Recensione: La ladra di Cagliostro di Giulio Leoni

Titolo: La ladra di Cagliostro
Autore: Giulio Leoni
Editore: Mondadori
Pagine: 237
Prezzo: 17.00€
Pubblicato il: Marzo 2010

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 18 Ott 2012
Terminato il: 20 Ott 2012
Voto: 3/5

Recensione: Intrigante, ma poco sviluppato
Chi è realmente il misterioso Conte di Cagliostro? La sua misteriosa figura di guaritore e sapiente conquista presto Venezia, insieme alla principessa Seraphida… Ma in realtà il conte sfrutta l’effetto placebo e una ladruncola che ha scovato nel ghetto ebreo per raggiungere un più grande e misterioso scopo…
Lo stile narrativo è semplice, senza particolarità che lo rendano troppo adulto: si vede che è una storia dedicata a giovani lettori, senza però rischiare di cadere in un genere infantile.
Le uniche mancanze si riscontrano nella superficialità dei personaggi e delle situazioni: nonostante il lettore sia a conoscenza della cialtroneria del Conte di Cagliostro, l’autore non perde tempo a farci capire cosa lo spinge nella parte del signore degli egizi e tralascia persino Serafina che nonostante incarni una principessa è relegata al ruolo di comparsa. Un vero peccato visto lo spazio che occupano nella storia e visto che hanno un carisma molto particolare ne avrei apprezzato le psicologie.
In se questo libro è carino, ma nulla di troppo intenso o appassionante da portarmi a definirlo un capolavoro, certo plaudo la scelta di mescolare figure storiche realmente esistite e quel pizzico di fantasia che non guasta mai, eppure temo che non mi abbia trasmesso molto, anzi, penso che solo la copertina saprà rimanere nella mia memoria per lungo tempo, che sinceramente è più elaborata della trama.
In definitiva tre stelle: libro per giovani lettori alla ricerca di una lettura non troppo impegnativa, sconsigliato invece ai lettori di lunga data, non vi troverete nulla di entusiasmante.

Libri a “Km 0”: La discendente di Tiepole di Alessandra Paoloni

Scegliere i libri da inserire In questa rubric è tutt’altro che facile: se sfoglio le nuove uscite del Made in Italy trovo decine e decine di volume che vorrei leggere subito, ma non posso però dimenticare quelli che purtroppo ancora aspettano di finire tra le mie mani ma che non hanno nulla da togliere ai volumi che stanno arrivando or ora in libreria. Tra queti c’è certamente “La discendente di Tiepole” che mi ha sempre incuriosito e che mi sento di farvi conoscere proprio oggi in questa nostra rubirca dedicata ai prodotti nostrani!

Titolo: La discendente di Tiepole

Autore: Alessandra Paoloni

Editore: Butterfly Edizioni

Pagine: 350

Prezzo: 16.00€

Pubblicato il: Novembre 2012

Trama: Un paese fantasma dimenticato dalle carte geografiche, circondato da montagne, abitato da una popolazione inospitale. È il ritratto di Tiepole, paese d’origine di Emma, ed è lì che la ragazza è costretta a tornare in occasione del funerale di suo nonno. Il suo soggiorno, però, si trasforma in incubo quando Emma legge la lettera che sua nonna aveva scritto per lei prima di morire e che il nonno non le aveva mai consegnato. Essa le svelerà un mondo di tenebra colmo di stregoneria e maledizioni, di faide tra famiglie e di lotte per il potere. Emma non sa ancora nulla, ma tutti i Tiepolesi sanno chi è lei, poiché la stavano aspettando. Lei è l’erede della Strega. Lei è la Discendente. Lei deve morire. Un’eroina indimenticabile in un romanzo in cui il bene e il male si confondono e niente, assolutamente niente, è davvero quello che sembra.

Recensione: Selina Penaluna di Jan Page

Titolo: Selina Penaluna
Autore: Jan Page
Editore: Mondadori
Pagine: 349
Prezzo: 17.00€
Pubblicato il: Settembre 2008

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 17 Ott 2012
Terminato il: 18 Ott 2012
Voto: 5/5

Recensione: Un libro malinconico, profondo e imprevedibile come il mare in tempesta
Ellen e Jack vengono mandati nella Cornovaglia per sfuggire dai bombardamenti tedeschi su Londra, saranno accolti dai signori Rosewarne pronti ad accudirli come fossero figli loro. In quel paesino in riva al mare vive anche Selina una ragazza cresciuta da una madre che la reputa una creatura degli abissi ed un padre pescatore e manesco…
Di certo si tratta di un libro scritto veramente bene: sia nelle terminologie utilizzate sia nello stile narrativo, incredibilmente curato e pronto a sommergere il lettore che incautamente si affaccia sulle rive delle sue pagine.
Il passaggio dal presente al passato è curato in maniera impeccabile, ed anche le psicologie dei vari personaggi.
Si tratta di una storia tutt’altro che banale, un intreccio di presente e passato, di vite e sofferenze che si sfiorano e creano una splendida lettura, poetica e riflessiva.
Non so proprio come esprimere meglio i contenuti di questo libro, potrei dirvi tutto o limitarmi ad una semplice analisi superficiale ma non riuscirei in alcun modo a trasmettermi lo splendido lavoro e la profonda cura di questa scrittrice e la forza emotiva e riflessiva che traspare da ogni singola pagina.
Cinque stelle. Piena eccellenza ma, attenzione, se cercate sirene e puro romanticismo da occhi sbarluccicosi e fondali con rose non è il libro che fa per voi. Troverete sentimenti e riflessioni ma non delle semplici emozioncine di serie B. Consigliatissimo per riflettere e sognare. É un libro malinconico, profondo e imprevedibile come il mare in tempesta.

Recensione: Un amore di Angelo di Federica Bosco

Titolo: Un amore di Angelo
Autore: Federica Bosco
Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: 9.80€
Pubblicato il: Settembre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 15 Ott 2012
Terminato il: 17 Ott 2012
Voto: 4/5

Recensione: Trilogia consigliata, anche se si salva solo grazie a questo volume
Chiudere un capitolo della propria vita e iniziarne una nuova a Londra: per Mia e Nina inizia il lungo e difficile percorso che le porterà nel mondo degli adulti…
Decisamente questo terzo volume l’ho trovato il più bello e completo della trilogia: si lascia leggere come un bicchiere d’acqua ma ha in se un insieme di sapori degni di un the speziato. Insomma mi sono dovuta ricredere, ero rimasta delusa dai primi due volumi ma in questo Federica Bosco ha dato il meglio di se: non solo la semplicità nello stile e nella narrazione, ma anche un intreccio tutt’altro che banale anzi, finalmente troviamo un po’ di sana realtà con tutte le prove che la vita ci mette di fronte.
Devo ammettere che se letta nel suo insieme questa trilogia è un buon percorso formativo che porta a riflettere ed a reagire allo schifo della vita e del destino, perchè solo combattendoli si può realmente pensare di essere veramente vivi e realizzati.
Certo il finale é da favola moderna, ma devo dire che ci voleva. Quindi quattro stelle, trilogia consigliatissima a tutti coloro che credono di non potercela fare, questo libro vi aprirà occhi e anima.

Scrittori Made in Italy: Alessandro Fusco


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self pubblishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Alessandro Fusco!

Chi è Alessandro Fusco?
Direi una miscela alchemica di contraddizioni e domande perenni che ha passato vent’anni a sognare a occhi aperti, altri dieci credendo di aver smesso di farlo e una decade ancora a cercare di seminare quei sogni. Uno almeno, quello di scrivere, pare stia germogliando e dando qualche bel fiore. Sono e sono stato un disegnatore, un viaggiatore, un musicista, un fotografo, un pubblicitario, uno storico, un nerd incallito, un praticante di arti marziali e il figlio di una mezza archeologa, cosa che ha condizionato non poco la mia formazione. Attualmente, dicono, sono diventato uno scrittore.

Quale/i libro/i hai scritto?
Ho pubblicato al mio esordio il primo volume della saga “Il Sole di Alur” pubblicata da Edizioni Il Ciliegio, “La Sesta Regola”, seguito dal secondo e, presto, dal terzultimo (“Il Custode del Tramonto” e “Il Risveglio dei Lupi”, previsto per settembre). Per il mercato indipendente di Amazon, oltre a una raccolta di poesie e fotografie intitolata “D’Amore e di Follia”, pubblicata dopo aver conseguito diversi premi, ho di recente proposto un racconto di genere cyberpunk (“Sconnessione”) e un breve romanzo sperimentale (“Monochrome”), uscito dalla fase semifinale del Premio IoScrittore 2013.

Titolo: Il sole di Alur – La sesta Regola

Editore: Edizioni Il Ciliegio

Pagine: 248

Prezzo: 17.00€

Trama: Un ragazzo, un mago e una spada, uniti dal compiersi di un’antica profezia. “Tutto ha inizio come in ogni leggenda, in cui il bene e il male si affrontano come due mitiche entità al volgere di ogni era. Ma la nuova vita che attende l’adolescente Térion a Helthor, centro del culto del dio-sole supremo, non apparirà più la stessa ai suoi occhi, né il mondo che lo circonda, retto da un unico ordine prestabilito, sarà più uguale. In cuor suo, nel profondo della coscienza, il vero scontro si rivelerà essere quello fra gli ideali di giustizia e le avversità della vita, la corruzione del suo tempo e la volontà di non cedere sul cammino di fede, fino a infrangere la Sesta Regola e scoprire il segreto della sua nascita.
«E dal trono perduto il Figlio della Notte stenderà la sua nera mano e la terra tutta andrà incontro alla fine di ciò che è stato. In quel tempo allora la sacra luce di Ylathar darà vita a nuova speranza, là ove mille anni saranno trascorsi dalla promessa dei figli di Alur, dal cui seme sorgerà colui che non è nato e che del destino di ogni popolo si farà carico.»

Titolo: Il sole di Alur – Il custode del tramonto

Editore: Edizioni Il Ciliegio

Pagine: 312

Prezzo: 18.00€

Trama: Dopo “La Sesta Regola”, ecco il secondo episodio della leggendaria saga de Il Sole di Alur. La scomparsa del mago Beldimion da Helthor sembra lasciare il giovane Térion nuovamente in pericolo, ma il ragazzo ha ormai appreso ad affrontare con coraggio ogni prova e, con l’aiuto del cavaliere Elvigg Frangiscudo e dell’amico Shandor, è pronto a partire per un nuovo viaggio. Questa volta però ad attenderlo non è una nuova rivelazione sul suo destino, ma la scoperta della natura della razza umana che, giorno dopo giorno, appare sempre più abbandonata a se stessa, lontana dalla parola e dal favore di Hérion. E quando gli dei sembrano voltare lo sguardo al mondo, dalle sue viscere risorge un’antica minaccia, il cui avvento è atteso e ordito da quell’umanità che, corrotta e inconsapevole, ha nutrito il cuore del Custode del Tramonto.

Titolo: D’Amore e di Follia

Editore: Amazon

Prezzo: 2,70€

Trama: D’Amore e di Follia, coi suoi versi e le sue fotografie, dipinge una fase, un periodo della vita, lungo o breve che sia, attraverso il quale molte persone passano, in cui si fermano, o si perdono. Ma più di ogni altra cosa vi è racchiuso all’interno un sogno e una speranza; non è l’infinito a darvi forza, ma la tensione verso di esso, come per la natura, che grandi può fare i sentimenti dell’uomo e le sue opere.

Titolo: Sconnessione

Editore: Amazon

Prezzo: 0,90€

Trama: «Prima di interrompere il messaggio, mi rivolgo a te, che stai ascoltando o stai leggendo le mie parole, in qualunque oggi, o domani ti trovi. Puoi dirti certo che questa realtà sia la sola a cui sei stato destinato, o nella quale sei finito per caso, per un fattore di coincidenze, attimi, cromosomi? Se le tue azioni non possono avere alcuna conseguenza per te stesso dopo la morte, se non sugli altri, quale senso dai al tuo patrimonio ideologico, ai tuoi pensieri, alla tua identità? Venire dal nulla per spegnersi nel nulla, condannati a trasmettere una memoria genetica e intellettuale corruttibile, comunque diversa dall’originale. Considera se questo è accettabile. E se invece pensi che non abbia senso porsi delle domande, considera allora questo: se ti trovassi un giorno senza più alcun legame, senza affetti, né speranze – è una condizione plausibile, guardati attorno, per chi crede la vita solo biologica, senza valori o finalità – che senso avrebbe essere, se non essere ha le stesse conseguenze sia che tu sia solo un ammasso di cellule in decadimento, sia che tu possieda invece un riflesso di te stesso, un Avatar della tua coscienza, altrove?»
Jackal Randall è un’ombra, un agente in incognito della Sicurezza Speciale, soggetto 1-17 del progetto Harlequin. Il suo campo d’azione è la sua città, il riflesso del suo mondo, della patria, sede di quelle istituzioni che ne reggono l’ordine. Il suo compito è prevenire il crimine e combatterlo. Il suo compito è ubbidire. Ma ciò che lo attende oltre la barriera che separa quel mondo dal Blocco X, una volta disubbidito, è un cammino a ritroso sul sentiero dei ricordi e della propria coscienza.

Titolo: Monochrome

Editore: Amazon

Prezzo: 2,70€

Trama: Giorgia è un fiore di dolcezza e ribellione, unica e immatura. La sua passione è la fotografia, le passeggiate al cimitero e i piccoli scorci di silenzio di una vita prigioniera: la incatena il suo difetto, che le impedisce di vedere i colori del mondo e le sfumature dei sentimenti. Anche Vladimir, puntiglioso progettista grafico e presuntuoso insicuro, ha una sua visione in bianco e nero, una filosofia del chi va là e della sentenza facile, dettata certo dal suo acume come dalla difesa del proprio io. Questa è la storia di un incontro, dell’inseguimento di due spiriti puri incapaci di far combaciare la propria metà con quella degli altri. Questo è il viaggio di chi inconsapevole cerca se stesso dentro l’altro, la porta che conduce oltre quella di un’altra anima. Una storia di luci e di ombre attraverso le strade di una Genova diversa e i misteri delle sue notti.

Oltre a questi lavori Alessandro Fusco ha scritto diversi racconti tra cui ricordiamo:
“Playback” (Autori per il Giappone, premiato al Concorso Nazionale “La Biblioteca d’Oro”)
“La nouvelle Clarimonde” (per l’antologia “Sussurri dal Cuore… e dalle Tenebre” Butterfly Edizioni 2012)
“L’esprit de l’escalier” (La Mela Avvelenata, vincitore con altri del Concorso “Evaporismi”)
“Come nasce una leggenda” (per l’antologia “Sangue di Drago” a cura dell’Associazione I Doni delle Muse)

Come sei diventato scrittore?
Parlando dei miei versi, si è trattato semplicemente di esperienze autobiografiche trasmesse su carta, dopo troppe esperienze negative in campo affettivo. Era nata così anche la mia passione per i cimiteri e quella per la fotografia sepolcrale. Quanto alla narrativa, dopo aver creato un mondo intero su cui ambientare un gioco di ruolo, mi ritrovai semplicemente un giorno (era il 2002-2003 se non ricordo male) a scrivere l’incipit di una storia guardando fuori dal finestrino di un treno. Fu l’inizio del Sole di Alur e di un’avventura che dura tuttora e ha assorbito almeno il 70% delle mie energie e delle mie risorse.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittore)?
Credo non ne esista una in particolare, nel senso che cerco di approfittare di ogni singolo momento libero per costruire le trame, i personaggi e le ambientazioni delle mie storie. In buona sostanza, tornato a casa dal mio lavoro comune, mi metto presto ai “ferri”, ma senza più fare troppo tardi la sera. Di gran lunga più utili per scrivere e produttivi sono di conseguenza i weekend, i giorni di festa e le ferie. Sì, avete dedotto bene, non ho praticamente alcuna vita sociale, ma è una scelta autonoma e che vale il prezzo dal mio punto di vista.

Qual è stata la tua prima stesura?
Sicuramente un’avventura per qualche gioco di ruolo del passato. Ricordo qualcosa di autoprodotto già al tempo del liceo, negli ultimi anni ’80. Recentemente ho persino ricostruito a mente alcune trame risalenti all’epoca e che ho fatto rivivere nei romanzi. Della serie, del maiale non si butta niente.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Sono diversi i Maestri che considero tali, a seconda dei generi, che credo di poter affermare mi abbiano ispirato. Tolkien e D.Eddings certamente per il fantasy, Lovecraft per i racconti del terrore e molti autori britannici o francesi per il mondo del fantastico in generale, e di vari periodi, da Le Fanu a Conan Doyle, da Gautier a Gaiman.

Come nascono le tue storie?
Ci sono vari apporti nella fase creativa di quello che scrivo. La prima è quella che chiamo della “visione”, ovvero un flash e la conseguente visualizzazione mentale di una scena, senza per forza legami con il resto di una storia o di un personaggio già descritto, di solito di natura straordinaria o soprannaturale. Un’altra fase è invece quella concreta e quotidiana, che chiamo “l’esempio”. È qualcosa su cui ho imparato a lavorare dal corso di scrittura che ho seguito (tenuto da Stefano Massaron a Milano), ovvero la grande opportunità di far nascere un’idea da ogni singolo accadimento attorno a noi, da una frase del salumiere a una notizia di cronaca. Anche la musica svolge in effetti un ruolo determinante, e siccome ascolto veramente (quasi) di tutto, tante sono le suggestioni e le idee scaturite.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Ci sono stati in passato forti momenti di stress fisico e psicologico. Se da una parte una certa frustrazioni e problematiche personali trovavano sfogo in passato proprio nella scrittura, negli anni recenti i problemi personali o lavorativi hanno invece influito negativamente, anche per colpa di veri e propri sintomi che ho sviluppato. Non faccio una vita sanissima e questo purtroppo è l’altra faccia della medaglia di tanti sforzi e sacrifici creativi. Tuttavia ho iniziato a riconoscere i momenti no prima di esserne travolto e prevenirli, allentando il morso al pc il tempo necessario per riprendere fiato. Però non mi capita mai di restare inattiva per più di qualche giorno. Scrivere, migliorare nella scrittura, cercare di fare cultura anche con un solo racconto di fantasia, per me è una guerra e in guerra si deve essere pronti a tutto.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpreso/a di ciò che stessi scrivendo?
Decisamente. È accaduto sfornando i primi racconti in seguito del corso di scrittura, di tutt’altro genere rispetto al classico fantasy del Sole di Alur. Mai avrei pensato di trovarmi a scrivere storie di un certo peso e dal profondo carattere psicologico, come “La farfalla”, “Monochrome”, o “Playback”. In realtà mi stupì persino improvvisarmi poeta, salvo poi scoprire che i miei componimenti piacevano e non poco, per fortuna.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Come accennato ho avuto la fortuna di poter seguire un corso del genere direttamente a casa di un bravo scrittore (Massaron è l’autore del libro “Ruggine” e altri, da cui è stato tratto anche il film. In precedenza ho letto comunque alcuni manuali dedicati, anche se ammetto di essermi concentrato più su quelli riguardanti le modalità di pubblicazioni e la realtà editoriale italiana attuale. Spero di aver appreso tutto quello che potevo da entrambe le esperienze, ma si sa, non si smette mai di apprendere!

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Un tasto dolente, una doverosa impresa, ma davvero il vero motivo di stress in quello che faccio. Anzitutto ho avuto inizialmente quello che si dice un editing approssimativo, a mio avviso, da parte della casa editrice, mentre per i primi racconti non posso proprio lamentarmi. Cerco sempre di ottenere il massimo da un confronto costante con le persone incaricate di revisionare i miei testi, soprattutto dopo le prime esperienze. Per quanto riguarda i romanzi della saga, a ogni modo, mi è sempre stato permesso di rimettervi mano e, con cura e pazienza, mi sono messo sempre di gran lena per migliorarli. Quanto alle opere nuove, cerco di tenere bene a mente gli errori passati per non ripeterli.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportato con il tuo primo manoscritto?
Grazie all’aiuto e al consiglio di una collega, mi ritrovai per le mani una splendida e pratica lista di editori non a pagamento, grandi e piccoli, e iniziai a spedire il mio primo manoscritto più o meno a tutti quanti, secondo le istruzioni riportate dal sito di ciascuno. Arrivarono una proposta a pagamento (indovinate quale!), due mezze proposte (ovvero di una casa che inizialmente sostenne di non pubblicare saghe ma poi ci ripensò, troppo tardi, e una seconda che mi chiedeva di cambiare due punti fondamentali della trama: impossibile). Insieme a qualche rifiuto (la maggior parte dei 40 editori contattati ovviamente non rispose neanche), giunse infine una bella scheda critica a “La Sesta Regola” da parte del Ciliegio, col quale mi trovai ben felice di firmare il contratto, che per quanto un po’ lungo di durata è dei più onesti e limpidi che abbia mai visto. Il momento della stampa, è stato come puoi immaginare un’emozione senza pari.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Trovandomi a vivere questa esperienza/lavoro sia dal punto di vista dell’autore con editore, sia del self-publisher, cerco di affrontare ormai i problemi e gli ostacoli di una realtà e dell’altra. Parlando del primo caso, se escludiamo i noti problemi distributivi e di visibilità dei piccoli/medi editori, non posso negare che ho avuto il riscontro che immaginavo: in Italia, per farsi davvero conoscere come autore, prima delle proprie opere, occorre conoscere le persone direttamente e mettere nelle loro mani quel classico “odore delle pagine” che tanto fa sognare i tradizionalisti e tanto imbestialire le “avanguardie” dell’editoria, ovvero gli autoprodotti per primi. Sta di fatto che la realtà ebooks e quella del self-publishing sono in tale ascesa (sembra quasi un’ovvietà ormai sostenerlo) da minare seriamente i piccoli e grandi addetti ai lavori, i quali non sono spesso esenti da errori molto gravi a mio avviso, come limitarsi a fasi di editing raffazzonate e scelte di collana quantomeno discutibili. Se da una parte gli autoprodotti sono i primi a dover fare ammenda di fronte allo squallore di certi titoli e opere proposte comodamente al costo di un caffè (o poco più), parlando di revisioni e modestia, dall’altra alcuni editori non fanno che incarnare anche in questo campo l’ennesimo modello italico, per non dire italiota, alla ricerca solo della propria autoconservazione in veste di imprenditori non così professionali come ci si aspetterebbe. Capisco affrontare la crisi, ma ammazzare a volte le lettere e il valore della scrittura in nome delle mode e del vendere anche baggianate lo considero quasi immorale. Parlo ovviamente del campo dell’editoria per ragazzi, o di intrattenimento e di genere, perché è quella in cui mi sento inserito.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Come ho detto prima ogni strada ha i suoi pro e contro, rischi e opportunità. Per non perdere un treno piuttosto che un altro, io ho prenotato il biglietto su ogni vagone!

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Questa è una domanda molto bella, che di rado trova una risposta nelle classiche recensioni di blog o portali che si occupano, a volte sbrigativamente, di commentare il testo di un autore esordiente o emergente. Sta di fatto, e ti ringrazio per avermi dato questa opportunità, che in tutto quello che scrivo cerco sempre (ma in fondo mi viene spontaneo) di parlare dell’uomo, della sua coscienza, individuale o collettiva, e dei suoi problemi sociali, esistenziali e culturali. Dallo scontro ideologico, religioso, sentimentale, spirituale, o concreto e marziale, non importa quale sia lo scenario, la trama, o l’ambientazione delle storie che scrivo: ciò che conta è la natura di ogni essere vivente e la sua capacità di lotta/adattamento di fronte alle ostilità, o la caduta. Come sostiene Ken Follett d’altronde, non c’è niente di meglio che aprire un buon testo con un conflitto, di qualunque natura si tratti.

Perché scrivi?
Dapprima scrivevo per allontanarmi da una realtà difficile da accettare e che ancor più difficilmente sapeva accettare me (quella provinciale). In un secondo momento l’ho fatto nella speranza di ottenere una sorta di riscatto, personale e pubblico, soprattutto dopo aver incontrato persone fantastiche che si dimostravano molto aperte, e appassionate, di ciò che raccontavo per iscritto. Ora credo di poter affermare di farlo per lavoro e per passione sincera. Certo nei limiti di una sorta di part-time, se consideriamo i guadagni, ma ripagato della moneta più di valore che abbia mai ricevuto: l’affetto e la comprensione dei miei lettori. È solo grazie a loro se sono ciò che sono e faccio quello che faccio ormai da un paio d’anni.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Allora, questa è una “bella” questione a cui difficilmente potrei rispondere in poche righe in modo esauriente. Vorrei limitarmi a dire che, come per l’editoria, anche la critica mi pare nascere da così tanti atteggiamenti e con scopi in realtà abbastanza diversi, da lasciarmi un po’ disorientato, a tratti deluso. Non a riguardo dei giudizi che ho ricevuto (nella stragrande maggioranza dei casi positivi), ma proprio cercando di mettermi nei panni di chi riceve, spesso omaggio, le copie di un romanzo di un esordiente/emergente e non si preoccupa affatto di cercare un dialogo col medesimo. Capisco se si parla di un best seller, un nome noto, di cui di certo possiamo cercare tutti noi un mare di informazioni, ma per un totale sconosciuto? Non è un caso che i parere più approfonditi, riguardo ai miei libri, siano stati pubblicati da chi mi ha voluto fare prima, o dopo, qualche domanda direttamente, anche senza arrivare all’intervista vera e propria, che poi magari alza solo un po’ l’ego dello scribacchino (oddio, spero non in questo caso!). In definitiva credo comunque di aver incontrato come tanti un po’ tutti i generi di censori, dal buonista al troll, dal grande esperto in realtà un po’ frustrato (che poi scopri avere il suo manoscritto nel cassetto mai pubblicato), alla giovane leva della vita in generale che però ci mette il cuore in quel che legge, passando un po’ oltre forse le vere cose che un testo avrebbe voluto trasmettergli. Ma ripeto, nella totalità per quanto mi riguarda, non posso proprio lamentarmi. Il primo romanzo (giusto per usare il metro ormai osannato del rating) mantiene una media di 3,5/5, il secondo di 4/5 e, sono certo, il terzo potrà segnare un 4,5/5 senza troppi problemi. Ci ho messo davvero anima e mente nel prossimo capitolo della saga!

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Bel dubbio, a cui sinceramente non ho saputo dare ancora una vera risposta. Se torniamo a parlare di ritorni economici, di livello professionale raggiunto, è chiaro che non potrei mai avere la presunzione di definirmi scrittore. Ma sta di fatto che a oggi si tratta dell’attività su cui investo più tempo e che sta dando più risultati di ogni altra della mia vita. Davanti allo specchio mi dico ogni mattina “un altro gradino in avanti, mai indietro”, e questo da forza all’aspirazione, quella sì la chiameremo tale con onestà, di arrivare un giorno a vivere di scrittura. E non intendo guadagnare da vivere scrivendo, ma solo essere riconosciuti incondizionatamente da chiunque quale autore. Se ho messo la dicitura vicino al mio nome sulla pagina di facebook (so che tanti detestano tale scelta) è solo per cercare di attirare più persone fra quelle interessate alle mie opere senza incappare in troppi omonimi. Provate a mettere il mio nome nella barra di ricerca, e vediamo se siete in grado di trovarmi in pochi secondi.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Io non pretendo e non riesco neppure a immaginarmi di essere in un modo piuttosto che un altro, domani, dopodomani, figuriamoci fra qualche anno. La precarietà del mio lavoro, oltre allo scrivere, non mi permette purtroppo il lusso di parlare ancora di casa-famiglia-pensione con tanta leggerezza. Di certo so di impegnarmi quotidianamente perché alcuni sogni, per lo meno sbucati dal cassetto, si realizzino compiutamente: finire una prima opera (la mia prima saga) e iniziarne una seconda (sorpresa!), andare a vivere con la ragazza delle fiabe che ho atteso da 40 anni e visitare qualche posto o due al mondo che ancora manca all’appello. Sono un artista, questo è poco ma sicuro, con tutti i se, i guai e le maledizioni che ci si porta appresso. Ma l’importante è prenderne coscienza e giocarsela fino in fondo.

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Bloodrose di Andrea Cremer

Titolo: Bloodrose
Autore: Andrea Cremer
Editore: De Agostini
Pagine: 416
Prezzo: 14,90€
Pubblicato il: Settembre 2013

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 29 Ott 2013
Terminato il: 31 Ott 2012
Voto: 3/5

Recensione: Una chiusura un po’ deludente
Calla è pronta ad incontrare Ren e inaspettatamente il suo salvataggio risveglia in lei una passione che pensava ormai fosse morta, soprattutto ora che ha condiviso “il segreto degli amanti” con Shay. Come se non bastasse la confusione il forte attrito tra i due la porta a prendere definitivamente in mano la sua vita, lei sarà l’unica alfa e a fine battaglia sceglierà un compagno, per ora Shay e Ren dovranno convivere e accettare questa sua indipendenza.
Ecco, diciamo che al momento cruciale in cui Calla poteva definitivamente emergere e dare un segno forte e rivelarsi una grande eroina, mi cade nella banale opzione di scegliere il compagno con un“ora comando io e ne parliamo dopo la guerra”, ecco lo scivolone che non ci voleva! I primi due volumi erano davvero carini anche se devo ammettere che non mi hanno lasciato molto, di solito un libro che mi colpisce lo ricordo abbastanza bene, anche se letto dopo mesi e mesi, come se non bastasse riprende la narrazione cadendo nel tipico errore banale da triangolo di serie “B” (della serie: non scelgo ma flirto con tutti e due), avrei nettamente preferito che Calla scegliesse e magari per errore cadesse in tentazione o fossero i due possessivi Shay e Ren a chiedere una tregua o non lo so, ma così tutto decade.
La trama legata alla salvezza del mondo non sta molto in piedi, mi ricorda la versione molto semplificata di un videogioco: tasselli da riunire, mini-boss da sconfiggere per averli fino a poi l’affronto al boss di fine livello. Insomma nulla di così poi eclatante, nemmeno la parte in cui salta fuori (sempre senza fare troppi spoiler) che non è finita dopo il boss di fine livello. Un po’ uno scivolone che proprio non aiuta la già traballante trama romantica.
In definitiva… una chiusura che lascia un po’ l’amaro in bocca con sole tre stelle, non per il finale in se che ho apprezzato molto, ma per la caduta nei soliti “triangoli” di indecisioni amorose, nelle battaglie o nelle prove da superare per “salvare il mondo” che cadono sempre nei canoni troppo classici, letti e stra-letti. Ci aspettavano un po’ di più visto che i precedenti volumi di questa trilogia (“Nightshade” il primo e “Wolfsbane” il secondo).

Libri a “Km 0”: Avelion – La Trilogia di Alessia Mainardi

Voglio aprire questa rubrica che si veste di tricolore con l’opera d’esordio di una scrittrice che per me è stata una grande fonte di ispirazione, ammiro il suo coraggio quotidiano e confesso che nei momenti di maggiore sconforto penso a lei, mi rendo conto che se Alessia ha scritto questa trilogia e se ora sta proseguendo il suo percorso da scrittrice, io devo solo stare zitta e non lamentarmi. Una scrittrice che dovrebbe essere esempio per molti!

Titolo: Avelion – La Trilogia

Autore: Alessia Mainardi

Editore: Mattioli 1885

Pagine: 617

Prezzo: 24.00€

Pubblicato il: Giugno 2011

Trama: Avelion. Una saga fantasy al femminile che racconta il riscatto del diverso, insegna l’importanza del dialogo e della comprensione dell’altro, per scoprire che il segreto dell’Equilibrio è racchiuso dentro ognuno di noi. Cinque Armi che rispondono al potere degli Elementi, cinque Portatori che devono ritrovare se stessi per lottare insieme e restituire l’Equilibrio al loro mondo, dilaniato dai conflitti tra popoli mossi dalla cupidigia e dall’egoismo. Un viaggio ricco di incontri e scontri, lungo il quale i protagonisti impareranno a combattere pregiudizi e fantasmi del passato per trovare dentro di sé la forza per riportare la pace e l’armonia in Avelion. In un mondo fantastico dominato dai cinque Elementi (Terra, Acqua, Fuoco, Aria e Metallo) e in cui convivono uomini, maghi e popoli incantati, prende vita la saga fantasy di “Avelion”, con un’ambientazione ispirata a tratti a città come Parma e Venezia. In un unico volume le vicende della protagonista Riel e dei suoi compagni si snodano attraverso i capitoli originali de “La Figlia dell’Acqua”, “Il Figlio del Fuoco” e “Il Sigillo dell’Equilibrio”. Con un finale tutto da scoprire.

Recensione: Sacrifice di Alexandra Adornetto

Titolo: Sacrifice
Autore: Alexandra Adornetto
Editore: Nord
Pagine: 364
Prezzo: 16,60€
Pubblicato il: Settembre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 13 Ott 2012
Terminato il: 15 Ott 2012
Voto: 4/5

Recensione: Meno romanticismo angelico
É tempo di Halloween e Bethany è costretta dalle sue amiche a prendere parte ad una seduta spiritica, benchè si sia opposta in ogni modo. Durante il rito qualcosa non va, le ragazze risvegliano un demone e Beth si ritrova rapita e portata nel regno degli inferi.
Nel primo volume avevamo visto il mondo con gli occhi di un angelo, ora invece, dovremo vedere l’inferno: un piccolo passo indietro rispetto allo splendido lavoro descrittivo del primo volume, dove il mondo ed ogni sua piccolezza ci appariva come una scoperta incredibile. L’inferno ci appare diversamente con poche descrizioni che non sembrano provenire da un angelo, davvero una scelta poco azzeccata a mio parere.
L’inferno appare in tutta la sua crudezza senza mai cadere nel banale anche se sono delle piccole lezioni di coscienza di Bethany a sorprendere più dei gironi e delle torture: rendersi davvero conto che il male ha una forma concreta e che soprattutto è parte della natura umana è rivoltante.
Anche se le descrizioni e il cambio di ambientazione possono non avermi soddisfatto appieno ho apprezzato l’epilogo che, inutile dirlo, lascia aperto il finale con una suspense nella speranza che il terzo volume esca presto.
Sempre spettacolare la copertina quasi identica all’originale edizione americana, già quella di “Rebel”aveva avuto un grande successo, ma a mio parere questa é incredibilmente superiore.
Quattro stelle, il volume ha perso leggermente il romanticismo angelico che traspariva dalle descrizioni per lasciare il posto. Mi sento di consigliare questa trilogia a tutti i sognatori.

Made in Italy: Leggo Sano, Leggo Italiano!


Dal lontano 2011 in cui iniziai seriamente a lavorare a questo blog sono passati ormai tre anni, e sebbene l’ultimo appena trascorso si sia rivelato un anno sabbatico visti gli ultimi risvolti (tutt’altro che positivi) che ho dovuto affrontare, non ho dimenticato che il panorama degli scrittori Italiani è spesso screditato.
Non parto da preconcetti ma bisogna ammettere che con l’industria dell’e-book la situazione per il Made in Italy in questi ultimi anni abbia tolto tanto spazio da parte dei grandi editori ai nostri produttori tipici. Sebbene ci siano scrittori Italiani che lavorano a “tempo pieno” per grandi CE, ce ne sono migliaia che non riescono a raggiungere la vetta: hanno le carte in regola e vengono pubblicati da piccoli editori rischiando di rimanere degli scrittori di nicchia. Ci sono poi gli scrittori che optano direttamente all’auto pubblicarsi (si va su piattaforme come Amazon o Youcanprint e sono diventati editori delle proprie opere), sia perché hanno ricevuto troppi no sia perché abbiano preferito non sentirsi sbattere in faccia la porta da un editore. Sta di fatto che se non hai alle spalle un editore importante, riuscire a farsi conoscere e a far conoscere la propria opera è molto difficile.
Quando ho iniziato a scrivere sul mio blog, molti miei colleghi non accettavano opere autoprodotte, giustificandosi che l’editoria a pagamento è un male per i veri scrittori. Sono pienamente d’accordo sul fatto che gli editori a pagamento sono un cancro per la letteratura, ma sono sempre stata a favore ad offrire la mia consulenza a chi si auto pubblicava (non potete immaginare quanti scrittori meritevoli si sentano dire che le opere a cui hanno lavorato non sono adatte all’editore magari perché di un genere che non andava di moda in quel momento o perché invece era il perfetto signor nessuno su cui non avrebbero scommesso una lira).
Oggi il mercato è cambiato, auto pubblicarsi non è più sinonimo di editoria a pagamento, tutt’altro, il libero mercato che promuovono piattaforme come Amazon, punta a togliere di mezzo gli editori che spesso si intascano più del dovuto e lasciano le briciole al povero scrittore.
Ci troviamo quindi ora con molti più romanzi Made in Italy di quanti si potessero trovare tre anni fa, e con l’e-book (anche se sono contraria lo ammetto), la diffusione di questi testi è aumentata ma i cari autori Italiani rimangono sempre in ombra, ed a eccezioni di alcuni casi editoriali (alcuni dei quali alquanto discutibili) le loro opere rimangono sempre un prodotto di nicchia.
Il mio obbiettivo è dare più spazio a queste opere e questi scrittori che spesso (per uno o l’altro motivo) rischiano di rimanere in ombra di grandi nomi che spesso non producono seriamente grandi letture. Il mio motto è sempre stato: “Se è stato scritto merita di essere letto (sempre che sia stato editato e corretto)!” e vorrei che questa diventi presto la filosofia di molti altri blogger, perché leggere sano è leggere Italiano! Non pensate solo agli scrittori che pubblicano con le CE, non pensate a comprare saghe che ancora non sono sbarcate in Italia perché già stanno spopolando in madre patria, investite e fate conoscere gli scrittori Italiani! Non datemi dell’ipocrita, anche io leggo le grandi pubblicazioni e non disdegno un best seller, eppure ho sempre tenuto “x” budget da investire su di loro(perché ad ora non collaboro con NESSUNA CE e quindi tutto quello che vedete recensito me lo sono comprato da sola o al massimo lo ho ricevuto in omaggio dagli Autori Italiani).
Ma parliamo di cose concrete. Da questa settimana ho intenzione di dare più spazio al Made in Italy ed ogni settimana pubblicherò una intervista ad un autore più o meno famoso (non si fanno distinzioni di sorta!) e un post interamente dedicato alla scoperta di un libro rigorosamente tricolore, che io abbia o non abbia già letto!
Se siete scrittori Italiani e volete fare conoscere le vostre opere o volete partecipare all’iniziativa, andate alla pagina dei contatti e mandatemi una mail! Sarà un piacere avere un nuovo scrittore da far conoscere!

Recensione: Wolfsbane di Andrea Cremer

Titolo: Wolfsbane
Autore: Andrea Cremer
Editore: De Agostini
Pagine: 384
Prezzo: 14,90€
Pubblicato il: Settembre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 11 Ott 2012
Terminato il: 13 Ott 2012
Voto: 4/5

Recensione: Intrighi e sentimenti, ecco l’atteso seguito di “Nightshade”
Il risveglio di Calla è nel covo dei nemici, qualcuno sembra volerla viva. Tutto verrà messo in discussione, le verità di Calla e tutto quello per cui ha vissuto, non saranno altro che menzogne…
Finalmente ecco tra le mie mani il secondo volume (il primo, lo ricordo per chi non lo avesse letto è Nightshade) di questa splendida trilogia firmata da Andrea Cremer, anche se pubblicarlo dopo un anno a mio parere ha raffreddato molto la lettura: io stessa non ricordavo bene i fatti del primo volume ed i primi capitoli (che comunque richiamano il primo volume) non hanno proprio saputo risvegliare appieno la trama, quindi vi consiglio di dare una rilettura veloce a Nightshade prima di questo volume.
Dal punto di vista narrativo non ho trovato grandi differenza con il primo volume, interessante ka scelta di dividere in tre parti il volume richiamando apertamente la divina commedia.
Se pensavate che la parte romance avesse già raggiunto il suo culmine nel primo volume, vi dovrete ricredere: l’amore tormentato ed il triangolo Ren-Calla-Shay prosegue appieno e raggiunge un culmine inaspettato.
In definitiva una gran bella lettura, felice e piena di azione e sentimento. Anche questa volta Andrea Cremer si conferma un’ottima tessitrice di storie. Quattro stelle piene, consigliatissimo a chi ama i licantropi e soprattutto a chi è alla ricerca di una nuova eroina senza pari!

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