dei personaggi, li vivo in prima persona, mi sembra quasi di percorrere le loro stesse strade e di vedere attraverso i loro occhi ed è questo che vorrei che facessero i lettori mentre leggono le mie storie. Sia che si tratti di un mondo fantastico sia che si parli di città esistenti, per me è come se fosse un mondo a sé, un piccolo mondo da esplorare insieme alle persone che lo abitano. Sembra quasi di parlare di persone reali… ma nella mia testa lo diventano, tanto che quando scrivo un pezzo che mi piace particolarmente faccio fatica a staccarmene e il tempo vola in un attimo!

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
La critica è ciò che mi spaventava di più quando è uscito il libro. Ho ricevuto molti elogi ancora prima che uscisse, ma poi quando è effettivamente uscito coloro che non vedevano l’ora di leggerlo sono come spariti e sono rimasti quei lettori incuriositi che hanno deciso di darmi una possibilità. Credevo che emergere fosse facile, ma non è affatto così, soprattutto se non sei già conosciuta per qualche motivo. Per esempio, ho notato che le persone che dirigono già un loro blog o una rivista, hanno più facilità ad attirare lettori interessati, ma io ho dovuto praticamente cominciare da zero. In questi mesi mi son fatta la cultura su blog, gruppi e siti dove pubblicizzarsi e quello che è risultato migliore è sicuramente Facebook: lì ho conosciuto altre autrici emergenti e lettori che hanno voluto acquistare il libro perché intrigati dalla trama e dalla copertina o semplicemente perché mi avevano conosciuta. Anche i blog son stati utili, ma purtroppo ce ne sono ormai talmente tanti che i lettori che realmente li seguono quotidianamente scarseggiano. aNobii mi ha delusa un po’, pensavo di creare qualche catena di lettura o di trovare un modo per arrivare ai lettori, ma oltre a essere sovraffollato c’è poca partecipazione nei gruppi. Su Twitter mi sono iscritta e condivido di tanto in tanto qualche novità, ma anche se i follower aumentano senza che io li cerchi, non ho trovato un vero e proprio contatto con i lettori. Amazon è il posto dove mi fido meno, perché è il posto dove è più facile trovare recensioni false e dove, comunque, i lettori non scrivono a meno che non sia l’autore a richiederglielo. Diciamo che ho apprezzato molto le recensioni che mi hanno fatto i blog, la loro onestà nel segnalarmi i punti critici e nel dirmi ciò che hanno gradito, ma i giudizi che ho amato di più sono quelli spontanei: lettrici o autrici che mi hanno scritto in privato di loro spontanea volontà, arrabbiate perché il personaggio non si è comportato come volevano loro, emozionate da come si è svolta la storia, intrigate dal protagonista… sia per i romanzi sia per i racconti ci sono stati alcuni commenti che mi hanno riempito il cuore di gioia. Sono felice di non aver ricevuto critiche pesanti, l’unica vera e propria critica l’ho avuta da una signora in privato e mi ha delusa per un paio di giorni, al punto che non riuscivo più a scrivere. Quello che cerco sempre di non fare io con altri autori è di non smontare la loro opera e, soprattutto, di non dire frasi come “dovresti fare altro anziché scrivere”, perché anche se non ho apprezzato un’opera ciò non vuol dire l’autore non debba fare quel mestiere nella vita, semplicemente ho gusti diversi o io l’avrei strutturata in un altro modo.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Questa è una polemica di cui si dibatte spesso: chi si può definire scrittore e chi no? Io sono dell’idea che scrittore è chiunque ami scrivere storie, romanzi o racconti che siano, e sia disposto a farlo con passione per il resto della vita, confrontandosi con i lettori. Questo significa che è scrittore tanto uno alla sua prima opera tanto uno alla centesima. Non approvo quindi quelli che dicono “sei scrittore solo dalla seconda opera in poi”, “neanche dopo trenta libri puoi permetterti di definirti tale”. Ma insomma! Chi fa il suo primo concerto non è un cantante? E che cos’è?
Scrivere per passione è la cosa più bella che ci sia, ma scrivere per mestiere penso che sia anche una soddisfazione in più, proprio perché è difficile riuscirci.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Il futuro è quello che c’è di più incerto nella mia vita… spero di riuscire a trovare un lavoro che mi piaccia (non immagino neanche come sia averne uno che non ti dà alcuno stimolo!), un marito favoloso (siamo sulla buona strada anche se per ora è ancora il mio ragazzo… leggi: cosa aspetti a diventarlo?) e una famiglia numerosa, con tanti animali (adoro gli animali!) e con la scrittura e la lettura sempre presenti nella mia vita. Credo proprio che ormai non ne potrei più fare a meno! Le mie prossime storie sono… sicuramente i seguiti della serie de “Gli Elementali”: il secondo e il terzo sono a buon punto (a parte la revisione, che è ancora all’inizio), mentre sul quarto ho delle idee. Un romanzo breve che sto scrivendo si intitola “In volo con te” e non vedo l’ora di finirlo visto che ho già una stupenda copertina realizzata da Elisabetta Baldan pronta!! Anche per il seguito in effetti, ma forse è meglio andare per gradi ;) (la copertina del secondo è di Violet alias Valentina Benini). Lascerò presto qualche anticipazione quindi tenete d’occhio il sito!!
Grazie per questa (lunga) intervista! :)

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Nuova Vita di Dilhani Heemba

Titolo: Nuova Vita
Autore: Dilhani Heemba
Editore: Self publishing
Pagine: 547
Prezzo: 18.00€
Pubblicato il: Giugno 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 10 Giu 2012
Terminato il: 19 Giu 2012
Voto: 5/5

Recensione: Se ancora non avete scoperto Nuova Terra, questo volume conferma il successo di una saga romantica ed avventurosa
Dopo la prematura scomparsa di Dahal, Shay ha imparato a sopravvivere: Alessio, suo figlio, ha quasi un anno e ha Nilmini e una casa io cui possa vivere con i membri della sua famiglia. Ma quando viene reso pubblico il nome di suo marito, un uomo si fa avanti, ha il tapi che portava quell’ultimo e maledetto giorno in cui è morto, dichiara di averlo incontrato, e dopo gli sfortunati eventi, come schiavo. Shay partirà per una nuova avventura per riportare a casa un pezzo della sua anima nonché il padre di suo figlio di cui ignora l’esistenza.
Altro libro altra corsa alla ricerca di libertà, nuovi luoghi nuovi amori e tanta speranza che questo libro non fosse l’ultimo.
Se devo dire dr storto il naso quando al termine del primo volume avevo trovato il barlume di speranza che Dahal era ancora vivo (sadicamente sono per i finali cattivi anche se Shay non se lo meritava) mi rimangio tutto: meno male che la storia è continuata, non solo per i personaggi nuovi (come ad esempio Tip di cui l’autrice ha successivamente creato libro ad adesso dedicato), ma anche per le nuovissime intriganti situazioni e lo sconvolgente mondo africano.
Mi sento in dovere di dire che Shay è un eroina che difficilmente si odia, l’autrice ha fatto un grande lavoro sia caratterizzando sia rendendole la vita meno facile della solita ragazza che da semplice nessuno diventa protagonista emozionanti avventure e caldi amori. Difficile odiarla ma ancor più difficile farla mare dai lettori così come lei è riuscita.
Ancora una volta troviamo ambientazioni esotiche e rispettive culture, se pensiamo che ci possa bastare l’eroina e le sue mirabolanti avventure ci sbagliamo di grosso, l’intero volume è curato in tutto e per tutto.
Inutile dirvi che confermo le 5 stelle del primo volume. Ancora di più, però vi dico trovate e leggete questa piccola saga: vi giuro che non ve ne pentirete.

Libri a “Km 0”: Nora e il bacio di Giuda di Monica Portiero

Ci sono molti libri della Butterfly Edizioni che vorrei avere, e questo è solo uno dei tanti titoli che vorrei poter leggere prima o poi. Questo in particolare mi affascina perché è ambientato in scozia e la protagonista è una scrittrice emergente, un personaggio in cui una lettrice e aspirante scrittrice come me, riesce a identificarsi in pochissime righe.

Titolo: Nora e il bacio di Giuda

Autore: Monica Portiero

Editore: Butterfly Edizioni

Pagine: 212

Prezzo: 14.00€

Pubblicato il: Gennaio 2014

Sinossi: Perth, Scozia. Nora è una giovane studentessa e scrittrice emergente alle prese con l’intrigante storia di fantasmi che costituirà il corpo del suo primo romanzo. La vita le frana improvvisamente sulle spalle quando i suoi genitori muoiono in un terribile incidente d’auto. Da quel momento in poi, tutto precipita: il rapporto già precario con sua sorella Lillian, la presenza inquietante della famiglia della sorella nel suo cottage, le difficoltà economiche. Il destino, tuttavia, non è ancora stanco di giocare con lei: presto emergerà, dall’oscurità del passato, un terribile segreto di famiglia che stravolgerà per sempre la sua esistenza.

Recensione: Il destino della sirena di Tera L. Childs

Titolo: Il destino della sirena
Autore: Tera L. Childs
Editore: Tre60
Pagine: 288
Prezzo: 9.90€
Pubblicato il: Gennaio 2013

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 28 Feb 2013
Terminato il: 02 Mar 2013
Voto: 3/5

Recensione: Un lieve miglioramento, ma siamo ancora lontani dalla perfezione
Lily ha preso la sua decisione, rinuncerà al trono, lo farà per il suo amore per Quince e resterà a vivere sulla terra non sarà più una sirena: tutto ciò comporta che dovrà studiare, andare all’università. Come se non bastassero le problematiche Doe si presenta a casa sua: è stata esiliata ed ora dovrà vivere con lei nel mondo degli umani che tanto odia.
Come il primo volume, questo libro è scritto con uno stile semplice quasi infantile, eppure riusciamo a trovare un pò di spessore, che invece era totalmente assente ed aveva rovinato la partenza di questa trilogia; non è che improvvisamente il tutto sia divenuto ricercato e spunto di riflessione, ma prima i personaggi e le situazioni era troppo immaturi, ora, finalmente, troviamo delle problematiche vere cosa che rende più propensa la lettura anche per lettori più maturi.
Finalmente Lily è costretta a riflettere seriamente sul suo futuro, e così anche Doe dovrà crescere e affrontare i suoi pregiudizi: se però viviamo in prima persona i cambiamenti e riflessioni di Lily, Doe invece è di sfondo e a malapena si capisce come cambia. Nella narrazione ci sono delle pecche, ma lo trovo nettamente migliore del primo.
Una nota d’eccellenza è la copertina, ma non basta quella per ricevere quattro stelle, siamo sempre fermi a tre. Aspetto con ansia il terzo volume per chiudere e tirare le somme.

BlogTour: Dark Heaven – Il bacio proibito [Nascono prima le storie o i personaggi?]

Oggi vi presento la quinta tappa del BlogTour dedicato al terzo volume della trilogia Dark Heaven! Prima di parlare dei personaggi facciamo un piccolo riassunto delle puntate precedenti. Abbiamo parlato di terzo volume ecco come è composta la saga:

Titolo: Dark Heaven – La carezza dell’angelo

Autore: Bianca Leoni Capello

Editore: Sperling & Kupfer

Pagine: 285

Prezzo: 16.90€

Qui, potete leggere la mia Recensione

Sinossi:È una gelida sera di febbraio a Venezia quando Virginia, diciotto anni e i capelli rossi come il fuoco, incontra per la prima volta Damien De Silva. È tardi, le strade sono deserte e lei sta tornando a casa dall’allenamento di pallavolo, il passo veloce, il respiro affrettato. All’improvviso, dal buio spunta un uomo, bellissimo e misterioso. Che guarda nella sua direzione. Decisa a non incrociare lo sguardo dello sconosciuto, Virginia gli scivola accanto con gli occhi bassi. Ma proprio in quel momento sente due parole farsi spazio nella sua mente. Due parole, semplici e terrificanti: “Sono tornato”. Chi è quell’uomo? E che cosa sta succedendo? Profondamente sconvolta, Virginia decide di archiviare l’accaduto come frutto della sua immaginazione. Ma il giorno seguente le cose si complicano. Perché lo sconosciuto altri non è che il nuovo professore di italiano. Dannatamente giovane e affascinante, Damien De Silva turba fin dal primo istante il cuore di Virginia. Attratta e allo stesso tempo spaventata, la ragazza tenta di stargli il più lontano possibile. Ma ogni volta che si trova in sua presenza succede qualcosa di inspiegabile: strane visioni le annebbiano la mente. Visioni di un’epoca passata, di un’antica Palermo ormai dimenticata. E come se lei e Damien si fossero conosciuti in un’altra vita e si fossero rincorsi per molti secoli. Ma è proprio così o Virginia sta perdendo la ragione? Chi è davvero Damien De Silva? E perché, dopo tanto tempo, è tornato a cercarla e… a terrorizzarla?

Titolo: Dark Heaven -L’abbraccio dell’angelo

Autore: Bianca Leoni Capello

Editore: Sperling & Kupfer

Pagine: 350

Prezzo: 16.90€

Qui, potete leggere la mia Recensione

Sinossi: È un ventoso pomeriggio di fine settembre. Le ombre si allungano su Venezia, le onde increspano la laguna e le barche beccheggiano piano. Damien e Virginia si perdono l’uno nello sguardo dell’altra, le mani intrecciate, il cuore che batte forte. Hanno deciso di coronare il loro sogno d’amore, e nulla al mondo li convincerà a cambiare idea. Nemmeno la paura delle fiamme infernali. Dopo essersi rincorsi per molti secoli, e per molte vite, finalmente si sono ritrovati. E non hanno alcuna intenzione di perdersi di nuovo. Ora, però, Damien è un angelo caduto e, in quanto tale, l’amore gli è negato. Solo i Lucenti possono concedergli una seconda possibilità e permettergli di vivere accanto alla ragazza che ama. Ma ottenere il perdono delle più alte sfere celesti non è affatto semplice. Damien dovrà dimostrare la purezza dei propri sentimenti e superare una prova difficilissima. Una prova squisitamente umana. Mentre la strada verso la felicità diventa ogni giorno più lunga e tortuosa, le forze del Male restano in agguato. Amelia, l’affascinante diavolessa al servizio degli Oscuri, trama nell’ombra e un’antica maledizione minaccia tutto ciò che Virginia ha di più caro. Specialmente, Penny e Francesco, gli amici di sempre. Il secondo capitolo della saga di Dark Heaven: dalla corte della Mantova medievale ai vicoli della Venezia di oggi, un fantasy incantato che vi trascinerà nel vortice di una storia d’amore proibita, fino all’emozionante colpo di scena conclusivo.

Titolo: Dark Heaven –Il Bacio proibito

Autore: Bianca Leoni Capello

Editore: Sperling & Kupfer

Pagine: 322

Prezzo: 16.90€

Pubblicato il:

Eccovi il Book Trailer:


Passiamo al tema central del Blog Tour: i personaggi. Prima di presentarveli uno per uno vorrei parlavi di come sono nati. Dark Heaven è stato creato da una scrittrice dalla doppia anima, dietro infatti allo pseudonimo di Bianca Leoni Cappello, ci sono due grandi amiche che riescono a creare non solo una storia avvincente ma anche dei personaggi complessi che vanno ben oltre la semplice prima impressione.
In Dark Heaven possiamo trovare un tuttotondo dei personaggi, non solo grazie alle situazioni che stanno vivendo ma anche al loro passato: scegliere infatti la tematica della reincarnazione permette di dare una maggiore profondità a delle figure che altrimenti rischierebbero di emergere dal testo sotto una semplice forma bidimensionale.
Presentandovi i personaggi vorrei portare alla luce un paio di curiosità che ho scoperto grazie alle scrittrici e che spesso il lettore non può conoscere: per arrivare a creare un libro il percorso è lungo e per dare forma e volto ai vari personaggi a volte la via da seguire si rivela più complessa. Per ogni personaggio troverete la curiosità che il lettore non può cogliere perché in stampa le carte in tavola rimangono spesso nascoste e si ignora come tutto abbia avuto davvero inizio.

Virginia Naonis

Virginia ha 18 anni (all’inizio del primo volume), è una studentessa e nel tempo libero si dedica alla pallavolo. Le sue più grandi amiche sono Penny e Emma, ed è fidanzata con Lacombe che come le ama la pittura. Ha un animo estroso e solare, ma ancora non sa che presto la comparsa di Damien, il nuovo professore di Italiano, porterà grandi sconvolgimenti legati ad una ragazza vissuta secoli prima e di nome Lucrezia D’Acquarica. Pian piano supererà ostacoli e paure per poter arrivare al cuore di Damien e alla sua vera natura di Angelo Oscuro.
Nel secondo libro affronterà grandi cambiamenti che le faranno percepire in maniera più concreta il mondo: finché si è liceali non si può immaginare quello che il mondo pretenda, e anche il suo amore sarà messo alla prova.
Curiosità: Contrariamente a quanto si possa pensare, Virginia è stato il personaggio più complesso da definire per le scrittrici: sebbene abbia molti tratti comuni ad entrambe (come la pallavolo, che ha caratterizzato vent’anni delle due autrici), la protagonista ha richiesto un percorso creativo che si è sviluppato di capitolo in capitolo.

Damien De Silva

Damien De Silva fa il suo ingresso in Dark Heaven vestendo I panni dell’insegnante di Italiano di Virginia. È un personaggio ambiguo e minaccioso, grazie alla sua posizione inizia a perseguitare l’alunna, fino a trascinarla in un turbine di passione e tormento.
Ha una decina di anni in più della protagonista, ma il suo lato oscuro deriva da un passato torbido molto sofferto che lo porta a cercare Virginia per saziare la sua sete di vendetta.
Successivamente nel secondo libro Damien evolve ma sarà messo a dura prova per dimostrare se realmente è in gradi di vivere una vita mortale con la persona che ama.
Curiosità: Damien è il primo personaggio creato dalle scrittrici, è lui che segna davvero l’inizio di una storia, la sua figura doveva essere molto oscura e perfida, tanto che il Damien che ritroviamo nel libro è una versione molto più soft di quella che era stata creata in origine.
Il suo nome è stato scelto in omaggio al film del brivido “The omen – il presagio”.

Francesco

Ragazzo dal carattere solare, fa la sua prima comparsa nella seconda metà del primo romanzo. Il suo carattere andrà a contrapporsi a quello dell’oscuro Damien. È pieno di creatività e disposto a tutto perché il suo amore per Penny possa avere un futuro concreto.
Curiosità: Francesco nasce poprio come element di contrasto a Damien, sebbene la sua comparsa arrivi a storia già cominciata, è sempre stato un personaggio indispensabile per Virginia, che ai modi bruschi di Damien poteva trovare un amico dolce e comprensivo.

Lacombe (Lorraine Pallavicini)

Lorraine Pallavicini, conosciuto da tutti con il soprannome Lacome (che deriva dalla sua grande passione per l’illustratore Parigino Benjamin Lacombe) è il ragazzo di Virginia. È viziato e abituato ad ottenere tutto quello che desidera, anche perché la sua famiglia, di origine francese e altolocata, lo ha sempre accontentato. Virgina però vede oltre il ragazzo viziato, e apprezza la sua sensibilità artistica che lo porta a creare delle autentiche opere d’arte. Quando però Virginia lo lascia per seguire Damien, ecco che lui ripiega su Emma anche se per lei non riesce a provare un sentimento forte quanto quello che provava per la sua ex.
Curiosità: Lacombe nasce come personaggio di supporto, ma diventa pian piano la chiave di molte vicende
È interessante sapere che sono I suoi quadri altro non sono che le copertine dei romanzi.

Anche il percorso di Lacombe ha preso una via imprevista e da fidanzatino borioso e superficiale è diventato un personaggio centrale di tutta la vicenda, forse quello che è maturato di più nel corso della trilogia, sbagliando e pagando le conseguenze delle sue scelte.

Penny e Emma

Penny e Emma sono le migliori amiche di Virginia. Penny (o meglio Penelope) incarna le vesti della tipica ragazza sofisticata e snob, ma perderà presto questo suo atteggiamento mostrando di avere molti valori. Il suo amore per Francesco la porta a conoscenza del mondo soprannaturale e con ciò (oltre ai risvolti tragici) riesce a creare una sintonia più profonda con Virginia.
Questo però lascerà in secondo piano Emma, che tra le tre ragazze è sempre stata la più razionale. Inizialmente era stata lei a creare un contrasto con la protagonista, innamorandosi di Lacombe, ma l’essere esclusa da un qualcosa che ancora non capisce la ferisce ulteriormente portandola a fare grandi cambiamenti. Nonostante le sue scelte e l’esclusione, non vuole arrendersi.
Curiosità: Inizialmente le amiche di Virginia erano tre, Ale (così si chiamava) era un personaggio divertente e fuori dalle righe. Purtroppo era eccessiva e l’elemento solare è stato poi incarnato da Francesco.

Spero che I personaggi vi abbiano incuriosito, è sempre interessante scoprire come un autore li crea anche perché non ci aiuta ad apprezzarli ancora di più.

Dark Heaven, è una trilogia che mi ha rapito, la lettura del primo capitolo l’ho svolta nei momenti più impensabili pur di sapere cosa stava per succedere. E sono certa che anche voi resterete legati a questa storia. Non è il solito Urban Fantasy Young Adult: e ciò non è dovuto solo a Venezia che fa da sfondo agli eventi, ma anche da una trama doppia… per questo vi consiglio di seguire non solo le prossime tappe ma anche le precedenti in cui potrete scoprire molto altro ancora! Vi ricordo allora ogni appuntamento:

Prima Tappa: Prologo al blogtour e intervista alle autrici, on line sul sito Sperling&Kupfer
Seconda Tappa: C’era una volta una Venezia infernale… on-line sul blog Sognando tra le Righe
Terza Tappa: Il tema della scelta, on-line sul blog Coffee&Books
Quarta Tappa: Dal testo alle immagini, on-line sul blog Libri che amore
Quinta Tappa: Le vite passate, on-line sul blog Reading at Tiffany’s
Sesta Tappa: Nascono prima le storie o i personaggi?
Settima Tappa: L’amore al tempo del fantasy, sarà on-line il 24 Settembre sul blog Romanticamente Fantasy
Ottava Tappa: Scrivere a quattro mani, sarà on-line il 26 Settembre sul blog I libri di Lo
Nona Tappa: Non basta scrivere: gli autori e la promozione , sarà on-line il 29 Settembre sul blog Book Time
Decima Tappa: Perché il fantasy, sarà on-line il 1° Ottobre sul blog Leggere fantastico e romantico
Undicesima Tappa: Il tema del doppio, sarà on-line il 3 Ottobre sul blog Diario di una dipendenza

Ringrazio ancora le autrici e la Sperling & Kupfer per aver scelto il mio blog per questa tappa. Invito tutti coloro che ancora non avevano letto i primi volumi della trilogia a leggerli così che possiate scoprire questa storia.
Restate connessi presto sarà on-line anche la mia recensione del terzo e ultimo volume della trilogia!

Scrittori Made in Italy: Eva Fairwald


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Eva Fairwald

Chi è Eva Fairwald?
Ciao, grazie per questa opportunità, mi fa molto piacere essere intervistata. Allora, ho 26 anni, Eva è il mio vero nome, mentre Fairwald l’ho inventato unendo la parola inglese “fair” cioè “chiaro” come i miei capelli o “equo” che è un valore importante… e la parola tedesca “Wald”, che significa “bosco/foresta” che è il posto che amo di più… in tedesco perché è la mia lingua preferita.
Ho scelto di cambiare il mio cognome per due motivi. Voglio tenere separato ciò che riguarda l’ambito creativo e quello lavorativo, dove invece uso ovviamente il mio nome vero. Purtroppo ci sono ancora tanti pregiudizi verso chi scrive, soprattutto se tratta il mio genere: Fantasy. Inoltre, ho sempre pensato prima o poi arrivare al mercato internazionale e avere un cognome non italiano mi rende più accessibile.
Dunque chi sono? Prima tutto sono una grande viaggiatrice. Sono laureata magistrale in lingue straniere, ho studiato e lavorato all’estero un po’ ovunque da quando avevo 17 anni, infatti quando mi fermo in Italia per più di 6 mesi soffro molto e mi intristisco; scrivere mi aiuta anche a sopportare i periodi che devo trascorrere qui. Esterofila di prima categoria, faccio di tutto per tenere attive le lingue straniere che parlo, in primis inglese e tedesco, anche se fin da piccola ho subito il fascino della Scandinavia, quindi dopo aver studiato svedese all’università cerco di mantenere sveglia anche la passione per il grande Nord. Film, libri, serie TV, biglietti aerei e valigie sempre pronte… ogni cosa pur di lasciarmi l’Italia alle spalle!
Fra le altre cose mi piace fare jogging, adoro gli animali e sono una fotografa amatoriale. Vado a correre quasi ogni giorno e spesso incontro leprotti e volpi. Gli animali del circondario temono la mia reflex più di ogni altra cosa, perché sono molto insistente e i miei scatti li importunano in ogni momento della giornata. Che siano civette, tortore, farfalle, lepri o cani… poco importa, devono essere immortalati! Sono una grande fan di Piero e Alberto Angela, quindi quando sono a spasso a fare foto mi sembra un po’ di essere un’inviata di Superquark. Vado a zonzo nel bosco appena posso, sia a piedi che in bicicletta.

Quali libri hai scritto?

Titolo: L’ombra del Sole

Editore: Self Publishing

Pagine: 416

Prezzo: 2.70€

Trama: Una ragazza in pericolo e un ragazzo coraggioso al momento giusto e nel posto giusto: solo fortuna? Dora è sconvolta, qualcuno la vuole morta ad ogni costo e Connor, il suo salvatore, la porta lontano da casa per tenerla al sicuro senza mai perderla d’occhio.
Ma si può davvero rimanere tranquilli se un angelo nero e dei vampiri si aggirano nello stesso palazzo? Perché Connor odia l’assistente del bibliotecario anche quando fa di tutto per aiutare Dora?
In una dimensione parallela l’Impero del Sole ha sottomesso gli altri popoli, molti sono costretti alla schiavitù, ma alcuni pianificano da anni un modo per riconquistare la libertà. Che ruolo ha Dora in tutto questo? Basterà il coraggio di Connor per uscirne vivi?

Titolo: L’ombra dell’angelo

Editore: Selfpublishing

Pagine: 294

Prezzo: 2.70€

Trama: Perché Nina è perseguitata da un’ombra più nera della morte? La voce che sente nella sua testa è reale o frutto di allucinazioni? Che cosa succede agli angeli quando vengono puniti? Possono aspirare al perdono?
Nina, una studentessa come tante, si trova ad affrontare incontri strani e inquietanti che coincidono con l’inizio della sua storia d’amore con Marco. Le sue amiche non sono più le stesse, ombre e voci la perseguitano e Nina è costretta ad accettare il fatto che angeli, demoni e molto altro vivono fra noi. Ma non è tutto. Nina è in pericolo e solo una persona può salvarla; sarà possibile mutare il corso degli eventi?
Prequel del “L’ombra del sole” incentrato sul personaggio di Daemon.
I due romanzi possono essere letti in maniera indipendente ma quesiti irrisolti ne “L’ombra del sole” trovano risposta qui e viceversa.

Titolo: Laws Kiss – Avvocato per sempre

Editore: Selfpublishing

Pagine: 76

Prezzo: 2.02€

Trama: Ecco il mix esplosivo per questa novella maliziosa; maneggiare con cura!
Johan Herzmann: vampiro e il miglior avvocato dell’occulto in Europa.
Jerry Goodfellow: giovane avvocato capace e affamato di successo.
Kara Schwert: sexy spacciatrice con idee subdole e una limousine piena di contanti.
Che cos’hanno in comune oltre all’amore spassionato per i soldi?
Beh, state per scoprire che a volte sangue & lussuria non possono essere fermati e che la legge uccide… non importa quanto tu sia bravo.

Titolo: Playing with daggers

Editore: Selfpublishing

Pagine: 105

Prezzo: 2,02€

Trama: Pericolo, morte & esplosioni: niente di nuovo per Karl. Lui è il migliore in ciò che fa e, il fatto che Hilde Tidsson l’abbia scelto per questa missione, non è una sorpresa. Una famiglia di spacciatori deve essere salvata mantenendo l’equilibrio fra il mondo umano e quello sovrannaturale. Karl è forte e coraggioso… ma chi vincerà la sua lealtà quando la faccenda si farà personale? Un segreto gli sta rodendo il cuore, per quanto ancora potrà mentire? Per quanto ancora potrà evitare la donna che ama?
Karl Sternklar è un uomo d’azione; Hilde Tidsson è una donna con potere e un orgoglioso fratello gemello; Kara Schwert è una con cui nessuno di loro dovrebbe permettersi di giocare.

Come sei diventata scrittrice?
Un po’ per caso e un po’ per noia. Nel senso che fin da bambina ho amato creare storie, davo vita alla mia fantasia con pupazzi di ogni tipo… per non parlare delle statuine del presepe… ma non avevo mai pensato di scrivere queste storie, perché io me le ricordavo benissimo a furia di metterle in scena. Poi sono arrivata al liceo e fra il terzo e il quarto anno è scoppiata la scintilla perché durante le interrogazioni mi annoiavo a morte e non potevo aprire bocca. Ho sempre avuto una pagella impeccabile, mi facevo sempre interrogare per prima, quindi poi mi ritrovavo ad essere lì seduta senza nulla da fare… quindi ho cominciato a scrivere tutto quello che non potevo raccontare nei temi d’italiano, che fin dalle elementari erano stati la mia cosa preferita della scuola. Per i temi ho sempre avuto problemi di lunghezza, perché difficilmente un foglio protocollo mi bastava, quindi mi sono lanciata subito con un romanzo di stampo epico, che è il fantasy di cui vi ho parlato nella domanda precedente. Da lì non ho più smesso. Sono sempre rimasta nel fantasy, ma ho scelto di esplorare altre correnti, come l’urban e il distopico perché hanno un punto di vista più moderno. Come primo esperimento di pubblicazione ho deciso di scrivere per ragazzi perché mi sembrava una sfida più abbordabile per iniziare… “L’ombra del sole” è arrivato su Amazon a fine 2012 e oggi, 2014 scrivo in inglese e per adulti. Direi che l’evoluzione continua!

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Sono una di quelle persone che non aspetta l’ispirazione. Io la rincorro e la tengo dove posso vederla/sentirla, creo decine di playlist per ogni situazione e romanzo e cartelle su cartelle di immagini, poi vado su Pinterest, Deviant Art e Youtube. Afferro un’idea e poi cerco cose sullo stesso tema che mi aiutino ad aggiungere nuovi temi, colori, ambientazioni, di tutto insomma. Programmo un timer a seconda dei miei impegni quotidiani (quando ho tutto il giorno a disposizione ne uso uno da 6 ore) e decido che quel tempo deve essere dedicato alla scrittura, che sia una scaletta, un capitolo o una revisione poco importa, l’importante è produrre qualcosa… di buono possibilmente! Sono molto cattiva quando rileggo, mi faccio un sacco di domande sul background dei personaggi per farli sembrare veri, descrivo con foto sotto mano e metto tutto in discussione continuamente. Ho internet sempre attivo, quindi faccio tante ricerche, ma ogni tanto mi perdo… anche perché devo sempre curare anche la promozione dei romanzi già pubblicati e rispondere alle domande dei lettori sui social e via mail. Bevo anche litri e litri di tè, soprattutto alla pesca e ai frutti rossi o alla vaniglia… ogni giorno un gusto diverso. Quando scrivo non manca mai la musica, preferisco lavorare a casa mia, ma mentre andavo all’università ho scritto tantissimo sul treno. Siccome sono un’amante della tecnologia non scrivo mai nulla a mano, uso Google Keep sincronizzato con lo smartphone, Wunderlist, le note vocali o i post it digitali sul desktop. Prendo nota di tutto quello che mi viene in mente, anche se tantissime idee mi vengono mentre dormo e sogno, infatti molto spesso anche se ho dormito 8 ore mi sveglio stanchissima e durante la giornata ho dei flash dei sogni che devo assolutamente annotare.

Qual è stata la tua prima stesura?
La mia prima stesura è quel fantasy epico/classico nominato prima, ho cominciato su un blocchetto A5 a quadretti con la biro blu… ne ho riempiti 3, scrivendo a mano quando ero a scuola e sul pc quando ero a casa, finché un bel giorno l’ho finito. Ne ho ricopiato un pezzo, ma è un gran lavoraccio perché per fortuna in questi anni il mio stile è migliorato, la trama invece continua a piacermi. L’ambientazione mi ha fatto sognare ad occhi aperti durante le lezioni.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Quando ho cominciato il mio faro era proprio Tolkien. Ho letto “Il signore degli anelli” per la prima volta a 9 anni e impiegai un anno per terminarlo, ma fu amore a prima vista. Ad oggi ho letto molti altri libri di ogni genere, ho tanti preferiti, ma “Il signore degli anelli” rimane il mio più grande amore. Lo colleziono nelle varie lingue che parlo, l’ho riletto 4 volte, 2 in italiano e 2 in inglese… vorrei leggerlo ancora, solo che la vita è breve e i romanzi meritevoli tantissimi! Ho letto anche tutti gli altri libri di Tolkien e pezzi della History of Middle Earth. Poi sono stata anche al Weta Workshop a Wellington, dove hanno creato le protesi e gli oggetti usati nei film… una fanatica insomma! Da bambina avevo già dato prova di essere una futura linguista perché ho voluto assolutamente un libro di grammatica elfica, avevo anche imparato a scrivere con le Tengwar (l’alfabeto elfico) ero già una piccola nerd che sognava di elfi, spade e boschi… non ho perso la mia passione, che si è solo ramificata sfociando nello studio della filologia germanica e nell’interesse per la cultura nordica. Tutto quello che è norreno per me è oro, la prima volta che ho visto dal vivo una stele runica sembravo impazzita: ero al museo storico di Copenhagen a saltellare intorno a questo pietrone ricoperto di rune. Follia? No, una normale giornata in mia compagnia…
Comunque quando sono arrivata alla fine di questo mio primo romanzo ho trovato una mia voce e i primi segni distintivi del mio stile. Mi ci sono volute circa 500 pagine, ma sono state necessarie per insegnarmi a gestire una trama e vari personaggi, quel romanzo è stata la mia formazione e Tolkien il mio spirito guida, anche se non oso paragonarmi al Maestro; non posso però negare che l’ispirazione mi è venuta grazie alle atmosfere e alle gesta eroiche dei suoi romanzi. Io uso sempre un narratore esterno onnisciente e mi piace ogni tanto lasciare qualche frase ironica ma non troppo intrusiva. Poi all’università con gli studi di filologia, linguistica e critica letteraria ho imparato anche molte cose sulle tecniche narrative ecc… quindi i miei studi hanno influenzato il mio modo di scrivere. Spero di continuare a migliorare, ho fatto un grande salto in questi 10 anni passati a scrivere, sono fiduciosa, a 36 anni mi auguro di poter leggere i miei nuovi romanzi e di riconoscere ulteriori miglioramenti.

Come nascono le tue storie?
Le idee mi colpiscono all’improvviso, poi le nutro con musica e immagini finché non diventano così insistenti da dover finire sulla carta. Non sono capace di scrivere racconti, anche se imparare è uno dei miei obiettivi, quindi per ora ogni idea diventa una scena in attesa di una storia o un romanzo intero.
Per esempio “Trusting Darkness”, il mio romanzo in inglese, è nato in aereo. Stavo tornando in Europa e stavo guardando “After Earth”, il film con Will Smith e figlio, e sono stata folgorata dalle tutine che indossano perché reagiscono con l’ambiente esterno. Dal mezzo dell’Atlantico fino a casa mi sono fatta mille domande e quando sono atterrata avevo un file zeppo di appunti sullo smartphone. Appena mi sono ripresa dal viaggio ho scritto una scaletta e… 6 mesi dopo romanzo finito. Tutto per quella tutina vista in un film e le condizioni favorevoli del momento, perché non è che ci sia molto altro da fare in aereo per 8 ore. Mi sono detta: chi potrebbe avere quella tutina? Perché? Un soldato? Per che cosa combatte? Come si chiama? E molto altro costruendo una trama attorno al personaggio. Confessione: una volta che hanno un nome devono necessariamente avere una storia e un ruolo, altrimenti impazzisco! Così è nata Ella Dorsh Capitano della 5a Reborn Division. Basta veramente poco per far nascere un’idea, il più è coltivarla per farla germogliare in qualcosa di più convincente.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
No, magari scene difficili da descrivere, ma non ho mai avuto il blocco dello scrittore. Mi immagino tutto nei minimi dettagli, piuttosto mi è successo di non avere tempo per scrivere, ma la mia mente ha conservato tutto. Mi ricordo che ho vissuto un periodo veramente stressante mentre stavo scrivendo la mia seconda tesi di laurea perché passavo tutto il giorno all’università a seguire i corsi e poi quando tornavo a casa dovevo dividermi fra la tesi, il lavoro (traduco), i testi da consegnare in lingua straniera per i lettorati, la preparazione degli esami, il curriculum per cercare altro lavoro dopo la laurea e mille questioni burocratiche per il riconoscimento degli esami sostenuti all’estero… insomma un inferno: scrivere “L’ombra del sole” è stato rilassante. Ho vissuto la stesura di quel romanzo come una valvola di sfogo. Si tratta di una storia di puro intrattenimento e per ragazzi, quindi con linguaggio semplice e scorrevole.
In generale la mia più grande difficoltà è scrivere le scene romantiche, perché io non sono una persona molto espansiva con i sentimenti positivi; posso tenere un comizio partendo da una lamentela microscopica, ma se devo parlare d’amore all’improvviso rimango senza parole. Non sopporto le cose smielate, quindi le parole mi sembrano inutili e preferisco le azioni. Purtroppo o per fortuna, nei libri servono le parole! Quindi ogni situazione romantica per me diventa una tortura. Devo dire comunque che nelle mie storie l’amore non è mai l’unico motore dell’azione, è presente ma non è fondamentale, ci sono sempre ragioni più concrete che spingono i miei poveri personaggi (spesso bistrattati e cacciati in pericoli mortali).

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpreso/a di ciò che stessi scrivendo?
Sì, mi capita di leggere dei passi e di rimanere stupita, soprattutto a distanza di tempo. Il mio sadismo non mi sorprende più da tanto ormai… nemmeno il pessimismo di alcuni personaggi, quello che mi lascia questo sense of wonder sono le immagini. A me piacciono molto le descrizioni, sia dei sentimenti che dei luoghi, cerco di usare la tecnica show don’t tell quando mi è possibile, quindi a volte per mostrare mi lancio in similitudini molto grafiche che quando rileggo dopo qualche mese continuano a colpirmi.
Per esempio, mi piace molto questo pezzo dal mio romanzo in inglese, che propongo in originale e… udite, udite, per la prima volta in traduzione! Mi colpisce perché come ho detto sopra non sono una grande fan dell’amore e annessi e connessi, quindi rileggendolo ogni volta mi chiedo come mi sia venuto in mente. Forse non sarà così originale, ma per me e per i miei standard sì. Spero che anche se decontestualizzato non perda significato. Parla del Capitano Ella Dorsh che ripensa al suo amore per un altro personaggio, che in quel momento della storia è disperso, la cosa certa è che hanno sprecato la possibilità di stare insieme quando erano ancora in tempo.

She had decided to close her love in a box, to hold it captive while waiting for a better moment to set it free, but she had never stopped feeding it. It had outgrown its prison and it had escaped at the first chance, blowing up in her face with all the power of a time bomb set on the wrong timer.

Aveva deciso di sigillare il proprio amore in una scatola, tenendolo prigioniero in attesa di un momento migliore per liberarlo, ma non aveva mai smesso di nutrirlo. Così era cresciuto a dismisura ed era fuggito da quella prigione alla prima occasione, scoppiandole in faccia con tutta la potenza di una bomba a orologeria impostata sul timer sbagliato.

Sorprendente o no? Spero possa piacere anche a qualcun altro… mi piace anche in italiano adesso che lo leggo; non avevo mai tradotto nulla da quel romanzo.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Allora, sono convinta che tutti possano scrivere, però ricordandosi che si migliora solo con l’esercizio. Per me parte di questo esercizio è anche la lettura, secondo me non esiste un bravo scrittore che non sia prima un grande lettore. Anche leggere i romanzi brutti aiuta, perché ti fanno capire che cosa non vuoi scrivere e quali errori evitare. Io leggo di proposito romanzi che non mi convincono mentre faccio editing, così cerco gli stessi difetti nei miei… sperando di non trovarli! Non è che io sia chissà quale guru della scrittura, però ho visto una buona parabola di miglioramento dal mio primo romanzo ad oggi, quindi qualcosa avrò imparato.
Io credo che la scrittura sia composta in parti uguali da emozione e tecnica, perché una bella emozione descritta male viene trasmessa solo parzialmente ed è un gran peccato. Quindi scrivere di getto può andare bene inizialmente, ma poi bisogna ritornarci a mente fredda e sistemare tutto di modo che il sentimento esca dalla pagina in maniera efficace.
Personalmente non ho seguito corsi di scrittura, ma ho una laurea umanistica e ho svolto studi specifici di linguistica, semiotica e narrativa, sia in italiano che in altre lingue; anche i corsi di didattica e teoria e tecnica della traduzione sono stati fondamentali per la mia formazione, mi hanno insegnato a sviscerare completamente un testo per poi ricostruirlo in italiano senza perdere il suo messaggio più profondo.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Qui andrò controcorrente: mi piace revisionare… e non solo il mio lavoro, anche quello altrui. Vivo le mie revisioni con tranquillità e sapendo che ogni errore corretto è un miglioramento e che ogni ripetizione eliminata è un altro passo verso un testo più godibile. La difficoltà più grande è prendere le distanze dal proprio lavoro. Mi ricordo che cosa succede e come l’ho scritto, infatti spesso se salto delle parole volando sulla tastiera… anche quando correggo non me accorgo. Cerco di distrarmi leggendo altre cose e facendo molte pause per non farmi prendere dalla storia o dai personaggi. Poi per la penultima rilettura cambio il font e l’ultima la faccio sull’eReader. Trovo che aiuti a confondere il mio cervello e a fargli credere di avere davanti un testo diverso… solo che alla quinta o sesta rilettura ormai certi pezzi li so quasi a memoria.
Io mi autopubblico e al momento non posso pagarmi un editor, quindi mi devo arrangiare da sola. Rileggo i miei testi periodicamente anche dopo la pubblicazione a caccia di orrori e invito sempre i miei lettori a scrivermi se trovano qualche oscenità, perché non mi offendo, anzi, mi fanno un gran favore!

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Ho mandato “L’ombra del sole” solo alle grandi CE, perché escludendo gli store online sono ancora le uniche ad avere una vera distribuzione capillare. Solo una o due hanno risposto, no, ovviamente, le altre silenzio, nemmeno la decenza di rispondere. Già l’attesa è fra i 6 e i 9 mesi, almeno due righe preimpostate possono anche mandarle, visto che le mail sono gratuite. Ho evitato di perdere altro tempo e soldi, anche perché nel 2011-2012 solo la Fazi accettava pdf e stampare e spedire con raccomandata un pacco da quasi 300 pagine non è per niente conveniente, senza contare le code in posta. Va bene credere nei propri sogni, ma se i fondi non sono sufficienti è meglio cercare una strada alternativa senza perdere di vista l’obiettivo, che per me è: essere letta possibilmente con un ritorno “umano” e monetario (perché anche gli scrittori mangiano… mi hanno detto… aria e scrittura non bastano). Ho preferito usare i soldi di stampe e spedizioni per pagarmi le dispense per l’università e gli abbonamenti del treno. Essendo io una patita del digitale e già a quel tempo ebook dipendente… la scelta di Amazon KDP è stata naturale e non la rimpiango affatto, anzi, grazie a questo sistema ho centinaia di lettori che altrimenti non avrei mai potuto raggiungere. Ripensandoci è una delle cose più intelligenti fatte nel 2012, brava Eva! Per più di un anno i miei ebook sono rimasti stabili alle cifre di 89 e 98 centesimi, solo recentemente li ho portati alla esorbitante cifra di 1,99€. “L’ombra del sole” è l’unico che ho mandato alle CE, ma dopo Amazon KDP non ho mai pensato di ritentare, mi trovo bene così. I punti deboli sono doversi fare pubblicità da soli e l’editing: nulla che un buon budget non possa risolvere. Sul come accumulare un buon budget da dedicare a editing e marketing sono allo stadio lavori in corso.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Non penso di essere nella posizione di poter dare molti consigli, visto che mi sono autopubblicata senza un editor. Il fatto è che non voglio rinunciare alle mie ambizioni solo perché non posso pagare un professionista. Secondo me bisogna tentare e poi, se si ha la possibilità, migliorare l’opera con l’aiuto di persone più esperte. Intanto si riceve comunque il feedback dei lettori. Io cerco di guardare i miei lavori con occhio critico sia per quanto riguarda trama e personaggi che per la lingua. Il mio consiglio è di cercare di mettersi nei panni di chi non sa nulla della storia e che magari è anche annoiato e stanco e non ha intenzione di rileggere quel paragrafo tre volte perché non è chiaro. In questo stato d’animo bisogna chiedersi se davvero quello che si sta leggendo vale qualcosa o no. Se la storia è stupenda ma è scritta male occorre farsi una bella dose di romanzi ben scritti. Se invece la storia è banale, ma con una buona tecnica si può rimediare cercando di renderla più emozionante pensando a che cosa nella vita reale si trova degno di palpitazioni e brividi.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Il lato negativo del self è aver portato alla luce anche testi sconclusionati e sgrammaticati… ma almeno costano poco e sono prodotti da una persona e non da uno staff stipendiato: lo stesso non si può dire di quelli pubblicati dalle CE. In questi anni ho perso molta fiducia nelle CE; l’unica che gode ancora della mia stima è Iperborea perché pubblica letteratura scandinava e di nicchia di qualità, con ottime traduzioni, belle introduzioni e una selezione di titoli davvero interessante.
Quando leggo libri pagati 16€ o più e li trovo con refusi o traduzioni tremende (forse si è capito che la traduzione mi sta molto a cuore) mi sento presa per i fondelli. C’è uno staff di professionisti sottopagati dietro a quegli errori, ci rimettono loro in stress ed io in qualità, quindi a quel punto preferisco un autopubblicato, che almeno è si è impegnato da solo e si prende la responsabilità delle proprie mancanze… senza rubarmi più di 10€. Tanti autopubblicati, come me, accettano anche gli elenchi con i refusi, quindi nel giro di poco tempo il testo può anche essere ripubblicato con le dovute correzioni. So per esperienza personale che i traduttori sono sempre sottovalutati, quindi capisco perché certe traduzioni facciano rabbrividire, quindi in parte li giustifico… anche se da anni ormai leggo in traduzione solo testi russi o scritti in altre lingue che non parlo, ma sono autonoma nelle lingue europee tradizionali. Non solo il self è saturo di schifezze… evito di fare nomi, ma davvero abbiamo bisogno di 800000000 libri di cucina e dei libri dei personaggi della TV? I giornali scandalistici e i loro talk shows quotidiani non riassumono abbastanza quello che hanno da dire? Non si possono stampare su carta riciclata o solo in eBook?

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Io scrivo per intrattenere, mi piacciono le situazione pericolose e ricche d’azione, ma voglio anche che ci siano momenti più calmi per qualche spunto di riflessione. Non ho la pretesa di insegnare nulla, ma vorrei davvero che qualcuno leggendo le mie storie riuscisse per un po’ a staccarsi dalla vita normale. Io scrivo sempre Fantasy, tratto diversi sottogeneri che vanno dal classico al distopico, non risparmio sulla violenza, perché la trovo terapeutica… meglio picchiare a sangue un personaggio piuttosto che una persona in carne ed ossa no? Fra le mie pagine si cela di tutto, ma soprattutto personaggi che non sono mai o buoni o cattivi, ognuno di loro nasconde un mondo interiore fatto di scelte, che una volta accumulate fanno di loro ciò che sono. Odio i cattivi “perché sì” e “perché è feeeeeentasy va bene tutto”, anche i buoni commettono errori per le ragioni più disparate e non sempre i cattivi sono solo dei sadici con manie di grandezza. Quindi da me aspettatevi personaggi che hanno delle motivazioni che vanno oltre al “perché mi piace”.

Perché scrivi?
Scrivo perché da quando ho cominciato non ho avuto il coraggio di fermarmi, c’è sempre qualche nuova storia da raccontare. Mi piace poi avere il riscontro dei lettori, quindi devo sempre andare avanti con cose diverse per raggiungerne sempre di più e capire se sono riuscita ad intrattenerli o no. Io mi ricordo le mie storie, ma se non le scrivo non posso condividerle e invece io vorrei fare svagare anche gli altri. Per me la lettura è magia, voglio essere parte di questo processo da entrambi i lati, sia godendo delle storie altrui che diffondendo le mie.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Mah… allora, la critica mi interessa se è costruttiva, fatta da una persona competente e se mette in evidenza veri problemi, se sono solo trollate fatte così tanto per fare non mi interessa molto, anche se mi infastidisce lo stesso. Per non parlare di quelli che accettano il libro da recensire e poi esordiscono con: beh non è proprio il mio genere, quindi non mi è piaciuto tanto. La domanda mi sorge spontanea: l’utilità di recensirlo se non è il tuo genere? Io non leggo romance, non mi sogno nemmeno di andarli a recensire e scrivere che sono brutti. Non volevo fare polemica… ma capita anche questo, persone che recensiscono tanto per, anche se non gli piace il genere o il tema del romanzo.
Apprezzo sempre recensioni negative ben argomentate, mi spiace leggerle, ma se posso capire cosa non funziona me le salvo, ricontrollo i pezzi incriminati e vedo di fare meglio la prossima volta. Sopra ho specificato “persona competente”, purtroppo sono poche. Apprezzo comunque chiunque mi lasci un commento perché mi hanno dedicato tempo e impegno.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Lo scrittore per me è colui che scrive, anche se non pubblica. Io mi sento scrittrice perché ritengo che la scrittura sia più di una passione, richiede impegno, studio, una discussione continua del proprio operato. Non scrivo a caso, mi documento, ricerco, correggo… come dovrei chiamarmi? Pigiatrice di tasti? Non penso che siano scrittori solo quelli che vendono milioni di copie, magari le venderei anch’io se avessi i sodi per pagarmi un team che si occupi di me, della mia immagine, del marketing e delle correzioni. Ho detto che è uno scrittore anche chi non pubblica, non vedo perché no, io ho solo scelto di espormi all’opinione pubblica, ma non tutti sono disposti a dare i propri testi in pasto alla rete.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
In futuro voglio che la scrittura diventi la mia fonte di sostentamento primaria, sarò un’illusa… ma è quello che desidero. Ho tante, tantissime storie da raccontare. Mi trovo bene con il self, vorrei solo poter avere un budget da dedicare a editing e marketing, mi piace essere il capo e decidere tutto, non so se andrei d’accordo con una CE che mi vuole imporre la cover e magari anche cambiare punti cruciali della trama. Poi mi piace il rapporto con i lettori che mi scrivono su FB e per email, mi fanno domande e chiedono anticipazioni… con un CE a fare da filtro non sarebbe lo stesso.
Studio e lettura per migliorare sono sempre parte della mia giornata, così come viaggi per ampliare le mie esperienze avere idee più originali.
Per quanto riguarda lavori futuri: continuo a scrivere in inglese perché mi dà più soddisfazione e posso avere più lettori. Per il momento la scrittura in italiano è in pausa. Ho in programma delle novelle sui personaggi di “Trusting Darkness” e altri due romanzi in inglese, uno già cominciato, ma in attesa di nuovi spunti e l’altro in fase di creazione ma con una trama già decisa. Sono tutti fantasy, uno è urban, l’altro è ambientato in Turchia nel 1700-1800 e parla di geni, desideri e conseguenze. Ogni giorno comunque prendo nota per qualcosa di diverso, quindi i progetti aumentano.

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Nuova Terra di Dilhani Heemba

Titolo: Nuova Terra
Autore: Dilhani Heemba
Editore: Self Publishing
Pagine: 586
Prezzo: 18.00€
Pubblicato il: Gennaio 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 18 Mar 2013
Terminato il: 22 Mar 2013
Voto: 5/5

Recensione: Mai banale: inaspettatamente bello!
Nuova Terra è la visione post apocalittica del 2012 dove l’assetto geografico è completamente nuovo e gli umani sono una delle tre razze che popolano il nuovo mondo, ci sono, oltre a loro i Lupi Grigi e le Tigri Bianche esseri dall’aspetto umano ma con la dote di trasformarsi in uno o l’altro. Questi due clan, dominano sugli umani in una spietata guerra per la libertà o il dominio incontrastato.
Premetto subito che stiamo parlando di un libro autoprodotto, sia che siate tra i puritani contro l’auto-pubblicazione, sia che lo tolleriate, questo libro vale la pena di essere sulla carta su cui è stampata, ed ora con calma vi spiego il perché: come tutti i libri autoprodotti il problema principale è l’editing: ci sono errori di battitura ed alcuni pensieri risultano espressi in maniera erronea questa è proprio una componente comune a molti libri autoprodotti soprattutto se il lavoro di correzione della bozza viene fatto da una sola persona o peggio una sola volta.
Parliamo della trama includerla nel genere post-apocalittico sarebbe riduttivo bisogna infatti tenere conto delle forti componenti fantastiche e romantiche e non tralasciamo la forza che traspare dalla narrazione: ci troviamo in un mondo in cui sono i lupi a dominare le tigri cercano di ribellarsi e gli umani non sono che pedine le loro gioco la storia di Shay del suo sangue misto e dell’amore che la lega ad una tigre sono solo uno spicchio che compone questo libro; troviamo azione amore odio sangue e non ci siamo ancora addentrati nella parte centrale del libro e quando l’avremo raggiunta ci sarà altro a travolgerci. Non è un libro per cuori deboli ma per lettori dalla tempra forgiata da ben più che qualche romanzo rosa o di avventura!
I personaggi sono vari e ben caratterizzati, inutile che aggiunga che spesso si rivelano sconvolgentemente coerenti con la loro psicologia e non cadono mai nel classico “out of character” che è uno dei primi errori degli scrittori emergenti o dei libri autoprodotti come questo. Shay, vivendo in prima persona e narrandoci tutti gli avvenimenti, si rivela un narratore forte (oltre che a esserlo di carattere), descrivendo con minuzia di particolari, non solo ambientazioni e situazioni, ma anche emozioni.
Le figure mutaforma di Tigri e Lupi sono veramente particolari, siamo abituati al solito branco di Licantropi, ma qui possiamo finalmente trovare una nuova sfaccettatura. Potremmo temere che l’autrice cada nel cliché dettato da anni di libri su vampiri “sbarluccicosi” e licantropi che non accettano la propria natura, invece il lavoro di perfezionamento, non solo di gerarchie e che di vita di questi nuovi mutaforma si rivela innovativa, anche perché legati ad una guerra in cui due simili (sì, lupi contro tigri, non sono umani, sono esseri geneticamente modificati e a mio parere appartengono alla stessa razza, sono solo due specie diverse), si fronteggiano a viso aperto.
I sentimenti sono intensi e spesso travolgono il lettore in maniera inaspettata, sia per le scelte spesso sadiche dell’autrice sia per la grande storia che è riuscita a creare. Non stiamo parlando di una storiella scritta prima di andare a nanna, no, l’autrice ha creato un mondo e lo ha popolato con una tale bravura da poterlo vedere davanti ai nostri occhi, le uniche pecche e dubbi che mi ha suscitato questo nuovo mondo, sono in merito alla nuova geografia di Nuova Terra, come sempre se si parla di territori io vorrei poter avere una cartina, anche perché i nostri protagonisti viaggiano molto e capire distanze e assetto geopolitico grazie a qualcosa di tangibile avrebbe aiutato parecchio i lettori (oltre che a me medesima che spesso mi sono messa a scrutare il mappamondo cercando di dare una vera forma al nuovo assetto dei continenti). Non dimentichiamo di citare questi luoghi in cui i nostri personaggi viaggiano e vivono: una Roma irriconoscibile, abbiamo le fredde lande della guerra, il deserto dai sapori mediorientali, ecc… e nessuno di questi è lasciato al caso, anzi, ci sono ben delineate anche culture e strutture politiche.
In definitiva, bello, sì ci sono errori di battitura ma nulla che comprometta la lettura e che anzi giustifico appieno visto che la storia valeva la pena di essere letta e stampata. Consigliatissimo agli amanti del genere fantastico, post-apocalittico, romantico e non solo! Stiamo parlando di un libro non solo spesso in quanto a numero di pagine, ma con uno spessore “narrativo”, è una storia bella, intensa e soprattutto mai scontata (un pochino la postfazione… ma vi garantisco per più di 500 pagine si soffre e si rimani con il fiato sospeso in attesa del finale). Bello, cercatelo, compratelo, è un libro che vale la pena leggere ed avere nella propria libreria.

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