Scrittori Made in Italy: Claudia Semperboni

Scrittori Made in Italy: Claudia Semperboni
Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Claudia Semperboni

Chi è Claudia Semperboni?
Ciao! Sono Claudia Semperboni, classe 1975, piemontese di origine e da pochi anni adottata dalla Liguria.
Ho fatto ragioneria per comodità, perché era la scuola più vicina a casa, e nella vita ho quasi sempre fatto l’impiegata, anche se la mia natura è di tutt’altro genere; inutile dire che mi piacerebbe solo scrivere!
Sono cresciuta a Nucetto, un paese della Val Tanaro, una vita come tante, amici, famiglia, scuola. Si usciva in bicicletta, si giocava in cortile, al campo sportivo. Dopo una breve parentesi di circa 10 anni a Ormea e per varie ragioni, sono arriva ad Andora, cittadina ligure dove ho sempre passato le vacanze dai aprenti con la mia famiglia. E ammetto che è sempre stato il mio sogno trasferirmi qua!
Faccio l’impiegata e quando ho l’ispirazione scrivo; purtroppo non sono una di quelle scrittrici che si siedono e dicono “Adesso scrivo per due ore.”…io scrivo quando sento il bisogno irrefrenabile di farlo, quando ho in mente delle idee. Diversamente, non riesco!

Quale libro hai scritto?

Titolo: Il mio posto nella vita

Editore: 0111edizioni

Pagine: 144

Prezzo: 18.00€

Trama: Nella vita camminiamo tutti su un sentiero disseminato di gioie, dolori, amori, amicizie e soprattutto imprevisti. Non si è mai certi di cosa ci riserverà il futuro… Questa è la storia di Bea, una ragazza come tante, con una vita come tante, con un destino come tanti.

Come sei diventata scrittrice?
Ho sempre amato fare i temi a scuola, mi dava un senso di appagamento!
Ho poi iniziato a leggere, a divorare libri, finché un giorno mi è balenata in testa l’idea di cimentarmi nelal scrittura. E’ stata più che altro una sfida con me stessa, perché mi sono chiesta “Sarei in grado di scrivere qualcosa per me, visto che mi piace tanto leggere le “cose” degli altri?” Così ho preso una “bic” nera e un quadernone (giuro!) e ho iniziato la stesura di quello che sarebbe diventato il mio primo romanzo. E si parla di circa 20 anni fa!!!

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Come già detto, scrivo quando ho l’ispirazione, quando un qualcosa o un avvenimento catturano la mia attenzione e mi suggeriscono l’dea per una storia.
Mi piacerebbe scrivere su comando, ma purtroppo non è così e magari sto anche intere settimane senza buttare giù una riga.
Siccome di giorno faccio l’impiegata, mi piacerebbe, una volta arrivata a casa, indossare i panni della scrittrice, ma non succede quasi mai. Per lo più scrivo quando mi viene in mente un’idea, quindi posso essere ovunque. Magari in quel momento prendo un appunto per non lasciarmi sfuggire il pensiero, poi appena posso apro il pc e scrivo.

Qual è stata la tua prima stesura?
Eliminando i temi fatti a scuola, il mio primo scritto è stato proprio “Il mio posto nella vita”; l’ho tenuto “nascosto” per anni, l’ho letto, riletto, corretto, trascritto su pc, poi ho iniziato a mandarlo in giro alle case editrici.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Io adoro Stephen King, mi piace Dan Brown, i thriller e i polizieschi, dove c’è, insomma un po’ di suspense. Non amo molto i libri d’amore, romantici e mielosi, ma ogni tanto mi concedo qualche lettura fuori dalle righe, più che altro per curiosità.
Mi piacerebbe scrivere come King, ma non sono in grado di farlo e infatti i miei romanzi si ispirano a storie di vita quotidiana, forse più “facili” da mettere giù. Scrivo nel mio stile e credo che nessuno mi abbia ispirata (visto che, appunto, leggo un genere ma poi scrivo tutt’altro genere!!)

Come nascono le tue storie?
Talvolta basta una frase per fare scattare una molla. Ad esempio, l’idea per il mio ultimo romanzo, mi è venuta da una farse che mi ha scritto un caro amico dopo un avvenimento della mia vita.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
L’ispirazione va e viene; anche se in testa ho già un intera storia (inizio, trama, fine) mi capita di trovarmi di fronte al classico “blocco”. So cosa voglio scrivere, ma non so come scriverlo. Allora, magari, sto anche ferma parecchi giorni, finché la giusta idea si materializza nella mai mente e mi permette di proseguire. Inizio a scrivere, leggo, rileggo, correggo, modifico finché il pensiero è quello giusto.
Non ho mai cestinato nulla di quello che ho scritto, magari l’ho abbandonato per un po’ per poi riprenderlo e continuare!

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpreso/a di ciò che stessi scrivendo?
Mi stupisco ogni volta che scrivo una storia, per come si evolve mentre la scrivevo; parto sempre da un’idea, da un finale abbastanza definito, ma talvolta mi sorprende come si snoda e prende forma la trama, da sola.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Non ho mai fatto nessuna scuola di scrittura, letto manuali o cose del genere! Ritengo possano essere utili, ma a me piace il modo con cui mi esprimo e scrivo i miei romanzi.
Certo non farebbe male un po’ più di “scuola”, ma credo che, quando uno si abitua a scrivere in un certo modo, poi sia difficile cambiare…

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Personalmente, una volta terminato un romanzo, lo lascio un attimo lì, come volessi farlo riposare e lo riprendo solo dopo qualche giorno, lo rileggo, cercando di eliminare errori, ripetizioni, ecc…; generalmente non faccio leggere a nessuno i miei lavori, forse per una questione di scaramanzia, non saprei.
Solo per il mio primo romanzo, perché è venuto fuori il discorso che io scrivevo, l’ho fatto leggere ad Alessandra, una cara amica di Genova che stimo molto e di cui mi fido. Lei l’ha letto tutto d’un fiato, ha apportato qualche correzione e mi ha convinta che poteva essere pubblicato perché era una bella storia.
L’ho fatto leggere ancora a un paio di persone e ho “mantenuto il segreto” finché ho ottenuto il contratto con la “0111 Edizioni”. Nessuno sapeva che io scrivevo, nemmeno i miei amici più cari!

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Dopo essere stata certa di avere terminato il romanzo, l’ho mandato in giro a non so quante case editrici (all’epoca si usava ancora il formato cartaceo!!!); l’ho stampato in tante copie e sono andata in posta. Subito ho puntato alle grandi case editrici (Mondadori, Feltrinelli, ecc…), poi ho semplicemente scaricato dei nomi da internet. Ovviamente qualcuno non ha nemmeno risposto, qualcun’altro ha detto “no grazie”, qualcuno mi ha offerto un contratto a pagamento. Ricordo di una casa editrice di Bologna, presso la quale andai di persona, che mi offrì di pubblicare il romanzo alla modica cifra di Lire 16,000,000! Cose da pazzi!!!! Ho ringraziato e ho detto “Vi farò sapere!”.
Per un po’ ho sospeso le spedizioni, per poi riprenderle qualche anno fa. Per fortuna, fra le tante, la “0111 Edizioni” mi ha dato una risposta positiva e nel giro di 6 mesi il mio manoscritto è stato pubblicato!
Anche adesso, col mio nuovo manoscritto, ho adotto lo stesso sistema, però prima faccio un po’ di ricerca, consulto i blog, cerco info sulle case editrici; infatti sono parecchie quelle che dichiarano di pubblicare “gratis” ma invece non è così…
Consiglio a chiunque di fare un po’ di informazione prima di mandare in giro manoscritti, così si evita di perdere tempo…

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Non conosco bene il mondo del self publishing, quindi per il momento continuo per la mia strada, anche se non lo escludo per il futuro.
Per chi come me si rivolge alle CE, io consiglio di insistere e non abbattersi, perché se uno dice NO magari quello dopo dirà SI!
E’ vero che c’è in giro gente che si sopravvaluta, che si esalta, che si crede di essere un fenomeno, ma io non giudico nessuno perché la lettura è una cosa troppo personale. Ho letto parecchi autori e generi diversi, talvolta per curiosità perché sembrava non si potesse fare a meno di leggere quel dato libro, ma alla fine non mi sono ritrovata d’accordo con la critica. Ad esempio ho trovato noiosi alcuni classici (non faccio nomi!), insopportabili alcuni contemporanei, e mi è venuto da pensare “Ma se hanno pubblicato questo qua, perché non pubblicano anche me?!”. E’ un pensiero inevitabile, ma ribadisco: la lettura è troppo soggettiva!
Una volta, su una pagina di Facebook, mi sono permessa di scrivere che il “Piccolo Principe” è un libro “carino” (si, l’ho definito così, perché non mi aveva entusiasmata quanto pensavo) e una signora mi ha scritto che non dovevo permettermi di sminuire quel libro e definirlo “carino”, perché è un classico, ecc. Purtroppo alcune persone non capiscono che non a tutti piacciono gli stessi libri…

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Non conosco bene questo argomento, ma di sicuro con il self publishing si può trovare di tutto, cose interessanti ma anche cazzate (passami il termine!), ma c’è anche da dire che non sempre le CE pubblicato delel oepre d’arte, anzi….forse l’ho già scritto, ma mi è capitato di leggere delle vere e proprie castronerie pubblicate da CE ben note. E quindi, se si viene rifiutati da una CE, ben venga l’auto pubblicazione. Ci sono molti casi di perone che sono ricorse a questo sistema e poi sono diventate “famose”.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Io scrivo di storie “ordinarie”, di fatti comuni, di gente normale. Scrivo di persone in cui chiunque potrebbe riconoscersi, storie che potrebbero accadere a ognuno di noi (una malattia, una scelta di vita, un amore finito, un incontro interessante), semplicemente. Mi piace raccontare un “qualcosa” dal mio punto di vista, anche se potrebbe non rispecchiare l’idea o il pensiero di chi legge, ma è la mia opinione!
Non lascio messaggi subliminali nei miei scritti, lascio solo il mio pensiero.

Perché scrivi?
Scrivo per necessità, perché sento il bisogno di mettere nero su bianco ciò che mi gira e rigira nel cervello, è un bisogno fisico. Non ci sarà mai fine alla scrittura, perché la fantasia è illimitata, le storie sono infinite e ci sarà sempre qualcuno che vorrà far conoscere i propri pensieri e le proprie sensazioni agli altri.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
La critica aiuta, ma può anche danneggiare. Il fatto è che, al di là di un’opinione tecnica che può esprimere un critico (cioè, può dire se un libro è scritto bene, se i termini sono stati usati correttamente, se ci sono errori di sintassi, ecc.), la lettura è una cosa talmente soggettiva che è difficile essere critici imparziali. Io, ad esempio, di recente ho letto per curiosità un libro di Jane Austen e l’ho trovato palloso (si, ho fatto fatica a leggerlo e non mi è piaciuto per niente), ma pensa per un attimo se io fossi una critica……la Austen non avrebbe venduto nemmeno un libro!
Io per ora ho ricevuto critiche positive al mio romanzo, ma magari qualcuno non si è osato farne di negative!

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Non c’è un modo per definire la figura dello scrittore, perché ognuno lo è a modo suo.
Lo scrittore per me è un personaggio che ha bisogno di scrivere, indipendentemente dal fatto di pubblciare i far leggere i propri lavori ad altri. Il fatto è che viene poi riconosciuto tale solo se pubblica un libro, se il suo lavoro viene commercializzato.
Fare lo scrittore non è un mestiere, ma un modo di essere.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Inutile dire che mi piacerebbe sopravvivere scrivendo, cioè fare solo quello, ma mi basta riuscire a scrivere quando ho tempo. Certo mi appaga il fatto di far leggere i miei lavori agli altri, soprattutto alla gente che mi conosce, perché scopre un lato di me che non pensava esistesse!
Continuerò a scrivere e a mandare in giro i miei lavori e magari chissà, un giorno, sarò ricordata tra i grandi della letteratura italiana! (di sicuro post mortem! Ahahahahaah!!!)

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: I demoni del Ghiaccio di Stefano Federici

Recensione: I demoni del Ghiaccio di Stefano Federici

Titolo: I demoni del Ghiaccio
Autore: Stefano Federici
Editore: Rizzoli
Pagine: 547
Prezzo: 17.50€
Pubblicato il: Ottobre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 05 Mag 2013
Terminato il: 11 Mag 2013
Voto: 5/5

Recensione: Un Fantasy con la “F” Maiuscola
Tanith è figlia del Lupi dell’Orda, è senza pelo, le manca la coda gli artigli e le zanne: ha forma umana, ma non conosce vita se non quella scandita dalle leggi del branco. Uccidere e morire fa parte del grande gioco della vita: si uccide per sopravvivere e nutrirsi, si muore nel suo tentativo. Quando però un gruppo di umani assale l’Orda per catturare il capobranco uccidendo la Lupa sua madre, Tanith decide che è finita la routine del grande gioco: inizierà ad uccidere per vendetta, non un umano che si é macchiato le mani con il sangue di sua madre avrà pace, perché lei è pronta a trovarlo e porre fine alla sua vita.
Lo stile è complesso alterna tratti descrittivi a pensieri aulici, ricorda un’epopea senza tempo. Il tutto sembra avere un sapore di un avventura senza tempo quasi fosse un mito ora leggenda che nella sua profondità assegnato la storia del mondo. Non si tratta quindi di una lettura spensierata leggera ho di poco impegno ogni singola frase richiede la massima attenzione del lettore perché in essa troviamo molto di più di ciò che viene espresso.
Sappiate subito che la scelta narrativa è complessa più dello stile: non abbiamo un filone unico ed un’unica storia da leggere ma un intreccio complesso di situazioni e personaggi che possono confondere o esaltare la narrazione. A complicare il tutto la scelta di usare nomi un po’ insoliti senza mai creare una chiara spiegazione iniziale spingendo il lettore a trovare nella storia una chiara descrizione.
Non è una lettura per giovani e spensierati fantasisti, ma anzi per menti pronte a trovare molto di più che semplice inchiostro dietro le parole che sta leggendo.
E chiaro poi che la storia è solo l’inizio di un camino epico di cui ancora non conosciamo la via, sappiamo solo che davanti a noi c’è il complesso mondo creato da Stefano Federici, insieme ai personaggi che non rientrano nei normali canoni di “eroina” o di “antagonista” e che hanno un background così dettagliato da farci pensare che non siano solo parola scritta.
In definitiva cinque stelle (e se potessi anche sei), un fantasy tuttotondo che ha una sola mancanza, la cartina o mappa dei luoghi descritti. Consigliato solo ai cultori del genere, non è una lettura leggera e nemmeno spensierata, per essere 550 pagine, pesano come 1500!

Le novità da non perdere – Il profumo del sud di Linda Bertasi

Lo ammetto, questo libro ve lo ho già proposto in altre rubriche, e avete anche conosciuto l’autrice nelle interviste agli autori italiani, quindi non sto a dilungarmi troppo, vi dico solo che da poco è disponibile anche la versione e-book (prima si trovava solo in formato cartaceo). Per quelli di voi che vivono di digitale potrebbe essere l’occasione giusta per leggerlo!

Le novità da non perdere – Il profumo del sud di Linda Bertasi

Titolo: Il profumo del sud

Autore: Linda Bertasi

Editore: Butterfly Edizioni

Pagine: 226

Prezzo E-book: 2.02€

Genere: Romanzo storico

Sinossi: Luglio 1858. Un piroscafo prende il largo dal porto di Genova verso il Nuovo Mondo. Sul ponte, Anita vede la terraferma allontanarsi e, con essa, tutto il suo passato: una famiglia alla quale credeva di appartenere, i suoi affetti, una scomoda verità. A condividere il viaggio con lei, la matura Margherita e il suo protetto, il seducente Justin Henderson. Giunti in America, Margherita convince Anita ad essere sua ospite per qualche tempo, nella sua dimora a Montgomery. La ragazza accetta, sicura di dover ripartire al più presto. A farle cambiare idea saranno le bianche colline del Sud e un tormentato amore più forte delle sue paure. All’orizzonte, l’ombra oscura della guerra civile.
Linda Bertasi scrive un romanzo che dell’Ottocento ha il sapore, un romanzo nel quale la Storia non è semplice sfondo ma protagonista attiva della vicenda. Narrativamente impeccabile, emotivamente travolgente, Il profumo del sud è una storia di passione: quella per la terra alla quale sentiamo di appartenere e quella per la persona che siamo destinati ad amare.

Libri a “Km 0”: Il cuore insanguinato di Pamela Boiocchi

Libri a “Km 0”: Il cuore insanguinato di Pamela Boiocchi

Negli ultimo giorni ho proprio voglia di leggere un buon libro romance storico, e visto che sto ancora frugando nella mia libreria quello più adatto per soddisfare la mia voglia, vi presento un libro che se fosse già mio, sono certa sazierebbe questa mia voglia.

Titolo: Il cuore insanguinato

Autore: Pamela Boiocchi

Editore: Butterfly Edizioni

Pagine: 258

Prezzo: 14.50€

Pubblicato il: Maggio 2012

Sinossi: Isola di Saint-Christophe, XVII secolo. La giovane e coraggiosa Isabelle gestisce con la sua domestica Marjorie una locanda, “Il cuore insanguinato”, meta privilegiata di pirati e criminali. La sua quiete viene improvvisamente spezzata dall’arrivo dell’Oblivion, nave inglese comandata da lord Taylor Harriss Moore, l’uomo che sua madre aveva tradito innamorandosi del pirata e dando alla luce proprio lei, Isabelle. L’uomo propone alla giovane di allontanarsi da Saint-Christophe e di vivere a St. James of the Plain con lui. Isabelle accetta, e un nuovo mondo si apre dinanzi ai suoi occhi… La giovane donna sarà presto costretta a fronteggiare l’ipocrisia dell’alta società, che sa essere anche più pericolosa di un’isola abitata da pirati. Intanto, una guerra si profila all’orizzonte: l’isola nella quale è cresciuta e Il cuore insanguinato sono in pericolo. Sarà l’aiuto del misterioso e affascinante Tristan Storm a riportarla a Saint-Christophe per tentare di salvare ciò che ama e, soprattutto, a farle scoprire la passione.

Recensione: Red moon – Ali di fuoco di Maria V. Snyder

Recensione: Red moon - Ali di fuoco di Maria V. Snyder

Titolo: Red moon – Ali di fuoco
Autore: Maria V. Snyder
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 331
Prezzo: 4.99€
Pubblicato il: Dicembre 2010

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 05 Mar 2013
Terminato il: 08 Mar 2013
Voto: 3/5

Recensione: Una conclusione fuori tono per una trilogia bellissima.
La situazione rischia di precipitare nuovamente che non si possa essere pace tra Ixia e Sitia? Toccherà nuovamente ad Yelena prendere in mano la situazione e salvare non solo il popolo Sitiano ma anche il focolaio che potrebbe portare all’invasione di Ixia.
Questo volume conclusivo della prima saga legata alle terme fantastiche create dall’autrice purtroppo si è rivelato tutt’altro che valevole rispetto agli altri. Mi aspettavo qualcosa di più ed invece non mi sono sentita ne sorpresa ne coinvolta le nuove avventure di Yelena. Il tutto è dovuto alla continua ricerca di un cattivo sempre più forte sempre meno tangibile e sempre troppo semplice da sconfiggere. La parte romance invece è debole pressoché assente e perfino durante una forte rottura risulta monotona con poche emozioni.
Se la parte narrativa lascia un po’ di amaro in bocca è chiaro però che tra le righe si legano le basi per la prossima trilogia tutta incentrata su Opale ed il suo misterioso dono legato al vetro.
Tre stelle perché mi ha deluso molto, in se la storia non è malvagia anzi, escludendo questo volume, è molto bella ma perde nel finale. Mi sento di consigliarla a chi ama le eroine alla Xena (forgiata da mille battaglie e dedite all’amare) ed alle ambientazioni fantasy.

Scrittori Made in Italy: P. Marina Pieroni

Scrittori Made in Italy: P. Marina Pieroni
Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self publishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… P. Marina Pieroni.

Chi è P. Marina Pieroni?
Apparentemente non è una domanda semplice. Come? Direte voi, non sai chi sei?
Vediamo di chiarire: io sono P. Marina Pieroni. Per il web, per il mondo della scrittura e dei libri in generale. Peccato che quel ‘Marina’ in realtà non esiste.
È il nome che mi aveva dato mia mamma appena nata, ma mio padre ha deciso di cambiarlo all’ultimo secondo per poter abbinare al cognome un’altra P.
Perché quindi un nome non reale? Perché odio stare sotto i riflettori e questa mia passione l’ho nascosta a tutti. Amici, parenti, figli. Nessuno, a eccezione di mio marito che lo ha saputo comunque tardi, sa che io scrivo.
Quindi Marina è la mia identità segreta, come i supereroi. Così, proprio come quando Clark Kent si rimette gli occhiali e Sailor Moon si toglie la sua divisa da Guerriera Sailor, io nella vita reale abbandono il ‘Marina’ e passo ad assumere il ruolo che ho. Mamma innanzitutto, di due uragani di 8 e 5 anni, e poi mi occupo di tremila cose (anche troppe) che vanno dalla ricerca in archivio, al settore turistico, all’ insegnamento, all’editing…
Ho 36 anni, mora, alta, cicciottella. Cerco sempre di sorridere alla vita anche se spesso e volentieri lei mi travolge. E sono una ritardataria e disordinata cronica, che sono due cose che vanno a braccetto.
Abito vicino Narni (la città che ha ispirato Lewis per le Cronache di Narnia), anche se sono originaria di Roma e tra le sue vie ho lasciato ‘un pezzo de core’.

Quali libri hai scritto?

Titolo: Cronache dalle Terre di Arret – Bianco e Nero (Versione Integrale)

Editore: Self Publishing

Pagine: 696

Prezzo: 18.01€

Trama: Arret è una terra dove la magia è scomparsa da venti lunghi anni, e con essa anche i draghi. Nessuno lo ricorda, tranne poche persone particolarmente dotate che hanno tentato di celare tutti gli indizi e tutti i riferimenti.
La Principessa Serenia vive una vita abbastanza tranquilla, finché sarà costretta a fare i conti con il ruolo che ricopre. Gilbert, il Principe Nero, definito il cattivo per antonomasia, sceglierà proprio lei come sua sposa, nonostante lei tenti di evitare il matrimonio a tutti i costi.
Ma la loro unione non sarà certo di miele. È chiaro alla ragazza che suo marito nasconde un terribile segreto, ma impiegherà diverso tempo per scoprire di cosa si tratta.
Fin quando, a un certo punto, si libereranno i poteri dei draghi rimasti assopiti…
Da quel momento la scena cambia completamente. Serenia sarà costretta a vagare per le Terre di Arret per trovare la sua vera essenza magica.
La magia s’insinuerà nel mondo pian piano, fino a dirompere con grande forza.
Le Terre di Arret si apriranno davanti agli occhi dei lettori, che lo vedranno attraverso gli occhi della protagonista, tra duelli di spada e magia, folli cavalcate, creature fantastiche e anche un pizzico di ironia.
Note di colore vengono pennellate qua e là per le pagine, e la musica è la vera protagonista di alcune scene significative.
Un romanzo ambientato in un mondo di fantasia, ma dove sono presenti elementi reali e personaggi realmente esistiti, come Beethoven, i fratelli Grimm, il Bernini e altri. Qual è il segreto delle Terre di Arret?

Titolo: Gilbert

Editore: Self Publishing

Pagine: 148

Prezzo: 6.91€

Trama: Gilbert: è il principe erede al trono del Regno Nero. Freddo, spietato, potente. Ha un’anima di drago e il cuore di un predatore. Riusciranno la semplicità e l’ingenuità di Serenia, la principessa del Regno Bianco, a scalfire il suo cuore di ghiaccio?

Come sei diventata scrittrice?
Tutto è iniziato con la lettura. E di questo devo dare merito a mio padre che mi leggeva le storie di Topolino poi, pian piano, ho iniziato a leggere qualcosa anche da sola. Un giorno, ero molto piccola, andavo all’asilo, è stata pubblicata una storia di Paperino in versione Dante Alighieri. Ma l’italiano utilizzato non era quello che conoscevo e ‘leggiucchiavo’. Questo era molto difficile, in rima e non riuscivo a leggerlo. Eppure mi affascinava, quella pubblicazione così particolare, quei disegni rossi con il diavolo e quelle parole per me così arcane.
Mio padre, con santa pazienza, mi leggeva quella storia più e più volte. Ma io non ero soddisfatta: così mi sono intestardita finché non ho imparato a leggere bene. Dalla prima elementare in poi, quindi, andavo come un treno. Divoravo libri e, di conseguenza, scrivevo temi lunghissimi. (In terza elementare la maestra mi ha chiesto di essere più breve perché ogni volta ci metteva tantissimo tempo per leggere).
Alle medie e alle superiori la passione per la materia italiano, la lettura e la scrittura si è accentuata ancora di più. Sulle agende-gadget che regalava la banca scrivevo dialoghi e scene impicciate (amori, sofferenze, baci…) non erano storie ma più dei flash.
E poi ho sempre viaggiato con la fantasia. Proprio alle elementari si è affacciata nella mia mente una storia, ispirata da cartoni animati del tempo e da film come La Storia Infinita, e da quel che più mi colpiva, come quella volta che mi sono imbattuta in un bestiario medievale. È stato amore a prima vista.
Così si è intrufolato nella mia mente un mondo fantasy: dei draghi, degli essere alati, incantesimi e duelli. La storia ‘Bianco e Nero’ è cresciuta con me, senza mai pensare di metterla per iscritto. Il motivo non so bene… forse paura, sapevo che era qualcosa di grosso.
A dicembre 2010 è arrivata la svolta.
L’anno prima avevo perso mia nonna, a cui ero molto legata e che ha perso piano piano tutti i suoi ricordi. Questo fatto mi ha sconvolta, ho iniziato a immaginarmi di perdere i miei ricordi: i visi cari, i momenti più belli e anche la mia storia.
Così, un giorno qualunque, ho comprato un quadernino a quadretti e ho iniziato a scrivere.

“Capitolo 1
Era in ritardo!
Perché ogni volta riusciva sempre a fare tardi?
Serenia pensava questo mentre il vento le faceva volare i lunghi capelli neri, stava galoppando a gran velocità verso il castello.”

Questo è la prima cosa che ho scritto (in questo momento, con una certa nostalgia, ho questo quadernino tra le mani), che poi, opportunamente modificato, è diventato l’incipit del mio primo libro.
Dopo una ventina di capitoli ho trascritto tutto su un foglio digitale e ho continuato a scrivere sul portatile. Scrivevo per me, per non perdere la memoria della mia storia, per lasciarla ai miei figli, forse. Dopo trecento pagine, però mi sono detta: ‘Ehi, ma questo è un libro’ e così ho iniziato seriamente a pensare alla pubblicazione.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Le mie sedute di scrittura sono sempre state molto altalenanti. Passo da momenti di scrittura folle a giorni (i primi tempi addirittura settimane) senza scrivere nulla.
Da quando ho pubblicato Bianco e Nero Parte I (15 febbraio 2013) ho capito che dovevo essere più costante. Passo sempre da attimi di raptus in cui scrivo e scrivo (e sono gli istanti in cui escono fuori le parti più creative), a momenti più ‘tecnici’ in cui scrivo con più calma e ragionandoci meglio.
Cerco di dedicare alla scrittura almeno un’ora al giorno, ma non sempre ci riesco. Prediligo la mattina presto o la sera, in rigoroso silenzio o almeno ci aspiro.

Qual è stata la tua prima stesura?
Mi è scappata la risposta alla domanda 3. Ho pensato di modificarla, aggiungendola qui. Però ho preferito lasciarla lì, in fondo io scrivo ‘di getto’ e la risposta l’ho data in quel momento.
Riguardo a qualcosa al di fuori di Bianco e Nero, non ricordo bene l’ordine cronologico di ciò che scrivevo un tempo. Mi ricordo una volta, in prima media mi sembra, che ho scritto un racconto di me che vivevo in sogno un’avventura fantasy. C’era un mago, un bosco tetro, un medaglione con un rubino rosso. Non ricordo molto altro, so solo che alla fine mi risvegliavo con il medaglione nel letto.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Mmh, no. A questa non so rispondere. Io amo leggere e studiare il lavoro degli altri, sia i classici come Tolkien, sia autori moderni come la Gier . Non mi sono sentita mai ispirata da nessuno però, o meglio, riformulo, mi sono sentita ispirati da tutti, anche se non so indicare un idolo o un mentore specifico.

Come nascono le tue storie?
Io sono sempre stata tra le nuvole. Letteralmente, fin da piccola guardavo le forme spumose in cielo immaginandomi mondi fantasiosi e creature magiche. Come già detto la storia Bianco e Nero è nata in tenera età, ho tratto spunto dai cartoni animati anni ’80 (come occhi di gatto o il Tulipano Nero) e dalla Storia Infinita.
Da piccola era così, da grande traggo ispirazione dalle esperienze della vita: un piccolo borgo che visito, una donna al lato della strada che chiede l’elemosina, dei bambini che giocano…
Tutto può essere fonte di ispirazione. Di solito sono i personaggi che arrivano prepotentemente nella testa. Si presentano, mi dicono il loro nome e qualche particolare e ogni tanto mi fanno vedere delle loro scene di vita, sta a me poi costruirci storie sopra, sempre seguendo la loro volontà, però.
Ma la vera musa ispiratrice è la musica. Quando sento qualche brano che mi suscita emozioni (musica più che le parole) allora parto in quarta e fantastico, fantastico (combinando anche pasticci nella vita reale, come bruciare qualcosa che sto cucinando).
È il motivo per cui nei miei libri la musica è sempre presente.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Come ho detto poco prima vado molto a periodi, certi giorni sono come in estasi. DEVO scrivere e se non posso farlo mi capita di scribacchiare ovunque: su blocco notes, tablet etc. Ma anche in posti assurdi: la busta di una bolletta, uno scontrino etc. (Una volta, per errore, ho scritto dietro la cedola dei libri di mio figlio, con la cartoleria poi ho fatto finta di essermela persa, mi vergognavo troppo).
La sindrome del foglio bianco, fortunatamente, ancora non l’ho mai avuta. Se non so dove mettere le mani inizio a descrivere una scena e il resto viene da solo.
Stessa questione, al momento, non ho deciso di cestinare nessun mio operato. O meglio, è il contrario: all’inizio è tutto nel cestino. Scrivo appunti, frammenti, cerco di collegarli, senza pretese. Se poi, un giorno, uscirà fuori qualcosa da presentare, ben venga.
Anche le parti che scarto durante l’editing me le tengo da parte. Non si sa mai possano essere rielaborate e inserite in un altro contesto.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpresa di ciò che stessi scrivendo?
Questa domanda mi diverte. Perché per me la scrittura è per prima cosa divertimento. Odio creare qualcosa a tavolino, le scene più belle sono quelle che ho scritto a sorpresa, senza seguire una scaletta.
In genere io fisso dei punti. So quale sarà il punto A (partenza) e il punto Z (fine) ma non so cosa c’è in mezzo, al massimo qualche altro punto principale.
La trama la seguo seguendo i miei personaggi. Poi, andando avanti, appaiono nella mia mente delle scene che so che rappresenteranno delle ‘lettere del mio alfabeto’ ma come ci arrivo lo saprò solo lì per lì.
È incredibile quanto mi piace seguire i miei personaggi e lasciarli liberi di prendere le loro decisioni. Forse per chi non scrive o non usa questo metodo ‘selvaggio’ rimarrà stupito. Non è lo scrittore a decidere cosa scrivere e come? No, non sempre.
Io ho dei personaggi veramente indisciplinati, soprattutto i maschietti.
Per chi conosce la mia Saga, Gilbert all’inizio non era così cattivo ma quando si tramuta in demone, è come se fossi anche io posseduta e per stargli dietro fatico un bel po’.
Stesso dicasi di Danase (Che mi ha fatto penare anche nel nome, più ne sceglievo uno diverso e più mi veniva in mente quello. Alla fine ho ceduto (nella lingua di Arret vuol dire ‘Libero’)). Stesso dicasi di quando si è azzuffato con Angher, hanno fatto tutto da soli.
E, nel seguito, addirittura c’è un personaggio che si sta innamorando di un altro totalmente inaspettato (ora chi mi segue si starà rodendo il fegato per sapere).
A volte tutto ciò mi spaventa, ma mi dà anche tanto tanto benessere.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Io scrivo di pancia e di cuore, anche se sono consapevole che serve anche e soprattutto cervello. Trovo molto utile leggere e studiare il lavoro degli altri. Ma questo non vuol dire per forza grandi scrittori, ma anche altri scrittori emergenti o poco conosciuti. Mi piace comprendere perché qualcosa funziona e qualcosa no, se un personaggio non è credibile o se invece è qualcuno che non si scorda facilmente. Così, dopo la mia auto-didattica, rielaboro le informazioni e le faccio mie.
Inoltre cerco di imparare da ogni situazione (recensioni, mie e di altri libri, articoli sui blog etc.)
Attualmente sto frequentando anche dei corsi di scrittura creativa che si stanno rivelando molto utili.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
All’inizio, vi confesso, non avevo capito bene quale lavoro fosse la revisione, la pubblicazione etc. Anche perché, come già detto, non era stato qualcosa di pensato e studiato a tavolino.
Ho scritto il mio primo romanzo di getto, senza pensare a un ‘dopo’ e correggere qualcosa che di partenza non presenta una buona base vi assicuro non è facile.
Le revisioni della prima parte di Bianco e Nero sono state un dramma: ho riletto e riletto tutto, tante e tante volte. Troppe. Sì, troppe perché alla fine non vedevo errori palesi (addirittura lettere invertite o mancanti), era come se occhi e cervello li cancellassero.
Vi racconto anche un aneddoto tragi-comico. A furia di fare revisioni ‘in corso d’opera’ alla fine ho trascritto il file corrente con uno molto datato (avevo la cattiva abitudine di conservare tutte le vecchie stesure) e, durante un certo periodo x è andato online quel file terribile… poveri lettori. Così ho dovuto fare più di una ri-correzione su quanto già corretto. Tragico.
Adesso adotto qualche piccolo trucchetto.
Innanzitutto cerco di produrre una prima stesura semidecente, per avere una buona base su cui poter lavorare.
Poi, ogni volta che apro il file per scrivere, lo apro ‘random’ e leggo una pagina a caso e la revisiono. Non collegata al ‘filo del discorso’ del momento riesco a guardarla in maniera più obiettiva e a migliorarla.
Inserisco poi delle parentesi “()” nei punti che so che devo rivedere e studiare (anche singole frasi e parole).
A fine stesura, e dopo diverse riletture, leggo il libro su supporti differenti (portatile, cartaceo, ebook…) e leggo tutto al contrario (dall’ultimo capitolo al primo).
Inoltre, punto fondamentale, mi avvalgo anche di beta reader (diversi di volta in volta) che mi danno consigli e pescano gli errori. Tutte persone fantastiche.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Quando ho capito che quello che avevo tra le mani era un libro ho cominciato a guardami intorno per comprendere cosa ne potevo fare. Ho trovato che esistono varie realtà: grande case editrici, piccole case editrici free, case editrici a pagamento e l’auto-pubblicazione.
Scartando a priori le grandi case editrici (e chi mi si fila? Ho pensato) e gli editori a pagamento, ho puntato l’occhio sulle piccole case editrici free e sull’auto-pubblicazione.
Quale era il mio obiettivo? Costo zero e qualche lettore (non avevo molte pretese). Ho così ‘lanciato’ il mio libro nel mercato self publishing e, contemporaneamente, l’ho mandato in valutazione a qualche casa editrice.
Le case editrici mi hanno risposto positivamente, alcune le ho scartate però perché erano a pagamento mascherate. Alcune altre le ho rifiutate perché nel frattempo mi stavo facendo il callo nel self publishing. Sono cominciate ad arrivare le prime soddisfazioni da parte dei lettori e ho scoperto la parte di autonomia e divertimento della pubblicazione da soli. (Ho quindi scartato anche le case editrici che non permettevano questa autonomia, quelle che avevano scarsa distribuzione etc.), alla fine sono rimasta Self.
Attualmente sono soddisfatta della mia scelta, in futuro… chissà…

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Mettiamo di avere tra le mani una storia discreta e già revisionata. Insomma, un’opera che ha un potenziale. Che cosa ci facciamo?
La mia esperienza maturato fino adesso (e che ogni giorno sta crescendo) non deriva solo dalla mia personale ma anche da quelle di molti altri autori conosciuti sul web, soprattutto grazie al blog.
Io penso che ognuno deve seguire la propria strada, che la via migliore per uno non è detto che sia la migliore per un altro.
Mi fanno sorridere, e arrabbiare a volte, gli autori che si dividono in fazioni. Gli autopubblicati che deridono quelli delle piccole CE, gli autori delle piccole CE che deridono gli autopubblicati. A volte, davvero, sembra una cane che si morde la coda.
Tengo a precisare che l’autopubblicazione è una scelta e non è né una scorciatoia (lo è stato per qualcuno ma per puro caso) né un ghetto di scartati. È un metodo diverso di presentazione al pubblico, altrettanto dignitoso come altre situazioni.
Se non si è portati per fare tutto da soli o quasi, se non si è grado di seguire tutto il proprio lavoro a 360° (o di avvalersi di servizi esterni, ma comunque gestendo tutto), allora è meglio farsi seguire da un piccola CE. Ma mi raccomando, MI RACCOMANDO, non a pagamento, seria e volenterosa. Altrimenti vedrete i vostri sogni, e i vostri soldi, andare in fumo.
Se invece vi sentite temerari e coraggiosi, allora forse il Self Publishing è quello che fa per voi.
In tutti i casi, però, ci vuole umiltà e cortesia.
Infine, consiglio di conoscere altri autori auto-pubblicati. Se si trovano persone senza invidia, ci si dà una mano e ci si diverte.
Io, ad esempio, mi trovo molto bene con il gruppo FB FantasySelfpublisher e con l’Associazione Select Selfpublishing, quest’ultima una realtà molto seria grazie alla quale mi sono, timidamente, affacciata al mondo delle fiere.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Il mercato editoriale è un mondo strano, di cui ancora non ho compreso i meccanismi.
Io leggo senza discriminazioni, romanzi autopubblicati, di piccole CE (anche a pagamento) e di grandi CE.
Spesso mi lancio nell’avventura della lettura (perché il libro mi è stato inviato per una recensione, oppure l’ho acquistato colpita da qualcosa, senza sapere se è stato autopubblicato o meno).
Ho capito che il SelfPublishing presenta di tutto (gente che crede di aver scritto un capolavoro vendendo a prezzi assurdi, trame orribili o piene di errori, per fare degli esempi). Però si trovano anche molte chicche e, soprattutto, un’originalità che spesso non trovo nelle case editrici, che seguono più il trend del mercato.
Sono anche diventata più esigente con le case editrici, insomma, se un autopubblicato riesce a produrre un lavoro di un certo livello, con le proprie forze o quasi, allora dalle case editrici esigo la perfezione.
I lavori peggiori, al momento in cui scrivo, li ho trovati con le case editrici a pagamento, come se non fosse stato fatto alcun tipo di editing e, se sei una CE seria, non te lo puoi permettere.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Mi è difficile spiegare cosa si cela dentro i miei scritti. Non ci sono messaggi che voglio dare, niente roba subliminale (anche se adoro nascondere indizi delle prossime pubblicazioni), più che altro desidero condividere quello che c’è nella mia testa, mi piace parlarne ed entrare a diretto contatto con chi ne vuole far parte.
Anche se, in fondo, qualcosa su cui riflettere in Bianco e Nero c’è. Sono sempre stata ossessionata dal fatto che: ‘per i nostri nemici i nemici siamo noi’. La divisione tra buoni e cattivi è per forza così palese? È tutto realmente bianco o nero?
È questo il motivo che mi ha spinto a scrivere lo spin off Gilbert, le prime 125 pagine di Bianco e Nero riscritte dal punto di vista di lui.
Nel primo libro Serenia, la protagonista, subisce torture e violenze dal protagonista, qualcosa che può far inorridire ma sicuri che vedendo tutto dal punto di lui le proprie idee sui personaggi e la storia non cambino?
E non sto parlando di giustificazioni, non di traumi infantili o qualcosa di simile, che possa giustificare le cattiverie. No, sto parlando proprio della storia vista da una punto di vista differente, qualcosa che ti fa dire: ‘Aaah, ecco perché…’
Quindi, se proprio vogliamo trovare qualcosa, parlo della realtà (nonostante si tratti di un fantasy) vista in modo differente.

Perché scrivi?
I miei personaggi scalpitano nella mia testa. Lo hanno fatto per trent’anni, finché non mi sono decisa a metterli su carta e mi sono accorta che in questo modo hanno una loro vita.
Si meritano di stare su carta, di essere vivi.
Io ho sempre navigato tra le nuvole e finalmente ho trovato il modo di mettere a frutto questo mio difetto. E sono felicissima, perché mi sembra di trasferire una parte di me a qualcun altro.
Finché durerà questo benessere, questo fuoco acceso, allora scriverò.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Quello delle recensioni è un tema scottante. Soprattutto gli autopubblicati sembrano affetti da questo fenomeno della ‘guerra delle recensioni’.
C’è che fa recensioni negative senza esclusioni di colpi, offendendo il lavoro fatto dall’autore, senza alcun rispetto.
Ci sono, d’altro canto, le recensioni positive inutili. Non sto parlando di chi si fa recensire da amici e parenti, ma di quei feedback che non dicono altro: ‘stupendo, bellissimo’ e dispensano le famigerate 5 stelle come fosse acqua fresca.
Le recensioni veramente utili, invece, sono quelle che spiegano il motivo per cui un libro è piaciuto o meno, in modo costruttivo, con gentilezza e senza offendere. Queste sono le migliori.
Il discorso dei blogger che si credono super critici è un argomento a parte. Anche qui ci sono angeli e diavoli e non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
Anche io stessa ho un blog di recensioni, ma mi piace sottolineare che quel che dico è un parere personale, cerco di elencare, nel modo migliore possibile, quel che mi è piaciuto e quel che non mi è piaciuto.
Le piattaforme di libri sono molto utili, se utilizzate in modo corretto. (Amazon, Anobii etc.) possono dare buona visibilità, bisogna solo essere in grado di non tenere conto di tutte le recensioni che dicono solo: ‘che schifo’ o ‘stupendo’.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
E su questo argomento ne ho lette e sentite di cotte e di crude. Io penso che ‘scrittore’ è colui che scrive, quindi in questo sì, mi sento scrittrice. Come lettore è colui che legge.
La parola ‘professionista’ invece ha tutto un altro significato. Professionista è colui che si guadagna da vivere con quel lavoro e ha anche una certa esperienza.
Ho letto cose assurde sul fatto che non bisogna proclamarsi scrittori (va bene, allora neanche lettori, o no?) e addirittura autori.
Ma ‘autore’ è colui che firma l’opera, anche il bambino di 8 anni che fa un tema ne è l’autore.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Sto cercando di organizzare la mia vita. Non solo per la scrittura ma anche per l’organizzazione familiare, il lavoro, gli hobby e tutto il resto. Sono sempre alla ricerca di nuovi metodi (agende, calendari, timer e chi più ne ha più ne metta) per ordinare il mio tempo, ma penso di essere un caso clinico in ritardi e disordine.
(Questa stessa intervista me la sono persa in giro tra i tre PC)
A livello di scrittura cerco ogni giorno di migliorarmi e, proprio in questo periodo, sto seguendo un corso di scrittura creativa.
Sto lavorando a nuovi progetti ambientati ad Arret (un’appendice con mappa e bestiario, un nuovo spin off (dal titolo Alma Cadera), una serie di racconti e un seguito). Non vorrei però dare l’idea di chi cerca a tutti i costi di ‘allungare il brodo’ scriverò di Arret finché i suoi abitanti verranno da me, senza sforzarmi di cercare niente.
Sto anche uscendo dalle mie terre fantasy, che stanno come me da 30 anni suonati. Sto scrivendo, a piccoli passi, un Urban Fantasy, ambientato nella Roma Trasteverina.

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Starbound – La via delle stelle di Marta Leandra Mandelli

Recensione: Starbound - La via delle stelle di Marta Leandra Mandelli

Titolo: Starbound – La via delle stelle
Autore: Marta Leandra Mandelli
Editore: Armando Curcio
Pagine: 480
Prezzo: 14.90€
Pubblicato il: Luglio 2014

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 25 Lug 2014
Terminato il: 28 Lug 2014
Voto: 5/5

Recensione: Davvero una lettura spettacolare! Consigliatissimo!
Robert è da poco salito al trono, non dovrebbe essere lui a indossare la corona. Doveva essere suo fratello il re ma sfortunatamente il destino ha scelto diversamente, è chiamato a portare il peso del potere e del tremendo segreto di famiglia proprio ora che dopo anni di pace e prosperità la pace dei regni alleati è appesa ad un filo: la Città dei Lumi è stata attaccata da una misteriosa armata, il re e la regina sono stati uccisi, solo la figlia Katryn è riuscita a fuggire e Robert teme che la giovane principessa non abbia avuto tempo di apprendere il segreto della sua famiglia, facendo perdere uno dei tasselli fondamentali che legano le due case regnanti…
È chiaro già nelle prime pagine che l’autrice sa scrivere e lo fa bene: lo stile è florido completo e con termini che arricchiscono non solo i fatti narrati, ma anche il lettore. Si rimane rapiti e benché le pagine scorrano una velocità incredibile e ci scopre a metà del libro senza che ciò abbia appesantito o annoiato.
Il mondo creato da Marta ha una chiara connotazione fantasy in cui la magia è un retaggio del passato tanto da essere leggenda. Il tutto è costruito con un cura che vien tradita solo da alcune frasi che sono di origine terrestre. In ogni caso si rivela una lettura davvero ottima che non eccede nel romanticismo, non dimentica i sentimenti quando l’avventura chiama e che avvinghia il lettore togliendogli ogni possibilità di lasciare il volume sul comodino prima che si incontri la parola fine.
Quello che sorprende, al di la dello stile e dei personaggi, è la sapiente dedizione nel dosare segreti e rivelazioni: bisogna prestare la massima attenzione a tutto quello che viene narrato perché gli indizi sono pochi, nascosti e a volte criptici; se si legge questo volume con la convinzione di trovarvi all’interno degli elementi già visti o letti in passato, si rischia di cadere letteralmente dalla sedia scoprendo che Starbound è un libro fuori da ogni canone e che non vuole finire sotto l’ennesima etichetta. Io stessa non so se definirlo un fantasy vero e proprio: sì gli elementi ci sono tutti, ma credo che meriti un’etichetta tutta sua, non lo si può affiancare ad altri titoli di questo genere perché stonerebbe.
I personaggi sono belli, impariamo ad amarli e odiarli senza che ci siano pagine pesanti di descrizioni, Marta infatti ci mostra appieno carattere e modi di ogni personaggio, le descrizioni passano quasi in secondo piano perché è tramite i fatti che impariamo a conoscerli. Robert e Katryn in particolare hanno modo di mostrarsi appieno, con gesti che potrebbero sviarci e indurci a pensare male o troppo bene di loro, l’autrice ce li fa conoscere con il favore del dubbio (una specie di libero arbitrio su come giudicarli), salvo poi mostrarci realmente le loro anime che affascinano e dimostrano quanto siamo quello che spesso non vogliamo mostrare.
In definitiva, ma che domande cinque stelle! Devo dire che prendendo tra le mani il libro ho davvero avuto paura che risultasse una lettura pesante e troppo lunga (in questo periodo ho bisogno di letture veloci e senza troppo peso) e invece è stata una delle più scorrevoli di quest’anno, tanto che arrivata a più di metà volume mi sono domandata quando lo avessi letto (forse il tempo si è fermato e non me ne sono resa conto) visto che erano passate davvero poche ore. Sì, lo consiglio. Sì, è una lettura davvero coinvolgete e fantastica. Sì, è un Made in Italy che merita di essere incoronato ed elevato a qualcosa di più. E ora che è finito vorrei leggerne ancora (si tratta di un volume autoconclusivo).

Le novità da non perdere – La voce del sentimento di Evelyn Storm

Rispolvero oggi una rubrica sempre colorandola in sfumature tricolore. In questa rubrica (che a seconda della disponibilità del materiale) che sarà pubblicata ogni mercoledì potrete scoprire un nuovo libro da poco arrivato sugli scaffali in libreria o negli store on-line. Se volete farne parte contattatemi!
Apriamo la rubrica con “La voce del sentimento”!

La voce del Sentimento

Titolo: La voce del sentimento

Autore: Evelyn Storm

Editore: Self Publishing

Pagine: 197

Prezzo E-book: 1.99€

Genere: Raccolta di Racconti, Romance

Sinossi: Quattro avventure in un unico romanzo. Quattro coppie seducenti e diverse tra loro, Veronica e Roberto, Daralis e Ronan, Petra e Josh, Cindy e Dylan, ma accomunate da un unico filo conduttore: la promessa di un amore “eterno”. Quattro storie con un argomento specifico, che spazia dalla vita vera al fantasy, dall’ombra alla luce, dal sentimento alla passione, dall’Italia all’estero.

Libri a “Km 0”: Stanze di Carne di Alessio Gradogna

Libri a “Km 0”: Stanze di Carne di Alessio Gradogna

Solitamente sono le copertine ad attrarre il lettore, per questo libro invece è stato il titolo! Quando poi ho letto la sinossi ho capito che prima o poi avrei dovuto se non comprarlo, almeno farlo conoscere ai lettori. Il titolo e la storia sono chiari e vi confesso che alla prima occasione devo proprio comprarlo.

Titolo: Stanze di Carne

Autore: Alessio Gradogna

Editore: Lettere Animate Editore

Pagine: 126

Prezzo carteceo: 11.00€

Prezzo e-book: 1.49€

Pubblicato il: Aprile 2012

Sinossi: Francia, dintorni di Lione. Una grande casa in mezzo al bosco, nascosta agli occhi del mondo, appartenente a un misterioso uomo che nessuno ha mai visto. Un luogo quasi magico, dove gli ospiti, in fuga dalle difficoltà della vita, possono godere di una libertà senza limiti. Un’oasi di pace, in cui il piacere della carne sopravanza ogni barriera imposta dalla società, e il sesso è vissuto nel pieno e assoluto godimento reciproco. Vincent, su consiglio dell’amico Leo, abbandona un matrimonio senza più alcun sentimento e raggiunge la casa, lasciandosi cullare dalle gioie di questo meccanismo straordinario e perfetto. Poco alla volta, però, il protagonista si rende conto di come la libertà debba per forza avere un alto prezzo da pagare; il prezzo dell’orrore, e di una scelta da cui non si potrà più tornare indietro.

Recensione: Silver Moon – Il serpente di pietra di Maria V. Snyder

Recensione: Silver Moon -  Il serpente di pietra di Maria V. Snyder

Titolo: Silver Moon – Il serpente di pietra
Autore: Maria V. Snyder
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 380
Prezzo: 4.99€
Pubblicato il: Dicembre 2010

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 03 Mar 2013
Terminato il: 05 Mar 2013
Voto: 4/5

Recensione: Avventura ed un pizzico di romanticismo: Yelena vince ancora
É giunto il momento per Yelena di scoprire il suo passato e trovare la strada per il suo futuro, il percorso la porterà nel Sud da dove, da piccola, è stata rapita. É il momento di trovare la sua famiglia e imparare a gestire quelli che sembrano poteri fuori dal comune.
Solitamente i volumi centrali delle trilogie si rivelano lenti, molto descrittivi e indirizzati a porre le basi al volume conclusivo, invece l’autrice riesce a tenere vivo l’interesse del lettore senza mai annoiare.
L’unica grande pecca di questo volume è il personaggio di Valek che sembra divenire lo stereotipo dell’amore perfetto un cambiamento radicale per un personaggio che compare sporadicamente. Yelena e gli altri personaggi vengono approfonditi con cura: persino le nuove comparse hanno fin da subito profilo ben definito.
In definitiva confermo le quattro stelle del primo volume e mi fiondo subito sul terzo e convulsivo! Consigliato alle romanticone avventurose che amano protagoniste forgiate da mille battaglie!

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