Scrittori Made in Italy: Connie Furnari


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self pubblishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Connie Furnari

Chi è Connie Furnari?
Piacere, mi chiamo Connie, sono semplicemente una persona alla quale piace scrivere e leggere. Scrivo da quando ho imparato a leggere, è sempre stata la mia passione! Altri miei interessi sono il cinema e il disegno, non tralasciando la pittura a olio. Sono nata a Catania, mi piace stare con gli amici, divertirmi. Quando ripongo i panni da “autrice” non sono molto diversa: il mio carattere si intuisce facilmente leggendo le mie opere.

Quale/i libro/i hai scritto?

Titolo: Stryx – Il marchio della strega

Editore: Edizioni della Sera

Pagine: 292

Prezzo: 12.00€

Trama: Dopo aver vissuto in Inghilterra, Sarah, una potente strega, torna a Salem decisa a ricominciare una nuova vita senza la magia. Inaspettatamente, giunge la sorella minore, Susan, strega intrigante e perversa che ha scelto di passare al lato oscuro per la sete di potere, determinata a sconvolgere l’esistenza di Sarah e degli ignari studenti del liceo di Salem. La vita scolastica si rivela fin da subito molto più dura del previsto. L’unico apparentemente interessato a conoscerla è un giovane dai grandi occhi grigioazzurro, Scott, il solo ad essere in grado di risvegliare in lei antichi sentimenti che credeva ormai essere assopiti. Ma Salem ben presto comincerà ad essere sconvolta da numerosi delitti inspiegabili, il cui unico filo conduttore sarà un marchio a forma di “S” posto sulle vittime. Le strade della cittadina diventano pericolose trappole mortali, e a Sarah non resterà altro che affrontare il suo oscuro passato per poter salvare le altre giovani streghe e se stessa.

Titolo: Angeli Ribelli

Editore: editrice GDS

Prezzo: 2,49€

Trama: Il Tower Bridge aspettava ottenebrato dalla nebbia, la luna cresceva nel cielo stipato di nubi. Nulla avrebbe potuto fermare il corso degli eventi, la fine sarebbe giunta silenziosamente, nella notte.
Nella camera buia che lo nascondeva, Victor presagiva lo sfogo animale che si sarebbe scatenato; le pupille erano diventate verticali, segno che la fame lo stava divorando e le ali d’ebano fremevano agitate.
Avrebbe dovuto uccidere ancora.
La ragazza lo ignorava. Non sapeva cosa lui in realtà fosse.
L’angelo premette i pugni sulle tempie mentre dal cuore del castello giungeva il rumore che più di ogni altro odiava sentire.
Il silenzioso scorrere delle lacrime.
Si pentì di averla portata laggiù e di non averla ammazzata subito, così da non ascoltare quel lamento straziante.
Cercò di tapparsi le orecchie, ma il pianto giunse amplificato, risalendo attraverso i muri e oltrepassando i mattoni di pietra.
Era un pianto di donna il suo Inferno, l’avrebbe udito finché fosse vissuto, finché avesse ricordato. E in quel dolore, non desiderò altro che un solo attimo di pace.
Inghilterra 1894, epoca vittoriana. Emily è una fragile fanciulla aristocratica di diciotto anni che vive a Southampton, profondamente segnata dall’assassinio della madre avvenuto molti anni prima sul ponte di Tower Bridge, nella capitale inglese.
La ragazza giunge a Londra con il padre, un facoltoso medico, per far visita alla vecchia zia Christine e comunicarle l’imminente matrimonio con Oliver, rampollo di buona famiglia, che li accompagna. Il giorno del loro arrivo, Emily apprende sgomenta che l’assassino della madre è ancora a Londra e continua a uccidere indisturbato ogni donna che osa avventurarsi di notte sul Tower Bridge, in modo inspiegabile e occulto.
Ricercato da Scotland Yard e dal giovane ispettore Albert Thompson, il quale sembra avere un conto in sospeso con lui, l’assassino si rivela: è un ragazzo dalla bellezza angelica, di nome Victor, un essere sovrannaturale dalle fruscianti ali di corvo, capace di dominare le tempeste e di mutare aspetto in animale, per sfuggire agli occhi dei mortali.
L’angelo infernale lega a sé Emily, trascinandola dentro un’incontrollabile spirale di sangue, tentazione e immorali segreti, svegliandola nel corpo e nell’anima, e tramutandola inconsapevolmente in un essere molto più perverso di quanto sia mai stato lui.

Inoltre…
Ho scritto tantissimi racconti, pubblicati in diverse antologie. Ho vinto anche concorsi di poesie e a Catania ho scritto per giornali locali.

Come sei diventata scrittrice?
Credo che la scrittura sia innata in me. Da quel che ricordo, ho sempre amato scrivere e soprattutto leggere: leggo tantissimo, soprattutto le opere degli emergenti italiani.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
La notte è l’ideale per scrivere, ma a volte la stanchezza vince! Prima scrivevo a penna, ora direttamente al pc. Scrivo di getto, e poi correggo per mesi e mesi. Prima aspetto che la storia prenda forma nella mia testa, infine mi metto al computer e butto giù tutto. Non ho un momento particolare, scrivo quando ho l’ispirazione!

Qual è stata la tua prima stesura?
Le mie prime “opere” sono state delle fiabe che ho scritto alla tenera età di sette anni!

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Sicuramente ho trovato molta ispirazione in Michael Ende, l’autore de La Storia Infinita.

Come nascono le tue storie?
Come ho detto sopra, non ho periodi particolari in cui mi sento maggiormente ispirata. Prima aspetto che i personaggi nascano dentro la mia mente, con tutti i loro pregi e i loro difetti.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Quello capita spesso. Eheheheh! Per fortuna, dopo un periodo di stasi riesco sempre a riprendermi!

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpreso/a di ciò che stessi scrivendo?
Sì, parecchie volte i miei personaggi intraprendono percorsi inaspettati. Credo che ogni personaggio debba essere lasciato libero di vivere la propria storia. L’autore è solo colui che narra.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Non so se ho un talento innato, io scrivo tantissimo perché amo leggere tantissimo. Sì, ho letto qualche manuale di scrittura creativa, però credo che nessun libro possa spiegare come dare emozioni ai lettori, quello è un metodo che devi imparare ogni scrittore e che ci contraddistingue gli uni dagli altri.

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Io sono una maniaca delle correzioni! Anche se scrivo di getto posso passare anni a correggere un romanzo, lo faccio leggere ad amici e conoscenti, per trovare più errori. L’editing è la parte più difficile, richiede attenzione e moltissimo tempo. Di solito voglio che facciano a pezzi i miei romanzi, così da migliorarmi.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportato/a con il tuo primo manoscritto?
Ovviamente tutti abbiamo ricevuto almeno una volta, una proposta da una EAP (Editore a Pagamento n.d.Alice). Io ho sempre rifiutato, ho aspettato anni, e alla fine l’occasione è arrivata. L’importante è non avere fretta, sapere aspettare con pazienza e umiltà.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Secondo me, il maggior difetto dell’esordiente medio italiano è l’arroganza: non accettare critiche e correzioni. Ci sono persone convinte di aver scritto un best seller. Bisogna sapere accettare le critiche, anche perché diciamolo, un testo perfetto e privo di errori non esiste e non esisterà mai.

Ormai il settore del Self publishing è in forte aumento, poi con la cultura dell’e-book, sono sempre di più gli autori emergenti che decidono di scegliere la strada dell’auto-pubblicarsi invece di attendere che sia una CE ad investire su di loro, tu cosa ne pensi?
Il self è un’ottima vetrina per presentarsi e farsi conoscere, però credo che l’appoggio di una CE sia necessario, anche perché oramai tutti mettono i propri lavori su amazon: romanzi senza editing, senza cura. Un romanzo “buono” così si perde nella massa.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Io scrivo perché mi diverto, mi rilasso, sto assieme a persone che amo (i miei personaggi). Nei miei romanzi c’è tutto un mondo da scoprire, io sono lì dentro: chiunque voglia conoscere le mie paure e le mie passioni non deve fare altro che leggere le mie opere.

Perché scrivi?
Scrivo perché amo scrivere e mi diverto a vivere le stesse avventure dei miei protagonisti.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Tutti possono elevarsi a critici, la cosa fondamentale però è il perché; ci sono quelli che vogliono distruggere la tua opera, solo per il gusto di farlo. Per fortuna, i miei romanzi hanno avuto solo il 5% di critica negativa e mi posso ritenere soddisfatta: il fatto è che non ho mai preteso di sapere scrivere best seller, mi basta che le persone si divertano leggendo i miei libri, che provino emozioni.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Io non sono una scrittrice, sono soltanto una persona che scrive.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Ovviamente nel mio futuro vedo ancora la scrittura, ho in testa moltissime altre storie da raccontare! Riguardo a diventare ricca con le mie pubblicazioni appena dovesse accadere vi invito tutti nella mia villetta a Hollywood!

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: Dark Heaven – L’abbraccio dell’angelo di Bianca Leoni Capello

Titolo: Dark Heaven -L’abbraccio dell’angelo
Autore: Bianca Leoni Capello
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 350
Prezzo: 16,90€
Pubblicato il: Settembre 2013

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 13 Gen 2012
Terminato il: 15 Gen 2012
Voto: 3/5

Recensione: Non proprio soddisfacente, ma attendo il terzo volume!
L’estate è passata, Virginia ha iniziato a convivere con Damien, dovrebbe essere il periodo più felice invece ci sono tante ombre, la distanza dalle sue amiche Penny e Emma, oltre alle preoccupazioni per la sorellina Giorgia, che si è legata con quel mascalzone del Masca famoso per il suo atteggiamento da farfallone e teppista. Ma se qualche problema si può arginare e risolvere in agguato c’è Amelia che trama per vendicarsi e ucciderla.
Riprendere in mano la lettura del seguito senza avere in mano il primo volume è stato un poco difficile: certo ci sono vari accenni della precedente trama, ma sono pochi e troppo mescolati al nuovo e per chi come me ne divora di libri, è stato difficile ripescare nella memoria cosa accadesse nel primo libro.
Dalle prime pagine soprattutto quelle del prologo tutto urlava a chiare lettere “New Moon”. Certo in questo libri non ci sono vampiri e Virginia non si sta spogliando in piazza San Marco ma le analogie mi sono sembrate troppe, sia per la scelta di un prologo che mette subito in allarme il lettore e apre ad una marea di domante, sia per le atmosfere e per la tremenda curiosità di sapere subito cosa sta per accadere mentre invece siamo costretti a fare un passo indietro per capire come si sia arrivati in quella piazza.
La caratterizzazione dei personaggi maschili lascia un poco a desiderare, appaiono femminili il classico uomo dei sogni troppo poco reale per avere una caratterizzazione che convinca i lettori, forse è perché stiamo parlando di sue scrittrici donne (che per chi ancora non lo sapesse scrivono sotto un unico pseudonimo) che forse non sono avvezze alla caratterizzazione maschile (o meglio, non hanno ancora uno stile che possa escludere quello che loro o una donna romantica vorrebbe leggere). Dall’altro lato le protagoniste sono ben caratterizzate anche se alcune delle situazioni che affrontano sono un poco scontate o create proprio per rendergli la vita difficile senza però far emergere con serietà il profondo del personaggio: per esempio Francesco ad una certa cena si lascia prendere la mano e picchia senza pietà un personaggio (mi limito a non aggiungere altro per non fare spoiler) e come reagisce Penny… elettroencefalogramma piatto, nulla, non ne esce sconvolta o minimamente turbata, ma come? Un angelo che picchia a sangue un ragazzo e nemmeno un piccolo dubbio in merito, una riflessione di mezza pagina su Francesco e il suo cambiamento repentino?! Invece su altre situazioni molto meno importanti ai fini della trama ci sono tutta una serie di considerazioni, che forse non denotano così tanto il personaggio.
La cosa che mi ha veramente disturbato più di tutto è la visione multipla mixata con il corsivo: passi il voler fare una narrazione a più voci, ma non approvo che nello stesso capitolo ci siano passaggi di personaggi come fosse un frullatore (Virgina, Damine, poi Francesco) lo stile delle scrittrici è davvero troppo grezzo per una scelta così ricercata, non si riesce a capire dalle prime parole chi sta raccontando chi ha in mano quel pezzo di capitolo, non c’è uno stile (letterario non quello del font, per il corsivo ne parliamo a breve) che caratterizzi le visioni, Francesco o Virginia parlano nello stesso modo di Damien e viceversa, si riconoscono solo grazie ai fatti nudi e crudi che stanno narrando, insomma poteva essere un narratore in terza persona a parlare e sarebbe stato lo stesso. Ma veniamo al vero capolavoro, il corsivo: quando si sceglie di caratterizzare il testo con elementi in corsivo o in grassetto lo si fa con una regola fissa, invece il corsivo è usato per i pensieri (o meglio per le parole trasmesse con la mente), per le parti di Damien e per i flashback di Francesco, a questo punto tanto valeva aggiungerli anche nei titoli dei capitoli e perché no nei dialoghi, è ovunque; una scelta decisamente confusionaria perché non viene sempre rispettata, ci sono pensieri non in corsivo, per esempio, e non solo…
Anche il finale è un poco da favola rosa moderna aperto ad un seguito che in piena sincerità aspetto presto, non che mi dispiacciano i toni rosa e leggeri della trama però… si tratta forse di un libro troppo leggero (non superficiale, questo no!) per i miei gusti attuali.
In definitiva, tre stelle. Dopo il primo volume di cui ero sinceramente rimasta molto affascinata, questo è caduto un po’ troppo su banalità e mancanze troppo evidenti per un romanzo a mio parere senza troppe pretese come questo. Sconsigliato? No, assolutamente, è una buona lettura senza impegni adatta ai romanticone/i dai sedici anni in su (soprattutto per quelli che non smettono di essere giovani dentro e sognatori).

Libri a “Km 0”: Esbat di Lara Manni

Non so quanti di voi conoscano questo libro e quanti sappiano quail siano stati I veri natali di questo libro, sta di fatto che quando lo scoprii finì subito nel mio carrello e dritto a casa lo lessi tutto d’un fiato. Per i monti (male!) che non lo conoscono, Esbat nasce come Fan Fiction di un celebre manga/anime (Inu-Yasga) che scoperta nella rete da un “Talent Scout letterario” approda in Feltrinelli e diventa il primo volume di una trilogia (i volumi successivi si intitolano Sopdet e Tanit) che vendono e hanno il successo meritato. Se ancora non lo conoscevate o peggio non lo avete mai preso in considerazione, dovete subito fare ammenda. Esbat e i successivi volumi sono un concentrato di sangue e romance con uno stile narrativo che non ha pari.

Titolo: Esbat

Autore: Lara Manni

Editore: Feltrinelli

Pagine: 276

Prezzo: 17.00€

Pubblicato il: Maggio 2009

Trama: Ha cinquant’anni, disegna manga, è conosciuta con il nome di Sensei – maestra – e ha fan sparsi ovunque nel mondo. Inventa storie piene di buoni sentimenti ambientate in mondi fantastici, e da anni disegna La leggenda di Moeru, un manga di successo planetario di cui ora si sta accingendo a finire le ultime tavole. La Sensei è una donna superba che gestisce il proprio successo con orgoglio e sapienza: poche apparizioni pubbliche la avvolgono in un’aura di mistero e le permettono di non entrare in contatto coi propri lettori che disprezza profondamente. Una notte di luna piena, proprio mentre sta per mettere la parola fine al suo manga più celebre, riceve la visita di un ospite inatteso: è Hyoutsuki-sama, principe demoniaco antagonista di Moeru. La Sensei crede di essere impazzita, ma ben presto si convince che Hyoutsuki-sama è un’entità reale, che ha abitato per anni il mondo che ha creato e che ora ha attraversato per reclamare un finale diverso. La Sensei se ne innamorala l’amore con lui e gli propone un patto: un finale diverso in cambio di altri sei mesi in cui il demone verrà richiamato e sarà a sua disposizione per una notte al mese. Per far ciò è necessario eseguire un rito – Esbat – che richiede alla Sensei di sacrificare parti del proprio corpo. Dopo essersi tranciata alcune dita di una mano e di un piede, la Sensei decide di “sacrificare” i propri fan, che attira a casa con la promessa di un disegno autografo.

Recensione: Ánghelos di Alessia Rocchi

Titolo: Ánghelos
Autore: Alessia Rocchi
Editore: 426
Pagine: Rizzoli
Prezzo: 18 €
Pubblicato il: Maggio 2006

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 21 Ott 2013
Terminato il: 25 Ott 2013
Voto: 3/5

Recensione: Un vampiro d’altri tempi
Nikefòros Ánghelos è in nome che nasconde il temibile segreto di una stirpe, il primo vampiro che abbia posato i suoi denti nel sangue. Un richiamo lontano lo porta a Benevento, siamo nello lontano 999 anno Domini. Un mistero nascosto in un misterioso libro permetterò al conte Ánghelos di svelare la sua natura e dare inizio al suo viaggio di redenzione.
In piena sincerità ho letto questo primo libro dopo il secondo volume che compone la trilogia (Ánghelos – Il libro oscuro di Dracula) e quindi non ho potuto saggiarlo appieno già conoscendo il finale e anzi quello che aspetterà al Conte, mi sono ritrovata con un libro le cui pagine mi erano già state magistralmente riassunte e interpretate appieno, una vera sfortuna visto che il secondo volume mi aveva affascinato moltissimo e si era aggiudicata quattro stelle, cosa che temo non avverrà per questo.
I difetti infatti non sono legati alla trama o ad eventuali inesattezze, assolutamente no, la ricostruzione storica è minuziosa e curata in ogni dettaglio, con una completa enunciazione anche dei volumi che sono serviti all’autrice per comporla, se dobbiamo trovare dei difetti semmai è lo stile con cui è stato scritto il libro, che lo appesantisce più del dovuto spesso perdendosi in complessi flashback in cui le caratterizzazioni dei personaggi sono eseguite magistralmente ma che non ho apprezzato, forse perché conoscendo il finale volevo capire solo i fatti che mi erano sfuggiti più che le complicate figure che compaiono in questo libro.
Faccio una piccola parentesi anche sulla figura del vampiro Ánghelos, da grande amante della figura del vampiro classico, non si può negare che sia un vampiro con tanto di “V” maiuscola anche se la sua figura è fumosa e spesso avrebbe bisogno di meno di descrizioni auliche e più fatti concreti che definissero non solo il suo modus operandi da succhiasangue, ma anche una psicologia vampira, non si capisce perché non si nutra di sangue umano ma è chiaro che dai suoi denti secerne una cura ad ogni malattia.
In definitiva non posso concedere più di tre stelle, un poco delusa dalle grandi aspettative. In ogni caso questo è un libro per grandi lettori di vampiri classici: insomma, niente sbarluccichii o romanticismo a buon mercato, solo storia e la pena di un vampiro d’altri tempi.

Recensione: Dark Heaven – La carezza dell’angelo di Bianca Leoni Capello

Titolo: Dark Heaven – La carezza dell’angelo
Autore: Bianca Leoni Capello
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 285
Prezzo: 16,90€
Pubblicato il: Settembre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 20 Ott 2012
Terminato il: 24 Ott 2012
Voto: 4/5

Recensione: Romance intenso e nuovo, fuori dai soliti schemi!
Virginia si sta preparando ad affrontare l’ultimo anno del suo liceo, certa che la maturità sarà una nuova svolta nella sua vita, ma non tiene conto che il destino le ha riservato un incontro con un passato misterioso con cui sarà costretta a fare i conti.
La lettura si è rivelata incredibilmente insolita e molto innovativa, insomma chi si aspettava la solita storia romantica troverà una vendetta che insegue le ere in attesa che si possa compiere.
Incredibilmente ben curata la psicologia di Virginia, scelta che porta molto la narrazione a soffermarsi su riflessioni e scelte della protagonista; anche Damien è ben caratterizzato e nei pochi sprazzi in cui si impone sulla narrazione ci fa scoprire da subito le sue ambizioni, in ogni suo mutamento.
Lettura insolita e tutt’altro da una botta e via: io che divoro i libri di questo genere mi sono gustata ogni singola riga accorgendomi che avevo letto a malapena un quarto di libro ed invece mi sembrava di essere ben oltre le 200 pagine tanto sono concentrati gli eventi.
Nei ringraziamenti si scopre l’arcano che cela dietro al nominativo di Bianca Leoni Capello si nascondono due mamme amanti della lettura e che per gioco hanno dato vita a questo libro che sarà certamente il primo e non l’ultimo. Sorpresa perchè dal tipo di narrazione e soprattutto dalla trama pensavo ad una giovanissima scrittrice esordiente. Evidentemente sono caduta nello stereotipo di Urban Fanyasy Romance = Giovane Scrittrice Esordiente.
In definitiva quattro stelle, un ottimo Urban Fantasy a tema angelico con una forte tendenza al Romance. Consigliato a tutti i lettori che cercano qualcosa di nuovo. Un romance intenso e ben costruito.

Scrittori Made in Italy: Yami


Questa rubrica nasce con lo scopo di dare spazio ai numerosi scrittori (più o meno famosi) del nostro bel paese. Ogni settimana scoprirete un nuovo nome e le opere che ha pubblicato (tramtite CE o con il self pubblishing!), autori che rendono vario il nostro mondo letterario e che dovremmo supportare al meglio perché fanno parte della biodiversità della letteratura contemporanea (sì, lo sono anche se scrivono romance, fantasy o urban-fantasy! Non facciamo i moralisti in cui letteratura è solo ciò che si definisce libro impegnato).
Questa settimana scropriamo… Yami!

Chi è Yami
Mi chiamo Yami, o meglio, questo è il nome che mi sono scelta quando ho deciso di presentare i miei pensieri e le mie idee al resto del mondo. Yami è un termine della lingua giapponese e significa “oscurità, tenebra” e originariamente l’ho ereditato dal manga/ anime di “Yu-Gi-Oh!” (prima saga), nel quale veniva usato per riferirsi al protagonista, o più nello specifico, per identificare lo spirito oscuro che viveva in lui: questo spirito era un’anima senza memoria, che una volta entrata nel corpo del protagonista si manifestava agli altri personaggi non più come un’entità separata, ma quasi come una seconda personalità appartenente al medesimo individuo, più forte e sicura di sè. In questa celebre serie animata, quindi, con il termine Yami non ci si riferiva solo alle tenebre e al maligno che offuscano gli uomini, ma veniva identificato anche qualcosa di misterioso e di sconosciuto che non per questo però doveva essere considerato negativo, anzi, al contrario, rappresentava una forza in grado di contrastare il male. Inoltre sono stata sempre affascinata dalla dualità dell’animo umano, altro tema dominante in quest’opera di Kazuki Takahashi: essendo anch’io per natura estremamente timida e riservata ed avendo avuto da sempre numerose barriere ed ostacoli da scavalcare lungo il mio percorso di vita, spesso passo inosservata o noto che chi si lascia influenzare dal mio aspetto apparentemente fragile e insicuro tende a sottovalutarmi e sminuirmi, per cui anche per questo motivo ho scelto di adottare un nome che simboleggiasse una parte di me ancora sconosciuta tanto a me stessa quanto agli altri che in fin dei conti l’hanno sempre avuta sotto gli occhi ma non hanno mai voluto vederla o non hanno saputo riconoscerla, un lato di me che emerge tramite i miei romanzi, i racconti, i disegni, il cosplay o qualunque altra forma d’arte alla quale mi accosto. Infine, come mi sono trovata a spiegare già in altre occasioni, l’oscurità è anche una caratteristica peculiare del sogno, dell’incubo, della notte, del mistero, dell’angoscia, tutti argomenti e sentimenti che ricorrono frequentemente nei misi scritti e sui quali si basano la maggior parte delle mie storie. In parole povere, alla motivazione iniziale sono andate ad aggiungersene altre ancora più concrete che hanno attribuito un significato ancora più profondo alla mia scelta.
Ho 29 anni, ma a detta di tutti ne dimostro molti di meno. Vivo nella parte orientale della Sicilia e come avrete capito sono attratta dal Giappone sin da quando ero bambina – come tutti ho cominciato dagli anime ai videogame di produzione nipponica fino ad arrivare ai manga, ai drama, ai live action, alla musica e alla cultura – e da qualche anno il mio interesse per l’oriente si è esteso anche alla Corea del Sud grazie alla musica. Ho persino iniziato a studiare giapponese e coreano da sola: attualmente con il giapponese mi sono arenata, con il coreano invece sono andata più avanti e adesso che sono venuta a conoscenza dell’apertura di alcuni centri nel centro e nel nord Italia in cui si tengono corsi di lingue orientali che rilasciano una certificazione spero di riuscire a iscrivermi al primo corso entro la fine dell’anno.
Il mio desiderio più grande è sempre stato quello di diventare l’equivalente di un’idol asiatica: ho partecipato a tutti i cori scolastici dall’asilo al liceo, ho studiato solfeggio e pianoforte per almeno sei anni, avrei voluto imparare a ballare ed eseguire coreografie acrobatiche, a suonare la batteria e viaggiare, ma a causa di ristrettezze economiche e soprattutto della mentalità dei miei, che non hanno mai incoraggiato questa mia aspirazione, così diversa dal canto lirico a loro più familiare, ho dovuto rinunciare a tutto questo. Oltretutto, quando avevo l’età più adatta per coltivare questo sogno, in Italia non esistevano né scuole né reality show che offrivano opportunità di entrare in questo ambiente. Come questo, molti altri desideri mi sono stati negati per le stesse ragioni
Riassumendo, quindi, attualmente sono una disoccupata che svolge due lavori gratuitamente (fino a qualche mese fa erano 3), che studia coreano da sola, che vive isolata dalla società ma è costantemente in contatto col mondo tramite la finestra di internet, una Peter Pan alla ricerca della felicità, che sopravvive alimentandosi di musica e tenendosi occupata con numerosi interessi, che spera di realizzare l’ULTIMO sogno che le è rimasto: se ci riuscirò forse da questo nasceranno nuove speranze e nuovi progetti; se non ci riuscirò, si vedrà… In ogni caso ho smesso di nutrire aspettative.

Quale/i libro/i hai scritto?

  Titolo: Immagina
Editore: Libro Aperto International Publishing
Pagine: Prossimamente
Prezzo: Prossimamente

Trama: Feo è un ragazzo infelice. I suoi desideri si sono infranti uno dopo l’altro, i suoi ideali e i suoi interessi sono incompatibili con quelli dei suoi coetanei e, nonostante possegga numerose qualità e doti, non riesce a trovare un’occupazione che lo soddisfi. Quando viene anche separato dalla ragazza che ama, si chiude definitivamente in se stesso. Incapace di uscire dalla condizione di infelicità in cui è sprofondato, in una piovosa notte invernale desidera di non doversi svegliare mai più. Scivola in uno stato di profondo torpore e quando riapre gli occhi percepisce che qualcosa è cambiato. La porta d’ingresso del suo appartamento è spalancata e fuori si è aperta una profonda voragine. Dall’oscurità emerge uno strano vecchio che si presenta come Custode di Chiavi del passaggio che collega il mondo della veglia a Immagina, la terra dei sogni. L’uomo lo invita a entrare, offrendogli la possibilità di cercare il senso della sua esistenza lì dove ha dimenticato qualcosa di molto importante. Ma lo avverte: non sarà un viaggio facile. Le terre di Immagina non sono popolate soltanto da creature fantastiche e luoghi meravigliosi, ma anche dagli Incubi, entità spaventose che perseguitano abitanti e sognatori, seminando ovunque dolore e distruzione.
Deve decidere in fretta: il passaggio non può rimanere aperto per molto tempo. Dopo qualche esitazione, Feo accetta.

Titolo: Black & Noir
Editore: Kimerik
Pagine: 130

Trama: Undici racconti fantasy, horror e noir, di cui 5 vincitori di 4 concorsi letterari e pubblicati nelle antologie nate dai rispettivi eventi e 6 inediti. Undici storie in cui il mistero e la paura si alternano in un contesto che mescola efficacemente scenari di inconfondibile cultura orientale di ultima generazione a un ambiente onirico oscillante tra sogno e incubo.

Inoltre Yami ha creato i seguenti racconti:
- Steam Robots, racconto di fantascienza pubblicato nell’antologia “Robot ITA 0.1, cento storie italiane di robot”, Edizioni Scudo [2011];
- Il mendicante cieco, racconto bonsai pubblicato da Asterischi.com [2011];
- Follia, racconto horror pubblicato nel volume “I racconti di Horror Project” di Universitalia per la collana Horror Project [2011];
- Il Mistero di Little Seaside, racconto horror pubblicato nell’antologia “Black Candies 2011/2012″ di Lettere Animate [2012];
- Buio, racconto horror pubblicato nell’antologia “Black Candies” di Lettere Animate [2012];
- Pioggia, haiku pubblicato nel Calendario 2012 di Bravi Autori [2012];
- Gli occhi del cieco, racconto noir pubblicato nell’antologia “La giostra dei racconti” di Historica Edizioni [2012];
- Susan, racconto fantasy/drammatico pubblicato sul Primo Numero del web magazine Stella Magazine [2012];
- Il canto delle fate dell’Est, racconto fantasy pubblicato nell’antologia “Sussurri dal cuore… e dalle tenebre” di Butterfly Edizioni [2012];
- Danza Macabra, poesia horror pubblicata nella silloge poetica “La Rima Insanguinata” di Universitalia per la collana Horror Project [2012];
- Il figlio del sole, racconto fantasy pubblicato nell’antologia “E-Heroes” di Edizioni Scudo [2013];
- La battaglia di Kuro e Shiro, racconto fantasy pubblicato nell’antologia “II° Premio Fantasy Way” edita dall’Associazione Nazionale Artists & Creatives [2013];
- La lettera, racconto pubblicato nell’antologia “Primavera Letteraria” edita da Il Violino Edizioni [2013];
- Il condannato, racconto pubblicato nell’antologia “Tap Town Antology” [2013];
- La scialuppa, racconto pubblicato nell’antologia “Tap Town Antology” [2013];
- I sogni importanti non sono mai facili, aforisma pubblicato nell’agenda “Giorni da scrivere 2014″ edita da David and Matthaus Edizioni [2014];

Pubblicazioni esclusivamente su web:
- Le Memorie di Yami, aforismi
- Il Diario di Yami, aneddoti
- I racconti del Coniglio Bianco e dell’Ombra Nera, racconti
- Haiku, brevi componimenti

Come sei diventata scrittrice?
Ho sempre avuto una fervida immaginazione, ma per buona parte della mia vita sono stata più propensa a perdermi nelle mie fantasie senza sentire la necessità di metterle per iscritto, salvo rarissime occasioni che sono comunque sfumate o rimaste incompiute, per cui posso dire di non aver mai amato particolarmente la scrittura, mentre, al contrario, mi è sempre piaciuto leggere. Poi, nel Giugno 2009 ho sentito l’improvviso bisogno di mettere per iscritto tutte quelle riflessioni e quei sentimenti che avevo tenuto dentro per anni, represse e nascoste nel mio intimo. Da lì, in circa tre mesi, è nato il mio primo romanzo di oltre 400 pagine e da allora non ho più smesso: è come se dentro di me si fosse attivato qualcosa, come se mi avessero affidato la missione di comunicare dei messaggi sotto forma di storie.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo (da scrittrice)?
Non ho giornate tipo, ma momenti d’ispirazione. Quando il mio animo si trova in uno stato particolare, le idee cominciano ad affluire da sole, come se arrivassero dagli angoli più remoti del mio subconscio. Se la storia che mi accingo a scrivere prende spunto da un sogno o da un incubo che mi è rimasto impresso, lo “rivivo” tramite i ricordi.
Molto spesso ho bisogno di un sottofondo musicale adatto alla situazione che sto descrivendo: mi aiuta a creare l’atmosfera giusta. Nel periodo in cui sono impegnata nella stesura di un romanzo, spesso mi vengono idee nei momenti più impensabili e allora le appunto su un foglietto e poi le trascrivo al pc non appena il mio spirito sarà nuovamente predisposto alla scrittura.
Anche quando passeggio, ascolto musica, disegno, leggo o guardo un drama o un film spesso rifletto sul significato profondo delle cose, sulle scelte e i comportamenti degli altri, immagino determinate situazioni e penso a come mi comporterei se venissi coinvolta in prima persona e avessi la possibilità di determinare delle scelte e molte delle riflessioni o delle conclusioni che formulo durante questo processo diventano poi i temi portanti dei miei racconti o messaggi e frasi lanciati dai miei personaggi.

Qual è stata la tua prima stesura?
Esclusi i temi scolastici in cui a volte eravamo invogliati a scrivere dei veri e propri racconti immaginari, direi un romanzo ispirato a “La mascherata della morte rossa” di E.A. Poe. Mi era venuta voglia di scriverlo quando avevo 12 o 13 anni. Poe è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto. Avevo progettato il tutto in modo da riproporre fedelmente i fatti e le atmosfere del racconto originale: l’unico mio intento era quello di “farla durare di più”, ricostruendo attorno a essa un background più ampio e inserendo le vicende personali di altri personaggi che nel racconto originale sono soltanto delle comparse senza volti né nomi. Il primo capitolo era caratterizzato da descrizioni minuziose e dettagliate degli ambienti e anche da un’inquadratura soddisfacente e accattivante dei personaggi. Poi, in uno dei miei tanti momenti di sconforto cestinai tutto. Peccato.

Scrivendo, o anche quando avevi appena iniziato a scrivere, c’è/c’era una figura letteraria che potresti indicare come mentore o come idolo?
Essendo cresciuta coni racconti del mistero, dell’incubo e del terrore di Poe e con gli anime Giapponesi, direi che sono stata fortemente influenzata dalle loro produzioni e dai loro stili narrativi.

Come nascono le tue storie?
La maggior parte delle volte nascono da riflessioni personali e/o traggono spunto da sogni o incubi notturni. A volte persino una canzone, un gesto, un oggetto o una notizia di cronaca possono costituire gli input di base dai quali sbocciano idee e storie. Più raramente la mia immaginazione viene stimolata da produzioni cinematografiche, televisive, letterarie o video ludiche pre-esistenti, ma molto spesso in quei casi finiscono col prendere una piega completamente diversa dalla base originale.

Ci sono mai stati momenti in cui è mancata l’ispirazione o peggio tu abbia deciso di cestinare il tuo operato?
Per quanto mi riguarda, le idee non scarseggiano mai. Quello che viene a mancarmi è l’atmosfera adatta, la concentrazione, o molto più spesso la motivazione per andare avanti. Più di una volta ho desiderato che i messaggi contenuti nei miei racconti o nei miei romanzi arrivassero a determinate persone che inconsapevolmente, per un motivo o per un altro, sono state fonte d’ispirazione per la creazione di un personaggio o di un intero racconto. L’impossibilità di far sapere a queste persone che hanno avuto (e qualcuno ha tutt’ora) un ruolo così fondamentale nei miei scritti mi rattrista. In fondo non scrivo per gratificazione personale, anelando fama e ricchezza: scrivo per raccontare delle storie in cui magari qualcun altro potrebbe riconoscersi e per far arrivare messaggi e probabili risposte a chi le sta cercando o attendendo da qualche parte nel mondo.

Scrivere è un po’ come prendere il treno, sai bene che stai per intraprendere un viaggio, ma non sempre sei sicuro di arrivare o di conoscere veramente il percorso che stai iniziando… Ti sei mai sorpresa di ciò che stessi scrivendo?
Come già detto, le mie storie partono da un’idea, un’intuizione, una riflessione o da qualcosa che ho sognato. Quando si tratta di un sogno o di un incubo, questo non è che un frammento (breve o lungo) che può costituire l’inizio, la parte centrale o quella conclusiva di una vicenda sconosciuta che devo ricostruire interamente con la mia fantasia e darle una spiegazione in un contesto più o meno realistico e plausibile. Quando scrissi il primo romanzo e anche quando ho cominciato a lavorare al suo spin-off (ancora incompleto) ho avuto a disposizione vari sogni in cui appariva la stessa persona, sogni avuti in anni e periodi diversi della mia vita, frammenti di una stessa storia sconosciuta che ho dovuto collegare e collocare all’interno di un mondo che ho interamente ricostruito con l’immaginazione e nel quale ho riversato anche parecchie cose di me, sensazioni, riflessioni, valori e messaggi. Moltissime volte mi accorgo solo alla fine della stesura che molti elementi inseriti in un racconto o in un romanzo combaciano alla perfezione, coincidono tra loro o addirittura messi insieme assumono sfumature differenti alle quali non avevo minimamente pensato prima.

Ci sono centinaia di scuole di scrittura creativa, manuali… alcuni sostengono che per scrivere bene bisogna leggere bene (o meglio leggere libri di un certo spessore). Nel tuo caso qual è il percorso che ti ha permesso di scrivere?
Non ho mai seguito corsi di scrittura o letto manuali, né prima né dopo aver cominciato, e non per presunzione, ma semplicemente perché non avevo minimamente contemplato l’idea di scrivere. Il mio scrivere è nato come puro bisogno istintivo. Tuttavia sono una persona estremamente perfezionista e autocritica: pur scrivendo per rispondere a una necessità intima, cerco sempre di limare al meglio lo stile per rendere la narrazione fluida, scorrevole, priva di ripetizioni e questo perché voglio comunicare al meglio i miei messaggi, suscitare l’interesse dei destinatari che altrimenti passerebbero oltre senza recepire alcunché. Questo è anche il motivo per cui preferisco non appesantire la narrazione con inutili figure ricercate: nel mio caso, la scelta di ogni singolo termine, anche il più semplice e apparentemente banale, è ponderata e voluta per uno scopo espressivo specifico, per cui quando il contenuto è già reso complicato dalle innumerevoli sfumature di significato che porta con sé, a che serve renderlo incomprensibile facendo sfoggio di paroloni che talvolta sono meno incisivi della semplicità?

Scrivere è un percorso lungo e tortuoso, ma non si conclude con la semplice stesura di un romanzo. Arrivano le revisioni, la ricerca e soppressione dei refusi, delle ripetizioni che sembrano non terminare mai, e se si credeva che la fatica fosse solo nella stesura ci si sbaglia di grosso. Come hai vissuto le tue prime revisioni o come vivi quelle delle tue ultime opere?
Finora me ne sono sempre occupata io stessa: sin dalla prima stesura ho la tendenza a tornare spesso sui righi o su interi periodi per migliorarne la resa espressiva ed eliminare eventuali errori di battitura. Anche in fase di editing sono sempre io ad accorgermi di errori sfuggiti a tutti e a segnalarli all’editor (eppure, nonostante ciò, almeno una svista finisce sul prodotto finale, sembra non ci sia verso). Qualche errore di battitura o ripetizione mi è stata segnalata dalle mie tre “cavie ufficiali”, persone fidale alle quali faccio leggere sempre per prime i miei lavori sia per riceverne un parere sia per l’appunto per avere tre paia di occhi in più.

Hai scritto un libro, l’hai revisionato con la massima cura ed è giunto il momento di darlo alle stampe… Come ti sei comportata con il tuo primo manoscritto?
Quando ho pubblicato per la prima volta Immagina, ho fatto una ricerca in rete per capire come funzionava l’ambiente letterario, ho stilato un elenco delle case editrici non a pagamento che si occupavano del genere letterario in cui rientra il mio romanzo e ho inviato a un primo gruppo il cartaceo stampato e rilegato in copisteria. Ovviamente ho anche depositato il mio lavoro alla SIAE per attestare la paternità dell’opera. Tra le CE alle quali inviai il manoscritto c’era la Sangel Edizioni, che mi era stata segnalata da un caro amico che conosceva un’altra autrice che aveva già pubblicato con loro. Fu proprio la Sangel a propormi un contratto editoriale che rispondeva alle mie aspettative. Prima di firmare ho fatto controllare il documento a due avvocati competenti di mia conoscenza, che mi confermarono che il contratto era effettivamente in regola e gli accordi vantaggiosi. All’inizio l’editrice ha adempiuto ai suoi obblighi editoriali. Ho promosso personalmente il mio libro su social network, forum e blog letterari. Il mio lavoro ha riscosso un ottimo successo di pubblico e ha suscitato l’interesse di associazioni culturali e persone che mi hanno proposto di loro iniziativa presentazioni e interviste. Inoltre, partecipando ad alcuni concorsi Letterari Nazionali e Internazionali ho ottenuto qualche riconoscimento. Purtroppo, però, l’editrice compì degli illeciti, la CE fallì e la titolare sparì nel nulla chiudendo l’attività senza preavviso e senza risarcire gli autori ai quali aveva chiesto dei contributi economici (perché nel frattempo aveva cominciato ad adottare una politica interna differente, per cui l’anno successivo alla pubblicazione del mio romanzo la sua era divenuta una casa editrice semi a pagamento) né girare i rendiconti agli autori.
La mia vicenda, purtroppo, testimonia come a volte non basti consultare un notaio o un avvocato per controllare la regolarità del contratto, perché anche la migliore delle proposte editoriali non garantisce alcuna sicurezza nell’impresa se a gestire il progetto è un Editore disonesto. In questo ambiente ci vogliono anche fortuna e pazienza. Il mio metodo di ricerca non si è rivelato sbagliato, non ho fatto né più né meno di quello che fa qualunque autore che si accosta per la prima volta al mondo dell’editoria, mi sono rivolta persino a due diversi legali per far controllare il contratto eppure questo non mi ha risparmiato “fregature”.
Adesso ho trovato due nuovi editori: loro hanno deciso di credere nei miei lavori e io di fidarmi della loro professionalità ed esperienza e come sempre continuerò a impegnarmi col massimo delle mie possibilità, capacità e risorse per onorare ai miei obblighi contrattuali.

Sottoporre il proprio manoscritto ad una CE oppure decidere di optare per il self publishing non è scelta da poco: in molti credono troppo nel proprio operato e altri credono troppo poco in ciò che scrivono. Quali sono i tuoi consigli o le esperienze in merito?
Ciascuno di noi segue percorsi differenti che ci portano ad avere esperienze diverse, per cui se io per esempio con l’editore “A” mi sono trovata bene perché avevo determinate aspettative alle quali “A” ha pienamente risposto, questo non può valere per un’altra persona che magari cerca qualcosa di più rispetto a quello che “A” può offrirle. C’è chi scrive mirando al successo, chi pensando di poter avere uno stipendio regolare e corposo, chi lo fa per il semplice piacere di scrivere e non è minimamente interessato all’aspetto economico o al prestigio, chi scrive per un bisogno o per adempiere a una missione. Le motivazioni che spingono un essere umano a scrivere sono talmente diverse che a mio parere non si possono dare consigli pensando di indicare il miglior percorso possibile: ciascuno dovrebbe essere libero di scegliere i mezzi di cui servirsi, senza fare distinzioni tra editoria a pagamento ed editoria non a pagamento, anche perché né l’una né l’altra sono sinonimi di qualità. Oggi, sul mercato, ci sono sia CE free che investono su libri pessimi e privi di contenuti, sia autori che auto-pubblicano dei piccoli capolavori in cui nessuna CE ha voluto credere, magari per il semplice fatto che l’autore è uno sconosciuto o che proviene da una zona d’Italia soggetta a discriminazione; allo stesso modo ci sono Editori free che spendono capitali per promuovere scrittori meritevoli e self-publishers che pubblicano libri terribili.
A dominare il mercato letterario non dovrebbero essere le etichette o le firme (che hanno comunque una grande importanza) o le tendenze dettate dalla moda di genere, ma le storie e i loro protagonisti, perché sono loro la cosa più importante. Per intenderci, la copertina e la rilegatura hanno la loro importanza, ma il corpo e il cuore del libro è il suo contenuto.
Per cui gli unici consigli validi che mi sento di dare agli autori sono i seguenti: siate umili ed autocritici, perché non si smette mai di sbagliare così come non si cessa di imparare, per cui troverete sempre qualcun altro migliore di voi; inoltre, chi ha la tendenza ad autoproclamarsi, specie quando è alle primissime pubblicazioni, solitamente è colui/colei che ha meno da dare al prossimo, perché pensa di sapere ed avere già le caratteristiche che lo elevano al di sopra degli altri; siate pazienti, perché anche qualora aveste scritto il capolavoro del secolo, non è detto che la vostra opera venga compresa e recepita da tutti allo stesso modo, perché tanti sono i lettori e vari e diversi sono i gusti e le mentalità di ciascuno, per cui ciò che è arte per uno per il suo vicino può essere spazzatura, una storia che per qualcuno può essere profonda originale e ricca di significati a un altro potrebbe apparire banale e scontata. Non puntate a cercare di accontentare tutti, perché è impossibile; cercate piuttosto di mettere il massimo con umiltà, accettate le critiche ma imparate anche a filtrarle e soppesarle nel modo giusto, perché i giudizi, per quanto cerchino di essere il più oggettivi possibili, sono comunque influenzati dal giudizio personale: basti pensare che una stessa persona può cambiare parere, anche se di poco, in base allo stato d’animo e al diverso momento della giornata e non per mancanza di coerenza ma semplicemente perché sono tantissimi i fattori che regolano le nostre preferenze e le nostre scelte. Se vi rivolgono un commento negativo o costruttivo fatene tesoro, perché potrebbe aiutarvi a correggere delle piccole imperfezioni o anche solamente a rendervi conto dei gusti del pubblico; se ricevete un commento negativo mirato unicamente a distruggervi allora non dategli peso: troppa gente sfoga le sue frustrazioni attaccando il lavoro degli altri, molto spesso senza nemmeno aver letto o visionato realmente l’opera (sia che si tratti di un libro che di una produzione audio o visiva). Diffidate anche delle eccessive adulazioni: fa piacere ricevere complimenti e sapere che il proprio lavoro è stato apprezzato, ma fate attenzione perché se chi vi riempie di complimenti sono amici e parenti, potrebbero farlo pensando di incoraggiarvi perché vi vogliono bene e magari non vi segnalano dei difetti o degli errori che potreste aver commesso ingenuamente; in Italia, salvo rarissimi casi fortunati, è impossibile vivere di scrittura, per cui non aspettatevi di poter trasformare facilmente una passione in lavoro, non pensate di rinunciare o peggio lasciare un impiego stabile per tenervi disponibili per qualche CE perché a meno che non abbiate conoscenze importanti che possano presentarvi ai grandi editori e a meno che non possediate una discreta somma per finanziarvi, non riuscirete nell’intento.

Parliamo delle tue storie, abbiamo visto cosa hai scritto, come lo hai fatto, ma non abbiamo parlato seriamente di cosa realmente scrivi… Ti prego, cosa celi tra le tue pagine?
Ci sono pensieri, emozioni, messaggi, sogni in cui qualcuno potrebbe riconoscersi, valori dimenticati e magari risposte che qualcuno sta aspettando da tempo.

Perché scrivi?
Perché ne ho bisogno, perché forse da qualche parte Feo esiste davvero e per cercare di arrivare al cuore della persona che sto cercando.

In un era di Grandi Fratelli, di Masterchef e di Fattori X c’è un solo elemento che eleva i libri ad autentici capolavori o a semplice carta straccia (per non dire igienica): la critica… Cosa pensi sinceramente delle opinioni degli esperti del settore, dei blogger autoincoronati a esperti del settore, dei lettori occasionali che però esprimono il loro giudizio alla rete?
Personalmente raccolgo e valuto qualunque critica, sia positiva che negativa. Attraverso esperienze dirette e indirette ho imparato che non si può piacere a tutti, si può soltanto cercare di dare il meglio raccontando una bella storia, preferibilmente mettendoci dentro qualcosa di davvero importante; ho imparato che un commento non è mai completamente obiettivo, che anche solo lo 0,1% è dettato da criteri soggettivi; ho imparato che ci sono tante persone che a prescindere dal tipo di prodotto e dal contenuto che si accingono a commentare, pur non possedendo alcuna conoscenza o preparazione in materia, amano salire in cattedra e criticare aspramente il lavoro altrui: si è perso il rispetto dell’altro, del suo tempo, del suo lavoro, dei sacrifici, si ha una concezione della critica negativa, come se per essere una “vera” critica valida, professionale e obiettiva debba per forza essere irrispettosa, cruda e brutale, anzi, più è intrisa di disprezzo e cattiveria più ci si sente importanti e capaci. La verità è semplicemente che ci sono gusti e persone diverse ed in quanto tali non si può pretendere né di pensare di essere inattaccabili e né di avere il diritto di attaccare. Una critica è costruttiva unicamente quando individua i difetti fornendo però anche dei suggerimenti seri e validi per apportare miglioramenti a un’opera.

Ti senti davvero uno scrittore? Ti sei mai chiesto se sei veramente tale?
Non mi sento una scrittrice per il semplice fatto che non penso debba essere io ad autodefinirmi tale, credo sia un compito che spetti ai lettori se lo ritengono opportuno o appropriato. Certo, sarebbe bello se nel nostro Paese quello dello scrittore diventasse un mestiere riconosciuto in maniera ufficiale in ambito artistico come lo sono quello del cantante o dell’attore, ma non saprei suggerire dei criteri di valutazione o classificazione per scegliere chi merita tale onore.

In conclusione, sei quello che sei, ti sei mostrato attraverso queste domande e tramite le tue esperienze e la tua passione per la scrittura, per concludere vorremmo sapere qualcosa di ciò che vedi nel tuo domani… Raccontaci chi sarai e cosa stai facendo per esserlo…
Non so né chi sarò né dove sarò domani, ma sto facendo del mio meglio per esserci e arrivarci con impegno, serietà e costanza. Continuerò a scrivere finché avrò storie da raccontare e finché ci saranno messaggi da inviare lontano. Spero di riuscire a riprendere e finire il più presto possibile lo spin-off al quale stavo lavorando già nel 2010, di continuare a vincere concorsi per far conoscere le mie storie e i loro personaggi e di pubblicare tutti gli altri racconti che attendono di essere liberati. Spero di andare presto a Seoul per realizzare l’ULTIMO sogno che mi è rimasto, di riuscire a iscrivermi al corso di lingua coreana e ottenere la prima certificazione tra la fine dell’anno e l’inizio del 2015.

Alla prossima settimana per scoprire un nuovo scrittore…

Vi ricordo che supportare i nostri scrittori non significa mettere in secondo piano quelli stranieri, ma serve a ricordarci che i best seller possono anche arrivare da un compaesano e non solo da quelle scrittrici che fanno i miliardi oltre oceano!
Comprare un libro Made in Italy aiuta il mondo della letteratura, e permette a piccoli e grandi talenti di andare avanti e credere nel proprio operato. Chi non compra o discrimina le opere Made in Italy probabilmente non sa cosa si sta perdendo!

Recensione: La ladra di Cagliostro di Giulio Leoni

Titolo: La ladra di Cagliostro
Autore: Giulio Leoni
Editore: Mondadori
Pagine: 237
Prezzo: 17.00€
Pubblicato il: Marzo 2010

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 18 Ott 2012
Terminato il: 20 Ott 2012
Voto: 3/5

Recensione: Intrigante, ma poco sviluppato
Chi è realmente il misterioso Conte di Cagliostro? La sua misteriosa figura di guaritore e sapiente conquista presto Venezia, insieme alla principessa Seraphida… Ma in realtà il conte sfrutta l’effetto placebo e una ladruncola che ha scovato nel ghetto ebreo per raggiungere un più grande e misterioso scopo…
Lo stile narrativo è semplice, senza particolarità che lo rendano troppo adulto: si vede che è una storia dedicata a giovani lettori, senza però rischiare di cadere in un genere infantile.
Le uniche mancanze si riscontrano nella superficialità dei personaggi e delle situazioni: nonostante il lettore sia a conoscenza della cialtroneria del Conte di Cagliostro, l’autore non perde tempo a farci capire cosa lo spinge nella parte del signore degli egizi e tralascia persino Serafina che nonostante incarni una principessa è relegata al ruolo di comparsa. Un vero peccato visto lo spazio che occupano nella storia e visto che hanno un carisma molto particolare ne avrei apprezzato le psicologie.
In se questo libro è carino, ma nulla di troppo intenso o appassionante da portarmi a definirlo un capolavoro, certo plaudo la scelta di mescolare figure storiche realmente esistite e quel pizzico di fantasia che non guasta mai, eppure temo che non mi abbia trasmesso molto, anzi, penso che solo la copertina saprà rimanere nella mia memoria per lungo tempo, che sinceramente è più elaborata della trama.
In definitiva tre stelle: libro per giovani lettori alla ricerca di una lettura non troppo impegnativa, sconsigliato invece ai lettori di lunga data, non vi troverete nulla di entusiasmante.

Libri a “Km 0”: La discendente di Tiepole di Alessandra Paoloni

Scegliere i libri da inserire In questa rubrica è tutt’altro che facile: se sfoglio le nuove uscite del Made in Italy trovo decine e decine di volumi che vorrei leggere subito, ma non posso però dimenticare quelli che purtroppo ancora aspettano di finire tra le mie mani, e che nulla hanno da togliere ai volumi che stanno arrivando or ora in libreria. Tra queti c’è certamente “La discendente di Tiepole” che mi ha sempre incuriosito e che mi sento di farvi conoscere proprio oggi in questa nostra rubirca dedicata ai prodotti nostrani!

Titolo: La discendente di Tiepole

Autore: Alessandra Paoloni

Editore: Butterfly Edizioni

Pagine: 350

Prezzo: 16.00€

Pubblicato il: Novembre 2012

Trama: Un paese fantasma dimenticato dalle carte geografiche, circondato da montagne, abitato da una popolazione inospitale. È il ritratto di Tiepole, paese d’origine di Emma, ed è lì che la ragazza è costretta a tornare in occasione del funerale di suo nonno. Il suo soggiorno, però, si trasforma in incubo quando Emma legge la lettera che sua nonna aveva scritto per lei prima di morire e che il nonno non le aveva mai consegnato. Essa le svelerà un mondo di tenebra colmo di stregoneria e maledizioni, di faide tra famiglie e di lotte per il potere. Emma non sa ancora nulla, ma tutti i Tiepolesi sanno chi è lei, poiché la stavano aspettando. Lei è l’erede della Strega. Lei è la Discendente. Lei deve morire. Un’eroina indimenticabile in un romanzo in cui il bene e il male si confondono e niente, assolutamente niente, è davvero quello che sembra.

Recensione: Selina Penaluna di Jan Page

Titolo: Selina Penaluna
Autore: Jan Page
Editore: Mondadori
Pagine: 349
Prezzo: 17.00€
Pubblicato il: Settembre 2008

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 17 Ott 2012
Terminato il: 18 Ott 2012
Voto: 5/5

Recensione: Un libro malinconico, profondo e imprevedibile come il mare in tempesta
Ellen e Jack vengono mandati nella Cornovaglia per sfuggire dai bombardamenti tedeschi su Londra, saranno accolti dai signori Rosewarne pronti ad accudirli come fossero figli loro. In quel paesino in riva al mare vive anche Selina una ragazza cresciuta da una madre che la reputa una creatura degli abissi ed un padre pescatore e manesco…
Di certo si tratta di un libro scritto veramente bene: sia nelle terminologie utilizzate sia nello stile narrativo, incredibilmente curato e pronto a sommergere il lettore che incautamente si affaccia sulle rive delle sue pagine.
Il passaggio dal presente al passato è curato in maniera impeccabile, ed anche le psicologie dei vari personaggi.
Si tratta di una storia tutt’altro che banale, un intreccio di presente e passato, di vite e sofferenze che si sfiorano e creano una splendida lettura, poetica e riflessiva.
Non so proprio come esprimere meglio i contenuti di questo libro, potrei dirvi tutto o limitarmi ad una semplice analisi superficiale ma non riuscirei in alcun modo a trasmettermi lo splendido lavoro e la profonda cura di questa scrittrice e la forza emotiva e riflessiva che traspare da ogni singola pagina.
Cinque stelle. Piena eccellenza ma, attenzione, se cercate sirene e puro romanticismo da occhi sbarluccicosi e fondali con rose non è il libro che fa per voi. Troverete sentimenti e riflessioni ma non delle semplici emozioncine di serie B. Consigliatissimo per riflettere e sognare. É un libro malinconico, profondo e imprevedibile come il mare in tempesta.

Recensione: Un amore di Angelo di Federica Bosco

Titolo: Un amore di Angelo
Autore: Federica Bosco
Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: 9.80€
Pubblicato il: Settembre 2012

Info sulla mia lettura:
Iniziato il: 15 Ott 2012
Terminato il: 17 Ott 2012
Voto: 4/5

Recensione: Trilogia consigliata, anche se si salva solo grazie a questo volume
Chiudere un capitolo della propria vita e iniziarne una nuova a Londra: per Mia e Nina inizia il lungo e difficile percorso che le porterà nel mondo degli adulti…
Decisamente questo terzo volume l’ho trovato il più bello e completo della trilogia: si lascia leggere come un bicchiere d’acqua ma ha in se un insieme di sapori degni di un the speziato. Insomma mi sono dovuta ricredere, ero rimasta delusa dai primi due volumi ma in questo Federica Bosco ha dato il meglio di se: non solo la semplicità nello stile e nella narrazione, ma anche un intreccio tutt’altro che banale anzi, finalmente troviamo un po’ di sana realtà con tutte le prove che la vita ci mette di fronte.
Devo ammettere che se letta nel suo insieme questa trilogia è un buon percorso formativo che porta a riflettere ed a reagire allo schifo della vita e del destino, perchè solo combattendoli si può realmente pensare di essere veramente vivi e realizzati.
Certo il finale é da favola moderna, ma devo dire che ci voleva. Quindi quattro stelle, trilogia consigliatissima a tutti coloro che credono di non potercela fare, questo libro vi aprirà occhi e anima.

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